{"id":1339,"date":"2011-11-07T00:00:00","date_gmt":"2011-11-06T23:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=1339"},"modified":"2017-05-16T15:58:49","modified_gmt":"2017-05-16T13:58:49","slug":"francesco-coletti-e-lemigrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2011\/11\/francesco-coletti-e-lemigrazione\/","title":{"rendered":"Francesco Coletti e l\u2019emigrazione"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Questi, nato nel 1866 in provincia di Macerata, a San Severino Marche, aveva vinto nel 1904 il concorso di statistica per l\u2019ordinariato all\u2019universit\u00e0. Ma la sua formazione era tutta orientata verso quella che oggi definiremmo sociologia rurale, a cui l\u2019avevano instradato l\u2019origine familiare \u201cdi possidenti agricoli, di piccola nobilt\u00e0\u201d<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-1-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-1\">1<\/a><\/span> e l\u2019incontro con Angelo Messedaglia, suo professore nella facolt\u00e0 di giurisprudenza dell\u2019Universit\u00e0 di Roma, che concepiva la statistica come una disciplina storico-sociologica. Con lui il giovane Coletti aveva discusso la tesi di laurea dedicata alla relazione finale dell\u2019inchiesta Jacini. Dopodich\u00e9, aveva preso a collaborare con le maggiori riviste scientifiche dell\u2019epoca, dapprima la \u201cCritica sociale\u201d, stanti le sue giovanili simpatie socialiste, poi al \u201cGiornale degli economisti\u201de a \u201cLa riforma sociale\u201d. Pi\u00f9 tardi sarebbe anche, a pi\u00f9 riprese, intervenuto sul \u201cCorriere della sera\u201d.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Interessi politici a parte, che lo videro ben presto avvicinarsi al partito radicale, Coletti si discost\u00f2 alquanto dal clima culturale dominante; avverso al nazionalismo, profess\u00f2 un liberalismo integrale e polemizz\u00f2 con Pareto, fu neomalthusiano e antirazzista con Colajanni e si mostr\u00f2 assai tiepido col positivismo.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">La sua vocazione di analista sociale pot\u00e9 esprimersi a fondo quando ricevette l\u2019incarico di segretario generale della Commissione d\u2019inchiesta sulle condizioni dei contadini meridionali (inchiesta Faina, 1907-1911), per la quale prepar\u00f2 \u201cun programma e questionari particolarmente attenti alla rilevazione di fenomeni sociali, e di costume delle popolazioni meridionali\u201d<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-2-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-2\">2<\/a><\/span> e utilizz\u00f2 la metodologia monografica mutuata da Le Play \u201callo scopo di comparare fenomeni simili anche se esistenti in luoghi diversi\u201d<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-3-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-3\">3<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Il questionario era suddiviso in otto punti: la struttura produttiva, la stratificazione sociale contadina, le condizioni di vita, le forme di assistenza pubblica, le organizzazioni economiche, sociali e politiche, lo stato generale della popolazione agricola; il settimo quesito verteva sull\u2019emigrazione. Alla seriet\u00e0 dell\u2019impegno non corrisposero tuttavia, si \u00e8 osservato di recente<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-4-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-4\">4<\/a><\/span>, risultati adeguati: non tutti i delegati tecnici si erano attenuti alle direttive del caso, inficiate anche da interferenze politiche.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">L\u2019occasione per cimentarsi con l\u2019emigrazione gli venne offerta dall\u2019Accademia dei Lincei che promosse la pubblicazione di tre grossi tomi in occasione del cinquantesimo anniversario dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-5-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-5\">5<\/a><\/span>. Nel 1911 Coletti aveva superato la quarantina, si trovava nel pieno della sua produttivit\u00e0 scientifica e aveva al suo attivo un insieme di esperienze che sembravano rendere questo approdo quasi obbligato.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Lavori pionieristici sul tema migratorio ce n\u2019erano stati, le meritorie quanto spericolate indagini di Leone Carpi e di Giovanni Florenzano, che avevano scontato l\u2019assenza di rilevazioni attendibili e costruito da s\u00e9 le coordinate quantitative interpellando direttamente i prefetti del regno, e le poche, illuminanti pagine di Luigi Bodio, che Coletti non cessava di lodare. Col suo trattato<span style=\"font-style: italic;\"> Dell\u2019emigrazione italiana <\/span>\u2013 che conserva tuttora una indubbia vitalit\u00e0 &#8211; questa tematica usc\u00ec finalmente, per cos\u00ec dire, dalle quinte, o meglio dalla sussidiariet\u00e0, a cui era stata fino allora relegata, per spostarsi al centro della scena e guadagnare una nuova rilevanza.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Ad onta di qualche barlume di provvisoriet\u00e0, \u00e8 infatti lo stesso autore a denunciare uno scarto dal progetto originario: dei sette capitoli previsti \u2013 le fonti statistiche, il bilancio statistico, le cause, le condizioni e la vita nei principali paesi, gli effetti, la tutela privata e pubblica, l\u2019avvenire e le conclusioni \u2013 ne aveva svolti soltanto i primi tre e, in forma sommaria, il quinto sugli effetti. Sar\u00e0 bene anche aggiungere che Coletti torn\u00f2 pi\u00f9 e pi\u00f9 volte sul tema, ma non rimise mai le mani su questo lavoro, dove la statistica giganteggia e funge da strada maestra per la lettura dei fenomeni sociali. In questa disciplina, egli era, peraltro, assai ben attrezzato. Della sua capacit\u00e0 di interpretare i dati quantitativi inquadrandoli nell\u2019opportuno contesto storico-sociale, dette, nel corso della sua attivit\u00e0 di studioso, numerose prove, e l\u2019emigrazione rappresentava certo una sfida da raccogliere<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-6-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-6\">6<\/a><\/span>. Tutt\u2019altro che aleatorio o angusto il risultato. Il ragionare attorno alle cifre e sottoporle a un rigoroso vaglio critico gli consente di inoltrarsi in territori problematici di notevole ampiezza.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Tra i quali va sottolineata la perimetrazione del fenomeno migratorio. Non pochi osservatori \u2013 Carpi compreso \u2013, sbalorditi dalla emorragia di uomini verso le Americhe, avevano delimitato il concetto di emigrazione alle sole partenze transoceaniche: \u201c\u00c8 assurdo il qualificare come emigrazione quella temporanea \u2013 si leggeva in una pubblicazione dell\u2019epoca -, giacch\u00e9 emigrante \u00e8 soltanto colui che abbandona la patria per un tempo indeterminato e forse col proposito di non pi\u00f9 tornarvi\u201d<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-7-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-7\">7<\/a><\/span>. Se dunque fosse invalso questo criterio \u2013 sosteneva il Coletti \u2013 \u201cla nostra statistica sarebbe nata con un vizio d\u2019origine insanabile: essa avrebbe trascurato l\u2019emigrazione per i paesi europei e mediterranei e si sarebbe concentrata sulla transoceanica\u201d<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-8-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-8\">8<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Egli aveva ben chiara l\u2019importanza del mercato internazionale del lavoro \u201csoprattutto un grande mercato regolatore quale \u00e8 quello americano<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-9-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-9\">9<\/a><\/span>\u201d, ma ci\u00f2 non gli impediva di guardare oltre. Recuperare la duplicit\u00e0 delle destinazioni non esauriva infatti n\u00e9 l\u2019intrinseca mutevolezza \u2013 la propensione cio\u00e8 delle partenze transoceaniche a tramutarsi in temporanee e, viceversa, di quest\u2019ultime a convertirsi in definitive \u2013 n\u00e9 la complessit\u00e0 dell\u2019emigrazione. Ed era parimenti legittimo che in questa grande famiglia trovassero posto anche le migrazioni interne, affini per periodicit\u00e0 e regolarit\u00e0 alla mobilit\u00e0 europea e mediterranea: gli otto-nove mesi di assenza e l\u2019immancabile rimpatrio che configuravano un autentico \u201cprofessionismo\u201d migratorio. Questo approccio sistematico fiss\u00f2 una volta per tutte il paradigma dell\u2019emigrazione.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Venendo poi ad affrontarne gli aspetti caratterizzanti, l\u2019analisi di genere evidenziava la tendenza delle donne a scemare nell\u2019emigrazione \u201cpropria\u201d e ad aumentare nella temporanea<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-10-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-10\">10<\/a><\/span>, mentre la struttura professionale faceva emergere la prevalenza, oggi scontata, di agricoltori e braccianti \u2013 \u201cLa gran massa dell\u2019emigrazione italiana \u00e8 rurale e non qualificata\u201d \u2013, ma non mancavano operai e artigiani settentrionali, specie nelle partenze temporanee<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-11-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-11\">11<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Diverse l\u2019una dall\u2019altra, ma facili da catalogare per chi, come l\u2019autore, si era gi\u00e0 misurato con la morfologia storica della societ\u00e0 italiana, col conforto degli studi di Giorgio Mortara e di Enrico Raseri, vengono poi descritte, regione per regione, le caratteristiche migratorie di ciascuna di queste, dove alle molte declinazioni del bisogno, si affiancava, spesso e volentieri, il tracollo delle lotte sociali: \u201cAlle frequenti e dure sconfitte di certi movimenti contadineschi seguirono emigrazioni nuove e pi\u00f9 abbondanti. L\u2019emigrazione, al cimento dell\u2019esperienza, si dimostrava come un sostituto molto pi\u00f9 edonistico dello sciopero\u201d<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-12-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-12\">12<\/a><\/span>\u201d. Emblematica la sorte del Polesine nel quale le lotte di contadini e braccianti si alternarono all\u2019abbandono della regione.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">La disamina delle cause, che occupa la terza parte del lavoro, offriva lo spunto per muovere alcune critiche ai predecessori, al fatto che si preferisse piuttosto concentrarsi sugli effetti, e, soprattutto, venissero ignorati i fattori psicologici. A questo riguardo, rifacendosi alle teorie di Fechner, Coletti riteneva infatti che alla soggettivit\u00e0 degli attori sociali spettasse un ruolo decisivo tra le dinamiche causali. Dalla cosiddetta \u201cpsicofisica\u201d<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-13-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-13\">13<\/a><\/span> credeva di ricavare una vera e propria teoria psicologica dell\u2019emigrazione<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-14-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-14\">14<\/a><\/span>, stando alla quale percezione del disagio e nozione di una soluzione alternativa sarebbero alla base del bisogno di espatrio. In realt\u00e0, almeno a parere di chi scrive, e pi\u00f9 di quanto egli stesso non immaginasse, l\u2019autore attingeva ai registri di una sensibilit\u00e0 intuitiva piuttosto che a quel debole modello epistemologico.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">L\u2019emigrazione costituiva comunque per lui un\u2019impareggiabile occasione per un esercizio di psicologia sociale. Di ogni categoria professionale e appartenenza sociale Coletti evidenziava i tratti psicologici dominanti, e, intrecciato a questi, il tipo di propensione migratoria. Malgrado non ne facesse citazione esplicita, balza agli occhi come questa messe di informazioni venisse estratta dalle stesse inchieste sociali che tanto lo avevano visto partecipe, opportunamente rielaborate.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Le pagine conclusive facevano il punto sulle ricadute. Cifre alla mano, l\u2019autore si prodigava nel tentativo di far giustizia di parecchi luoghi comuni, specie i denigratori. Il repertorio \u00e8 presto fatto: il confronto tra i censimenti denotava che la popolazione italiana non era affatto soggetta a un calo; che la contrazione della componente maschile adulta non ne pregiudicava la crescita viceversa intensificata; che l\u2019immoralit\u00e0 delle donne e le nascite illegittime erano lungi dall\u2019aumentare; che l\u2019emigrazione non era imputabile della perdita di risorse umane in quanto inutilizzabili in patria e apportava invece innumerevoli benefici tanto all\u2019economia nazionale quanto ai guadagni dei soggetti sedentari. Effetti, tutti questi, facilmente constatabili nell\u2019andamento dell\u2019agricoltura (riduzione della rendita, miglioramenti culturali, aumenti salariali, ecc.). Quanto poi alle rimesse, la lista dei vantaggi non temeva confronti: dal contributo alla creazione di una flotta mercantile, all\u2019aumento del tenore di vita, alla scomparsa dell\u2019usura, alla facilitata conversione della rendita.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Non andava infine tralasciato il \u201crisveglio delle coscienze\u201d, l\u2019emergere di una profonda trasformazione morale. I reduci da un\u2019esperienza americana sorprendevano per \u201cdisinvoltura, scioltezza di modi e di parole, foggia di vestire, indipendenza di carattere, senso maggiore della propria dignit\u00e0 e dei propri diritti, poca o punta soggezione di fronte agli antichi padroni [\u2026]. \u00c8 un miracolo compiuto. Come l\u2019emigrazione uccise subito il brigantaggio, cos\u00ec la dimora nelle terre a civilt\u00e0 nuova e libera ha bandito dalle anime il medio evo che vi si indugiava grave e tenace\u201d<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-15-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-15\">15<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Che l\u2019entusiasmo avesse preso spesso la mano allo studioso e gli avesse ispirato un eccessivo ottimismo, \u00e8 difficile negare. Tuttavia, di questo esaltante bilancio non venivano taciute le ombre, e laddove le criticit\u00e0 mettevano alla prova la sua onest\u00e0 intellettuale, Coletti poteva sempre appellarsi alla indubbia mutevolezza<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-16-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-16\">16<\/a><\/span> e plasmabilit\u00e0 del fenomeno.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Ma nessuna ombra poteva oscurare il giudizio dei diretti interessati: \u201cL\u2019opinione pubblica dei luoghi di grande e vecchia emigrazione \u00e8 molto pi\u00f9 logica e diritta di molti scrittori pessimisti. Molti degli interrogati dall\u2019inchiesta meridionale hanno dichiarato con frasi rudi e incisive: se l\u2019emigrazione non ci fosse stata saremmo morti di fame, avremmo fatto a coltellate, ci saremmo mangiati l\u2019un l\u2019altro, si sarebbe fatta la rivoluzione, ecc.\u201d<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-17-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-17\">17<\/a><\/span><span class=\"char-style-override-1\">.<\/span> Coletti accreditava all\u2019emigrazione una frustata modernizzatrice all\u2019arretratezza italiana, ne vantava il ruolo emancipatore. Ne era insomma un convinto fautore e nemico giurato della retorica miserabilista di cui molti dei contemporanei l\u2019avevano circondata.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">A giudicare dalle vicende successive, si direbbe che questa sorta di <span style=\"font-style: italic;\">full-immersion<\/span> nella anatomia migratoria lo abbia anche per qualche tempo stimolato ad effettuare interventi pi\u00f9 militanti.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Infatti, non aveva ancora dato alle stampe questa sua fatica che prese a gettarsi nel vivo delle polemiche di quegli anni. Una sua lunga lettera apparve sul \u201cCorriere della Sera\u201d, preceduta da una breve nota di presentazione. L\u2019emigrazione era allora all\u2019ordine del giorno del dibattito parlamentare, ma in questo momento premeva soprattutto a Coletti combattere il pessimismo dei giovani nazionalisti, mai stanchi di recriminare sul salasso demografico inflitto all\u2019Italia.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">La lettera non faceva che riprendere i temi sviluppati nell\u2019ultima parte della monografia, il \u201cche cosa sarebbe accaduto se l\u2019emigrazione non ci fosse stata\u201d, e tutti i mutamenti \u2013 materiali e immateriali \u2013 che avevano liberato il paese dal medio evo e trasformato gli emigranti in cittadini capaci di autostima e apprezzati dagli stranieri, e perci\u00f2 antesignani di \u201cun nazionalismo nuovo, di spirito e di opera\u201d. Questa inusitata disponibilit\u00e0 ad uscire da secoli di depressione e di chiusura, di aprirsi al mondo \u2013 incalzava Coletti nel tentativo di portare acqua al proprio mulino \u2013 , non poteva forse risvegliare \u201cun antico, lontano orgoglio di stirpe\u201d, nonch\u00e9 \u201cun giovanile rinvigorimento della coscienza e della personalit\u00e0 nazionale?\u201d. E, del resto, finch\u00e9 non ci sar\u00e0 lavoro per tutti \u2013 un tasto su cui non avrebbe mai smesso di battere \u2013, \u201csi consideri l\u2019emigrazione come la forma pi\u00f9 proficua e sana dell\u2019impiego delle braccia esuberanti\u201d. Nessun contrasto insanabile, dunque, ma un nazionalismo pi\u00f9 lungimirante; l\u2019emigrazione \u201c\u00e8 il fenomeno che facendo penetrare l\u2019idea e il sentimento di patria fra tante anime ignare ha come allargato i confini stessi della patria nostra\u201d.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Terminata la guerra, gli attacchi si fecero serrati e concentrici. Le avvisaglie pi\u00f9 fosche rimbalzavano dagli Stati Uniti; Coletti cerc\u00f2 di esaminarne con cura le ragioni onde predisporne gli antidoti. D\u2019oltre Atlantico si paventava, a suo avviso, \u201cl\u2019importazione del bolscevismo e un eccesso di concorrenza operaia nelle industrie che minaccerebbe le conquiste operaie\u201d. Affatto inconsistente la prima \u2013 replicava \u2013 in quanto \u201crurali e apolitici\u201d gli emigranti italiani, ma l\u2019altra, sulla quale vegliavano le organizzazioni operaie, gli appariva quantomai insidiosa. La ricetta escogitata per sventarla chiamava in causa il ripristino della condizione originaria di lavoratori agricoli, abbandonata in terra straniera per i pi\u00f9 lucrosi salari industriali, per via della mancanza di capitali da investire in propriet\u00e0 o in affitti e per la totale ignoranza delle cognizioni tecniche in uso laggi\u00f9. Bastava introdurre gli opportuni correttivi per eliminare la competizione degli operai immigrati con i nativi.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Cos\u00ec dicendo, Coletti si era di fatto avventurato in un ginepraio in cui il movimento socialista si era da tempo impantanato. Pi\u00f9 volte se ne era discusso nei consessi internazionali con l\u2019idea che l\u2019iscrizione obbligatoria ai sindacati esteri fosse la panacea di questo male. Pannicelli caldi e parole al vento. Nell\u2019autunno del 1909 il potente leader della American Federation of Labour, Samuel Gompers, calato apposta dagli Stati Uniti, aveva ottenuto l\u2019unico risultato di intimorire i sindacati italiani. Al di l\u00e0 di qualche iniziativa assistenziale, infatti, i socialisti non andavano, e molti di loro vedevano piuttosto di buon occhio l\u2019alternativa della colonizzazione interna. Per sollecitarla, i braccianti del ravennate organizzavano la resistenza all\u2019emigrazione e nella zona era impossibile espatriare senza il permesso del capolega<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-18-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-18\">18<\/a><\/span>. Ma i pi\u00f9 non se ne erano affatto dati per intesi e avevano continuato a partire in barba a quelle raccomandazioni.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">L\u2019ostilit\u00e0 antimigratoria del fascismo appena giunto al potere assunse all\u2019inizio le sembianze del <span style=\"font-style: italic;\">repulisti <\/span>dagli errori del passato e Coletti colse lo spunto da un intervento di Mussolini, critico con \u201cgli eccessi di paternalismo e burocrazia\u201d contestati al Commissariato per l\u2019emigrazione<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-19-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-19\">19<\/a><\/span>, per affrontare alcuni nodi della questione in tre articoli consecutivi. Avendo peraltro ormai gli Stati Uniti detto l\u2019ultima parola in fatto di chiusura delle frontiere, le esemplificazioni del caso vennero da allora in poi riferite alla Francia.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Coletti rinverd\u00ec anzitutto, e in termini pi\u00f9 virulenti, la sua polemica antisocialista: \u201cL\u2019emigrazione sacrificata alla rivoluzione\u201d, commentava sarcastico l\u2019idea che partecipare alle lotte sociali fosse la scelta di gran lunga pi\u00f9 importante. Se poi egli si dichiarava contrario a sostituire gli operai in sciopero, tutt\u2019altra cosa era l\u2019esercizio di quell\u2019affatto innocua forma di \u201ccrumiraggio\u201d che faceva abbassare i salari col semplice andare a riempire i vuoti del mercato del lavoro. Se per rifuggirla si fosse rinunciato a partire, disoccupazione e bassi salari si sarebbero moltiplicati in patria, e gli italiani avrebbero fatto \u201cda calmieranti e da crumiri contro se medesimi.\u201d La politica socialista, \u201cverbale e illusoria\u201d \u2013 insisteva Coletti \u2013, faceva a pugni con le aspirazioni di chi intendeva emigrare ed era disposto ad accettare condizioni certo peggiori dei nativi, ma pur sempre meno di quelle offerte in patria. Anche chi arrivava da clandestino in Francia riusciva a farcela. Questa politica, concludeva lapidario, \u201cesprime l\u2019angusto egoismo delle organizzazioni operaie dei paesi pi\u00f9 ricchi e a popolazione pi\u00f9 rada. Si rivela perci\u00f2 diametralmente antitetica agli interessi operai e nazionali di paesi che, come l\u2019Italia, sono proletari e soprapopolati\u201d<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-20-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-20\">20<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Il secondo bersaglio polemico fu proprio il Commissariato per l\u2019Emigrazione e la sua politica di valorizzazione dell\u2019emigrante<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-21-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-21\">21<\/a><\/span>. Una politica in due tempi: la formazione dei cosiddetti \u201cmaestri degli emigranti\u201d, destinati ad una crescita esponenziale oltremodo ridondante, e, accanto a questo, il far divieto a chi intendeva andarsene di dirigersi verso mete a rischio. E, se non fosse bastato, il Commissariato avrebbe voluto arrogarsi la facolt\u00e0 di selezionare il deflusso a scapito della quantit\u00e0. Un pio desiderio, commentava il nostro, destinato a restar tale, stanti le condizioni reali del paese. Coletti si pronunciava dunque contro qualsiasi forma di intervento statale, che avrebbe sortito l\u2019unico effetto di essere d\u2019intralcio agli interessati. La legge di tutela del 1913 era stata frutto della \u201cstrana previsione\u201d per cui, dopo la guerra, \u201cci sarebbe stata un gran ressa nel domandarci uomini e uomini\u201d. Ma il presente era tutt\u2019altro, e perci\u00f2 \u201ccade ogni immaginoso motivo per fare dell\u2019emigrazione un sindacato, un monopolio statale di collocamento che, finendo col limitare gli emigranti, si ritorce contro di noi.\u201d<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">N\u00e9 i socialisti, n\u00e9 lo stato erano quindi in grado di gestire al meglio l\u2019emigrazione, un compito in cui poteva eccellere soltanto la politica liberale: \u201c\u00c8 quella \u2013 specificava Coletti \u2013 che lascia che l\u2019uomo scelga da s\u00e9 le vie del proprio tornaconto, sotto il controllo e la sanzione della propria responsabilit\u00e0\u201d<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-22-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-22\">22<\/a><\/span>. Il che non richiedeva tuttavia l\u2019esclusione completa dello stato: preparazione e informazione, un\u2019opera di tutela, la stipula di trattati con i paesi ospiti avrebbero senza dubbio giovato. La politica liberale non implicava affatto che ogni emigrante venisse abbandonato a se stesso; occorreva stimolarne la preparazione culturale e tecnica \u201cper modo che la spontanea selezione degli emigranti ci dia un emigrante medio molto superiore all\u2019attuale\u201d. La valorizzazione \u201csi compie elevando il prestigio della patria nella coscienza dei suoi figli come nell\u2019opinione degli stranieri che li ospitano\u201d<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-23-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-23\">23<\/a><\/span>. Un piccolo passo indietro &#8211; si direbbe &#8211; o comunque una specificazione maggiore rispetto all\u2019antistatalismo estremo sostenuto in altre occasioni.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\">Malgrado l\u2019opinabilit\u00e0 di molte sue posizioni, merito di Coletti era sicuramente il crudo realismo con cui aveva messo a nudo la logica spietata del mercato internazionale del lavoro, e aveva preferito strappare il velo di ipocrisia che in molti avevano intessuto. Di l\u00ec a poco, tanto le sue difese a oltranza che le sue bordate polemiche andarono incontro ad una schiacciante sconfitta. Ma, a giudicare dagli accenni successivi, non recedette mai dal suo entusiasmo per l\u2019emigrazione. Sulla quale torn\u00f2 pi\u00f9 volte, in modo pi\u00f9 o meno diretto e sempre fedele alla convinzione \u2013 come ebbe a scrivere in una delle indagini dedicate alle Marche<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-24-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-24\">24<\/a><\/span> \u2013, che il benessere acquisito in specie da alcune zone del paese ne fosse ampiamente debitore. E forse la campagna denigratoria imbastita dal fascismo per demolirla non fu l\u2019ultimo dei motivi che lo dissuasero dall\u2019aderire al regime<span class=\"apice-note-asei char-style-override-1\"><a id=\"footnote-226-25-backlink\" class=\"footnote-link\" href=\"#footnote-226-25\">25<\/a><\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo-asei\" align=\"justify\"><em>Note al testo:<\/em><\/p>\n<div class=\"footnotes\">\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-1\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-1-backlink\">1<\/a> Paola Magnarelli, <span style=\"font-style: italic;\">Coletti, Francesco<\/span>, in<span style=\"font-style: italic;\"> Dizionario Biografico degli Italiani<\/span>, vol. 26, Roma, Istituto dell\u2019Enciclopedia Italiana, 1982, <span style=\"font-style: italic;\">sub voce.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-2\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-2-backlink\">2<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-3\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-3-backlink\">3<\/a> Mauro Antonio Fabiano, <span style=\"font-style: italic;\">Le analisi sociali di Francesco Coletti (1866-1940): un pioniere della ricerca empirica italiana<\/span>, \u201cSociologia e ricerca sociale\u201d, 82 (2007), pp. 35-84. Contiene una bibliografia completa delle opere di Coletti, a cui si rimanda.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-4\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-4-backlink\">4<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 60.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-5\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-5-backlink\">5<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Cinquant\u2019anni di Storia d\u2019Italia<\/span>, pubblicazione fatta sotto gli auspici del governo per cura della R. Accademia dei Lincei, Milano, Ulrico Hoepli, 1911. Il III volume comprende: Battista Grassi, <span style=\"font-style: italic;\">I progressi della biologia e delle sue applicazioni pratiche conseguiti in Italia nell\u2019ultimo cinquantennio; <\/span>Francesco Coletti, <span style=\"font-style: italic;\">Dell\u2019emigrazione italiana<\/span>; Bonaldo Stringher, <span style=\"font-style: italic;\">Gli scambii con l\u2019estero e la politica commerciale italiana dal 1860 al 1910.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-6\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-6-backlink\">6<\/a> Che l\u2019emigrazione abbia attirato da subito l\u2019attenzione della statistica \u00e8 provato anche dal classico studio di Ernst G. Ravenstein, <span style=\"font-style: italic;\">The Laws of Migration<\/span>, \u201cJournal of the Royal Statistical Society\u201d, 48, 2 (June 1885), pp. 167-235, ora in John A. Jackson, <span style=\"font-style: italic;\">Migration<\/span>, Cambridge, Cambridge University Press, 1969.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-7\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-7-backlink\">7<\/a> F. Coletti, <span style=\"font-style: italic;\">Dell\u2019emigrazione italiana<\/span>, cit, p. 16<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-8\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-8-backlink\">8<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 17<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-9\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-9-backlink\">9<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p.34.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-10\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-10-backlink\">10<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 52.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-11\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-11-backlink\">11<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 60.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-12\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-12-backlink\">12<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.,<\/span> p.114.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-13\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-13-backlink\">13<\/a> \u201cLa dottrina esatta dei rapporti funzionali e di dipendenza tra mondo corporeo e sprituale, fisico e psichico\u201d, secondo la definizione che ne d\u00e0 egli stesso, rifacendosi al teorico Gustav Theodor Fechner. <span style=\"font-style: italic;\">ibid.<\/span>, p.213 in nota.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-14\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-14-backlink\">14<\/a> \u201dLa teoria del bisogno di emigrare \u00e8 la teoria stessa dell\u2019emigrazione, considerata nelle cause che a questa danno origine\u201d, <span style=\"font-style: italic;\">ibid.<\/span>, p. 213.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-15\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-15-backlink\">15<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, pp. 251-252.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-16\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-16-backlink\">16<\/a> Coletti ne indic\u00f2 le seguenti scansioni cronologiche: 1876-1886; 1887-1900; 1901-1909, <span style=\"font-style: italic;\">ibid,<\/span>, p. 33.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-17\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-17-backlink\">17<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span>, p. 269.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-18\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-18-backlink\">18<\/a> F. Manzotti, <span style=\"font-style: italic;\">La polemica sull\u2019emigrazione<\/span>, cit., pp. 184-197.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-19\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-19-backlink\">19<\/a> Francesco Coletti<span style=\"font-style: italic;\">, Emigranti e crumiri<\/span>, in \u201cIl Corriere della Sera\u201d, 28 gennaio 1923.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-20\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-20-backlink\">20<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-21\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-21-backlink\">21<\/a> Id., <span style=\"font-style: italic;\">La valorizzazione dell\u2019emigrante<\/span>, \u201cIl Corriere della Sera\u201d, 1\u00b0 febbraio 1923.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-22\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-22-backlink\">22<\/a> Id., <span style=\"font-style: italic;\">L\u2019emigrazione italiana e la sua politica<\/span>, \u201cIl Corriere della Sera\u201d, 9 febbraio 1923.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-23\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-23-backlink\">23<\/a> <span style=\"font-style: italic;\">Ibid.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-24\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-24-backlink\">24<\/a> Id., <span style=\"font-style: italic;\">Il carattere rurale nell\u2019economia e nello spirito delle Marche<\/span>, \u201cL\u2019Italia agricola\u201d, 15 luglio 1923, ora in Id., <span style=\"font-style: italic;\">La popolazione rurale in Italia e i suoi caratteri demografici, psicologici e sociali<\/span>, Piacenza, Federazione Italiana dei Consorzi Agrari, 1925.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"footnote\">\n<p style=\"text-align: justify; margin-left: 1em; text-indent: -1em;\"><a id=\"footnote-226-25\" class=\"footnote-anchor\" href=\"#footnote-226-25-backlink\">25<\/a> P. Magnarelli, <span style=\"font-style: italic;\">Coletti, Francesco<\/span>, cit.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div id=\"x006_declementi_epub.html\" xml:lang=\"it-IT\">\n<div class=\"story\">\n<h2 align=\"center\">Il Cinquantenario dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia (1911) e l\u2019emigrazione<\/h2>\n<div>\n<div align=\"center\"><em>a cura di Giovanni Pizzorusso<\/em><\/div>\n<div align=\"center\"><em><br \/><\/em><\/div>\n<\/div>\n<h4 align=\"center\" class=\"autore-asei\">Andreina de Clementi<\/h4>\n<p>\u00a0<\/p>\n<h3 align=\"center\" class=\"paragrafo-2-asei\">Francesco Coletti e l\u2019emigrazione<\/h3>\n<p>\u00a0<\/p>\n<h3 align=\"center\" class=\"paragrafo-2-asei\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"image\" width=\"50\" height=\"16\" src=\"http:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/inter.jpg\" alt=\"inter.jpg\" \/><\/h3>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\" class=\"testo-asei\">L\u2019inizio del primo grande ciclo migratorio risaliva agli anni settanta dell\u2019Ottocento, ma, doppiato il nuovo secolo, le grandi inchieste sociali dell\u2019epoca continuavano a dedicare all\u2019emigrazione italiana appena qualche sguardo frettoloso; soltanto dopo il primo decennio del Novecento fu possibile disporre di una intera monografia. La dobbiamo a Francesco Coletti.<\/p>\n","protected":false},"author":82,"featured_media":1333,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[81],"tags":[443,92,576,245],"class_list":["post-1339","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-c65-articoli","tag-biografia","tag-emigrazione","tag-francesco-coletti","tag-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1339","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/82"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1339"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1339\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3757,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1339\/revisions\/3757"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1333"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1339"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1339"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1339"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}