{"id":1261,"date":"2010-04-27T12:59:17","date_gmt":"2010-04-27T10:59:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=1261"},"modified":"2017-05-16T16:33:19","modified_gmt":"2017-05-16T14:33:19","slug":"the-cultures-of-migration-dartmouth-college-hanover-new-hampshire-22-24-giugno-2007","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2010\/04\/the-cultures-of-migration-dartmouth-college-hanover-new-hampshire-22-24-giugno-2007\/","title":{"rendered":"The Cultures of Migration, Dartmouth College, Hanover, New Hampshire, 22-24 giugno 2007"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Molti contributi si sono occupati di critica letteraria, soprattutto sul versante\u00a0dell\u2019immigrazione extracomunitaria in Italia, e di linguistica, come nel caso della\u00a0relazione di Joseph Abraham Levi sulle trasformazioni morfologiche a cui \u00e8 andato\u00a0soggetto il dialetto veneto in Brasile a causa delle contaminazioni con la lingua\u00a0portoghese. Del resto, sono proprio questi i due ambiti in cui \u00e8 risaltata in maniera\u00a0pi\u00f9 evidente l\u2019argomentazione che ha fatto da leitmotiv del convegno nel suo insieme,\u00a0cio\u00e8 la tesi dell\u2019ibridizzazione dell\u2019identit\u00e0 a seguito del contatto culturale tra\u00a0migranti e societ\u00e0 d\u2019adozione. Inoltre, in entrambi i campi, ha suscitato minore problematicit\u00e0,\u00a0rispetto alla dimensione storiografica, il superamento di un eventuale\u00a0scetticismo a trascendere la storicizzazione dei fenomeni migratori per stabilire possibili\u00a0accostamenti tra vicende ambientate non soltanto in societ\u00e0 diverse ma anche\u00a0in periodi differenti.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Il convegno si \u00e8, comunque, contraddistinto per la sua pluridisciplinariet\u00e0. Altre\u00a0relazioni, infatti, si sono collocate nel settore della cinematografia. Per esempio,\u00a0Norma Buchard ha esaminato l\u2019eco della xenofobia emersa dalla pellicola di Reginald\u00a0Barker The Italian, prodotta dalla Paramount nel 1915, in cui l\u2019anticattolicesimo e la\u00a0denuncia dell\u2019immigrazione italiana come veicolo di diffusione del sovversivismo\u00a0si intrecciano con una visione romanticizzata dell\u2019Italia come una sorta di paradiso\u00a0perduto. William Leparulo ha, invece, presentato il film Mac come un momento di\u00a0svolta nella rappresentazione dell\u2019italo-americano medio nel cinema statunitense.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Tale tornante sarebbe stato segnato dall\u2019allontanamento dal filone del crimine organizzato\u00a0e dall\u2019orientamento verso la celebrazione dell\u2019etica del lavoro e dell\u2019attivit\u00e0\u00a0professionale quale forma di arte, culminata in Big Night nella raffigurazione\u00a0dell\u2019occupazione della figura di Primo come ristoratore quale forma di gratificazione\u00a0personale. Come \u00e8 stato mostrato da Teresa Fiore, per\u00f2, l\u2019idea del mestiere come vocazione<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">ricorre anche nella letteratura e, in particolare, nella narrativa di John Fante,\u00a0che a suo giudizio avrebbe inteso esaltare gli immigrati italiani quali artefici materiali\u00a0dell\u2019edilizia pubblica e privata statunitense. In tal modo, al di l\u00e0 della finzione\u00a0narrativa, non priva per\u00f2 di numerosi elementi autobiografici, Fante avrebbe anche\u00a0riscattato una delle funzioni pubbliche degli italo-americani sottraendola all\u2019oblio,\u00a0nonostante il ruolo anonimo degli immigrati e la mancanza di successi individuali\u00a0in opere di costruzione spesso prive di monumentalit\u00e0.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Per la loro funzione nel recuperare una delle principali attivit\u00e0 svolte dagli\u00a0italo-americani dal cono d\u2019ombra della memoria collettiva, gli scritti di Fante possono\u00a0pure assolvere a un compito di testimonianza storica. In effetti, come ha segnalato\u00a0Mary Jo Bona nella sua prolusione, non poche sono le occasioni di contatto\/contaminazione disciplinare tra letteratura e storia. Bona ha posto l\u2019accento su come\u00a0anche le fonti letterarie possano essere utili per comprendere l\u2019esperienza migratoria,\u00a0soprattutto quando esprimono quell\u2019intimit\u00e0 delle vicende di vita personale che\u00a0tende a non trasparire da una documentazione prodotta a fini ufficiali. Inoltre, Bona\u00a0si \u00e8 anche soffermata sul problema del riconoscimento dell\u2019italianit\u00e0 della scrittura\u00a0in romanzieri italo-americani che vengono talvolta considerati autori statunitensi\u00a0senza una particolare connotazione etnica. Su un terreno correlato con quest\u2019ultimo\u00a0aspetto si \u00e8 mossa Evelyn Ferraro, che ha sollevato il problema della possibilit\u00e0 di\u00a0procedere a una \u201cdenazionalizzazione\u201d del canone letterario italiano per globalizzare\u00a0la letteratura di lingua italiana negli stessi termini per cui di parla di una comunit\u00e0\u00a0italiana mondializzata dalla presunta \u201cdiaspora\u201d della sua popolazione.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Alcune relazioni di taglio prettamente storico, ancorch\u00e9 presentate spesso\u00a0in forma ancora di work in progress, hanno gettato luce su aspetti poco conosciuti,\u00a0quando non addirittura inesplorati, dell\u2019emigrazione italiana in paesi che non vengono\u00a0comunemente associati con l\u2019esodo italiano all\u2019estero. In tale contesto, Sherley\u00a0Smith ha ricostruito la genesi dell\u2019insediamento italiano a Tienin dopo che il governo\u00a0di Roma era riuscito a strappare alla Cina una concessione costiera come riparazione\u00a0per i danni subiti dalla propria legazione durante la rivolta dei boxers. Robert Buranello\u00a0ha tracciato un quadro della presenza italiana in Sudafrica con particolare\u00a0The Cultures of Migration, Dartmouth College\u00a0riferimento ai prigionieri di guerra catturati dalle forze britanniche durante la seconda\u00a0guerra mondiale. Sally Hill si \u00e8 occupata della minuscola comunit\u00e0 italiana\u00a0della Nuova Zelanda, a partire dall\u2019arrivo dei primi pionieri con la corsa all\u2019oro negli\u00a0anni Sessanta dell\u2019Ottocento, conferendo rilievo allo sviluppo di manifestazioni di\u00a0solidariet\u00e0 verso la minoranza autoctona dei maori.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Di impianto pi\u00f9 convenzionale sono, invece, risultate la relazioni di B\u00e9n\u00e9dicte\u00a0Deschamps e di Emanuel Rota. La prima, ricca di esempi tratti soprattutto dall\u2019esperienza\u00a0statunitense, ha esaminato il ruolo giocato dalla stampa italiana all\u2019estero nella\u00a0costruzione di un\u2019identit\u00e0 etnica basata sulla comune origine nazionale degli emigranti.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">La seconda si \u00e8 soffermata sulle maggiori difficolt\u00e0 di americanizzazione delle\u00a0immigrate italiane negli Stati Uniti, a causa del loro parziale isolamento nell\u2019ambiente\u00a0domestico, rispetto all\u2019elemento maschile delle comunit\u00e0 che era maggiormente in\u00a0contatto con la societ\u00e0 americana per motivi di lavoro, e sulle ripercussioni che tale\u00a0fenomeno ebbe sull\u2019integrazione dei figli. Da segnalare pure l\u2019intervento di Claudio\u00a0Cicotti sulla costituzione di una banca dati sugli autori in lingua italiana, editi e inediti,\u00a0di Francia, Belgio, Lussemburgo e Germania al fine di studiare come i portatori\u00a0di una cultura minoritaria, pur senza trattare necessariamente di emigrazione, si\u00a0rapportino alla cultura maggioritaria di un paese che non \u00e8 il proprio.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Come ha riconosciuto Bona, dopo un iter lungo e travagliato gli studi italoamericani\u00a0sono stati capaci di ottenere una propria legittimazione accademica negli\u00a0Stati Uniti non soltanto sul versante storiografico, ma anche su quello della critica\u00a0letteraria. Da questo punto di vista, l\u2019organizzazione di un convegno su tali tematiche\u00a0al Dartmouth College \u2013 una delle pi\u00f9 antiche e prestigiose roccaforti della cultura<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">anglo-sassone e protestante in campo universitario \u2013 sembra di per se stessa avere\u00a0dato il suggello a tale sviluppo della disciplina.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div id=\"_mcePaste\"><strong>CONVEGNI:\u00a0The Cultures of Migration, Dartmouth College, Hanover,\u00a0New Hampshire, 22-24 giugno 2007<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" id=\"_mcePaste\">Nell\u2019ottica della trasformazione dell\u2019Italia da terra d\u2019emigrazione a paese\u00a0d\u2019immigrazione, il convegno \u2013 organizzato da Graziella Parati e Anthony Julian\u00a0Tamburri \u2013 si \u00e8 proposto di stimolare un\u2019analisi delle culture dei migranti in una\u00a0prospettiva comparata tra gli italiani che se ne sono fatti portatori, quando hanno abbandonato\u00a0la penisola nei decenni dell\u2019esodo di massa, e le minoranze extracomunitarie\u00a0che, invece, le esprimono ai nostri giorni dopo avere scelto l\u2019Italia come propria\u00a0destinazione. In conseguenza di un approccio che non poteva che essere diacronico,\u00a0il confronto tra queste due diverse tipologie d\u2019esperienze \u00e8 stato per lo pi\u00f9 indiretto,\u00a0con poche occasioni di raffronto diretto, come il tentativo di Elena Benelli di mettere\u00a0in relazione la produzione dello scrittore italo-canadese Marco Micone, emigrato nel\u00a0Quebec nel 1958, con quella dell\u2019autrice Igiaba Scego, nata a Roma nel 1974 da profughi\u00a0somali. Nel complesso, quindi, pi\u00f9 che il contenuto delle singole relazioni, \u00e8 stata\u00a0in genere la struttura stessa del consesso che, attraverso l\u2019alternarsi degli interventi,\u00a0ha in genere proposto un intreccio deliberato di riflessioni sull\u2019emigrazione dall\u2019Italia\u00a0e sull\u2019immigrazione in questo paese.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" \/>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[81],"tags":[393,630,628,133,244,629],"class_list":["post-1261","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-c65-articoli","tag-cultura","tag-dartmouth-college","tag-extracomunitari","tag-immigrazione","tag-italia","tag-linguistica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1261","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1261"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1261\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3769,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1261\/revisions\/3769"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1261"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1261"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1261"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}