{"id":2480,"date":"2015-06-30T10:45:16","date_gmt":"2015-06-30T08:45:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=2480"},"modified":"2017-05-16T09:30:26","modified_gmt":"2017-05-16T07:30:26","slug":"intervista-ad-alessandro-ferrara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2015\/06\/intervista-ad-alessandro-ferrara\/","title":{"rendered":"Intervista ad Alessandro Ferrara"},"content":{"rendered":"<p>Antonio Ferrara collabora con l\u2019universit\u00e0 degli studi di Napoli \u201cFederico II\u201d e con l\u2019Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR). Ha svolto incarichi di ricerca in Stati Uniti, Francia ed Austria e ha pubblicato articoli su \u201cStorica\u201d, \u201cContemporanea\u201d e sul \u201cJournal of Contemporary History\u201d. Con Niccol\u00f2 Pianciola \u00e8 autore di L\u2019et\u00e0 delle migrazioni forzate. Esodi e deportazioni in Europa, 1853-1953 (Bologna, il Mulino 2012), una ricostruzione degli eventi in seguito ai quali, tra la guerra di Crimea e la morte di Stalin, in tutta l\u2019area compresa tra il Baltico, l\u2019Adriatico e il Caspio oltre 30 milioni di persone vennero costrette ad emigrare a causa di decisioni politiche prese da stati o loro succedanei (es. movimenti di guerriglia). Questi spostamenti avevano come obiettivo la rimozione di intere categorie di popolazione identificate secondo criteri di vario genere (etnici, linguistici, sociali, religiosi, politici e cos\u00ec via) e possono quindi essere definiti come episodi di \u201cchirurgia demografica\u201d.<\/p>\n<p>Nel volume scritto assieme a Pianciola suggerisce che nell&#8217;ambito delle migrazioni forzate quelle dei giuliano dalmati durante e dopo la seconda guerra mondiale possono essere inquadrate sotto la voce esodo. Gli domandiamo dunque se potrebbe, per favore, spiegarci in cosa consiste questa voce e perch\u00e9 \u00e8 quella che meglio si attaglia alla vicenda presa in esame.<\/p>\n<p>Abbiamo chiamato esodi i casi in cui un gruppo di abitanti fu indotto a migrare a causa di pressioni esercitate dal governo che lo controllava, sia in termini di violenza diretta sia in termini di privazione di diritti, soprattutto in corrispondenza di guerre, crolli e costruzioni di stati. In tali circostanze la migrazione forzata non era il chiaro obiettivo iniziale del governo in questione, ma il risultato finale fu comunque l\u2019emigrazione quasi totale del gruppo. Questi casi vanno senza dubbio compresi nel novero delle migrazioni forzate, anche se furono gli unici in cui la scelta individuale, giunta ad acquisire una dimensione di massa, ebbe un ruolo nel causare lo spostamento.<\/p>\n<p>La vicenda istriana rientra perfettamente in questa definizione, in quanto non vi sono prove dell\u2019intento di espellere gli italiani dell\u2019Istria e della Dalmazia da parte del governo jugoslavo: per quanto sappiamo non vi fu un decreto di espulsione paragonabile a quello emesso nei confronti dei tedeschi della Jugoslavia. Tuttavia, il trattamento riservato alla popolazione di lingua italiana fu tale da spingerla ad emigrare in massa, man mano che si consolid\u00f2 il controllo jugoslavo sulle regioni perdute in seguito al trattato di pace.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel vostro libro inserite la vicenda nel quadro della dissoluzione dell\u2019Europa di mezzo fra il 1943 e il 1953. Ai tuoi occhi in cosa consisteva questa Mitteleuropa e in che modo l\u2019esodo dall&#8217;Istria e dalla Dalmazia avrebbe contribuito alla sua sparizione?<\/p>\n<p>Per \u201cEuropa di mezzo\u201d intendiamo un concetto storico pi\u00f9 che geografico, l\u2019insieme delle regioni sottoposte nel XIX secolo ai quattro grandi imperi dinastici (asburgico, Hohenzollern, zarista e ottomano) e caratterizzate dalla compresenza di gruppi linguistici e religiosi differenti, spesso concentrati ciascuno su un livello diverso della scala sociale. Queste societ\u00e0 \u201cmulticulturali\u201d (per usare un termine anacronistico), sopravvissute in parte al cambiamento politico seguito alla Grande Guerra, vennero liquidate da regimi rivoluzionari di varia estrazione politica durante e dopo la seconda guerra mondiale. \u00c8 esattamente quanto accadde in Istria e Dalmazia dopo la seconda guerra mondiale, allorch\u00e9 un regime rivoluzionario (in questo caso quello comunista jugoslavo) prese di mira alcune categorie di popolazione in cui l\u2019elemento italiano era sovra-rappresentato (appunto a causa della suddetta coincidenza tra divisioni sociali e nazionali), operando di fatto una \u201cchirurgia demografica\u201d su base sociale e politica che per\u00f2 ebbe effetti anche sulla composizione nazionale delle regioni interessate. Altrove, processi simili avvennero su base apertamente etnico-nazionalista, ma dappertutto il risultato finale fu quello di creare societ\u00e0 etnicamente \u201comogenee\u201d (sottoposte a regimi socialisti). L\u2019esodo istriano rappresenta quindi un piccolo (ma essenziale) tassello di un fenomeno ben pi\u00f9 vasto che interess\u00f2 anche, in modo molto simile, l\u2019Ucraina occidentale, le regioni baltiche, le aree al confine tra Germania, Polonia e Cecoslovacchia e altre ancora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Infine come autore del capitolo sulla fine della Mitteleuropa mi sembri voler sottolineare che comunque l\u2019esodo dall&#8217;Istria e dalla Dalmazia ha avuto caratteristiche specifiche, abbastanza diverse dagli altri fenomeni concomitanti e coevi. Potresti spiegarci meglio perch\u00e9 evidenzi questa specificit\u00e0?<\/p>\n<p>L\u2019esodo dall&#8217;Istria e dalla Dalmazia non pu\u00f2 essere accomunato tout court alle espulsioni verificatesi nel resto dell\u2019Europa di mezzo, e questo per vari motivi. Primo, come detto, non vi fu un decreto di espulsione degli \u201citaliani\u201d in quanto tali (mentre ve ne fu uno contro i tedeschi della Jugoslavia); fu disposto invece di \u201cepurare sulla base del fascismo\u201d (secondo l\u2019espressione di Kardelj), anche se in tal modo, come detto, venne colpita prevalentemente la popolazione italiana. Secondo, il processo fu molto pi\u00f9 lento: le espulsioni di tedeschi e polacchi potevano dirsi concluse nel 1948, ma l\u2019esodo istriano invece prosegu\u00ec ancora per vari anni man mano che i confini venivano \u201caggiustati\u201d. Terzo, in ultima analisi i livelli di violenza furono inferiori a quelli che si registrarono in episodi analoghi di \u201cchirurgia demografica\u201d coevi. Quarto, l\u2019esodo non venne sanzionato a livello internazionale, diversamente da quanto accadde con le espulsioni dei tedeschi da Polonia e Cecoslovacchia (de facto approvate dalla conferenza di Potsdam) e con gli scambi di popolazione polacco-sovietici, che avvennero nel quadro di un trattato internazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antonio Ferrara collabora con l\u2019universit\u00e0 degli studi di Napoli \u201cFederico II\u201d e con l\u2019Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR). 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