{"id":1335,"date":"2011-08-15T00:00:00","date_gmt":"2011-08-14T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=1335"},"modified":"2017-05-16T16:11:41","modified_gmt":"2017-05-16T14:11:41","slug":"labruzzo-migrante-dallunita-ditalia-alla-grande-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2011\/08\/labruzzo-migrante-dallunita-ditalia-alla-grande-guerra\/","title":{"rendered":"L\u2019Abruzzo migrante dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia alla Grande Guerra"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">L\u2019aumento demografico avvenuto nella prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento aveva determinato nel Mezzogiorno uno stato di crescente disagio tra le classi lavoratrici pi\u00f9 umili, sul quale negli anni Settanta si soffermarono i dibattiti delle forze politiche ed economiche, anche sulla base dell\u2019inchiesta parlamentare che \u00e8 passata alla storia col nome del suo organizzatore, Stefano Jacini. L\u2019Abruzzo osservato da Jacini e dai suoi collaboratori era un insieme di realt\u00e0 provinciali e subprovinciali, legate al particolarismo locale e i relatori suggerivano rimedi per una situazione individuata come stagnante ed arretrata che collocava il territorio tra le aree povere e depresse del paese da poco unificato. L\u2019economia abruzzese nel periodo postunitario si trovava in uno stadio ancora precapitalistico<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-3-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-3\">3<\/a><\/span>, in cui una modesta crescita era rilevabile solo in una parte piuttosto ristretta della propriet\u00e0 agraria e dell\u2019imprenditoria che faticosamente si avviava verso la strada della modernizzazione. Gran parte della classe benestante viveva in una situazione di immobilit\u00e0, caratterizzata anche da carenze strutturali, tra le quali spiccavano la pochezza del credito e la mancanza di adeguata rete viaria e ferroviaria.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">In Abruzzo il disagio era causato inoltre dal progressivo abbandono della rotazione mais-frumento, che pure inizialmente aveva prodotto buoni risultati, agevolando la crescita demografica e permettendo una riorganizzazione del ciclo alimentare. Il grano era utilizzato dai proprietari benestanti, mentre il mais serviva per il consumo contadino e consentiva la sostituzione di altri alimenti, poco soddisfacenti per un adeguato apporto calorico<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-4-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-4\">4<\/a><\/span>. L\u2019entrata in crisi del sistema rotativo mais-frumento consigli\u00f2 il passaggio ai foraggi in alternanza con il grano, mutamento che implic\u00f2 disponibilit\u00e0 di capitali per l\u2019introduzione di bestiame di grossa taglia.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Inoltre la superficie coltivabile era quantitativamente e qualitativamente difficile da modificare dal momento che, come si segnalava nei rilevamenti, gran parte della provincia aquilana era situata al di sopra dei cinquecento metri<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-5-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-5\">5<\/a><\/span>, mentre le province di Chieti e Teramo lo erano per circa un terzo<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-6-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-6\">6<\/a><\/span>. Di conseguenza poich\u00e9 il territorio utilizzato per le coltivazioni agrarie era ubicato in gran parte in montagna, un processo di riforma che promuovesse la modernizzazione era nell\u2019immediato difficilmente realizzabile. Nel catasto agrario del 1909 si evidenziava che erano coltivati ben 12340 chilometri quadrati di montagna, 4198 chilometri quadrati di terreni in colline, mentre insignificante era l\u2019utilizzo dei terreni in pianura<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-7-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-7\">7<\/a><\/span>. Modesti erano anche gli investimenti dei proprietari sui fondi, cos\u00ec come limitato era l\u2019utilizzo dei macchinari. Leopoldo Franchetti annotava che \u00ab[&#8230;] lo scarso prodotto agricolo in quelle province \u00e8 quasi esclusivamente dovuto al lavoro delle braccia\u00bb<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-8-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-8\">8<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Rispetto alle altre regioni meridionali, in Abruzzo la propriet\u00e0 fondiaria faceva rilevare una forte presenza della piccola e media propriet\u00e0, una maggiore partecipazione di agricoltori proprietari che coltivavano il fondo, una minore presenza di giornalieri impegnati nel lavoro dei campi, ed una percentuale consistente di mezzadri e coloni. In particolare era il circondario di Teramo ad essere caratterizzato dal contratto mezzadrile, presente anche in alcune zone del chietino. Tuttavia questo tipo di contratto risultava scarsamente efficiente rispetto ad altre zone d\u2019Italia per l\u2019incapacit\u00e0 dei proprietari di investire capitali e proporre innovazioni<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-9-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-9\">9<\/a><\/span>. In Abruzzo la scelta della mezzadria non esprimeva tanto una spinta al miglioramento produttivo, quanto al mantenimento della condizione di proprietario terriero, protettore dei propri mezzadri, che si legavano a lui con rapporti di subalternit\u00e0. Fino agli anni Ottanta la spartizione del prodotto non recava particolari vantaggi al colono, che pur ricevendo la met\u00e0 dei raccolti cerealicoli, otteneva per le colture specializzate molto meno, ad esempio per l\u2019uva un quarto, per le olive un quarto o un sesto del raccolto<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-10-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-10\">10<\/a><\/span>. In questo modo si riducevano gli investimenti poich\u00e9 il colono doveva sopportare spese senza essere ripagato da adeguati guadagni.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">In Abruzzo la produzione agricolo-pastorale era collegata ai territori limitrofi e chi ne conosceva l\u2019area sapeva che l\u2019emigrazione interna era gi\u00e0 diffusa nel periodo preunitario, sia per le migrazioni stagionali dei lavoratori agricoli che si dirigevano nell\u2019Agro romano, in Maremma, nelle Puglie, sia per la tradizione della pastorizia transumante. Gi\u00e0 Galanti all\u2019inizio del XIX secolo aveva osservato come il circondario di Teramo presentasse affinit\u00e0 con il territorio di Ascoli Piceno e la diffusione della mezzadria avesse rinsaldato i legami esistenti con i territori confinanti<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-11-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-11\">11<\/a><\/span>. La provincia aquilana gravitava sia per motivi economici sia per motivi culturali verso Roma ed il Lazio, la parte meridionale dell\u2019area abruzzese era in stretto rapporto con le Puglie, ma anche con Napoli e la Campania.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Periodicamente dai tre agli otto mesi annui, circa 13000 fra uomini, donne, bambini, partivano per lavorare e guadagnare attraverso l\u2019emigrazione quei denari (si \u00e8 calcolato che ammontassero a circa 130000 ducati), utilizzati quasi esclusivamente nei paesi natii della montagna abruzzese per pagare i debiti contratti in precedenza. Sempre Galanti osservava che i lavoratori che si spostavano verso il Lazio e la Toscana arrecavano un danno economico e politico al Regno di Napoli a vantaggio soprattutto dello \u00abStato Romano [&#8230;] ch\u2019\u00e8 quanto dire del nostro natural nemico [&#8230;]\u00bb<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-12-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-12\">12<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">In realt\u00e0<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">l\u2019andare e il venire in rapporto ad un unico luogo centrale, la propria terra, (che la pastorizia transumante e l\u2019esodo stagionale ben emblematizzavano) hanno costituito [\u2026] una costante della realt\u00e0 regionale<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-13-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-13\">13<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Pertanto in un\u2019area geograficamente articolata come quella abruzzese la bipolarit\u00e0 montagna-pianura aveva consentito la sopravvivenza della popolazione instaurando un sistema correlato di integrazione economico-sociale.<\/p>\n<p class=\"paragrafo-3-asei\" align=\"justify\"><strong>2. &#8211; a pastorizia transumante<\/strong><\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Come si \u00e8 detto per un lungo periodo la pastorizia \u00e8 stata una delle principali fonti di reddito dell\u2019economia abruzzese; un fenomeno particolare era costituito dall\u2019attivit\u00e0 dei pastori impegnati a produrre ricchezza nel percorrere da secoli i tratturi<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-14-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-14\">14<\/a><\/span> per la \u201cmena delle pecore\u201d, in special modo durante gli inverni rigidi che favorivano la pastorizia transumante rispetto ad altre tipologie di allevamento. Le greggi, che durante il periodo estivo pascolavano sulle montagne abruzzesi, in inverno si trasferivano sia nelle campagne dell\u2019agro romano sia soprattutto nel Tavoliere delle Puglie. Il rapporto privilegiato tra la pastorizia abruzzese e l\u2019economia dei territori confinanti era di vecchia data: l\u2019istituzione nel 1447 della Regia Dogana per la Mena delle pecore in Puglia ad opera di Alfonso I d\u2019Aragona aveva reso possibile fino all\u2019Ottocento il transito delle pecore lungo i tratturi, vere e proprie \u201cautostrade d\u2019erba\u201d lunghe diverse centinaia di chilometri<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-15-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-15\">15<\/a><\/span>. La dogana concedeva agli armentari condizioni agevolate, con pascoli assegnati in base al numero dei capi, transito sulla rete tratturale e fino al 1806, anno dell\u2019eversione della feudalit\u00e0, il diritto di commerciare i prodotti alla fiera annuale di Foggia. Tutto ci\u00f2 permetteva ai proprietari abruzzesi di vendere i prodotti della pastorizia ed in particolare le lane ai mercanti stranieri, essenzialmente inglesi e francesi.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Nella seconda met\u00e0 del Settecento i riformatori illuministi italiani iniziarono a polemizzare sull\u2019istituto della Regia Dogana, lamentando un impoverimento delle terre del Tavoliere come conseguenza della pratica della transumanza. Nel corso dell\u2019Ottocento il processo di trasformazione che riguard\u00f2 anche l\u2019eversione della feudalit\u00e0 comport\u00f2 un ridimensionamento dei privilegi degli armentari, determinando la trasformazione delle abitudini produttive. Di conseguenza ci fu nel Tavoliere la diminuzione delle terre destinate al pascolo a vantaggio della diffusione delle aziende agricole.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Questi mutamenti vennero acquisiti dal governo unitario che nel febbraio del 1865 promulg\u00f2 la legge di affrancazione del Tavoliere, con cui si stabiliva che i locatari potessero riscattare alcuni terreni destinati a pascolo. Tutto ci\u00f2 modific\u00f2 il sistema economico di quell\u2019area geografica<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-16-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-16\">16<\/a><\/span>. I pastori che percorrevano i tratturi per spostarsi in inverno da un sistema ambientale avverso ad un altro pi\u00f9 favorevole, recavano con s\u00e9 un patrimonio di idee, usi e costumi che, entrando in contatto con le altre popolazioni, da un lato riceveva stimoli e arricchiva l\u2019insieme dei valori culturali, dall\u2019altro diventava un tramite per la divulgazione delle proprie tradizioni<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-17-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-17\">17<\/a><\/span>. L\u2019altro aspetto speculare di questa realt\u00e0 era la ricchezza dei pascoli estivi che faceva convergere flussi di uomini, animali e quindi di capitali ed interessi economici dalle regioni viciniori. Il sistema armentizio pugliese, laziale, campano ed anche toscano con gli investimenti sui capi di bestiame guardava con interesse all\u2019Abruzzo, che in una visione dell\u2019economia interregionale entrava a far parte di un pi\u00f9 vasto sistema di attivit\u00e0 produttive.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Pertanto una caratteristica dell\u2019Abruzzo era questa naturale apertura verso l\u2019esterno, sia vicino \u2013 con riferimento alle regioni circostanti &#8211; sia lontano \u2013 con riferimento alla grande emigrazione \u2013 in una costante alternanza di isolamento ed integrazione.<\/p>\n<p class=\"paragrafo-3-asei\" align=\"justify\"><strong>3. &#8211; Crisi agraria e conseguente trasformazione della societ\u00e0 abruzzese <\/strong><\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Tra il XVIII e il XIX secolo la rivoluzione industriale, il progresso tecnico e la diffusione dell\u2019illuminismo avevano contribuito all\u2019affermarsi di aspettative di migliori condizioni di vita nelle popolazioni, rafforzate da provvedimenti quali l\u2019eversione della feudalit\u00e0 ed una iniziale frammentazione dei grandi patrimoni privati ed ecclesiastici.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Non sempre le attese corrisposero ad una concreta trasformazione nello stile di vita degli uomini; in Abruzzo l\u2019ecosistema naturale, afferente nella quasi totalit\u00e0 ad un paesaggio montuoso aspro e con scarse risorse, rese difficile un cambiamento radicale. In montagna la propriet\u00e0 fondiaria era fortemente parcellizzata e complessivamente insufficiente a sostenere i bisogni familiari; cos\u00ec per riuscire a supplire ai modesti raccolti si faceva ricorso alle migrazioni stagionali e all\u2019ausilio delle attivit\u00e0 armentizie<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-18-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-18\">18<\/a><\/span>. Queste ultime sia nelle minime dimensioni stanziali sia in quelle pi\u00f9 consistenti della transumanza, cos\u00ec come le brevi migrazioni stagionali in pianura in occasione della mietitura e vendemmia, contribuivano alla ricerca di forme alternative o integrative di sostentamento. Il forzato abbandono, sia pure temporaneo del proprio ambito, era reso necessario dalle misere condizioni di vita; l\u2019allontanamento di uomini determinava da parte di coloro che restavano una riorganizzazione economica riguardante in modo particolare la gestione delle attivit\u00e0 rurali<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-19-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-19\">19<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Negli anni successivi all\u2019unificazione si determinarono dei mutamenti che produssero alcune trasformazioni nel rapporto tra economia di montagna e di pianura<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-20-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-20\">20<\/a><\/span>. L\u2019approvazione della legge di affrancamento del Tavoliere delle Puglie, l\u2019alienazione dei beni demaniali e delle Opere Pie, la legge forestale che rese possibile il disboscamento dei terreni situati nelle zone di montagna rafforzarono gli interessi agrari nelle pianure rispetto alle tradizionali attivit\u00e0 nelle zone montuose. La crescita agraria favor\u00ec un certo sviluppo quantitativo; in Abruzzo si cominci\u00f2 a praticare anche la cerealicoltura sui terreni di montagna ad altezze insolite, ma i rendimenti non sempre corrisposero alle attese<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-21-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-21\">21<\/a><\/span>. Nelle pianure del chietino e del teramano ci si dedic\u00f2 alla coltivazione di prodotti destinati all\u2019esportazione, alle colture ortive e della frutta, mentre la produzione dello zafferano si allarg\u00f2 anche nella valle dell\u2019Aterno.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Uno dei primi effetti fu quello di sottrarre terreni ai pascoli per destinarli alle colture ed aumentare la produzione di generi alimentari. Inizialmente il nuovo rapporto instauratosi fra terreni e popolazione sembr\u00f2 produrre discreti risultati, ma le tendenze innovative subirono un freno in concomitanza con la crisi agraria che si manifest\u00f2 durante gli anni Ottanta. La crisi colp\u00ec proprio il settore cerealicolo che si trov\u00f2 a fronteggiare la concorrenza di grano americano e russo. Attraverso l\u2019analisi dei dati delle Camere di commercio si nota che uno dei primi effetti riscontrati sui mercati abruzzesi fu la diminuzione del prezzo del frumento<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-22-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-22\">22<\/a><\/span>. Tra il 1881 e il 1885 la crisi agricola divenne generale coinvolgendo anche i prezzi delle coltivazioni specializzate, che oltre a dover fronteggiare la concorrenza delle merci nazionali, vennero danneggiate anche dalle cattive condizioni climatiche<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-23-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-23\">23<\/a><\/span>. Nello stesso arco di tempo l\u2019affrancamento delle terre del Tavoliere ed il disboscamento determinarono uno stravolgimento che condusse alla crisi della pastorizia e dell\u2019ambiente<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-24-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-24\">24<\/a><\/span>. Tutto ci\u00f2 penalizz\u00f2 non solo i piccoli e medi proprietari che non riuscirono ad onorare i debiti contratti per affrancare i terreni demaniali ed impiantare nuove coltivazioni, ma anche i grandi proprietari che subirono la diminuzione delle rendite. Ne deriv\u00f2 l\u2019aumento del numero degli espropri fiscali che, tra il 1885 e il 1895 considerato il numero di abitanti, furono inferiori solamente a quelli che si registrarono in Sardegna, Calabria e Sicilia<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-25-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-25\">25<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Spaventati dalla depressione economica, i grandi proprietari fondiari e gli industriali convennero sulla necessit\u00e0 da parte dello stato di abbandonare il liberismo a vantaggio di una politica doganale pi\u00f9 severa. Nel 1887 i provvedimenti protezionistici imponevano dazi sull\u2019importazione del grano e delle altre merci, allo scopo di tutelare i prodotti italiani. Nel 1894 i proprietari abruzzesi chiesero attraverso i Comizi Agrari che il dazio sul grano venisse elevato a 10 lire per quintale<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-26-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-26\">26<\/a><\/span>. Tra la fine dell\u2019Ottocento ed i primi anni del nuovo secolo in Abruzzo si cominci\u00f2 a verificare un processo di disgregazione a cui contribu\u00ec la crisi economica, con la conseguente diminuzione dell\u2019offerta di forza lavoro nelle campagne e l\u2019intensificarsi del fenomeno migratorio.<\/p>\n<p class=\"paragrafo-3-asei\" align=\"justify\"><strong>4. &#8211; I primi emigranti abruzzesi<\/strong><\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">La diffusione dell\u2019emigrazione in Europa ed oltreoceano tra la fine dell\u2019Ottocento e l\u2019inizio del Novecento mut\u00f2 la realt\u00e0 economica e sociale delle campagne abruzzesi come not\u00f2 Leone Carpi che, come gi\u00e0 citato, forn\u00ec i primi rilevamenti sull\u2019emigrazione italiana dal 1869, con particolare attenzione al triennio 1874-76<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-27-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-27\">27<\/a><\/span>. Egli annotava che, nei circondari di Avezzano, Sulmona, Aquila, Chieti, Vasto, Penne nel periodo preso in esame, si era cominciata a verificare la partenza dei lavoratori verso i paesi europei, a cui fecero seguito i primi viaggi per le Americhe; in particolare la pi\u00f9 alta percentuale di emigranti si era registrata nel chietino<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-28-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-28\">28<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">I primi dati ufficiali sull\u2019emigrazione si ebbero nel 1876, allorch\u00e9 il Ministero dell\u2019Agricoltura, dell\u2019Industria e Commercio istitu\u00ec la Direzione Generale della Statistica per osservare in maniera pi\u00f9 attenta le dimensioni dell\u2019emigrazione nazionale. Si rilev\u00f2 che in Abruzzo i tempi ed i luoghi da cui ebbe origine l\u2019esodo evidenziavano una continuit\u00e0 con il precedente modello di migrazione interna, con cui aveva in comune i presupposti culturali ed economici. La scelta di emigrare contraddistinse quelle zone gi\u00e0 segnate dalla cultura della mobilit\u00e0, dall\u2019abitudine al viaggio verso nuovi territori, dalla ricerca del lavoro per conseguire i mezzi necessari al sostentamento.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Negli anni dell\u2019Inchiesta Agraria, il barone Angeloni<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-29-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-29\">29<\/a><\/span> riferiva di una migrazione dai circondari di Aquila, Sulmona, Avezzano, Vasto, Lanciano, Isernia ed Agnone nel Molise<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-30-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-30\">30<\/a><\/span>, confermando che le zone tradizionalmente legate all\u2019emigrazione stagionale furono poi le prime a dare origine agli espatri. Il prefetto dell\u2019Aquila, interrogato insieme agli altri colleghi abruzzesi dal ministro Lanza, il 10 agosto 1871 indicava che su 1437 emigranti, 1261 erano stagionali segnalando il carattere occasionale e temporaneo del fenomeno<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-31-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-31\">31<\/a><\/span>. Sempre il prefetto dell\u2019Aquila il 18 maggio 1877 rispondendo ad una circolare del ministro Nicotera sosteneva che l\u2019emigrazione verso l\u2019estero era mossa dal solo desiderio di guadagno<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-32-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-32\">32<\/a><\/span>. Inizialmente le autorit\u00e0 governative sembravano non dare eccessivo rilievo allo spostamento dei lavoratori, anche se il fenomeno degli abruzzesi che migravano continu\u00f2. In particolare nei primi anni Novanta la crisi della viticoltura determin\u00f2 un consistente espatrio, come avvenne nel 1893 quando 4500 abitanti partirono dalla provincia aquilana, e di questi circa 2500 provenivano dalla Conca di Sulmona<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-33-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-33\">33<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Nella prima fase del periodo migratorio tra il 1876 ed il 1900 il flusso degli italiani era diretto per il 48% verso gli Stati europei, mentre tra le partenze verso i paesi extraeuropei prevalevano quelle verso l\u2019America Latina che rappresentavano circa 1\/3 del totale<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-34-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-34\">34<\/a><\/span>. Per quel che riguarda l\u2019Abruzzo, l\u2019emigrazione verso l\u2019Europa ed i Paesi del Mediterraneo<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-35-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-35\">35<\/a><\/span> in questa prima fase era alimentata quasi esclusivamente dalla provincia di Aquila, che costituiva all\u2019incirca il 70% dell\u2019emigrazione regionale ed era di tipo temporaneo. Ci si indirizzava verso tali zone perch\u00e9 pi\u00f9 semplici sia da raggiungere sia da lasciare per tornare in patria. Le partenze dal territorio aquilano come risposta alla crisi del mondo pastorale<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-36-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-36\">36<\/a><\/span> si orientavano, come gi\u00e0 detto, verso un modello migratorio prevalentemente temporaneo. Solamente a partire dal 1896 anche dalla provincia di Aquila ci si indirizz\u00f2 in prevalenza verso le Americhe.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Nei primi anni le destinazioni transoceaniche interessarono le aree di Chieti, Teramo e Campobasso: circa l\u201986% dei migranti si diresse verso le Americhe<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-37-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-37\">37<\/a><\/span>. Sulla scelta influivano la vicinanza del porto d\u2019imbarco, il costo del biglietto, il richiamo di amici e parenti, la propaganda degli agenti dell\u2019emigrazione. Tale opzione era comune a gran parte dei migranti meridionali, che preferivano recarsi oltre l\u2019Atlantico piuttosto che dirigersi verso i paesi europei per i minori costi del trasporto: per quanto possa sembrare strano, era pi\u00f9 vantaggioso il costo del biglietto per la traversata atlantica degli 11000 km di mare che per il tragitto ferroviario da Napoli a Torino<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-38-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-38\">38<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Anche nei primi anni del Novecento l\u2019abbandono del territorio italiano era determinato dalle condizioni di miseria, dalle informazioni fornite dagli emigranti rimpatriati, dalle rimesse che giungevano dall\u2019estero, dal ruolo e dalla rete degli agenti e sub-agenti, i quali da conoscitori dei luoghi e delle necessit\u00e0 delle persone continuavano ad offrire a quelle masse rurali semi-analfabete assistenza \u201cinteressata\u201d nello scrivere e leggere la corrispondenza, nel disbrigo delle pratiche per il passaporto, per il nulla osta militare e per il viaggio.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">In quegli anni si diffusero anche campagne di propaganda per convincere i migranti ad indirizzarsi verso i paesi dell\u2019America del Sud e dell\u2019Oceania, attivit\u00e0 sulle quali le agenzie dei procacciatori realizzavano consistenti guadagni in virt\u00f9 delle sovvenzioni elargite da alcuni di questi Stati. Non mancarono purtroppo inganni e truffe ai danni dei pi\u00f9 sprovveduti. Nel 1873 pervenne a New York un bastimento con a bordo numerose famiglie di contadini abruzzesi, che erano stati imbarcati dagli agenti dell\u2019emigrazione con l\u2019impegno di essere condotti a Buenos Aires dove li attendevano amici e parenti. Mons. Scalabrini denunciava che gli emigranti erano stati raggirati, e dopo aver sofferto per la lunga traversata si trovarono molto lontano dalla meta del loro viaggio e soprattutto senza mezzi per proseguirlo<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-39-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-39\">39<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Tommaso Paolini ha riportato la testimonianza di una rivista italiana che nel 1881 documentava episodi di vera e propria tratta umana<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">Si ebbero emigranti morti soffocati nelle stive dei bastimenti a cagione dei cattivi veleni, o decimati a bordo dalle malattie; se ne ebbero abbandonati al posto d\u2019imbarco, delusi, traditi, derubati del loro meschino peculio: altri furono condotti in un luogo del tutto diverso da quello per il quale erano stati ingaggiati e dove avevano parenti o amici, alla Plata anzich\u00e9 al Canada, agli Stati Uniti di Colombia anzich\u00e9 a quelli dell\u2019America del Nord [&#8230;] molti si trovano in condizioni pi\u00f9 disperate che in patria [&#8230;] altri caddero in bal\u00eca di esosi speculatori, ridotti a vera schiavit\u00f9<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-40-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-40\">40<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Lentamente si ebbe una considerazione giuridica del fenomeno soprattutto per reprimere abusi ed imbrogli, prima con la legge Crispi del 1888 e in seguito con quella del gennaio del 1901, allorch\u00e9 si cominci\u00f2 a legiferare in modo specifico sull\u2019emigrazione.<\/p>\n<p class=\"paragrafo-3-asei\" align=\"justify\"><strong>5. &#8211; Gli espatri dalle province di Abruzzo e Molise: caratteri e cause<\/strong><\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Seguendo l\u2019andamento generale dell\u2019emigrazione, nel periodo tra il 1876 e il 1900 si pu\u00f2 notare, per i motivi sopra descritti, un progressivo e costante aumento dell\u2019emigrazione dalle province abruzzesi. Erano espulsi dai ruoli produttivi quegli abitanti non specializzati nel lavoro che davano cos\u00ec origine ad un costante flusso verso l\u2019estero, con l\u2019eccezione della provincia di Teramo che fino al Novecento non registr\u00f2 quote di partenze degne di rilievo.<\/p>\n<p class=\"paragrafo-3-asei\" align=\"justify\">Destinazione per province<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.4em;\"><a id=\"footnote-233-41-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-41\">41<\/a><\/span><\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table id=\"table-1\" class=\"No-Table-Style table-style-override-1\">\n<tbody>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-1\">\n<p class=\"tabelle-asei\">ANNI<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-1\">\n<p class=\"tabelle-asei\">EUROPA<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-1\">\n<p class=\"tabelle-asei\">AMERICHE<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-1\">\n<p class=\"tabelle-asei\">ALTRI PAESI<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-2\" colspan=\"4\">\n<p class=\"tabelle-asei para-style-override-2\">AQUILA<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1876 &#8211; 1880<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">29<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">120<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">100<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1881 &#8211; 1885<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">4188<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">982<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1041<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1886 &#8211; 1890<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">3433<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">4667<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">402<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1891- 1895<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">9734<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">6178<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">54<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1896 &#8211; 1900<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">6017<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">17708<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">323<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1901 &#8211; 1905<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">24237<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">467368<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">889<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1906 &#8211; 1910<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">20089<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">51536<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">&#8212;<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1911 &#8211; 1915<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">14166<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">42161<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">&#8212;<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-2\" colspan=\"4\">\n<p class=\"tabelle-asei para-style-override-2\">CAMPOBASSO<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1876-1880<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1080<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">3312<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">5<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1881-1885<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">2411<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">13691<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">79<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1886-1890<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1854<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">35406<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">332<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1891-1895<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">367<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">34624<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">11<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1896-1900<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">2732<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">40440<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">12<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1901-1905<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">3637<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">62035<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">7<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1906-1910<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">2527<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">60877<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">&#8212;<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1911-1915<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1160<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">40416<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">&#8212;<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-2\" colspan=\"4\">\n<p class=\"tabelle-asei para-style-override-2\">CHIETI<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1876 &#8211; 1880<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">63<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1610<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">23<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1881 &#8211; 1885<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">435<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">4521<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">450<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1886 &#8211; 1890<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">98<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">13430<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">296<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1891- 1895<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">9<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">10093<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">4<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1896 &#8211; 1900<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">&#8212;<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">18757<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">&#8212;<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1901 &#8211; 1905<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">2976<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">62462<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">62<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1906 &#8211; 1910<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">2461<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">52277<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">&#8212;<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1911 &#8211; 1915<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">753<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">38277<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">&#8212;<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-2\" colspan=\"4\">\n<p class=\"tabelle-asei para-style-override-2\">TERAMO<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1886 \u2013 1890<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">67<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">169<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">11<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1891 &#8211; 1895<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">109<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">826<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">23<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1896 \u2013 1900<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">744<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">2036<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">14<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1901 \u2013 1905<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">5783<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">37691<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">14<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1906 \u2013 1910<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">4348<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">37549<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">&#8212;<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1911 \u2013 1915<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">3112<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">33939<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">&#8212;<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">In Abruzzo i prefetti esaminarono con attenzione i motivi che causavano il fenomeno migratorio. Rispondendo ad un questionario della Direzione Generale della Statistica nel 1881, il prefetto di Chieti esaminava con competenza l\u2019evento; riteneva che la causa dell\u2019emigrazione fosse da individuare nelle condizioni di miseria, ne prevedeva l\u2019ulteriore diffusione dal momento che l\u2019emigrazione motivata da bisogni impellenti non poteva essere frenata facilmente, e si rendeva conto che un importante impulso attrattivo proveniva dalle iniziali rimesse inviate alle famiglie, le quali a loro volta influenzavano la decisione di partire.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Il funzionario comunque si augurava che per frenare l\u2019esodo dei lavoratori si promuovesse un rinnovamento da parte dei detentori di capitali con iniziative economiche apportatrici di benefici per i lavoratori<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-42-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-42\">42<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">A loro volta i proprietari terrieri, preoccupati del consistente allontanamento della manodopera a basso costo, sollecitavano l\u2019intervento delle autorit\u00e0 governative affinch\u00e9 scoraggiassero i cittadini, in particolare i lavoratori agricoli ad emigrare in massa. La polemica venne sostenuta anche dal barone Angeloni, grande armentario e relatore dell\u2019Inchiesta Agraria, che individuava un\u2019importante alternativa all\u2019emigrazione nell\u2019espansione coloniale. Le grandi emigrazioni erano il segnale che i mezzi di sussistenza non erano adeguati all\u2019aumento demografico della popolazione, pertanto, egli sosteneva, l\u2019espansione coloniale poteva contribuire al benessere degli agricoltori<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-43-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-43\">43<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">La preoccupazione dei proprietari prosegu\u00ec anche agli inizi del Novecento: essi ritenevano infatti che i contadini non traendo risorse sufficienti dalle attivit\u00e0 della terra e allettati dalla speranza di trovare fortuna nei lontani paesi d\u2019oltroceano abbandonassero con troppa facilit\u00e0 i luoghi natii, causando danni agli stessi proprietari, e che omettessero di prestare attenzione alle difficolt\u00e0 e agli stenti a cui potevano andare incontro nei paesi stranieri<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-44-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-44\">44<\/a><\/span>.<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">In questi ultimi tempi \u00e8 avvenuto anche [&#8230;] che i coloni per emigrare abbiano abbandonato il fondo durante l\u2019anno colonico, senza aver dato alcun preavviso, ci\u00f2 che nella provincia di Teramo \u00e8 chiamato con frase caratteristica mettere la chiave sotto l\u2019uscio<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-45-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-45\">45<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Dal Molise<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-46-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-46\">46<\/a><\/span> l\u2019emigrazione verso il continente americano<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-47-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-47\">47<\/a><\/span> raggiunse percentuali vicine al 70%; parimenti si verific\u00f2 anche per Chieti, mentre per Teramo tale fenomeno avvenne solo nel Novecento. Per Aquila fino al 1896 la destinazione dell\u2019emigrazione, alimentata dai territori montani, come Ateleta, Pacentro, era diretta verso i paesi europei. Solamente a partire dal 1896 gli emigranti della provincia aquilana si diressero, come gran parte degli abruzzesi, verso localit\u00e0 americane<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-48-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-48\">48<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Nella prima fase dell\u2019emigrazione i lavoratori aquilani si erano spostati verso i paesi dell\u2019Europa, dell\u2019Asia e dell\u2019Africa settentrionale, impiegandosi in particolare nei lavori di costruzione delle reti viarie e ferroviarie. Luoghi di lavoro erano anche i Paesi balcanici, quali Serbia, Bulgaria e Tessaglia, dove gli abruzzesi si segnalarono per la loro dedizione al lavoro. Il console al Pireo nel 1892, raccontando la condizione degli emigranti italiani, sottolineava la disponibilit\u00e0 al sacrificio degli abruzzesi. La paga si aggirava tra le 3 o 4 dracme al giorno e gli operai pi\u00f9 inclini al risparmio erano proprio \u201c[&#8230;] i sobri abruzzesi, considerati i migliori terraiuoli: vivono di pane e poco companatico\u201d, evidenziandone la parsimonia rispetto agli altri connazionali, che spendevano soprattutto per il vitto<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-49-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-49\">49<\/a><\/span>. Come era avvenuto nelle precedenti emigrazioni interregionali, gli abruzzesi erano spinti ad allontanarsi dalla patria nella speranza di accumulare denaro e poter cos\u00ec ritornare in breve tempo a casa. Per tal motivo essi accettavano i lavori umili, riducendosi spesso a vivere in condizioni di estrema miseria. Con la conclusione dei grandi lavori nei Balcani ai primi del Novecento si erano moltiplicati gli appelli delle autorit\u00e0 italiane affinch\u00e9 gli emigranti non si recassero pi\u00f9 in quelle zone dove si andava registrando un aumento della disoccupazione. Gli abruzzesi impiegati nello scavo di gallerie nelle rete ferroviaria si spostarono allora in Sassonia, poich\u00e9 in Germania erano presenti altri corregionali che lavoravano come muratori e minatori.<\/p>\n<p class=\"paragrafo-3-asei\" align=\"justify\"><strong>6. &#8211; Professioni e stili di vita<\/strong><\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Una consistente percentuale di lavoratori si diresse verso gli Stati Uniti, l\u2019Argentina ed il Brasile, come riportato da Cesare Jarach.<\/p>\n<p class=\"paragrafo-3-asei\" align=\"justify\">Destinazione americane per province<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.4em;\"><a id=\"footnote-233-50-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-50\">50<\/a><\/span><\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table id=\"table-2\" class=\"No-Table-Style table-style-override-1\">\n<tbody>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-1\">\n<p class=\"tabelle-asei\">ANNI<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-1\">\n<p class=\"tabelle-asei\">ARGENTINA<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-1\">\n<p class=\"tabelle-asei\">BRASILE<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-1\">\n<p class=\"tabelle-asei\">STATI UNITI<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-2\" colspan=\"4\">\n<p class=\"tabelle-asei para-style-override-2\">AQUILA<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1881 &#8211; 1885<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">181<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">25<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">673<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1886 &#8211; 1890<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1604<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">287<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">2597<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1891- 1895<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">708<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1759<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">3690<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1896 &#8211; 1900<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">2637<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">5335<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">9522<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1901 &#8211; 1905<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">2139<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">4988<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">37688<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-2\" colspan=\"4\">\n<p class=\"tabelle-asei para-style-override-2\">CAMPOBASSO<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1881 &#8211; 1885<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">3476<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1578<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">8259<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1886 &#8211; 1890<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">5962<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">2658<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">25752<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1891- 1895<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">3854<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">9750<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">20807<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1896 &#8211; 1900<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">7854<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">9856<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">21491<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1901 &#8211; 1905<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">5599<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">4569<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">50571<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-2\" colspan=\"4\">\n<p class=\"tabelle-asei para-style-override-2\">CHIETI<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1881 &#8211; 1885<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">2055<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">898<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1104<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1886 &#8211; 1890<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">6813<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1241<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">4973<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1891- 1895<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">3105<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">2994<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">2950<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1896 &#8211; 1900<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">8722<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">6281<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">3741<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1901 &#8211; 1905<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">12312<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">8990<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">37790<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-2\" colspan=\"4\">\n<p class=\"tabelle-asei para-style-override-2\">TERAMO<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1896 &#8211; 1900<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">305<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">812<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">911<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">1901 &#8211; 1905<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">2257<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">15380<\/p>\n<\/td>\n<td class=\"cell-style-override-3\">\n<p class=\"tabelle-asei\">19809<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">\u00c8 interessante la comparazione tra i mestieri svolti in patria e le attivit\u00e0 che esercitavano poi gli emigranti nei paesi di arrivo. Talvolta le occupazioni praticate risentivano della zona di provenienza; ad esempio i piemontesi in America erano utilizzati nelle miniere, in quanto ritenuti particolarmente robusti e resistenti e perch\u00e9 si sapeva che avrebbero accettato tale lavoro, sebbene pericoloso, spinti dal desiderio di ricevere una buona retribuzione<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-51-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-51\">51<\/a><\/span>. In genere i primi a partire verso gli Stati Uniti e il Brasile furono gli artigiani, i muratori, gli operai ed i piccoli proprietari, ossia coloro che erano in grado di svolgere un lavoro grazie alla professionalit\u00e0 acquisita, o potevano pagarsi il biglietto di viaggio; successivamente emigrarono i contadini ed i fittavoli che si procuravano da vivere lavorando a giornata. Con l\u2019inizio del Novecento aument\u00f2 il numero dei braccianti e diminu\u00ec il numero degli agricoltori, il che ha fatto parlare di un processo di proletarizzazione che nelle fasi pi\u00f9 acute del fenomeno trasform\u00f2 gli agricoltori in braccianti e in forza lavoro dequalificata<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-52-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-52\">52<\/a><\/span>. Tale processo in effetti si verific\u00f2 anche quando gli abruzzesi si erano recati, negli ultimi decenni dell\u2019Ottocento, nei Balcani e nell\u2019Africa settentrionale per lavorare nelle costruzioni ferroviarie, sebbene quel tipo di emigrazione si caratterizzasse per la sua temporaneit\u00e0, mentre quella transoceanica era una emigrazione pi\u00f9 stabile.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Per ragioni strutturali all\u2019economia abruzzese la maggior parte degli emigranti apparteneva alla categoria degli agricoltori; nelle statistiche presentate sotto la voce agricoltura erano compresi \u00abagricoltori, pastori, giardinieri\u00bb, nella voce industria edilizia \u00abmuratori, manovali, scalpellini\u00bb, tra i giornalieri \u00abterraiuoli, braccianti\u00bb, \u00abmentre gli operai sono quelli dei settori industriali diversi dall\u2019edilizia\u00bb. Questi dati non rappresentavano esaustivamente le attivit\u00e0 esercitate dagli emigranti abruzzesi in patria, ma ne indicavano le principali professioni, che gli espatriati non avrebbero svolto <span style=\"font-style: italic;\">sic et simpliciter<\/span> nei paesi di arrivo, dove anzi nella maggior parte dei casi dovettero adattarsi a svolgere altri tipi di attivit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Nell\u2019America del Sud oltre all\u2019impiego nell\u2019agricoltura, erano occupati nelle attivit\u00e0 artigianali in qualit\u00e0 di sarti, calzolai e commercianti, mentre negli Stati Uniti operavano come braccianti, artigiani, minatori, operai nelle industrie metallurgiche. Alcuni pi\u00f9 intraprendenti si dedicarono ad attivit\u00e0 di intermediazione, occupandosi di gestire le rimesse degli emigranti verso l\u2019Italia, della vendita dei biglietti di viaggio, del cambio della valuta italiana ed estera, diventando cos\u00ec dei punti di riferimento per gli altri connazionali. Le autorit\u00e0 consolari riferivano che dopo il 1900 numerose comunit\u00e0 abruzzesi erano presenti in Pennsylvania, in Massachussets, a New York, in Colorado e nello Utah<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-53-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-53\">53<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Le popolazioni del Mezzogiorno tendevano a vivere insieme in raggruppamenti parentali e paesani, che permettevano di affrontare con maggiore sicurezza in un paese sconosciuto la vita e le difficolt\u00e0 che essa comportava, come ad esempio la lingua ed i problemi connessi al lavoro<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-54-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-54\">54<\/a><\/span>. Si venivano a creare pertanto in America delle piccole comunit\u00e0 all\u2019interno delle quali con spirito campanilistico si organizzavano associazioni per aiutarsi, per festeggiare gli eventi della vita, i santi patroni del paese d\u2019origine e per continuare a parlare il proprio dialetto. Abitudini similari si riscontravano anche tra gli abruzzesi, che sebbene abituati alla vita fuori dai propri territori, erano tuttavia<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">caratterizzati da una emigrazione \u201cperenne\u201d, perch\u00e9 costante nei secoli, ma \u201ctemporanea\u201d, perch\u00e9 contraddistinta dalla persistenza, nella mente dell\u2019emigrante dell\u2019idea di fare ritorno nella terra di provenienza<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-55-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-55\">55<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Punto fondamentale nella cultura della mobilit\u00e0 prodotta dall\u2019emigrazione era quello di riconoscersi nelle tradizioni e nei valori della propria terra anche fuori da essa, nelle forme di religiosit\u00e0 e nella creazione di associazioni assistenziali all\u2019estero<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-56-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-56\">56<\/a><\/span>; in questo modo i lavoratori cercavano di mantenere sempre vivo e forte il legame con le aree di provenienza.<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">Il figlio della montagna aquilana, oltre Atlantico, non abbandona il fazzoletto rosso intorno al collo, il cappello a pan di zucchero, gli anelli dorati alle orecchie<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-57-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-57\">57<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Il legame con la propria terra influenzava l\u2019opinione sugli abruzzesi<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">popolazione robustissima e di vivida intelligenza, non godono oltre l\u2019Oceano di quella considerazione alla quale le grandi, indiscutibili qualit\u00e0, e la nobilt\u00e0 della razza del paese \u201cforte e gentile\u201d darebbero loro diritto, e ci\u00f2 dipende, giova dirlo, in parte da una profonda ingiustizia del giudizio degli americani, in parte da colpa loro<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-58-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-58\">58<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">L\u2019autore spiegava per quale motivo il giudizio fosse negativo.<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">L\u2019abruzzese giunto in America stenta ad abbandonare gli usi del paese natio, ai quali \u00e8 amorosamente attaccato, stenta a lasciare il suo abbigliamento pittoresco e caratteristico: in New York essi lavorano preferibilmente nelle fabbriche industriali. Una parte per\u00f2 si ostina a voler esercitare alcune professioni ignote e non apprezzate dagli americani, come quelle di cantastorie, di suonatore d\u2019organetto, di conduttore di cani e scimmie ammaestrate<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-59-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-59\">59<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Comunque tra le fila dei lavoratori era presente anche un alto numero di minatori, scalpellini e carbonai, che svolgevano mestieri rischiosi, per i quali ricevevano s\u00ec una paga dignitosa, ma erano costretti ad esporsi a pericoli talvolta mortali, come avvenne nella tragedia di Monongah<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-60-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-60\">60<\/a><\/span>. Gli emigrati abruzzesi che svolgevano tali lavori erano soliti abitare fuori dalle citt\u00e0, nei pressi delle cave di pietra, delle miniere o nelle vicinanze dei boschi. Insediamenti urbani di comunit\u00e0 abruzzesi si trovavano a Chicago e nella citt\u00e0 mineraria di Pittsburg, anche se i documenti relativi ai domicili indicavano una certa tendenza al suburbanesimo<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-61-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-61\">61<\/a><\/span>. Poich\u00e9 gli italiani immigrati cercavano di vivere tra loro in raggruppamenti pi\u00f9 o meno numerosi, negli Stati Uniti tale aggregazione destava preoccupazione soprattutto perch\u00e9 si temevano fenomeni malavitosi.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Gli italiani in America si dimostravano refrattari all\u2019assimilazione e questo comportava un discreto numero di rientri in patria. Le rilevazioni ufficiali si interessarono dei rimpatri solo dal 1905 ponendo particolare attenzione ai rientri provenienti dai paesi transoceanici. Sebbene le statistiche fornissero quadri parziali, si possono tuttavia ricavare indicazioni interessanti per determinare il grado di temporaneit\u00e0 dell\u2019emigrazione abruzzese.<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">Cosicch\u00e9, girando le campagne e discorrendo coi contadini (fra di essi riconoscerete facilmente <span style=\"font-style: italic;\">l\u2019americano <\/span>per certi speciali pantaloni di tela azzurra con numerose tasche ed una larga pettorina, o per l\u2019uso delle bretelle), vi imbattete facilmente in uomini di 35-40 anni, che hanno gi\u00e0 fatto due o tre viaggi all\u2019America<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-62-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-62\">62<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Dal 1905 al 1915 gli abruzzesi che rientrarono dai paesi transoceanici furono circa 150000, cifra pari a circa il 7% del totale dei rimpatri italiani, di cui pi\u00f9 del 70% proveniva dagli Stati Uniti<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-63-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-63\">63<\/a><\/span>. Tutta la durata della loro permanenza era finalizzata ad accumulare quanto pi\u00f9 possibile risorse e denaro per l\u2019eventuale ritorno in patria. Molti emigranti infatti accantonavano una parte dei loro guadagni destinandoli al ritorno in Italia, dal momento che consideravano la loro permanenza del tutto temporanea. Quello che potevano, a costo di notevoli sacrifici, lo inviavano nel paese natio, dove le rimesse inviate influivano in maniera consistente sull\u2019economia.<\/p>\n<p class=\"paragrafo-3-asei\" align=\"justify\"><strong>7. &#8211; Effetti delle rimesse<\/strong><\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Una fantastica pioggia d\u2019oro. Cos\u00ec nei decenni a cavallo tra Otto e Novecento, gli osservatori del tempo definirono l\u2019afflusso di capitali verso l\u2019Italia generato dalle rimesse dell\u2019emigrazione<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-64-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-64\">64<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Il denaro inviato dagli italiani all\u2019estero ha svolto un\u2019importante funzione nel processo di crescita economica dell\u2019Italia. Un ruolo fondamentale nella raccolta e custodia di valuta straniera era svolto nell\u2019area abruzzese dal Banco di Napoli, che aveva ricevuto dallo Stato la concessione del servizio di trasmissione in patria del risparmio degli emigrati, sia direttamente tramite la succursale di Chieti e le agenzie di Aquila e Teramo, sia tramite le banche locali collegate<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-65-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-65\">65<\/a><\/span>. Il Banco di Napoli, grazie agli istituti locali, riusc\u00ec a realizzare un servizio capillare di recapito delle rimesse, perch\u00e9 questi istituti avevano propri incaricati anche in centri diversi da quelli dove avevano la sede e riuscivano a coprire un\u2019area territoriale piuttosto ampia.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Di frequente le banche presso le quali avveniva la riscossione delle rimesse raccoglievano il risparmio delle famiglie degli emigrati; \u00e8 comunque impossibile quantificare in modo preciso l\u2019ammontare delle rimesse perch\u00e9 oltre alle somme inviate dall\u2019estero mediante gli istituiti finanziari, esistevano le rimesse \u201cinvisibili\u201d effettuate direttamente dagli emigrati senza passare per i canali finanziari ufficiali.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Cesare Jarach a tal proposito cos\u00ec osservava<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">Non \u00e8 possibile misurare nella sua vera entit\u00e0 quella corrente di denaro che ogni anno giunge dall\u2019estero e si diffonde in tutti i paesi della regione. Di essa una gran parte sfugge ad ogni valutazione [&#8230;] le descrizioni che se ne sentono nei piccoli e nei grandi Comuni danno l\u2019impressione di una fantastica pioggia d\u2019oro: migliaia e migliaia di lire giungono ogni anno alle pi\u00f9 misere abitazioni; nei pi\u00f9 oscuri tuguri si nascondono tesori; la donnicciuola, che scende la domenica in citt\u00e0 a far acquisti, maneggia con disinvoltura i biglietti di grosso taglio, di cui fino a poco tempo fa ignorava anche l\u2019esistenza [&#8230;]<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-66-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-66\">66<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Si poteva trattare di cifre considerevoli, acquisite spesso a costo di enormi sacrifici<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">Si calcola concordemente in tutta la regione che un anno di permanenza in America (Stati Uniti) permetta un risparmio fra le 1000 e le 1500 lire, un anno di residenza in un paese europeo un risparmio sulle 600 lire; una stagione in Germania (da ottobre o novembre a marzo) un risparmio fra le 300 e le 500 lire. I contadini sogliono fare questo calcolo: che si guadagnino in America almeno 7,50 al giorno e che con mezzo dollaro sia possibile provvedere a tutte le spese di vitto ed alloggio; calcolo che giustifica pienamente un risparmio annuo di oltre 1000 lire<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-67-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-67\">67<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Sull\u2019economia rurale abruzzese le migrazioni portavano da un lato effetti positivi tramite le rimesse in valuta estera, dall\u2019altro impatti negativi in conseguenza della diminuita manodopera sul mercato del lavoro locale. L\u2019avventura migratoria era legata essenzialmente alla realizzazione di un obiettivo: lasciarsi alle spalle la miseria e poter ritornare al paese con un avanzamento nella posizione sociale. Cos\u00ec i sacrifici erano finalizzati all\u2019acquisto della terra e della casa, investendo i capitali risparmiati all\u2019estero. L\u2019acquisto della terra e di una casa permetteva di emancipare la famiglia e provvedere alle sue necessit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"paragrafo-3-asei\" align=\"justify\"><strong>8. &#8211; La tragedia mineraria a Monongah<\/strong><\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Il fenomeno migratorio non produsse solamente emancipazione e benessere nelle famiglie dei migranti, perch\u00e9 se alcune trassero giovamento economico e sociale dall\u2019espatrio, molte pagarono duramente, talvolta anche con la vita l\u2019esperienza di lavoro all\u2019estero. Il 6 dicembre del 1907 la cittadina mineraria di Monongah<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-68-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-68\">68<\/a><\/span> nel West Virginia<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">[&#8230;] fu scossa in rapida successione da esplosioni di inaudita violenza per cui la terra trem\u00f2 fino a 12 km di distanza. I pozzi n. 6 e n. 8 [&#8230;] delle cinque miniere di carbone di Monongah della Fairmont Coal Company, erano implosi in modo terrificante [&#8230;] alcuni edifici crollarono e furono divelte rotaie della ferrovia. Quella giornata era iniziata come tante altre in precedenza e, nell\u2019intenso freddo mattutino (era dicembre ai piedi dei Monti Appalachi), intorno alle 5.30, la sirena della miniera aveva richiamato i 500 minatori del turno che si presentarono puntualmente all\u2019imbocco delle gallerie n. 6 e n. 8<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-69-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-69\">69<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Gli abitanti della cittadina ed i soccorritori si resero subito conto della gravit\u00e0 della situazione.<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">Dalle due gallerie usciva soltanto fumo e polvere. Lo scenario che si presentava ai loro occhi era spaventoso. Una enorme frana ostruiva l\u2019ingresso sotterraneo della galleria n. 6, mentre quello in superficie era bloccato da resti di carrelli e dei due motori elettrici. L\u2019esplosione, distruggendo gli impianti di aerazione, aveva provocato la repentina diffusione di gas velenosi in tutti i cunicoli della miniera. Chi non trov\u00f2 la morte sotto i detriti fin\u00ec sicuramente con il soccombere a causa delle esalazioni di gas mortali. La loro eccessiva presenza, inoltre, ritard\u00f2 i lavori dei soccorritori stessi i quali, sprovvisti di attrezzature adeguate come maschere anti-gas, non potevano resistere pi\u00f9 di 15 minuti sotto terra e dovevano darsi il cambio<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-70-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-70\">70<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Le operazioni di soccorso furono ritardate anche dallo scoppio di ulteriori incendi nelle due gallerie, mentre i familiari si radunavano davanti agli ingressi principali.<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">Purtroppo le notizie dei soccorritori erano sempre pi\u00f9 sconvolgenti e molti dei corpi ritrovati erano mutilati e bruciati. Alcuni di loro vennero identificati attraverso gli effetti personali, altri non vennero mai identificati<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-71-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-71\">71<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Sulle cause del disastro ancora oggi manca una spiegazione accertata e condivisa. Ci\u00f2 che emerge dalla vicenda \u00e8 che la Fairmont Coal Company riusc\u00ec ben presto ad allontanare da s\u00e9 il sospetto delle responsabilit\u00e0 sull\u2019accaduto e dall\u2019iniziale risalto delle testate giornalistiche<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-72-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-72\">72<\/a><\/span> si pass\u00f2 all\u2019oblio della notizia. I responsabili della miniera indicarono la presenza di circa 400 minatori e della morte di circa 200. In seguito il numero ufficiale dei morti fu stabilito a 361, di cui 171 italiani, 105 polacchi e 85 americani<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-73-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-73\">73<\/a><\/span>. Probabilmente il numero reale dei deceduti fu di gran lunga superiore alle cifre riportate<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-74-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-74\">74<\/a><\/span>. L\u2019interesse a ridimensionare il disastro era dovuto alla necessit\u00e0 di non destare eccessivi allarmi nell\u2019opinione pubblica, evitare azioni di protesta da parte dei minatori e delle famiglie dei morti e tutelare la reputazione della compagnia. Inoltre non era estranea nelle classi dirigenti della societ\u00e0 americana dell\u2019epoca \u2013 cos\u00ec come avviene purtroppo anche nei giorni attuali \u2013 l\u2019idea di considerare gli immigranti come forza lavoro da poter utilizzare e sfruttare anche per i lavori pi\u00f9 pericolosi.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Da dove provenivano i minatori? Dall\u2019elenco degli indennizzati risultava che provenissero per la maggior parte dalla Calabria, dal Molise e dall\u2019Abruzzo. Si parlava di un centinaio di molisani, una quarantina di calabresi ed una trentina di abruzzesi. All\u2019identificazione pi\u00f9 precisa non poteva essere di aiuto l\u2019elenco degli assegnatari dell\u2019indennizzo che conteneva solo i nomi dei minatori \u201cregolari\u201d e non quelli degli \u201caiutanti\u201d. Nei giorni successivi al disastro furono raccolti aiuti e contributi da distribuire ai familiari delle vittime. Molti lavoratori italiani tuttavia erano soli ed alle loro famiglie rimaste in Italia non solo non giunse alcun risarcimento, ma non pervennero nemmeno le notizie ufficiali sulla sorte dei loro cari.<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">Dall\u2019Italia non arriv\u00f2 nessun contributo n\u00e9 in seguito ci fu alcun riconoscimento alle famiglie delle vittime, alcune delle quali con numerosi orfani: gli unici interventi furono quelli del Regio Console di Philadelphia, Sara Forni, e l\u2019agente consolare di Fairmont, Giuseppe Caldera, che si interessarono degli aspetti burocratici della drammatica situazione [&#8230;] ci fu anche la collaborazione di un sacerdote scalabriniano, don Giuseppe D\u2019Andrea, originario di Premia (Novara), che aveva perso nella miniera un fratello, Victor D\u2019Andrea. Per il resto fu solo silenzio, assenza assoluta dello Stato per questi poveri morti e per le loro famiglie<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-75-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-75\">75<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Notizie dell\u2019accaduto vennero riportate in Italia con il ritorno nei paesi natii dei lavoratori scampati al disastro. Gli emigranti abruzzesi di Monongah provenivano per l\u2019aquilano da Civitella Roveto, Canistro, Civita d\u2019Antino, Pescocostanzo e dalla zona di Sulmona, per il chietino da Vasto e Vacri. Dal Molise i due paesi di Duronia e Torella del Sannio registrarono un alto numero di vittime, rispettivamente con 37 e 13 morti. Prevalentemente furono i giovani a perire, anche se i nomi delle vittime talvolta sono stati dimenticati perch\u00e9 diversi erano irregolari se non clandestini e \u201cle autorit\u00e0 istituzionali riservarono poca attenzione alla loro vita e quindi anche alla loro morte\u201d<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-76-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-76\">76<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"paragrafo-3-asei\" align=\"justify\"><strong>9. &#8211; L\u2019emigrazione osservata attraverso l\u2019inchiesta parlamentare del 1909 ed il relatore Cesare Jarach<\/strong><\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Agli inizi del Novecento da parte delle forze politiche si avvert\u00ec tramite una commissione d\u2019inchiesta la necessit\u00e0 di indagare \u201cSulle condizioni dei contadini nelle Provincie meridionali e nella Sicilia\u201d per comprendere i mutamenti e le trasformazioni in atto nelle campagne. I commissari nominati decisero di recarsi sul posto, osservando, intervistando, confrontando e sentendo i diversi soggetti sociali che incontravano. Le interviste coinvolsero contadini, pastori, ma anche proprietari, agronomi, notai, politici e questa ampia raccolta di voci produsse una straordinaria ricchezza di dati e notizie che furono espressi nei resoconti dei commissari, e che per l\u2019Abruzzo e Molise vennero redatti da Cesare Jarach. Dai dati raccolti emergeva la profonda crisi di quel sistema economico fondato sulla piccola propriet\u00e0; \u00e8 bene precisare che con il termine di proprietario nell\u2019Abruzzo e Molise del XIX secolo si indicava colui che possedeva la terra, ma non la coltivava direttamente. Per il proprietario che lavorava la terra di persona si utilizzavano termini come \u201ccampagnolo\u201d o \u201ccontadino\u201d.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">I relatori prestarono attenzione anche al fenomeno migratorio, allo scopo di conoscere i motivi che spingevano gli agricoltori a partire<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">Se \u00e8 un contadino che parla, egli afferma invariabilmente che \u00e8 emigrato od emigrer\u00e0 o lascia emigrare i suoi figli perch\u00e9 in paese non si riesce a campare<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-77-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-77\">77<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">L\u2019emigrazione, diminuendo la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 di manodopera, determinava l\u2019aumento del costo del lavoro. Sui terreni restavano a lavorare in maggioranza vecchi, donne e bambini. I proprietari non contenti di questo stato di cose<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">riconoscono che al suo inizio l\u2019emigrazione sia stata determinata da un grave disagio economico, asseriscono per\u00f2 essere diventata ormai una smania irrefrenabile, morbosa, una moda, una imitazione non ponderata, la corsa verso la ricchezza di esaltati sognatori che trascurano un benessere relativo ma certo, per uno maggiore ma incerto<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-78-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-78\">78<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">La crisi era analizzata attraverso le idee di una classe politica basata sulla conservazione di una gerarchia sociale consolidata da secoli, che osservava con apprensione il mutamento di strutture che consentivano il tramandarsi quasi ininterrotto di privilegi in grado di garantire ai proprietari benessere economico e sicurezza sociale. Inoltre si guardava con sospetto il cambiamento che le rimesse degli emigranti potevano produrre attraverso l\u2019acquisto da parte dei contadini di beni immobili, quali terreni e case fino ad allora negati alla parte pi\u00f9 povera della societ\u00e0.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Le perplessit\u00e0 della classe dirigente erano eccessive quando sosteneva che la vendita delle propriet\u00e0 incentivasse un processo di concentrazione dei possedimenti, dal momento che era piuttosto aumentato il numero dei proprietari e pertanto il fenomeno non poteva essere considerato allarmante. Erano invece fondate le preoccupazioni allorquando ci si riferiva ad una possibile trasformazione storica, politica e sociale che riportava al centro dell\u2019attenzione quelle problematiche e quel processo di modernizzazione appena iniziato dopo l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia, che aveva riguardato in gran parte solo i ceti dominanti.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">I relatori dell\u2019inchiesta notavano che cause prettamente economiche avevano dato origine al fenomeno migratorio; lo stesso Jarach, studiando l\u2019emigrazione in Abruzzo e Molise, aveva distinto tra quella proveniente dalla montagna, che aveva le sue cause nella crisi della pastorizia, nel fallimento delle operazioni di disboscamento e nel dissodamento dei demani comunali, e l\u2019emigrazione dalla pianura cominciata successivamente per motivi solo apparentemente demografici, ma in realt\u00e0 determinata da cause precise quali la diffusione della malaria, la monocoltura cerealicola nelle propriet\u00e0 pi\u00f9 estese, la diminuzione dei salari giornalieri e l\u2019aumento delle prestazioni annue al proprietario<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-233-79-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-79\">79<\/a><\/span>.<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">Anche i pi\u00f9 accaniti oppositori dell\u2019emigrazione attuale parlano di quel primo periodo dipingendolo con frasi assai colorite ed espressive, e giustificando l\u2019emigrazione come una necessit\u00e0 ineluttabile. \u201cSe non fosse avvenuta l\u2019emigrazione si sarebbe dovuto fare a coltellate per vivere\u201d, i contadini \u201cavrebbero dovuto strapparsi a forza il pane l\u2019un l\u2019altro\u201d.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Si proseguiva notando che agli inizi del Novecento il migliorato tenore di vita raggiunto dai contadini rispetto al passato consentiva a questi ultimi di acquistare terreni. Tale avanzamento preoccupava il ceto dirigente liberale per le possibili conseguenze politiche e sociali. Dall\u2019inchiesta emergeva la posizione di alcune famiglie non pi\u00f9 indebitate, ma economicamente in ascesa e dotate di risorse finanziare e conoscenze tecniche acquisite grazie al soggiorno all\u2019estero. La relazione di Cesare Jarach tendeva ad evidenziare i lati positivi del fenomeno migratorio con il rientro di uomini dotati di capitale economico in grado di produrre benessere e superare lo stadio di arretratezza.<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">Alla emigrazione di persone sole, le quali lasciano dietro di s\u00e9 affetti profondi, ed al ritorno da parte di quasi tutti gli emigrati, sono esclusivamente dovuti alcuni dei numerosi effetti della emigrazione [&#8230;] le rimesse, la larga accumulazione di risparmi, la cessazione dell\u2019usura, il miglioramento dell\u2019alimentazione e delle abitazioni, la costituzione di una larga classe di piccoli proprietari coltivatori, l\u2019aumento del prezzo degli immobili<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-80-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-80\">80<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">La trasformazione ebbe delle ripercussioni anche all\u2019interno degli ambiti familiari: i giovani emigranti tendevano a sganciarsi dalla figura del patriarca ed inviavano i propri risparmi alle mogli piuttosto che ai padri. Nonostante questo si manteneva sempre un forte legame con i propri cari<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">La nostalgia del paese nativo, gli affetti familiari lasciati in patria fanno s\u00ec che tutti gli emigranti ritornino [&#8230;] Un\u2019emigrazione di famiglie intere, definitivamente perdute per la patria, avrebbe avuto un\u2019azione ben pi\u00f9 limitata, e le sue conseguenze immediate non sarebbero state se non la elevazione dei compensi, di qualunque forma, del lavoro<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-81-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-81\">81<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Dalla relazione di Jarach emergeva una ricostruzione complessivamente rassicurante dell\u2019emigrazione, sebbene se ne valutassero anche gli aspetti meno convenienti. Si descrivevano le trasformazioni e le implicazioni che rendevano possibile una ricostruzione storica dell\u2019Abruzzo, per cui si poteva affermare che, pur nella diversit\u00e0 dei tempi, l\u2019emigrazione era stata un fenomeno caratteristico dell\u2019intero territorio abruzzese.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Tra le note positive venivano indicati i notevoli benefici che sul piano economico investirono la societ\u00e0 del tempo, il miglioramento delle condizioni igieniche, dell\u2019ordine pubblico, l\u2019emancipazione femminile. Tra le note sfavorevoli si registrava il diffondersi delle vedove bianche, dell\u2019adulterio e conseguentemente la crisi del sistema familiare. Si prestava attenzione al fatto che le giovani generazioni e quindi le forze attive e pi\u00f9 propositive della popolazione si allontanassero dai propri luoghi natii. Questi processi erano valutati come un dato ineliminabile nel percorso di crescita della societ\u00e0 abruzzese e molisana.<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"citazione-asei\" align=\"justify\">L\u2019emigrazione ha un costo, non semplicemente economico costituito dalle spese di viaggio, ma anche morale, a costituire il quale intervengono il timore dell\u2019ignoto, il dolore per l\u2019abbandono del paese e della famiglia, il disagio per il cambiamento d\u2019abitudine ed altri simili elementi; ora, finch\u00e9 la differenza fra le rimunerazioni ottenute in patria ed all\u2019estero supera questo complesso costo, di cui il contadino fa nel suo animo una inconscia valutazione, egli si determina ad emigrare<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\" style=\"font-size: 0.67em;\"><a id=\"footnote-233-82-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-233-82\">82<\/a><\/span>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Ma le rimesse monetarie erano sufficienti a ricompensare le sottrazioni umane? Non si pu\u00f2 rispondere in termini completamenti positivi per alcuni motivi. Il flusso di denaro proveniente dall\u2019emigrazione insieme allo sviluppo dei centri rurali migliorava non soltanto lo stile di vita dei lavoratori, ma apportava consistenti benefici anche alle classi medio alte. I capitali derivati dalle vendite dei terreni posseduti nel contado dalle famiglie maggiorenti venivano reinvestiti da queste ultime anche nelle citt\u00e0. I proprietari sicuramente non svendevano i loro possedimenti e ci\u00f2 consentiva loro di investire il denaro proveniente dalle vendite agli emigranti sia nell\u2019acquisto di beni in citt\u00e0 sia nell\u2019istruzione dei figli. Tali scelte si riveleranno nel lungo periodo pi\u00f9 fruttuose rispetto a quelle degli emigranti, i quali invece vedranno deprezzati gli investimenti a causa della diminuzione del valore della rendita agraria, soprattutto di quella montana, e del valore degli immobili dei piccoli centri.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Si assistette pertanto ad un ulteriore danno, soprattutto nel secondo dopoguerra, quando quella parte di popolazione si vide costretta a partire nuovamente e questa volta pi\u00f9 stabilmente per l\u2019Europa, l\u2019America del Nord e del Sud, l\u2019Australia. Ci\u00f2 che agli inizi del secolo pareva essere una vittoria per coloro che tornavano dall\u2019estero, i quali esclusi per lungo tempo dalla partecipazione alla propriet\u00e0 erano riusciti a comprare dei beni appartenuti al ceto dominante, si rivel\u00f2 in seguito essere meno foriero di soddisfazioni. Il deprezzamento degli investimenti diede pertanto vita ad una nuova emigrazione nel tentativo di risollevare una condizione ancora una volta disagiata.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\"><em>Note al testo:<\/em><\/p>\n<div class=\"footnotes\">\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-1\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-1-backlink\">1<\/a> Cfr. <span style=\"font-style: italic;\">Storia d\u2019Italia. Le regioni dall\u2019Unit\u00e0 ad oggi. L\u2019Abruzzo, <\/span>a cura di Massimo Costantini e Costantino Felice, Torino, Einaudi, 2000; <span style=\"font-style: italic;\">Storia dell\u2019Abruzzo, <\/span>a cura di Costantino Felice, Adolfo Pepe, Luigi Ponziani, Roma-Bari, Laterza, 1999.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-2\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-2-backlink\">2<\/a> Per approfondite indicazioni sull\u2019emigrazione abruzzese cfr. <span style=\"font-style: italic;\">Emigrazione abruzzese tra Ottocento e Novecento, <\/span>a cura di Lia Giancristofaro, 2 voll., L\u2019Aquila, Regione Abruzzo, 2008; <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019Abruzzo e Montenerodomo nel secondo dopoguerra: ricostruzione e nuovo esodo. <\/span>Atti del Convegno nazionale di studi Montenerodomo, 3-4 agosto 2006, numero monografico di \u201cAbruzzo Contemporaneo\u201d a cura di Costantino Felice ed Enzo Fimiani, 25\/26 (2006); Vincenzo Rivera, <span style=\"font-style: italic;\">Profili essenziali dell\u2019emigrazione abruzzese dall\u2019unit\u00e0 ad oggi, <\/span>in <span style=\"font-style: italic;\">Studi monografici sulla popolazione abruzzese<\/span>, L\u2019Aquila, CRESA, 2001, pp. 207-260; Umberto Dante, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019inverno del patriarca. Criminalit\u00e0 e conflitti nella famiglia abruzzese negli anni della grande emigrazione, <\/span>\u201cAbruzzo Contemporaneo\u201d, 5 (1997), pp. 48-87; Pierre Vitte, <span style=\"font-style: italic;\">Le campagne dell\u2019alto appennino. Evoluzione di una societ\u00e0 montana, <\/span>Milano, Unicopli, 1995.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-3\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-3-backlink\">3<\/a> Gaetano Sabatini, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019agricoltura abruzzese tra Ottocento e Novecento: trasformazioni e continuit\u00e0, <\/span>in <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019Abruzzo nell\u2019Ottocento, <\/span>Istituto Nazionale di Studi Crociani, Chieti, Ediars, 1996, pp. 61-72.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-4\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-4-backlink\">4<\/a> Cfr. Costantino Felice, <span style=\"font-style: italic;\">Il disagio di vivere. Il cibo, la casa, le malattie in Abruzzo e Molise dall\u2019Unit\u00e0 al secondo dopoguerra, <\/span>Milano, Franco Angeli, 1989.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-5\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-5-backlink\">5<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Inchiesta parlamentare sulle condizioni dei contadini nelle Province meridionali e nella Sicilia, <\/span>vol. II <span style=\"font-style: italic;\">Abruzzi e Molise,<\/span> t. 1, <span style=\"font-style: italic;\">Relazione del delegato tecnico C. Jarach<\/span>, Roma, Tipografia Nazionale, 1909, p. 240.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-6\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-6-backlink\">6<\/a> Cfr. Daniela De Nardis, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione abruzzese tra Ottocento e Novecento. L\u2019esodo massiccio degli abruzzesi dal 1876 al 1915, <\/span>Cerchio (AQ), Adelmo Polla Editore, 1994<span style=\"font-style: italic;\">, <\/span> p. 23.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-7\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-7-backlink\">7<\/a> G. Corona, <span style=\"font-style: italic;\">Terre e tecniche tra Otto e Novecento, <\/span>\u201cTrimestre\u201d, 23, 3-4 (1990), p. 265.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-8\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-8-backlink\">8<\/a> Leopoldo Franchetti, <span style=\"font-style: italic;\">Condizioni economiche e amministrative delle Province napoletane: Abruzzi e Molise,<\/span> <span style=\"font-style: italic;\">Calabria e Basilicata. Appunti di viaggio, <\/span>Firenze, Tipografia della Gazzetta d\u2019Italia, 1875, p. 6.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-9\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-9-backlink\">9<\/a> Sidney Sonnino, <span style=\"font-style: italic;\">La mezzeria in Toscana, <\/span>Firenze, Tipografia della Gazzetta d\u2019Italia, 1875, pp. 4-10.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-10\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-10-backlink\">10<\/a> L. Franchetti, <span style=\"font-style: italic;\">Condizioni economiche e amministrative delle Province napoletane: Abruzzi e Molise,<\/span> cit., p. 5.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-11\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-11-backlink\">11<\/a> Giuseppe Maria Galanti, <span style=\"font-style: italic;\">Testamento forense, <\/span>Venezia, 1806, in particolare pp. 185-198.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-12\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-12-backlink\">12<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid<\/span>.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-13\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-13-backlink\">13<\/a> Eide Spedicato Iengo, <span style=\"font-style: italic;\">Il \u201cmestiere\u201d di emigrante fra illusioni e rinascite. Una nota in chiave sociologica, <\/span>in <span style=\"font-style: italic;\">Emigrazione abruzzese tra Ottocento e Novecento<\/span>, vol. I, cit., p. 45.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-14\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-14-backlink\">14<\/a> Raffaele Colapietra, <span style=\"font-style: italic;\">I grandi tratturi nella tematica attuale dei beni ambientali, <\/span>in <span style=\"font-style: italic;\">Atti del IV convegno sulla preistoria, protostoria, storia della Daunia, <\/span>San Severo, 17-19 dicembre 1982, Comune di San Severo, 1985, pp. 329-336.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-15\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-15-backlink\">15<\/a> Raffaele Colapietra, <span style=\"font-style: italic;\">La dogana di Foggia, <\/span>Bari, Centro Librario, 1972; Id, <span style=\"font-style: italic;\">Abruzzo. Un profilo storico<\/span>, Lanciano, Carabba, 1977.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-16\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-16-backlink\">16<\/a> P. Vitte, <span style=\"font-style: italic;\">Le campagne dell\u2019alto appennino,<\/span> cit., in particolare pp. 237-296.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-17\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-17-backlink\">17<\/a> Alcuni autori contrastano questa tesi, come Saverio Russo che evidenzia come l\u2019identit\u00e0 abruzzese nella transumanza fosse connotata da un atteggiamento di resistenza, in quanto i pastori restavano lontani dai centri abitati e mantenevano un rapporto marginale con la societ\u00e0 delle pianure pugliesi; cfr. Saverio Russo, <span style=\"font-style: italic;\">Questioni di confine: la Capitanata tra Sette e Ottocento, <\/span>in <span style=\"font-style: italic;\">Storia d\u2019Italia. Le regioni dall\u2019Unit\u00e0 ad oggi, La Puglia, <\/span>a cura di Luigi Masella e Biagio Salvemini, Torino, Einaudi, 1989, pp. 253-254.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-18\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-18-backlink\">18<\/a> Raffaele Colapietra, <span style=\"font-style: italic;\">Problemi politici e sociali dell\u2019Abruzzo a fine Ottocento, \u201c<\/span>Nuovi Quaderni del Meridione\u201d, 5, 20 (1967), pp. 45-80.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-19\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-19-backlink\">19<\/a> Sui riflessi nella societ\u00e0 e nella struttura familiare abruzzese del fenomeno migratorio cfr. Antonio Grumelli, <span style=\"font-style: italic;\">Aspetti sociologici dell\u2019evoluzione demografica in Abruzzo, <\/span>Roma, Editoriale di cultura e documentazione, 1960; U. Dante, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019inverno del patriarca. Criminalit\u00e0 e conflitti nella famiglia abruzzese negli anni della grande emigrazione, <\/span>cit.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-20\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-20-backlink\">20<\/a> Sulle trasformazione dell\u2019economia abruzzese e sul conseguente fenomeno migratorio cfr. P. Vitte, <span style=\"font-style: italic;\">Le campagne dell\u2019alto appennino. Evoluzione di una societ\u00e0 montana,<\/span> cit., in particolare pp. 91-157.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-21\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-21-backlink\">21<\/a> Fabio Bettoni, <span style=\"font-style: italic;\">La montagna abruzzese, gli equilibri agricoli e pastorali tradizionali tra Unit\u00e0 e anni Trenta,<\/span> \u201cTrimestre\u201d 23, 3-4 (1990), pp. 203-252.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-22\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-22-backlink\">22<\/a> D. De Nardis, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione abruzzese tra Ottocento e Novecento, <\/span>cit., p. 31.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-23\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-23-backlink\">23<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 32.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-24\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-24-backlink\">24<\/a> F. Bettoni, <span style=\"font-style: italic;\">La montagna abruzzese, gli equilibri agricoli e pastorali tradizionali<\/span>, cit.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-25\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-25-backlink\">25<\/a> D. De Nardis, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione abruzzese tra Ottocento e Novecento, <\/span>cit., p. 33.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-26\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-26-backlink\">26<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 35.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-27\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-27-backlink\">27<\/a> Leone Carpi, <span style=\"font-style: italic;\">Statistica illustrata dell\u2019emigrazione all\u2019estero del triennio 1874-1876 nei suoi rapporti con i problemi economico-sociali, <\/span>Roma, Tip. del Popolo Romano, 1878.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-28\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-28-backlink\">28<\/a> Leone Carpi riteneva che nel 1875, dalla provincia di Chieti fossero partiti 179 emigranti, dei quali ben 177 diretti verso le Americhe.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-29\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-29-backlink\">29<\/a> Il barone fu il relatore per l\u2019Abruzzo, il Molise e la Puglia &#8211; quarta circoscrizione &#8211; nell\u2019<span style=\"font-style: italic;\">Inchiesta agraria<\/span> presieduta da Stefano Jacini.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-30\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-30-backlink\">30<\/a> Giuseppe Andrea Angeloni, <span style=\"font-style: italic;\">Relazione per gli Atti della Giunta per l\u2019Inchiesta Agraria e sulle condizioni della classe agricola, <\/span>Roma, Forzani e C.,1884, pp. 476-490.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-31\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-31-backlink\">31<\/a> Mario Arpea, <span style=\"font-style: italic;\">Alle origini dell\u2019emigrazione abruzzese. La vicenda dell\u2019altipiano delle Rocche, <\/span>Milano, F. Angeli, 1987, p. 19, n. 18.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-32\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-32-backlink\">32<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid<\/span>.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-33\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-33-backlink\">33<\/a> D. De Nardis, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione abruzzese tra Ottocento e Novecento <\/span>cit., p. 90.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-34\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-34-backlink\">34<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid<\/span>.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-35\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-35-backlink\">35<\/a> Gli italiani e gli abruzzesi erano impegnati nei cantieri ferroviari, stradali, portuali, nei lavori di terrazzamento cfr. M. Arpea, <span style=\"font-style: italic;\">Alle origini dell\u2019emigrazione abruzzese, <\/span>cit., pp. 22-28.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-36\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-36-backlink\">36<\/a> Prima dell\u2019unificazione nella provincia di Aquila si registrava una bassa percentuale di contadini che \u201cera compensata dalla pi\u00f9 alta percentuale 10,79 di pastori (10 mila, mentre gli agricoltori erano 70 mila) tra le province del Regno\u201d: Giuseppe Galasso, <span style=\"font-style: italic;\">Mezzogiorno medievale e moderno,<\/span> Torino, Einaudi, 1975, p. 314.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-37\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-37-backlink\">37<\/a> D. De Nardis, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione abruzzese tra Ottocento e Novecento, <\/span>cit., p. 96.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-38\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-38-backlink\">38<\/a> Giorgio Bertone, <span style=\"font-style: italic;\">La patria in piroscafo, <\/span>nota all\u2019edizione di Edmondo De Amicis, <span style=\"font-style: italic;\">Sull\u2019Oceano<\/span>, Reggio Emilia, Diabasis, 2005.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-39\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-39-backlink\">39<\/a> Giovanni Battista Scalabrini, <span style=\"font-style: italic;\">Il disegno di legge sull\u2019emigrazione italiana, <\/span>in <span style=\"font-style: italic;\">La societ\u00e0 italiana di fronte alle prime emigrazioni di massa, <\/span>a cura di Antonio Perotti, numero monografico di \u201cStudi Emigrazione\u201d, 5, 11-12 (1968), p. 216.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-40\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-40-backlink\">40<\/a> Tommaso Paolini, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019industria abruzzese nell\u2019800, <\/span>in <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019Abruzzo nell\u2019Ottocento, <\/span>cit., pp. 76-77.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-41\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-41-backlink\">41<\/a> D. De Nardis, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione abruzzese tra Ottocento e Novecento, <\/span>cit., pp. 102-103, elaborazione sui dati dall\u2019Inchiesta Parlamentare e dall\u2019Annuario Statistico.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-42\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-42-backlink\">42<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, pp. 119-20.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-43\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-43-backlink\">43<\/a> Giuseppe Andrea Angeloni, <span style=\"font-style: italic;\">Relazione del commissario Andrea Giuseppe Angeloni sulla quarta circoscrizione (provincia di Foggia, Bari, Lecce, Aquila, Chieti, Teramo, Campobasso), <\/span>in <span style=\"font-style: italic;\">Atti della Giunta per l\u2019Inchiesta Agraria e sulle condizioni della classe agricola, <\/span>Roma, Forzani e C. tipografi del Senato, 1884.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-44\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-44-backlink\">44<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Inchiesta parlamentare sulle condizioni dei contadini nelle Province meridionali e nella Sicilia, <\/span>vol. II <span style=\"font-style: italic;\">Abruzzi e Molise,<\/span> t. 1, <span style=\"font-style: italic;\">Relazione del delegato tecnico C. Jarach<\/span>, cit., pp. 251-52.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-45\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-45-backlink\">45<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 130.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-46\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-46-backlink\">46<\/a> Cfr. Gino Massullo, <span style=\"font-style: italic;\">Molise: grande emigrazione e mobilit\u00e0 territoriale, <\/span>in <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione abruzzese e molisana (secoli XIX e XX), <\/span>a cura di Guido Crainz, numero monografico di \u201cTrimestre\u201d, 27, 3-4 (1994), pp. 497-521; Vincenzo Lombardi, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione dal Molise,<\/span> \u201cArchivio Storico dell\u2019emigrazione italiana\u201d, 3, 1 (2007), pp. 41-54.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-47\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-47-backlink\">47<\/a> Nicole Malpas, <span style=\"font-style: italic;\">Un incontro dimenticato: il Molise e il Canada, <\/span>in <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione abruzzese e molisana (secoli XIX e XX), <\/span>cit., pp. 523-539.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-48\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-48-backlink\">48<\/a> Sul fenomeno migratorio nell\u2019area aquilana cfr. Gaetano Sabatini, <span style=\"font-style: italic;\">Le dinamiche demografiche dell\u2019area aquilana dalla statistica murattiana al censimento del 1991, <\/span>in <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione abruzzese e molisana (secoli XIX e XX)<\/span>, cit., pp. 581-628.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-49\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-49-backlink\">49<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Rapporti dei R. R. Agenti diplomatici e Consolari,<\/span> edito da Ministero degli Affari Esteri, Tipografia Bertero, 1893, p. 359, citato in D. De Nardis, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione abruzzese tra Ottocento e Novecento, <\/span>cit., p. 107.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-50\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-50-backlink\">50<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Inchiesta parlamentare sulle condizioni dei contadini nelle Province meridionali e nella Sicilia, <\/span>vol. II <span style=\"font-style: italic;\">Abruzzi e Molise,<\/span> t. 1, <span style=\"font-style: italic;\">Relazione del delegato tecnico C. Jarach<\/span>, cit., p. 250.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-51\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-51-backlink\">51<\/a> Paulo G. Brenna, <span style=\"font-style: italic;\">Storia dell\u2019emigrazione italiana,<\/span> Roma, Mantegazza, 1928, p. 251.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-52\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-52-backlink\">52<\/a> Cfr. Ercole Sori, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione italiana dall\u2019Unit\u00e0 alla Seconda Guerra Mondiale, <\/span>Bologna, Il Mulino, 1979, pp. 31-40.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-53\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-53-backlink\">53<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 110.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-54\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-54-backlink\">54<\/a> Franco Ramella, <span style=\"font-style: italic;\">Reti sociali, famiglie e strategie migratorie, <\/span>in <span style=\"font-style: italic;\">Storia dell\u2019emigrazione italiana,<\/span> t. 1, <span style=\"font-style: italic;\">Partenze,<\/span> a cura di Piero Bevilacqua, Andreina De Clementi, Emilio Franzina, Roma, Donzelli, 2001, pp. 143-160.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-55\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-55-backlink\">55<\/a> Lia Giancristofaro, <span style=\"font-style: italic;\">Cultura popolare abruzzese. Gli Abruzzesi all\u2019estero, <\/span>L\u2019Aquila, Regione Abruzzo, 2002, p. 17.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-56\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-56-backlink\">56<\/a> Cfr. D. De Nardis, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione abruzzese tra Ottocento e Novecento, <\/span>cit., pp. 20-22; M. Arpea, <span style=\"font-style: italic;\">Alle origini dell\u2019emigrazione abruzzese. La vicenda dell\u2019altipiano delle Rocche, <\/span>cit., p. 21 n. 22.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-57\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-57-backlink\">57<\/a> P. G. Brenna, <span style=\"font-style: italic;\">Storia dell\u2019emigrazione italiana,<\/span> cit. p. 253.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-58\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-58-backlink\">58<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 252.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-59\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-59-backlink\">59<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid<\/span>.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-60\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-60-backlink\">60<\/a> Sulla tragedia che colp\u00ec gli abruzzesi a Monongah ci si soffermer\u00e0 pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-61\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-61-backlink\">61<\/a> Amy A. Bernardy, <span style=\"font-style: italic;\">Italia randagia attraverso gli Stati Uniti,<\/span> Torino, Bocca editore, 1913, pp. 312-313.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-62\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-62-backlink\">62<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Inchiesta parlamentare sulle condizioni dei contadini nelle Province meridionali e nella Sicilia, <\/span>vol. II <span style=\"font-style: italic;\">Abruzzi e Molise,<\/span> t. 1, <span style=\"font-style: italic;\">Relazione del delegato tecnico C. Jarach<\/span>, cit., p. 244.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-63\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-63-backlink\">63<\/a> D. De Nardis, <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione abruzzese tra Ottocento e Novecento, <\/span>cit., pp. 124-25.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-64\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-64-backlink\">64<\/a> Gino Massullo, <span style=\"font-style: italic;\">Economia delle rimesse, <\/span>in <span style=\"font-style: italic;\">Storia dell\u2019emigrazione italiana,<\/span> t. 1 <span style=\"font-style: italic;\">Partenze,<\/span> a cura di P. Bevilacqua, A. De Clementi, E. Franzina, cit., p. 161.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-65\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-65-backlink\">65<\/a> Cfr. Gaetano Sabatini, <span style=\"font-style: italic;\">Sistema economico agro-pastorale, ferrovie, credito ed emigrazione,<\/span> \u201cArchivio Storico dell\u2019emigrazione italiana\u201d, 3, 1 (2007), p. 33.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-66\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-66-backlink\">66<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Inchiesta parlamentare sulle condizioni dei contadini nelle Province meridionali e nella Sicilia, <\/span>vol. II <span style=\"font-style: italic;\">Abruzzi e Molise,<\/span> t. 1, <span style=\"font-style: italic;\">Relazione del delegato tecnico C. Jarach<\/span>, cit., p. 258.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-67\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-67-backlink\">67<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid<\/span>.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-68\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-68-backlink\">68<\/a> Sulla ricostruzione della vicenda si veda il giornale \u201cLa Gente d\u2019Italia. Cronache degli italiani nel mondo\u201d. Nel 2003 il direttore Mimmo Porpiglia si interess\u00f2 del caso dopo un colloquio con un giornalista italo-americano. Fra i contributi alla storia di Monongah va ricordato anche il film-documentario <span style=\"font-style: italic;\">Monongah, la Marcinelle americana. Una storia sconosciuta dell\u2019emigrazione abruzzese in America, <\/span>scritto e diretto da Silvano Console.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-69\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-69-backlink\">69<\/a> Sulla vicenda si veda Claudio Palma, Dina Cianci, <span style=\"font-style: italic;\">Monongah: dal fatto al simbolo. La tragedia mineraria del 6 dicembre 1907 West Virginia-USA,<\/span> Pescara, Edizioni Tracce, 2007, p. 17.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-70\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-70-backlink\">70<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 18.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-71\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-71-backlink\">71<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-72\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-72-backlink\">72<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 30 n. 7, il \u201cNew York Times\u201d pubblic\u00f2 nel mese di dicembre diversi articoli dove si parlava della vicenda.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-73\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-73-backlink\">73<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 21.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-74\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-74-backlink\">74<\/a> Mimmo Porpiglia, <span style=\"font-style: italic;\">Sono pi\u00f9 di 500 i minatori italiani morti a Monongah,<\/span> \u201cLa Gente d\u2019Italia\u201d, n. 3, 2003.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-75\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-75-backlink\">75<\/a> C. Palma e D. Cianci, <span style=\"font-style: italic;\">Monongah: dal fatto al simbolo. La tragedia mineraria del 6 dicembre 1907 West Virginia-USA,<\/span> cit., p. 26.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-76\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-76-backlink\">76<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 57.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-77\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-77-backlink\">77<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Inchiesta parlamentare sulle condizioni dei contadini nelle Province meridionali e nella Sicilia, <\/span>vol. II <span style=\"font-style: italic;\">Abruzzi e Molise,<\/span> t. 1, <span style=\"font-style: italic;\">Relazione del delegato tecnico C. Jarach<\/span>, cit., p. 251.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-78\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-78-backlink\">78<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 252.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-79\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-79-backlink\">79<\/a> Cesare Jarach, <span style=\"font-style: italic;\">Le cause e gli effetti dell\u2019emigrazione negli Abruzzi e nel Molise, <\/span>\u201cRivista di emigrazione\u201d, 3 (1910), pp. 1-23.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-80\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-80-backlink\">80<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span><span xml:lang=\"en-GB\">,<\/span> <span xml:lang=\"en-GB\">p. 244.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-81\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-81-backlink\">81<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid<\/span><span xml:lang=\"en-GB\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-233-82\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-233-82-backlink\">82<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span><span xml:lang=\"en-GB\">, p. 255. <\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div xml:lang=\"it-IT\" id=\"x012_berardi_epub.html\">\n<div class=\"story\">\n<h2 align=\"center\">Modelli Regionali di Emigrazione<\/h2>\n<h4 class=\"autore-asei\" align=\"center\">&nbsp;<\/h4>\n<h4 class=\"autore-asei\" align=\"center\">Piero Berardi<\/h4>\n<p>\u00a0<\/p>\n<h3 class=\"paragrafo-2-asei\" align=\"center\">L\u2019Abruzzo migrante dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia alla Grande Guerra<\/h3>\n<p>\u00a0<\/p>\n<h3 class=\"paragrafo-2-asei\" align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"inter.jpg\" src=\"http:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/inter.jpg\" height=\"16\" width=\"50\" class=\"image\" \/><\/h3>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p class=\"paragrafo-3-asei\" align=\"justify\"><strong>1. &#8211; Il territorio e la sua economia<\/strong><\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Gli studi sul Mezzogiorno d\u2019Italia da qualche decennio hanno rivalutato le forme pi\u00f9 mature dei vari aspetti della storia locale inserendoli nel pi\u00f9 ampio ambito della storia nazionale<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a href=\"#footnote-233-1\" class=\"footnote-link\" id=\"footnote-233-1-backlink\">1<\/a><\/span>. In tale contesto si inquadra la storia dell\u2019emigrazione regionale, che contribuisce ad analizzare la realt\u00e0 locale dal punto di vista economico, culturale e sociale<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a href=\"#footnote-233-2\" class=\"footnote-link\" id=\"footnote-233-2-backlink\">2<\/a><\/span>.<\/p>\n","protected":false},"author":84,"featured_media":1333,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[81],"tags":[518,92,254],"class_list":["post-1335","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-c65-articoli","tag-abruzzo","tag-emigrazione","tag-italiani"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1335","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/84"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1335"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1335\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3255,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1335\/revisions\/3255"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1333"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1335"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1335"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1335"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}