Per una storia politica dell’emigrazione
Emigrazione italiana e antifascismo in esilio
Agli specialisti è ben noto, sin da quando il tema incominciò ad essere oggetto di indagine storiografica al principio degli anni Cinquanta, che il tratto distintivo dell’emigrazione antifascista italiana, subito evidenziato da un’analisi comparativa delle migrazioni politiche novecentesche, è la rilevanza del nesso tra esilio politico e diaspora economica, determinato da due distinti fattori1.
In primo luogo va ricordata la composizione dei flussi in uscita dall’Italia nei primi anni Venti, caratterizzati dalla nutrita presenza di lavoratori la cui decisione di spostarsi all’estero nasceva non solo da ristrettezze economiche patite in Italia, ma anche, e in molti casi soprattutto, dal bisogno di “cambiare aria”, di abbandonare luoghi di residenza nei quali la vita si era fatta rischiosa ed insostenibile a causa degli attacchi dello squadrismo fascista e la possibilità stessa di conservare o trovare un’occupazione era compromessa dalle intimidazioni, dall’emarginazione sociale e dai veri e propri “bandi” con cui i fascisti, divenuti padroni del territorio, colpivano i militanti più in vista, sul piano locale, della sinistra politica e sindacale.



Il 18 aprile 2008, si svolgerà a Gualdo Tadino, la premiazione ufficiale del Concorso Video “Memorie Migranti”. Giunto alla quarta edizione, ha ricevuto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica, del Ministero Affari Esteri ed il patrocinio delle Teche Rai ed ha come testimonial d’eccezione, il giornalista Piero Angela ed il regista Giuliano Montaldo.