Esce oggi il volume La meglio Italia. Le mobilità italiane nel XXI secolo (Maddalena Tirabassi e Alvise del Pra’, Torino, Accademia University Press), 2014.

Il libro scrive l’ultimo capitolo della storia migratoria italiana che è ripresa con cifre a cinque zeri: 106.000 nel 2012, con un incremento del 115% rispetto al 2002 e un aumento tra il 2011 e il 2012 del 28,8% (Istat, 2013). Le 100.000 unità erano state toccate per la prima volta all’inizio della grande emigrazione nel 1880! Si tratta di una emigrazione difficile da quantificare poiché il migrante di oggi attraversa le frontiere europee senza visti e permessi di soggiorno e spesso tralascia la cancellazione anagrafica dall’ultimo comune di residenza in Italia. Di conseguenza, la dimensione reale del fenomeno supera abbondantemente i dati ufficiali e, secondo alcune stime, può più che raddoppiare. Per fare alcuni esempi, nel solo Regno Unito nel periodo marzo 2012-marzo 2013 vi sono state 32.800 richieste del codice fiscale/tessera sanitaria da parte di italiani. In Spagna, nel 2012, sono stati 12.013 gli ingressi registrati dall’ufficio statistico spagnolo (ine), mentre il Department of Immigration dell’Australia per il 2013 segnala la presenza di 18.610 cittadini italiani con visti di breve durata.

A lasciare l’Italia non sono solo lavoratori specializzati, o cervelli in fuga, ma anche studenti, professionisti, tecnici, imprenditori, ricercatori, pensionati, cooperanti e altre figure, qualificate e non, che partono da ogni regione. Rispetto alle migrazioni del passato cambiano però le motivazioni, non sempre la ricerca di lavoro risulta essere il fattore dominante, si emigra anche per cercare una migliore qualità della vita, per amore, o per studiare.

“Questo libro, – sostiene Maddalena Tirabassi direttrice del Centro Altreitalie, Globus et Locus – sintesi di una ricerca durata oltre 2 anni effettuata grazie a un finanziamento della Compagnia di San Paolo, costituisce il primo tentativo di scrivere una storia delle migrazioni contemporanee italiane incrociando dati statistici italiani e dei principali paesi di immigrazione, un questionario on line e interviste in profondità. Questo ci ha consentito di approfondite le cause che spingono i cittadini italiani a lasciare il paese, a partire dalla la situazione dei giovani, prime vittime della disoccupazione”.

Le testimonianze dirette di 1.500 italiani all’estero e oltre 50 interviste in profondità tracciano un ritratto dei migranti della globalizzazione. Per quello che riguarda il lavoro, si ha un generale miglioramento delle condizioni contrattuali, ma le retribuzioni variano molto a seconda della formazione, del paese di insediamento, e dipendono anche dalle scelte individuali. Emergono inoltre le difficoltà e i sacrifici affrontati nei nuovi contesti: orari di lavoro lunghissimi, sia nelle università che nelle pizzerie, stipendi a volte insufficienti, sacche di precariato e condizioni climatiche e ambientali estremamente dure. Una nota positiva è data dai livelli di integrazione che risultano buoni dal punto di vista sociale e culturale, a testimonianza dell’emergere di una generazione di italiani non più provinciale, se non cosmopolita. Rispetto al passato saltano agli occhi alcuni tratti che diversificano le vecchie e le nuove migrazioni: si tratta di migrazioni prevalentemente istruite, con altissime competenze linguistiche, individuali, in cui la componente femminile quasi eguaglia quella maschile. Non compare mai tra le motivazioni che portano alla decisione di lasciare il paese quella di mandare i soldi a casa, la parola rimessa, non figura in questa migrazione.

I migranti della globalizzazione si muovono per scelta, o perlomeno ne sono quasi tutti convinti. Permane però il rischio per il paese che disoccupazione giovanile, e difficoltà d’inserimento professionale, diventino la prima forte motivazione emigratoria trasformando un fenomeno caratterizzato dalla reversibilità della scelta e dal carattere transitorio, per ora ascrivibile alle dinamiche di globalizzazione e di internazionalizzazione dei percorsi formativi e professionali, in una vera e propria fuga della «meglio Italia».

Alla luce di quanto detto, emerge come i migranti contemporanei presentino nuove forme di cittadinanza che pongono sull’agenda la necessità di riesaminare le categorie di analisi e gestione delle migrazioni, dalle rilevazioni statistiche che non riescono a contarli, a quelle giuridiche che impediscono, o rendono difficile, l’esercizio del diritto di voto.

Il libro si può ordinare qui o presso la libreria fernandez

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comunicato stampa la meglio italia MT

 


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