{"id":1004,"date":"2006-11-30T15:29:43","date_gmt":"2006-11-30T14:29:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=1004"},"modified":"2017-05-17T08:58:37","modified_gmt":"2017-05-17T06:58:37","slug":"emigrazione-italiana-il-dibattito-storiografico-nel-2003-2004","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2006\/11\/emigrazione-italiana-il-dibattito-storiografico-nel-2003-2004\/","title":{"rendered":"Emigrazione italiana: il dibattito storiografico nel 2003-2004"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\">L\u2019ultimo biennio di lavori sulle migrazioni ha confermato quanto gi\u00e0 registrato all\u2019inizio del millennio e cio\u00e8 che gli studiosi italiani stanno cercando di raccordare il loro oggetto di studio alla storia generale della Penisola<sup>1<\/sup>. Da un lato, dunque, mostrano maggiore attenzione verso origine, cause e sviluppi dei flussi, nonch\u00e9 verso la circolarit\u00e0 del movimento e il fenomeno dei ritorni<sup>2<\/sup>. Dall\u2019altro, provvedono a comparare le dinamiche politiche delle comunit\u00e0 all\u2019estero con quelle degli italiani rimasti in patria. Essi dunque producono indubbiamente di pi\u00f9, come dimostra questa breve rassegna di studi usciti tra la seconda met\u00e0 del 2002 e i primi del 2004, e forse producono anche meglio. Per confermare quest\u2019ultima valutazione aspettiamo di vedere cosa accadr\u00e0 nei prossimi anni; nel mentre ci impegniamo a offrire ogni dodici mesi una rassegna informativa in modo di sostenere lo sforzo dei nostri recensori.<\/div>\n<div align=\"justify\">L\u2019accrescersi senza sosta di una letteratura, un tempo di nicchia e quindi relativamente scarsa, comporta oggi anche una certa difficolt\u00e0 nel catalogarla<sup>3<\/sup>. Negli scorsi decenni, infatti, gli storici seguivano alcuni filoni ben cartografati. Ora le proposte sono multiple e spesso rincorrono il crescente numero di incroci tra ricerca storica propriamente detta e produzione delle scienze sociali interessate ai fenomeni migratori. Questi ultimi sono esplosi su scala planetaria ed hanno attirato l\u2019attenzione di specialisti di aree anche molto lontane le une dalle altre, spingendoli a chiedersi in che modo sia possibile costruire modelli capaci di comparare, o distinguere tra loro, le esperienze passate e quelle presenti<sup>4<\/sup>. Inoltre alcuni critici hanno notato come il farsi largo degli studi migratori ponga nuovi problemi di delimitazione dei confini sia tra storia e scienze sociali, sia tra le branche tradizionali della storiografia europea. Serenella Pegna ha sottolineato, per esempio, quanto la storia delle migrazioni stia divenendo una sorta di erede della vecchia storia sociale, pur avendo caratteristiche spesso diverse<sup>5<\/sup>. Infine il sociologo Giuseppe Sciortino ha obiettato che gli storici stanno producendo un immenso lavoro, ma non riescono a correlare la storia del passato (l\u2019emigrazione) e la realt\u00e0 del presente (le comunit\u00e0 o comunque gli italiani inseriti nelle varie societ\u00e0). Ha aggiunto, direi a ragione, che questa difficolt\u00e0 potrebbe essere frutto della loro improvvisa chiusura alle scienze sociali o comunque di una errata percezione di ci\u00f2 che esse hanno fatto<sup>6<\/sup>.<\/div>\n<div align=\"justify\">In effetti la letteratura storica sull\u2019emigrazione italiana soffre di problemi \u201cpsicologici\u201d non piccoli. In primo luogo l\u2019eccessivo risentimento di alcuni autori per essere stati a lungo tenuti ai margini dell\u2019accademia e del dibattito politico. Essi quindi sottolineano troppo l\u2019infine conquistata autorit\u00e0 e invadono gli orti altrui, mettendosi in concorrenza con i giornalisti, gli esperti di scienze sociali, i politici e gli amministratori. In compenso altri studiosi sfruttano la nuova congiuntura per ripensare la propria relazione con gli studiosi della storia nazionale. Con questi ultimi, va infatti detto, non c\u2019era mai stata reciprocit\u00e0 di scambi o armonia di intenti, pur se alcuni storici tradizionali, <em>in primis<\/em> Renzo De Felice ed Ernesto Ragionieri, hanno pi\u00f9 volte proposto di raccordare la vicenda degli italiani dentro con quella degli italiani fuori d\u2019Italia.<\/div>\n<div align=\"justify\">Alcuni punti fermi dei nuovi studi sull\u2019emigrazione sono comunque entrati a far parte del senso comune storiografico, come dimostrano recenti imprese collettive, prima fra tutte la <em>Storia dell\u2019emigrazione italiana<\/em> curata da Piero Bevilacqua, Andreina De Clementi ed Emilio Franzina<sup>7<\/sup>. Tale silloge ha goduto di una buona accoglienza commerciale, ma ha anche ricevuto critiche sferzanti<sup>8<\/sup>. In effetti il progetto originario \u00e8 stato penalizzato dai tempi editoriali e dalle difficolt\u00e0 legate alla committenza pubblica: i singoli volumi sono stati ideati, redatti e collazionati in pochi mesi; inoltre una parte dei tomi inizialmente previsti, in particolare il volume sulla circolarit\u00e0 delle esperienze migratorie e il dizionario conclusivo, non ha potuto vedere la luce. Comunque quanto uscito ha riorganizzato gli studi sui motivi delle partenze e dei rientri e avviato un primo approccio comparato alla storia delle comunit\u00e0 \u201cderivate\u201d all\u2019estero.<\/div>\n<div align=\"justify\">Va aggiunto che la squadra di ricercatori coinvolti ha continuato a lavorare sulle stesse linee guida, come dimostra pure la nascita di questo nostro \u201cArchivio storico dell\u2019emigrazione italiana\u201d: \u00e8 stata cos\u00ec perfezionata la questione dei rapporti tra storia d\u2019Italia e storia dell\u2019emigrazione italiana e quest\u2019ultima \u00e8 stata inquadrata nella complessa vicenda della mobilit\u00e0 moderna e contemporanea<sup>9<\/sup>. Il bilancio di tali imprese comuni, che hanno visto interagire molti storici, evidenzia le potenzialit\u00e0 del lavoro collettivo. Queste sono state inoltre sfruttate al meglio dalle autrici che hanno cercato di collegare le dimensioni politiche transnazionali della diaspora italiana e le specificit\u00e0 di genere<sup>10<\/sup>. Questi temi sono tra l\u2019altro oggetto di sempre nuove ricerche, come indica Donna Gabaccia in questo primo numero della nostra rivista.<\/div>\n<div align=\"justify\">Dalla riuscita di tante <em>joint ventures<\/em> non si pu\u00f2 comunque decretare che ogni inchiesta a pi\u00f9 mani \u00e8 destinata al successo: simili imprese funzionano soltanto quando nascono da un progetto coeso ed omogeneo. Proprio tale difficolt\u00e0 \u00e8 stata esemplificata da un numero monografico di \u201cQuaderni Storici\u201d e da un volume sulla mobilit\u00e0 interna nell\u2019Italia moderna e contemporanea<sup>11<\/sup>. In entrambi i casi il raccordo tra modernisti e contemporaneisti non ha funzionato in modo soddisfacente, evidenziando come ancora non si riesca a elaborare un approccio complessivo allo studio delle migrazioni di antico regime e novecentesche. Al di l\u00e0 di un problema di fonti (pi\u00f9 scarse per l\u2019epoca preindustriale) e quindi di analisi delle stesse (i modernisti devono gioco forza puntare sull\u2019interpretazione qualitativa), sembra che si parli di due fenomeni diversi e non di tempi e modalit\u00e0 diverse nell\u2019ambito dello stesso fenomeno. Peccato, perch\u00e9 il duplice tentativo ha opportunamente indicato due questioni irrisolte degli studi migratori in Italia (la necessit\u00e0 di una prospettiva lunga e quella di considerare con la dovuta attenzione la mobilit\u00e0 interna alla penisola) e soprattutto ha portato alla pubblicazione di alcuni saggi di notevole spessore, ma purtroppo non bene coordinati tra loro. Bisogna anche dire che i curatori hanno pagato lo scotto di una aporia pi\u00f9 vasta, quella che di solito trova i modernisti in forte difficolt\u00e0 nel dialogo con medievisti e contemporaneisti e che comunque li vede impegnati in una ricerca di identit\u00e0 non ancora conclusa<sup>12<\/sup>. Inoltre i collaboratori che hanno dato vita ai due tentativi ora menzionati si sono misurati con una questione, quella gi\u00e0 ricordata delle migrazioni interne alla Penisola, sulla quale la letteratura non \u00e8 delle pi\u00f9 complete, neanche per epoche a noi pi\u00f9 vicine nel tempo<sup>13<\/sup>. Tra l\u2019altro manca per il momento anche un bilancio storiografico di quanto si \u00e8 gi\u00e0 fatto relativamente almeno a singoli periodi.<\/div>\n<div align=\"justify\">L\u2019insieme dei vari contributi sin qui elencati ha indicato come si potrebbe forse cercare una via di uscita approfondendo i casi regionali e le loro radici di antico regime. Molte sintesi hanno suggerito di studiare le cause e gli effetti delle partenze da una data regione, nonch\u00e9 di verificare se la diaspora regionale abbia in qualche modo concorso a creare una rete internazionale. Altrove, in questa rivista, viene dato conto di alcuni studi recenti sui veneti e sugli emiliani, ma non andrebbero dimenticate nemmeno le indagini riguardanti altre regioni<sup>14<\/sup>. Tra l\u2019altro la prospettiva regionale si \u00e8 rivelata in alcuni casi importantissima per riscoprire la specificit\u00e0 dell\u2019emigrazione femminile e per sfatare tanti miti, come, ad esempio, quello della partecipazione passiva delle donne ai grandi esodi<sup>15<\/sup>. Nell\u2019ambito degli approcci regionali, infatti, non si \u00e8 riflettuto soltanto sulle prospettive di lungo periodo dei modelli locali di partenza e ritorno, ma si \u00e8 prestata anche molta attenzione all\u2019incrociarsi in determinati momenti tra caratteristiche geografiche e congiunture politiche<sup>16<\/sup>.<\/div>\n<div align=\"justify\">In tal senso si sono mossi anche i numerosi lavori sui rapporti tra politica estera italiana, azione e desideri delle comunit\u00e0 emigrate, politica interna ed estera delle nazioni ospitanti durante il ventennio fascista<sup>17<\/sup>. Varie opere, sulle quali non \u00e8 il caso che m\u2019intrattenga adesso, hanno gi\u00e0 suscitato interessanti dibattiti al riguardo. Vorrei solo notare quanto la prospettiva regionale sia utile per far meglio comprendere alcuni fenomeni di quello stesso periodo, per esempio quelli collegati all\u2019espansione italiana d\u2019oltremare<sup>18<\/sup>. In effetti sui legami tra emigrazione e colonizzazione c\u2019\u00e8 ancora moltissimo da dire, magari risalendo anche agli avvenimenti e alle discussioni di fine Ottocento<sup>19<\/sup>. Tornando comunque al periodo tra le due guerre, bisogna ancora ricordare le piste dell\u2019emigrazione ebraica italiana verso la Palestina<sup>20<\/sup>. Quest\u2019ultimo tema richiama l\u2019attenzione sulla necessit\u00e0 di studiare le scelte di espatrio di quegli emigranti italiani che paiono pi\u00f9 legati, nel compierle, a confessioni religiose per cos\u00ec dire \u201cminoritarie\u201d<sup>21<\/sup>.<\/div>\n<div align=\"justify\">Sinora siamo riusciti a seguire alcuni percorsi in qualche modo rettilinei, ma ampliando di poco il nostro raggio d\u2019analisi della produzione comparsa tra la fine del 2002 e gli inizi del 2004 ci imbattiamo in una serie di aperture destinate a portarci assai lontano. In parte esse sono legate a iniziative prese da determinate istituzioni (per esempio il Museo dell\u2019emigrazione di Gualdo Tadino ha prodotto una serie di quaderni dedicati all\u2019esplorazione di vari aspetti del fenomeno<sup>22<\/sup>); in parte nascono dallo studio tradizionale delle aree verso le quali si emigra<sup>23<\/sup>. In parte, infine, si concentrano sulla presenza siciliana negli Stati Uniti<sup>24<\/sup>: ma in questo caso l\u2019attenzione \u00e8 dovuta da un lato, di nuovo, alle ricadute di certe iniziative museali e da un altro alla congiunzione di strategie editoriali e cinematografiche, nonch\u00e9 alla fascinazione televisiva per i fenomeni mafiosi al di qua e al di l\u00e0 dell\u2019oceano<sup>25<\/sup>.<\/div>\n<div align=\"justify\">A fianco a queste direttrici maggiori sono apparsi non pochi contributi sparsi che indicano talvolta piste suggestive da seguire: l\u2019emigrazione politica<sup>26<\/sup>, l\u2019assistenza religiosa agli emigrati<sup>27<\/sup>, le autobiografie e le scritture romanzesche di emigranti in America Latina<sup>28<\/sup>, la presenza italiana negli Stati Uniti e nel Canada<sup>29<\/sup>, infine la reazione contro gli immigrati in molti dei paesi che hanno costituito una meta per gli italiani<sup>30<\/sup>. Ognuno di questi temi e di questi lavori meriterebbe, come si capisce, un distinto e approfondito commento, ma lo spazio e la quantit\u00e0 delle opere stampate impedisce qui di accordare loro il giusto tributo. Lo stesso vale comunque anche per altri argomenti, quale quello dell\u2019esodo istriano e giuliano-dalmata collegato da una recente sintesi a uno dei pi\u00f9 spinosi problemi del nostro secondo dopoguerra<sup>31<\/sup>.<\/div>\n<div align=\"justify\">Da queste sparse note spero si realizzino i meriti e le potenzialit\u00e0 della produzione pi\u00f9 recente sulle migrazioni italiane. Resta tuttavia ancora resta da fare: come s\u2019\u00e8 gi\u00e0 accennato, bisogna rimeditare la saldatura tra i flussi di epoca moderna e quelli di epoca contemporanea, riprendere in esame la dinamica delle migrazioni interne e infine, come suggerisce Sciortino, elaborare un pi\u00f9 deciso approccio agli avvenimenti del secondo dopoguerra e alle condizioni odierne delle comunit\u00e0 italiane fuori d\u2019Italia<sup>32<\/sup>. Si devono quindi risolvere le questioni \u201cdi confine\u201d con la storiografia relativa alla Penisola e reimpostare o ripensare le relazioni con gli storici italiani che non si occupano di emigrazione, per poter poi affrontare un po\u2019 meglio i rapporti con gli studiosi e gli specialisti di altre discipline.<\/div>\n<p><em><u>Note<\/u><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>1<\/sup> Per la letteratura tradizionale sull\u2019emigrazione italiana e per la svolta nel nuovo millennio, cfr. Matteo Sanfilippo, <em>Problemi di storiografia dell\u2019emigrazione italiana<\/em>, Viterbo, Sette Citt\u00e0, 2002, e Id., <em>Emigrazione italiana: il dibattito storiografico nel nuovo millennio<\/em>, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 150 (2003), pp. 376-396. Per un confronto tra letteratura italiana e statunitense, vedi Anna Maria Martellone, <em>La storia d\u2019Italia e le storie di emigranti, la storia degli Stati Uniti e le storie delle etnie, in L\u2019emigrazione italiana transoceanica tra Otto e Novecento e la storia delle comunit\u00e0 derivate<\/em>, a cura di Marcello Saja, I, Messina, Trisform, 2003, pp. 49-62.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>2<\/sup> In questo secondo caso \u00e8 stato importante l\u2019apporto di studiosi operanti all\u2019estero, cfr. Graciela Bromuglia e Mario Santillo, <em>Un ritorno rinviato: discendenti d\u2019italiani in Argentina cercano la via del ritorno in Europa<\/em>, \u201cAltreitalie\u201d, 24 (2002), pp. 34-56. Inoltre lo studio di alcuni spartiacque cronologici ha offerto nuove piste: Giovanni Favero, <em>Interventismo statistico: i rimpatri per causa di guerra tra agosto 1914 e maggio 1915<\/em>, in <em>Specchio della popolazione. La percezione dei fatti e dei problemi demografici nel passato<\/em>, a cura di Andrea Menzione, Udine, Forum, 2003, pp. 137-146.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>3<\/sup> A tal proposito voglio sottolineare come diverse opere qui discusse mi siano state segnalate da amici caritatevoli: in primo luogo Federica Bertagna, Michele Colucci, Ferdinando Fasce, Emilio Franzina, Stefano Luconi, Giovanni Pizzorusso e Leonardo Rapone. Senza il loro aiuto avrei mancato contributi di rilievo.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>4<\/sup> Cfr. Giovanni Gozzini, <em>Migrazioni di ieri e di oggi: un tentativo di comparazione<\/em>, \u201cPassato e Presente\u201d, 61 (2004), pp. 35-63.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>5<\/sup> Serenella Pegna, <em>Malessere e ambizioni della storia delle migrazioni<\/em>, \u201cStorica\u201d, 24 (2002), pp. 75-89.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>6<\/sup> Giuseppe Sciortino, <em>L\u2019emigrazione italiana e i suoi fantasmi<\/em>, \u201cPolis\u201d, XVII, 1 (2003), pp. 125-149.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>7<\/sup> <em>Storia dell\u2019emigrazione italiana<\/em>, a cura di Piero Bevilacqua, Andreina De Clementi ed Emilio Franzina,<em> I, Partenze<\/em>, Roma, Donzelli, 2001, e II, <em>Arrivi, <\/em>Roma, Donzelli, 2002.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>8<\/sup> Per le critiche, vedi il gi\u00e0 menzionato saggio di Sciortino e le recensioni di Enrico Pugliese, \u201cIl Manifesto\u201d, 26 febbraio 2002, p. 12; Stefano Luconi, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 146 (2002), pp. 503-506; Guido Tintori, \u201cAltreitalie\u201d, 25 (2002), pp. 94-98; Antonio Perotti, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 151 (2003), pp. 644-650; Antonio Canovi, \u201c900\u201d, 8-9 (2003), pp. 179-181. Per il progetto iniziale, vedi l\u2019intervista a Emilio Franzina in \u201cNovecento\u201d, 3, 2003, pp. 122-127.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>9<\/sup> Per la dimensione internazionale, cfr. Emilio Franzina, Le grandi migrazioni, in Storia dell\u2019economia mondiale, a cura di Valerio Castronovo, 4, Tra espansione e recessione, Roma-Bari, Laterza, 2000, pp. 303-327 (ora ripreso in Id., <em>Traversate.<\/em><em>Le grandi migrazioni transatlantiche e i racconti italiani del viaggio per mare<\/em>, Foligno, Editoriale Umbra, 2003); Paola Corti, Emigranti, esuli, profughi. Origini e sviluppi dei movimenti migratori nel Novecento, Torino, Paravia Bruno Mondadori, 2001, e Storia delle migrazioni internazionali, Roma-Bari, Laterza, 2003. Per quella italiana, cfr. la traduzione di Donna Gabaccia, Emigranti. Le diaspore degli italiani dal Medioevo a oggi, Torino, Einaudi, 2003, nonch\u00e9 Emigrazione e storia d\u2019Italia, a cura di Matteo Sanfilippo, Cosenza, Pellegrini, 2003, e Ludovico Incisa di Camerana, Il grande esodo. Storia delle migrazioni italiane nel mondo, Milano, Corbaccio 2003.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>10<\/sup> <em>Italian Workers of the World. Labor Migration and the Formation of the Multiethnic States<\/em>, a cura di Donna Gabaccia e Fraser Ottanelli, Urbana &#8211; Chicago, University of Illinois Press, 2001, e <em>Women, Gender, and Transnational Lives. Italian Workers of the World<\/em>, a cura di Donna Gabaccia e Franca Iacovetta, Toronto, University of Toronto Press, 2002. Ferdinando Fasce discute approfonditamente queste ricerche in <em>Migrazioni italiane e lavoro negli Stati Uniti fra Otto e Novecento. Una nuova stagione di studi?<\/em>, \u201cContemporanea\u201d, VII, 1 (2004), pp. 145-153.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>11<\/sup> <em>Migrazioni<\/em>, a cura di Angiolina Arru, Josef Ehmer e Franco Ramella, \u201cQuaderni Storici\u201d, 106 (2001) e<em> L\u2019Italia delle migrazioni interne. Donne, uomini, mobilit\u00e0 in et\u00e0 moderna e contemporanea<\/em>, a cura di Angiolina Arru e Franco Ramella, Roma, Donzelli, 2003.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>12<\/sup> Cfr. Matteo Sanfilippo, <em>Dentro e fuori l\u2019antico regime. Nuovi studi tra storia moderna e contemporanea<\/em>, \u201cIl Veltro\u201d, XLVII, 5-6 (2003), pp. 499-507.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>13<\/sup> Enrico Pugliese, <em>L\u2019Italia fra migrazioni internazionali e migrazioni interne<\/em>, Bologna, Il Mulino, 2002; <em>Quelli di fuori. Dall\u2019emigrazione all\u2019immigrazione: il caso italiano<\/em>, a cura di Luigi Di Comite e Anna Paterno, Milano, Angeli, 2002; Oliviero Casacchia &#8211; Salvatore Strozza, <em>Migrazioni interne e migrazioni con l\u2019Europa degli italiani nel XIX e XX secolo. L\u2019Italia da paese d\u2019emigrazione a paese d\u2019immigrazione<\/em>, in <em>Movilidad y migraciones internas en la Europa latina<\/em>, a cura di Antonio Eiras Roel e Domingo L. Gonz\u00e1lez Lopo, Santiago de Compostela, Universidade de Santiago de Compostela, 2002, pp. 161-204; <em>La vita altrove<\/em>, a cura di Ilaria Ceccon, Roma, l\u2019Unit\u00e0, 2004. Comunque la letteratura sui movimenti interni alla Penisola si \u00e8 andata arricchendo, vedi: Agostino Picicco, <em>Meridione ed emigrazione. Da Giovinazzo a Milano: un itinerario culturale<\/em>, s.l., Ed. Insieme, 2002; <em>Il cibo dell\u2019altro. Movimenti migratori e culture alimentari nella Torino del Novecento<\/em>, a cura di Marcella Filippa, Roma, Edizioni Lavoro, 2003; Maria Rosa Protasi ed Eugenio Sonnino, <em>Politiche di popolamento: colonizzazione interna e colonizzazione demografica nell\u2019Italia liberale e fascista<\/em>, \u201cPopolazione e storia\u201d, 1\/2003, pp. 91-138; Matteo Ermacora,<em> I minori al fronte della grande guerra. Lavoro e mobilit\u00e0 minorile,<\/em> \u201cIl Calendario del Popolo\u201d, 682 (gennaio 2004). Quest\u2019ultimo \u00e8 legato alla mostra didattica <em>Suonatori girovaghi e lavavetri. Emigrazione e immigrazione dei minori nella storia d\u2019Italia<\/em>, curata da Bruna Bianchi, Matteo Ermacora e Nicoletta Giovi e distribuita da Teti Editore.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>14<\/sup> Per la Sicilia: Giovanni Raffaelli, <em>Siciliani nel mondo<\/em>, in <em>Storia della Sicilia<\/em>, a cura di Francesco Benigno e Giuseppe Giarrizzo, Roma-Bari, Laterza, 2003, pp. 113-133; da confrontare con l\u2019importante contributo di Linda Reeder, <em>Widows in White: Migration and the Transformation of Rural Italian Women, Sicily, 1880-1920<\/em>, Toronto, University of Toronto Press, 2003. Per la Calabria: Renzo Carmine, <em>Carpanzano. L\u2019emigrazione calabrese e il Mezzogiorno. Spopolamento ed emigrazione di una comunit\u00e0<\/em>, Cosenza, Orizzonti Meridionali, 2003. Per il Molise: Renato Cavallaro, <em>Archivi, lettere, storie. Studi su una regione del meridione italiano<\/em>, Milano, Guerini, 2002. Per il Piemonte: Donato Bosca, La Merica che non c\u2019era. L\u2019utopia della terra promessa nelle storie degli emigranti piemontesi in Argentina, Torino, Priuli &amp; Verlucca, 2002; Adriana Grassano, <em>Aspetti dell\u2019emigrazione italiana in Argentina in un settimanale socialista alessandrino: \u201cL\u2019Idea Nuova\u201d (1897-1922)<\/em>, \u201cMiscellanea di Storia delle Esplorazioni\u201d, XXVIII (2003), pp. 175-187. Per la Liguria: Francesco Surdich, <em>I problemi dell\u2019emigrazione nella rivista genovese \u201cIl Faro\u201d, portavoce degli interessi degli agenti marittimi (1888-1901)<\/em>, ivi, XXIX (2004), pp. 142-160. Per l\u2019Emilia, oltre ai libri recensiti in questo numero: Lorenza Servetti, <em>Vado nella Merica. \u00c8 l\u00ec di l\u00e0 delle colline<\/em>, Venezia, Marsilio, 2004. Per il Trentino: la traduzione di Egon Sinz, <em>Kennelbach 1871-1900<\/em>. L\u2019immigrazione, Trento, Provincia Autonoma di Trento, 2003; Gianni Poletti, <em>Emigrazione trentina in Nord America. Il caso di Storo<\/em>, Trento, Provincia Autonoma di Trento, 2003.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>15<\/sup> Amoreno Martellini, <em>Da comparse a comprimarie. Le donne marchigiane nella grande migrazione<\/em>, \u201cProposte e ricerche\u201d, 50 (2003), pp. 252-265.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>16<\/sup> <em>Emigranti a passo romano. Operai dell\u2019Alto Veneto e Friuli nella Germania hitleriana<\/em>, a cura di Marco Fincardi, Verona, Cierre, 2002.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>17<\/sup> Claudia Baldoli, <em>Exporting Fascism. Italian Fascists and Britain\u2019s Italians in the 1930s, Oxford<\/em>, Berg Publishers, 2003; Jo\u00e3o Fabio Bertonha, Italiani nel mondo anglofono, latino e germanico. <em>Diverse prospettive sul fascismo italiano?<\/em>, \u201cAltreitalie\u201d, 26 (2003), pp. 40-62, e <em>Fascisti e antifascisti dell\u2019Emilia Romagna in Brasile (1919-1945)<\/em>, in <em>Gli emiliano romagnoli e l\u2019emigrazione italiana in America Latina. Il caso modenese<\/em>, Atti del convegno tenutosi a Modena e a Concordia sulla Secchia, 26-27 ottobre 2001, Modena, Grafica e Stampa Provincia di Modena, 2003, pp. 153-160; Gianfranco Cresciani, <em>The Italians in Australia<\/em>, Cambridge, Cambridge University Press, 2003 (cap. 4); Stefano Luconi, <em>Mussolini\u2019s Italian-American Sympathizers in the West: Mayor Angelo J. Rossi and Fascism<\/em>, in Italian Immigrants Go West. The Impact of Locale on Ethnicity, a cura di Janet E. Worrall, Carol Bonomo Albright ed Elvira G. Di Fabio, Cambridge MA, Italian American Historical Association, 2003: pp. 124-133; Stefano Luconi e Guido Tintori, <em>L\u2019ombra lunga del fascio: canali di propaganda fascista per gli \u201citaliani d\u2019America\u201d,<\/em> Milano, M&amp;B Publishing, 2004; Matteo Pretelli, <em>Propaganda fascista negli Stati Uniti: gli anni Venti. Un quadro d\u2019insieme<\/em>, in <em>L\u2019Italia fascista tra Europa e Stati Uniti d\u2019America<\/em>, a cura di Michele Abbate, Civita Castellana-Orte, Ce.Fa.S.S., 2002, pp. 93-131, e <em>Tra estremismo e moderazione. Il ruolo dei circoli fascisti italo-americani nella politica estera italiana degli anni Trenta<\/em>, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 150 (2003), pp. 315-328; Stefano Santoro, <em>La propaganda fascista negli Stati Uniti. L\u2019Italy-America Society<\/em>, \u201cContemporanea\u201d, 6, 1 (2003), pp. 69-92; <em>Il fascismo e gli emigrati. La parabola dei Fasci italiani all\u2019estero (1920-1943)<\/em>, a cura di Emilio Franzina e Matteo Sanfilippo, Roma-Bari, Laterza, 2003.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>18<\/sup> Cfr. Daniela Serio, <em>Il lavoro italiano nelle colonie. Il Molise e l\u2019Africa orientale,<\/em> Isernia, Iannone, 2002. Sull\u2019argomento, cfr. inoltre <em>La colonia italiana in Eritrea<\/em>, a cura di Alessandro Triulzi, numero monografico di \u201cQuaderni storici\u201d, 109 (2002): Nicola Labanca, <em>Oltremare, <\/em>Bologna, Il Mulino, 2002; Paolo Borruso,<em> L\u2019Africa al confino. La deportazione etiopica in Italia (1937-1939)<\/em>, Manduria, Lacaita, 2004.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>19<\/sup> Cfr. <em>La presenza italiana in Africa 1870-1943<\/em>, a cura di Manlio Bonatti. Parma, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, 2003, e, <em>Tra i palazzi di via Balbi. Storia della facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Genova<\/em>, a cura di Giovanni Assereto, Genova, Societ\u00e0 Ligure di Storia Patria, 2003. Vedi inoltre Mark I. Choate, <em>Defining \u201cGreater Italy\u201d Migration and Colonialism in Africa and the Americas, 1880-1915<\/em>, tesi di dottorato, Yale University, 2002.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>20<\/sup> Arturo Marzano, <em>Una terra per rinascere. Gli ebrei italiani e l\u2019emigrazione in Palestina prima della guerra (1920-1940),<\/em> Genova-Milano, Marietti, 2003.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>21<\/sup> Si vedano gli accenni in <em>I Valdesi a Torino. Nascita e storia di una comunit\u00e0 protestante<\/em>, a cura di Giuseppe Platone, Torino, Claudiana, 2003. Precedenti contributi sul tema sono schedati in Regione Piemonte, <em>Emigrazione piemontese all\u2019estero. Rassegna bibliografica,<\/em> a cura di Mauro Reginato, Patrizia Audenino, Carlo A. Corsini, Paola Corti, \u201cQuaderni della Regione Piemonte\u201d, supplemento al n. 29, II semestre 1999. Per l\u2019Ottocento, vedi Riccardo Ponti, <em>Le colonie agricole valdesi in Uruguay e Argentina (1856-1914),<\/em> \u201cStudi Emigrazione\u201d, 150 (2003), pp. 277-302.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>22<\/sup> Dino Renato Paolini, Tullio Seppilli, Alberto Sorbini, <em>Migrazioni e culture alimentari,<\/em> Foligno, Editoriale Umbra, 2002; <em>Per terre assai lontane.<\/em> <em>Dalla storia delle migrazioni ad una nuova idea di cittadinanza, <\/em><em>a cura di Dino Renato Nardelli<\/em><strong>, <\/strong>ivi, 2002; <em>Emilio Franzina, Traversate<\/em><em>,<\/em> cit.). Per maggiori informazioni http:\/\/www.emigrazione.it\/pubblicazioni\/pubblicazioni.htm.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>23<\/sup> Cfr. le analisi dedicate all\u2019Europa (Paola Corti, <em>L\u2019emigrazione italiana in Francia: un fenomeno di lunga durata,<\/em> \u201cAltreitalie\u201d, 26 (2003), pp. 4-24; Michele Colucci, <em>Chiamati, partiti e respinti: minatori italiani nella Gran Bretagna del II dopoguerra,<\/em> \u201cStudi Emigrazione\u201d, 150, 2003, pp. 329-349, e <em>La Gran Bretagna e l\u2019immigrazione italiana,<\/em> in <em>Racconti dal mondo<\/em>, a cura di Emilio Franzina, Verona, Cierre Edizioni, 2004, pp. 225-241) e all\u2019America latina (gli interventi di Fernando Devoto, Vittorio Cappelli, Luigi Guarnieri Cal\u00f2 Carducci, M\u00f3nica Bertolucci ed Elisa Pastoriza, Bettina Alejandra Favero, \u201cAltreitalie\u201d, 27, 2003).<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>24<\/sup> Cfr. Mario Pintagro e Franco Lannino, <em>Americani di Palermo. Due cronisti fra i \u00abpalermitani\u00bb d\u2019oltreoceano<\/em>, Palermo, Hombre, 2003; Giovanni Russo, <em>I cugini di New York (da Brooklyn a Ground Zero), <\/em>Milano, Scheiwiller, 2003.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>25<\/sup> Si vedano, in ordine, i due volumi <em>L\u2019emigrazione italiana transoceanica tra Otto e Novecento<\/em>, scaturiti da un convegno eoliano presso il nascente Museo dell\u2019Emigrazione di Salina; Roberto Olla, <em>Padrini. Alla ricerca del DNA di Cosa Nostra<\/em>, Milano, Mondadori, 2003, tratto da un programma televisivo dello stesso, nonch\u00e9 la riedizione di alcuni articoli degli anni Cinquanta di Gian Carlo Fusco, <em>Gli indesiderabili<\/em>, Palermo, Sellerio, 2003, che hanno ispirato l\u2019omonimo film di Pasquale Scimeca (2003). Sulla scia di queste confluenze da piccolo e grande schermo abbiamo anche l\u2019autobiografico e assai ben scritto Vincent Schiavelli,<em> Bruculinu, America<\/em>, Palermo, Sellerio, 2003.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>26<\/sup> Moltissime schede del<em> Dizionario biografico degli anarchici italiani<\/em>, I, A-G, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 2003, ricostruiscono vite caratterizzate dalle esperienze migratorie, ma lo stesso tema traspare dalla lettura di due volumi statunitensi: <em>The Lost World of Italian American Radicalism. Politics, Labor, and Culture<\/em>, a cura di Philip V. Cannistraro e Gerald Meyer, Westport, CT, Greenwood, 2003, e <em>The Autobiography of Carlo Tresca<\/em>, New York, John D. Calandra Italian American Institute, 2003.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>27<\/sup> Per esempio l\u2019agiografico Lucetta Scaraffia, <em>Francesca Cabrini. Tra la terra e il cielo<\/em>, Milano, Paoline, 2003, e l\u2019ottimo Peter R. D\u2019Agostino, <em>Rome in America. Transnational Catholic Ideology from the Risorgimento to Fascism<\/em>, Chapel Hill and London, The University of North Carolina Press, 2004. Antonio Perotti, cui dobbiamo un saggio su <em>Monsignor Scalabrini, vescovo di Piacenza, e l\u2019assistenza missionaria agli emigrati, in Gli emiliano romagnoli<\/em>, cit., pp. 142-152, ha evidenziato la necessit\u00e0 di approfondire questo tema nella sua gi\u00e0 citata recensione alla Storia dell\u2019emigrazione italiana. Sul versante americano, ma con molto anche sull\u2019Italia, abbiamo infine Edward C. Stibili, <em>What Can Be Done to Help Them? The Italian Saint Raphael Society, 1887-1923,<\/em> New York, Center for Migration Studies, 2003.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>28<\/sup> Bortolo Belli, <em>Storia di un colono<\/em>, a cura di Emilio Franzina, Dueville (Vicenza), Agor\u00e0 &amp; Factory, 2003 (prima edizione in volume, introdotta e commentata dal curatore, di un romanzo comparso a puntate, in appendice all\u2019 \u201cAvanti!\u201d, giornale socialista di San Paolo, nel 1900 con il racconto indiretta e \u201cdal basso\u201d di una storia d\u2019emigrazione di gruppo tra Veneto, viaggio per mare, arrivo in fazenda e fuga nella metropoli paulista); Camilla Cattarulla, <em>Di proprio pugno. Autobiografie di emigranti italiani in Argentina e in Brasile,<\/em> Reggio Emilia, Edizioni Diabasis, 2003; Michele Petochi, <em>Storici loro malgrado: i coloni italiani di Pedrinhas Paulista,<\/em> \u201cStudi Emigrazione\u201d, 150 (2003), pp. 253-275. Per un possibile paragone con l\u2019America settentrionale, cfr. Pietro Corsi, <em>Halifax. L\u2019altra porta d\u2019America<\/em>, Isernia, Cosmo Iannone Editore, 2003, e Ilaria Serra, <em>A Story Never Told. An Italian Immigrant in South Florida, in Italian Americans &amp; Florida<\/em>, a cura di Gary Mormino e Ilaria Serra, Boca Raton, FL, Dorothy F. Schmidt College of Arts and Letters, 2003, pp. 26-47.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>29<\/sup> Per gli Stati Uniti e per il Canada \u00e8 stato approfondito il problema delle\u2019inserimento nelle grandi aree metropolitane: <em>Public Spaces, Private Lives. Race, Gender and Citizenship in New York, 1890-1929,<\/em> a cura di William Boelhower e Anna Scacchi, Amsterdam, VU University Press, 2004; Giuseppe Losacco, <em>Wop o mangiacake. <\/em><em>Consumi e identit\u00e0 etnica: la negoziazione dell\u2019italianit\u00e0 a Toronto<\/em>, Milano, Angeli, 2003.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>30<\/sup> Vedi in particolare Patrizia Salvetti, <em>Corda e sapone. Storie di linciaggi degli italiani negli Stati Uniti<\/em>, Donzelli Editore, Roma 2003. Questo libro deve essere letto in parallelo con la relativa letteratura statunitense: Clive Webb, <em>The Lynching of Sicilian Immigrants in the American South, 1886-1910,<\/em> \u201cAmerican Ninenteenth Century History\u201d, 3 (2002), pp. 45-76, e Joseph P. Cosco, <em>Imagining Italians: The Clash of Romance and Race in American Perceptions, 1880-1910,<\/em> Albany, State University of New York Press, 2003. Non bisogna, per\u00f2, dimenticare gli studi innovativi, appena apparsi in Francia (Laurent Dornel, <em>La France hostile. Socio-histoire de la x\u00e9nophobie (1870-1914)<\/em>, Paris, Hachette, 2004, e Vincent Viet, <em>Histoire des Fran\u00e7ais venus d\u2019ailleurs de 1850 \u00e0 nos jours,<\/em> Paris, Perrin, 2004), n\u00e9 i lavori sul versante svizzero (<em>Das Jahrundert der Italiener in der Schweiz,<\/em> a cura di Ernst Halter, Z\u00fcrich, Offizin, 2003).<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>31<\/sup> Raoul Pupo e Roberto Spazzali, <em>Foibe,<\/em> Milano, Bruno Mondadori, 2003.<\/div>\n<div style=\"margin-left: 20px; text-indent: -20px;\" align=\"justify\"><sup>32<\/sup> Al proposito nuove e importanti piste sono percorse da Gianmario Maffioletti e Alberto Colaiacomo, <em>Gli italiani nel mondo. Dinamiche migratorie e composizione delle collettivit\u00e0,<\/em> \u201cStudi Emigrazione\u201d, 153 (2004), pp. 169-194: si tratta del primo saggio prodotto da una tornata di ricerche su tutte le comunit\u00e0 italiane coordinata dal Centro Studi Emigrazione di Roma. Sono innovativi anche alcuni contributi del fascicolo monografico <em>Mobilit\u00e0, migrazioni, identit\u00e0,<\/em> \u201c900\u201d, 8-9 (2003). In particolare i saggi di Andreina De Clementi (<em>\u201cCurare il mal di testa con le decapitazioni\u201d. L\u2019emigrazione italiana nel secondo dopoguerra. I primi dieci anni,<\/em> pp. 11-27), Federica Bertagna (<em>Il movimento \u201cFede e famiglia\u201d. La fuga dei fascisti italiani in Sud America<\/em>, pp. 47-61), Michele Colucci (<em>\u201cUomini o mattoni?\u201d Politiche migratorie e immigrazione italiana in Gran Bretagna, 1945-1960,<\/em> pp. 63-72), Marina Montacutelli (<em>Smagliature del Paradiso. Il voto degli italiani all\u2019estero tra etnia, nazione e cittadinanza<\/em>, pp. 99-104). Infine Ercole Sori, <em>La politica migratoria italiana, 1860-1973,<\/em> \u201cPopolazione e storia\u201d, 1\/2003, pp. 139-169, propone un taglio secolare che andrebbe meglio raffinato, ma che fa intravedere sorprendenti continuit\u00e0 fra le politiche dei governi liberali, fascisti e democratici.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ultimo biennio di lavori sulle migrazioni ha confermato quanto gi\u00e0 registrato all\u2019inizio del millennio e cio\u00e8 che gli studiosi italiani stanno cercando di raccordare il loro oggetto di studio alla storia generale della Penisola1. 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