{"id":1301,"date":"2011-02-15T10:59:41","date_gmt":"2011-02-15T09:59:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=1301"},"modified":"2017-03-22T19:01:10","modified_gmt":"2017-03-22T18:01:10","slug":"migrazioni-in-area-ticinese-tra-pratiche-transnazionali-e-geometrie-identitarie-xvi-inizio-xx-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2011\/02\/migrazioni-in-area-ticinese-tra-pratiche-transnazionali-e-geometrie-identitarie-xvi-inizio-xx-secolo\/","title":{"rendered":"Migrazioni in area ticinese, tra pratiche transnazionali e geometrie identitarie (XVI \u2013 inizio XX secolo)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Le migrazioni in area ticinese: specializzazioni e geografia di mestiere<\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">In epoca moderna, l\u2019emigrazione dall\u2019area ticinese costituisce uno dei numerosi tasselli che compongono il sistema migratorio dello spazio alpino e subalpino italiano. Lo suggerisce la stessa identificazione dei migranti \u201cticinesi\u201d nei luoghi di lavoro; solitamente assimilati ai lombardi \u2013 o, pi\u00f9 specificatamente, ai comaschi la cui diocesi comprendeva buona parte delle terre ticinesi \u2013 essi riescono a valorizzare questa circostanza per ottimizzare le loro opportunit\u00e0 sui vari mercati lavorativi. Difatti, l\u2019appartenenza politica al corpo elvetico (che nel 1648 ottiene il riconoscimento della sua neutralit\u00e0 da parte delle potenze europee) e le profonde affinit\u00e0 con il mondo lombardo offrono ai \u201cticinesi\u201d diversi vantaggi nella corsa all\u2019acquisizione di spazi di mercato. Ne sono un esempio i privilegi che si assicurano i lavoratori edili del baliaggio di Lugano e dei territori lombardi della Valsolda e della Val d\u2019Intelvi nel ducato di Savoia a seguito dell\u2019alleanza firmata tra quest\u2019ultimo e i cantoni svizzeri all\u2019inizio del XVI secolo<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a>, o il monopolio dell\u2019attivit\u00e0 di facchinaggio che i \u201clocarnesi\u201d ottengono presso le Dogane di Firenze e Livorno<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La diluizione dell\u2019emigrazione ticinese nei flussi dell\u2019emigrazione alpina e subalpina italiana \u00e8 confermata anche dalle innumerevoli somiglianze degli spazi di mestiere che caratterizzano queste terre. Oltre gli svariati mestieri del settore edile che segnano il volto di numerose comunit\u00e0 della sua parte meridionale (fornaciai, muratori, stuccatori, tagliapietre, lapicidi, marmorini, pittori, capomastri, architetti, \u2026), l\u2019area ticinese \u00e8 punteggiata da una miriade di specializzazioni che si estendono dal piccolo artigianato ambulante (vetrai, fumisti, spazzacamini, arrotini, stagnini, ombrellai, \u2026), alle attivit\u00e0 di servizio (facchini, domestici, osti, stallieri) e alle attivit\u00e0 commerciali, da quelle pi\u00f9 modeste (marronai, cioccolatai, venditori di frutta, <em>colporteur<\/em>), a quelle di pi\u00f9 ampio respiro (mercanti all\u2019ingrosso, negozianti)<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa frammentata geografia rimane pressoch\u00e9 immutata anche nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento. Le aree meridionali (in particolare i distretti di Lugano e Mendrisio) continuano ad essere caratterizzate da una prevalente vocazione migratoria legata al settore edile che in quell\u2019epoca conosce una considerevole espansione a seguito della crescita degli investimenti pubblici e dell\u2019aumento della domanda abitativa privata che accompagna l\u2019espansione urbana<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a>. Nelle aree settentrionali, nonostante la scomparsa di molte attivit\u00e0 di servizio legate al possesso di privative e monopoli e il declino di alcune branche del piccolo artigianato, ormai sopraffatte dalla produzione industriale, rimangono vive alcune attivit\u00e0 tradizionali proprie dell\u2019emigrazione periodica, ad esempio quella dei marronai e dei cioccolatai, quella degli spazzacamini, e quella degli arrotini e dei venditori di coltelli, ancora numerosi nelle citt\u00e0 italiane e francesi dell\u2019Ottocento. I mutamenti dei mercati lavorativi internazionali spingono tuttavia molti emigranti a reindirizzare le loro attivit\u00e0 verso il settore edile e quello agricolo, in particolare quando intraprendono il viaggio verso il continente americano dove la rapida crescita urbana e la colonizzazione dei nuovi territori offre a molti emigranti ampie possibilit\u00e0 di lavoro proprio in questi settori<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 inutile ribadire che, come in gran parte della realt\u00e0 italiana<a href=\"#_ftn17\">[17]<\/a>, anche in Ticino le destinazioni oltremare rimangono quantitativamente minoritarie rispetto a quelle interne e continentali. D\u2019altra parte, l\u2019apertura delle rotte transatlantiche non porta a una modifica sostanziale delle logiche migratorie \u201ctradizionali\u201d. Anche l\u2019emigrazione oltremare continua ad essere concepita come un distacco temporaneo durante il quale chi parte affida alle donne la gestione dell\u2019economia domestica e la cura dei membri della famiglia, mantenendo, nel contempo, i principi della cooperazione della famiglia allargata attraverso la gestione indivisa dei beni e delle risorse<a href=\"#_ftn18\">[18]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apparentemente immutabile nelle sue regole, l\u2019emigrazione ticinese conosce tuttavia una trasformazione sul piano degli atteggiamenti individuali nei confronti della scelta migratoria. L\u2019alternativa tra l\u2019emigrazione interna e continentale e quella americana spinge gli emigranti a comparare i rispettivi rapporti tra costi (e rischi) e benefici<a href=\"#_ftn19\">[19]<\/a>. Cos\u00ec, dopo un\u2019esperienza in California e il rientro in Europa, un emigrante valmaggese scrive al fratello (rimasto in California) per comunicargli la sua speranza di poter \u201critornare qui [in Califonia] a guadagnare [piuttosto] che di stare a casa ad avere tanti figli e venire poveri\u201d<a href=\"#_ftn20\">[20]<\/a>. Un altro emigrante, partito per l\u2019Argentina, scrivendo alla moglie osserva invece: \u201c[\u2026] calcula un poco cuanti denari avete ricevuto, se stava li a emigrare tutte le primavere, avrei io potuto forsi socorervi con tanto?\u201d<a href=\"#_ftn21\">[21]<\/a>. E poco tempo dopo ribadisce: \u201cIo non capisco come che a mio figlio non ci sia entrato nella idea di venire qui a lavorare con m\u00e8 senza essere col penziere dandare a cercare lavoro avendono io qui anche di troppo\u201d<a href=\"#_ftn22\">[22]<\/a>. In breve, se per gli emigranti ticinesi della seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e dei primi del Novecento la diversificazione delle scelte migratorie non sembra alterare le motivazioni della partenza, essa contribuisce a riformulare il progetto migratorio e, di riflesso, a modificare le pratiche transnazionali che, come cercheremo di mostrare, si esplicano attraverso un atteggiamento pi\u00f9 attivo nei confronti del percorso personale e delle scelte riguardanti il proprio itinerario migratorio.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Emigrazione, genere e scelte matrimoniali<\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte sono le pratiche che traducono il transnazionalismo delle esperienze migratorie: da quelle riguardanti la sfera economica (rimesse, investimenti fondiari e immobiliari, \u2026) a quelle che toccano gli aspetti pi\u00f9 propriamente politici (orientamenti ideologici, scelte partitiche o confessionali) e culturali (pratiche linguistiche<a href=\"#_ftn23\">[23]<\/a>, abitudini alimentari<a href=\"#_ftn24\">[24]<\/a>, modelli di vita, \u2026). Direttamente connesse alla costruzione degli itinerari migratori, esse ne subiscono anche le trasformazioni. In tal senso, diversi indizi sembrano suggerire una certa differenziazione delle pratiche transnazionali a dipendenza del tipo di migrazione (periodica e continentale o intercontinentale). Il primo di questi riguarda la partecipazione delle donne all\u2019emigrazione. \u00c8 noto che nelle migrazioni periodiche \u201ctradizionali\u201d dell\u2019area ticinese esse ne sono quasi totalmente escluse e raramente intraprendono la via dell\u2019espatrio \u2013 generalmente solo assieme a famigliari<a href=\"#_ftn25\">[25]<\/a> \u2013. Alla fine dell\u2019Ottocento tuttavia, complice il drammatico squilibrio del mercato matrimoniale di molte aree del cantone, esse si inseriscono nei flussi migratori, in particolare in quelli transoceanici<a href=\"#_ftn26\">[26]<\/a>. Tra coloro che affrontano l\u2019emigrazione oltremare si trovano mogli che accompagnano i loro mariti, ma anche donne che raggiungono famigliari o futuri sposi, o mosse dalla speranza di una vita pi\u00f9 libera e indipendente. Bench\u00e9 il loro numero rimanga minoritario rispetto a quello degli uomini<a href=\"#_ftn27\">[27]<\/a>, la loro presenza suggerisce una progettualit\u00e0 migratoria che, pur se ancorata alla realt\u00e0 ticinese, offre maggior spazio alle scelte individuali e di coppia tra cui quella di un\u2019installazione definitiva nel nuovo mondo qualora le circostanze lo richiedano o lo permettano<a href=\"#_ftn28\">[28]<\/a>. La costituzione di nuclei familiari \u00e8 d\u2019altronde un importante fattore di radicamento e favorisce la costruzione di un campo sociale pi\u00f9 propizio a forme di \u201ctransnazionalismo identitario\u201d o all\u2019assimilazione. \u00c8 quanto si intuisce, dalla lettera di un emigrante valmaggese in California che scrivendo a uno zio dopo 22 anni di assenza dalla patria annota: \u201cMi rincresce di dirvelo, i miei portamenti, il mio sistema di vivere, persino la lingua \u00e8 americana, solo quando parlo col padre, parla la lingua nativa del resto tutto \u00e8 inglese i miei figli temo che mai sapranno parlare l\u2019italiano, forse!\u201d<a href=\"#_ftn29\">[29]<\/a>. In queste circostanze, non \u00e8 raro che la tutela del legame con la terra d\u2019origine sia affidato ai figli attraverso la loro scolarizzazione in patria. Infatti, non pochi emigranti nel continente americano fanno rimpatriare i loro figli in modo che possano frequentare i vari ordini scolastici in lingua italiana, ribadendo attraverso di loro, il progetto del rientro in patria e il mantenimento dei vincoli con la comunit\u00e0 di origine.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche le scelte matrimoniali dei migranti contribuiscono alla costruzione di un campo sociale le cui pratiche rinviano al transnazionalismo. La regola endogamica \u2013 prevalente tra i migranti di antico regime \u2013 appare come la miglior garanzia del rispetto delle regole della solidariet\u00e0 famigliare, ancorando lo sposo alla sua comunit\u00e0 di origine. Tra i migranti della seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e dell\u2019inizio del Novecento (soprattutto tra quelli che scelgono l\u2019emigrazione nel Nuovo mondo) si delineano comportamenti pi\u00f9 aperti, favoriti anche dalle caratteristiche del mercato matrimoniale locale. In generale, il matrimonio in patria con una ticinese al momento del rientro rimane l\u2019opzione favorita. In parecchi casi tuttavia, la difficolt\u00e0 (o la non opportunit\u00e0) del rientro in patria impone una modifica del progetto stesso, magari con un matrimonio all\u2019estero, pur se con una ticinese. Cos\u00ec, dopo aver risparmiato un piccolo capitale, un emigrante valmaggese in California, scrive al padre per chiedergli di mandargli \u201cuna giovina di Lodano che io potr\u00f2 maritare, allora renter\u00f2 un rancio [\u2026] io ho bisogno di una donna di buon carattere e di buona voglia di lavorare, cio\u00e8 una donna di buona corporatura e in gamba. Riguardo alla bellezza non sar\u00f2 critico di contentarmi\u201d<a href=\"#_ftn30\">[30]<\/a>. Un altro emigrante, comunica dalla California la sua intenzione di sposarsi ma \u201cnon con una di questi paesi pero che me la manderete voialtri perche i 26 anni ci sono appresso molto e per mettere principio a qualche cosa \u00e8 ormai tempo e si terrebbe la testa un po pi\u00f9 a casa nei suoi affari\u201d<a href=\"#_ftn31\">[31]<\/a>. Il definitiva, con tale scelta, gli emigranti e le loro famiglie cercano di prolungare i legami con la terra d\u2019origine, anche a costo di una scelta che favorisce l\u2019insediamento definitivo nel luogo di destinazione. Il matrimonio esogamico rimane invece una scelta esposta all\u2019incomprensione e alla critica della famiglia in quanto accresce i rischi di rottura del progetto migratorio e allontana lo sposo dai suoi \u201cdoveri\u201d nei confronti dei famigliari rimasti in patria. Pur tuttavia, sono numerosi coloro che scelgono questa soluzione. Cos\u00ec, un emigrante scrivendo ai genitori del suo matrimonio con un\u2019argentina li rassicura sostenendo che da quando si \u00e8 sposato gode \u201csempre d\u2019una perfetta salute e sono sempre pi\u00f9 ritirato\u201d<a href=\"#_ftn32\">[32]<\/a>, mentre un altro prega il padre in Ticino di intraprendere i passi necessari presso l\u2019amministrazione comunale per far registrare il suo matrimonio con un\u2019immigrata tedesca \u201cperch\u00e9 quando vener\u00f2 a venire a casa e se veneremo a avere figli non amerei che mia moglie e figli pasasseri per forestieri\u201d<a href=\"#_ftn33\">[33]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Rimesse: tra materialit\u00e0 e immaterialit\u00e0<\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sottolineato in precedenza, \u00e8 soprattutto attraverso le rimesse che si concretizza il transnazionalismo di molte esperienze migratorie. Ribaltando uno dei numerosi luoghi comuni riguardanti l\u2019economia delle montagne, R. Merzario aveva sottolineato come queste ultime fossero i veri forzieri delle pianure e delle citt\u00e0. L\u2019economia migratoria ticinese (come quella delle valli alpine italiane) \u00e8 quindi all\u2019origine di un doppio flusso: quello degli uomini che dalle montagne scendono verso le pianure, e quello del denaro che dalle pianure risale verso le valli alimentando la vita economica locale<a href=\"#_ftn34\">[34]<\/a>. Un flusso, quest\u2019ultimo, generato dal lavoro e dai risparmi dei migranti ma anche dalle rendite garantite attraverso vere e proprie strategie transnazionali basate sull\u2019investimento fondiario e immobiliare nei luoghi di emigrazione o sulle pensioni versate da enti pubblici agli emigranti (militari, funzionari, architetti di corte, \u2026) per i servizi resi durante la loro vita attiva\u201d<a href=\"#_ftn35\">[35]<\/a>. E se i guadagni e i proventi, talvolta significativi, sono perlopi\u00f9 taciuti per non suscitare le gelosie dei compaesani<a href=\"#_ftn36\">[36]<\/a> (e magari le brame delle autorit\u00e0 fiscali), esse offrono l\u2019opportunit\u00e0 di alimentare l\u2019identificazione delle comunit\u00e0 locali con il lavoro dei loro migranti. L\u2019offerta, da parte di corporazioni o confraternite di migranti, di somme di denaro per la realizzazione di lavori edilizi, affreschi o decorazioni nella chiesa del paese o il dono di oggetti d\u2019arte e paramenti liturgici destinati ad arricchire l\u2019arredo sacro delle chiese, non sono solo il segno dell\u2019attaccamento dei loro membri alle loro comunit\u00e0, ma anche il modo attraverso cui celebrare l\u2019intimo legame tra queste ultime e i luoghi di emigrazione<a href=\"#_ftn37\">[37]<\/a>. Non va poi dimenticato che parte delle rimesse dei migranti permette di finanziare iniziative volte a mantenere e acquisire gli spazi dei mercati lavorativi legati all\u2019emigrazione. \u00c8 in questa prospettiva che va letto il finanziamento di numerose scuole cappellaniche da parte dei migranti ticinesi<a href=\"#_ftn38\">[38]<\/a>: esse sono lo strumento per la trasmissione dei rudimenti necessari a chi emigra, vale a dire il saper leggere, scrive e far di conto.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste osservazioni, riferite perlopi\u00f9 all\u2019emigrazione di antico regime e dei primi dell\u2019Ottocento, sono in buona parte valide anche per quelle della seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e dei primi decenni del Novecento. Anche in questo caso, i risparmi inviati a casa servono innanzi tutto a saldare debiti, ad acquistare terre e case e, se ve ne \u00e8 la possibilit\u00e0, a far studiare i figli. Inoltre, iniziative a supporto e promozione dell\u2019emigrazione si prolungano in forme quasi invariate anche nel corso dell\u2019Ottocento e dei primi del Novecento. La creazione di scuole di disegno e la formalizzazione della formazione di alcune professioni attraverso l\u2019istituzione di veri e propri apprendistati<a href=\"#_ftn39\">[39]<\/a> sono il segno del tentativo di preservare competenze e spazi di mercato acquisiti nel corso del tempo<a href=\"#_ftn40\">[40]<\/a>. Nel contempo, esse prolungano un atteggiamento che vede nell\u2019emigrazione un elemento centrale per l\u2019economia del cantone visto che le rimesse contribuiscono in modo determinante al finanziamento dell\u2019economia cantonale.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non mancano anche nuove sensibilit\u00e0 e nuovi atteggiamenti che si concretizzano, ad esempio nell\u2019accresciuta ostentazione dell\u2019agiatezza conquistata grazie all\u2019emigrazione e che trova sfoggio, ad esempio, nell\u2019edificazione di dimore il cui sfarzo celebra l\u2019ascesa sociale dei loro proprietari<a href=\"#_ftn41\">[41]<\/a>. Essa si affianca a iniziative imprenditoriali che riconfigurano lo spazio delle pratiche transnazionali. Gli investimenti nell\u2019ambito della promozione economica regionale (opere stradali, linee ferroviarie, servizi pubblici, \u2026) e le diverse iniziative imprenditoriali che traggono origine direttamente da esperienze migratorie<a href=\"#_ftn42\">[42]<\/a>, e non solo nell\u2019ambito industriale, sono il segno di un nuovo rapporto con l\u2019economia migratoria, vista \u2013 per parafrasare un\u2019espressione di P. Audenino<a href=\"#_ftn43\">[43]<\/a> \u2013 come la mano invisibile del capitalismo ticinese. Ne \u00e8 un esempio l\u2019attivit\u00e0 di Giuseppe Soldati, un emigrante della regione luganese che dopo aver fatto fortuna in Argentina rientra in Ticino dove acquista diverse propriet\u00e0 agricole e numerose parcelle di terreno incolto alfine di trasformarle in superfici adatte a uno sfruttamento agricolo di tipo capitalista. Il progetto del Soldati, che trae spunto dalla sua esperienza argentina, si basa sulla combinazione di grandi estensioni fondiarie con il sistema colonico, in alternativa quindi al paese di piccoli proprietari fondiari proprio della storia rurale del cantone. L\u2019auspicata razionalizzazione del settore agricolo ticinese, con il confluire delle esperienze della \u201cperiferia\u201d (l\u2019Argentina) nel \u201ccentro\u201d (il Ticino) \u00e8 l\u2019altra faccia di una transculturazione complessa segnata dallo scambio vicendevole di esperienze e pratiche. Cos\u00ec, da una parte numerosi ticinesi danno un contributo non indifferente allo sviluppo del settore vitivinicolo e enologico californiano trasformando terreni agricoli in vigneti; dall\u2019altra, dalle terre del Nuovo mondo \u2013 una realt\u00e0 pi\u00f9 avanzata dal punto di vista dei rapporti economici di tipo capitalista \u2013 giungono soluzioni che, traslate alla realt\u00e0 ticinese, tentano di innestare nuovi modelli produttivi e di organizzazione sociale.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. Associazionismo, vita politica e identit\u00e0<\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene nessuna ricerca abbia finora stimato quanti ticinesi abbiano optato per un\u2019emigrazione definitiva, a partire dalla met\u00e0 dell\u2019Ottocento, le testimonianze epistolari e i dati sulla presenza di ticinesi al di fuori dei confini cantonali sembrano indicare una crescita dell\u2019emigrazione definitiva, sia tra coloro che hanno scelto l\u2019espatrio nel Nuovo mondo che tra coloro che hanno optato per una destinazione europea o interna alla Svizzera. Cos\u00ec, tra i fornaciai del Luganese, da secoli dediti a un\u2019emigrazione stagionale nel nord Italia, il passaggio a un\u2019attivit\u00e0 di tipo industriale (quindi meno soggetta alle oscillazioni stagionali della produzione) favorisce, tra alcuni di loro, la scelta dell\u2019insediamento definitivo nei luoghi di lavoro<a href=\"#_ftn44\">[44]<\/a>. Analogamente, per molti ticinesi lo spostamento temporaneo alla ricerca di lavoro nei cantoni svizzeri d\u2019oltralpe si trasforma progressivamente, soprattutto dopo la Prima guerra mondiale, nell\u2019insediamento definitivo, favorito soprattutto dalla chiusura dei mercati lavorativi esteri e dalle restrizioni riguardanti le mobilit\u00e0 di mestiere di natura periodica.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste scelte svolgono un ruolo non secondario sull\u2019evoluzione della pratiche transnazionali dell\u2019emigrazione ticinese nel corso dell\u2019Ottocento. L\u2019emigrazione \u201ctradizionale\u201d, nelle sue svariate forme e periodicit\u00e0, non d\u00e0 luogo a vere e proprie diaspore \u201cticinesi\u201d nella misura in cui \u2013 se si eccettuano i casi specifici propri ad alcune famiglie di mercanti<a href=\"#_ftn45\">[45]<\/a> \u2013 essa non consente il consolidamento di una loro presenza stabile nei luoghi di emigrazione. Molti artigiani e buona parte delle maestranze edili, ad esempio, svolgono generalmente un\u2019attivit\u00e0 itinerante, spostandosi da una citt\u00e0 o un cantiere all\u2019altro secondo la domanda e le opportunit\u00e0 di lavoro. Cos\u00ec, da una lettera di uno stuccatore di Meride (un villaggio del Mendrisiotto) si apprende che \u201cQua si va da una citt\u00e0 a l\u2019altra, i lavori sono una stanza qua e l\u2019altra l\u00e0\u201d<a href=\"#_ftn46\">[46]<\/a>, mentre da un altro stuccatore attivo a Heidelberg si scopre che \u201cDopo aver lavorato per 2 o tre mesi in un luogo bisogna partirsene come cani bastonati [\u2026]\u201d<a href=\"#_ftn47\">[47]<\/a>. Certo, si creano delle comunit\u00e0 di migranti, in cui, la comune provenienza (e la parentela) si interseca talvolta con l\u2019organizzazione corporativa dei gruppi di mestiere<a href=\"#_ftn48\">[48]<\/a> dando luogo a catene migratorie che si appoggiano su diffuse pratiche transnazionali centrate sull\u2019economia delle rimesse. Consolidate solidariet\u00e0 di gruppo sorgono inoltre attorno ai mercati lavorativi (ad esempio a Roma nel Cinque e Seicento, a S. Pietroburgo e a Mosca tra il Settecento e la met\u00e0 dell\u2019Ottocento<a href=\"#_ftn49\">[49]<\/a>, a Londra e Parigi<a href=\"#_ftn50\">[50]<\/a> nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento), ma in linea generale gli emigranti non formano comunit\u00e0 sufficientemente stabili e organiche in grado di generare una coscienza di gruppo mantenuta nel corso del tempo. Anche il forte spirito identitario focalizzato sulle comunit\u00e0 di origine impedisce, fino a Ottocento inoltrato, la formazione di un sentimento di identificazione che coinvolga uno spazio regionale pi\u00f9 ampio<a href=\"#_ftn51\">[51]<\/a>. Ancora una volta, le lettere delle maestranze edili del Sei e del Settecento attive nelle citt\u00e0 tedesche ce ne hanno vari indizi: pur se attive in citt\u00e0 ove sono insediati diversi migranti provenienti da altri baliaggi italiani in Svizzera (ad esempio le varie famiglie di commercianti della Valmaggia) i contatti con questi ultimi appaiono sporadici e generalmente limitati alla funzione di recapito postale dei loro empori e dei loro negozi<a href=\"#_ftn52\">[52]<\/a>, senza che traspaia una pi\u00f9 precisa relazione o una pi\u00f9 profonda identit\u00e0 di matrice etnico-culturale.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1803, la creazione del cantone Ticino voluta dalla Mediazione napoleonica non elimina le barriere regionalistiche che segmentano il cantone e che vengono traslate anche tra le comunit\u00e0 di emigranti. \u00c8 solo nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento che, sulla scia di una pi\u00f9 stabile presenza dei ticinesi nei luoghi di emigrazione, si assiste alla nascita di forme associative le quali, oltre ad assicurare assistenza ai loro membri in caso di malattia o di indigenza, o incoraggiare attivit\u00e0 di natura filantropica e patriottica, promuovono un sentimento identitario comune e il ricordo dei legami con la patria di origine. Associazioni quali le <em>Pro Ticino <\/em>e le societ\u00e0 di mutuo soccorso sorgono in varie citt\u00e0 europee (ad esempio a Parigi e a Londra<a href=\"#_ftn53\">[53]<\/a>), ma anche in California e in Argentina<a href=\"#_ftn54\">[54]<\/a>. Il rafforzamento di una coscienza identitaria avviene tuttavia attraverso un percorso sinuoso e incerto, influenzato, a partire da fine secolo, dall\u2019intenso dibattito sull\u2019identit\u00e0 culturale ticinese, costantemente in bilico tra \u201citalianit\u00e0\u201d e \u201celvetismo\u201d. Cos\u00ec, in Argentina, se da una parte l\u2019invenzione della \u201cnazionalit\u00e0\u201d permette ai ticinesi (presenti nel paese fin dalla met\u00e0 del XIX secolo) di esercitare una considerevole influenza sulla comunit\u00e0 degli immigrati svizzeri giunti a fine secolo, dall\u2019altra tale supremazia consente loro di conservare una relazione aperta e fluida con l\u2019associazionismo italiano<a href=\"#_ftn55\">[55]<\/a>; un\u2019apertura e una fluidit\u00e0 che si esplica, ad esempio, nell\u2019appartenenza simultanea di molti ticinesi ad associazioni italiane e svizzere<a href=\"#_ftn56\">[56]<\/a>. Il crescente nazionalismo di inizio Novecento porter\u00e0 tuttavia a lacerare questi legami, spingendo le associazioni ticinesi di emigranti ad assumere contenuti patriottici viepi\u00f9 spiccati e una maggiore autonomia nei confronti dell\u2019italianit\u00e0<a href=\"#_ftn57\">[57]<\/a>. Anche nei cantoni elvetici si palesa un\u2019evoluzione della costruzione identitaria dei migranti ticinesi segnata dal rapporto ambivalente tra Svizzera e Italia. Alla fine dell\u2019Ottocento, i ticinesi continuano ad essere assimilati agli emigranti del nord Italia giunti numerosi nella Confederazione<a href=\"#_ftn58\">[58]<\/a>, non di rado subendo le stesse discriminazioni e le stesse manifestazioni xenofobe di cui quest\u2019ultimi sono oggetto. Per questo motivo, la mobilitazione associativa dei ticinesi nei cantoni svizzeri prende corpo dal sentimento della loro specificit\u00e0 identitaria \u201cetnico-culturale\u201d, e non tanto dalla loro condizione di migranti. Proprio nel momento in cui le relazioni tra il Ticino e il resto della Svizzera si fanno pi\u00f9 difficili, tanto da suscitare propositi irredentisti, le diverse Associazioni <em>Pro Ticino <\/em>presenti nei cantoni d\u2019oltre Gottardo promuovono le loro attivit\u00e0 all\u2019insegna del miglioramento dell\u2019integrazione dei ticinesi nella societ\u00e0 svizzera e del mantenimento dei legami con il cantone di origine<a href=\"#_ftn59\">[59]<\/a>, allentando i legami con la matrice identitaria italiana.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ulteriore elemento che porta a una trasformazione delle pratiche transnazionali riguarda la sfera politica e pi\u00f9 precisamente la nascita, negli anni 1830-40 dei partiti politici. In antico regime la porosit\u00e0 delle frontiere fa della plurilocalit\u00e0 dei migranti una risorsa che essi usano in modo elastico attraverso il cumulo di identit\u00e0 e di funzioni<a href=\"#_ftn60\">[60]<\/a>. In pi\u00f9 occasioni, il capitale sociale accumulato durante l\u2019emigrazione pu\u00f2 essere speso in patria attraverso l\u2019assunzione di cariche pubbliche le quali, a loro volta, aprono spazi di intermediazione politica su scala internazionale. In tal senso, come recentemente rilevato, le pratiche transnazionali sono un fattore imprescindibile dell\u2019esercizio e della riproduzione del potere. \u00c8 il caso, ad esempio di diversi esponenti del ceto dirigente luganese che grazie a fortunate carriere all\u2019estero (soprattutto in campo militare) ottengono dalle autorit\u00e0 locali degli importanti incarichi di natura diplomatica. I quali, a loro volta aprono loro la strada a ulteriori mandati da parte delle autorit\u00e0 dei cantoni sovrani elvetici presso i governi degli Stati in cui operano. Le attivit\u00e0 svolte all\u2019estero influenzano quindi l\u2019esercizio e la riproduzione del potere a livello locale, ma nel contempo quest\u2019ultimo torna utile all\u2019estero, favorendo in particolare carriere nell\u2019ambito della diplomazia<a href=\"#_ftn61\">[61]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piena integrazione del Ticino quale cantone sovrano in seno alla Confederazione elvetica e la sua trasformazione, nel 1848, nel moderno Stato federale svizzero, tolgono tuttavia alle \u00e9lite locali quegli spazi che avevano saputo sfruttare per imbastire le loro carriere attraverso la messa in opera di un transnazionalismo politico. Anche se per diversi emigranti il successo imprenditoriale apre loro le porte alla carriera diplomatica<a href=\"#_ftn62\">[62]<\/a>, essa \u00e8 sempre meno il frutto di un transnazionalismo politico nutrito dall\u2019economia dell\u2019emigrazione. Le diaspore ticinesi alimentano invece la vita politica locale, partecipando da vicino alle lotte partitiche che scuotono il cantone durante gran parte dell\u2019Ottocento e dei primi del Novecento. In California e in Argentina, ad esempio, gli emigranti seguono da vicino la vita politica del cantone, promuovendo una vita associativa dalle forti connotazioni partitiche. E anche in Europa, l\u2019emigrazione alimenta la vita politica cantonale attraverso l\u2019influenza esercitata da alcuni emigranti arricchiti e attivi all\u2019estero<a href=\"#_ftn63\">[63]<\/a>. In tale prospettiva, la partecipazione alla vita politica ticinese da parte di diversi emigranti non \u00e8 solo il modo per conservare i legami con la patria, ma anche la soluzione attraverso la quale gli apparati partitici fanno proprie le reti clientelari di cui dispongono gli emigranti pi\u00f9 facoltosi, dando cos\u00ec forma a un transnazionalismo politico che fa perno sulle ambizioni personali e sull\u2019uso strumentale delle carriere migratorie.<\/p>\n<hr class=\"system-pagebreak\" title=\"seconda parte\" \/>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. Ritorni<\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur centrale nell\u2019esperienza della maggior parte degli emigranti ticinesi, il ritorno appare ancora come un momento sfuggente e poco studiato nei suoi risvolti quantitativi come pure in quelli sociali e \u201cpsicologici\u201d<a href=\"#_ftn64\">[64]<\/a>. Eppure, in antico regime come nell\u2019Ottocento, \u00e8 attraverso la circolarit\u00e0 di gran parte dei percorsi migratori e gli elevati tassi di ritorno dei migranti (sia di quelli continentali che di quelli transcontinentali) che si manifestano con maggior evidenza i contenuti della progettualit\u00e0 dell\u2019emigrazione ticinese e il transnazionalismo delle pratiche che essa esprime. \u00c8 stato pi\u00f9 volte sottolineato come tale progettualit\u00e0, rimanga soggetta all\u2019aleatoriet\u00e0 dei percorsi individuali; con il tempo, i progetti si trasformano in intenti man mano adattati in funzione delle contingenze personali, familiari, economiche, politiche, &#8230; Cos\u00ec, se talvolta \u00e8 il buon esito dell\u2019emigrazione che determina la rinuncia al ritorno, il pi\u00f9 delle volte sono gli imprevisti della vita che determinano un susseguirsi di aggiustamenti del percorso migratorio. Imprevisti che prendono la forma della malattia, dell\u2019infortunio, ma anche della guerra o dell\u2019incertezza circa le possibilit\u00e0 di lavoro<a href=\"#_ftn65\">[65]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per chi fa rientro in patria, il ritorno \u00e8 innanzi tutto il momento delle verifiche e del confronto con coloro (famigliari e compaesani) che sono rimasti. Dovendo coronare il buon esito del progetto migratorio, esso si carica di aspettative e di ansie che l\u2019emigrazione oltremare accentua proprio a causa degli elevati costi che essa implica per chi la affronta e per i famigliari. Difatti, se l\u2019emigrazione periodica \u201ctradizionale\u201d \u00e8 concepita e vissuta come una successione di tappe il cui bilancio \u00e8 dato dall\u2019esito economico complessivo dell\u2019intera esperienza professionale, quella transoceanica \u00e8 affrontata il pi\u00f9 delle volte come un episodio temporaneo, delimitato dal rientro che deve sancire il conseguimento degli obiettivi del progetto migratorio. Per questo motivo, \u00e8 soprattutto tra gli emigranti nel Nuovo mondo (pi\u00f9 che tra gli emigranti periodici) che gli insuccessi e le difficolt\u00e0 sembrano suscitare delusione e frustrazione. Cos\u00ec, in una sua lettera, un emigrante del luganese confida alla moglie la sua mortificazione poich\u00e9 \u201cSono venuto in America per procaciare il sostentamento della famiglia, ma se la famiglia dovrebbe vivere dei miei soccorsi potrebbe morire\u201d<a href=\"#_ftn66\">[66]<\/a>, mentre un altro confessa al fratello che\u201cPer in quanto a m\u00e8 ci sono venuto nella merica e bisogna che ci stia ma non do parere a nessuno di seguirmi viva berna e la svizzera patria libera accua buona e buonairaa\u201d<a href=\"#_ftn67\">[67]<\/a>. Un altro, infine, esclude di poter rientrare in quanto \u201cA casa se non posso tener il capello su degli occhi in faccia a chisesia dei creditori non voglio venire [\u2026]\u201d<a href=\"#_ftn68\">[68]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">E anche quando si concretizza, il rientro non \u00e8 privo di insidie. Nonostante la familiarit\u00e0 del confronto con esperienze di vita variegate, per le comunit\u00e0 locali il ritorno degli emigranti \u00e8 il momento che evidenzia le differenze createsi tra costoro e coloro che sono rimasti. Se per taluni \u00e8 il momento della riappropriazione della vita precedente<a href=\"#_ftn69\">[69]<\/a>, per altri, esso segna l\u2019affermazione di una nuova identit\u00e0. Lo suggerisce la lettera di Maria Marinelli che scrivendo al fratello in California gli confida che molti \u201cCaliforniesi\u201d rientrati in patria \u201cpaiono signori non si pu\u00f2 guardare a dosso della superbia che anno\u201d<a href=\"#_ftn70\">[70]<\/a>. D\u2019altronde, lungi dal riflettere un\u2019ideale ed equilibrata bifocalit\u00e0, il ritorno pu\u00f2 celare tensioni, timori, legati al confronto con un mondo che, tutto sommato, si \u00e8 fatto estraneo. Per un emigrante valmaggese rientrato in patria, il paese di origine gli appare \u201c[\u2026] tutto differente a dirlo con una bocca non si puo creder, pare che le montagne e le case che vengono a dosso [\u2026]\u201d<a href=\"#_ftn71\">[71]<\/a>. Mentre un\u2019emigrante locarnese, scrivendo al marito dopo il suo rientro in valle, lo rassicura che tutti i vicini, gli amici e i parenti \u201cmi venero a trovarmi e con piagenti del tempo che fui asenta di casa desiderandomi di nuovo la mia Compagnia in questi giorni o sempre ricevuto visita io non trovai nesun di nemico ma tutti amici tuti mi dimandano di voi quando sara il vostro arivo gli rispondo che sara presto [\u2026]\u201d.<a href=\"#_ftn72\">[72]<\/a><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7. Conclusione<\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come in molti altri contesti contraddistinti da una prolungata e radicata tradizione migratoria, le logiche e le dinamiche che reggono le partenze (e i ritorni) dei migranti ticinesi travalicano in parte la variet\u00e0 delle loro forme. La loro trasformazione nel corso del tempo non manca tuttavia di incidere sulle pratiche transnazionali dell\u2019emigrazione le quali contribuiscono direttamente alla costruzione identitaria del cantone. Posto in questi termini, la diversificazione dei modelli migratori nel corso del XIX secolo pu\u00f2 essere vista come elemento di trasformazione delle pratiche transnazionali della societ\u00e0 ticinese.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo riguardo, diversi aspetti meritano particolare attenzione. In primo luogo, se le identit\u00e0 transnazionali favoriscono l\u2019inserimento economico degli emigranti nelle realt\u00e0 di accoglienza, esse non sono sufficienti a concretizzare il loro processo di integrazione che dipende anche dall\u2019atteggiamento di queste ultime nei confronti dell\u2019identit\u00e0: plurale, in alcuni contesti univoca, in altre esclusiva<a href=\"#_ftn73\">[73]<\/a>. In tal senso, l\u2019emigrazione ticinese in America, a differenza di quella negli altri paesi europei, ha probabilmente agevolato la formazione di pratiche transazionali fondate su una doppia identit\u00e0. Ci\u00f2 proprio grazie ai tratti della cultura politica americana, meno sensibile, rispetto a quella europea, verso il principio di esclusivit\u00e0 della cittadinanza. D\u2019altra parte, va rilevato che se la secolare familiarit\u00e0 di gran parte degli emigranti ticinesi con il mondo urbano ha contribuito a formare in loro un\u2019identit\u00e0 in cui convivono ruralit\u00e0 e urbanit\u00e0, l\u2019emigrazione oltremare, ricolloca sovente i suoi protagonisti all\u2019interno di realt\u00e0 rurali (basti pensare alle migliaia di ticinesi impiegati nei ranch californiani o nelle aree rurali argentine) dando al loro transnazionalismo dei contenuti specifici, per certi versi meno estranei alla realt\u00e0 economica ticinese<a href=\"#_ftn74\">[74]<\/a>, ma che nel contempo agevolano la loro integrazione nel loro contesto di accoglienza. Infine occorre sottolineare l\u2019impatto del progressivo inserimento delle donne nei flussi migratori ticinesi. Favorendo la formazione di nuclei familiari di emigranti, essa svolge un ruolo importante nella ridefinizione delle pratiche transnazionali degli emigranti e rimettendo in discussione le basi stesse del progetto migratorio; basti pensare alla scelta dell\u2019invio a casa dei risparmi (meno facile per chi ha a carico una famiglia) o a quella riguardante gli investimenti fondiari, certamente pi\u00f9 proficui nelle terre del Nuovo mondo<a href=\"#_ftn75\">[75]<\/a>. Bench\u00e9 solo abbozzati, questi elementi suggeriscono la necessit\u00e0 di esaminare con maggiore attenzione rispetto a quanto fatto finora le molteplici e variegate ripercussioni delle pratiche migratorie sulla societ\u00e0 ticinese e sullo sviluppo della sua identit\u00e0, sempre in bilico tra apertura sul mondo e ripiegamento su se stessa.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<hr style=\"text-align: justify;\" \/>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[1]<\/a> Le prime esemplificazioni del concetto si trovano in Nina Glick Schiller, Linda Basch, Cristina Szanton Blanc, <em>Towards a transnationalization of migration: race, class, ethnicity and nationalism reconsidered<\/em>, \u201cThe Annals of the New York Academy of Science\u201d, 645 (1992), pp. 1-24; Id., <em>Towards a transnational Perspective on Migration: Race, Class, Ethnicity and Nationalism Reconsidered<\/em>, New York, New York Academy of Sciences, 1992.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[2]<\/a> Cf. Brian McCook, <em>Becoming Transnational\u00a0: Continental and Transatlantic Polish Migration and Return Mirgation, 1870-1924<\/em>, in <em>European Mobility, Internal, International and Transatlantic Moves in the 19th and Early 20th Centuries, <\/em>a cura di Annemarie Steidl, Josef Ehmer, Stan Nadel, Hermann Zeitlhofer, G\u00f6ttingen, V&amp;R unipress, 2009, pp. 151-173.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[3]<\/a> Roger Waldinger, \u201c<em>Transnationalisme\u201d des immigrants et pr\u00e9sence du pass\u00e9,<\/em> \u201cRevue europ\u00e9enne des migrations internationales\u201d, 22, 2 (2006), pp.23-41.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[4]<\/a> Paola Corti, <em>Famiglie transnazionali<\/em>, in <em>Storia d\u2019Italia. Annali 24. Migrazioni<\/em>, a cura di Paola Corti, Matteo Sanfilippo, Torino, Einaudi, 2009, pp. 303-316 (315).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[5]<\/a> Cf. in particolare Pier Paolo Viazzo, <em>Comunit\u00e0 alpine. Ambiente, popolazione, struttura sociale nelle Alpi dal XVI a oggi, <\/em>Bologna, il Mulino, 1990<em>; <\/em>Id., <em>Migrazioni e mobilit\u00e0 in area alpina: scenari demografici e fattori socio-strutturali<\/em>, \u201cHistoire des Alpes \u2013 Storia delle Alpi, Geschichte der Alpen\u201d, 3 (1998), pp. 37-48.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[6]<\/a> Per l\u2019area alpina italiana, tra i numerosi titoli, segnaliamo, Patrizia Audenino, <em>Un mestiere per partire.<\/em> <em>Tradizione migratoria, lavoro e comunit\u00e0 in una vallata alpina, <\/em>Milano, Franco Angeli, 1990<em>; <\/em>Alessio Fornasin, <em>Ambulanti, artigiani e mercanti. L\u2019emigrazione della Carnia in et\u00e0 moderna<\/em>, Verona, Cierre ed., 1998; Luigi Lorenzetti, Raul Merzario, <em>Il fuoco acceso. Famiglie e migrazioni alpine nell&#8217;Italia d&#8217;et\u00e0 moderna<\/em>, Roma, Donzelli, 2005.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[7]<\/a> Cf. ad esempio Patrizia Audenino, <em>Le custodi della montagna: donne e migrazioni stagionali in una comunit\u00e0 alpina<\/em>, \u201cAnnali Cervi\u201d, XII (1990), pp. 265-287; Raul Merzario, <em>Donne sole nelle valli e nelle montagne<\/em>, in <em>Il lavoro delle donne<\/em>, a cura di Angela Groppi<em>,<\/em> Roma-Bari, Laterza, 1996, pp. 229-246 e i vari contributi nel volume <em>Donne e lavoro. Prospettive per una storia delle montagne europee, XVIII-XX secc<\/em>., a cura di Nelly Valsangiacomo, Luigi Lorenzetti, Milano, Franco Angeli, 2010.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[8]<\/a> Sul tema del ritorno, cf. i vari contributi in \u201cHistoire des Alpes \u2013 Storia delle Alpi \u2013 Geschichte der Alpen\u201d, 14 (2009).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[9]<\/a> Ci rifacciamo alla definizione data da Maurizio Ambrosini, <em>La costruzione delle identit\u00e0 trasversali<\/em>, in <em>Storia d\u2019Italia. Annali 24. Migrazioni<\/em>, a cura di Paola Corti, Matteo Sanfilippo, Torino, Einaudi, 2009, pp. 673-690 (687-688).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[10]<\/a> Paola Corti, <em>Famiglie transnazionali<\/em>, in <em>Ibid<\/em>, pp. 303-316 (312).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[11]<\/a> Il rimando \u00e8 ovviamente a Paul-Andr\u00e9 Rosental, <em>Maintien \/ rupture: un nouveau couple pour l\u2019analyse des migrations<\/em>, \u201cAnnales E.S.C.\u201d, 6 (1990), pp. 1403-1432.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[12]<\/a> Cf. Dante Severin, <em>Privilegi sabaudi agli architetti e mastri da muro luganesi (XVII sec.)<\/em>, Bellinzona, Arti grafiche Arturo Salvioni &amp; Co., 1933; Antonio Gili, <em>La compagnia di Sant\u2019Anna a Torino: una congregazione di mastri d\u2019arte luganesi nel capoluogo sabaudo con il titolo di universit\u00e0 e un patronato di cappella<\/em>, \u201cBollettino Storico della Svizzera italiana\u201d, vol. 103, fasc. I-IV (1991), pp. 99-104.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[13]<\/a> Chiara Orelli, <em>I migranti nelle citt\u00e0 d\u2019Italia<\/em>, in <em>Storia della Svizzera italiana. Dal Cinquecento al Settecento<\/em>, a cura di Raffaello Ceschi, Bellinzona, Edizioni dello Stato del Cantone Ticino, 2000, pp. 257-288 (270-274).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[14]<\/a> Per una panoramica, cf. Raffaello Ceschi, <em>Artigiani migranti della Svizzera italiana (secoli XVI-XVIII)<\/em>, \u201cItinera\u201d, 14 (1993), pp. 21-31; Raul Merzario, <em>Famiglie di emigranti ticinesi (secoli XVII-XVIII)<\/em>, \u201cSociet\u00e0 e Storia\u201d, 71 (1996), pp. 39-55.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[15]<\/a> Cf. Luigi Lorenzetti, <em>La manodopera dell\u2019industria edile. Migrazione, strutture professionali e mercati (secc. <\/em><em>XVI-XIX)<\/em>, \u201cM\u00e9langes de l\u2019Ecole fran\u00e7aise de Rome. Italie et M\u00e9diterran\u00e9e MEFRIM\u201d, <em>L\u2019\u00e9conomie de la construction dans l\u2019Italie moderne<\/em>, 119-2 (2007), pp. 275-283.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[16]<\/a> Cf. Giorgio Cheda, <em>L\u2019emigrazione ticinese in California. I Ranceri<\/em>, Pregassona, Fontana edizioni, 2005; Ivano Fosanelli, <em>Verso l\u2019Argentina. Emigrazione, insediamento, identit\u00e0 tra Otto e Novecento<\/em>, Locarno, A. Dad\u00f2, 2000.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[17]<\/a> Cf. Andreina De Clementi, <em>Internal and Transatlantic Migration<\/em>, in <em>European Mobility, <\/em>cit., pp. 123-133.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[18]<\/a> Ci permettiamo di rimandare al nostro <em>Economie et migration au XIXe si\u00e8cle. <\/em><em>Les strat\u00e9gies de la reproduction familiale au XIXe si\u00e8cle<\/em>, Berne et al., Peter Lang, 1999, pp. 379-396.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[19]<\/a> Cf. Leslie Page Moch et al., <em>Family Strategy: A Dialogue<\/em> \u201cHistorical Methods\u201d, Vol. 20, n. 3 (1987), pp. 113-125.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[20]<\/a> Giorgio Cheda, <em>L\u2019emigrazione ticinese in California<\/em>. <em>Epistolario<\/em>, vol. II**, Locarno, A. Dad\u00f2, 1981, p. 564 (Marysville, 28 luglio 1867).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[21]<\/a> I. Fosanelli, <em>Verso l\u2019Argentina<\/em>, cit., p. 237 (Cordoba, 14 agosto 1925).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[22]<\/a> <em>Ibid<\/em>., p. 238 (Cordoba, 18 agosto 1927).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[23]<\/a> Su questo aspetto, cf. Sandro Bianconi, <em>I due linguaggi. Storia linguistica della Lombardia svizzera dal \u2018400 ai giorni nostri, <\/em>Bellinzona, Ed. Casagrande, 1989.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[24]<\/a> Per il caso ticinese, cf. ad esempio Stefania Bianchi, <em>Nostalgia del gusto e gusto della memoria,<\/em> \u201cHistoire des Alpes \u2013 Storia delle Alpi \u2013 Geschichte der Alpen\u201d, 13 (2008), pp. 43-61.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[25]<\/a> Cf. ad esempio il caso dell\u2019emigrazione bleniese a Milano dove \u00e8 nota la partecipazione delle donne alla gestione delle attivit\u00e0 commerciali (locande e ristoranti) dei mariti e dei genitori.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[26]<\/a> Il fenomeno riguarda per\u00f2 anche i flussi interni. In questo caso si tratta in larghissima misura di flussi di manodopera (femminile) diretta verso le aziende tessili della Svizzera d\u2019oltralpe. Cf. <em>Femminile plurale: itinerari di storia della donna in Svizzera dall\u2019Ottocento ad oggi<\/em>, a cura di Yvonne Pesenti, Lugano, Fondazione Piero e Marco Pellegrini &#8211; Guglielmo Canevascini, 1992.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[27]<\/a> Si stima che alla fine dell\u2019Ottocento le donne rappresentino il 10-15% dell\u2019emigrazione ticinese oltremare e la quota salirebbe al 20% circa dopo la Prima guerra mondiale.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[28]<\/a> Cf. ad esempio la vicenda di Filomena Ferrari, un\u2019imprenditrice luganese attiva in Piemonte nella produzione di laterizi, ricostruita da Donatella Ferrari, <em>Filomena Ferrari: un caso di successo imprenditoriale al femminile tra fine Ottocento e inizio Novecento<\/em>, in <em>I padroni del fumo. Contributi per la storia dell\u2019emigrazione dei fornaciai malcantonesi<\/em>, a cura di Bernardino Croci Maspoli, Curio, Museo del Malcantone, 2010, pp. 163-203.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[29]<\/a> G. Cheda, <em>Epistolario<\/em>, cit., Vol. II*, p. 316 (San Francisco, 14 marzo 1902).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[30]<\/a> Citato da G. Cheda, <em>I ranceri<\/em>, Vol. I., cit., p. 111 (Crescne City, 7 settembre 1896).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[31]<\/a> G. Cheda, <em>Epistolario<\/em>, cit., Vol. II*, p. 245 (Gonzales, 16 aprile 1885).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[32]<\/a> I. Fosanelli, <em>Verso l\u2019Argentina<\/em>, cit., p. 133 (Rosario, 12 aprile 1864).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[33]<\/a> G. Cheda, <em>Epistolario<\/em>, cit., Vol. II*, p. 399 (Grizzly, novembre 1877).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[34]<\/a> L. Lorenzetti, R. Merzario, <em>Il fuoco acceso<\/em>, cit., p. X.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[35]<\/a> Cf. il caso di alcuni architetti ticinesi attivi in Russia durante la seconda met\u00e0 del Settecento e i primi dell\u2019Ottocento e che beneficiano di una pensione grazie alle posizioni di rilievo raggiunte in seno all\u2019amministrazione zarista. Cf. le testimonianze epistolari pubblicate da Nicola Navone, <em>Dalle rive della Neva. Epistolari di tre famiglie di costruttori nella Russia degli Zar<\/em>, Mendrisio, Mendrisio Academy Press, 2009, pp. 47-53.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[36]<\/a> Cos\u00ec, Francesco Antonio Giorgioli, un emigrante di Meride, scrive alla moglie consigliandola di \u201cNon sonare la tromba per quello che riceve, come fa qualche altro, ma invece fare le vostre cose quiete [\u2026] perch\u00e9 non tuti ano gusto che si mandi denari in patria o pure perch\u00e9 loro non ne mandano\u201d. Cf. Giuseppe Martinola, <em>Lettere dai paesi transalpini degli artisti di Meride e dei villaggi vicini (XVII-XIX)<\/em>, Bellinzona, Edizioni dello Stato, 1963, p. 58 (Jesdova di Varsavia, 13 ottobre 1688).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[37]<\/a> Su un contesto prossimo a quello ticinese, cf. Anna Maria Colombo, <em>I tessuti di seta degli emigranti ossolani<\/em>, \u201cHistoire des Alpes \u2013 Storia delle Alpi \u2013 Geschichte der Alpen\u201d, 11 (2006)<em>, <\/em>pp. 103-112.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[38]<\/a> Cf. Ivan Capelli, Claudia Manzoni, <em>Dalla canonica all\u2019aula. Scuole e alfabetizzazione da San Carlo a Franscini<\/em>, Pavia, Universit\u00e0 di Pavia, 1997.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[39]<\/a> Cf. Carlo Agliati, <em>Occasioni di formazione tra apprendistato e scuola<\/em>, in <em>Arte in Ticino 1803-2003<\/em>, vol. I, <em>La ricerca di un\u2019appartenenza 1803-1870<\/em>, catalogo della mostra (Lugano 2001-2002) a cura di Rudy Chiappini<em>,<\/em> Bellinzona, Salvioni, 2001, pp. 45-66.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[40]<\/a> Nella stessa prospettiva, cf. P. Audenino, <em>Un mestiere per partire<\/em>, cit., pp. 54-68.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[41]<\/a> Cf. Raffaello Ceschi, <em>La \u201ccitt\u00e0\u201d nelle montagne<\/em>, \u201cHistoire des Alpes \u2013 Storia delle Alpi \u2013 Geschichte der Alpen\u201d, 5 (2000), pp. 189-204.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[42]<\/a> Le pi\u00f9 note sono la fabbrica di cioccolato di Torre (Val di Blenio) e le fabbriche di orologi di Arogno (Luganese). Cf. anche G. Cheda, <em>I ranceri<\/em>, cit., vol. I, p. 181<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[43]<\/a> Patrizia Audenino, <em>L\u2019Italia in movimento: protagonisti e percorsi fra Otto e Novecento<\/em>, in <em>Partire per il mondo<\/em>. <em>Emigranti ticinesi dalla met\u00e0 dell\u2019Ottocento, <\/em>Lugano, 2007, pp. 11-29 (27).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[44]<\/a> Cf. Giulia Pedrazzi, <em>I \u201cpadroni del fumo\u201d. Fornaciai malcantonesi tra emigrazione e imprenditorialit\u00e0 (XVII-XX secolo<\/em>), in <em>I padroni del fumo<\/em>, cit., p. 19-21.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[45]<\/a> Cf. ad esempio il caso della famiglia Pedrazzini e della sua presenza in varie citt\u00e0 tedesche attraverso le loro attivit\u00e0 commerciali. Cf. Francesca Chiesi Ermotti, <em>Progettualit\u00e0 migratoria e conflitti intestini in un<\/em> <em>casato alpino. I Pedrazzini di Campo Vallemaggia (XVIII-XIX s.)<\/em>, \u201cPercorsi di Ricerca. Working Papers LabiSAlp, 2 (2009), p. 1-11 (www.arc.usi.ch\/index\/ris_ist_labi_working_papers.htm). Cf. anche le osservazioni di Giovanni Pizzorusso, <em>I movimenti migratori in Italia in antico regime<\/em>, in <em>Storia dell\u2019emigrazione italiana. Partenze<\/em>, a cura di Piero Bevilacqua, Andreina De Clementi, Emilio Franzina, Roma, Donzelli, 2001, pp. 3-16 (6).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[46]<\/a> G. Martinola, <em>Lettere<\/em>, cit., p. 133 (Rotterdam, 21 ottobre 1715).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[47]<\/a> <em>Ibid<\/em>., p. 114 (Heidelberg, 6 settembre 1715).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[48]<\/a> Gli esempi sono numerosi. Cf. ad esempio le diverse compagnie di artigiani e lavoratori edili il cui scopo \u00e8 quello di tener uniti all\u2019estero gli emigranti originari di una stessa comunit\u00e0 o di gruppi di comunit\u00e0 e nel contempo di mantenere l\u2019accesso al mercato lavorativo attraverso la costante e puntuale offerta di manodopera. Cf. R. Ceschi, <em>Artigiani migranti<\/em>, cit., pp. 24-26.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[49]<\/a> Sull\u2019emigrazione in Russia, cf. il recente volume di Nicola Navone, <em>Costruire per gli zar. Architetti ticinesi in Russia 1700-1850<\/em>, Bellinzona, Ed. Casagrande, 2010.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[50]<\/a> Cf. Peter Barber, Peter Jacomelli, <em>Vo partir per Londre. Gli emigrati ticinesi e i loro caff\u00e8-ristoranti in Inghilterra, 1847-1987<\/em>, in <em>Lo zampino dei Gatti<\/em>, a cura di Fernando Ferrari, Olivone, Fondazione Jacob Piazza, 1996, pp. 77-127 (94-95); Gianni Berla, <em>Migranti ticinesi a Parigi (1830-1850)<\/em>, \u201cArchivio Storico Ticinese\u201d, 111 (1992), pp. 97-146 (135-137);<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[51]<\/a> Cf. Raffaello Ceschi, <em>Appunti sulla \u201cticinesit\u00e0\u201d<\/em>, \u201cBloc Notes\u201d, a. 2, n. 2-3 (1980), pp. 7-14.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[52]<\/a> Cf. G. Martinola, <em>Lettere<\/em>, cit., p. 17, 27, 91, 140.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[53]<\/a> Cf. Fernando Ferrari, <em>Emigranti ticinesi in Francia e in Inghilterra: esperienze, forme associative e legami con la \u00abpatria\u00bb<\/em>, in <em>Partire per il mondo<\/em>, cit., pp. 71-91 (83-85).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[54]<\/a> M. Daguerre, <em>La costruzione di un mito<\/em>, cit., pp. 26-28; I. Fosanelli, <em>Verso l\u2019Argentina.<\/em>, cit., pp. 53-67.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[55]<\/a> M. Daguerre, <em>La costruzione di un mito<\/em>, cit., p. 27.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[56]<\/a> Augusto Pedrazzini, <em>L\u2019emigrazione ticinese nell\u2019America del Sud<\/em>, Locarno, Pedrazzini, 1962, Vol. 1, p. 85.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[57]<\/a> Cf. ad esempio la testimonianza di un emigrante ticinese in California che di fronte alle tendenze irredentiste che percorrono il Ticino prima e dopo la Prima guerra mondiale scrive a casa per invitare i parenti a non votare \u201cdi andare insieme coll\u2019Italia. Qui in questi paesi sono molto mal veduti gli italiani e non sono molto educati [\u2026]. Cf. G Cheda, <em>Epistolario<\/em>, cit., vol. II*, p. 119 (Orosi Tulare Cal. 5 dicembre 1920).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[58]<\/a> Peter Manz,\u00a0\u201c<em>Ytali\u00e4\u00e4ner und Tessiner\u201d. <\/em><em>Emigrazione italiana e ticinese a Basilea (1880-1914). Note di analisi del discorso su immigrati e migranti interni di condizione popolare, <\/em>in <em>Partire per il mondo<\/em>, cit., pp. 51-70.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[59]<\/a> Laurence Marti, <em>Etrangers dans leur pays. L\u2019immigration tessinoise dans le Jura bernois entre 1870 et 1970<\/em>, Neuch\u00e2tel, Ed. Alphil, 2005, p. 65.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[60]<\/a> Cf. Marco Schnyder, <em>Tra mobilit\u00e0 e identit\u00e0. Le pratiche transnazionali del ceto dirigente dei baliaggi di Lugano e Mendrisio (secoli XVII e XVIII)<\/em>, \u201cPercorsi di Ricerca. Working papers LabiSAlp\u201d, 2 (2009), pp. 1-9 (2) (www.arc.usi.ch\/index\/ris_ist_labi_working_papers.htm).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[61]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[62]<\/a> Diversi esempi concernenti degli emigranti in Argentina sono descritti in M. Daguerre, <em>La costruzione di un mito<\/em>, cit., p. 26<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[63]<\/a> Cf. ad esempio Fernando Ferrari, <em>Le meraviglie della sterlina. Il ruolo politico dei Gatti in Ticino 1844-1893<\/em>, in <em>Lo zampino dei Gatti<\/em>, cit., pp. 129-188<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[64]<\/a> Cf. Luigi Lorenzetti, Anne-Marie Granet Abisset, <em>Les migrations de retour. Jalons d\u2019un chapitre m\u00e9connu de l\u2019histoire alpine<\/em>, \u201cHistoire des Alpes \u2013 Storia delle Alpi \u2013 Geschichte der Alpen\u201d, 14 (2009), pp. 13-24.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[65]<\/a> Appare quindi tutt\u2019altro che rara la vicenda di Pietro A. Bassi che, partito per la California nel 1910 con l\u2019intento di rientrare in Ticino dopo due anni, vi rimarr\u00e0 per 55 anni, fino al suo decesso nel 1965. La vicenda \u00e8 ricostruita attraverso un ricco epistolario da Mauro Baranzini, <em>Strategie famigliari e patrimoniali nella Svizzera italiana (1400-2000). <\/em>Vol. II, <em>Tre microstorie. Supplemento iconografico<\/em>, Roma, Edizioni di Storia e letteratura, 2008, pp. 223-306.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[66]<\/a> I. Fosanelli, <em>Verso l\u2019Argentina<\/em>, cit., p. 164 (Isla de San Jos\u00e9, 2 agosto 1891).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[67]<\/a> <em>Ibid<\/em>., p. 143 (Buenos Aires, 15 marzo 1909).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[68]<\/a> Sonia Fiorini, <em>Lettere di emigranti bleniesi in Inghilterra,<\/em> \u201cArchivio storico ticinese\u201d, 111 (1992), pp. 147-164.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[69]<\/a> Cf. la testimonianza di un emigrante valmaggese per il quale, il rientro a casa \u00e8 l\u2019occasione per tornare \u201cin sieme al mio caro zio in patria [\u2026] su via pei monti colle nostre capre\u201d. G. Cheda, <em>Epistolario<\/em>, cit., vol. II**, p. 771 (Guadalupe, 10 settembre 1901).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[70]<\/a> <em>Ibid<\/em>., vol. II**, p. 438 (Maggia, 15 maggio 1870).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[71]<\/a> <em>Ibid<\/em>., vol. II*, p. 224 (Someo, 2 settembre 1900).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[72]<\/a> <em>Ibid<\/em>., vol. II*, p. 586 (Cavigliano, 20 settembre 1881).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[73]<\/a> Cf. B. McCook, <em>Becoming Transnational<\/em>, cit., p. 171,<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[74]<\/a> Cf. G. Cheda, <em>I ranceri<\/em>, cit., vol. I, pp. 166-169.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref\">[75]<\/a> Cf. ad esempio la lettera di un emigrante partito nel 1911 alla vota dell\u2019Argentina e che nel 1927, dopo aver ripetutamente rinviato il rientro in patria, chiede alla moglie raggiungerlo poich\u00e9 \u201ccon quei 22.000 franchi che tio mandato a convertirli qui in propriet\u00e0 potrei avere facilmente pi\u00f9 di cento cinquanta pezi al mese iguale a fran (300) guarda t\u00e8 che differenza di guadagno di averli li e essere qui, e se avete un po di sale in zucca dovreste ripentirvi della vostra ostinazione\u201d. I. Fosanelli, <em>Verso l\u2019Argentina<\/em>, cit., p. 239 (Cordoba, 18 agosto 1927).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Migrazioni in area ticinese, tra pratiche transnazionali e geometrie identitarie (XVI \u2013 inizio XX secolo)<\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00a0<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<div>\n<div style=\"text-align: left;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Luigi Lorenzetti,<\/strong> Universit\u00e0 della Svizzera italiana, Mendrisio<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Emigrazioni e transnazionalismo: le prospettive della storia alpina<\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi anni, un innumerevole numero di studi ha individuato nel transnazionalismo il tratto distintivo delle migrazioni contemporanee<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. Connesse al processo di globalizzazione e alla diffusione dei moderni mezzi di comunicazione, esse avrebbero acquisito forme e contenuti inediti rispetto alle migrazioni del passato e in grado di esprimere forme identitarie fondate sulla bifocalit\u00e0 e sullo sviluppo di campi sociali che collegano in modo sempre pi\u00f9 diretto i paesi di partenza e quelli di arrivo.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prospettiva transnazionale, ampiamente seguita dai sociologi delle migrazioni, non ha mancato di suscitare riserve e critiche. Tra gli storici, in particolare, \u00e8 stata pi\u00f9 volte messa in dubbio la portata euristica del concetto, come pure la pretesa originalit\u00e0 storica del transnazionalismo di molte migrazioni contemporanee. In particolare, oltre ad evidenziare la difficolt\u00e0 a definire i contorni e i contenuti delle identit\u00e0 transnazionali<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>, sono stati evidenziati i rischi di \u201cde-storicizzazione\u201d della sociologia del transnazionalismo e la necessit\u00e0 di una pi\u00f9 marcata attenzione alle somiglianze e alle differenze che caratterizzano i vari periodi storici<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>. D\u2019altra parte, \u00e8 stato sottolineato che nelle realt\u00e0 migratorie non esistono (e non sono mai esistiti) soggetti definibili come transnazionali; il \u201ctransnazionalismo\u201d si definisce e di esplica infatti attraverso \u201cpratiche\u201d espresse e messe in atto dal basso, dai comportamenti individuali, familiari e comunitari.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">In breve, pi\u00f9 che illustrare i contenuti storicamente inediti delle migrazioni contemporanee, il transnazionalismo, costituisce una chiave di lettura utile a mettere in risalto rotture e scarti nella storia delle pratiche migratorie<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a> analizzando le diverse forme di relazione che collegano gli spazi di emigrazione e di immigrazione. In tale ottica, la lettura transnazionale pu\u00f2 costituire un utile strumento per mettere in rilievo i fenomeni di lunga durata che costellano le migrazioni umane. Lo dimostrano gli svariati contributi che negli ultimi anni hanno portato nuova linfa agli studi sull\u2019emigrazione alpina e al suo evolvere tra la prima et\u00e0 moderna e il XX secolo. Proprio dalle Alpi \u2013 area a cui appartiene il territorio ticinese oggetto di questa analisi \u2013 sono d\u2019altronde scaturiti, in anni recenti, alcuni importanti impulsi alla storia delle migrazioni europee; impulsi che hanno alimentato il dibattito attorno alle connessioni \u2013 a volte esplicite, a volte pi\u00f9 sottili e impalpabili \u2013 tra emigrazione e demografia<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>, o a quelle tra emigrazione e organizzazione sociale<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>, ma soprattutto attorno alla natura delle migrazioni che il ben noto assunto braudeliano aveva qualificato quali espressione della povert\u00e0 e del sovrappopolamento.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi impulsi hanno inoltre permesso di mettere in rilievo molti aspetti inerenti i contenuti transnazionali di numerose esperienze migratorie alpine. Basti pensare all\u2019intima relazione che lega i luoghi di approdo e di lavoro alle comunit\u00e0 di partenza dei migranti e, pi\u00f9 specificatamente, alla stretta connessione economica e affettiva che sottende la divisione dei compiti fra gli uomini che partono e le donne che restano<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a> o ai movimenti di ritorno che, come le partenze, sono scandite dagli innumerevoli progetti migratori e dalla loro connessione con le logiche della riproduzione familiare<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su tale prospettiva, i flussi migratori sviluppatisi in area ticinese tra il XVI e il XIX secolo costituiscono un campo di analisi particolarmente esemplificativo. Pur accomunandosi in larga misura alle pratiche migratorie presenti in gran parte dell\u2019area alpina italiana, in questa regione esse si caricano di particolari implicazioni, dettate dal suo percorso politico-identitario. Infatti, nonostante la dominazione elvetica \u2013 debole e superficiale \u2013 non abbia intaccato l\u2019ordinamento politico e giuridico locale costituitosi in epoca comunale, le terre ticinesi dell\u2019epoca moderna appaiono come un territorio \u201cintermedio\u201d; un\u2019area italiana nello spazio svizzero, alla quale si sovrappongono delle identit\u00e0 composite, modellate dall\u2019emigrazione e segnate dalla frammentazione e dai molteplici localismi. In questo contesto, partenze e ritorni concretizzano un \u201ctransnazionalismo integrato\u201d<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a> in cui il senso di appartenenza ai luoghi di origine \u00e8 nutrito dai ritorni e dalle rimesse. \u00c8 d\u2019altronde attorno a queste ultime che si esemplifica con maggior chiarezza il diffuso transnazionalismo proprio dei flussi migratori alpini<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a>. Una gestione che, lungi dal riguardare unicamente l\u2019equilibrio (micro)economico delle unit\u00e0 familiari e delle comunit\u00e0 locali, mette in gioco anche i processi identitari e di autorappresentazione individuali e collettivi. Tale aspetto permette quindi di affrontare il tema del transnazionalismo delle pratiche migratorie mettendo a fuoco i legami, non sempre lineari, tra le pratiche transnazionali e lo \u201cspazio vissuto\u201d degli emigranti<a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di addentrarci pi\u00f9 dettagliatamente nella questione, \u00e8 tuttavia opportuno delineare i tratti essenziali del sistema migratorio dell\u2019area ticinese e la sua evoluzione tra il XVI e l\u2019inizio del XX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" \/>\n","protected":false},"author":93,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[81],"tags":[602,92,604,254,603],"class_list":["post-1301","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-c65-articoli","tag-area-ticinese","tag-emigrazione","tag-geometrie-identitarie","tag-italiani","tag-pratiche-transnazionali"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1301","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/93"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1301"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1301\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3270,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1301\/revisions\/3270"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1301"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1301"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1301"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}