{"id":2714,"date":"2016-01-13T11:13:14","date_gmt":"2016-01-13T10:13:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=2714"},"modified":"2017-05-16T09:02:05","modified_gmt":"2017-05-16T07:02:05","slug":"lindustria-marsigliese-e-limmigrazione-italiana-del-mediterraneo-nellottocento-bilancio-e-prospettive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2016\/01\/lindustria-marsigliese-e-limmigrazione-italiana-del-mediterraneo-nellottocento-bilancio-e-prospettive\/","title":{"rendered":"L\u2019industria marsigliese e l\u2019immigrazione italiana del Mediterraneo nell\u2019Ottocento: bilancio e prospettive"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019idea di riaprire la questione delle interazioni tra l\u2019industria marsigliese e l\u2019immigrazione italiana nel corso dell\u2019Ottocento potr\u00e0 sembrare singolare, dopo gli studi di storici e geografi come Pierre Milza, Teodosio Vertone, Louis Pierrein, Marcel Roncayolo ed \u00c9mile Temime<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. Le loro ricerche hanno permesso infatti dei progressi considerevoli nella datazione e la misurazione delle diverse fasi del fenomeno migratorio, nella messa in evidenza dei motivi economici legati all&#8217;impiego di manodopera italiana, nell&#8217;analisi dei rapporti tra operai francesi e transalpini e nello studio dei processi di integrazione di questi ultimi attraverso la partecipazione alle lotte sociali e al sindacalismo. Questi contributi hanno nutrito la riflessione di tutti coloro che in seguito si sono interessati alla questione migratoria italiana in maniera pi\u00f9 globale, sia in Francia sia in Italia. Il motivo per cui oggi, nonostante questo, vogliamo ritornare sulla questione \u00e8 il seguente: le rappresentazioni dell\u2019industria marsigliese dell\u2019Ottocento, cos\u00ec come era possibile concepirle tra il 1970 e il 1990, sulla base delle conoscenze disponibili all&#8217;epoca \u2013 e che sono state da supporto alle opere sopra citate \u2013 non corrispondono pi\u00f9 perfettamente a quelle che oggi vanno per la maggiore<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. In vista del nostro obiettivo, i contributi del rinnovamento storiografico in atto da una ventina d\u2019anni permettono di fare nuova luce su tre settori principali: la partecipazione degli operai italiani ai conflitti sociali e al movimento sindacale; le ragioni economiche della presenza operaia italiana; i luoghi di insediamento dell\u2019immigrazione italiana legati all&#8217;industria marsigliese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li>\u201cCrumiri\u201d e animatori di scioperi: cronologia e attori<\/li>\n<\/ol>\n<p>Tutti i lavori storici che si sono interessati alla questione dei rapporti tra operai francesi e italiani a Marsiglia, alla partecipazione di questi ultimi alle lotte sociali e ai sindacati, hanno ripreso suppergi\u00f9 lo schema esplicativo proposto da Pierre Milza all&#8217;inizio degli anni 1980. Nella sua tesi Pierre Milza fa coincidere lo sviluppo della combattivit\u00e0 e della partecipazione sindacale degli operai italiani con l\u2019arrivo a Marsiglia dei rifugiati politici del Partito socialista italiano (PSI) nel 1898 \u2013 Campolonghi, Montanari, Benuzzi, ecc. \u2013 che sono riusciti a sfuggire alla repressione delle rivolte di Milano. Milza sottolinea che sono i rifugiati del PSI a incitare gli operai italiani a entrare in massa nei sindacati e a coalizzarsi con i colleghi francesi per non essere pi\u00f9 sistematicamente usati come crumiri e servire da capri espiatori<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup><sup>[3]<\/sup><\/sup><\/a>. Insiste anche sull&#8217;efficacia della propaganda del PSI perch\u00e9, a partire dagli anni 1899-1901, diversi conflitti importanti \u2013 muratori, scaricatori di porto, operai del settore oleario o di quello del cemento \u2013 vedono una solidariet\u00e0 impeccabile tra francesi e italiani. Questi scioperi verrebbero quindi a creare \u201cun rapporto prima inesistente tra le due comunit\u00e0\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup><sup>[4]<\/sup><\/sup><\/a> e consentirebbero l\u2019emergere di una \u00e9lite sindacalista italiana e la riduzione delle violenze xenofobe all&#8217;interno del mondo operaio locale.<\/p>\n<p>Le ricerche svolte di recente sui conflitti sociali all&#8217;interno dell\u2019industria marsigliese degli anni 1880-1914 rivelano, per\u00f2, una situazione pi\u00f9 complessa<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup><sup>[5]<\/sup><\/sup><\/a>. Si nota come, a partire dai primi anni 1880, sebbene gli effetti della recessione iniziata in alcune regioni d\u2019Europa nel 1873 non abbiano ancora realmente investito la citt\u00e0 di Marsiglia, gli operai italiani partecipano gi\u00e0 ai conflitti sociali e si ritrovano spesso in prima linea contro gli imprenditori e le forze dell\u2019ordine. \u00c8 quello che accade prima nel maggio 1881, in occasione dello sciopero degli operai conciatori dell\u2019industriale Jullien<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup><sup>[6]<\/sup><\/sup><\/a>, e poi, ancora pi\u00f9 simbolicamente, nel luglio 1881 \u2013 solo un mese dopo i \u201cvespri marsigliesi\u201d, tradizionalmente considerati come la nascita della xenofobia a Marsiglia \u2013, con lo sciopero degli operai del settore oleario in cui \u201cl\u2019intesa tra operai francesi e italiani \u00e8 perfetta\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup><sup>[7]<\/sup><\/sup><\/a>: \u201cGli italiani e alcuni francesi hanno rifiutato di lavorare nella fabbrica Jullien e Guiol nel quartiere degli Chartreux. Gli operai chiedevano un aumento di 0,50 franchi, che gli \u00e8 stato rifiutato; sono andati in alcune fabbriche, soprattutto ad Arenc, e hanno incitato gli altri operai a cessare il lavoro, ma non ci sono riusciti. Sono andati a Saint-Just e l\u00ec c\u2019\u00e8 stata una certa agitazione in seguito alla quale un gran numero di operai ha lasciato il lavoro\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup><sup>[8]<\/sup><\/sup><\/a>. La forte risonanza giornalistica e diplomatica dei \u201cvespri marsigliesi\u201d non ha quindi impedito agli operai delle due diverse nazionalit\u00e0 di portare avanti una lotta comune. E, al contrario di quanto si potrebbe pensare, la combattivit\u00e0 sociale degli italiani non diminuisce quando, a partire dal 1883, la recessione comincia a farsi sentire nelle aziende marsigliesi. Lo si vede nell&#8217;aprile 1883, sui dock, quando gli operai carbonai del porto \u2013 prevalentemente italiani \u2013 scatenano un conflitto che coinvolge buona parte degli scaricatori e dura fino a met\u00e0 maggio<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><sup><sup>[9]<\/sup><\/sup><\/a>; nel giugno 1883, alle Fonderies de la M\u00e9diterran\u00e9e, dove una sessantina di operai piemontesi sciopera per tre giorni per tentare di ottenere un aumento di salario<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><sup><sup>[10]<\/sup><\/sup><\/a>; allo stesso modo, sempre nel giugno del 1883, nella fabbrica d\u2019olio Mante fr\u00e8res &amp; Borelli, quando gli operai italiani entrano in sciopero per quattro giorni per cercare di ottenere un aumento di salario di 25 centesimi, prima che quindici di loro siano arrestati per \u201cintralcio alla libert\u00e0 del lavoro\u201d<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><sup><sup>[11]<\/sup><\/sup><\/a>; nel luglio 1883, nelle fabbriche d\u2019olio Verminck, in cui gli operai italiani danno il via a una rivolta \u2013 reclamano un aumento di salario di 5 centesimi al giorno \u2013 che finisce col mobilizzare 1.885 operai, cio\u00e8 pi\u00f9 dell\u201980% dei lavoratori della categoria<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><sup><sup>[12]<\/sup><\/sup><\/a>. Del resto \u00e8 durante questo conflitto che nasce il primo sindacato dell\u2019industria olearia marsigliese. Allo stato attuale delle ricerche, si tratta anche, dato che i capi erano tutti italiani, del primo sindacato italiano dell\u2019industria marsigliese.<\/p>\n<p>Chi sono i principali protagonisti di questi scioperi? In primo luogo, gli stessi operai italiani. Stranieri all&#8217;interno della regione, vivono nella precariet\u00e0, con la paura di essere arrestati ed espulsi; sono consapevoli della difficolt\u00e0 delle condizioni di lavoro e capaci di sviluppare un\u2019analisi sociale, di interrompere il lavoro per cercare di instaurare un rapporto di forza meno sfavorevole. Sono spesso spalleggiati da un gruppo politico che per molto tempo \u00e8 passato inosservato: i socialisti marsigliesi. Questi, molto indeboliti dal fallimento e dalla repressione della Comune di Marsiglia, sono in piena rinascita dopo il congresso operaio organizzato nella loro citt\u00e0 nel 1879<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><sup><sup>[13]<\/sup><\/sup><\/a>. L\u2019unione degli operai italiani con i socialisti di Marsiglia \u00e8 rilevabile gi\u00e0 dal 1880. A volte questa \u00e8 sollecitata perlopi\u00f9 dagli operai, come nel luglio 1881: \u201cStamattina alle 11 abbiamo ricevuto la visita di otto delegati operai che appartengono a diverse fabbriche di olio, come la fabbrica d\u2019olio del sig. Gounelle, c\u2019erano quattro francesi e quattro italiani. C\u2019\u00e8 un\u2019intesa perfetta tra francesi e italiani. A partire da sabato lo sciopero sar\u00e0 generale. La missione di questi delegati \u00e8 quella di organizzare una grande riunione, domenica, in cui i francesi e gli italiani delle fabbriche di olio saranno convocati dalla stampa. <em>Peuple Libre<\/em> gli ha promesso il suo appoggio. A detta dei delegati, ci sar\u00e0 Pierre Roux a presiedere la riunione\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><sup><sup>[14]<\/sup><\/sup><\/a>. Gli scioperanti ottengono cos\u00ec il supporto di uno dei circoli socialisti della citt\u00e0 \u2013 il Peuple Libre \u2013 e del leader Pierre Roux. Altre volte l\u2019incontro tra le parti pu\u00f2 avvenire anche per iniziativa dei socialisti marsigliesi: \u00e8 quello che succede nel 1883, nel corso di un nuovo sciopero delle fabbriche di olio. I socialisti marsigliesi \u2013 Antide Boyer in testa<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><sup><sup>[15]<\/sup><\/sup><\/a> \u2013 vi giocano un ruolo di primo piano, sia nel sostegno morale dato al movimento, sia nell\u2019aiuto per l\u2019elaborazione di una piattaforma rivendicativa pi\u00f9 ampia \u2013 \u201caumento di 50 centesimi al giorno; mezz\u2019ora di pausa al mattino per la colazione; un\u2019ora di pausa per il pranzo; eliminazione delle mense nelle fabbriche o almeno libert\u00e0 totale per l\u2019operaio di rifornirsi dove preferisce\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><sup><sup>[16]<\/sup><\/sup><\/a> \u2013, sia nella creazione del gi\u00e0 citato primo sindacato operaio del settore. Il 14 luglio 1883, mentre gli scioperanti esitano ancora a creare un loro sindacato, l\u2019intervento di Antide Boyer determina la decisione degli operai: \u201cA quel punto interviene Boyer del circolo Esquiros, che \u00e8 gi\u00e0 coinvolto nello sciopero. Gli d\u00e0 qualche consiglio. Gli dice di non aver paura. Aggiunge che devono resistere perch\u00e9 lo sciopero \u00e8 dichiarato e gli assicura che i francesi sono dalla loro parte, perch\u00e9 essi stanno lottando per migliorare la loro situazione e salvaguardare la dignit\u00e0. Conclude pregandoli di nominare una delegazione di sette membri che presenteranno ai padroni i vari reclami e che saranno al tempo stesso il nucleo della camera sindacale. La proposta \u00e8 accettata all\u2019unanimit\u00e0 ma si riproduce la stessa esitazione che in precedenza e nessuno vuole accettare. Dietro qualche nuovo consiglio vengono proposti alla fine i seguenti nomi: Santi Pietro; Alto Domenico; Angi Gerolamo; Nicola Giuseppe; Alvini Battista; Coni Antonio; Crose. Viene stabilito che questi sette membri, aiutati da Boyer e da Farrenc, faranno un relazione per le tre dell\u2019indomani pomeriggio; che questo rapporto sar\u00e0 letto all\u2019assemblea che l\u2019approver\u00e0 e che luned\u00ec andranno tutti insieme dai padroni. Nell&#8217;attesa, decidono di continuare lo sciopero\u201d<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\"><sup><sup>[17]<\/sup><\/sup><\/a>. Anche se il conflitto fallisce il suo scopo qualche giorno dopo, resta il fatto che quel primo tentativo di creare un sindacato operaio nella fabbrica d\u2019olio \u00e8 proprio il frutto di un incontro e di una stretta collaborazione tra, da un lato, gli operai italiani che non esitano pi\u00f9 a impegnarsi in movimenti di rivendicazione e, dall&#8217;altro, i socialisti marsigliesi in cerca di un pubblico pi\u00f9 ampio dopo il congresso operaio del 1879.<\/p>\n<p>Prima dell\u2019arrivo a Marsiglia dei membri del PSI, c\u2019\u00e8 un altro sciopero che gioca un ruolo molto importante nella sindacalizzazione degli italiani, e soprattutto nel loro avvicinamento ai lavoratori francesi. Si tratta di quello degli operai dell\u2019industria delle tegole che scoppia nel 1894 nei paesini industriali di Saint-Henri, Saint-Andr\u00e9 e l\u2019Estaque. L\u2019esemplarit\u00e0 del conflitto si pu\u00f2 rilevare a pi\u00f9 livelli. Innanzitutto nella rapidit\u00e0 con cui scoppia, e poi nella portata. Il movimento inizia il 2 marzo con lo sciopero di 150 ragazze e ragazzi dai 13 ai 18 anni impiegati nelle fabbriche di tegole, che protestano contro la diminuzione del tempo di lavoro da 12 a 10 ore, una riduzione che ha comportato un taglio del 17% sui salari giornalieri<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\"><sup><sup>[18]<\/sup><\/sup><\/a>. Agli adolescenti si uniscono presto tutti gli altri operai del mestiere \u2013 giornalieri delle cave, carrettieri, operai dei forni, ecc. \u2013, compresi quelli che si trovano in altri quartieri \u2013 La Viste, Saint-Just \u2013 e persino gli operai della fabbrica di tegole dei Milles, non lontano da Aix-en-Provence; tutto ci\u00f2 la dice lunga sul grado di tensione dei rapporti sociali in questo settore. A partire dal 5 marzo, 1500 persone smettono di lavorare per reclamare degli aumenti di stipendio; il 15 marzo sono circa 2000. L\u2019altro aspetto esemplare della faccenda riguarda il funzionamento del sindacato degli operai dell\u2019industria delle tegole, fondato il 3 marzo. \u00c8 composto da lavoratori francesi e italiani e dispone d\u2019una cassa rifornita dalle quote degli operai, dalle raccolte organizzate presso i commercianti e dai contributi versati dal consiglio generale del dipartimento dei Bouches-du-Rh\u00f4nes o dalla municipalit\u00e0 socialista di Marsiglia. Il sindacato gestisce il movimento in maniera impeccabile, tenendo riunioni regolari, distribuendo buoni-pasto agli scioperanti, esigendo aumenti in base alla categoria \u2013 e non sulla base delle capacit\u00e0 degli individui, come volevano gli imprenditori \u2013, sapendo far leva sulla rivalit\u00e0 tra i vari industriali che miravano tutti a essere riconosciuti come l\u2019unico interlocutore degli operai, riuscendo a imporre che avrebbero ricominciato a lavorare solo negli stabilimenti in cui gli imprenditori avessero accettato per iscritto le loro rivendicazioni sul salario e ottenendo infine, dopo sette settimane di lotta, una vittoria completa, la prima del genere in un conflitto cos\u00ec lungo. Del resto questo successo va ben oltre la semplice soddisfazione per gli aumenti di salario o il riconoscimento del sindacato: \u201c Gli operai della fabbrica Sacoman Pierre a l\u2019Estaque, che avevano ottenuto dal padrone una soddisfazione completa su tutta la linea, dalla riduzione delle ore di lavoro all&#8217;aumento dei salari, avevano ricominciato a lavorare; ma il sindacato operaio, per mantenere il controllo nelle fabbriche, ha nominato un certo numero di operai in ogni fabbrica, che sono specificamente delegati a sorvegliare le assunzioni e i licenziamenti di operai, in modo da impedire al padrone di assumere operai non facenti parte del sindacato o di licenziare coloro che possiedono la tessera sindacale\u201d<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\"><sup><sup>[19]<\/sup><\/sup><\/a>. La solidariet\u00e0 dimostrata da operai francesi e italiani costituisce il terzo aspetto di esemplarit\u00e0 dello sciopero. Non dimentichiamo che sono passati solo sette mesi dai drammatici fatti di Aigues-Mortes, che hanno provocato la morte di una decina di giornalieri italiani. Ma l\u2019industria marsigliese non ha esattamente la stessa configurazione economica e sociale delle saline della Camargue e il conflitto delle fabbriche di tegole non ha a che vedere con la concorrenza tra le due comunit\u00e0<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\"><sup><sup>[20]<\/sup><\/sup><\/a>. \u00c8 per questo che la solidariet\u00e0 non trova ostacoli all&#8217;interno della lotta, e gli operai italiani si dimostrano anche pi\u00f9 agguerriti dei francesi, con grande sorpresa della polizia, che immaginava violenze fra le comunit\u00e0: \u201cIn questo sciopero quel che sorprende \u00e8 l\u2019unione tra operai francesi e stranieri, che non si \u00e8 mai incrinata. Questi ultimi si sono mostrati anche pi\u00f9 tenaci dei primi nel proposito di non riprendere a lavorare prima d\u2019aver ottenuto completa soddisfazione\u201d<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\"><sup><sup>[21]<\/sup><\/sup><\/a>. O ancora, una settimana dopo: \u201cNon abbiamo mai temuto un conflitto tra operai francesi e operai italiani a Saint-Henri. Fra questi ultimi, la maggioranza fa parte del sindacato proprio come gli operai francesi e rivendica le loro stesse cose\u201d<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\"><sup><sup>[22]<\/sup><\/sup><\/a>. Tuttavia, un incidente suscita l\u2019agitazione della polizia e della stampa nazionale. Il 26 marzo, mentre una sessantina di scioperanti italiani si dirige verso la fabbrica Guichard, Carvin &amp; Cie per fare pressione sugli operai impiegati nell&#8217;estrazione d\u2019argilla, che hanno ripreso il lavoro senza che l\u2019azienda abbia accettato le tariffe reclamate dal sindacato, il grido \u201cd\u2019Aigues-Mortes\u201d viene ripetuto diverse volte. Ci\u00f2 provoca l\u2019arresto di una decina di italiani, fra cui l\u2019operaio Jean Fiori, uno dei feriti di Aigues-Mortes e autore delle grida. \u201cLe Figaro\u201d lancia allora l\u2019ipotesi di una recrudescenza delle tensioni fra le comunit\u00e0, ma l\u2019inchiesta della polizia rivela che il richiamo alla memoria fatto da Jean Fiori, operaio non scioperante, a proposito del massacro di Aigues-Mortes, era rivolto agli operai italiani venuti a convincerlo ad abbandonare il lavoro. Quindi non si tratta pi\u00f9 soltanto di una rivalit\u00e0 tra operai francesi e italiani, ma tra operai italiani del sindacato e coloro che invece non ne fanno ancora parte. Stavolta la solidariet\u00e0 sociale vince su quella nazionale.<\/p>\n<p>Tutti questi elementi invitano ad apportare diverse modifiche rispetto alle analisi che di solito vengono prese in considerazione per caratterizzare i rapporti tra operai francesi e italiani a Marsiglia negli anni che vanno dal 1880 al 1914. Portano in primo luogo a relativizzare l\u2019aspetto della \u201cnascita spontanea\u201d e unicamente esogena della partecipazione sindacale degli operai italiani a partire dal 1898. Di certo l\u2019azione dei rifugiati del PSI \u00e8 stata importante \u2013 lo si vede dall&#8217;impegno dei suoi leader negli scioperi degli anni 1900-1901 \u2013, ma \u00e8 stata preceduta da una fase di una ventina d\u2019anni in cui i socialisti marsigliesi (pi\u00f9 vicini all&#8217;internazionalismo di un Jules Guesde \u2013 sebbene questi abbia avuto in seguito posizioni ambigue \u2013 piuttosto che al \u201csocialismo nazionale\u201d di Maurice Barr\u00e8s<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\"><sup><sup>[23]<\/sup><\/sup><\/a>) hanno contribuito a integrare e a formare gli operai italiani alle lotte di rivendicazione unitarie e al sindacalismo. Anche nei momenti di pi\u00f9 accesa xenofobia operaia, alcuni socialisti locali non mancano di ricordare che la vera soluzione non sta nell&#8217;espulsione degli operai italiani, ma piuttosto in una rivoluzione sociale condotta di comune accordo da operai francesi e italiani. I membri del PSI, pi\u00f9 che dargli il via, hanno dunque accelerato il processo di sindacalizzazione degli operai italiani e il loro coinvolgimento nei movimenti di rivendicazione. Del resto, il ruolo dei socialisti marsigliesi \u2013 che acquisisce un rilievo sempre maggiore<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\"><sup><sup>[24]<\/sup><\/sup><\/a> \u2013 meriterebbe di essere studiato pi\u00f9 approfonditamente, non fosse che per apprezzare meglio le rispettive parti delle diverse tendenze, delle personalit\u00e0 e delle strutture che l\u2019animano (circoli, giornali, ecc.) o per verificare se il socialismo marsigliese sia pi\u00f9 influenzato dall&#8217;internazionalismo rispetto a quello del nord della Francia, ad esempio, in cui i partigiani del \u201csocialismo nazionale\u201d se la prendono regolarmente, e talvolta con grande violenza, con gli operai belgi. I conflitti sociali di cui trattano le analisi precedenti dimostrano anche che, nonostante le violenze xenofobe che si verificano negli anni 1880-1890 \u2013 nel febbraio 1897, durante una riunione di pi\u00f9 di 1.000 disoccupati alla Borsa del lavoro, alcuni operai reclamano ancora \u201cl\u2019impiego della forza per ottenere il licenziamento degli operai stranieri\u201d e annunciano l\u2019intenzione \u201cdi prendere d\u2019assalto le fabbriche che li assumono in via preferenziale\u201d<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\"><sup><sup>[25]<\/sup><\/sup><\/a>; lo stesso anno scoppia una rissa molto violenta fra francesi e italiani nella fabbrica Solvay di Salin-de-Giraud<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\"><sup><sup>[26]<\/sup><\/sup><\/a> \u2013, i conflitti non vedono schierati sempre e solo operai francesi contro operai italiani; ormai ve ne sono anche all&#8217;interno della comunit\u00e0 italiana, tra coloro che hanno iniziato a partecipare agli scioperi e ai movimenti sindacali e coloro che non vi partecipano ancora. La solidariet\u00e0 di fatto tra operai francesi e italiani, percepibile in maniera frequente dai primi anni 1880, invita insomma a riconsiderare l\u2019importanza accordata ai drammatici eventi dei \u201cvespri marsigliesi\u201d e di Aigues-Mortes, per quanto concerne la misura dell\u2019intensit\u00e0 della xenofobia operaia durante quel periodo, e a fare una distinzione tra, da un lato, la portata giornalistica o politica e, dall\u2019altro, il loro reale impatto sulla quotidianit\u00e0 dei lavoratori. Cos\u00ec come la storia della Resistenza francese \u00e8 stata profondamente rinnovata e arricchita da un approccio \u201cdal basso\u201d, la storia della xenofobia operaia a Marsiglia trarrebbe sicuramente beneficio se si prestasse maggiore attenzione al modo in cui operai francesi e italiani convivevano sul territorio. I momenti condivisi di vita quotidiana, rinforzati dal peso di idee internazionaliste, tenderebbero forse a dimostrare \u2013 \u00e8 un\u2019ipotesi di lavoro \u2013 che Marsiglia, in quegli anni, \u00e8 uno dei luoghi principali della solidariet\u00e0 operaia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>Le ragioni economiche della presenza operaia italiana<\/li>\n<\/ol>\n<p>Tra gli argomenti che vengono usati di solito per spiegare l\u2019importanza numerica degli operai italiani nell\u2019industria marsigliese, sono spesso posti in rilievo due elementi complementari: la scelta degli imprenditori di cercare di ridurre i costi di produzione e di aumentare la produttivit\u00e0 mediante l\u2019impiego di una manodopera sottopagata, poco sindacalizzata e considerata pi\u00f9 robusta; la volont\u00e0 degli stessi industriali di conservare un certo livello di competitivit\u00e0 sfruttando prioritariamente la variabile umana, piuttosto che investendo ingenti somme in un continuo rinnovamento delle apparecchiature di produzione. In <em>Les grammaires d\u2019une ville <\/em>il geografo Marcel Roncayolo pone quindi in rilievo che la facilit\u00e0 d\u2019accesso alla manodopera italiana ha tendenzialmente scoraggiato gli industriali dal fare gli investimenti necessari alla modernizzazione delle loro imprese \u2013 in pratica, una specie di maltusianismo dell\u2019innovazione \u2013 e che li ha spinti a far utilizzare il pi\u00f9 a lungo possibile degli apparecchi ormai desueti in confronto a quelli della concorrenza<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\"><sup><sup>[27]<\/sup><\/sup><\/a>. Anche in <em>Migrance<\/em>, lo storico \u00c9mile Temime \u00e8 tornato pi\u00f9 volte su questa questione. A volte interrogandosi: \u201cL\u2019economia marsigliese pu\u00f2 avvalersi di un\u2019abbondante manodopera di immigrati e, al tempo stesso, finisce per esserne dipendente. Le aziende che dispongono di manodopera a buon mercato non hanno forse tendenza a procrastinare una modernizzazione talvolta necessaria?\u201d<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\"><sup><sup>[28]<\/sup><\/sup><\/a>. O ancora, in modo pi\u00f9 categorico: \u201cIl sistema marsigliese si \u00e8 costruito in funzione del porto, ma anche in funzione di questa manodopera abbondante che ha un continuo ricambio [\u2026]. Un sistema del genere ha i suoi difetti. Non stimola le aziende a modernizzarsi fin tanto che possono disporre di una forza-lavoro cos\u00ec numerosa e disponibile. Il che costringe a ricorrere a una nuova immigrazione appena la \u201cvecchia\u201d migrazione si \u00e8 evoluta a sufficienza per non prestarsi pi\u00f9 alle esigenze delle imprese. Insomma, in questo caso le nuove ondate migratorie non sono necessariamente un fattore di progresso\u201d<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\"><sup><sup>[29]<\/sup><\/sup><\/a>. Ci sarebbe cos\u00ec un legame tra la debole modernizzazione del sistema produttivo marsigliese e l\u2019importanza della manodopera italiana, cosicch\u00e9 il peso di quest\u2019ultima appare come un possibile segnale del grado di arretratezza delle strutture industriali locali.<\/p>\n<p>Diversi recenti studi permettono di porre in rilievo nuovi elementi e di perfezionare queste analisi. In primo luogo, ormai l\u2019importanza degli operai italiani all\u2019interno dell\u2019industria marsigliese \u2013 nel 1912-1913 essi rappresentano il 53% degli operai effettivi e il 75% della popolazione operaia immigrata<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\"><sup><sup>[30]<\/sup><\/sup><\/a> \u2013 non appare pi\u00f9 unicamente come il risultato di una scelta dei padroni fra varie possibilit\u00e0. Essa \u00e8 anche il frutto di una necessit\u00e0, e cio\u00e8 la difficolt\u00e0 riscontrata nel corso del XIX secolo nel reclutare gli operai, nonostante l\u2019apporto demografico dei dipartimenti vicini. \u00c8 il caso ad esempio della maggior parte delle fabbriche impiantate a Marsiglia e ancora di pi\u00f9 di quelle che si trovano in posti isolati. La cosa \u00e8 attestata da svariati esempi: quando, nel 1864-1867, la societ\u00e0 Lhuilier &amp; Cie costruisce il primo villaggio per minatori delle Bouches-du-Rh\u00f4ne in una zona rurale nei dintorni di Marsiglia, riesce a trovare soltanto operai italiani disponibili a stabilircisi; la stessa identica cosa succede con gli alloggi operai delle fabbriche marsigliesi impiantate intorno alla laguna di Berre,\u00a0nelle calanche o sulle isole e il litorale del Var. Allo stesso modo, quando negli anni 1860 i fratelli Dussaud impiantano un cantiere di costruzione a Port-Sa\u00efd, in Egitto, l\u2019esiguit\u00e0 della manodopera locale li costringe ad adottare ogni tipo di misura per cercare di attirarvi gli operai italiani. Al di l\u00e0 dei metodi abituali \u2013 assunzione di personale italiano col compito di reclutare manodopera in giro per il paese; promessa di salari pi\u00f9 alti, che potevano arrivare fino a 5 franchi al giorno \u2013, essi progettano di creare un servizio di trasporto gratuito tramite navi a vapore: \u201cDi recente, facendoci notare le difficolt\u00e0 attuali, il sig. Dussaud si \u00e8 espresso dicendo che non si riuscir\u00e0 a risolvere la situazione a meno che non si crei un servizio apposito e continuo di navi a vapore che effettuino servizio tra Marsiglia e Port-Sa\u00efd: queste navi percorrerebbero le coste di tutta l\u2019Italia. Cos\u00ec gli operai italiani che vogliono venire a cercare lavoro sull\u2019istmo potrebbero viaggiare gratuitamente in una direzione, partendo da qualsiasi punto, ed essere riaccompagnati in patria nell\u2019altra direzione quando vogliono tornare a casa [\u2026]. In questo modo [\u2026], inizier\u00e0 un gran flusso migratorio nell\u2019istmo, che \u00e8 il solo modo di garantire agli imprenditori la possibilit\u00e0 di mantenere i loro impegni\u201d<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\"><sup><sup>[31]<\/sup><\/sup><\/a>. In un contesto di penuria di manodopera, l\u2019assunzione di operai italiani consente agli industriali innanzitutto di disporre del personale necessario per assicurarsi il buon funzionamento delle loro attivit\u00e0.<\/p>\n<p>La seconda precisazione da introdurre riguarda la pressione esercitata dagli industriali sulle remunerazioni degli operai italiani. Questa \u00e8 reale e comporta molti abusi, anche alla fine del XIX secolo. Nel 1902 le vetrerie Verminck (Montredon) e quelle del Queylar (quartiere di Saint-Marcel) si ritrovano cos\u00ec al centro di un affare di traffico di atti di nascita che permettono di assumere illegalmente \u2013 e a bassissimo prezzo \u2013 i bambini italiani dai 9 ai 12 anni, con la complicit\u00e0 dei genitori che vivono nella povert\u00e0<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\"><sup><sup>[32]<\/sup><\/sup><\/a>. Ma, anche se i salari degli italiani sono sistematicamente pi\u00f9 bassi di quelli dei francesi \u2013 all\u2019inizio degli anni 1880 il salario di un giornaliero italiano impiegato in fabbrica \u00e8 inferiore di 50 centesimi\/1 franco rispetto a quello di un giornaliero francese<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\"><sup><sup>[33]<\/sup><\/sup><\/a> \u2013, e anche se questo rappresenta effettivamente, su grossa scala, un guadagno sensibile per gli imprenditori, i salari non possono comunque essere troppo bassi, altrimenti quegli stessi operai italiani lascerebbero lo stabilimento per andare a farsi assumere nel settore agricolo, nei cantieri del BTP (B\u00e2timent et Travaux Publics) o nelle fabbriche in cui li avrebbero pagati meglio. Nel 1911 i dirigenti della Soci\u00e9t\u00e9 nouvelle de charbonnages des Bouches-du-Rh\u00f4ne constatano: \u201cPerch\u00e9 in primavera i giovani italiani che assumiamo come manodopera di ogni tipo se ne vanno? Per vari motivi. Alcuni tornano al loro paese per aiutare i genitori nel lavoro dei campi; altri si fanno assumere come lavoratori agricoli in tutta l\u2019area meridionale della Francia; altri ancora vanno a fare la raccolta del sale; sono attratti da un salario pi\u00f9 elevato [\u2026]. Anche l\u2019ultimo degli sterratori o degli apprendisti muratori guadagna 4 franchi e 50 al giorno per 10 ore; i raccoglitori di sale: da 6 a 7 franchi; i lavoratori agricoli arrivano facilmente a un minimo di 5 franchi \u2013 laddove noi gli offriamo un salario che va solo dai 3,50 ai 3,75 franchi\u201d<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\"><sup><sup>[34]<\/sup><\/sup><\/a>. Lo stesso anno i dirigenti marsigliesi della Soci\u00e9t\u00e9 anonyme des tuileries Romain Boyer, a Six-Fours, nel dipartimento di Var, sono preoccupati dalle frequenti partenze dei loro operai italiani verso \u201clavori meglio retribuiti in grandi aziende, all\u2019Arsenale di Toulon o sul canale del Rodano\u201d<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\"><sup><sup>[35]<\/sup><\/sup><\/a>. La crescita economica e la mobilit\u00e0 degli operai impongono cos\u00ec un limite alle strategie che mirano a ridurre i costi di produzione attraverso una forte pressione sulla massa salariale. Il timore di non disporre di manodopera sufficiente per poter far funzionare in maniera normale l\u2019unit\u00e0 produttiva, o per essere in grado di rispondere alla domanda, costituisce un importante freno all\u2019eccessivo abbassamento dei salari.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo elemento riguarda stavolta il rapporto tra immigrazione e innovazione. L\u2019importanza della manodopera italiana all\u2019interno di una fabbrica non \u00e8 necessariamente indice di un apparato produttivo obsoleto. \u00c8 quel che si rileva ad esempio a proposito dello sfruttamento delle miniere di lignite nei dintorni di Marsiglia. Lo sviluppo della manodopera italiana negli anni 1840-1850 coincide con l\u2019apertura dei primi pozzi verticali, con l\u2019installazione di macchine a vapore per l\u2019estrazione con o senza pompe del minerale e con la meccanizzazione parziale delle operazioni di produzione<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\"><sup><sup>[36]<\/sup><\/sup><\/a>. Allo stesso modo, quando nel 1894 i dirigenti della Soci\u00e9t\u00e9 nouvelle de charbonnages des Bouches-du-Rh\u00f4ne decidono di utilizzare l\u2019elettricit\u00e0 per accelerare lo scavo della galleria sotterranea che collega il piccolo villaggio di minatori di Biver al porto di Marsiglia (circa 15 km), fanno in modo di assumere solo minatori piemontesi celibi perch\u00e9 sanno che quel balzo tecnologico \u00e8 pericoloso per via dei rischi provocati dall\u2019introdurre l\u2019elettricit\u00e0 in un ambiente umido (il 18% dei minatori rimasti uccisi nel bacino minerario tra il 1856 e il 1913 \u00e8 morto durante questo cantiere). Ma ci sono anche altri esempi: nel 1906 l\u201988,5% degli italiani che lavorano per la Soci\u00e9t\u00e9 des produits chimiques de Marseille L\u2019Estaque sono giornalieri o lavorano tutto il giorno in mezzo al rumore e ai gas prodotti dall\u2019imponente e moderno \u201cforno revolver\u201d che produce continuamente soda e la scarica ancora incandescente in vagoni di ghisa. \u00c8 infine il caso delle fabbriche di tegole di Saint-Henri in cui la popolazione italiana \u2013 che costituisce tra il 70 e il 75% degli operai effettivi \u2013 lavora sin dal 1870 in un ambiente caratterizzato dall\u2019uso del forno continuo Hoffmann, l\u2019energia a vapore, la meccanizzazione di un certo numero di operazioni, la standardizzazione dei prodotti e la produzione di massa. A questo proposito, il funzionamento della fabbrica di tegole meccanica di \u00c9tienne Arnaud &amp; Cie \u00e8 particolarmente significativo. Estratta a mano dalle cave vicine, l\u2019argilla \u00e8 trasportata su ferrovia fino alla tagliatrice, una macchina \u201ccomposta da un disco orizzontale fornito di lame d\u2019acciaio che girano a grande velocit\u00e0, grazie a una macchina a vapore speciale, in una grande vasca in cui viene gettata l\u2019argilla in zolle. La macchina la taglia in pezzi che rovescia in un grande imbuto sotto il quale un vagoncino li riceve a sua volta per svuotarli nelle fosse in cui la terra, cui \u00e8 stata aggiunta dell\u2019acqua, resta per 24 ore. Questa prima operazione sostituisce la sminuzzatura a mano che era molto onerosa [\u2026]. Dopo queste 24 ore la terra viene tirata fuori a mano dalle fosse e viene messa su un vagoncino che la porta alla macchina che la frantuma [\u2026]. L\u2019argilla esce dalla macchina a forma di dischi di dimensioni adatte a farne una tegola; i dischi sono poi sistemati all\u2019interno della sala che contiene le macchine\u201d<a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\"><sup><sup>[37]<\/sup><\/sup><\/a>. Dopo 24 ore i dischi sono trasportati al primo piano della fabbrica di tegole da un montacarichi meccanico. L\u00ec vengono presi da ragazzini che li mettono sugli stampi della pressa a vapore. Una volta pronte, le donne prendono le tegole per sistemarle sugli essiccatoi: \u201cAppena sono abbastanza asciutte, prima di metterle in forno, le donne tolgono con cura, con un utensile d\u2019acciaio, le piccole sbavature rimaste: \u00e8 il processo di finitura\u201d<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\"><sup><sup>[38]<\/sup><\/sup><\/a>. Le tegole vengono poi portate fino ai due forni Hoffmann della fabbrica, la cui capacit\u00e0 di cottura pu\u00f2 raggiungere le 32.000 tegole in 24 ore. La spiegazione del processo di produzione nella fabbrica di \u00c9tienne Arnaud &amp; Cie illustra bene che il rapporto tra operaio immigrato e innovazione e pi\u00f9 complesso di quanto sembri. La meccanizzazione dell\u2019epoca \u00e8 in realt\u00e0 una meccanizzazione parziale delle operazioni di produzione. Essa \u201csi limita a delle oasi, intorno alle quali il ricorso a uno sforzo fisico particolarmente intenso \u00e8 l\u2019unico modo possibile per garantire il funzionamento dell\u2019insieme del sistema, e nello specifico la gestione dei flussi\u201d<a href=\"#_ftn39\" name=\"_ftnref39\"><sup><sup>[39]<\/sup><\/sup><\/a>. In qualche modo, queste mansioni fisiche, pericolose o semplicemente molto ripetitive e poco qualificanti sono riservate ai lavoratori italiani. Immigrazione e innovazione non costituiscono quindi necessariamente un\u2019antinomia. E, considerata l\u2019importanza degli operai effettivi nelle fabbriche meccanizzate in confronto al\u00a0 numero di persone impiegate in quelle in cui il lavoro resta artigianale \u2013 negli anni 1880 una fabbrica di tegole meccanica funziona con un personale di circa 200 elementi, mentre in una fabbrica artigianale ne basta una trentina \u2013, possiamo anche chiederci se l\u2019importanza numerica degli operai italiani in alcuni settori non sia in realt\u00e0 il segno di una meccanizzazione avanzata delle operazioni di produzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>Diversificare i punti d\u2019osservazione<\/li>\n<\/ol>\n<p>Si tratta di certo del cantiere pi\u00f9 recente, meno avanzato e forse il pi\u00f9 promettente. Fino agli ultimi anni l\u2019industria marsigliese del XIX secolo \u00e8 stata pensata soltanto attraverso il prisma del porto di Marsiglia e dello spazio urbano limitrofo. In <em>Les grammaires d\u2019une ville <\/em>Marcel Roncayolo scrive: \u201cL\u2019industria marsigliese \u00e8 principalmente portuale; l\u2019evoluzione del XIX secolo non attenua ma anzi accentua questo carattere: essa circoscrive il lavoro operaio all\u2019interno della sua citt\u00e0-porto, dei suoi orizzonti e pratiche. Marsiglia delocalizza fuori del suo territorio (o talvolta agli estremi confini del territorio) solo le attivit\u00e0 nauseabonde (le fabbriche di soda all\u2019inizio del XIX secolo, la chimica minerale cento anni dopo) o troppo ingombranti per il commercio, come i cantieri di costruzione navale. Al di fuori di questi spostamenti o di queste scelte di localizzazione relativamente precoce, il tempo della <em>exurbanisation<\/em> comincia soltanto \u2013 e con grande prudenza \u2013 a partire dal 1920\u201d<a href=\"#_ftn40\" name=\"_ftnref40\"><sup><sup>[40]<\/sup><\/sup><\/a>. Il geografo Louis Pierrein non dice niente di diverso quando parla della \u201ctraiettoria ad elica\u201d che, dal 1920 in poi \u2013 e grazie alle acquisizioni di terreni compiute dalla Camera di commercio di Marsiglia \u2013 guida \u201clo sviluppo del nucleo economico marsigliese\u201d dalla calanca originaria verso la laguna di Berre, poi in direzione di Fos<a href=\"#_ftn41\" name=\"_ftnref41\"><sup><sup>[41]<\/sup><\/sup><\/a>. Il rinnovamento storiografico degli ultimi venti anni permette di proporre un nuovo modo di concepire l\u2019industria marsigliese: lungi dall\u2019essere abbarbicata sul territorio urbano <em>stricto-sensu<\/em>, essa appare ormai come il fulcro di una rete di sistemi produttivi creati generalmente da imprenditori locali e situati fuori citt\u00e0, in paesini o piccole citt\u00e0 dell\u2019immediata periferia, del litorale provenzale o nelle localit\u00e0 pi\u00f9 lontane in Spagna, Italia, Grecia, Egitto, Algeria e Tunisia. La costituzione di una rete di sistemi produttivi localizzati \u2013 organizzati intorno a una o a pi\u00f9 produzioni \u2013 \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 importanti del funzionamento dell\u2019industria marsigliese e uno degli elementi chiave del suo dinamismo<a href=\"#_ftn42\" name=\"_ftnref42\"><sup><sup>[42]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Le ripercussioni di questo nuovo modo di concepire l\u2019industria marsigliese del XIX secolo sono molteplici. In primo luogo, esse permettono di definire una nuova geografia dei punti in cui le migrazioni legate all\u2019attivit\u00e0 industriale marsigliese si sono radicate. Queste piccole citt\u00e0 e i vari villaggi integrati all\u2019economia portuale marsigliese accolgono infatti numerose famiglie italiane, in proporzioni spesso maggiori rispetto a Marsiglia. L\u2019esempio dell\u2019anno 1906 \u00e8 a questo proposito particolarmente interessante. Mentre la Marsiglia <em>intra muros <\/em>conta circa il 18% di italiani, cifra che \u00c9mile Temime considerava gi\u00e0 \u2013 a giusto titolo \u2013 \u201cassolutamente enorme\u201d per la storia della citt\u00e0<a href=\"#_ftn43\" name=\"_ftnref43\"><sup><sup>[43]<\/sup><\/sup><\/a>, Sept\u00e8mes, specializzata nell\u2019industria chimica, ne conta il 22%; Port-de-Bouc, dove si sviluppa perlopi\u00f9 un\u2019industria di costruzione navale e di raffinamento del petrolio, il 29%; Madrague-Montredon, specializzata nella metallurgia del piombo e nell\u2019industria chimica, il 32%; Capelette, capoluogo della costruzione meccanica e della metallurgia, il 36%; Peypin e Belcod\u00e8ne, piccoli paesini di miniere, il 38 e il 45%; Gardanne, dove si estrae lignite e si produce alluminio, il 48%; l\u2019Estaque, interessata dall\u2019industria chimica e dalle fabbriche di tegole, il 50%; Saint-Henri e Saint-Andr\u00e9, dove si fabbricano tegole e mattoni, il 54 e il 56%; Roquefort-la-B\u00e9doule, specializzata nella produzione di cemento, il 59%; La Londe les Maures, nel dipartimento di Var, dove si estraggono piombo argentifero e zinco, il 59%; ecc. Come a Marsiglia, anche qui gli operai vengono da tutte le parti d\u2019Italia, compreso il sud, ma alcune provenienze vanno sottolineate. Sui 769 operai italiani censiti a l\u2019Estaque, il 25% \u00e8 nato in Toscana in localit\u00e0 relativamente vicine come Capannoli, Lucca, Matti, Vicopisano e Pisa, il che lascia supporre l\u2019esistenza di giri familiari o d\u2019amicizia tra fratelli, cugini, cognati e vicini. Paolo Mancini, nato a Capannoli nel 1872, vive ad esempio a l\u2019Estaque con la moglie \u2013 anche lei di Capannoli \u2013, le due figlie, il figlio, il fratello, la cognata e un amico pensionato dello stesso paese. La rappresentanza superiore alla norma di alcune provenienze \u2013 che varia a seconda delle fabbriche \u2013 \u00e8 un fenomeno che a volte si rileva in misura ancora maggiore in altri siti industriali isolati. A Roquefort-la-B\u00e9doule, circa il 30% degli operai italiani viene da paesini dell\u2019Emilia Romagna \u2013 Montefiorino, Villa Minozzo, Frassinoro \u2013 che distano tra loro solo una ventina di chilometri; nella frazione industriale di Rassuen, vicino Istres, pi\u00f9 del 41% degli italiani assunti dalla <em>Compagnie g\u00e9n\u00e9rale des produits chimiques du Midi <\/em>\u00e8 nato in villaggi alpini vicino a Barcelonnette \u2013 Prazzo, San Michele Prazzo, Stroppo, San Damiano \u2013, di cui il 35% solo nel villaggio di San Michele Prazzo. Forse, negli archivi pubblici o nella memoria collettiva delle famiglie di queste localit\u00e0 italiane, esistono degli elementi che potrebbero aiutare a capire meglio la formazione di reti legate a questa o a quell\u2019altra fabbrica. \u00c8 una pista ancora da esplorare.<\/p>\n<p>La proporzione di italiani in questi paesini o piccole citt\u00e0 industriali, spesso al di fuori della norma rispetto alla situazione marsigliese, invita non solo ad analizzare con un nuovo sguardo i luoghi di insediamento della migrazione operaia italiana in Provenza \u2013 la sua storia non pu\u00f2 pi\u00f9 essere studiata unicamente a partire dal porto di Marsiglia \u2013, ma ci spinge anche a interrogarci sulle modalit\u00e0 di accoglienza e di esistenza in queste piccole agglomerazioni \u2013 dove e come sono alloggiati gli italiani in assenza di vere citt\u00e0 operaie? Quali sono i luoghi in cui consumano, in cui si riuniscono? Somigliano a quelli dei francesi? Sono riservati a loro? \u2013 e soprattutto sulla natura delle relazioni intrecciate con le popolazioni autoctone. Ad esempio, com\u2019\u00e8 la quotidianit\u00e0 delle famiglie francesi alle prese con gli immigrati che, nello spazio di qualche decennio, hanno stravolto la configurazione umana, professionale, culturale e materiale del loro paese? Si ritrovano gli stessi comportamenti xenofobi rilevati a Marsiglia, \u201ccapitale della xenofobia\u201d<a href=\"#_ftn44\" name=\"_ftnref44\"><sup><sup>[44]<\/sup><\/sup><\/a>? Questi comportamenti sono sistematicamente accentuati dal soprannumero di italiani? O al contrario sono limitati dalla portata massiccia del fenomeno, la crescita dell\u2019occupazione, l\u2019ambiente in cui si vive, l\u2019influenza delle idee internazionaliste e, in modo pi\u00f9 prosaico, dai possibili rischi derivanti da un conflitto con una popolazione immigrata che a volte \u00e8 numericamente\u00a0 uguale o superiore a quella delle famiglie francesi? A quanto pare la storia non ha conservato traccia di episodi violenti paragonabili a quelli di Marsiglia o di Aigues-Mortes. Ma si tratta di un campo di ricerca ancora poco esplorato e i silenzi di oggi \u2013 forse legati a un problema di fonti \u2013 non devono necessariamente continuare. In ogni caso, la conclusione attuale, che potr\u00e0 essere modificata da lavori futuri, \u00e8 che la popolazione italiana in questi posti \u00e8, in proporzione, pi\u00f9 numerosa rispetto a Marsiglia, senza che questo scateni episodi xenofobi gravi. Ponendo la questione su un altro registro, cosa si sa dell\u2019aumento di comportamenti violenti constatati all&#8217;interno della comunit\u00e0 italiana a partire dal 1880? In queste piccole citt\u00e0 e paesini industriali si sono verificati fenomeni paragonabili a quelli segnalati a Marsiglia?<a href=\"#_ftn45\" name=\"_ftnref45\"><sup><sup>[45]<\/sup><\/sup><\/a> Si sono amplificati? O al contrario sono regolati dal peso della comunit\u00e0 italiana in quella localit\u00e0? Anche in questo caso non ci sono studi specifici, il che lascia molti interrogativi in sospeso. \u00c8 dunque necessario proseguire i lavori iniziati da qualche anno sulla questione degli operai immigrati nell&#8217;ambito dell\u2019industria marsigliese e i risultati stabiliti per Marsiglia devono essere confrontati con la situazione di queste piccole citt\u00e0 o paesini industriali, sia che si tratti di luoghi all&#8217;interno della regione, sia che si tratti di luoghi dislocati sul bacino del Mediterraneo con, in quest\u2019ultimo caso, una situazione probabilmente ancora pi\u00f9 complessa dal punto di vista migratorio.<\/p>\n<p>Se si considerano i sistemi produttivi delocalizzati e legati all&#8217;industria marsigliese, quando si tratta di luoghi al di fuori della Provenza \u2013 e in modo particolare nell&#8217;Africa del nord \u2013, si vede che il posto riservato agli operai italiani \u00e8 molto diverso. Per ora disponiamo solo di analisi parziali legate ad approcci mirati, ma numerosi esempi dimostrano che in questi casi la posizione sociale degli italiani \u00e8 meno sfavorevole rispetto al sud della Francia. \u00c8 il caso, nel 1840-1850, delle miniere metallifere algerine della Mouza\u00efa e di Kef Oum Theboul, sfruttate rispettivamente dagli industriali marsigliesi Henry e Roux de Fraissinet; o anche del cantiere dei fratelli Dussaud a Port-Sa\u00efd, negli anni 1860; \u00e8 anche il caso della Tunisia, proprio alla fine del XIX secolo, quando i Zafiropulo di Marsiglia sfruttano il giacimento di piombo di Djebel-Hallouf, a nord di Tunisi. I sardi e i siciliani che sono stati assunti l\u00ec sono in netta minoranza rispetto alle popolazioni tunisine, algerine, marocchine e tripolitane che stanno in miniera, e lavorano perlopi\u00f9 in superficie (uffici, officine) o rivestono ruoli un po\u2019 pi\u00f9 importanti \u2013 sebbene la direzione e gli ingegneri restino francesi \u2013, meno penosi e meglio remunerati di quelli dei minatori. Nel 1913 un italiano \u00e8 pagato in media \u2013 in linea generale, a seconda della mansione \u2013 4,31 franchi al giorno, mentre un operaio africano percepisce solo 1,57 franchi<a href=\"#_ftn46\" name=\"_ftnref46\"><sup><sup>[46]<\/sup><\/sup><\/a>. Gli italiani non sono pi\u00f9 l\u2019ultimo gradino della scala sociale, n\u00e9 vivono una situazione cos\u00ec penosa come in Francia. Sono stati sostituiti dalle popolazioni africane recentemente colonizzate. D&#8217;altronde \u00e8 un cambiamento che investe non solo le colonie francesi mediterranee. Ci sono esempi simili, ancora poco studiati, in molte imprese e cantieri in Indocina \u2013 si pensi ad esempio alle centinaia di capo-cantieri italiani venuti a partecipare alla costruzione della ferrovia tra Haiphong e lo Yunnan<a href=\"#_ftn47\" name=\"_ftnref47\"><sup><sup>[47]<\/sup><\/sup><\/a> \u2013, nell&#8217;Africa nera o in Madagascar. \u00c8 un\u2019ipotesi ancora da verificare, ma sembra che nel XIX secolo gli impieghi di responsabilit\u00e0 nelle industrie e nei cantieri delle colonie siano aperti agli italiani pi\u00f9 rapidamente e pi\u00f9 facilmente di quanto succede in Francia.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro ormai che le ricerche sulle interazioni tra industria marsigliese e immigrazione italiana nel Mediterraneo nel corso del XIX secolo sono tutt&#8217;altro che terminate. Al di l\u00e0 degli studi direttamente legati al rinnovamento della storia economica marsigliese degli ultimi vent&#8217;anni \u2013 sulla partecipazione degli italiani a scioperi e sindacati, sulle motivazioni economiche che determinano la loro assunzione o sui luoghi di maggiore radicamento di questa migrazione legata all&#8217;attivit\u00e0 industriale \u2013, restano molte piste da esplorare e nuove ipotesi da verificare. Senza tornare in maniera dettagliata su ognuna di esse, riassumiamo quattro semplici direzioni: la revisione dell\u2019interazione fra un certo numero di tematiche studiate finora solo attraverso il prisma dello spazio urbano marsigliese e le nuove rappresentazioni dell\u2019industria marsigliese; lo studio delle pratiche del vivere quotidiano e comunitario di operai francesi e italiani; l\u2019analisi dell\u2019influenza delle idee internazionaliste all&#8217;interno del socialismo locale; la posizione degli italiani nelle unit\u00e0 di produzione impiantate da imprenditori marsigliesi al di fuori del sud della Francia, nelle penisole euro-mediterranee, in Africa e nei vari territori coloniali. A nostro avviso, ci sono qui delle ricche fonti di conoscenza che potrebbero arricchire la comprensione delle correnti migratorie italiane nel Mediterraneo e nel mondo.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup><sup>[1]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Louis Pierrein, <em>Industries traditionnelles du port de Marseille. Le cycle des sucres et des ol\u00e9agineux (1870-1958)<\/em>, Marseille, Institut historique de Provence, 1975; Pierre Milza, <em>Fran\u00e7ais et italiens \u00e0 la fin du XIX<sup>e<\/sup> si\u00e8cle. Aux origines du rapprochement franco-italien de 1900-1902<\/em>, Rome, Ecole fran\u00e7aise de Rome, 1981; Ren\u00e9e Lopez ed \u00c9mile Temime, <em>Migrance. <\/em><em>Histoire des migrations \u00e0 Marseille<\/em>, II,<em> L\u2019expansion marseillaise et \u201cl\u2019invasion italienne<\/em>\u201d<em> (1830-1918)<\/em>, Aix-en-Provence, Edisud, 1990; <em>Gli italiani nella Francia del Sud e in Corsica (1860-1980)<\/em>, a cura di \u00c9mile Temime e Teodosio Vertone, Milano, Quaderni di affari internazionali\/Franco Angeli, 1988; Marcel Roncayolo, <em>Les grammaires d\u2019une ville. <\/em><em>Essai sur la gen\u00e8se des structures urbaines \u00e0 Marseille<\/em>, Paris, \u00c9ditions de l\u2019EHESS, 1996. Traduzione mia per tutte le citazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup><sup>[2]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Olivier Raveux, <em>Une historiographie renouvel\u00e9e: dix ans de recherche sur l\u2019industrie marseillaise au XIX<sup>e<\/sup> si\u00e8cle<\/em>, in <em>La Historia econ\u00f3mica en Espa\u00f1a y Francia (siglos XIX y XX)<\/em>, a cura di Carlos Barciela Lopez, G\u00e9rard Chastagnaret e Antonio Escudero Gutierrez, Alicante, Publicaciones de la Universidad de Alicante, 2006, pp. 425-440; Xavier Daumalin, <em>Le patronat marseillais et la seconde industrialisation\u00a0(1880-1930)<\/em>, Aix-en-Provence, Presses universitaires de Provence, 2014.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup><sup>[3]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 P. Milza, <em>Fran\u00e7ais et Italiens \u00e0 la fin du XIX<sup>e <\/sup>si\u00e8cle<\/em>, cit., pp. 833-857.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup><sup>[4]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Ibid.<\/em>, p. 844.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup><sup>[5]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Xavier Daumalin, <em><a href=\"http:\/\/telemme.mmsh.univ-aix.fr\/pub\/4807683\/Usages_et_resistances_des_ouvriers_immigres_dans_l_industrie_marseillaise_(1880-1914).html\">Usages et r\u00e9sistances des ouvriers immigr\u00e9s dans l\u2019industrie marseillaise (1880-1914)<\/a><\/em>, \u201cCahiers de la M\u00e9diterran\u00e9e\u201d, 84 (2012), pp. 235-252, e <em>De l\u2019usage m\u00e9moriel du massacre d\u2019Aigues-Mortes par les ouvriers Italiens de Marseille<\/em>, in<em> Les batailles de Marseille. Immigration, violence et conflits XIXe-XXe si\u00e8cles<\/em>, a cura di St\u00e9phane Mourlane e C\u00e9line Regnard, Aix-en-Provence, Presses universitaires de Provence, 2013, p. 125-136.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup><sup>[6]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Archives d\u00e9partementales des Bouches-du-Rh\u00f4ne, Marseille, (d\u2019ora in poi ADBdR), 1 M 929, rapporto del commissario generale del 13 maggio 1881.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><sup><sup>[7]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ADBdR, 1 M 879, nota del 28 luglio 1881.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><sup><sup>[8]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ADBdR, 1 M 879, nota del 28 luglio 1881.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><sup><sup>[9]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Reclamano che sia stabilita una pausa tra mezzogiorno e le due del pomeriggio e chiedono l\u2019aumento di salario per le notti e la domenica e l\u2019abolizione del lavoro a forfait (ADBdR, 1 M 929, nota del 15 aprile 1883).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\"><sup><sup>[10]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ADBdR, 1 M 930, rapporto di polizia del 3 giugno 1883.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\"><sup><sup>[11]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ADBdR, 1 M 930, rapporto di polizia del 19 giugno 1883.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\"><sup><sup>[12]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ADBdR, 1 M 930, lettera di C.-A. Verminck al prefetto, 2 luglio 1883.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\"><sup><sup>[13]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Questo congresso \u00e8 importante per pi\u00f9 d\u2019un motivo: da un lato, perch\u00e9 si traduce nell&#8217;adozione di tesi collettiviste e internazionaliste marxiste; dall&#8217;altro, perch\u00e9 provoca una ripresa dell\u2019attivit\u00e0 militante con un proliferare di conferenze, il lancio di nuovi giornali e la creazione di circoli politici molto dinamici che nascono intorno a personalit\u00e0 come Jean Lombard, Pierre Roux, Antide Boyer e Clovis Hugues.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\"><sup><sup>[14]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ADBdR, 1 M 879, nota del 28 luglio 1881.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\"><sup><sup>[15]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Antide Boyer, nato a Aubagne nel 1850, inizia la carriera come operaio vasaio \u2013 il mestiere del padre \u2013 prima di intraprendere gli studi al Petit S\u00e9minaire di Marsiglia. Viene eletto deputato socialista a Marsiglia nel 1885, 1889, 1893, 1898, 1902 e 1906. In seguito \u00e8 senatore dal 1907 al 1912.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\"><sup><sup>[16]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ADBdR, 1 M 879, rapporto di polizia del 14 luglio 1883.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\"><sup><sup>[17]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ADBdR, 1 M 879, rapporto di polizia del 14 luglio 1883. Ernest Farrenc \u00e8 redattore capo del giornale socialista \u201cLa voix du peuple\u201d<em>.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\"><sup><sup>[18]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Perdono 30 centesimi su un salario di 1,75 franchi per 12 ore di lavoro (ADBdR, 1 M 933).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\"><sup><sup>[19]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ADBdR, 1 M 933, rapporto di polizia del 20 aprile 1894.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\"><sup><sup>[20]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il differenziale fisico, che permette specificamente agli operai italiani impiegati nelle saline di guadagnare di pi\u00f9 rispetto agli operai francesi, nonostante abbiano un salario inferiore, non funziona allo stesso modo nell\u2019industria (G\u00e9rard Noiriel, <em>Le massacre des Italiens. Aigues-Mortes, 17 ao\u00fbt 1893<\/em>, Paris, Fayard, 2010, p. 112).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\"><sup><sup>[21]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ADBdR, 1 M 933, rapporto di polizia del 24 aprile 1894.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\"><sup><sup>[22]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ADBdR, 1 M 933, rapporto di polizia del 31 marzo 1894.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\"><sup><sup>[23]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Anche Antide Boyer \u00e8 membro del Partito operaio di Jules Guesde. La situazione sembra molto diversa nel nord della Francia, dove il \u201csocialismo nazionale\u201d di Maurice Barr\u00e8s provoca pi\u00f9 rivalit\u00e0. G\u00e9rard Noiriel ricorda il caso del minatore, poi deputato, Emile Basly che, nel 1893, milita attivamente a favore di una legge che protegge il lavoro nazionale (<em>Le massacre des Italiens, <\/em>cit., p. 98).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\"><sup><sup>[24]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel 1900, il comune di Flaissi\u00e8res gioca un ruolo di primo piano nel sostegno allo sciopero delle fabbriche d\u2019olio. I militanti socialisti sono di nuovo molto presenti durante gli scioperi del 1907, 1908 e 1910, sia in quelli delle fabbriche d\u2019olio sia in quelli delle raffinerie di zucchero (ADBdR, 1 M 955).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\"><sup><sup>[25]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ADBdR, 1 M 882, rapporto di polizia del 16 febbraio 1897. Il patronato marsigliese \u00e8 perlopi\u00f9 ostile al licenziamento degli operai italiani. Segue una logica liberale in cui la libert\u00e0 degli scambi \u00e8 importante tanto quanto quella delle mobilit\u00e0 migratorie legate al lavoro: \u201cGuardiamoci bene dalle violenze che andrebbero contro l\u2019interesse di una grande citt\u00e0 aperta in cui il tasso di natalit\u00e0 \u00e8 insufficiente, delle industrie locali che un grande esodo potrebbe far vacillare, e della stessa popolazione operosa. Ci sono ripercussioni economiche che i nostri operai possono comprensibilmente non notare: se l\u2019immigrazione fosse soppressa, un aumento artificiale del salario qui e l\u00e0 sarebbe compensato da una diminuzione della produzione; al rincaro dei tassi giornalieri corrisponderebbe un rincaro di quei determinati articoli che i piccoli consumatori comprerebbero a un prezzo pi\u00f9 elevato\u201d (Eug\u00e8ne Rostand, <em>Questions d\u2019\u00e9conomie sociale dans une grande ville populaire<\/em>, Paris, Guillaumin, 1889, p. 442).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\"><sup><sup>[26]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Xavier Daumalin, Olivier Lambert e Philippe Mioche, <em>Une aventure industrielle en Camargue. Histoire de l\u2019\u00e9tablissement Solvay de Salin-de-Giraud (1895 \u00e0 nos jours)<\/em>, Aix-en-Provence, REF.2C \u00e9ditions, 2012, p. 22.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\"><sup><sup>[27]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 M. Roncayolo, <em>Les grammaires d\u2019une ville, <\/em>cit., p. 156.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\"><sup><sup>[28]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 R. Lopez ed \u00c9. Temime, <em>Migrance<\/em>, cit., p. 11.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\"><sup><sup>[29]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Ibid.<\/em>, p. 186.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\"><sup><sup>[30]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ADBdR, 4 M 2351, Inchiesta industriale del 1912-1913.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\"><sup><sup>[31]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lettera dell\u201911 marzo 1865, citata in Fabien Bartolotti, <em>De Marseille au canal de Suez. L\u2019ascension d\u2019une entreprise de travaux publics maritimes: Dussaud fr\u00e8res (1845-1869),<\/em> tesi di laurea specialistica, Universit\u00e0 di Aix-Marseille, 2013, p. 107.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\"><sup><sup>[32]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>La traite des petits italiens <\/em><em>\u00e0 Marseille<\/em>, \u201cLe Petit Proven\u00e7al\u201d, 21 febbraio 1902; vedi anche Mariella Colin, <em>L\u2019\u00e9migration des enfants italiens en France aux XIX<sup>e<\/sup> et XX<sup>e<\/sup> si\u00e8cles entre la litt\u00e9rature et l\u2019histoire<\/em>, in <em>Gli italiani all\u2019estero<\/em>, a cura di Jean-Charles Vegliante, Paris, Publications de la Sorbonne nouvelle, 1990, pp. 17-33.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\"><sup><sup>[33]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Fran\u00e7ois Bernard, <em>Les conditions de travail et les gr\u00e8ves r\u00e9centes \u00e0 Marseille<\/em>, \u201cJournal des \u00e9conomistes\u201d, gennaio-marzo 1884, t. 25, p. 413.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\"><sup><sup>[34]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Archives des Houill\u00e8res des Bassins du Centre et du Midi (HBCM), verbale del consiglio d\u2019amministrazione della Soci\u00e9t\u00e9 nouvelle de charbonnages des Bouches-du-Rh\u00f4ne, 23 agosto 1911.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\"><sup><sup>[35]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Archives Zarifi, verbale del consiglio di amministrazione della Soci\u00e9t\u00e9 anonyme des tuileries Romain Boyer, 27 settembre 1911.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\"><sup><sup>[36]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Xavier Daumalin, Jean Domenichino, Philippe Mioche e Olivier Raveux, <em>Gueules noires de Provence. Histoire du bassin minier des Bouches-du-Rh\u00f4ne (1744-2003)<\/em>, Marseille, Editions Jeanne Laffitte, 2005, pp. 80-172.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\"><sup><sup>[37]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vincent Grand, <em>La c\u00e9ramique de Saint-Henri, les usines Arnaud Pierre<\/em>, Aix, Makaire, 1878, p. 61.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\"><sup><sup>[38]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Ibid<\/em>., p. 64.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref39\" name=\"_ftn39\"><sup><sup>[39]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Fran\u00e7ois Caron, <em>Changement technique et culture technique<\/em>\u00a0in <em>Histoire de la France industrielle<\/em>, a cura di Maurice L\u00e9vy-Leboyer, Paris, Larousse, 1995, p. 234.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref40\" name=\"_ftn40\"><sup><sup>[40]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 M. Roncayolo, <em>Les grammaires d\u2019une ville, <\/em>cit., p. 141.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref41\" name=\"_ftn41\"><sup><sup>[41]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L. Pierrein, <em>Industries traditionnelles du port de Marseille,<\/em> cit., pp. 36-39; Jean Georgelin, <em>L\u2019\u00e9conomie de Marseille-Provence au travers de l\u2019oeuvre de Louis Pierrein<\/em>, Marseille, CCIM, 1988.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref42\" name=\"_ftn42\"><sup><sup>[42]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Xavier Daumalin, <em>Capitalisme familial et seconde industrialisation: Marseille (1880-1930)<\/em>, Aix-en-Provence, Presses universitaires de Provence, 2014.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref43\" name=\"_ftn43\"><sup><sup>[43]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 R. Lopez ed \u00c9. Temime, <em>Migrance<\/em>, cit., p. 72.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref44\" name=\"_ftn44\"><sup><sup>[44]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Pierre Milza, <em>Voyages en Ritalie,<\/em> Paris, Payot, 1993, pp. 102-103; Laurent Dornel, <em>La France hostile. Socio-histoire de la x\u00e9nophobie (1870-1914)<\/em>, Paris, Hachette, 2004.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref45\" name=\"_ftn45\"><sup><sup>[45]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 C\u00e9line Regnard-Drouot, <em>Marseille la violente. Criminalit\u00e9, industrialisation et soci\u00e9t\u00e9<\/em> <em>(1851-1914)<\/em>, Rennes, PUR, 2009, p. 181 e successive.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref46\" name=\"_ftn46\"><sup><sup>[46]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Archives Zafiropoulo, Cronologia della miniera di Djebel Hallouf, 1943.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref47\" name=\"_ftn47\"><sup><sup>[47]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Rang-Ri Park-Barjot, <em>Le patronat fran\u00e7ais des travaux publics et les r\u00e9seaux ferroviaires dans l\u2019empire fran\u00e7ais\u00a0: l\u2019exemple du chemin de fer du Yunnan (1898-1913)<\/em>, in <em>L\u2019Esprit \u00e9conomique imp\u00e9rial (1830-1970). Groupes de pression &amp; r\u00e9seaux du patronat colonial en France &amp; dans l\u2019empire<\/em>, a cura di Hubert Bonin, Catherine Hodeir e Jean-Fran\u00e7ois Klein, Paris, SFHOM, 2008, p. 664.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019idea di riaprire la questione delle interazioni tra l\u2019industria marsigliese e l\u2019immigrazione italiana nel corso dell\u2019Ottocento potr\u00e0 sembrare singolare, dopo gli studi di storici e geografi come Pierre Milza, Teodosio Vertone, Louis Pierrein, Marcel Roncayolo<\/p>\n","protected":false},"author":115,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[51,81],"tags":[474,310,472,473,245],"class_list":["post-2714","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-s13-asei","category-c65-articoli","tag-conflitti-sociali","tag-economia","tag-immigrazione-italiana","tag-industria-marsigliese","tag-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2714","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/115"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2714"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2714\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3678,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2714\/revisions\/3678"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2714"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2714"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2714"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}