La ricerca sui fenomeni della mobilità nell’area dell’Alto Adriatico e balcanica ha assunto un ruolo sempre più rilevante negli ultimi trent’anni, in considerazione del ricco intreccio di fattori storico-sociali, politici e culturali che hanno portato a considerare la regione un interessante laboratorio per lo studio dei movimenti migratori. Nell’analisi della storiografia delle migrazioni in quest’area non si può prescindere dal considerare la rivista “Dve domovini/ Two Homelands”. Edita dall’Istituto per la ricerca dell’emigrazione slovena del Centro di ricerca dell’Accademia slovena delle scienze e delle arti (ZRC SASU) dal 1990, la rivista raccoglie contributi di ricerca su diversi aspetti dell’emigrazione e dell’immigrazione, delle pratiche di integrazione e delle influenze culturali sia relative all’area adriatica che sul piano globale. Lo SCImago Journal Rank la classifica nel settore multidisciplinare delle scienze sociali che include gli studi culturali, demografici, sociologici e politici.
La rivista nasce per rispondere all’esigenza di studi e documentazioni sulle esperienze degli emigranti sloveni in tutto il mondo e sull’identità nella diaspora; in particolare, i ricercatori dell’Istituto per la ricerca dell’emigrazione slovena motivano la pubblicazione di questa iniziativa, come espresso nell’introduzione al primo numero, con l’assenza di un periodico dedicato esclusivamente a questi temi e con la necessità di un contenitore scientifico speciale che contribuisse alla comprensione delle dinamiche migratorie e affrontasse le questioni relative alla mobilità, alla migrazione di ritorno, alle politiche di integrazione dalla società di partenza a quella di arrivo. Per questo motivo, la rivista ha l’intento di raccogliere, per la prima volta in un unico luogo, un corpus di ricerche riservato a questi argomenti e si pone lo scopo di approfondire le problematicità relative alle “due patrie”: il contesto emigratorio e quello di immigrazione, lo stile di vita e i contatti tra i due paesi.
Per i primi dieci anni è stato presentato un solo numero all’anno, dal 2000 la pubblicazione è semestrale. Gli articoli scientifici e i contributi sono suddivisi in sezioni e sono accompagnati da discussioni, reports, relazioni di conferenze e simposi e riflessioni nel campo delle migrazioni e sui cambiamenti demografici, sull’identità nel contesto nazionale, internazionale o transnazionale, fornendo ampio spazio al dibattito accademico e alla discussione critica. Per raggiungere un vasto pubblico al di fuori dei confini sloveni, sono previsti contributi sia in lingua slovena che in inglese. La rivista contiene anche una lunga sezione di recensioni di libri che propone uno sguardo interpretativo sulle più recenti produzioni in ambito storico-sociale.
Uno dei punti di forza di “Dve Domovini” è il suo impegno per la promozione di una prospettiva interdisciplinare, offrendo spazio a contributi che abbracciano un ampio ventaglio di discipline, dall’ambito storico, a quello sociale, economico, culturale e letterario. Si pensi ad esempio al numero speciale 32/2010 dedicato al tema dei bambini e al loro coinvolgimento nel processo emigratorio, in cui l’approccio multidisciplinare arricchisce la comprensione delle dinamiche storiche ricorrendo a diversi ambiti delle scienze umane e sociali.
La rivista esplora le diverse esperienze emigratorie ricomponendo la rottura tra la società di origine e quella di arrivo, affrontando la questione della mobilità a breve ed ampio raggio che hanno interessato l’area balcanica e alto-adriatica: le organizzazioni e associazioni culturali di sloveni all’estero, la questione dell’identità slovena nelle prime e nelle seconde generazioni di emigranti nelle diverse aree del mondo, le produzioni artistiche e culturali messe in atto dagli attori emigrati, esplorando diverse declinazioni disciplinari e di prospettiva. Nel numero 17/2003 il tema delle migrazioni internazionali assume una dimensione di genere e si focalizza sull’intersezionalità della posizione sociale, l’identità di genere e sulla generazione di appartenenza.
Negli anni la rivista si è dimostrata sensibile a questioni di più ampio respiro e di natura transnazionale, monitorando in modo sistematico e continuo tutte le forme di mobilità della popolazione, a livello locale e globale, sia in chiave storica che contemporanea, ponendo l’accento sul carattere multidisciplinare di tale fenomeno.
Gli articoli pubblicati spaziano dalle analisi demografiche, al tema della multiculturalità, della globalizzazione (19/2004), alle sfide sociali ed economiche, discutendo le questioni della delocalizzazione culturale e delle identità nel contesto della liberalizzazione dei flussi all’interno dell’Unione europea e dei governi emigratori europei. Si veda ad esempio il numero dedicato al tema delle migrazioni e cittadinanza (35/2012). Merita ricordare tra i numeri speciali il 27/2008, che nasce dall’esigenza di discutere sulle dinamiche dei processi in corso nell’area balcanica, e di riflettere sulla continuità storica di tali fenomeni a partire dalla Federazione socialista Jugoslava, dalla sua dissoluzione e l’emersione di nuovi confini, stati e identità nazionali.
La rivista ha contribuito notevolmente alla conoscenza della realtà migratoria contemporanea, ponendo più volte l’attenzione al tema delle sfide dei rifugiati e delle dinamiche della diaspora; ne sono una prova i numeri dedicati al dibattito intorno ai più recenti flussi migratori che hanno interessato l’area balcanica (45/2017) o alla questione della criminalizzazione dell’emigrazione e delle fortezze europee digitali (49/2018), nel tentativo di incoraggiare e aprire la strada all’esplorazione di vari aspetti della vulnerabilità sperimentata e vissuta dai rifugiati.
Nel suo impegno per una prospettiva globale, la rivista continua a promuovere la comprensione delle dinamiche migratorie fornendo una visione completa delle questioni migratorie contemporanee; si vedano ad esempio i recenti editoriali sulle origini della pandemia Covid-19, dedicati all’analisi critica della relazione tra il coronavirus e le migrazioni, che forniscono una panoramica degli effetti sociali, politici, economici e culturali di tale crisi (54/2021) e pongono l’attenzione sull’impatto della pandemia sul lavoro e sulla salute degli immigrati (56/2022).