{"id":1405,"date":"2007-11-07T12:43:43","date_gmt":"2007-11-07T11:43:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asei.eu\/it\/?page_id=1405"},"modified":"2024-07-05T10:04:33","modified_gmt":"2024-07-05T08:04:33","slug":"chi-siamo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/chi-siamo\/","title":{"rendered":"Chi siamo"},"content":{"rendered":"<p>A nessuno dovrebbe sfuggire quanto si senta il bisogno di una rivista italiana che tratti il tema delle migrazioni dal punto di vista storico. Nonostante il lodevole impegno degli altri periodici impegnati nel campo, una prospettiva diacronica e trasversale \u00e8 infatti venuta a mancare, proprio quando si sono invece moltiplicati i segni d\u2019interessamento diffuso (e confuso) per il nostro argomento grazie ai grandi processi di trasformazione in atto nel mondo e nel nostro paese, cos\u00ec spesso legati alla sempre pi\u00f9 intensa mobilit\u00e0 delle persone o addirittura di segmenti interi di popolazione.<\/p>\n<p>La ricerca storica sui movimenti migratori di massa, nonch\u00e9 su quelli che li hanno preceduti durante l\u2019antico regime, \u00e8 stata confinata sino alla fine del Novecento in una nicchia ed \u00e8 stata subordinata a logiche interdisciplinari non sempre produttive, per le profonde differenze euristiche e linguistiche fra i singoli settori dei migration studies. Oggi la storia delle migrazioni reclama uno status proprio e soprattutto chiede un rapporto solido con la storiografia politica ed economica, sociale e culturale nel suo insieme. Nei contesti mutati, dei quali si \u00e8 detto, c\u2019\u00e8 infatti il rischio che la peculiarit\u00e0 della materia torni a confondersi o a isolarsi in un esclusivismo acefalo e un po\u2019 cieco, dove le dimensioni temporali e le domande sul quando e sul come (per non parlare del dove e del perch\u00e9) finirebbero ancora una volta per sbiadire e per disperdersi in modo del tutto inconcludente, private di un riscontro e di un confronto con chi tratteggia l\u2019evoluzione storica per vie generali.<\/p>\n<p>Viviamo una stagione in cui giornalisti e divulgatori, scrittori e romanzieri si cimentano, confortati da crescente fortuna quanto meno editoriale, non tanto con questo o quell\u2019aspetto delle dinamiche emigratorie e immigratorie del passato, quanto appunto con le \u201cstorie\u201d di vita degli uomini e delle donne che ne hanno incorporato o ancora ne incorporano la ratio. Lo fanno stimolati dalle emergenze del nostro comune presente e vi riescono in virt\u00f9 di prelievi e di letture che attingono (e attengono) alla ricostruzione storica piuttosto che alla memorialistica e alla memoria. In quest\u2019opera si distinguono narratrici di grande maturit\u00e0 stilistica come Melania G. Mazzucco, vincitrice l\u2019anno scorso del Premio Strega con Vita (Rizzoli 2003), un romanzo ispirato alle vicissitudini di due ragazzi emigrati a New York sull\u2019aprirsi del secolo passato. Vi partecipano brillanti giornalisti come Gian Antonio Stella, autore di un libro compilativo &#8211; L\u2019Orda. Quando gli albanesi eravamo noi (Rizzoli 2002) &#8211; divenuto subito un best seller e infine vi lavora con costanza uno stuolo di scrittori meno fortunati, di cui potremmo assumere a simbolo Lucilla Gallavresi e il suo L\u2019Argentino (Mursia 2003), una saga emigratoria-familiare che ricorda le imprese paraletterarie di Nella Pasini negli anni Trenta.<\/p>\n<p>Tutti questi autori dichiarano senza pi\u00f9 remore e imbarazzi i propri debiti con la storiografia corrente, la quale, a sua volta, appare in crescita persino tumultuosa visto che ormai annovera ogni anno saggi, articoli e monografie sui pi\u00f9 diversi risvolti del fenomeno. Interventi di carattere generale e riepilogativo, numeri speciali di periodici e di riviste, progetti per dar vita a musei dell\u2019emigrazione (o nobilitarli laddove gi\u00e0 esistano), convegni e seminari sempre pi\u00f9 frequenti e mirati d\u2019ambito universitario o promossi da fondazioni ed istituti di ricerca \u2013 non soltanto quelli attivi da molto tempo come la Fondazione Giovanni Agnelli di Torino e il Centro Studi Emigrazione di Roma &#8211; rafforzano l\u2019impressione che ci si trovi dinanzi a una svolta non effimera. Inoltre, quel che pi\u00f9 conta, i nuovi sviluppi appaiono capaci di svincolare finalmente molti studiosi da un\u2019ibridazione tradizionale e spesso ambigua (latinoamericanisti o nordamericanisti ergo specialisti d\u2019immigrazione, ecc.) per consegnarli a una pi\u00f9 matura e proficua collaborazione con i colleghi d\u2019oltralpe o d\u2019oltreoceano.<br \/>\nUn annuario come questo che inauguriamo non pu\u00f2 certo offrirsi come unico centro ordinatore di un tale universo d\u2019iniziative e di sforzi, tanto pi\u00f9 che essi sono convergenti s\u00ec, ma spesso di matrice assai diversa. Tuttavia l\u2019 \u201cArchivio storico dell\u2019emigrazione italiana\u201d non si candida ad essere un semplice e generico spazio di riflessione e di dibattito. Intende invece, sfruttando la congiuntura, proporsi quale luogo di raccolta e di paziente accumulazione di dati per servire a una storia a tutto tondo dei movimenti migratori italiani e di ci\u00f2 che essi concorsero a creare anche lontano dall\u2019Italia, sempre influenzando la storia interna del nostro paese. E\u2019 una rivista, dunque, che si vuole di storia e innanzitutto di storia italiana, ma non solo. In molti, infatti, sentiamo il bisogno di raccordare vari aspetti della nostra vicenda nazionale sia nella lunga et\u00e0 moderna e sia nella successiva pi\u00f9 breve e pi\u00f9 convulsa et\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p>Occorre dunque capire le interazioni e le stratificazioni rispettivamente con i paesi e nei paesi eretti a meta da diverse generazioni di emigranti. Paesani in origine, talvolta ancora cittadini italiani, altre volte muniti di nuove cittadinanze, questi ultimi si sono sempre e comunque interessati a quanto avveniva nell\u2019antica madrepatria e si sono mostrati in grado d\u2019intervenire in diversa forma e misura nei suoi problemi interni. La ricerca si deve dunque misurare non solo con i problemi della modernizzazione e della globalizzazione (prima e seconda e forse persino terza maniera), ovvero della \u201cdispersione\u201d e dei \u201crimpatri\u201d, ma anche con le sfide poste dalla storia politica, cui intendiamo e vogliamo dedicare una cura speciale come si comincer\u00e0 a vedere sin da questo primo numero.<\/p>\n<p>L\u2019attenzione rivolta alle cosiddette \u201ccomunit\u00e0 italiane all\u2019estero\u201d ci sospinge, per\u00f2, verso un terreno assai ben presidiato: gli studiosi stranieri, soprattutto nei paesi di lingua inglese, hanno sviluppato un vocabolario (e in qualche caso un metodo) che alle orecchie dei modernisti e dei contemporaneisti italiani ed europei suona a volte ostico e a volte azzardato. Noi non desideriamo affettare alcun disdegno in materia di diaspore e di multiculturalismo, di etnicit\u00e0 e di scambi, di genere e di generazioni, d\u2019identit\u00e0 e di transnazionalismo, n\u00e9 rigettare a priori terminologie e metodologie non sempre e non solo \u201calla moda\u201d. Non vogliamo, per\u00f2, neanche rimanerne troppo condizionati o, peggio, intimiditi. Pensiamo infatti che sia giunto il momento di ricondurre a unit\u00e0 e a concretezza, cio\u00e8 al confronto serrato con la realt\u00e0 dell\u2019esistenza di milioni di migranti, le griglie teoriche e di lettura del passato. Rivendichiamo dunque una funzione attiva e propositiva agli storici e a quanti credano nella possibilit\u00e0 di ricostruire in modo attendibile, di tale passato, o le sue tappe pi\u00f9 importanti. A questo scopo proponiamo pertanto un\u2019articolazione del nostro annuario in sezioni che prevedano sia l\u2019individuazione di un problema da \u201caggredire\u201d sui diversi lati, sia ,e soprattutto, il recupero di importanti materiali critici nonch\u00e9 ,a ridosso di ci\u00f2, la discussione di differenti prospettive. Non solo dunque recensioni (di libri, di audiovisivi, di fiction televisiva e cinematografica, di teatro e di canzoni, di cd-rom e siti web, di archivi e di musei), ma anche interviste ad autori e meditate segnalazioni o edizioni di documenti. Ogni volume sar\u00e0 cos\u00ec composto da un corpo monografico, correlato a e ampliato da una serie di rubriche che dovrebbero permettere di illuminare meglio particolari aspetti della vicenda migratoria e del relativo dibattito storiografico.<\/p>\n<p>Forse non \u00e8 molto e certamente non baster\u00e0, sulle prime, a soddisfare tutte le aspettative d\u2019innovazione nostre ed altrui. Quello in cui ci muoviamo \u00e8 infatti un campo al tempo stesso gi\u00e0 dissodato e tuttavia percorso da un numero crescente di ricercatori agguerriti e d\u2019interpreti a tratti perfino sofisticati: \u00e8 quindi bisognoso di essere di volta in volta ripensato con scrupolo e con estrema circospezione. Confidiamo comunque che la nostra rivista possa fornire, \u201ccol tempo\u201d, almeno alcuni strumenti di vero e non fittizio o epidermico ampliamento delle conoscenze su risvolti e contorni, oggi pi\u00f9 che mai al centro dei dibattiti fra specialisti delle migrazioni, delle politiche pubbliche e infine delle esistenze private, se cos\u00ec si possono definire fuor di retorica le vicende di milioni di uomini e donne in movimento da un punto all\u2019altro del pianeta.<\/p>\n<p><strong>Comitato scientifico:<\/strong><br \/>\nPaola Corti (Universit\u00e0 di Torino)<br \/>\nFernando Devoto (Universidad de Buenos Aires)<br \/>\nMaddalena Marinari (Gustavus Adolphus College)<br \/>\nMichele Nani (<span style=\"color: initial;\">CNR-ISMed, Ferrara)<br \/>\n<\/span>Bruno Ramirez (Universit\u00e9 de Montr\u00e9al) CHECK<br \/>\nMaddalena Tirabassi (Fondazione Agnelli)<br \/>\n\u00c9ric Vial <span style=\"color: initial;\">(CY Cergy-Paris Universit\u00e9)<\/span><\/p>\n<p><strong>Direzione:<\/strong><br \/>\nEmilio Franzina (Universit\u00e0 di Verona)<br \/>\nMatteo Sanfilippo (Universit\u00e0 della Tuscia)<\/p>\n<p>Redazione:<br \/>\nFederica Bertagna (Universit\u00e0 di Verona)<br \/>\nAlice Ciulla (Universit\u00e0 RomaTre)<br \/>\nMichele Colucci (CNR, Napoli)<br \/>\nValeria Deplano (Universit\u00e0 di Cagliari)<br \/>\nAlice Gussoni (University of Oxford)<br \/>\nStefano Luconi (Universit\u00e0 di Padova)<br \/>\nGiovanni Pizzorusso (Universit\u00e0 di Chieti)<br \/>\nMatteo Pretelli (Universit\u00e0 di Napoli, L\u2019Orientale)<br \/>\nLaura Schettini (Universit\u00e0 di Padova)<\/p>\n<p>Direttore responsabile:<br \/>\nSimona Tenentini<\/p>\n<p>Editore SETTE CITT\u00c0<br \/>\nVia Mazzini, 87<br \/>\n01100 &#8211; Viterbo<br \/>\nTel. 0761.303020<br \/>\n<a href=\"mailto:info@settecitta.eu\">info@settecitta.eu<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.settecitta.eu\">http:\/\/www.settecitta.eu<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A nessuno dovrebbe sfuggire quanto si senta il bisogno di una rivista italiana che tratti il tema delle migrazioni dal punto di vista storico. 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