{"id":1300,"date":"2011-01-10T10:26:09","date_gmt":"2011-01-10T09:26:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=1300"},"modified":"2017-03-22T19:02:39","modified_gmt":"2017-03-22T18:02:39","slug":"dove-ieri-fu-serva-sia-oggi-consocia-la-condizione-della-donna-secondo-arturo-giovannitti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2011\/01\/dove-ieri-fu-serva-sia-oggi-consocia-la-condizione-della-donna-secondo-arturo-giovannitti\/","title":{"rendered":"\u201cDove ieri fu serva, sia oggi consocia\u201d: la condizione della donna secondo Arturo Giovannitti"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPoeta del wop\u201d, per riprendere la definizione di Kenneth Macgowan, Giovannitti credeva nella necessit\u00e0 di unire arte e politica per fare evolvere la societ\u00e0<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>. Invece di usare la sua penna per servire la sola letteratura, ne faceva uso anche per esprimere la sua fede nell\u2019efficacia dell\u2019azione diretta e dei metodi impiegati dal sindacato di cui divenne uno degli emblemi: l\u2019Industrial Workers of the World (Iww)<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>. Si mostrava sensibile alle lotte del suo tempo, che fossero quelle dei minatori evocati nel suo poema \u201cil figlio dell\u2019abisso,\u201d quelle degli operai delle fabbriche della Pennsylvania o quelle ancora delle sarte dell\u2019industria dell\u2019abbigliamento<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>. Louis Untermeyer scriveva con pertinenza che l\u2019ingiustizia fosse il suo \u201ccampo di battaglia\u201d e tra le molteplici battaglie dell\u2019inizio del ventesimo secolo, la lotta delle donne per la propria emancipazione non lo lasci\u00f2 indifferente<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come tanti uomini della sua epoca, Giovannitti vedeva nella donna innanzitutto una genitrice. Martino Marazzi nota, per esempio, come nella sua introduzione al volume di Clara Vacirca (moglie dell\u2019esule ed ex deputato socialista Vincenzo Vacirca) Giovannitti avesse lodato la scrittrice soprattutto \u201ccome \u2018consorte e madre esemplare\u2019\u201d<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>. Nel dibattito sulla cosiddetta \u201cquestione delle donne\u201d l\u2019idea che la maternit\u00e0 fosse l\u2019essenza stessa della femminilit\u00e0 era infatti un concetto che non solo era prevalente nella societ\u00e0 statunitense ma sul quale esisteva quasi un consenso tra i diversi movimenti politici e sindacali a prescindere dal loro orientamento ideologico. Neppure gli intellettuali del gruppo avanguardista radicale di New York che Giovannitti frequentava assiduamente contestavano la specificit\u00e0 della condizione femminile, costituita dalla riproduzione della specie secondo quello che lo scrittore e giornalista Floyd Dell chiamava \u201cl\u2019arrangiamento biologico della razza\u201d<a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Elisabetta Vezzosi ed altri storici hanno spiegato quanto fosse difficile, anche per gli esponenti del movimento operaio italiano e statunitense, liberarsi da una concezione della donna basata sul ruolo fondamentale che essa svolgeva in quanto madre<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a>. Tale percezione della figura femminile si radicava in una forte tradizione patriarcale occidentale, nella quale si esaltava nella donna la bellezza, la dolcezza, la pazienza e il senso del sacrificio. Lo storico Angelo Trento sottolinea che perfino gli anarchici italiani difendevano nella propria stampa \u201cideali vicinissimi a quelli dei maschilisti borghesi\u201d, cio\u00e8 ideali nei quali il posto della donna era \u201cfisiologicamente e psicologicamente\u201d assegnato dalla natura in famiglia in quanto sposa e madre<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a>. La stessa militante socialista Anna Kuliscioff, che chiedeva ai compagni di \u201cconsiderare l\u2019agitazione pel voto alle donne, non come un lusso o un perditempo, ma come una necessit\u00e0 imprescindibile\u201d, appoggiava in parte la sua argomentazione sul fatto che la donna non fosse soltanto una lavoratrice ma che desse \u201cai futuri combattenti della milizia proletaria il proprio sangue e la vita\u201d e ne foggiasse \u201cla mente e l\u2019anima,\u201d ci\u00f2 che costituiva \u201cil pi\u00f9 alto e delicato degli uffici sociali\u201d<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 negare che il pensiero e i versi di Giovannitti siano stati influenzati da questo modo di vedere. I militanti dell\u2019Industrial Workers of the World e dei nuovi sindacati emersi all\u2019inizio del ventesimo secolo grazie alla mobilitazione degli immigrati italiani, russi, o polacchi \u2013quali l\u2019Amalgamated Clothing Workers of America (Acwa) e l\u2019International Ladies Garment Workers Union (Ilgwu) \u2013 pubblicavano nei propri giornali gli scritti della Kuliscioff (tra l\u2019altro a volte senza nominarla) e anche altri testi che celebravano le virt\u00f9 della maternit\u00e0 e il nobile compito adempiuto dalle donne attraverso l\u2019educazione dei figli. Come ricorda Barbara Foley, anche a livello iconografico, la stampa di sinistra \u201ccostruiva la categoria del \u201clavoratore\u201d in quanto maschio\u201d<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a>. Rappresentava quindi raramente la donna nelle vesti di lavoratrice e si limitava a raffigurarla quasi sempre accanto a bambini, come si pu\u00f2 vedere nell\u2019organo dell\u2019Acwa \u201cIl Lavoro\u201d, del quale Giovannitti era un collaboratore regolare.<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a> La visione addolorata delle madri lasciate sole \u201cnella raffica impervia dell\u2019esistenza,\u201d dopo la scomparsa del marito in guerra o in fabbrica era in parte condivisa da Giovannitti.<a href=\"#_ftn17\">[17]<\/a> Anch\u2019egli lamentava per esempio nella propria poesia la tragica sorte della madre proletaria la cui \u201cmammella secca\u201d non le permetteva di allattare i propri figli<a href=\"#_ftn18\">[18]<\/a>. Non a caso, quando nel 1911 l\u2019emigrata italo-canadese Angelina Napolitano uccise il marito che voleva costringerla a prostituirsi, Giovannitti prese le difese dell\u2019omicida proprio in nome della maternit\u00e0<a href=\"#_ftn19\">[19]<\/a>. Mentre le femministe la sbandieravano \u201ccome eroina che aveva liberato la terra da un bruto,\u201d Giovannitti sosteneva che Napolitano meritasse di essere salvata dal patibolo perch\u00e9 il fatto di aver dato la vita pi\u00f9 volte le conferiva il diritto di valersi di un numero uguale di vite<a href=\"#_ftn20\">[20]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia Giovannitti non concepiva la maternit\u00e0 come una catena che legasse la donna al focolare. La sua visione era infatti pi\u00f9 ampia. Durante gli scioperi e i raduni politici, Giovannitti era abituato a collaborare con le donne e conosceva il valore delle poche compagne, quali Dorothy Jacobs o Elisabeth Gurley Flynn, a cui i sindacati avevano concesso un posto di organizzatrici. Flynn, soprattutto, le cui qualit\u00e0 di oratrice suscitarono l\u2019ammirazione di tutti durante lo sciopero di Lawrence del 1912, dimostr\u00f2 una saggezza politica fuori dal comune. Nel 1917, quando il governo statunitense accus\u00f2 Carlo Tresca, Joseph Ettor Giovannitti e Flynn di tentare di nuocere allo sforzo bellico degli Stati Uniti, fu la strategia scelta da Flynn che probabilmente salv\u00f2 dal carcere i quattro attivisti<a href=\"#_ftn21\">[21]<\/a>. Il carisma e l\u2019impegno di Bellanca, Flynn o della celebre agitatrice anarchica Emma Goldman impressionavano gli intellettuali radicali di New York, che vedevano nel loro operato la prova che le competenze femminili non limitassero all\u2019ambito domestico. Insieme ai redattori di \u201cThe Masses\u201d e di \u201cThe Liberator\u201d, Giovannitti cercava di ideare una nuova donna \u201csessualmente emancipata\u201d alla quale, malgrado le discrepanze e le contraddizioni esistenti all\u2019interno di questo gruppo, fosse possibile vivere un rapporto diverso con gli uomini<a href=\"#_ftn22\">[22]<\/a>. Propugnatore dell\u2019amore libero, Giovannitti criticava cos\u00ec nell\u2019introduzione a <em>Sabotage<\/em> di Emile Pouget, l\u2019ipocrisia di una societ\u00e0 che si rassegnava ad accettare l\u2019adulterio e il divorzio ma diffidava dell\u2019idea della libert\u00e0 sessuale perch\u00e9 \u201c\u00e8 solo quando diventa un\u2019idea che diventa una forza dinamica e distruttiva della societ\u00e0 borghese\u201d<a href=\"#_ftn23\">[23]<\/a>. Nel 1916, Giovannitti faceva parte, insieme a Max Eastman, del comitato che aveva organizzato un grande comizio alla Carnegie Hall per la liberazione di Emma Goldman, che era stata incarcerata per aver diffuso propaganda a favore dei contraccettivi<a href=\"#_ftn24\">[24]<\/a>. Goldman sosteneva che l\u2019emancipazione femminile sarebbe dipesa anche dalla capacit\u00e0 della donna di negare a chiunque il diritto di sfruttare il proprio corpo e di \u201crifiutare di fare figli a meno che li volesse\u201d. Questa posizione era condivisa da Giovannitti, che definiva il controllo delle nascite nella sua \u201cpsicanalisi minima\u201d come \u201cla riforma pi\u00f9 utile\u201d<a href=\"#_ftn25\">[25]<\/a>. \u00c8 in questa prospettiva che si spiega la molteplicit\u00e0\u00a0 delle connotazioni della figura materna nella poesia di Giovannitti. Per esempio, la madre evocata nell\u2019\u201cAnniversario,\u201d non \u00e8 soltanto \u201cpura\u201d, \u201cbella\u201d e \u201cbuona\u201d. \u00c8 anche \u201cgagliarda\u201d e \u201cforte\u201d e segue il poeta \u201cin alto, lontano, madre in fatiche e dolore, e nella rivolta sorella\u201d<a href=\"#_ftn26\">[26]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, nel primo decennio del ventesimo secolo, le \u201csorelle\u201d erano poco presenti nella rivolta, malgrado l\u2019incremento costante del numero di lavoratrici nelle fabbriche dei grandi centri urbani statunitensi. Negli ambienti radicali, il lavoro della donna, per ragioni ovvie, non veniva apprezzato in quanto strumento dell\u2019emancipazione femminile. \u201cPer quanto riguarda la grande massa delle ragazze e delle donne lavoratrici\u201d, scriveva nel 1911 con lucidit\u00e0 Emma Goldman, \u201cquant\u2019\u00e8 l\u2019indipendenza che si guadagna se la limitatezza e la mancanza della casa vengono sostituite dalla limitatezza e mancanza di libert\u00e0 della fabbrica, del retrobottega, del grande magazzino o dell\u2019ufficio?\u201d<a href=\"#_ftn27\">[27]<\/a>. Qualche anno dopo, Giovannitti riecheggiava questo interrogativo e lamentava che la donna fosse stata \u201cscacciata dall\u2019ambiente domestico e gettata senza misericordia e senza riconoscenza nei traffici spietati delle competizioni economiche\u201d<a href=\"#_ftn28\">[28]<\/a>. La prima guerra mondiale, che acceler\u00f2 il processo di integrazione della manodopera femminile nelle maggiori industrie, si rivel\u00f2 un periodo chiave in cui i sindacati presero atto dell\u2019ineluttabile immissione delle donne in parte del mercato del lavoro. Questo fenomeno inquietava i sindacati e i partiti di sinistra che lo ritenevano una conseguenza disastrosa dello sviluppo sfrenato del capitalismo e un\u2019opportunit\u00e0 eccezionale per i \u201cpadroni\u201d di sfruttare ulteriormente la classe proletaria. Le operaie, il cui stipendio era inferiore a quello degli uomini a parit\u00e0 di mansioni, erano viste quindi come una minaccia per la manodopera maschile. Anche Giovannitti si mostrava critico dell\u2019\u201cimperiosa necessit\u00e0\u201d che aveva rovesciato \u201cmoltitudini immense di donne\u201d in \u201cquasi tutte le industrie che sinora si ritenevano di assoluto dominio dell\u2019uomo\u201d<a href=\"#_ftn29\">[29]<\/a>. A suo giudizio, tale situazione avrebbe alterato in misura ragguardevole i rapporti di forza tra donne e uomini non solo nel mondo del lavoro ma anche nell\u2019ambiente domestico. Dichiarava:<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">dopo la guerra [non] sar\u00e0 possibile rimandare queste donne alla pentola ed alla calza. Avendo libato il vino proibito della indipendenza economica dal loro signore e padrone, la donna non vorr\u00e0 rinunciare a ci\u00f2 che si \u00e8 acquistato con un violento e doloroso sobbalzo, n\u00e9 l\u2019antica potenza del maschio sar\u00e0 forte ancora abbastanza a spodestarnela. [\u2026.] La verit\u00e0 brutale \u00e8 che chi avr\u00e0 ottenuta la \u201cgiobba\u201d se la terr\u00e0 e che ogni donna che ha surrogato un uomo lascer\u00e0 quest\u2019uomo sul selciato ammenoch\u00e9 non sia morto sul campo di battaglia.<a href=\"#_ftn30\">[30]<\/a><\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto questa evoluzione del ruolo della donna fosse dispiaciuta ai sindacati, toccava ai loro esponenti prenderne atto. Questi ultimi cercarono dunque di trasformare un fenomeno che vedevano come un problema in uno strumento per lo sviluppo delle organizzazioni operaie. La scarsa partecipazione delle donne alle lotte sindacali divenne allora una delle principali preoccupazioni dei sindacati, in particolare nell\u2019industria tessile. Tuttavia, fino al 1919 e malgrado il loro impegno nello scioper\u00f2 delle sarte del 1913, le operaie italiane furono duramente criticate per la loro mancanza di solidariet\u00e0 con la propria classe<a href=\"#_ftn31\">[31]<\/a>. Donna Gabaccia, Franca Iacovetta e Fraser Ottanelli hanno ventilato che la riluttanza delle donne italiane a sostenere il movimento operaio non sarebbe risultato da un loro minore impegno ma da un modo diverso di manifestarlo in quanto avrebbero privilegiato \u201ci sodalizi personali e l\u2019organizzazione informale rispetto all\u2019adesione ai un sindacato e alla disciplina\u201d<a href=\"#_ftn32\">[32]<\/a>. Comunque, questo atteggiamento non era gradito agli esponenti dell\u2019Acwa e dell\u2019Ilgwu, che accusavano le immigrate italiane di essere crumire e pane bianco per i padroni che le divoravano senza che si ribellassero nemmeno. Ritenute incapaci di pensare da sole e pronte a sottomettersi alla volont\u00e0 del pi\u00f9 forte, le donne erano anche dipinte come cieche seguaci dei preti. Nell\u2019attaccare con forza le donne italiane che non scioperavano, Giovannitti stesso scriveva nel \u201cLavoro\u201d:<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia detto non a disdoro delle nostre donne, ma a vergogna di tutto il nostro popolo, che fra le ragazze che son restate al lavoro mangiando il pane del tradimento che \u00e8 pi\u00f9 amaro ancora di quello della prostituzione, il 90 percento e forse pi\u00f9 sono italiane! E quel che \u00e8 peggio, questo novanta per cento di disgraziate figlie del popolo \u00e8 cos\u00ec impervio alle buone ragioni delle loro compagne, cos\u00ec refrattario al senso della comune decenza, cos\u00ec vuoto di dignit\u00e0 umana da far seriamente dubitare chi avesse poca fede e meno pertinacia, dell\u2019avvenire civile della nostra razza.<a href=\"#_ftn33\">[33]<\/a><\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019industria tessile, il reclutamento delle donne era per\u00f2 vitale per la salvezza dei sindacati. Sia Luigi Antonini dell\u2019Ilgwu sia Frank Bellanca dell\u2019Acwa dovettero dedicare una gran parte dei loro rispettivi giornali, \u201cGiustizia\u201d e \u201cIl Lavoro\u201d, a campagne di propaganda destinate a raccogliere le adesioni tra le operaie. Come viene evidenziato da Mari Jo Buhle, nelle pagine della stampa di sinistra \u201cle donne italo-americane emersero come una forza importante, e la loro presa di coscienza come la speranza del futuro\u201d<a href=\"#_ftn34\">[34]<\/a>. Ci\u00f2 nonostante l\u2019atteggiamento degli esponenti di questi sindacati rifletteva la posizione ambigua dei socialisti e degli anarchici nei confronti delle donne. Sally Miller spiega che la stessa parola \u201csolidariet\u00e0\u201d costituiva per i leaders del partito socialista americano \u201cuna costruzione maschile nella quale le donne erano invisibili\u201d<a href=\"#_ftn35\">[35]<\/a>. In modo analogo, l\u2019Iww che spingeva nel 1914 le donne a raggiungere l\u2019organizzazione e che si inorgogliva dell\u2019efficacia della sua eroina Elisabeth Gurley Flynn, offriva in realt\u00e0 una visione alquanto \u201cvirile\u201d del sindacalismo<a href=\"#_ftn36\">[36]<\/a>. Francis Schor insiste infatti su come i legami di \u201cfraternit\u00e0\u201d che univano i minatori dell\u2019Iww si forgiavano attraverso una comune esperienza maturata delle taverne, del gioco d\u2019azzardo, e nelle case di tolleranza<a href=\"#_ftn37\">[37]<\/a>. I terreni in cui si svolgevano le manifestazioni della solidariet\u00e0 maschile tra i \u201cfratelli\u201d sindacalisti erano quindi generalmente luoghi dai quali venivano di fatto escluse le operaie. Da una parte le donne dovevano essere \u201csorelle nella rivolta\u201d, ma dall\u2019altra veniva chiesto loro di conservare la propria femminilit\u00e0, cio\u00e8 di rimanere buone spose a casa. Si favoriva l\u2019emancipazione dell\u2019operaia ma non la liberazione della donna.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La femminista Anna Maria Mozzoni aveva gi\u00e0 osservato questo fenomeno in Italia alla fine degli anni Novanta dell\u2019Ottocento, quando scriveva che per quanto fosse una contraddizione si vedevano \u201csocialisti, e socialisti di polso i quali non credono, non vogliono e combattono caldamente l\u2019emancipazione della donna\u201d<a href=\"#_ftn38\">[38]<\/a>. Questa contraddizione caratterizzava ugualmente il movimento operaio italo-americano, i cui militanti erano divisi sulla questione del suffragio femminile. Malgrado il fatto che i socialisti e gli anarchici avessero capito l\u2019importanza di associare le donne alla loro lotta contro il capitalismo, prevaleva ancora l\u2019idea che l\u2019emancipazione del lavoratore fosse comunque prioritaria rispetto alla mobilitazione per la concessione del voto alle donne. Per di pi\u00f9, erano in molti a pensare che, siccome la donna era dedita alla maternit\u00e0 e alle mansioni domestiche, le sue attivit\u00e0 non dovessero investire l\u2019arena pubblica. Nel 1913, la scrittrice socialista Helen Keller, che svolse un ruolo fondamentale nella carriera letteraria di Arturo Giovannitti, si opponeva a questo ragionamento affermando:<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 indiscutibilmente vero che la donna \u00e8 fatta per la maternit\u00e0. Come, nello stesso modo, l\u2019uomo \u00e8 fatto per la paternit\u00e0. Ma nessuno sembra di pensare che questo gli impedisca di valersi dei suoi dritti di cittadino<a href=\"#_ftn39\">[39]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quattro anni prima che fosse adottato il diciannovesimo emendamento che concesse alle donne statunitensi il diritto di voto, Arturo Giovannitti riprese nella rivista \u201cVita\u201d argomenti molto simili a quelli della Keller, con un tono ancora pi\u00f9 spiritoso. Bench\u00e9 si dichiarasse un \u201cconvinto antielezionista\u201d, voleva difendere il suffragio femminile solo perch\u00e9 le donne \u201clo vogliono e perch\u00e9 ne hanno diritto\u201d. A quelli che sostenevano che la donna fosse \u201cintellettualmente e fisicamente inferiore all\u2019uomo\u201d, chiedeva con malizia: \u201cLe tremila e pi\u00f9 maestre della citt\u00e0 di New York che istruiscono i nostri figli fino all\u2019et\u00e0 dei sedici anni, se ne intenderebbero meno di tasse e di tariffe dei tremila bananari che illustrano la mascolina genialit\u00e0 della Little Italy?\u201d. Con lo stesso senso della derisione, Giovannitti ironizzava sugli uomini che negavano il diritto di voto alle donne in nome della \u201ccavalleria\u201d, perch\u00e9 il suffragio avrebbe presumibilmente abbassato \u201cla regina dei nostri pensieri al livello della nostra umilt\u00e0 adorante\u201d. Come scriveva, la cavalleria non era che una scusa zoppicante che non aveva impedito agli uomini di chiedere \u201calla signora dei nostri sogni, all\u2019ispiratrice di tutte le nostre lotte di lavare le nostre mutande, di rattoppare il fondo dei nostri eroici calzoni, di lustrare le nostre scarpe e vuotare le tenebrose faenze notturne\u201d. A differenza di Keller, Giovannitti non credeva che il suffragio femminile avrebbe posto fine alla guerra. Pensava invece che avrebbe abolito \u201cla pace iniqua e crudele, quella pace sociale e domestica che \u00e8 basata sulla soppressione di istinti sani e naturali e di ribollenti aspirazioni spirituali compresse e schiacciate dalla mano gorillesca [degli uomini]\u201d<a href=\"#_ftn40\">[40]<\/a>. Era convinto che avrebbe fatto riflettere gli uomini e avrebbe aperto a casa un sano scambio di idee tra coniugi.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, Giovannitti faceva parte dei pochi uomini che proponessero un\u2019analisi alternativa per spiegare lo scarso impegno delle immigrate italiane nel movimento operaio. Invece di limitarsi a commenti acidi sulle crumire, cercava di valutare la responsabilit\u00e0 maschile in questo fenomeno. Non pensava che l\u2019ignoranza o l\u2019educazione religiosa della donna impedissero quest\u2019ultima di diventare una buona sindacalista, ma affermava che \u201cla causa principale, la pi\u00f9 dinamica venisse ricercata non tanto nell\u2019ambito economico e sociale in quanto in quello domestico\u201d<a href=\"#_ftn41\">[41]<\/a>. Anzich\u00e9 esonerarli da ogni colpa, questo approccio spingeva gli uomini a riflettere sull\u2019equilibrio dei ruoli svolti dalle femmine e dai maschi all\u2019interno della vita familiare. Secondo Giovannitti, non si poteva risolvere il problema dell\u2019impegno sindacale delle donne se non si aveva il coraggio:<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">di attaccare il male alle sue radici pi\u00f9 profonde, liberando cio\u00e8 la donna della servit\u00f9 supina della casa, emancipandola del maschio, dandole una coscienza propria, una volont\u00e0 propria una missione sua speciale. [\u2026] Bisogna[va] insegnarle a ribellarsi, incitarla incoraggiarla alla ribellione contro tutti i canoni decrepiti del sentimento e del romanticismo. Ogni atto di libert\u00e0 \u00e8 incominciato sempre con un atto di disubbidienza. Insegniamo la donna a disubbidire.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, l\u2019idea paradossale che la donna, addirittura per ribellarsi, avesse ancora bisogno di una lezione maschile dimostra quanto Giovannitti pensasse che l\u2019uomo fosse l\u2019unica chiave della libert\u00e0 femminile. Ma essere lo strumento di tale emancipazione era un compito al quale non era sempre facile adempiere, neanche per lui. Non a caso, Rudolph Vecoli ricorda che il romanzo parzialmente autobiografico di Len Giovannitti, il figlio di Arturo, sembra suggerire che il poeta non fosse riuscito a stabilire un rapporto cos\u00ec ideale con sua moglie<a href=\"#_ftn42\">[42]<\/a>. Ci\u00f2 non altera per\u00f2 l\u2019audacia del pensiero di Giovannitti in un momento chiave della lotta delle donne. A differenza degli altri esponenti sindacali, concepiva una donna alla pari dell\u2019uomo, una donna liberata, non solo una lavoratrice emancipata. Come sosteneva: \u201cDiciamo alla donna che il suo primo diritto dove essere affermato laddove cominci\u00f2 il suo primo soggiogamento, nell\u2019ambiente domestico. Dove ieri fu serva, sia oggi consocia\u201d<a href=\"#_ftn43\">[43]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<hr style=\"text-align: left;\" \/>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[1]<\/a> <em>Arturo Giovannitti Dies at 75; Poet Long-Time Labor Leader<\/em>, \u201cNew York Times\u201d, 1 gennaio, 1960, p.19.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[2]<\/a> Lettera del vice console a Luigi Sillitti, Regio console generale d\u2019Italia a San Francisco, 12 settembre, 1930, Archivio Centrale dello Stato, Roma, Casellario Politico Centrale, \u201cArturo Giovannitti,\u201d b. 2439, f. 13802.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[3]<\/a> Domenico Saudino, <em>Ricordando Arturo Giovannitti<\/em>, \u201cLa Parola del Popolo\u201d, LII, 44 (1960), p.13, cit. in Elisabetta Vezzosi, <em>Il socialismo indifferente, Immigrati italiani e Socialist Party negli Stati Uniti del primo Novecento<\/em>, Roma, Edizioni Lavoro, 1991, p. 35.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[4]<\/a> Sul lavoro di Giovannitti ne \u201cIl Fuoco,\u201d si veda Marcella Bencivenni, <em>A Magazine of Art and Struggle: The Experience of <\/em>Il Fuoco<em>, 1914-1915<\/em>, \u201cItalian American Review\u201d, 8, 1 (2001), pp. 57-84. Su \u201cThe Liberator\u201d, si veda Antoinette Galotala, <em>From Bohemianism to Radicalism: The Art of The Liberator<\/em>, \u201cAmerican Studies International,\u201d 40, 1 (2002), pp.4-34 e Victoria Hagelstein Marquardt, <em>Art on the Political Front in America<\/em>, \u201cArt Journal\u201d, 52, 1 (1993), pp.72-82. Su \u201cIl Proletario\u201d, si veda Elizabetta Vezzosi, <em>Class, Ethnicity and Acculturation in \u201cIl Proletario\u201d: The World War One Years<\/em>, in <em>The Press of the Labor Migrants in Europe and North America, 1880s to 1930s<\/em>, a cura di Christiane Harzig e Dick Hoerder, Bremen, Publications of the Labor Newspaper Preservation Project, 1985, pp. 443-55.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[5]<\/a> Onorio Ruotolo, <em>Uno sguardo al passato e al presente<\/em>, in Arturo Giovannitti, <em>Il Camminante (The Walker)<\/em>, New York, N. Morgillo Editore, 1950, p. 6.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[6]<\/a> Kenneth Macgowan, <em>Giovannitti, Poet of the Wop<\/em>, \u201cForum\u201d, ottobre 1914, pp. 609-671.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[7]<\/a> Si veda <em>A Poet of the I.W.W.,<\/em> \u201cOutlook\u201d, 5 luglio 1913, vol.104, n.10., p.504-506; e Arturo Giovannitti, <em>Syndicalism-The Creed of Force<\/em>, \u201cThe Independent\u201d, 30 ottobre 1913, p.209-211.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[8]<\/a> Si veda l\u2019analisi di questa poesia in Nunzio Pernicone, <em>Arturo Giovannitti\u2019s \u201cSon of the Abyss\u201d and the Westmoreland Strike<\/em>, \u201cItalian Americana,\u201d XVII, 2 (1999), pp. 178-192.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[9]<\/a> Louis Untermeyer, <em>American Poetry Since 1900<\/em>, New York, H. Holt and Company, 1923, p. 277.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[10]<\/a> Martino Marazzi, <em>I Misteri di Little Italy. Storie e testi<\/em>, Milano, Franco Angeli, 2001, p. 28.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[11]<\/a> Floyd Dell, <em>An Anti-Feminist Utopia<\/em>, \u201cCurrent History\u201d, novembre 1927, p. x.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[12]<\/a> Si vedano per esempio, Elisabetta Vezzosi, <em>L\u2019immigrata italiana: Alla ricerca di un\u2019identit\u00e0 femminile nell\u2019America del Primo Novecento<\/em>, \u201cMovimento Operaio e Socialista\u201d, VII, 3 (1984), pp. 305-319; Ead., <em>Immigrate italiane e socialismo negli Stati Uniti agli inizi del Novecento<\/em>, \u201cIl Veltro\u201d, XXXIV, 1-2 (1990), pp.159-167; Sally Miller, <em>Socialism and Women<\/em>, in <em>Failure of a Dream, Essays in the History of American Socialism<\/em>, a cura di John H. Laslett e Seymour Martin Lipset, Berkeley, University of California Press, 1984, pp. 291-317.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[13]<\/a> Angelo Trento, <em>\u201cWherever We Work, That Land is Ours,\u201d The Italian Anarchist Press and Working-Class Solidarity in Sao Paulo<\/em>, in <em>Italian Workers of the World Labor Migration and the Formation of Multiethnic States<\/em>, a cura di Donna Gabaccia e Fraser Ottanelli, Urbana e Chicago, University of Illinois Press, 2001, p. 112.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[14]<\/a> Anna Kuliscioff, <em>Proletariato femminile e Partito Socialista<\/em>, relazione al congresso nazionale socialista, 1910, \u201cCritica Sociale\u201d, XX, 18-19 (1910), pp.18 e 20.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[15]<\/a> Barbara Foley, <em>Radical Representations, Politics and Form in U.S. Proletarian Fiction 1929-1941<\/em>, Durham, NC, Duke University Press, 1993, pp. 221.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[16]<\/a> Per maggiori dettagli su \u201cIl Lavoro\u201d, si veda B\u00e9n\u00e9dicte Deschamps<em>, \u201cIl Lavoro\u201d, The Italian Voice of the Amalgamated, 1915-1932<\/em>, \u201cItalian American Review\u201d, 8, 1 (2001), pp. 85-120.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[17]<\/a> Si veda \u201cNon pi\u00f9 padre, non pi\u00f9 marito, soli nella raffica impervia dell\u2019esistenza\u201d, didascalia di un disegno rappresentando una madre sola con tre figli, \u201cIl Lavoro\u201d, 9 giugno 1917, p. 2.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[18]<\/a> \u201cNenia Sannita\u201d, in Arturo Giovannitti, <em>Parola e Sangue<\/em>, a cura di Martino Marazzi, Isernia, Cosmo Iannone, p. 172.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[19]<\/a> Arturo Giovannitti, <em>La donna e la forca<\/em>, \u201cIl Proletario\u201d, 30 giugno 1911, citato da Angelo Principe, <em>Glimpses of Lives in Canada\u2019s Shadow: Insiders, Outsiders, and Female Activism in the Fascist Era<\/em>, in <em>Women, Gender, and Transnational Lives: Italian Workers of the World<\/em>, a cura di Franca Iacovetta e Donna Gabaccia, Toronto, University of Toronto Press, 2002, p.361, e da Michael Miller Topp, <em>The Lawrence Strike: The Possibilities and Limitations of Italian American Syndicalist Transnationalism<\/em>, in <em>Italian Workers of the World<\/em>, a cura di D. Gabaccia e F. Ottanelli, cit., p. 150. Si veda anche Anonimo, <em>Child Born To Prisoner, Mrs Napolitano Under Life Sentence for Killing Her Husband<\/em>, \u201cNew York Times\u201d, 3 agosto, 1911, p.1.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[20]<\/a> Franca Iacovetta, <em>Scrivere le donne nella storia dell\u2019immigrazione: Il caso italo-canadese<\/em>, \u201cAltreitalie\u201d, gennaio-giugno 1993, p. 23.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[21]<\/a> Helen C. Camp, <em>Iron in Her Soul, Elisabeth Gurley Flynn and the American Left,<\/em> Pullman, Washington State University Press, 1995, pp. 76-77.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[22]<\/a> Si veda Mari Jo Buhle, <em>Women and American Socialism, 1870-1920<\/em>, Urbana, University of Chicago Press, 1981, p.262; Leslie Fishbein, <em>Rebels in Bohemia: The Radicals of The Masses, 1911-1917<\/em>, Chapel Hill, University of North Carolina Press, 1982, pp. 126-150.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[23]<\/a> Arturo Giovannitti, <em>Introduction<\/em>, in Emile Pouget, <em>Sabotage<\/em>, Chicago, Charles H. Kerr and company, 1912.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[24]<\/a> Si veda <em>Mrs Rose P. Stokes Defies the Police<\/em>, \u201cNew York Times\u201d, 6 maggio, 1916, p. 5.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[25]<\/a> Emma Goldman, <em>Il suffraggio femminile<\/em>, in Ead., <em>Anarchia, femminismo e altri saggi<\/em>, Milano, La Salamandra, 1976, p. 162; A. Giovannitti, \u201cPsicanalisi minima\u201d, in Id., <em>Parola e Sangue<\/em>, cit, p. 270.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[26]<\/a> Arturo Giovannitti, \u201cA Mia Madre\u201d, in Id., <em>Parola e Sangue<\/em>, cit., p. 39. Questo poema \u00e8 anche noto sotto il titolo \u201cAnniversario\u201d.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[27]<\/a> E. Goldman, <em>La tragedia dell\u2019emancipazione della<\/em> <em>donna<\/em>, in Ead., <em>Anarchia, femminismo e altri saggi<\/em>, cit. p. 167.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[28]<\/a> Arturo Giovannitti, <em>Votes for Women<\/em>, \u201cVita\u201d, 1 novembre 1915, p. 77.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[29]<\/a> Arturo Giovannitti, <em>Un problema dimenticato<\/em>, \u201cIl Lavoro\u201d, 18 maggio 1918, p.1.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[30]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[31]<\/a> Si veda Colomba Furio, <em>The Cultural Background of the Italian American Immigrant Woman and Its Impact on Her Unionization in the New York City Garment Industry, 1880-1919<\/em>, in <em>Pane e Lavoro: The Italian American Working-Class<\/em>, a cura di George Pozzetta, Toronto, Multicultural Historical Society of Ontario, 1980, pp. 81-98.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[32]<\/a> Donna Gabaccia, Franca Iacovetta e Fraser Ottanelli, <em>Laboring Across National Borders: Class, Gender, and Militancy in the Proletarian Mass Migrations<\/em>, \u201cInternational Labor and Working-Class History\u201d, 66 (2004), p.69. Su questa questione, si veda anche Jennifer Guglielmo, <em>Italian American Women\u2019s Proletarian Feminism in the New York City Garment Trades, 1890s-1940s,<\/em> in <em>Women Gender and Transnational Lives<\/em>, a cura di D. Gabaccia e F. Iacovetta, cit. pp. 247-298. Per un esempio di ribellione tra le lavoratrici italiane, si veda Ead., <em>Living the Revolution: Italian Women&#8217;s Resistance and Radicalism in New York City, 1880-1945,<\/em>Chapel Hill, University of North Carolina Press, 2010.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[33]<\/a> Arturo Giovannitti, <em>Ai margini del grande sciopero<\/em>, \u201cIl Lavoro\u201d, 13 marzo 1919, p.4.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[34]<\/a> M.-J. Buhle, <em>Women and American Socialism<\/em>, cit., p. 298-300.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[35]<\/a> Sally Miller, <em>For White Men Only: The Socialist Party of America and Issues of Gender Ethnicity and Race<\/em>, \u201cJournal of the Gilded Age and Progressive Era\u201d, 2, 3 (2003), p.296.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[36]<\/a> Philip S. Foner, <em>History of the Labor Movement in the United States<\/em>, IV, <em>The Industrial Workers of the World, 1905-1917<\/em>, New York, International Publishers, 1965, p. 128.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[37]<\/a> Francis Schor, \u201c<em>Virile Syndicalism\u201d in Comparative Perspective: A Gender Analysis of the IWW in the United States and Australia<\/em>, \u201cInternational Labor and Working-Class History\u201d, 56 (1999), p. 69. Su virilit\u00e0 e sindacalismo si veda anche Michael MillerTopp, <em>Those Without a Country, The Political Culture of Italian American Syndicalists<\/em>, Minneapolis, University Press, 2001.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[38]<\/a> Anna Maria Mozzoni, <em>La liberazione della donna<\/em>, a cura di Franca Pieroni Bortolotti, Milano, Mazzotta, 1975, p.105.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[39]<\/a> Helen Keller, <em>Why Men Need Woman Suffrage<\/em>, \u201cNew York Call\u201d, 17 ottobre 1913.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[40]<\/a> A. Giovannitti, <em>Votes for Women<\/em>, cit. pp. 76-77.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[41]<\/a> A. Giovannitti, <em>Ai margini del grande sciopero,<\/em> cit., p.4<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[42]<\/a> Rudolph Vecoli, <em>The Making and the Un-Making of the Italian American Working Class,<\/em> in <em>The Lost World of Italian American Radicalism. Politics, Labor and Culture<\/em>, a cura di Philip V. Cannistraro e Gerald Meyer, Westport, Praeger, 2003, p. 64. Si riferisce al romanzo intitolato <em>The Nature of the Beast: A Novel<\/em>, pubblicato dal figlio di Giovannitti nel 1977.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[43]<\/a> A. Giovannitti, <em>Ai margini del grande sciopero<\/em>, cit., p.4.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div style=\"text-align: left;\"><strong>\u201cDove ieri fu serva, sia oggi consocia\u201d: la condizione della donna secondo Arturo Giovannitti<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>B\u00e9n\u00e9dicte Deschamps<\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Universit\u00e9 Paris 7 \u2013 Denis Diderot<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00a0<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando Arturo Giovannitti mor\u00ec, il 31 dicembre 1959, il \u201cNew York Times\u201d, salut\u00f2 la scomparsa di un poeta che \u201cfaceva parte della corrente radicale idealistica che aveva modellato il movimento operaio degli immigrati italiani negli Stati Uniti all\u2019inizio di questo secolo\u201d<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. Riconosciuto perfino dal Vice console d\u2019Italia a Los Angeles come un \u201cpoderoso organizzatore e un buon giornalista\u201d, Giovannitti si distinse sempre come un uomo indipendente poco incline a seguire ciecamente partiti ed ideologie<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. \u201cRefrattario \u2013 secondo l\u2019attivista socialista Domenico Saudino \u2013 a tutte le regole, od a qualunque disciplina,\u201d il nativo di Ripabottoni guardava, infatti, la condizione umana, la funzione dell\u2019arte e il movimento operaio da una prospettiva singolare<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>. La libert\u00e0 di pensiero di Giovannitti si esprimeva a diversi livelli, incluso il suo rifiuto di schierarsi in maniera esclusiva dalla parte di qualsiasi gruppo politico o sindacale. La partecipazione del \u201cpoeta dei lavoratori\u201d a numerosi periodici attesta non solo la sua ricca attivit\u00e0 letteraria o la sua forza creativa, ma anche la sua apertura di spirito. Direttore del giornale socialista italo-americano \u201cIl Proletario\u201d nel 1911, co-fondatore della rivista culturale \u201cIl Fuoco\u201d nel 1914, Giovannitti collabor\u00f2 anche a \u201cThe Masses\u201d e \u201cThe Liberator,\u201d due testate emblematiche dei circoli pi\u00f9 all\u2019avanguardia della sinistra intellettuale newyorkese<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>. Come sottolineava Onorio Ruotolo nella sua introduzione al <em>Camminante,<\/em> \u201cnon si stampava in quest\u2019America foglio proletario e libertario, specie in lingua italiana, che non si fregiasse di qualche lirica sgorgata dal suo cuore di vero poeta, o di qualche suo scritto poderoso di pensiero e sempre nobilissimo di forma\u201d<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" \/>\n","protected":false},"author":24,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[81],"tags":[606,605,92,134],"class_list":["post-1300","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-c65-articoli","tag-arturo-giovannitti","tag-condizione-della-donna","tag-emigrazione","tag-movimento-operaio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1300","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/24"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1300"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1300\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3271,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1300\/revisions\/3271"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1300"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1300"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1300"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}