{"id":1219,"date":"2009-06-01T01:00:00","date_gmt":"2009-05-31T23:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=1219"},"modified":"2017-03-24T09:29:43","modified_gmt":"2017-03-24T08:29:43","slug":"lepoca-della-grande-emigrazione-ivd-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2009\/06\/lepoca-della-grande-emigrazione-ivd-parte\/","title":{"rendered":"L&#8217;epoca della Grande Emigrazione IV\u00b0 Parte"},"content":{"rendered":"<h2>Gli italiani in Nord America nell\u2019Archivio della Congregazione \u201cde Propaganda Fide\u201d (1893-1908)<\/h2>\n<div>Abbiamo gi\u00e0 accennato al fatto che l\u2019Archivio storico della Congregazione \u201cde Propaganda Fide\u201d si \u00e8 enormemente accresciuto nel corso dell\u2019Ottocento. Ci\u00f2 ha provocato la modifica della sua organizzazione, rimasta immutata sin dal Seicento. A partire dal 1893, tranne la raccolta delle decisioni pi\u00f9 importanti (che costituisce la serie degli Acta), tutto il materiale \u00e8 accorpato nella cosiddetta Nuova Serie. All\u2019interno di essa i documenti, in arrivo e in partenza, sono classificati in numerose rubriche che si possono ripartire in due gruppi. Il primo \u00e8 costituito dalle rubriche 1-62 che dividono i documenti a seconda dell\u2019argomento; il secondo dalle rubriche 101-161 in cui ad ogni numero corrisponde un\u2019area geografica<a title=\"sdfootnote1anc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>. Nel primo capitolo di questa parte del volume abbiamo tracciato un quadro generale sulle fonti di Propaganda relative all\u2019immigrazione italiana nel Nord America e messo in rilievo alcuni dei problemi da esse suscitati. Affrontiamo qui invece alcuni documenti del periodo a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento, seguendo la ripartizione tematica e geografica dell\u2019archivio stesso, che ci avvicinano con testimonianze dirette al dettaglio della realt\u00e0 migratoria italiana.<\/div>\n<p align=\"justify\">In primo luogo troviamo le gi\u00e0 ricordate \u201clettere di stato\u201d, raccolte nella rubrica 7, cio\u00e8 i rapporti inviati dagli ex-allievi del Collegio Urbano di Propaganda. Per quanto riguarda il Canada abbiamo alcuni sacerdoti che hanno studiato a Roma e che sfruttano la conoscenza della lingua per accudire gli immigrati. In Nuova Scozia, per esempio, operano fra gli italiani Martin Carroll (Halifax e diocesi), Hugh MacPherson (Antigonish), Daniel Chisholm (North Sydney), Dan MacDonald (Reserve Mines) e Alexander Thompson (Glace Bay). Questi cinque missionari condividono l\u2019opinione, peraltro largamente diffusa tra il clero nordamericano, che gli italiani del Nord siano fedeli devoti, mentre quelli del Sud siano pessimi cattolici traviati dalle societ\u00e0 segrete<a title=\"sdfootnote2anc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Patrick Francis McSweeny, parroco di Santa Brigida a New York, \u00e8 un importante informatore statunitense di Propaganda gi\u00e0 negli anni precedenti il periodo qui esaminato. In una lettera del 1898 riferisce sulla situazione nella sua parrocchia, dove i circa 1.000 italiani (quasi tutti napoletani) non vanno quasi mai a messa. Per loro McSweeny organizza prediche ambulanti nelle strade dove abitano. Il sacerdote annota che in generale la condizione dei 150.000 italiani cattolici di New York non \u00e8 buona. La povert\u00e0 delle parrocchie richiede un contributo finanziario dei fedeli, ma gli italiani non lo vogliono versare. Inoltre mandano i figli alle scuole pubbliche, perch\u00e9 sono gratuite. Infine i protestanti, molto pi\u00f9 ricchi dei cattolici, attraggono gli immigrati i quali, gi\u00e0 poco attaccati alla Chiesa cattolica, rischiano di perdere definitivamente la fede. Bisognerebbe, conclude McSweeny, che i vescovi dell\u2019Italia del Sud impartissero ai fedeli un\u2019educazione pi\u00f9 solida<a title=\"sdfootnote3anc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 1907 George Giglinger scrive la sua \u201clettera di stato\u201d da Kokuk, Iowa, diocesi di Davenport. Egli si \u00e8 molto dedicato agli italiani ed \u00e8 aiutato da Romanelli, un sacerdote napoletano, che ha una parrocchia a Des Moines<a title=\"sdfootnote4anc\" href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a>. A loro parere solo gli italiani delle citt\u00e0 abbastanza grosse riescono a formare una comunit\u00e0 tale da ottenere l\u2019erezione di una parrocchia; sarebbe dunque utile che in ogni provincia ecclesiastica ci fosse un sacerdote italiano in grado di visitare i connazionali, il cui numero continua ad aumentare<a title=\"sdfootnote5anc\" href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Alcuni ex-allievi del Collegio Urbano si trovano a Buffalo. Nel 1907 L.F. Sharkey fonda la terza parrocchia italiana, Santa Lucia, coadiuvato da padre Petrucco della diocesi di Casale, approfittando del grande favore del vescovo Charles Colton verso gli immigrati italiani che si comportano da ottimi cattolici anche riguardo all\u2019educazione dei figli<a title=\"sdfootnote6anc\" href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a>. Nel 1909 Joseph Hennessy della chiesa della Madonna del Carmine scrive che nella citt\u00e0 risiedono 10.000 italiani e vi sono alcune scuole dirette da francescane frequentate da molti bambini, nonostante la concorrenza delle scuole protestanti. Nella sua attivit\u00e0 Hennessy \u00e8 stato aiutato da due assistenti italiani e ora da un certo Giacomo Carr\u00e0 di Alessandria; purtroppo la parrocchia \u00e8 in forte debito e gli italiani sono poveri. Aggiunge che in citt\u00e0 c\u2019\u00e8 una stampa italiana molto attiva contro cui si \u00e8 spesso dovuto schierare; inoltre ha confutato in un contraddittorio in pubblico alcuni apostati. Gli italiani, conclude Hennessy, non sono buoni cattolici, tuttavia mantengono sempre qualche relazione con la Chiesa e in genere non si fanno protestanti<a title=\"sdfootnote7anc\" href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\"><sup>7<\/sup><\/a>. A Hennessy succede John McMahon, altro ex-allievo di Propaganda. Nel 1911 questi racconta i due anni e mezzo passati nella parrocchia della Madonna del Carmine, dove ha assistito gli italiani (10.000 adulti e 2.000 bambini) che vivevano in uno stato di grande abiezione materiale e spirituale in un quartiere dominato dal vizio. Con gran sorpresa del vescovo e del sindaco, egli \u00e8 riuscito a ripulire il quartiere e adesso gli italiani stanno molto bene e sono pi\u00f9 religiosi<a title=\"sdfootnote8anc\" href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 1914 l\u2019ex-allievo canadese del Collegio Urbano Francis Campbell litiga con il vescovo Thomas Barry di Chatham, New Brunswick, perch\u00e9 questi ha un forte pregiudizio contro i sacerdoti che hanno studiato in Italia: secondo il prelato sono infatti tutti dei \u201cwine drinkers\u201d<a title=\"sdfootnote9anc\" href=\"#sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9anc\"><sup>9<\/sup><\/a>. Trasferitosi a Burbank, California, Campbell diviene il confessore di una comunit\u00e0 di suore italiane e assiste venticinque famiglie<a title=\"sdfootnote10anc\" href=\"#sdfootnote10sym\" name=\"sdfootnote10anc\"><sup>10<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nella rubrica 5 \u00e8 possibile trovare materiale riguardante le controversie tra sacerdoti e laici e tra sacerdoti e vescovi, nonch\u00e9 le petizioni di parrocchiani in difesa del loro sacerdote, le richieste di informazioni su ecclesiastici o di autorizzazioni a partire per le missioni ed anche rapporti tra singoli ecclesiastici e Propaganda. Nel 1893 la colonia italiana di Brooklyn indirizza un appello a Leone XIII in difesa di Serafino De Santi, parroco proveniente da Atena Lucana (Salerno), sostituito dal vescovo Charles McDonnell con un altro italiano, padre Garofalo, che invece non \u00e8 gradito agli immigrati. Propaganda chiede informazioni al vescovo che prova le attivit\u00e0 poco lecite di De Santi: questi, per esempio, ha sollecitato le petizioni popolari in proprio favore ed \u00e8 anche fraudolentemente riuscito a guadagnarsi l\u2019appoggio di Francesco Satolli, delegato apostolico negli Stati Uniti<a title=\"sdfootnote11anc\" href=\"#sdfootnote11sym\" name=\"sdfootnote11anc\"><sup>11<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 1894 abbiamo un dossier sullo scalabriniano Pietro Bandini<a title=\"sdfootnote12anc\" href=\"#sdfootnote12sym\" name=\"sdfootnote12anc\"><sup>12<\/sup><\/a>. Una lettera anonima da New York lo rappresenta come \u201ctriste rifiuto dei gesuiti\u201d dedito ad ogni sorta d\u2019immoralit\u00e0 oltre che alla dissipazione del denaro della sua congregazione. Propaganda, che ha saputo nel 1891 dal vescovo Michael Augustine Corrigan che Bandini \u00e8 stato espulso dalla Compagnia di Ges\u00f9 per colpa \u201ccontra sextum\u201d, ora raccomanda a Satolli di \u201ctenerlo d\u2019occhio\u201d, anche se nessuna accusa \u00e8 corredata di prove<a title=\"sdfootnote13anc\" href=\"#sdfootnote13sym\" name=\"sdfootnote13anc\"><sup>13<\/sup><\/a>. Sempre nel 1894 un altro scalabriniano, Antonio Gibelli di Ventimiglia, missionario presso la parrocchia del Rosario di Cleveland<a title=\"sdfootnote14anc\" href=\"#sdfootnote14sym\" name=\"sdfootnote14anc\"><sup>14<\/sup><\/a>, chiede di restare negli Stati Uniti all\u2019estinzione del quinquennio dei voti. La richiesta \u00e8 nettamente avversata da Scalabrini: nelle regole della congregazione \u00e8 infatti stabilito che un missionario deve tornare in Italia, se rinuncia ai voti. In questo modo si cerca di evitare che un sacerdote \u201cformatosi &#8230; il proprio nido\u201d voglia restare in America, \u201cper fini non sempre lodevoli\u201d, fuori dal controllo e dalle mansioni proprie della congregazione. Nel 1895 Gibelli insiste con una lunga petizione respinta da Scalabrini. Nella sua lettera a Propaganda il vescovo dimostra il proprio impegno nel controllo dei missionari: \u201cMi persuado sempre pi\u00f9 Eminenza che, per l\u2019America specialmente, ci vogliono preti santi davvero. Per togliere per\u00f2 i difetti inevitabili in una Istituzione nascente, mi \u00e8 necessario l\u2019ajuto di cotesta S.C. [Sacra Congregazione] e umilmente lo imploro\u201d<a title=\"sdfootnote15anc\" href=\"#sdfootnote15sym\" name=\"sdfootnote15anc\"><sup>15<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dal 1896 al 1898 si accumula a Propaganda un lungo dossier su Michele Karam, sacerdote proveniente dal Patriarcato latino di Gerusalemme, recatosi a Elizabeth, New Jersey, dove si prende cura della comunit\u00e0 italiana. Una semplice richiesta di proroga delle sue facolt\u00e0 di esercitare il ministero fuori della propria diocesi, fa emergere il turbolento passato di Karam e spinge Venance Wigger, vescovo di Newark, a richiederne l\u2019allontanamento. Prima di recarsi oltreoceano egli ha vissuto per mesi nella diocesi di Cremona, da dove sarebbe partito per l\u2019America insieme alla nipote del parroco presso cui era coadiutore. Da lettere successive della donna e del marito \u00e8 possibile appurare che, per quanto molto sospetta, la condotta di Karam non \u00e8 stata cos\u00ec reprensibile come \u00e8 apparsa a Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona, a Wigger, a Ludovico Piavi, patriarca di Gerusalemme, e anche a Propaganda. Nel frattempo, tuttavia, l\u2019allontanamento del sacerdote suscita la protesta degli italiani di Elizabeth, che mandano una petizione a Leone XIII e una richiesta di farlo tornare, sottoscritta da tutti i membri della parrocchia e indirizzata al delegato apostolico Sebastiano Martinelli. Come in un caso precedentemente esposto, la comunit\u00e0 rifiuta il sostituto, il prete italiano Kamarello [sic], ma non riesce a far tornare Karam. Secondo le ultime notizie che abbiamo, egli \u00e8 a New York o a Newark senza denaro per far ritorno a Gerusalemme, dove non lo vogliono pi\u00f9, biasimando se stesso per quella richiesta di proroga di facolt\u00e0 che ha provocato tutti i suoi problemi<a title=\"sdfootnote16anc\" href=\"#sdfootnote16sym\" name=\"sdfootnote16anc\"><sup>16<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il sacerdote Guglielmo Cavallo, di Torino, si reca a trovare il fratello a Coalgate, negli Indian Territories, con un semplice permesso provvisorio del suo vescovo. Dopo qualche mese, all\u2019inizio del 1904, Joe Fassino, notaio pubblico e agente consolare italiano a South McAlester, chiede a Propaganda di far restare Cavallo per la cura spirituale della comunit\u00e0. Da parte sua, il religioso protesta di esser stato maltrattato da Th\u00e9ophile Meerschaert, vicario apostolico dei Territori Indiani. La Congregazione chiede notizie a quest\u2019ultimo, che spiega di aver illustrato a Cavallo l\u2019impossibilit\u00e0 di aver un posto di sacerdote nel vicariato. Avendo questi minacciato di andare a lavorare in miniera piuttosto che abbandonare i parenti, il vicario lo ha raccomandato a Pietro Scotti, canonico italiano della diocesi di New Orleans<a title=\"sdfootnote17anc\" href=\"#sdfootnote17sym\" name=\"sdfootnote17anc\"><sup>17<\/sup><\/a>. Cavallo sarebbe rimasto un mese da suo fratello senza mai vedere il prete del luogo e senza mai dire la messa e poi sarebbe andato a New Orleans per qualche settimana senza alcun frutto. Il fratello, sottolinea il vicario, \u00e8 sposato solo civilmente e ha un figlio non battezzato. A questo punto, Meerschaert ha invitato Cavallo a lasciare il vicariato e gli ha impedito di dire messa, ci\u00f2 che ne ha provocato la risposta ingiuriosa. Questo caso, cui Propaganda non d\u00e0 seguito dopo il chiarimento del vicario, mostra come pure per i sacerdoti possa valere il legame familiare. Il missionario, invece di porsi a disposizione dei superiori che lo destinano dove \u00e8, secondo loro, pi\u00f9 necessario, vuole restare presso i parenti cercando l\u2019appoggio della comunit\u00e0 italiana<a title=\"sdfootnote18anc\" href=\"#sdfootnote18sym\" name=\"sdfootnote18anc\"><sup>18<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 1906 Luigi Pozzi propone la fondazione di un ospizio per preti italiani disoccupati a Trenton. A suo parere, il gran numero, in molti luoghi eccedente il necessario, di preti italiani trasferitisi in America, rende auspicabile un\u2019assistenza nei loro confronti. Spesso i vescovi americani non li vedono di buon occhio &#8211; e non a torto, ammette il sacerdote &#8211; cosicch\u00e9 essi possono cadere nell\u2019apostasia. A questo proposito racconta di avere ospitato un prete italiano che a un certo momento ha destato in lui dei sospetti. Non appena questi se n\u2019\u00e8 accorto, \u00e8 fuggito abbandonando i propri bagagli in cui Pozzi ha trovato le prove della sua apostasia: una lettera di Giovanni Battista Fortunato, pastore della prima chiesa presbiteriana italiana di Pittsburgh, con annesso un questionario di adesione all\u2019American Tract Society, un\u2019associazione che si occupa di missioni e propaganda protestante, e il testo di una predica anticattolica fatta dal prete apostata agli italiani di New Orleans. Dopo qualche tempo, questi si fa vivo da New York ringraziando Pozzi per l\u2019ospitalit\u00e0 e richiedendo le proprie valige. Si firma solo col nome, ma confessa di essere un benedettino italiano in rotta con il proprio abate e con tutta la gerarchia cattolica e di star cercando un occupazione presso i protestanti. Pozzi non ha un rifiuto viscerale dell\u2019apostata, anzi ammette che c\u2019\u00e8 del buono in lui e che la sua decisione dipende in gran parte dallo stato di abbandono sofferto dai religiosi italiani negli Stati Uniti<a title=\"sdfootnote19anc\" href=\"#sdfootnote19sym\" name=\"sdfootnote19anc\"><sup>19<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 1907 il sacerdote Lancelot Minehan di Toronto presenta un ricorso contro il vescovo Denis O\u2019Connor cui, tra l\u2019altro, imputa un atteggiamento anti-italiano che ha provocato molti danni. La testimonianza del professor C.J. Sacco di Toronto rivela infatti che O\u2019Connor ha impedito, ponendo condizioni impossibili, la costruzione a spese della comunit\u00e0 della chiesa da affidare a un prete italiano; inoltre ha fatto chiudere nel 1906 la scuola italiana aperta sotto la giurisdizione del suo predecessore John Walsh. Il vescovo ha cos\u00ec favorito la diffusione nella colonia italiana del protestantesimo: l\u2019opera di un \u201crinnegato cattolico italiano\u201d ha infatti riscosso grande successo nella comunit\u00e0 esasperata per l\u2019atteggiamento di O\u2019Connor<a title=\"sdfootnote20anc\" href=\"#sdfootnote20sym\" name=\"sdfootnote20anc\"><sup>20<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Come gi\u00e0 specificato nel primo capitolo di questa parte, i rapporti di Propaganda con l\u2019istituzione missionaria fondata da Scalabrini per la cura pastorale degli emigranti diminuiscono sensibilmente dopo che la congregazione si \u00e8 solidamente impiantata. Sino al 1908, tuttavia, Propaganda resta un punto di riferimento per gli scalabriniani: ad essa si rivolgono infatti per le facolt\u00e0 di missionario apostolico, per la decisione su casi di reclamo e, pi\u00f9 in generale, come centro di raccolta di informazioni sull\u2019attivit\u00e0 missionaria. Nelle rubriche 8 e 18 troviamo vari documenti al proposito: un rapporto di Scalabrini con richieste di sussidi nel 1898; la richiesta del superiore in Nord America, Giacomo Gambera, della visita di Scalabrini nel 1900; una lista di chiese gestite da scalabriniani nel 1901; richieste di facolt\u00e0 e sussidi nel 1902, 1903 e 1904; notizie sulla morte del vescovo piacentino nel 1905; varie richieste del suo successore, Domenico Vicentini, al momento della sua partenza per gli Stati Uniti nel 1906. Nel 1908 abbiamo tre grossi gruppi di documenti: un dossier \u201cCollegii di S.Carlo in Piacenza. Regole\u201d che raccoglie il materiale dal 1888 al 1909 sul regolamento degli scalabriniani<a title=\"sdfootnote21anc\" href=\"#sdfootnote21sym\" name=\"sdfootnote21anc\"><sup>21<\/sup><\/a>; una vertenza su problemi amministrativi a Boston tra lo scalabriniano Paolo Novati e le Suore Apostole del S. Cuore, missionarie italiane (la sede centrale \u00e8 ad Alessandria) negli anni 1907-1908<a title=\"sdfootnote22anc\" href=\"#sdfootnote22sym\" name=\"sdfootnote22anc\"><sup>22<\/sup><\/a>22, infine un altro dossier \u201cSociet\u00e0 S. Raffaele per gli emigranti agli S.[tati] U.[niti] d\u2019A.[merica]\u201d contenente documenti dal 1903 al 1908<a title=\"sdfootnote23anc\" href=\"#sdfootnote23sym\" name=\"sdfootnote23anc\"><sup>23<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 molto cospicuo, anche se sparso, il materiale contenuto nel dossier sugli italiani che comprende anche numerosi documenti su varie questioni riguardanti gli scalabriniani dal 1893 al 1905. La congregazione scalabriniana \u00e8 sottoposta a un controllo di Propaganda tramite Corrigan, arcivescovo di New York, e Satolli, delegato apostolico. Dai documenti contenuti nel dossier, Corrigan appare diffidente sulle qualit\u00e0 morali e le capacit\u00e0 operative dei missionari inviati. Nel 1894 il passaggio della chiesa del Preziosissimo Sangue in Baxter Street a New York dagli scalabriniani ai francescani, provoca le dure proteste di Scalabrini. L\u2019arcivescovo convince Propaganda della giustezza del suo operato chiarendo le irregolarit\u00e0 amministrative degli scalabriniani, soprattutto di Felice Morelli. Il dicastero vaticano indirizza a Scalabrini una lettera e lo invita a riconsiderare le accuse a Corrigan, che viene elogiato per \u201cle miti e benevole espressioni [&#8230;] usate verso chi forse per un eccitamento troppo vivo della fantasia non avea ben ponderato le proprie\u201d<a title=\"sdfootnote24anc\" href=\"#sdfootnote24sym\" name=\"sdfootnote24anc\"><sup>24<\/sup><\/a>. Nel 1900 troviamo un progetto riguardante il Canada: a seguito di una richiesta, Propaganda invita Scalabrini a inviare un parroco per il centinaio di italiani che si trovano a Victoria nella Colombia Britannica. Non si ha notizia se sia stata portata a compimento questa iniziativa, l\u2019unica, a quanto risulta, destinata al Canada dagli scalabriniani in questo periodo. Nel 1903 il missionario Oreste Alussi chiede denaro per una chiesa a New Haven. Nel 1904 gli italiani di Hartford denunciano gli scalabriniani per questioni finanziarie<a title=\"sdfootnote25anc\" href=\"#sdfootnote25sym\" name=\"sdfootnote25anc\"><sup>25<\/sup><\/a>. In un altro dossier miscellaneo si trova la relazione manoscritta di Scalabrini sul cattolicesimo nelle due Americhe. In questo testo, datato 4 maggio 1905, il vescovo di Piacenza, traccia, alla vigilia della morte, un bilancio e al contempo propone delle iniziative per la difesa e lo sviluppo del cattolicesimo perorando l\u2019istituzione di un\u2019apposita commissione pontificia<a title=\"sdfootnote26anc\" href=\"#sdfootnote26sym\" name=\"sdfootnote26anc\"><sup>26<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un altro argomento che abbiamo gi\u00e0 affrontato \u00e8 quello dei matrimoni. Fino al 1908 Propaganda funge da tribunale d\u2019appello per dispense o scioglimenti matrimoniali per il Nord America e il materiale \u00e8 raccolto nella rubrica 39. Il controllo della chiesa sulle nozze dei cattolici italiani negli Stati Uniti \u00e8 estremamente difficile, ne abbiamo gi\u00e0 accennato. Nel 1892 l\u2019episcopato salernitano denuncia la prassi vigente in America, dove gli italiani si sposano senza presentare testimonianze certe sul loro stato di libert\u00e0 da altri vincoli matrimoniali. Su questa situazione interviene il S. Uffizio disponendo che Propaganda inviti i vescovi nordamericani a pi\u00f9 stretti controlli. Questa disposizione tocca nel vivo il problema e suscita risposte interessanti. Per Joseph T. Duhamel, vescovo di Ottawa, il problema non \u00e8 grave: gli italiani sono emigranti stagionali e non mettono su famiglia. Quando vogliono sposarsi, i preti chiedono informazioni alle parrocchie di origine. Il pericolo tuttavia \u00e8 che in caso di difficolt\u00e0 non esitano a farsi sposare dai ministri protestanti. William O\u2019Hara, vescovo di Scranton, incarica della risposta Rosario Nasca, missionario apostolico addetto alla parrocchia locale. Il sacerdote italiano conferma la denuncia dei vescovi salernitani: nella sua parrocchia una dozzina di italiani, pure avendo moglie in Italia, si sono sposati civilmente e dunque vivono in concubinaggio per la chiesa e in bigamia per la legge.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nasca aggiunge che gli italiani spesso si rivolgono ai preti irlandesi che, non comprendendo la lingua, \u201cchiappano il denaro\u201d e li uniscono in matrimonio senza alcuna indagine. La trascuratezza di questi religiosi \u00e8 tale che in una loro parrocchia 600 cattolici italiani hanno costituito la Chiesa Evangelica Italiana senza che il parroco si sia opposto. Gli irlandesi considerano gli italiani dei delinquenti ed effettivamente, continua Nasca, sono per la met\u00e0 avanzi di galera. Il vescovo O\u2019Hara si raccomanda che i vescovi italiani provvedano ad una migliore educazione dei futuri emigrati. Nasca denuncia inoltre lo \u201csfacciato mercato delle figlie\u201d che vengono vendute dai genitori a uomini sposati (una di venti anni per 80 dollari, una di tredici per 200). Propaganda e il S. Uffizio decidono di intervenire sul versante italiano e il 15 febbraio 1894 ordinano a tutte le curie d\u2019Italia di rilasciare gratuitamente i documenti attestanti la libert\u00e0 dei futuri coniugi. Successivamente il problema si pone all\u2019inverso: gli emigrati che tornano affermano di essersi sposati in America portando con s\u00e9 un attestato, ma al momento del matrimonio non hanno avvertito la diocesi d\u2019origine. \u00c8 quanto denuncia Rocco Cocchia, arcivescovo di Chieti, quando nel 1899 biasima il fatto che in America si presti fede a testimoni i quali, per l\u2019esperienza che lui stesso si \u00e8 fatto oltreoceano come inviato della Santa Sede<a title=\"sdfootnote27anc\" href=\"#sdfootnote27sym\" name=\"sdfootnote27anc\"><sup>27<\/sup><\/a>, sono spesso comprati e non si chiedano informazioni in Italia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un\u2019altra grossa difficolt\u00e0 \u00e8 rappresentata dal matrimonio civile. In due lettere del 1898 Venance Wigger, il vescovo di Newark, spiega che in Italia il matrimonio civile \u00e8 solo una formalit\u00e0 da confermare in seguito con il matrimonio religioso. In America invece il matrimonio civile tra cattolici consenzienti \u00e8 valido a tutti gli effetti e tale \u00e8 considerato dai cattolici di tutte le altre nazionalit\u00e0. Il fatto che invece gli italiani ritengano veramente valido solo il matrimonio religioso crea due effetti perniciosi: in primo luogo, essi, soprattutto quelli della Bassa Italia che frequentano ben poco le chiese, si sposano in grande maggioranza con il rito civile e poi negano di esser stati consenzienti al momento delle nozze e considerano non valido il matrimonio; inoltre i cattolici di altre nazionalit\u00e0, che peraltro trovano scandaloso che dei cattolici non si sposino davanti al sacerdote, sono incerti sulla validit\u00e0 dei matrimoni civili. L\u2019esposizione della questione da parte del vescovo non \u00e8 molto precisa, tanto che egli scrive due volte a Propaganda restando tuttavia abbastanza oscuro. La Congregazione risponde di educare comunque gli italiani a cambiare mentalit\u00e0 e ad uniformarsi agli altri cattolici americani<a title=\"sdfootnote28anc\" href=\"#sdfootnote28sym\" name=\"sdfootnote28anc\"><sup>28<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019opinione sulla non effettiva validit\u00e0 del matrimonio civile persiste tra gli immigrati italiani. Nel 1903 \u00e8 denunciato padre Pasquale Di Paola, parroco a Baltimora originario di Cefal\u00f9, per aver sposato due italiani, pur sapendo che il marito ha gi\u00e0 una moglie in Italia. Il sacerdote si difende e cita le testimonianze rese da due altri emigrati: questi hanno garantito che l\u2019uomo non si \u00e8 mai sposato, nonostante sia vissuto a lungo in concubinaggio con un\u2019altra donna in Italia. Propaganda ordina un\u2019indagine alla diocesi di Palermo che rivela come l\u2019uomo si sia sposato solo civilmente<a title=\"sdfootnote29anc\" href=\"#sdfootnote29sym\" name=\"sdfootnote29anc\"><sup>29<\/sup><\/a>. Un altro esempio di questa mentalit\u00e0 \u00e8 dato dal caso di due giovani italiani di Lyons vicino a Rochester, un contadino e la figlia tredicenne di un birraio occupata in attivit\u00e0 agricole, che nel 1902 contraggono un frettoloso matrimonio civile per volere dei genitori della ragazza. Questa cerimonia deve essere successivamente confermata in chiesa, ma nel frattempo i genitori dello sposo si oppongono e la giovane coppia, pur avendo affisso le pubblicazioni presso la parrocchia, non convive, anzi i due divorziano e in seguito si risposano. A un certo punto, per\u00f2, vogliono regolarizzare la loro posizione davanti alla chiesa, cosicch\u00e9 nel 1907 il vescovo Bernard MacQuaid istruisce una causa di annullamento. Le testimonianze dipingono un quadro vivido della situazione. Dopo la cerimonia, svoltasi in casa della sposa sopra la birreria, l\u2019uomo dichiara di essersi trattenuto dieci minuti e poi \u201cnon sapendo che fare\u201d di essersene andato. La donna asserisce che all\u2019epoca riteneva che \u201cun matrimonio senza l\u2019intervento del sacerdote non fosse un vero matrimonio\u201d<a title=\"sdfootnote30anc\" href=\"#sdfootnote30sym\" name=\"sdfootnote30anc\"><sup>30<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nelle rubriche geografiche, la 153 per gli Stati Uniti e la 154 per il Canada, si pu\u00f2 rinvenire altro materiale di origine svariata. Per quanto riguarda gli italiani, la rubrica canadese presenta rarissimi documenti, mentre quella statunitense \u00e8 molto ricca e interessante. I limiti di questo capitolo non consentono di darne conto in modo particolareggiato. Comunque possiamo ricordare che lo spoglio dei volumi delle due rubriche fornisce informazioni su tutte le diocesi e che spesso vi si trova materiale che sarebbe dovuto finire altrove. Abbiamo gi\u00e0 menzionato i dossier \u201cAddebiti a carico de\u2019 missionari Piacentini e loro opere. Reclami [degli] Italiani negli Stati Uniti\u201d ed \u201cEmigrati Italiani. Reclami\u201d, nei quali Propaganda ha raccolto i documenti dal 1893 al 1908 relativi alla gestione o alla richiesta delle parrocchie italiane. Quando arriva a Roma un ricorso relativo a tale argomento, Propaganda informa il vescovo, alla decisione del quale solitamente si attiene. Raramente il prelato appoggia le accuse (in genere di immoralit\u00e0 o ubriachezza) contro sacerdoti italiani: queste ultime, d\u2019altronde, nascono spesso da lotte interne alla comunit\u00e0. A volte le denunce partono da singoli, non di rado donne; altre volte la denuncia consiste in una petizione con raccolta di firme. Nelle stesse forme si presentano gli appelli in favore della permanenza di un parroco che il vescovo ha intenzione di rimuovere. Un esempio notevole \u00e8 la petizione inviata nel 1907 dagli italiani della Little Italy di New York in favore di Gaspare Dalia, parroco di 35.000 italiani, gi\u00e0 spazientiti per dover esercitare il culto in un <em>basement<\/em> nonostante abbiano contribuito alla costruzione della chiesa della Madonna del Carmine. La richiesta in favore di Dalia \u00e8 seguita da ben cento pagine di firme per un totale di oltre cinquemila persone. John M. Farley, vescovo di New York, risponde convincendo Propaganda dell\u2019assoluta infondatezza del ricorso, che egli crede ispirato agli italiani da membri della Pia Societ\u00e0 delle Missioni (pallottini), e della falsit\u00e0 delle affermazioni dei rimostranti<a title=\"sdfootnote31anc\" href=\"#sdfootnote31sym\" name=\"sdfootnote31anc\"><sup>31<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un altro argomento ricorrente \u00e8 la diatriba sull\u2019uso americano di richiedere denaro per sedersi in chiesa. A questo costume, invalso da decenni in America nonostante la disapprovazione di Roma, ma totalmente estraneo alla mentalit\u00e0 italiana, gli emigranti, soprattutto se appena arrivati, reagiscono con sorpresa e indignazione<a title=\"sdfootnote32anc\" href=\"#sdfootnote32sym\" name=\"sdfootnote32anc\"><sup>32<\/sup><\/a>. Nel 1908 Giovanni De Cristofaro di Brooklyn protesta di aver dovuto pagare 10 cents per entrare in chiesa ma solo per assistere alla messa in piedi, bench\u00e9 vi fossero dei banchi liberi. Propaganda scrive al delegato Diomede Falconio ricordando come pi\u00f9 volte si sia rivolta ai vescovi in seguito a denunce simili e abbia sempre ricevuto l\u2019assicurazione che la tassa vale solo per sedersi e che l\u2019ingresso \u00e8 del tutto libero. Falconio risponde confermando che la pratica di questo abuso \u00e8 generalizzata. In tutte le diocesi l\u2019ingresso alla messa cantata per le grandi solennit\u00e0 costa 10-15 <em>cents<\/em> e pi\u00f9; nei giorni festivi pure chi non sta seduto paga un contributo pressoch\u00e9 obbligatorio. Anche se c\u2019\u00e8 sempre una messa completamente libera, questo \u00e8 un autentico abuso che occorre stroncare con una circolare ai vescovi. Propaganda tuttavia differisce ogni decisione<a title=\"sdfootnote33anc\" href=\"#sdfootnote33sym\" name=\"sdfootnote33anc\"><sup>33<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nelle rubriche geografiche sono pure rintracciabili i dubbi o le richieste della gerarchia ecclesiastica relativamente all\u2019assistenza degli italiani. Nel 1897 il delegato apostolico Sebastiano Martinelli chiede istruzioni sulla creazione di parrocchie nazionali non delimitate territorialmente, ma destinate alla cura delle singole comunit\u00e0<a title=\"sdfootnote34anc\" href=\"#sdfootnote34sym\" name=\"sdfootnote34anc\"><sup>34<\/sup><\/a>. Nel 1908, Fergus McEvay, arcivescovo di Toronto, prende a cuore la sorte degli italiani, contrariamente al suo predecessore O\u2019Connor, e chiede il permesso di contrarre mutui per costruire le loro parrocchie<a title=\"sdfootnote35anc\" href=\"#sdfootnote35sym\" name=\"sdfootnote35anc\"><sup>35<\/sup><\/a>. Da alcune lettere risalta come una parte della questione sia legata alla distribuzione del clero italiano in Nord America. Mentre a New York gli arcivescovi Corrigan e Farley si lamentano per i troppi sacerdoti italiani senza occupazione, molte comunit\u00e0 protestano per la mancanza di un prete connazionale<a title=\"sdfootnote36anc\" href=\"#sdfootnote36sym\" name=\"sdfootnote36anc\"><sup>36<\/sup><\/a>. Esiste quindi un problema di organizzazione dell\u2019assistenza pastorale e, d\u2019altronde, nonostante l\u2019apposita fondazione scalabriniana, la cura degli emigranti viene esercitata da molti istituti e congregazioni spesso in concorrenza reciproca. Inoltre il clero secolare contribuisce con un elevato numero di membri, spesso senza autorizzazione valida da parte del vescovo di origine, che accrescono numericamente la presenza ecclesiastica italiana, ma ne rendono anche pi\u00f9 difficile la razionalizzazione all\u2019interno delle diocesi. Il gi\u00e0 citato Luigi Pozzi di Trenton compendia in modo eccellente le motivazioni che spingono i preti italiani a recarsi in America: \u201cAlcuni sono partiti dall\u2019Italia per miserie proprie, altri per urti avuti col Clero o coi loro Vescovi e Superiori, altri per migliorare la loro posizione o far moneta, altri spinti dalla mania di viaggiare e vedere il mondo, altri perch\u00e9 hanno tutti i loro parenti qua e altri per ragioni pi\u00f9 o meno serie, pi\u00f9 o meno inconsiderate\u201d<a title=\"sdfootnote37anc\" href=\"#sdfootnote37sym\" name=\"sdfootnote37anc\"><sup>37<\/sup><\/a>. Anche se non si deve sovrastimare l\u2019impressione che emerge dagli archivi romani, ai quali arrivano soprattutto le proteste e le diatribe della vita delle diocesi, tali <em>querelles<\/em> devono pur sempre essere prese in considerazione. Si ha cos\u00ec un\u2019immagine conflittuale del clero italiano trapiantato in America sia nei rapporti con la gerarchia, sia in quelli con le comunit\u00e0 italiane.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote1sym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\"><sup>1<\/sup><\/a>Per la definizione del contenuto delle rubriche cfr. Nicholas Kowalsky e Josef Metzler, <em>Inventory of the Historical Archives of the Sacred Congregation for the Evangelization of peoples or \u201cde Propaganda Fide\u201d<\/em>, Roma, Pontificia Universitas Urbaniana, 1983, pp. 87-90.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote2sym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\"><sup>2<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 77 (1896), ff. 613-614; vol. 198 (1901), ff. 164-165; vol. 220 (1902), ff. 173-175; vol. 337 (1906), ff. 361-362; vol. 418 (1908), ff. 460-461.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote3sym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\"><sup>3<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 124 (1898), ff. 279r-280r. Per osservazioni dello stesso religioso in precedenti occasioni, cfr. Maria Laura Vannicelli, <em>L\u2019opera della congregazione di Propaganda fide per gli emigrati italiani negli Stati Uniti (1883-1887)<\/em>, in <em>L\u2019emigrazione calabrese dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia a oggi<\/em>, a cura di Piero Borzomati, Roma, Centro Studi Emigrazione, 1982, pp. 142-143.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote4sym\" href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\"><sup>4<\/sup><\/a>Forse Vittorio Romanelli, sul quale troviamo documenti in APF, Nuova Serie, vol. 99 (1897), ff. 774-783.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote5sym\" href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\"><sup>5<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 372 (1907), ff. 421-422.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote6sym\" href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\"><sup>6<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 372 (1907), ff. 77-79.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote7sym\" href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\"><sup>7<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 370 (1909), ff. 463-465.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote8sym\" href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\"><sup>8<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 494 (1911), ff. 389-392.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote9sym\" href=\"#sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9sym\"><sup>9<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 482 (1910), ff. 419-420.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote10\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote10sym\" href=\"#sdfootnote10anc\" name=\"sdfootnote10sym\"><sup>10<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 538 (1914), ff. 463-466.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote11\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote11sym\" href=\"#sdfootnote11anc\" name=\"sdfootnote11sym\"><sup>11<\/sup><\/a>Dossier \u201cDe Santi Serafino\u201d. Circa sua espulsione, APF, Nuova Serie, vol. 2 (1893), ff. 668-675.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote12\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote12sym\" href=\"#sdfootnote12anc\" name=\"sdfootnote12sym\"><sup>12<\/sup><\/a>Bandini \u00e8 conosciuto soprattutto come il fondatore di Tontitown nell\u2019Arkansas, una colonia agricola di italiani di cui fu anche sindaco, cfr. Antonio Perotti, <em>La societ\u00e0 italiana di fronte alle prime migrazioni di massa<\/em>, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 11-12 (1968), pp. 96-116.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote13\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote13sym\" href=\"#sdfootnote13anc\" name=\"sdfootnote13sym\"><sup>13<\/sup><\/a>Dossier \u201cBandini Rev. P.\u201d, APF, Nuova Serie, vol. 30 (1894), ff. 658-665.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote14\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote14sym\" href=\"#sdfootnote14anc\" name=\"sdfootnote14sym\"><sup>14<\/sup><\/a>In precedenza Gibelli ha prestato la sua opera nella parrocchia di Sant\u2019Antonio da Padova a Buffalo.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote15\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote15sym\" href=\"#sdfootnote15anc\" name=\"sdfootnote15sym\"><sup>15<\/sup><\/a>Dossier \u201cGibelli D. Antonio, per abbandonare la Cong[regazio]ne\u201d, APF, Nuova Serie, vol. 52 (1895), ff. 590-609.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote16\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote16sym\" href=\"#sdfootnote16anc\" name=\"sdfootnote16sym\"><sup>16<\/sup><\/a>Dossier \u201cKaram Michele\u201d, APF, Nuova Serie, vol. 123 (1898), ff. 137-189. Su Karam, vedi quanto scritto nel primo capitolo di questa parte e Ferdinando Fasce, <em>An Italian American Catholic Parish in the early Twentieth Century. A View from Waterbury Connecticut<\/em>, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 103 (1991), pp. 343-350.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote17\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote17sym\" href=\"#sdfootnote17anc\" name=\"sdfootnote17sym\"><sup>17<\/sup><\/a>Su Scotti, cfr. ASV, Segr. Stato, 1921, rubr. 251, fasc. 16, ff. 67-78.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote18\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote18sym\" href=\"#sdfootnote18anc\" name=\"sdfootnote18sym\"><sup>18<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 267 (1904), ff. 408-420.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote19\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote19sym\" href=\"#sdfootnote19anc\" name=\"sdfootnote19sym\"><sup>19<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 336 (1906), ff. 960-976. Sempre a Trenton troviamo nel 1909 Achille Cremonesi, ministro presbiteriano, che si spaccia per prete cattolico laureato in teologia al Collegio Urbano; il sacerdote italiano di Trenton, Joseph Transerici, chiede informazioni a nome del vescovo a Propaganda, alla quale per\u00f2 Cremonesi \u00e8 sconosciuto: APF, Nuova Serie, vol. 465 (1909), f. 479.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote20\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote20sym\" href=\"#sdfootnote20anc\" name=\"sdfootnote20sym\"><sup>20<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 370 (1909), ff. 19-35.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote21\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote21sym\" href=\"#sdfootnote21anc\" name=\"sdfootnote21sym\"><sup>21<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 421 (1908), ff. 332-648.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote22\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote22sym\" href=\"#sdfootnote22anc\" name=\"sdfootnote22sym\"><sup>22<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 429 (1908), ff. 159-233.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote23\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote23sym\" href=\"#sdfootnote23anc\" name=\"sdfootnote23sym\"><sup>23<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 429 (1908), ff. 452-490.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote24\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote24sym\" href=\"#sdfootnote24anc\" name=\"sdfootnote24sym\"><sup>24<\/sup><\/a>Sul fecondo rapporto di stima e amicizia, ma non privo di divergenze, tra i due vescovi cfr. il cospicuo carteggio pubblicato in <em>Scalabrini e le migrazioni moderne. Scritti e carteggi<\/em>, a cura di Silvano M. Tomasi e Gianfausto Rosoli, Torino, SEI, 1997, pp. 237-305.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote25\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote25sym\" href=\"#sdfootnote25anc\" name=\"sdfootnote25sym\"><sup>25<\/sup><\/a>Dossier \u201cAddebiti a carico de\u2019 missionari Piacentini e loro opere. Reclami [degli] Italiani negli Stati Uniti\u201d, APF, Nuova Serie, vol. 332 (1905), ff. 1-398. Su Alussi abbiamo altri due documenti: nel 1902 chiede un sussidio per la chiesa di St. Joachim di New York, APF, Nuova Serie, vol. 232 (1902), ff. 566-567, e nel 1908 \u00e8 ancora a New Haven, dove ha affidato l\u2019insegnamento nelle scuole alle Suore e a una associazione di \u201csignorine italiane\u201d, APF, Nuova Serie, vol. 427 (1908), ff. 33-91.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote26\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote26sym\" href=\"#sdfootnote26anc\" name=\"sdfootnote26sym\"><sup>26<\/sup><\/a>Dossier \u201cEmigrati italiani. Reclami\u201d, APF, Nuova Serie, vol. 461 (1908), ff. 348-627. Cfr. Mario Francesconi, <em>Un progetto di mons. Scalabrini per l\u2019assistenza religiosa agli emigranti di tutte le nazionalit\u00e0<\/em>, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 25-26 (1972), pp. 185-203.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote27\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote27sym\" href=\"#sdfootnote27anc\" name=\"sdfootnote27sym\"><sup>27<\/sup><\/a>Su Cocchia, si veda Stefano Trinchese, <em>Missione e pastorale: Rocco Cocchia, vescovo nel Mezzogiorno (1830-1900)<\/em>, in Associazione italiana dei professori di Storia della Chiesa, <em>Problemi di storia della Chiesa dalla Restaurazione all\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia<\/em>, Napoli, Edizioni Dehoniane, 1982, pp. 369-390 con nota bibliografica.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote28\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote28sym\" href=\"#sdfootnote28anc\" name=\"sdfootnote28sym\"><sup>28<\/sup><\/a>Dossier \u201cEpiscopato S.[tati] U.[niti] Circolare sulla Fede di Stato Libero per gli Italiani\u201d; APF, Nuova Serie, vol. 157 (1899), ff. 192-247.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote29\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote29sym\" href=\"#sdfootnote29anc\" name=\"sdfootnote29sym\"><sup>29<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 254 (1903), ff. 735-749.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote30\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote30sym\" href=\"#sdfootnote30anc\" name=\"sdfootnote30sym\"><sup>30<\/sup><\/a>Dossier \u201cMorano Pasquale e Musto Maria. Causa matrim.[oniale]\u201d, APF, Nuova Serie, vol. 437 (1908), ff. 841-842.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote31\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote31sym\" href=\"#sdfootnote31anc\" name=\"sdfootnote31sym\"><sup>31<\/sup><\/a>Vedi il gi\u00e0 citato dossier \u201cEmigranti Italiani\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote32\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote32sym\" href=\"#sdfootnote32anc\" name=\"sdfootnote32sym\"><sup>32<\/sup><\/a>Il gi\u00e0 ricordato McSweeny, evidentemente sensibile al dettame romano, dispensa dunque i parrocchiani italiani dal pagamento della tassa, cfr. <em>supra<\/em>, nota 3.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote33\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote33sym\" href=\"#sdfootnote33anc\" name=\"sdfootnote33sym\"><sup>33<\/sup><\/a>Vedi il gi\u00e0 citato dossier \u201cEmigranti Italiani\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote34\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote34sym\" href=\"#sdfootnote34anc\" name=\"sdfootnote34sym\"><sup>34<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 119 (1897) rubr. 153, ff. 357-363.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote35\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote35sym\" href=\"#sdfootnote35anc\" name=\"sdfootnote35sym\"><sup>35<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 463 (1908) rubr. 154, ff. 518-519.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote36\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote36sym\" href=\"#sdfootnote36anc\" name=\"sdfootnote36sym\"><sup>36<\/sup><\/a>La distribuzione geografica dell\u2019assistenza agli italiani risente anche della precedente presenza di missioni destinate all\u2019evangelizzazione degli autoctoni. Questo accade alle missioni della provincia gesuita di Torino, presente gi\u00e0 nell\u2019Ottocento con i suoi missionari lungo l\u2019asse delle Montagne Rocciose dall\u2019Alaska alla California. Nel 1903 i gesuiti Cocchi e Chianale chiedono sovvenzioni per l\u2019\u201cOpera della Santa Famiglia per gli Emigranti Italiani\u201d di Spokane nello stato di Washington dove risiedono trenta famiglie italiane con tre o quattrocento operai stagionali, APF, Nuova Serie, vol. 295 (1904), rubr. 153, ff. 162-165 e 331-335.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote37\">\n<p align=\"justify\"><a title=\"sdfootnote37sym\" href=\"#sdfootnote37anc\" name=\"sdfootnote37sym\"><sup>37<\/sup><\/a>APF, Nuova Serie, vol. 336 (1906) rubr. 5, ff. 981-989.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<h2>Gli italiani in Nord America nell\u2019Archivio della Congregazione \u201cde Propaganda Fide\u201d (1893-1908)<\/h2>\n<div>Abbiamo gi\u00e0 accennato al fatto che l\u2019Archivio storico della Congregazione \u201cde Propaganda Fide\u201d si \u00e8 enormemente accresciuto nel corso dell\u2019Ottocento. Ci\u00f2 ha provocato la modifica della sua organizzazione, rimasta immutata sin dal Seicento. A partire dal 1893, tranne la raccolta delle decisioni pi\u00f9 importanti (che costituisce la serie degli Acta), tutto il materiale \u00e8 accorpato nella cosiddetta Nuova Serie. All\u2019interno di essa i documenti, in arrivo e in partenza, sono classificati in numerose rubriche che si possono ripartire in due gruppi.<\/div>\n<p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[81],"tags":[655,92,254,364,100],"class_list":["post-1219","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-c65-articoli","tag-de-propaganda-fide","tag-emigrazione","tag-italiani","tag-lettere","tag-nord-america"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1219","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1219"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1219\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3311,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1219\/revisions\/3311"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1219"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1219"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1219"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}