{"id":1019,"date":"2007-06-25T09:11:19","date_gmt":"2007-06-25T07:11:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=1019"},"modified":"2017-03-27T15:58:03","modified_gmt":"2017-03-27T13:58:03","slug":"museo-regionale-dellemigrazione-pietro-conti-gualdo-tadino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2007\/06\/museo-regionale-dellemigrazione-pietro-conti-gualdo-tadino\/","title":{"rendered":"Museo regionale dell&#8217;emigrazione Pietro Conti  Gualdo Tadino"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Entrando nel paese di Gualdo Tadino \u2013 situato in provincia di Perugia, nell\u2019Umbria orientale, a pochi chilometri dal confine con le Marche \u2013 saltano subito agli occhi alcuni \u201csegni particolari\u201d posti in prossimit\u00e0 della strada: binari ferroviari da miniera, vagoncini per caricare il carbone e altre presenze che richiamano inevitabilmente alla memoria i lavori svolti dagli emigrati italiani. Il museo dell\u2019emigrazione regionale \u201cPietro Conti\u201d (intitolato al primo presidente della regione Umbria) si presenta cos\u00ec agli occhi dei visitatori, estendendo la sua visibilit\u00e0 ben oltre i confini del Palazzo del podest\u00e0, che ne ospita i tre piani espositivi.<br \/>\nIl museo \u00e8 stato inaugurato il 29 novembre 2003, ma l\u2019inaugurazione \u00e8 avvenuta dopo un lungo lavoro di documentazione e di ricerca che ha impegnato la direttrice del museo, Catia Monacelli, e il suo staff nei due anni precedenti. La scelta di aprire un luogo del genere proprio a Gualdo \u00e8 infatti coincisa con una stagione di riscoperta dell\u2019emigrazione umbra, che nella sua evoluzione storica ha avuto proprio nei comuni della dorsale appenninica, di cui \u00e8 parte Gualdo Tadino, uno degli epicentri maggiori. A fianco al museo \u00e8 cos\u00ec nato anche un centro studi, insieme a un archivio fotografico, una biblioteca, una videoteca.<br \/>\nIl museo ha sede, come gi\u00e0 accennato, nel Palazzo del podest\u00e0, un luogo molto centrale e molto importante nella storia di Gualdo, palazzo di origine duecentesca, ricostruito dopo il terremoto del 1751 (anche molto recentemente Gualdo ha subito pesantemente gli effetti di un terremoto, nel 1997). Si sviluppa su tre piani, significativamente denominati \u201cpartenza\u201d (secondo piano), \u201cviaggio\u201d (primo piano), \u201carrivo\u201d (piano terra). La suddivisione tripartita permette la ricostruzione del percorso migratorio in maniera semplice e immediata e il visitatore pu\u00f2 in questo modo immedesimarsi nell\u2019esperienza migratoria. Terminata la visita, la sensazione dell\u2019immedesimazione \u00e8 quella che prevale, anche perch\u00e9 il percorso museale \u00e8 costruito in maniera tale da avvicinare notevolmente gli osservatori ai temi trattati. L\u2019itinerario proposto dal museo \u00e8 basato su fotografie, planisferi, documenti di viaggio, indumenti, bagagli, animazioni video, strumenti di lavoro, che permettono di entrare dentro le differenti tappe del percorso migratorio.<br \/>\nLe caratteristiche pi\u00f9 interessanti della proposta di Gualdo sono a mio avviso tre e occorre specificarne l\u2019importanza e soprattutto i legami che hanno con una lettura complessivamente innovativa dell\u2019emigrazione italiana, della sua storia e della sua rappresentazione. La prima caratteristica che salta agli occhi \u00e8 che l\u2019emigrazione viene inquadrata, anche nella ricostruzione museale, come un fenomeno non proiettato esclusivamente all\u2019estero, ma calibrato correttamente anche sui luoghi di partenza. L\u2019emigrazione di massa ha trasformato interi territori, non soltanto nei paesi di destinazione, ma anche nei luoghi di partenza e per questo la descrizione delle condizioni sociali ed economiche delle zone dell\u2019Umbria coinvolte dal fenomeno \u00e8 molto importante. Anzi questo aspetto potrebbe essere ulteriormente potenziato nell\u2019itinerario espositivo con una maggiore documentazione sui ritorni degli emigranti nelle loro terre di origine. La seconda caratteristica \u00e8 relativa all\u2019uso dei documenti personali e delle \u201ccarte\u201d degli emigranti, ritrovati presso gli archivi privati e pubblici. Da questo punto di vista l\u2019allestimento del museo \u00e8 stato pensato in modo molto originale ed efficace, perch\u00e9 i documenti anzich\u00e9 essere messi \u2013 come da tradizione \u2013 sotto teca, sono stati impacchettati rigidamente e protetti, ma sono stati appesi al soffitto con dei fili, per cui \u2013 oscillando davanti alle teste dei visitatori &#8211; possono essere toccati, manipolati, osservati fin nei minimi particolari. Una scelta del genere libera letteralmente i documenti di archivio da una dimensione polverosa e inaccessibile e li avvicina alla curiosit\u00e0 dei visitatori. La terza caratteristica da evidenziare \u00e8 a mio avviso l\u2019insistenza sul tema del lavoro degli emigranti. Il lavoro nel museo non viene soltanto evocato in termini di sacrificio (come spesso si limitano a fare molte descrizioni e rappresentazioni dell\u2019emigrazione), ma viene concretamente declinato nelle sue esperienze reali, relative soprattutto alla miniera: gli strumenti di estrazione del carbone, gli indumenti, i mezzi di trasporto, i sacchi, i caschetti da lavoro. Questa attitudine alla descrizione dei particolari del lavoro degli emigranti permette sicuramente di scendere in profondit\u00e0 nella loro esperienza. L\u2019attenzione alla concretezza dell\u2019esperienza migratoria &#8211; con pochi richiami agli echi sentimentalisti e patriottardi che a volte invece dominano i lavori sulla memoria dell\u2019emigrazione \u2013 \u00e8 il segno distintivo dell\u2019approccio culturale e didattico scelto. In una fase di profonda confusione e contaminazione tra storia e memoria, mantenere questo profilo \u00e8 sicuramente molto importante.<br \/>\nIl museo \u2013 a fianco alle attivit\u00e0 di ricerca e di esposizione \u2013 ha avviato altre iniziative, come un laboratorio didattico dedicato alle scuole, un concorso video nazionale dedicato alle memorie dell\u2019emigrazione, una collana di studi e ricerche sull\u2019emigrazione italiana.<\/p>\n<p><em>Informazioni:<\/em><br \/>\nIndirizzo: Piazza del Soprammuro, Gualdo Tadino (Pg)<br \/>\nMail: <a href=\"mailto:info@emigrazione.it\">info@emigrazione.it<\/a><br \/>\nTel.\/fax: 075-9142445<br \/>\nOrari di apertura<br \/>\nMattino : dalle ore 10.00 alle 13.00.<br \/>\nPomeriggio : dalle 16.00 alle 18.30.<br \/>\nGiorni di chiusura : domenica mattina, luned\u00ec, mattine dei giorni festivi<br \/>\nPrezzi: Intero \u2013 5,00\u20ac; Ridotto \u2013 3,00\u20ac<br \/>\nVisita guidata con Laboratorio Didattico* \u2013 5,00\u20ac<br \/>\nPer la visita guidata con Laboratorio Didattico \u00e8 necessario prenotare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Entrando nel paese di Gualdo Tadino \u2013 situato in provincia di Perugia, nell\u2019Umbria orientale, a pochi chilometri dal confine con le Marche \u2013 saltano subito agli occhi alcuni \u201csegni particolari\u201d posti in prossimit\u00e0 della strada:<\/p>\n","protected":false},"author":18,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[76],"tags":[721,254,156],"class_list":["post-1019","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-c61-musei","tag-gualdo-tadino","tag-italiani","tag-museo-dellemigrazione-pietro-conti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1019","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/18"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1019"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1019\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3434,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1019\/revisions\/3434"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1019"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1019"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1019"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}