{"id":2468,"date":"2014-12-30T10:30:05","date_gmt":"2014-12-30T09:30:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=2468"},"modified":"2017-05-16T10:11:58","modified_gmt":"2017-05-16T08:11:58","slug":"il-caso-maroncelli-organizzazione-del-consenso-e-vincoli-massonici-nellitalia-radicale-e-nella-new-york-della-tammany-hall-1840-1890","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2014\/12\/il-caso-maroncelli-organizzazione-del-consenso-e-vincoli-massonici-nellitalia-radicale-e-nella-new-york-della-tammany-hall-1840-1890\/","title":{"rendered":"Il &#8220;caso&#8221; Maroncelli. Organizzazione del consenso e vincoli massonici nell&#8217;Italia radicale e nella New York della Tammany Hall, 1840-1890"},"content":{"rendered":"<p>Se la storiografia contemporanea non \u00e8 sprovvista di contributi capaci di formare, ormai anche in Italia, una interessante letteratura d\u2019emigrazione, mancano pi\u00f9 probabilmente lavori che diano maggiore organicit\u00e0 a questo genere di narrazioni e soprattutto mancano analisi congiunte, di storia cio\u00e8 politica, sociale e culturale, relative alla condizione degli italiani nella repubblica nordamericana durante l\u2019ultima parte dell\u2019Ottocento. Un punto di osservazione privilegiato, per la prima met\u00e0 di questo secolo, \u00e8 stato offerto in tempi recenti da un saggio di Maurizio Isabella, che tratta il tema risorgimentale come uno dei tanti \u201ccasi\u201d di nazionalismo nella \u201cdiaspora\u201d verificatisi nei tempi moderni<sup><sup>[1]<\/sup><\/sup>, e da un libro di Agostino Bistarelli sull&#8217;esilio,dove si esplorano, assieme, l\u2019impatto dell\u2019emigrazione e le diverse scelte degli emigrati sulla cultura politica e sulla conformazione stessa del Risorgimento italiano individuandone l\u2019evoluzione nel contesto in cui furono originariamente prodotti, vale a dire nell&#8217;esistenza quotidiana dei protagonisti e nei dibattiti, europei e transatlantici, degli anni in cui si svilupp\u00f2 una prima consistente corrente di espatrio e d\u2019insediamento all&#8217;estero di gruppi d\u2019italiani che si riconoscevano ed erano riconosciuti come tali<sup><sup>[2]<\/sup><\/sup>. La politica d\u2019immigrazione rappresenta, peraltro, un tema non ignorato della pi\u00f9 classica storiografia risorgimentale e l\u2019importanza attribuita ai legami globali, salda da tempo, agli occhi degli storici, molti eventi politici, intellettuali, e sociali che fiorirono nell&#8217;era post- napoleonica nel mondo transatlantico e mediterraneo. Gli scritti degli esuli riflettevano pratici e immediati interessi rivoluzionari ed erano influenzati da specifiche battaglie politiche: questi eventi, non solo promossero nozioni di solidariet\u00e0 internazionale, ma modellarono anche la cultura del patriottismo italiano durante le seguenti decadi. L\u2019esperienza dell\u2019emigrazione fu cruciale nella misura in cui la comunit\u00e0 nazionale italiana venne immaginata e un poco anche per il fatto che certe rilevanti discussioni politiche avrebbero potuto essere condotte solamente all&#8217;estero. Nacque cos\u00ec e riusc\u00ec ad operare per vari decenni, fuori d\u2019Italia, una \u201ccomunit\u00e0 espatriata\u201d, che tuttavia manteneva stretti legami con la realt\u00e0 e con i problemi del paese d\u2019origine sviluppando, nel contempo, una visione mitica della loro natura e coltivando l\u2019obbligo \u201cmorale\u201d di \u201ctornare indietro\u201d una volta che le cose avessero trovato lo sbocco sperato dando finalmente vita, \u201cin patria\u201d, a un\u2019entit\u00e0 statuale e nazionale meglio se connotata in modo unitario. \u00c8 attraverso alcuni itinerari biografici selezionati, comunque, che \u00e8 stato possibile verificare il tessuto concreto e le strategie di comunicazione politica materialmente messe in campo dagli esuli italiani \u2013 per gli Stati Uniti specificamente in ambiente newyorkese \u2013 tra gli anni trenta e sessanta dell\u2019Ottocento. Si \u00e8 trattato, pi\u00f9 in generale, di analizzare il passaggio dal mondo delle \u201cnarrazioni\u201d ad uno pi\u00f9 prosaico, segnato da esistenze spesso letteralmente sradicate e poste a duro contatto con la realt\u00e0 del paese di accoglienza. Un cambiamento, politico-culturale, che non investir\u00e0 solo i singoli, ma che a seguito di alcuni importanti tornanti storici come l\u2019esperienza della Repubblica romana del 1849 \u2013 la prima esperienza costituzionale dell\u2019Italia moderna \u2013 e la guerra civile americana del 1861, determineranno un rinnovato clima intellettuale e nuovi modelli culturali di riferimento nei due ambienti di origine e di arrivo: Italia e Stati Uniti nel secondo Ottocento.<\/p>\n<p>Il mio progetto ha cercato di privilegiare, come metodo storiografico, un approccio comparativo e un punto di partenza \u201cevenemenziale\u201d: la vicenda umana e politica di un esule forlivese negli Stati Uniti, Piero Maroncelli, saldando questo evento singolo con l\u2019analisi delle strutture che lo hanno condizionano. Questa indagine parte da un elemento forse minore nella storia dell\u2019Ottocento per tendere, poi, ad alcuni obiettivi particolari. L\u2019evento principale \u00e8 costituito infatti da uno strano funerale postumo, quello appunto di Piero Maroncelli, carbonaro finito alla Spielberg, graziato, poi emigrato in Francia e in America, il cui corpo viene sepolto a New York nell&#8217;estate del 1846. Quarant&#8217;anni dopo, nel 1886, i resti di Maroncelli vengono esumati e \u2013 attraverso una \u201ctrafila\u201d particolare, di cui \u00e8 protagonista la Massoneria, da una sponda all&#8217;altra dell\u2019Atlantico \u2013 solennemente trasferiti nella citt\u00e0 natale di Forl\u00ec, dove vengono collocati nel pantheon del cimitero monumentale, inaugurato per l\u2019occasione. Gli eventi celebrativi che si consumano a New York e a Forl\u00ec sono molto diversi fra loro, anche se avvengono quasi in contemporanea e sotto regie politiche ispirate dal medesimo radicalismo anticlericale. \u00c8 chiaro che Maroncelli \u00e8 un simbolo e un pretesto: simbolo di un\u2019italianit\u00e0 trans-nazionale, composta di un \u201ccorpo in transito\u201d, fuori dello spazio \u201citaliano\u201d, ma appartenente alla patria (quella grande e quella piccola); pretesto per acquisire e rafforzare legami politici, merc\u00e9 mobilitazioni di massa in un caso fondate sul festival, sulla festa en plein air, nell&#8217;altro sui noti rituali del cordoglio per i \u201cmartiri\u201d dell\u2019indipendenza.<\/p>\n<p>In particolare, si \u00e8 cercato di verificare, se per una sorta di effetto di gemmazione anche il mito maroncelliano \u2013 ovvero il suo personale percorso biografico e il suo lascito intellettuale \u2013 sia servito ad una sorta di riconciliazione della comunit\u00e0 italiana negli Stati Uniti \u2013 spesso lacerata da divisioni politiche \u2013 e abbia contribuito ad una pi\u00f9 precisa definizione \u201cculturale\u201d del tessuto sociale della colonia italiana di New York. Nel nostro caso sono state esaminate, in primis, le strutture associative nei due ambienti di riferimento \u2013 l\u2019Italia radicale e la New York di fine Ottocento \u2013 cercando di restituirne l\u2019efficacia sul tessuto sociale dell\u2019epoca e la loro reale dimensione tanto rispetto alle \u201creti di potere\u201d effettive \u2013 seguendo l\u2019esperienza della pi\u00f9 celebre macchina politica statunitense, la Tammany Hall \u2013 quanto riguardo alle finalit\u00e0 simboliche (feste, pubblicazioni, funerali) dell\u2019iniziativa<sup><sup>[3]<\/sup><\/sup>.<\/p>\n<p>In fondo, l\u2019emigrazione risorgimentale ebbe una natura duplice, di tipo economico e politico: gli esuli furono spinti da motivazioni, obiettivi, sia ideologici che pratici: gi\u00e0 i primi democratici, infatti, avevano lavorato sostenendo il regime napoleonico come \u201cmale minore\u201d, canalizzando le proprie frustrazioni per la mancata indipendenza e maturando attaccamento per le idee di democrazia, attraverso societ\u00e0 segrete come la Massoneria e la Carboneria.<\/p>\n<p>La figura di Piero Maroncelli s\u2019inserisce a buon titolo in questo quadro, avendo egli aderito tanto all&#8217;una quanto all&#8217;altra e avendo sposato l\u2019attivit\u00e0 cospirativa gi\u00e0 dai primi anni della sua giovinezza, sino ad approdare, nel 1833, sulle coste americane. Ne ha parlato, bene e diffusamente, Angelina Lograsso<sup><sup>[4]<\/sup><\/sup>, i cui lavori ho messo a confronto con le Carte Maroncelli conservate presso il Fondo Piancastelli della Biblioteca comunale di Forl\u00ec. Il lavoro svolto presso vari archivi italiani, spesso con risultati fruttuosi sotto il profilo delle fonti reperite, rivelerebbe come la figura di Piero Maroncelli sia stata forse quella che pi\u00f9 di altre ha subito una distorta collezione di fatti storici assemblati dalla stranezza (e dalla fascinazione) della sua complessa parabola risorgimentale. Nonostante persista un certo disaccordo da parte di alcuni settori della storiografia classica studiata da Walter Maturi \u2013 tra i suoi principali esponenti, come detrattore di Maroncelli basti citare il Rinieri<sup><sup>[5]<\/sup><\/sup>, ma c\u2019\u00e8 anche chi lo difese strenuamente come Luzio e Sandon\u00e0<sup><sup>[6]<\/sup><\/sup> \u2013 persino la storia dei suoi soggiorni prima a Parigi e poi negli Stati Uniti<sup><sup>[7]<\/sup><\/sup>,tutt&#8217;ora poco indagati, fugano i dubbi sull&#8217;interpretazione del suo profilo patriottico. I pregiudizi coltivati rispetto alle sue peripezie e alle vicissitudini conosciute in patria, sono stati attenuati non poco dal prezioso lascito della sua folta corrispondenza con la famiglia Norton di Cambridge, mentre le privazioni dell\u2019esperienza parigina erano gi\u00e0 state messe in luce dalle pubblicazioni di Oliverotto Fabretti e qui dalla sua corrispondenza con Pauline Andryane, sorella del generale napoleonico Antoine-Eug\u00e8ne Merlin<sup><sup>[8]<\/sup><\/sup>. Il ruolo di Piero Maroncelli, evidente gi\u00e0 in questa vecchia storiografia<sup><sup>[9]<\/sup><\/sup>, risalta altres\u00ec da un ricco arcipelago di relazioni, italiane e straniere, che mi induce a ipotizzare la possibilit\u00e0 e anzi la necessit\u00e0 di un rinnovato percorso di ricerca rivitalizzando idee gi\u00e0 esposte nel lontano 1922, dal senatore Luigi Rava il quale cos\u00ec ne parlava dalle pagine della \u201cNuova Antologia\u201d:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli americani poco conobbero le condizioni e l\u2019anima dell\u2019Italia negli anni del lungo servaggio; cominciarono a conoscerle con Lorenzo da Ponte, il letterato Poeta, che fond\u00f2 &#8211; or \u00e8 un secolo &#8211; la prima scuola italiana e la prima libreria italiana a New York; e coi nostri esuli politici, primo Piero Maroncelli, il musicista uscito dalle carceri dello Spielberg, dove era stato con Silvio Pellico<sup><sup>[10]<\/sup><\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Piero Maroncelli nasce a Forl\u00ec il 21 settembre 1795 da Antonio e Maria Traldi Bonnet. Poco pi\u00f9 di un anno dopo, entravano nella citt\u00e0 le prime milizie francesi. Osservava a questo proposito Oliverotto Fabretti:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Egli dunque respir\u00f2, si pu\u00f2 dire, sin dal nascere, aure di libert\u00e0; ed \u00e8 circostanza, questa, che non conviene dimenticare: perch\u00e9, quando, ne 1815, rigida e greve, si ripristiner\u00e0 in Romagna la pontificia signoria, il Maroncelli si trover\u00e0 nella penosa situazione, che sar\u00e0 comune a tutte le giovani generazioni; le quali, cresciute sin dai primi anni &#8211; se non addirittura nate &#8211; sotto un regime libero ed avventuroso, come fu quello repubblicano, e poi sotto un regime relativamente &#8211; non v\u2019ha dubbio &#8211; \u201cilluminato e civile\u201d, come fu quello del Regno Italico, non conosceranno l\u2019antico regime che per \u201csentito dire\u201d, ma avranno gi\u00e0 nel sangue \u201cla ripugnanza e l\u2019insofferenza per un governo di chierici\u201d<sup><sup>[11]<\/sup><\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Spiato, perseguitato, braccato, condannato a dieci anni di carcere duro nella fortezza dello Spielberg insieme all&#8217;amico Silvio Pellico dove perse la \u201ccelebre\u201d gamba sinistra e rilasciato, infine, nel 1832, ripieg\u00f2 esule prima in Francia, a Parigi, e solo un anno dopo negli Stati Uniti, a New York: il \u201cNew York Mirror\u201ddel 21 settembre 1833, fissa precisamente la data di partenza del nostro da Parigi &#8211; il 30 luglio dello stesso anno -e per la quale ricevette diversi sussidi, complici le amicizie altolocate e affezionate a cui ebbe sempre modo di appoggiarsi<sup><sup>[12]<\/sup><\/sup>. Nei Norton papers conservati nella Biblioteca di Harvard, sono custodite alcune tra le corrispondenze pi\u00f9 significative che raccontano il suo soggiorno americano<sup><sup>[13]<\/sup><\/sup>. Catharine Mary Sedgwick \u00e8 tra le figure femminili che si distingueranno, tra la cerchia dei supporter degli esuli italiani in America, come un\u2019amica affettuosa di Piero<sup><sup>[14]<\/sup><\/sup>. Fu anche grazie a questo sentimento di viva ammirazione, che Sedgwick lo spinse successivamente a ripubblicare le Mie Prigioni con le sue Addizioni per il pubblico americano in una traduzione migliore e pi\u00f9 fedele di quella londinese uscita nel 1833 a cura di Thomas Roscoe.<sup><sup>[15]<\/sup><\/sup> Ancora, il legame con Andrew Norton, professore di letteratura sacra presso la Harvard University a Cambridge, divenne presto profondo, come attesta la fitta corrispondenza<sup><sup>[16]<\/sup><\/sup>.<\/p>\n<p>L\u2019esilio politico del Maroncelli si caratterizza specificamente, sotto due aspetti: la storia dell\u2019Opera italiana promossa da Lorenzo Da Ponte negli Stati Uniti; l\u2019interesse per le teorie di rinnovamento sociale di Charles Fourier.<sup><sup>[17]<\/sup><\/sup>Maroncelli era gi\u00e0 ampiamente noto al pubblico americano grazie al successo ottenuto all&#8217;estero dal testo autobiografico del suo compagno di prigionia allo Spielberg. In questo senso, l\u2019occasione offertagli dalla fondazione a New York dell\u2019Italian Opera House spinse Maroncelli, musicista formatosi al Collegio di San Sebastiano a Napoli, ad emigrare per il Nuovo Mondo con l\u2019incarico di direttore del coro del quale entrer\u00e0 a fare parte anche la moglie. Negli anni americani, Maroncelli matur\u00f2 la convinta adesione alle idee di Fourier che propag\u00f2 assiduamente attraverso la Fourier Society da lui fondata a New York nel 1837 insieme a Jean Manesca, Arthur Brisbane e altri seguaci del pensatore francese. Questa conversione a una dottrina sociale fu vissuta da Maroncelli come una fede religiosa: il romagnolo insisteva, infatti, sulle analogie e affinit\u00e0 fra le dottrine della scuola societaria e quelle del mistico svedese Emanuel Swedenborg i cui seguaci, i Nuovi Cristiani, considerava pi\u00f9 adatti ad interpretare le teorie del fourierismo<sup><sup>[18]<\/sup><\/sup>. Egli accentuava cos\u00ec l\u2019aspetto religioso delle teorie societarie: l\u2019associazione in falangi e per falangi era da lui vista come \u201cuna conseguenza logica del cristianesimo\u201d che, per\u00f2, avrebbe dovuto attraversare le prove di un\u2019et\u00e0 di transizione, nella quale le falangi sarebbero state costrette ad accettare transitoriamente le convinzioni della sedicente civilt\u00e0 in fatto di religione, costumi, rapporti fra i due sessi. La \u201cnuova societ\u00e0 armonica\u201d, caratterizzata da un\u2019organizzazione del lavoro e delle attivit\u00e0 produttive fondata sulle gerarchie volute dalla natura, si configurava pertanto come il risultato di un processo che avrebbe portato all&#8217;instaurazione di una religione e di una morale unitaria, e quindi del \u201cvero cattolicesimo\u201d. In questo senso \u00e8 lecito perlomeno supporre che a contatto con altri esuli, italiani e non, negli Stati Uniti, immerso nel milieu associativo di alcuni tra i pi\u00f9 celebri cenacoli culturali e ricordato successivamente da eminenti intellettuali dell\u2019epoca, Maroncelli rivelasse i pregi e i limiti di una natura tanto composita quanto complessa. In particolare, Edgar Allan Poe, che fra i suoi Literati inserir\u00e0un prezioso ritratto del Maroncelli, lo stim\u00f2 degno di figurare nel mondo letterario, lasciandone un lusinghiero giudizio nella storia come scrittore:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Durante i dodici anni della sua prigionia il Maroncelli compose parecchie poesie, alcune delle quali vennero trascritte mentre altre sono perdute, perch\u00e9 non poterono esserlo. Qui negli Stati Uniti egli ha pubblicato un volume intitolato Addizioni alle Memorie di Silvio Pellico, che contiene la trascrizione di parecchi episodi omessi nel lavoro del Pellico e inoltre un Saggio sulle scuole classica e romantica, ch\u2019egli si propone di tornare a suddividere dando loro nuovi nomi. Questo saggio, se non altro, non manca di una certa erudizione e originalit\u00e0; inoltre \u00e8 breve. Maroncelli lo considera come la sua opera migliore; essa ha un forte carattere trascendentale. Il volume contiene altres\u00ec alcuni poemetti fra i quali il \u201cSalmo della vita\u201d e il \u201cSalmo dell\u2019alba\u201d, che non sono stati tradotti in inglese. Il Sig. Halleck ha tradotto assai bene il componimento intitolato \u201cAure della ridesta Primavera\u201d, che a ci\u00f2 si prestava meglio d\u2019ogni altro. Queste Addizioni furono aggiunte alla traduzione delle Mie Prigioni di Silvio Pellico, eseguita a Boston. Il Maroncelli ha ora circa cinquant&#8217;anni e porta impressi nella sua persona i segni dei lunghi patimenti, ha perduto una gamba e ha la barba e i capelli brizzolati da parecchi anni; ora poi \u00e8 stato colpito da una grave malattia dalla quale v\u2019\u00e8 poca speranza che possa guarire. \u00c8 di media statura ed esile, ha la fronte piuttosto bassa ma spaziosa. Ha gli occhi azzurri e deboli, naso accentuato e bocca larga. Le sue fattezze in generale hanno tutta la mobilit\u00e0 italiana ed egli ha un\u2019espressione vivace e intelligente. Parla in fretta e gestisce eccessivamente. Il Maroncelli \u00e8 irascibile, franco, generoso, cavalleresco, molto affezionato ai suoi amici dai quali s\u2019aspetta reciprocanza; il suo amore patrio \u00e8 immenso ed egli occupa con gran fervore di diffondere in America la letteratura italiana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A New York riemerse, dunque, con vigore, la sua vena progressista, tesa non solo agli ideali di libert\u00e0 e indipendenza, ma anche di giustizia, progresso ed equit\u00e0 sociale: le dottrine del Fourier erano idee di socialismo molto avanzate per l\u2019epoca, cos\u00ec pure le teorie misticheggianti dello Swedenborg. Cos\u00ec facendo Maroncelli mise in discussione la sua precedente esperienza e formazione politica, chiamandosi decisamente fuori dall&#8217;arcipelago democratico storico che faceva riferimento, in particolare, ai mazziniani in specie e agli ammiratori o seguaci di Giuseppe Mazzini. In questo senso, l\u2019esperienza dell\u2019esilio politico fu determinante: a New York, Maroncelli trasferir\u00e0 la passione per le nuove idee socialiste, assumendo presto un ruolo di cerniera; \u00e8 quanto si evince, ad esempio, dal carteggio fra il Phalanst\u00e8re in Francia e l\u2019American Phalanx organizzata da Arthur Brisbane<sup><sup>[19]<\/sup><\/sup>. Il carteggio, conservato nel Fondo Maroncelli,ci permette di rivelare nomi nonch\u00e9 protagonisti del primo periodico fourierista pubblicato negli Stati Uniti, \u201cThe Phalanx or Journal of Social Science\u201d, che recava questa epigrafe: \u201cI nostri mali sono sociali; non gi\u00e0 politici e solo una riforma sociale potr\u00e0 estirparli\u201d. Tra i collaboratori figuravano intellettuali prestigiosi: Horace Greeley, William H. Channing, Parke Godwin e altri pionieri del fourierismo made in Usa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019apostolato di Maroncelli nel movimento, dunque, inizi\u00f2 presto e presto assunse tinte importanti: ebbe l\u2019onore di presiedere pi\u00f9 volte banchetti indetti per celebrare la nascita di Fourier e fu in contatto epistolare con numerosi fourieristi francesi. Tuttavia, non \u00e8 possibile risalire ad una ricostruzione precisa della sua militanza fourierista che vada oltre un bilancio incerto e un\u2019adesione \u201ccelebrativa\u201d al credo umanitario: le corrispondenze epistolari del Maroncelli con la moglie e con l\u2019amica Zo\u00e9 Gatti de Gamondrimangono le ultime fonti disponibili per tracciare e fissare tappe pi\u00f9 stabili.<\/p>\n<p>In fondo, definire un contatto e uno scambio con i fourieristi del Vecchio Mondo costitu\u00ec a lungo un\u2019aspirazione dei falansteriani d\u2019America e che Maroncelli coglier\u00e0, attraverso indicazioni e incoraggiamenti, dopo tanti tentativi deludenti di coordinarsi in modo stabile con gli amici francesi<sup><sup>[20]<\/sup><\/sup>. In America, l\u2019anello di congiunzione gli fu offerto dal rapporto presto stabilitosi con John Manesca, considerato il primo e pi\u00f9 fedele seguace di Fourier nel Nuovo Mondo. I nomi della famiglia Manesca e quello del Fourier appaiono simultaneamente nel carteggio del Maroncelli, onde \u00e8 difficile determinare con esattezza se la conoscenza dei Manesca risvegli\u00f2 i mai sopiti aneliti di utopismo sociale del Maroncelli, o se questi, al contrario, furono all&#8217;origine dei contatti con Manesca. D\u2019altra parte, il Maroncelli, carbonaro pratico dei metodi di propaganda e abile nell&#8217;illustrare ai suoi compagni termini e concetti di una nuova dottrina, aveva gi\u00e0 ragionato di fourierismo con le sue conoscenze di Filadelfia: fu lui che avvi\u00f2 Charles Julius Hempelalle dottrine dello Swendenborg e del Fourier e questi a sua volta ricambi\u00f2, nell&#8217;introduzione al suo volume, The true Organization of the New Church, as indicated in the writings of Emanuel Swendenborg, and demostrated by Charles Fourier, riconoscendo gli insegnamenti del Maroncelli e lo spessore del suo rapporto personale con John Manesca.<\/p>\n<p>L\u2019impegno profuso a favore del fourierismo occup\u00f2 lungamente l\u2019attivit\u00e0 statunitense del Maroncelli, ma mai fino al punto di fargli dimenticare il compito, non meno importante, di aiutare i suoi compatrioti, in particolar modo quelli pi\u00f9 diseredati. A questo proposito rimane a noi oggi una significativa testimonianza da parte dell\u2019amico Felice Foresti:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carissimo Piero, non avendo io dubitato giammai del tuo caldo e sincero patriottismo \u2013 io te ne do ora una prova nel mandarti il numero I\u00b0 di uno scritto periodico che la \u201cPropaganda Italiana\u201d \u2013 intende di pubblicare per l\u2019Europa: e segretamente spargere in Italia \u2013 con l\u2019oggetto di elevare la dignit\u00e0 morale e civile del povero operaio giornaliero- la cui carta \u00e8 la pi\u00f9 possente in numero a tutto il mondo \u2013 insomma dal n. I accluso capirai tutto&#8230; [&#8230;] adoperati con quell&#8217;alacrit\u00e0, concludeva Foresti, che il tuo bel cuore- ed il tuo patriottismo ti ispirano; e credimi<sup><sup>[21]<\/sup><\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che il patriottismo del Maroncelli non fosse mai venuto meno lo confermerebbe dunque, tra gli altri, la corrispondenza con Foresti, tramite la quale scopriamo inoltre che il Maroncelli fece parte di un Comitato per la celebrazione del Columbus Day<sup><sup>[22]<\/sup><\/sup>.Egli, infatti, si distinse, anche e particolarmente, per l\u2019attivit\u00e0 di accoglienza e fratellanza verso gli altri esuli italiani in America. Una solidariet\u00e0 calda, diretta e senza interposizioni, pi\u00f9 spesso esemplare: nel 1839 Maroncelli, Foresti, il generale Avezzana, Quirico Filopanti ed altri, fondarono, ad esempio, una societ\u00e0 denominata dallo stesso Maroncelli \u201cSociet\u00e0 Italiana di Unione, Fratellanza e Beneficenza\u201d, allo scopo di offrire ai propri connazionali un punto di riferimento e di soccorso. Tale fondazione fu ricordata a lungo dagli immigrati in America; cos\u00ec riportava l\u2019\u201cEco d\u2019Italia\u201d del gennaio 1882:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Allora le adunanze italiane non si facevano nelle \u201cbar-rooms\u201d, n\u00e9 chi le convocava erano di quegli spavaldi a cui si fa notte innanzi sera; i convegni avevano luogo nelle case di italiani fra i pi\u00f9 rispettabili e, se troppo numerosi per l\u2019angustia del luogo, si convocavano in sale adatte per riunioni pubbliche. Chi in quei tempi prendeva l\u2019iniziativa di cose patriottiche o nell\u2019interesse della Colonia, era il fiore della nostra emigrazione, \u2013 uomini che a ragione, le altre nazionalit\u00e0 ci invidiavano, e non volgari tribuni da bettola; ciurmaglia dispregevole, sempre pronta a buttarsi avanti, purch\u00e9 possa fare sfoggio di qualche piccola carica<sup><sup>[23]<\/sup><\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La societ\u00e0 fu, infatti, tra le prime associazioni nelle cosiddette colonie italiane del Nord America. Lo statuto fu redatto da Maroncelli, Foresti, Palmieri e Tinelli. Il 10 marzo 1839 era pronto e l\u2019assemblea si riun\u00ec per approvarlo. I soci fondatori erano novanta. Cos\u00ec, di nuovo, l\u2019\u201cEco d\u2019Italia\u201d:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo Statuto [si componeva di] 4 capitoli e 37 articoli: provvedeva sussidi in cibi, alloggio, farmaci e assistenza medica; in talune circostanze, \u201ceccezionali\u201d, soccorsi in denaro, e mezzi per trasferirsi altrove; somministrava altres\u00ec il pane dell\u2019intelletto a coloro che ne abbisognavano &#8230; uomini &#8230; come un Maroncelli &#8230; come un conte Bargnani, Foresti e Tinelli si prestavano con cura paterna a insegnare l\u2019a.b.c.d. ai loro poveri connazionali e si adoperavano a cercare ad essi impiego. In quell&#8217;adunanza vennero eletti: Carlo Delvecchio, Presidente; Giuseppe Avezzana, Vice Presidente; Bartolomeo Ceragioli, Tesoriere; Luigi Tinelli, Segretario<sup><sup>[24]<\/sup><\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In particolare e a partire dal gennaio 1841, si legge nell&#8217;articolo, la Societ\u00e0 \u201cpubblicava avvisi a proprie spese sui giornali della citt\u00e0, coi quali si richiedeva l\u2019impiego a uno o pi\u00f9 artefici o manuali italiani, i quali venivano dalla stessa garantiti presso capi- fabbrica, famiglie, negozi, cottimisti o agricoltori\u201d<sup><sup>[25]<\/sup><\/sup>.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza americana del Maroncelli, che coincide con gli ultimi anni della sua vita, fu dunque, nel suo complesso, vivace e impegnata, confortata dalle amicizie e da una discreta attivit\u00e0 letteraria. Il suo ruolo nell\u2019insegnamento della musica e della lingua italiana gli procur\u00f2 il necessario con cui vivere. Nel New York Directory, tra il 1833 e il 1834, il Maroncelli figura come professore di musica e di lingue dai verbali della Corporazione dell\u2019Universit\u00e0 di New York risulta che quando mor\u00ec l\u2019amico Lorenzo Da Ponte nel 1838, gi\u00e0 professore d\u2019italiano, William W. Chester, membro del Consiglio, indic\u00f2 proprio nel Maroncelli il suo successore<sup><sup>[26]<\/sup><\/sup>. Da alcuni autografi conservati nel Fondo Maroncelli forlivese, risulterebbe infine che questi fu molto raccomandato per la cattedra di lingue moderne dell\u2019Universit\u00e0 di Virginia: in una lettera datata 31 maggio 1841 e firmata da Henry Cas. Anderson, professore di matematica e astronomia, Maroncelli viene presentato quale conferenziere di letteratura comparata e di storia medievale italiana. Pi\u00f9 interessante ancora, un articolo pubblicato dal quotidiano \u201cThe Sun\u201d del 5 agosto 1886, Broadway cinquant&#8217;anni fa, puntualizzava e fissava il percorso biografico del Maroncelli motivando le ragioni che avevano contribuito a far entrare la sua personale storia di vita nell&#8217;olimpo delle figure celebri di New York<sup><sup>[27]<\/sup><\/sup>.<\/p>\n<p>Il 1\u00b0 agosto 1846, nel sedicesimo anniversario della sua liberazione dallo Spielberg, il patriota forlivese spirava: la stampa locale ne annunci\u00f2 il decesso con vari avvisi mortuari<sup><sup>[28]<\/sup><\/sup>. \u00c8 in questo complesso reticolo di suggestioni che s\u2019iscrive anche la storia del funerale di Piero Maroncelli e l\u2019evento postumo della traslazione dei suoi resti mortali fra New York e Forl\u00ec, nell&#8217;agosto del 1886 e che introdurrebbero, infine, il personale \u201cmito risorgimentale\u201d di Piero Maroncelli, quale figura saldamente inserita nel cosiddetto martirologio patriottico, come parte integrante nella mentalit\u00e0 e nei miti della storia italiana a partire da circa met\u00e0 degli anni cinquanta dell\u2019Ottocento. La letteratura disponibile, al riguardo, \u00e8 assai ricca e tale da consentire una precisa classificazione del \u201ccaso\u201d Maroncelli all&#8217;interno di una tipologia della morte laica, ben delineata nell&#8217;Italia dell\u2019Ottocento e del primo Novecento.<\/p>\n<p>Infine, questa indagine iniziale porterebbe ad una prima, parziale, rilettura delle trasformazioni politiche dei moti del 1820-1821 come traduzione, sessant&#8217;anni dopo, in un analogo progetto transnazionale: una sorta di \u201cpatria itinerante\u201d e di \u201cpatriottismo cosmopolita\u201d. In questo senso, lo stesso mito di Maroncelli \u2013 implementato nella fase di realizzazione di una liturgia laica per il paese \u2013, contribu\u00ec al tema pi\u00f9 generale (e transnazionale) del radicalismo politico dell\u2019Ottocento: ovvero, l\u2019inclusione di pezzi della societ\u00e0 civile nel contesto politico postunitario. L\u2019opportunit\u00e0 di comparare questi due contesti \u2013 l\u2019Italia nella sua periferia radicale e la New York della Tammany Hall \u2013 non sulla base di ipotesi astratte, ma nella concretezza di un \u201ccaso di studio\u201d reale e simultaneo, consente di riflettere sulla pervasivit\u00e0 dell\u2019ideologia democratica nella sua accezione ottocentesca, standardizzata dalla Massoneria, e, d\u2019altro canto, anche sui riti del consenso, colti nelle rispettive tipicit\u00e0 locali. Un gioco di similitudini e di dissonanze, quindi, che consentono la tessitura di una narrazione non forzata, nella quale il ricordo della Repubblica romana viaggia da una sponda all&#8217;altra dell\u2019Atlantico, insieme ai resti di Maroncelli; nella quale il rituale massonico funge da facilitatore e da \u201cmediatore culturale\u201d; nella quale, infine, il linguaggio patriottico e la koin\u00e8 democratica trans-nazionale riescono quasi incredibilmente a produrre o a incarnare identit\u00e0. Per quanto tempo? La risposta, nel caso forlivese, \u00e8 relativamente facile; in quello della colonia italiana di New York, presto alterata nella sua connotazione demografica dalla grande emigrazione transoceanica, le cose appaiono pi\u00f9 complesse. E, tuttavia, credo che questo processo, politico e culturale, ebbe nell&#8217;esilio politico \u2013 o, se si preferisce, nel variegato puzzle del mito risorgimentale all&#8217;estero \u2013 uno dei suoi pi\u00f9 significativi punti di partenza se ancora nel 1911, cinquantesimo dell\u2019Unit\u00e0, qualcuno, nella grande metropoli americana, si sarebbe ricordato di Maroncelli, sia pure in un contesto e con finalit\u00e0 del tutto diverse rispetto al 1886: segno che qualcosa, sotto traccia, era sopravvissuto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[1]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Maurizio Isabella, Risorgimento in exile: Italian \u00e9migr\u00e9s and the liberal international in the post-Napoleonic era, Oxford, Oxford University Press, 2009.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[2]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Agostino Bistarelli, Gli esuli del Risorgimento, Bologna, il Mulino, 2011.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[3]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00c8 nota, a questo proposito, la consistenza dei rapporti internazionali tra il 1870-1890 che la Massoneria italiana ridefin\u00ec utilizzando, da un lato, la rete mazziniana a New York, punto di riferimento dei diversi nuclei di emigranti italiani nel mondo, e, dall\u2019altro, collegandola ad una realt\u00e0 nuova e dinamica come apparivano essere le logge americane alla fine dell\u2019Ottocento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[4]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Angeline H. Lograsso, Piero Maroncelli in America, \u201cRassegna storica del Risorgimento\u201d, XV (1928), pp. 894-941, e Piero Maroncelli, Roma, Edizioni dell\u2019Ateneo, 1958.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[5]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ilario Rinieri, Della vita e delle opere di Silvio Pellico, Torino, Libreria Roux, 1899, e La verit\u00e0 storica nel processo Pellico-Maroncelli, Roma, Tipografia Befani, 1904.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[6]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Alessandro Luzio, Il Processo Pellico-Maroncelli secondo gli atti ufficiali segreti, Milano, Tip. L. F. Cogliati, 1903; Augusto Sandon\u00e0, Contributo alla storia dei processi del Ventuno e dello Spielberg, Milano, Fratelli Bocca, 1911.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[7]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cfr., a questo proposito: A. H. Lograsso, Piero Maroncelli in America, cit., e Piero Maroncelli in Philadelphia, \u201cRomantic Review\u201d, 24 (1933), pp. 323-328.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[8]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Oliverotto Fabretti, Paolina Andryane e Piero Maroncelli, \u201cRivista d\u2019Italia\u201d, luglio 1914, pp. 127-157.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[9]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Oltre a quanto gi\u00e0 citato, cfr. Oliverotto Fabretti, Briciole Maroncelliane, \u201cRassegna Storica del Risorgimento\u201d, II, 4-5 (1915), pp.\u00a0 637-657. Tra i contributi pi\u00f9 recenti vedi invece Piero Maroncelli: l\u2019itinerario di un romantico dalla Carboneria al Fourierismo, nell&#8217;et\u00e0 della Restaurazione, a cura di Flavia Bugani, Forl\u00ec, Comune di Forl\u00ec, 1997, e Luisa Cetti, Piero Maroncelli. Lettere dall&#8217;America, 1834- 1844, \u201cIl Risorgimento\u201d, 45, 3 (1993), pp. 336-421.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[10]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Luigi Rava, La fortuna di B. Franklin in Italia, \u201cNuova Antologia\u201d, fasc. 1217, novembre 1922 (estratto).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[11]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Oliverotto Fabretti, I primi anni di Piero Maroncelli, \u201cLa Romagna\u201d, V serie, 11, 2 (1914), p. 3-5.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[12]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u201cImbarcatosi verso la fine del mese, arriv\u00f2 a New York nel settembre. Era con lui la consorte, la madre di quest\u2019ultima e uno dei due fratelli, Carlo, e successivamente anche l\u2019altro, Gustavo, si recava a New- York e vi si stabiliva\u201d (Oliverotto Fabretti, La moglie e la figlia di Piero Maroncelli, \u201cForum Livii\u201d, I, 4, 1927).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[13]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Riusc\u00ec a ricevere sostegni economici dal Ministero dell\u2019Interno, da quello del Commercio e da quello dell\u2019Istruzione. La generosit\u00e0 francese super\u00f2, pare, i duemila franchi: parte ne ebbe prima di lasciare Parigi; parte, prima di imbarcarsi a Le Havre, sulla Manica e il rimanente lo raggiunse in America. Cfr. O. Fabretti, Briciole Maroncelliane, cit., p. 648.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[14]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Mary, poetessa e scrittrice, raggiunse la fama con la stesura di un romanzo-pamphlet, in cui denunciava l\u2019intolleranza religiosa, A New-England Tale. Una seconda opera, relativa al drammatico conflitto tra colonizzatori inglesi e nativi americani, la port\u00f2 alla consacrazione. I suoi scritti combinavano l\u2019afflato patriottico alla protesta contro la soggezione puritana; i suoi temi avrebbero ispirato la creazione di una sempre pi\u00f9 solida letteratura nazionale. Ce ne offre, ad esempio, una minuziosa descrizione: Edgar Allan Poe, The Literati of New York City-V, \u201cGodey\u2019s Lady\u2019s Book\u201d, 33 (1846), pp. 131-132. Per una disamina pi\u00f9 recente: James B. Reece, Poe and the New York Literati: A Study of the \u201cLiterati\u201d Sketches and of Poe\u2019s Relations with the New York Writers (unpublished dissertation), Duke University, 1954.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[15]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cfr. A.H. Lograsso, P. Maroncelli in America, p. 904.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[16]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Allo stesso modo, la famiglia Norton mostr\u00f2 vivo interesse per tutto quello che riguardava l\u2019Italia e il suo patrimonio storico-culturale; il padre di Andrew Norton, Charles Eliot Norton, fu un celebre traduttore di Dante ed un illustre professore di Belle arti a Harvard.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[17]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Luisa Cetti, Un falansterio a New York, Palermo, Sellerio, 1992, p. 73.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[18]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Pi\u00f9 oltre, e per favorire un loro maggiore avvicinamento alle teorie falansteriane, Marocelli avrebbe caldeggiato l\u2019opportunit\u00e0 di rassicurarli su una questione: \u201cche le nostre dottrine sociali non s\u2019oppongono in alcun modo allo Spiritismo\u201d. Con il termine spiritualism, tradotto in francese da Maroncelli con Spiritualisme, si indica nel mondo anglosassone la fede nella comunicazione con gli spiriti. Sui legami tra movimenti riformisti e spiritualism, cfr. L. Cetti, Piero Maroncelli: Lettere dall\u2019America, 1834-1844, cit.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[19]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ibid.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[20]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ibid., p. 76.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[21]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Biblioteca Comunale di Forl\u00ec (d\u2019ora in poi B.C.FO), Fondo Maroncelli, Autografi, Busta IX, 9\/111.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[22]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Mi riferisco alla lettera, senza data, in B.C. FO, Fondo Maroncelli, Autografi, Busta IX.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[23]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019esule mazziniano Secchi De Casali, direttore del giornale, faceva palese riferimento ai celebri Five Points, il \u201cquartiere malfamato\u201d degli italiani a New York (\u201cEco d\u2019Italia\u201d, 8-9 gennaio, 1882).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[24]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ibid.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[25]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ibid.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[26]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cfr. Angeline H. Lograsso, Poe\u2019s Piero Maroncelli, \u201cPMLA\u201d, 58, 3 (1943), pp. 780-789.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[27]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ibid.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup><sup>[28]<\/sup><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cfr. \u201cNew York Herald\u201d, 2 agosto 1846 e \u201cNew York Evening\u201d, 3 agosto 1846.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se la storiografia contemporanea non \u00e8 sprovvista di contributi capaci di formare, ormai anche in Italia, una interessante letteratura d\u2019emigrazione, mancano pi\u00f9 probabilmente lavori che diano maggiore organicit\u00e0 a questo genere di narrazioni e soprattutto<\/p>\n","protected":false},"author":100,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[81],"tags":[201,215,214],"class_list":["post-2468","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-c65-articoli","tag-articoli","tag-samori","tag-sara"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2468","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/100"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2468"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2468\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3704,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2468\/revisions\/3704"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2468"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2468"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2468"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}