{"id":2732,"date":"2014-12-17T18:52:00","date_gmt":"2014-12-17T17:52:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=2732"},"modified":"2017-05-16T10:16:45","modified_gmt":"2017-05-16T08:16:45","slug":"scrivere-di-emigrazione-italiana-nel-2014","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2014\/12\/scrivere-di-emigrazione-italiana-nel-2014\/","title":{"rendered":"Scrivere di emigrazione italiana nel 2014"},"content":{"rendered":"<p>Il <em>Dizionario enciclopedico delle migrazioni italiane nel mondo<\/em><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> (Roma, SER, 2014), diretto da Tiziana Grassi e curato dalla stessa e da Enzo Caffarelli, Mina Cappussi, Delfina Licata e Gian Carlo Perego, ha aperto l\u2019anno proponendone il tema principale: il tentativo di arrivare allo stesso tempo a nuove sintesi e a un pubblico pi\u00f9 vasto. Il massiccio volume cerca infatti di raccontare in maniera tutto sommato agile la vicenda migratoria italiana, grazie soprattutto al riscontro fra 700 lemmi di base (migrazione paese per paese, protagonisti dei flussi, ecc.), 160 box di studio (relativi a particolari luoghi di insediamento o a istituzioni legate al fenomeno) e 17 appendici su temi specifici (mobilit\u00e0 interna o demografia dei flussi, ma anche i bagagli o il cibo degli emigrati). Qualcosa di analogo, ma a un livello accademico pi\u00f9 alto, era avvenuto agli inizi del precedente decennio quando la ormai famosa <em>Storia dell\u2019emigrazione italiana<\/em> (I-II, Roma, Donzelli, 2001-2002), curata da Piero Bevilacqua, Andreina De Clementi ed Emilio Franzina, aveva aperto la ripresa in grande degli studi sull&#8217;emigrazione<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. Franzina aveva pensato di darle un seguito mediante un Dizionario, ma n\u00e9 Donzelli, n\u00e9 altri editori avevano voluto o potuto farsi carico del rischio.<\/p>\n<p>Tra il Dizionario attuale e la Storia Donzelli c\u2019\u00e8 una certa osmosi, visto che alcuni autori hanno contribuito a entrambe. Nel frattempo non si \u00e8 esaurita la spinta del gruppo legato alla seconda: alcuni curatori di quei volumi sono ancora molto attivi, per quanto ormai in pensione. Proprio il collettivo di questa rivista ha recentemente organizzato <em>D\u00ec b\u00e4n so. Migrazioni e migranti nella storia: articoli, saggi e studi di e su Emilio Franzina che va in pensione<\/em> (a cura di Matteo Sanfilippo, Viterbo, Sette Citt\u00e0, 2014). Inoltre ha dedicato allo studioso vicentino il dossier del decimo numero dell\u2019Archivio: <em>Cantanti ed emigrazione<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup><strong><sup>[3]<\/sup><\/strong><\/sup><\/a><\/em>. Nel frattempo Franzina non ha diminuito la sua produzione e, oltre a raccogliere alcuni recenti lavori sia nel volume in suo onore, sia in <em>La terra ritrovata. Storiografia e memoria della prima immigrazione italiana in Brasile <\/em>(Genova, Stefano Teramini Editore, 2014), ha partecipato con chi scrive e Vincenzo Lombardi alla cura di <em>Italoamericani. L\u2019opera di Rudolph J. Vecoli (1927-2008)<\/em> (Isernia, Cosmo Iannone Editore, 2014)<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup><sup>[4]<\/sup><\/sup><\/a>, ha proposto una breve sintesi interpretativa su <em>La storia delle migrazioni come storia del lavoro<\/em> (in <em>Il lavoro cambia<\/em>, a cura di Ariella Verrocchio ed Elisabetta Vezzosi, Trieste, EUT, 2014, pp. 39-54) e soprattutto si \u00e8 posto il problema di come farsi leggere da chi non si interessa alla storia delle migrazioni.<\/p>\n<p>Ha cos\u00ec scritto nel 2014 <em>La storia (quasi vera) del Milite ignoto. raccontata come un\u2019autobiografia<\/em>, incentrata sul rientro degli italo-migranti e dei loro figli per combattere nella grande guerra. Questo lavoro non \u00e8 un saggio, pur avendo una lunga postfazione saggistica, bens\u00ec un romanzo alla Ippolito Nievo, autore carissimo a Franzina e da questi studiato anche sulla nostra rivista<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup><sup>[5]<\/sup><\/sup><\/a>. In ogni caso le lettere e le riflessioni del protagonista, il futuro milite ignoto, sono estrapolate o ricostruite sulla base della ricchissima documentazione di quel tempo, da molti decenni raccolta e studiata da Franzina. Questi, come ricorda <em>D\u00ec b\u00e4n so<\/em>, \u00e8 uno dei maggiori esperti europei di scritture autobiografiche ed epistolari e proprio in questo numero del nostro \u201cArchivio\u201d propone una rubrica specificamente dedicata allo studio di tali documenti.<\/p>\n<p>Anche Andreina De Clementi si \u00e8 occupata delle testimonianze di migranti, soprattutto meridionali e del periodo che va dalla grande emigrazione all\u2019<em>entre-deux-guerres<\/em> e quindi al flusso del secondo dopoguerra<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup><sup>[6]<\/sup><\/sup><\/a>. Nella sua ultima opera non ha tentato la via della letteratura; ha invece fatto il punto della sua pluridecennale ricerca, raccogliendo e rielaborando una dozzina di saggi in <em>L\u2019assalto al cielo. Donne e uomini nell&#8217;emigrazione\u00a0italiana<\/em> (Roma, Donzelli, 2014). Come Franzina, nella postfazione al suo romanzo, De Clementi sottolinea in questo libro che \u201cl\u2019emigrazione \u00e8 stata la Cenerentola della storiografia, resa incapace di interagire con la storia nazionale, relegata a qualche paragrafo aggiuntivo nei manuali scolastici e racchiusa in un recinto di specialisti poco desiderosi di dialogo e poco desiderati\u201d (p. IX). Il suo sforzo tenta dunque di riequilibrare questa condizione di inferiorit\u00e0, in parte autoinflitta. Di conseguenza non soltanto reinserisce la vicenda migratoria in quella nazionale, almeno dal 1870 in poi, ma si preoccupa anche di incentrare entrambe sul rapporto tra uomini e donne e sull&#8217;importanza di queste ultime nella storia e (solo pi\u00f9 tardi) nella storiografia della mobilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il bel libro di De Clementi insiste molto sui difetti della storiografia italiana, soprattutto nel settore migratorio, che a suo dire non avrebbe saputo imporsi, e in quello contemporaneista, sempre a suo dire incapace di comprendere quanto le migrazioni otto-novecentesche siano state fondamentali nella storia della nazione italiana. Sia le opere di Franzina, sia quelle di De Clementi hanno un sottofondo pessimistico, per lo meno in merito allo sviluppo della storiografia e del dibattito italiani sulle vicende nazionali, migratorie o meno. Il <em>Dizionario enciclopedico<\/em>, dal quale siamo partiti, presenta invece un punto di vista opposto, quello di una saggistica cattolica attenta sin dalla seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento alla dimensione migratoria in vista sia dell\u2019azione pratica, sia della riflessione teorica. In merito a questa duplice spinta, si vedano i due volumi appena usciti di Beniamino Rossi, <em>Un\u2019opera ben pi\u00f9 vasta. Gli inizi della Congregazione Scalabriniana e l\u2019Opera di Patronato S. Raffaele<\/em> (Roma-UCOS &#8211; CSER, 2014) e Giovanni Terragni, <em>Scalabrini e la sua Congregazione. Aspetti istituzionali, 1887-1905<\/em> (Napoli, Grafica elettronica, 2014), entrambi dedicati al debutto dei missionari di S. Carlo nell&#8217;arena ecclesiastica e sociale<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup><sup>[7]<\/sup><\/sup><\/a>. Grazie anche al <em>Rapporto italiani nel mondo<\/em> della Fondazione Migrantes arrivato nel 2014 al nono volume (Todi, Editrice Tau, 2014), senza poi dimenticare la costante attivit\u00e0 della rivista scalabriniana \u201cStudi Emigrazione\u201d, ormai al fascicolo 196, la produzione cattolica non ha mai registrato una flessione quantitativa e soprattutto ha abbinato indagini e riflessioni a un\u2019intensa attivit\u00e0 a favore degli odierni immigrati nella Penisola e di chi da questa \u00e8 partito negli ultimi decenni oppure parte ora.<\/p>\n<p>La produzione cattolica non rivela i rimorsi o i rimpianti comuni alla letteratura della sinistra del secolo scorso, cui si possono ascrivere Franzina e De Clementi, perch\u00e9 vede la propria attivit\u00e0 come una forma di servizio e perch\u00e9 sa resistere a ogni mutazione della congiuntura politico-culturale senza abbandonare l\u2019analisi dei fenomeni migratori e l\u2019assistenza ai migranti. Grazie a tale resistenza non si sente n\u00e9 condannata, n\u00e9 emarginata. In questa constatazione si intravede un nodo, che vale la pena di approfondire pur se non abbiamo qui molto spazio. Le riflessioni di Franzina e di De Clementi sono il frutto di una pi\u00f9 generale crisi politico-culturale. La progressiva scomparsa di una sinistra italiana, almeno nel senso che veniva dato a questo termine nel secolo scorso, \u00e8 infatti accompagnata dalla crisi del libro e pi\u00f9 in generale di tutte le pubblicazioni a stampa. In tale congiuntura di ogni volume di carta si vendono poche centinaia di copie, ma nel frattempo il digitale non \u00e8 riuscito a sostituire la tipografia. E-book e biblioteche digitali sono un prodotto di nicchia, poco utilizzato dai lettori, e di fondo l\u2019unica vera innovazione del panorama elettronico \u00e8 la grande disponibilit\u00e0 di materiali on-line, anche scientifici.<\/p>\n<p>Tale disponibilit\u00e0 \u00e8 evidentissima negli studi migratori. Questa nostra rivista e le collane satelliti di libri e quaderni sono lette e citate quasi sempre nella versione elettronica (raggiungibile attraverso www.asei.eu). Lo stesso avviene per \u201cAltreitalie\u201d, che ha messo gratuitamente in linea i numeri dal 1989 al 2012, nonch\u00e9 i sommari di quelli pi\u00f9 recenti e le indicazioni sulle collane del Centro Altreitalie (http:\/\/www.altreitalie.it\/). Persino una rivista specialistica come \u201cFrontiere\u201d del Centro Studi Tusiani offre i suoi fascicoli ed altri materiali bibliografici e di ricerca sul poeta italo-statunitense Joseph Tusiani, sulla letteratura emigrata e sulla presenza italiana nelle Americhe all&#8217;indirizzo http:\/\/www.centrostuditusiani.com\/. Tuttavia questa vasta offerta, in genere di qualit\u00e0, scompare tra i miliardi di pagine schedate dai motori di ricerca ed \u00e8 costantemente sopravanzata dalle voci di wikipedia (alcune molto buone, ma non sempre quelle della versione italiana) e da una quantit\u00e0 di siti che rimbalzano informazioni e interpretazioni datate, se non addirittura errate<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup><sup>[8]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>A questo <em>cauchemar<\/em> biblio-sitografico, nel quale \u00e8 difficile distinguere il grano dal loglio, gli accademici formatisi in un altro secolo non sanno reagire. Qualsiasi sia la loro posizione politica, hanno una concezione ottocentesca della cultura, che considerano valido soltanto se frutto di lavoro e studio autonomi. Sono quindi sconcertati da un mondo, in cui tutti agiscono come gli studenti quando copiano le tesine da wikipedia o da Skuola.net. Al contempo non si capacitano che tanti loro colleghi non frequentino i siti web, perch\u00e9 ancora poco efficienti sul piano digitale, ma abbiano comunque smesso di leggere quello che viene stampato e scrivano basandosi su pochi e spesso vecchi testi.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo fenomeno era in realt\u00e0 evidente gi\u00e0 nel secolo scorso, quando la maggior parte degli storici italiani conosceva una minima parte della bibliografia relativa all\u2019argomento che studiava. Tuttavia il progressivo aumento della platea degli scrittori di cose storiche (docenti universitari, giornalisti, diplomatici, politici, semplici appassionati) ha ulteriormente abbassato la qualit\u00e0 generale di tale produzione. Inoltre lo sbriciolarsi degli ideali politici ha spinto tanti a optare per la mera sopravvivenza lavorativa senza speranze in un futuro migliore. Di conseguenza tanti saggisti, professionali o improvvisati, considerano inutile qualsiasi sforzo per documentarsi veramente, tanto pi\u00f9 che le copie vendute di ogni rivista o di ogni opera sono veramente poche.<\/p>\n<p>La produzione cattolica non ha questi handicap, perch\u00e9 ha iscritti nella propria ragion d\u2019essere la speranza nel futuro e l\u2019impegno nel presente. Inoltre, al contrario di tanti studiosi di sinistra, i saggisti cattolici si rivolgono a un pubblico assai vasto e motivatamente interessato alle migrazioni: un pubblico di attivisti, che vuole saperne di pi\u00f9 per agire meglio. Scrivono infatti per chi nelle parrocchie, negli ospedali e nelle ASL, nelle scuole e nelle universit\u00e0, insomma in genere nel territorio, tratta quotidianamente con coloro che partono o che arrivano. Gli autori di sinistra non hanno pi\u00f9 un pubblico analogo, perch\u00e9 i raggruppamenti del loro spettro politico, moderati o radicali, non si interessano dei problemi migratori, se non su un piano astrattamente teorico o su quello pi\u00f9 pratico del trarre guadagni, persino illeciti, dalla gestione dell\u2019immigrazione<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><sup><sup>[9]<\/sup><\/sup><\/a>, e gli attivisti sono un ricordo del passato.<\/p>\n<p>Alla porzione pi\u00f9 accademica del pubblico cattolico, ai professori e agli studenti universitari, ai medici e agli \u201coperatori sociali\u201d di alto livello, sono offerte riviste e collane di alto livello teorico come la gi\u00e0 citata \u201cStudi Emigrazione\u201d (e le altre pubblicazioni del Centro Studi Emigrazione di Roma<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><sup><sup>[10]<\/sup><\/sup><\/a>) o i Quaderni del SIMI<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><sup><sup>[11]<\/sup><\/sup><\/a>, nonch\u00e9 la notevole produzione, qualitativamente e quantitativamente, dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano e delle istituzioni ad essa legate. Basti ricordare la Fondazione ISMU, che gestisce un gran numero di edizioni a stampa o in digitale sull&#8217;immigrazione in Italia (vedine i rimandi a http:\/\/www.ismu.org\/pubblicazioni\/), e il Centro Iniziative e Ricerca sulle Migrazioni di Brescia (http:\/\/centridiricerca.unicatt.it\/cirmib_1751.html, anche qui con elenco di pubblicazioni). Per coloro che sono invece pi\u00f9 calati nell\u2019azione la Migrantes garantisce annualmente i Rapporti sugli italiani nel mondo e sull&#8217;immigrazione in Italia (quest\u2019ultimo arrivato nel 2014 al ventiquattresimo volume), il gi\u00e0 ricordato <em>Dizionario<\/em> e due collane: i Quaderni (basati su progetti di ricerca in corso: vedi Giovanna Di Vincenzo, Fabio Marcetti e Maria Francesca Staiano, <em>Sulle orme di Marco Polo. Italiani in Cina, <\/em>Todi, Tau editrice, 2014) e Testimonianze e esperienze delle migrazioni (equanimemente dedicati ai flussi in entrata e in uscita dalla Penisola, su questi ultimi: Claudio Marra, <em>\u201c&#8230;Vi sono sempre vicino\u201d. Lettere di cilentani emigrati al di l\u00e0 dell\u2019oceano<\/em>, Todi, Tau editrice 2013, e Pietro Molle, <em>La chiesa italiana di Londra. La storia dei primi Pallottini in Inghilterra,<\/em> Todi, Tau editrice, 2014).<\/p>\n<p>Grazie alla propria assise religiosa e culturale il mondo cattolico non sembra dunque subire la crisi che attanaglia la storiografia di sinistra sulle migrazioni. Casomai soffre del fatto che elaborare un cos\u00ec gran numero di libri, riviste ed iniziative non permette un costante controllo qualitativo e induce qualche volta a pubblicare opere di caratura non eccelsa. D&#8217;altronde lo stesso attivismo del pubblico cattolico spinge verso una produzione che segue i fenomeni descritti quasi in tempo reale, riducendo le fasi di preparazione e meditazione. In ogni caso la saggistica di area cattolica mostra una straordinaria capacit\u00e0 di seguire quanto accade e gode ormai di una grande attenzione mediatica, basti pensare all&#8217;eco sui maggiori giornali e sulle televisioni del gi\u00e0 menzionato Rapporto 2014 sull&#8217;emigrazione italiana. Tale attenzione \u00e8 profondamente meritata, perch\u00e9 oggi sono le organizzazioni cattoliche a raccogliere informazioni, spesso determinanti. Proprio la Migrantes \u00e8 stata la prima a registrare l\u2019inversione dei movimenti peninsulari: le partenze verso l\u2019estero non soltanto crescono costantemente, in ragione di un tasso astronomico di disoccupazione giovanile, ma scavalcano gli arrivi. Questi ultimi ovviamente rallentano, mentre antichi immigrati oppure i figli di questi fuggono davanti alla crisi del Paese, come gli italiani e spesso mischiandosi a questi, cosicch\u00e9 oggi abbiamo comunit\u00e0 all&#8217;estero composte anche da italiani figli di immigrati nella Penisola.<\/p>\n<p>A fianco ai due attori maggiori sin qui raffigurati, cio\u00e8 una storiografia di sinistra non doma, ma in difficolt\u00e0, e una saggistica cattolica in crescita, il 2014 ha visto l\u2019azione di altri gruppi e altre tendenze. Si tratta di un terzo fronte non in opposizione, anzi in genere complementare agli altri due. In certi casi questa composita corrente si appoggia a enti istituzionali, pubblici come il CNR o privati come il Centro Altreitalie; in altri i suoi rappresentati sono free lance obbligati a cercare ogni anno finanziamenti per sopravvivere, oppure stabilmente emigrati all&#8217;estero per lavorare<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><sup><sup>[12]<\/sup><\/sup><\/a>. Si veda quante italiane trasferitesi in Francia collaborano al dossier in questo numero della nostra rivista, ma si pensi anche a Roberto Sala, noto studioso delle migrazioni in Germania e dei media per gli immigrati<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><sup><sup>[13]<\/sup><\/sup><\/a>, da settembre 2013 coordinatore della <em>Basel <\/em>Graduate School of History e recentemente organizzatore del convegno internazionale <em>Beyond modernity. Transepochal perspectives on spaces, actors and structures<\/em> (Basilea, 28-29 novembre 2014), dove \u00e8 stata proposta un\u2019analisi globale e sul lungo periodo dei fenomeni migratori. Molti ricercatori emigrati tendono infatti ad adottare una prospettiva pi\u00f9 ampia e a interessarsi ad argomenti che esulano dalla semplice storia italiana, si vedano, ad esempio, Michael Longo e Matteo Pretelli, <em>Refugee roulette: fences, deflected responsibilities and the politics of excision<\/em>, \u201cAustralian Journal of Human Rights\u201d, 20, 1 (2014), pp. 163-202.<\/p>\n<p>In genere la situazione personale di questi ricercatori e le necessit\u00e0 finanziare dei centri istituzionali, che li appoggiano, spingono ad approfondire argomenti poco esplorati o a riprenderli in una chiave nuova in modo da poter attingere agli scarsi fondi oggi disponibili. A proposito dell\u2019evolversi delle chiavi interpretative la prospettiva plurimillenaria proposta da Sala \u00e8 rispecchiata, sia pure su scala secolare, dal numero monografico di \u201cGenesis\u201d (XIII\/1, 2014), la rivista della Societ\u00e0 Italiana delle Storiche, dedicato a <em>Donne migranti tra passato e presente. Il caso italiano<\/em> e curato da Maria Rosaria Stabili e Maddalena Tirabassi. Il tema \u00e8 ormai un classico, grazie anche ai ricordati sforzi di Andreina De Clementi<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><sup><sup>[14]<\/sup><\/sup><\/a>, ma qui \u00e8 declinato in nuovi modi, collegando et\u00e0 moderna ed et\u00e0 contemporanea, emigrazione ed immigrazione, esperienze europee ed americane. Ancora Maddalena Tirabassi ha sollecitato un cambio di marcia del Centro Altreitalie, che adesso produce libri attentissimi alle questioni dell\u2019emigrazione nel nostro millennio: dal voto degli emigranti (<em>Il voto degli altri. Rappresentanze e scelte elettorali degli italiani all\u2019estero<\/em>, a cura di Guido Tintori, Torino, Rosenberg &amp; Sellier, 2012) alla nuova diaspora giovanile (<strong><em>La meglio Italia. Le mobilit\u00e0 italiane nel XXI secolo<\/em>, curato assieme ad Alvise Del Pra\u2019, Torino, Accademia University Press, 2014<\/strong>). Insomma o si lavora sulla stretta attualit\u00e0, ma su di una geografia molto ampia, si pensi ancora a <em>Il dovere di integrarsi. Cittadinanze oltre il logos multiculturalista<\/em>, a cura di Maurizia Russo Spena e Vincenzo Carbone, Roma, Armando Editore, 2014 e a Oltre lo Ius Soli. La cittadinanza italiana in prospettiva comparata, a cura di Mario Savino, Napoli, Editoriale Scientifica, 2014, oppure si opta per tagli plurisecolari e per calare i problemi di oggi in contesti di ieri<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><sup><sup>[15]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Il progetto che sembra meglio tener conto delle mutazioni (sociali e storiografiche) recenti, sia sul piano dei fenomeni migratori, sia sul piano delle recenti evoluzioni culturali, \u00e8 quello diretto da Michele Colucci per l\u2019Istituto di studi sulle societ\u00e0 del mediterraneo del CNR (Napoli). Tale istituto mostra da tempo molto interesse per le migrazioni nel Mediterraneo, su cui ha prodotto un utile database e vari libri: http:\/\/www.issm.cnr.it\/index.php?option=com_content&amp;task=section&amp;id=22&amp;Itemid=268 e i volumi successivi del <em>Rapporto sulle economie del Mediterraneo<\/em> curato da Paolo Malanima (Bologna, Il Mulino, 2005-2014). Ora \u00e8 nato il <em>Rapporto sulle migrazioni interne in Italia<\/em>, per il quale si veda il sito http:\/\/migrazioninterne.it\/ e le spiegazioni di Colucci in questo numero della nostra rivista. Oltre al sito web appena ricordato, il progetto ha portato a un volume tradizionale a cura di Colucci e Stefano Gallo: <em>L\u2019arte di spostarsi. Rapporto 2014 sulle migrazioni interne in Italia<\/em> (Roma, Donzelli, 2014), nel quale si fa il punto sul fenomeno e su come studiandolo si possano meglio intendere aspetti determinanti della mobilit\u00e0 nella, dalla e verso la Penisola<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><sup><sup>[16]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Molti dei partecipanti al rapporto digitale e al libro cartaceo studiano da tempo il ruolo delle migrazioni interne nell&#8217;ambito dei movimenti da e verso l\u2019Italia e della storia peninsulare tra secondo Novecento e nuovo millennio. Oltre ai contributi del rapporto si possono qui ricordare: <em>Su e gi\u00f9 per l\u2019Italia. La ripresa delle emigrazioni interne e le trasformazioni del mercato del lavoro<\/em>, a cura di Davide Bubbico, Enrico Rebeggiani ed Enrica Morlicchio, \u201cSociologia del lavoro\u201d, 121, 2011; Stefano Gallo, <em>Senza attraversare le frontiere. Le migrazioni interne dall&#8217;Unit\u00e0\u00a0a oggi<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 2012; Anna Badino, <em>Strade in salita. Figlie e figli dell\u2019immigrazione meridionale al Nord<\/em>, Roma, Carocci, 2012; <em>Migrazioni interne<\/em>, a cura di Michele Colucci, \u201cMeridiana\u201d, 75 (2012); <strong>Michelangela Di Giacomo<\/strong>, <em>Da Porta Nuova a Corso Traiano. Movimento operaio e immigrazione meridionale a Torino. 1955-1969<\/em>, Bologna, Bononia University Press, 2013; Dario Basile, <em>Le vie sbagliate. Giovani e vita di strada nella Torino della grande emigrazione interna<\/em>, Milano, Unicopli, 2014; Nazareno Panichella, <em>Meridionali al Nord. Migrazioni interne e societ\u00e0 italiana dal dopoguerra ad oggi<\/em>, Bologna, il Mulino, 2014. e soprattutto i saggi di Corrado Bonifazi e Frank Heins, che da oltre un ventennio segnalano l\u2019importanza di quanto sta avvenendo. Si possono vedere al riguardo i materiali e le bibliografie da essi inseriti nel sito dell\u2019Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche sociali del CNR di Roma (http:\/\/www.irpps.cnr.it\/it) e le pubblicazioni di ricercatori a loro collegati<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\"><sup><sup>[17]<\/sup><\/sup><\/a>. A proposito del loro lavoro, occorre ricordare come Bonifazi abbia firmato il miglior libro oggi disponibile per comprendere quanto \u00e8 accaduto in Italia: <em>L\u2019Italia delle migrazioni<\/em> (Bologna, il Mulino, 2013), nel quale approfondisce come nella Penisola s\u2019intreccino e si condizionino reciprocamente i movimenti interni ed esterni<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\"><sup><sup>[18]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Recentemente si \u00e8 tornato a riflettere su come le migrazioni interne generino quelle verso l\u2019estero, in particolare nel settore giovanile: Russell King e Francesca Conti, <em>Bridging the divide: the gap between the study of internal and international migration, with an Italian example<\/em>, Willy Brandt Series of Working Papers, University of Malmo, 2013. Contemporaneamente si \u00e8 visto come il rientro dall&#8217;estero sia stato un passaggio obbligato prima di spostamenti interni verso mete italiane pi\u00f9 interessanti: Matteo Sanfilippo, <em>L\u2019emigrazione abruzzese<\/em>, in <em>L\u2019Aquila e l\u2019Abruzzo nella storia d\u2019Italia. economia, societ\u00e0, dinamiche politiche<\/em>, a cura di Mario Zanganella, Roma, Edizioni Nuova Cultura &#8211; Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, 2013, pp. 15-53; Elisa Ciufo, <em>Partire, ritornare, raccontare: l\u2019emigrazione del frusinate e la Fiat negli anni settanta<\/em>, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 195 (2014), pp. 518-535. Viste queste interconnessioni tra fenomeni prima ritenuti del tutto diversi appiono necessari nuovi modelli interpretativi. Cos\u00ec, nell&#8217;ambito degli studi demografici, Salvatore Strozza, <em>Com\u2019<\/em><em>\u00e8 cambiato il quadro migratorio europeo nel primo decennio del nuovo Millennio?<\/em>, in <em>Animale sociale e homo homini lupus<\/em>, a cura di Maria Caterina Federici, Manuel Anselmi e Sonja Cappello, Milano, Electa, 2011, pp. 123-147, segnala che per seguire l\u2019evoluzione dell\u2019odierna mobilit\u00e0 italiana ci si deve porre in una prospettiva pi\u00f9 vasta. Ancora Strozza, <em>Le rilevazioni degli italiani nel mondo: riflessioni sui numeri e non solo<\/em>, in Fondazione Migrantes, <em>Rapporto Italiani nel mondo 2009<\/em>, Roma, Idos, 2009, pp. 72-88, rilevava qualche anno fa come il problema non stia solo nel raccogliere i dati numerici, ma nell&#8217;interpretarli in chiave storica.<\/p>\n<p>L\u2019importanza di tutte le ricerche appena ricordate suggerisce un\u2019altra spiegazione sulla difficolt\u00e0 odierne degli storici a comprendere e descrivere i nuovi fenomeni della mobilit\u00e0 mondiale e dunque a ricostruire quelli passati, dato che ogni successiva evoluzione migratoria spinge a re-interpretare l\u2019insieme della mobilit\u00e0 negli ultimi secoli<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\"><sup><sup>[19]<\/sup><\/sup><\/a>. Gli autori menzionati sono infatti sociologi o demografi. Gli storici hanno prodotto un buon lavoro nel categorizzare quanto accaduto nei secoli scorsi, ma nel discutere i flussi odierni devono porsi nuove domande. Alcuni hanno iniziato a farlo, come dimostra la grandissima quantit\u00e0 di saggi nati dalla curiosit\u00e0 per fenomeni in precedenza poco studiati.<\/p>\n<p>Qui posso soltanto rammentare una serie di chiavi di studio innovative. Abbiamo in primo luogo le analisi su particolari incroci politico-culturali nelle Americhe: Vittorio Cappelli, <em>La Belle \u00c9poque italiana di Rio de Janeiro<\/em>, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2013; Eugenia Scarzanella, <em>Abril. Da Per\u00f3n a Videla: un editore italiano a Buenos Aires<\/em>, Roma, Delphi, 2013; Pantaleone Sergi, <em>Stivaloni, camicia nera e orbace. Italiani a Villa Regina (Patagonia)<\/em>, \u201cAltreitalie\u201d, 49 (2014), pp. 23-45; Stefano Luconi, <em>Il monumento a Verdi a New York e la costruzione di un\u2019identit\u00e0 italiana tra gli immigrati a New York all&#8217;inizio\u00a0del Novecento<\/em>, nel gi\u00e0 citato <em>D\u00ec b\u00e4n so. Migrazioni e migranti nella storia<\/em>, pp. 157-171. Poi troviamo gli studi sullo sviluppo dei media degli emigranti e sull&#8217;immagine di questi ultimi nei media italiani o stranieri: ancora Sergi, <em>Storia della stampa italiana in Uruguay<\/em>, Montevideo, Fondazione Italia nelle Americhe, 2014, e <em>Mediterraneo d\u2019esuli, migranti, stampa e affari. Il progetto di un quotidiano italiano in Turchia<\/em>, \u201cDaedalus\u201d, 5 (2014), pp. 75-100; ma anche Simone Battiston e Sabina Sestigiani, <em>\u201cA lucky country\u201d? Il viaggio inchiesta di Diego Novelli de \u201cl\u2019Unita\u201d nell&#8217;Australia\u00a0del 1971<\/em>, \u201cAltreitalie\u201d, 48 (2014), pp. 40-57; Id. e Clare Johansson, <em>Ethnic Print Media in Australia: Il Globo in the 1980s<\/em>, \u201cMedia History\u201d, 20, 4 (2014), pp. 416-430). Non vanno allora sottovalutate le ricerche sulle difficili relazioni con altri gruppi nei contesti di arrivo, per esempio in quello statunitense: Stefano Luconi, <em>The Lynching of Italian Americans: A Reassessment<\/em>, in <em>Southern Exposures: Locations and Relocations of Italian Culture<\/em>, a cura di\u00a0 Alan J. Gravano e Ilaria Serra, New York, Italian American Studies Association, 2013, pp. 58-78, e <em>Integrazione e coscienza etnica nell&#8217;impegno\u00a0politico degli italo-americani tra primo e secondo dopoguerra<\/em>, in <em>L\u2019emigrazione italiana in 150 anni di storia unitaria<\/em>, a cura di Silvana Casmirri, Cassino, Universit\u00e0 degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, 2013, pp. 207-226.<\/p>\n<p>Pietro Di Paola, <em>The Knights-Errant of Anarchy: London and the Italian Anarchist Diaspora (1880-1917)<\/em>, Liverpool, Liverpool University Press, 2013, e Leila El Houssi, <em>L\u2019Urlo contro il regime. Gli antifascisti italiani in Tunisia tra le due guerre<\/em>, Roma, Carocci, 2014, nonch\u00e9 Pantaleone Sergi, <em>Giuseppe Chiummiento esule in Argentina tra antifascismo e sostegno all&#8217;Italia\u00a0combattente<\/em>, \u201cBollettino Storico della Basilicata\u201d, 28, 2012, pp. 15-40, suggeriscono una rilettura politica dei fenomeni migratori e una visione migratoria dei fenomeni politici. Simone Cinotto ha allargato il proprio campo d\u2019attenzione, curando un volume sui rapporti fra gruppo emigrato e consumi, <em>Making Italian America: Consumer Culture and the Production of Ethnic Identities<\/em>, New York, Fordham University Press, 2014. Francesco Ricatti e Matthew Klugman, <em>\u201cConnected to Something\u201d: Soccer and the Transnational Passions, Memories and Communities of Sydney\u2019s Italian Migrants<\/em>, \u201cThe International Journal of the History of Sport\u201d, 2013, DOI:10.1080\/09523367.2013.770735, e <em>La passione calcistica degli italiani in Australia<\/em>, \u201cAltreitalie\u201d, 48, 2014, pp. 81-101, hanno lavorato sullo sport come fattore d\u2019identit\u00e0 e d\u2019identificazione, mentre Francesca Conti lo ha studiato come fattore di spostamenti (<em>In continuo movimento: il ruolo della mobilit\u00e0 e della migrazione nello sport europeo<\/em>, \u201cRivista Trimestrale di Scienza dell\u2019Amministrazione\u201d, 57, 1, 2013, pp. 119-135) o come marcatore dell\u2019evoluzione contemporanea (Nicola Porro e Francesca Conti, <em>Italia Novanta, \u201cMagic nights\u201d, globalization and a country at the crossroads<\/em>, in <em>The relevance and impact of FIFA World Cups, 1930-2010<\/em>, a cura di Kai Schiller e Stefan Rinke, G\u00f6ttingen, Wallstein, 2014, pp. 279-297). Sonia Salsi, <em>Storia dell\u2019immigrazione italiana in Belgio. Il caso del Limburg<\/em>o, Pendragon, Bologna 2013 e Javier P. Grossutti, \u201cIn the Hands of the Italians\u201d: Friulan Mosaic and Terrazzo Workers in London, in The Friulan Language: Identity, Migration, Culture, a cura di Rosa Mucignat,\u00a0 Newcastle upon Tyne, Cambridge Scholars Publishing, 2014, pp. 103-121, spinge per una rivalutazione delle migrazioni in Europa, mentre Sandro Rinauro, <em>L\u2019<\/em>\u00e9migration<em> ill\u00e9gale des Italiens en France et en Suisse apr\u00e8s la Deuxi\u00e8me Guerre mondiale<\/em>, \u201cJournal of Modern European History\u201d, 12, 1 (2014), pp. 84-106, riflette sui loro aspetti illegali. Infine Anna Sergi, <em>The evolution of the Australian \u2018ndrangheta. An historical perspective<\/em>, \u201cAustralian &amp; New Zealand Journal of Criminology\u201d, versione on-line, dicembre 2014, riprende il filo degli studi sulle relazioni fra migrazione e fenomeni criminali, affrontato anche da questa rivista grazie a Salvatore Palidda: <em>Emigrazione e organizzazioni criminali<\/em>, \u201cArchivio storico dell\u2019emigrazione italiana\u201d, 8 (2012).<\/p>\n<p>Tuttavia vi \u00e8 bisogno di andare ancora pi\u00f9 oltre, come mostrano due giovani contemporaneisti: Silvia Cassamagnaghi, <em>Operazione spose di guerra. Storie d\u2019amore e di emigrazione<\/em>, Milano, Feltrinelli, 2014, e Paolo Barcella, <em>Migranti in classe. Gli italiani in Svizzera tra scuola e formazione professionale<\/em>, Vemona, Ombre Corte, 2014. In entrambi i casi gli autori arricchiscono la narrazione storica attraverso notazioni antropologiche (Cassamagnaghi) e il ricorso alle interviste (Barcella). In effetti in questo momento lo studio delle migrazioni offre frutti maturi proprio grazie al ricorso ad input da pi\u00f9 discipline. Di qui l\u2019importanza degli incroci, per esempio fra storia, antropologia, sociologia ed etnologia, si pensi agli eccellenti lavori di Carlo Capello, Pietro Cingolani e Francesco Vietti, <em>Etnografia delle migrazioni. Temi e metodi di ricerca<\/em>, Carocci, Roma 2014, pi\u00f9 attento al piano teorico, e Giulia Fassio, <em>L\u2019Italia non basterebbe. Migrazioni e presenza italiana a Grenoble dal secondo dopoguerra<\/em>, Roma, Cisu, 2014, pi\u00f9 calato sul campo.<\/p>\n<p>Questa riproposizione di una interdisciplinarit\u00e0 necessaria per capire gli sviluppi odierni della mobilit\u00e0 non \u00e8 tanto rivendicata in linea teorica, quanto piuttosto praticata sul campo: possiamo ancora ricordare l\u2019incrocio fra storia, sociologia e inchiesta giornalistica in <em>Le tragedie del fordismo in migrazione<\/em>, a cura di Sandro Cattacin e Toni Ricciardi, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 196 (2014). Oppure possiamo citare la nuova ondata di lavori sulla religiosit\u00e0, non solo cattolica, dei migranti italiani: si leggano nell&#8217;ultimo numero di \u201cAltreitalie\u201d (49, 2014) i contributi di Stefano Villani e Massimo Di Gioacchino sulle esperienze episcopali e metodiste fra gli italiani negli Stati Uniti<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\"><sup><sup>[20]<\/sup><\/sup><\/a>, nonch\u00e9 il fascicolo monografico <em>Diaspore, espulsioni ed esuli <\/em>religionis causa<em>\u00a0nell&#8217;Europa\u00a0della prima Et\u00e0 Moderna (sec. XIV-XVIII)<\/em>, a cura di Gianclaudio Civale, del \u201cBollettino della Societ\u00e0 di Studi Valdesi\u201d (214, 2014). Infine non va taciuto il filone di studi su migrazioni ed esposizioni universali ora brillantemente sintetizzato da Matteo Pretelli, <em>Italian Migrants in Italian Exhibitions from Fascism to the Early Republic<\/em>, in <em>Moving Bodies, Displaying Nations <\/em><em>National Cultures, Race and Gender in World Expositions Nineteenth to Twenty-first Century<\/em>, a cura di Guido Abbatista, Trieste, EUT, 2014, pp. 173-196<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\"><sup><sup>[21]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>In vario modo dunque numerosi ricercatori stanno muovendosi oltre la semplice storia delle migrazioni o meglio stanno incorporando in questa elementi che prima non erano presi in considerazione. In questo tentativo uno dei pi\u00f9 costanti \u00e8 Francesco Ricatti, Cassamarca Senior Lecturer in History and Italian Studies presso la University of the Sunshine Coast in Australia. Se si legge il suo ultimo <em>Migration and place: Italian memories of North Queensland<\/em>, \u201cQueensland Review\u201d, 21, 2, 2014, pp.177-190, \u00e8 evidente l\u2019attenzione all&#8217;analisi \u201cletteraria\u201d delle testimonianze migratorie alla ricerca di una geografia delle emozioni dei migranti al contatto con il loro nuovo ambiente. D\u2019altronde Ricatti ha teorizzato questo approccio assieme a Maurizio Marinelli, <em>Emotional Geographies of the Uncanny. Reinterpreting Italian Transnational Spaces<\/em>, \u201cCultural Studies Review\u201d, 19, 2, 2013, pp. 5-18, e lo ha sperimentato, sempre assieme a Marinelli, nello specifico dell\u2019incontro con le popolazioni aborigene: <em>The Emotion of Truth and the Racial Uncanny: Aborigines and Sicilians in Australia<\/em>, \u201cCultural Studies Review\u201d, 19, 2, 2013, pp. 125-149. Inoltre ha partecipato all&#8217;elaborazione di un volume su <em>Emozioni e politica nella storia d\u2019Italia dal 1848 ad oggi<\/em>, assieme a Penelope Morris e Mark Seymour (Roma, Viella, 2012).<\/p>\n<p>Con Ricatti ho avuto modo di scontrarmi accesamente dopo una mia recensione negativa del suo <em>Embodying Migrants: Italians in Postwar Australia<\/em> (Bern, Lang, 2011). Leggendo i suoi ultimi lavori, vedo confermati alcuni miei dubbi. Da un lato, mi sembra sempre che la mentalit\u00e0 dei migranti sia analizzata troppo con gli occhi di oggi, senza valutare adeguatamente la lontananza del loro orizzonte culturale e temporale dal nostro: sar\u00e0 scontato, ma una delle conquiste intellettuali del Novecento \u00e8 la famosa frase del romanziere britannico L.P. Hartley \u201cThe past is a foreign country\u201d (<em>The Go-Between<\/em>, 1953). Dall&#8217;altro, mi pare che la geografia delle emozioni sia un ammodernamento, non dichiarato, di tentativi pi\u00f9 antichi: forse sarebbe utile segnalare che si tratta di un operazione di \u201crevamping\u201d. Tuttavia, perseverando nella loro ipotesi, Ricatti e il suo gruppo mostrano una sempre maggiore padronanza della letteratura e delle fonti su cui lavorano e sembrano ormai prossimi a realizzare quell&#8217;immersione \u201cnelle sfere private della diaspora\u201d, invocata da Donna Gabaccia nel primo numero di questa rivista (<em>Amore per il paese: intimit\u00e0, nazione e italiani nel mondo<\/em>, \u201cArchivio storico dell\u2019emigrazione italiana\u201d, 1, 2005, pp. 153-158)<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\"><sup><sup>[22]<\/sup><\/sup><\/a>. Inoltre, rileggendoli nella prospettiva di questa rassegna, balza agli occhi quanto la loro aggressiva politica di marketing culturale (il \u201crivampamento\u201d clandestino) sia stata e sia una necessit\u00e0 per chi appartiene al terzo fronte degli studi migratori italiani ed, emigrato, deve trovare non soltanto un salario, ma anche i fondi per la ricerca.<\/p>\n<p>La vicenda professionale di Ricatti e dei tanti studiosi, soprattutto giovani, appena richiamati, confermano dunque l\u2019estrema vitalit\u00e0, ma anche la drammatica difficolt\u00e0 di un settore di ricerca, che \u00e8 comunque ben pi\u00f9 attivo e in grado di farsi ascoltare di quanto si potrebbe pensare. Sennonch\u00e9 questi studiosi, intenti a perseguire una carriera accademica ormai difficilissima, si trovano a fare i conti con una crisi economica (e quindi universitaria) di portata inusitata. In compenso appaiono molto pi\u00f9 a loro agio di quanti li hanno preceduti nel cavalcare le nuove realt\u00e0 digitali e nello scrivere in inglese o in altre lingue, ottenendo cos\u00ec una grande visibilit\u00e0 sul mercato internazionale, che, per\u00f2, non si traduce nella possibilit\u00e0 di un rientro.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup><sup>[1]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel reperimento dei testi sono stato aiutato da Michele Colucci, Matteo Pretelli e Gino Roncaglia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup><sup>[2]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Matteo Sanfilippo<em>, Emigrazione italiana: il dibattito storiografico nel nuovo millennio<\/em>, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 150 (2008), pp. 376-396.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup><sup>[3]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Su tale argomento si incentra anche Eugenio Marino, <em>Andarsene sognando. L\u2019emigrazione nella canzone italiana<\/em>, Isernia, Cosmo Iannone Editore, 2014.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup><sup>[4]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sempre in merito dell\u2019opera di Vecoli e al suo legame con la ricerca in Italia, adombrato anche nella rassegna di Massimo Di Gioacchino in questo numero dell\u2019\u201cArchivio\u201d, si vedano Rudolph Vecoli e Francesco Durante, <em>Oh Capitano! La vita favolosa di Celso Cesare Moreno in quattro continenti, 1831-1901<\/em>, Marsilio, Venezia 2014. In quest\u2019opera il secondo autore ha trasformato gli appunti del primo in un libro coerente e ha rimpolpato quest\u2019ultimo con ulteriori ricerche. Sempre sui rapporti con la Penisola di Vecoli \u00e8 molto utile il commovente documentario di Bruno Ramirez, <em>Sempre, Rudi<\/em> (2008), che ora pu\u00f2 essere visto alla luce delle riflessioni del regista su cinema, emigrazione e storia: <em>Inside the Historical Film<\/em>, Montreal-Kingston, McGill-Queen\u2019s University Press, 2014.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup><sup>[5]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Emilio Franzina, <em>Nievo, le migrazioni e gli indiani. Riflessioni in ordine sparso sugli esuli risorgimentali nel Sudamerica di met\u00e0 Ottocento<\/em>, \u201cArchivio storico dell\u2019emigrazione italiana\u201d, 9, 2012, pp. 66-83. Su Nievo e le migrazioni, vedi anche Matteo Sanfilippo, <em>L\u2019<\/em>\u00e9migration<em> dans <\/em>Les confessions d\u2019un Italien<em> d\u2019Ippolito Nievo<\/em>, in <em>Ippolito Nievo et le Risorgimento <\/em>\u00e9mancipateur, a cura di Elsa Chaarani Lesourd, \u201cP.R.I.S.M.I.\u201d, 11 (2013), pp. 259-270.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup><sup>[6]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Andreina De Clementi, <em>Di qua e di l\u00e0 dall&#8217;oceano. Emigrazione e mercati nel meridione (1860-1930)<\/em>, Roma, Carocci, 1999, e <em>Il prezzo della ricostruzione. L\u2019emigrazione italiana nel secondo dopoguerra<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 2010.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><sup><sup>[7]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per il proseguimento di quell&#8217;esperienza missionaria fra i migranti, cfr. <em>Una comunit\u00e0 di immigrati italiani e i padri scalabriniani. La chiesa di Sant\u2019Antonio da Padova a Buffalo<\/em>, a cura di Maria Antonietta Abenante, Vito Antonio Leuzzi e Cristina Vituli, Bari, Edizioni dal Sud, 2014.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><sup><sup>[8]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sull&#8217;affannosa confusione di questo trapasso, cfr. quanto asserisce Gino Roncaglia in una recente intervista disponibile a http:\/\/aulalettere.scuola.zanichelli.it\/interventi-d-autore\/lettura-e-digitale-intervista-a-gino-roncaglia-prima-parte\/. Per le possibilit\u00e0 offerte da libri e strumenti elettronici, cfr. Id., <em>Creare strati, animare i dati. Dove vanno gli e-book multimediali<\/em>, \u201cMondo digitale\u201d, 45 (2013), pp. 1-14, e <em>Web 2.0 and the future of research: new tools for research networks<\/em>, in <em>L\u2019histoire contemporaine \u00e0 l\u2019<\/em>\u00e8re<em> num\u00e9rique; Contemporary history in the digital age<\/em>, a cura di Fr\u00e9d\u00e9ric Clavert e Serge Noiret, Bruxelle-Bern, Peter Lang, 2013, pp. 43-56.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><sup><sup>[9]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vedi Tribunale di Roma, Ufficio VI GIP, Ordinanza di applicazione di misure cautelari, 28 novembre 2018, disponibile all\u2019indirizzo http:\/\/www.sudpress.it\/_\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/ORDINANZA-MONDO-DI-MEZZO.pdf?be1d20 (consultato il 18 dicembre 2014).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\"><sup><sup>[10]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vedi <em>I cinquant&#8217;anni\u00a0del Centro Studi Emigrazione di Roma, <\/em>a cura di Ren\u00e9 Manenti e Vincenzo Rosato, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 192 (2013).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\"><sup><sup>[11]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vedi <em>Migrazione e nuova evangelizzazione<\/em>, a cura di Aldo Skoda Pashkja, Quaderni del Simi 11, Citt\u00e0 del Vaticano, Urbaniana University Press, 2013.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\"><sup><sup>[12]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019emigrazione di ricercatori qualificati \u00e8 stata recentemente molto studiata, vedi ad esempio Francesca Conti, <em>The present significance of national identity issues: the case of Italian graduates in the UK<\/em>, \u201cBulletin of Italian Politics\u201d, 4, 1 (2012), pp. 5-22; Thomas Pfirsch, <em>Entre circulations individuelles et immobilit\u00e9 familiale: les \u00e9lites napolitaines face au d\u00e9clin<\/em>, \u201ce-migrinter\u201d, 11 (2013), pp. 78-93; Dario Ansel e Ornella Bianchi, <em>Le migrazioni qualificate dalla Puglia contemporanea<\/em>, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 195 (2014), pp. 472-493, oltre al volume di Tirabassi e Del Pra\u2019, citato pi\u00f9 avanti, e ai regolari contributi sul tema di Maria Carolina Brandi nei vari Rapporti sugli italiani nel mondo. Iniziano anche gli studi sugli arrivi di studenti stranieri in Italia: Andrea Pelliccia, <em>Mobilit\u00e0 studentesca, transnazionalismo e ibridizzazione culturale<\/em>, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 195 (2014), pp. 495-512.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\"><sup><sup>[13]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Roberto Sala, <em>Fremde Worte. Medien f\u00fcr <\/em>\u201c<em>Gastarbeiter<\/em>\u201d<em> in der Bundesrepublik im Spannungsfeld von Au\u00dfen- und Sozialpolitik<\/em>, Paderborn, Ferdinand Sch\u00f6ningh, 2011, nonch\u00e9 Id. e Giovanna Massariello Merzagora, <em>Radio Colonia. <\/em><em>Emigrati italiani in Germania scrivono alla radio<\/em>, Torino, UTET, 2008, ed Id. e Oliver Janz, <em>Dolce Vita? <\/em><em>Das Bild der italienischen Migranten in Deutschland<\/em>, Frankfurt a.M., Campus, 2011.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\"><sup><sup>[14]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sempre sulla riscoperta delle donne migranti e della loro importanza, cfr. Paola Corti, <em>Temi e problemi di storia delle migrazioni italiane<\/em>, Viterbo, Sette Citt\u00e0, 2013, che tratta approfonditamente anche di scritture autobiografiche, nonch\u00e9 Matteo Sanfilippo, <em>La otra mitad de los flujos migratorios. La historiografia sobre las mujeres protagonistas y testisgos de las migraciones<\/em>, in <em>Mujeres en la frontera<\/em>, a cura di Margarita Almela, Mar\u00eda Garc\u00eda Lorenzo, Helena Guzm\u00f3n e Marina Sanfilippo. Madrid, UNED, 2013, pp. 15-37, ed Emilio Franzina, <em>Se anche la donna \u00e8 mobile. Profili, canti e immagini dell\u2019emigrazione femminile dall\u2019Italia e in Italia<\/em>, Vicenza, Agor\u00e0 Factory, 2013.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\"><sup><sup>[15]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Matteo Sanfilippo, <em>Il controllo politico e religioso sulle comunit\u00e0 straniere a Roma e nella penisola<\/em>, in <em>Ad ultimos usque terrarum terminos in fide proganda. Roma fra promozione e difesa della fede in et\u00e0 moderna<\/em>, a cura di Massimiliano Ghilardi, Gaetano Sabatini, Matteo Sanfilippo e Donatella Strangio, Viterbo, Sette Citt\u00e0, 2014, pp. 85-110.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\"><sup><sup>[16]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per il contesto generale, cfr. Paola Corti e Matteo Sanfilippo, <em>L\u2019Italia e le migrazioni<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 2012.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\"><sup><sup>[17]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Oltre a quanto citato pi\u00f9 avanti, cfr.: <em>Mezzogiorno e migrazioni interne<\/em>, a cura di Corrado Bonifazi, Roma, IRP-CNR, 1999; <em>Integration of migrants in Europe: data sources and measurement in old and new receiving countries<\/em>, a cura di Corrado Bonifazi e Salvatore Strozza, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 152 (2003); Corrado Bonifazi, <em>L\u2019immigrazione straniera in Italia<\/em>, Bologna, il Mulino, 2007<sup>2<\/sup>; Frank Heins e Maria Paola Nanni, <em>Le migrazioni interne in Italia dal secondo dopoguerra alla met\u00e0 degli anni \u201860<\/em>, in Fondazione Migrantes, <em>Rapporto italiani nel mondo 2007<\/em>, Roma, Idos, 2007, pp. 117-128; Corrado Bonifazi, Frank Heins ed Enrico Tucci, <em>Le migrazioni interne degli stranieri al tempo dell\u2019immigrazione<\/em>, \u201cMeridiana\u201d, 75 (2012), pp. 173-190.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\"><sup><sup>[18]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sul tema si vedano pure gli <em>Annali della Storia d\u2019Italia<\/em>, 24, <em>Migrazioni<\/em>, a cura di Paola Corti e Matteo Sanfilippo, Torino, Einaudi, 2009.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\"><sup><sup>[19]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Molto indicativa in merito la rilettura della storiografia sugli insediamenti urbani degli immigrati offerta da <em>Concordia Discors \u2013 Convivenza e conflitto nei quartieri di immigrazione<\/em>, a cura di Ferruccio Pastore e Irene Ponzo, Roma, Carocci, 2013, frutto delle ricerche del Forum internazionale ed europeo di ricerche sull&#8217;immigrazione (Fieri) di Torino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\"><sup><sup>[20]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per inquadrare questi saggi, vedi Paolo Naso, <em>Il protestantesimo in Italia fra emigrazione e immigrazione<\/em>, in <em>Cristiani d\u2019Italia<\/em>, a cura di Alberto Melloni, Roma, Istituto dell\u2019Enciclopedia Italiana, 2011, pp. 617-628, e <em>Il metodismo nell&#8217;Italia\u00a0contemporanea. Cultura e politica di una minoranza tra Ottocento e Novecento<\/em>, a cura di Paolo Naso, Roma, Carocci, 2013. Leggi inoltre Massimo Di Gioacchino, <em>Evangelizzare gli italiani, salvare l\u2019America: l\u2019Italian Mission della Methodist Episcopal Church degli USA (1908-1916)<\/em>, \u201cProtestantesimo\u201d, 67, 2012, 335-348.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\"><sup><sup>[21]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Di questo argomento, come rivista, ci siamo gi\u00e0 interessati: Emilio Franzina, <em>La tentazione del museo: piccola storia di mostre ed esposizioni sull\u2019emigrazione italiana negli ultimi cent\u2019anni (1892-2002)<\/em>, \u201cArchivio storico dell\u2019emigrazione italiana\u201d, 1 (2005), pp. 165-182, e <em>Il Cinquantenario dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia (1911) e l\u2019emigrazione<\/em>, a cura di Giovanni Pizzorusso, \u201cArchivio storico dell\u2019emigrazione\u201d, 7 (2011). Vedi inoltre Patrizia Audenino, <em>La Mostra degli italiani all&#8217;estero. Prove di nazionalismo<\/em>, \u201cStoria in Lombardia\u201d, 1 (2008), pp. 111-124.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\"><sup><sup>[22]<\/sup><\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Si vedano i risultati in <em>Intimacy and Italian Migration: Gender and Domestic Lives in a Mobile World<\/em>, a cura di Loretta Baldassar e Donna R. Gabaccia, New York, Fordham University Press, 2010.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Dizionario enciclopedico delle migrazioni italiane nel mondo[1] (Roma, SER, 2014), diretto da Tiziana Grassi e curato dalla stessa e da Enzo Caffarelli, Mina Cappussi, Delfina Licata e Gian Carlo Perego, ha aperto l\u2019anno proponendone<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[51,81],"tags":[92,254,245],"class_list":["post-2732","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-s13-asei","category-c65-articoli","tag-emigrazione","tag-italiani","tag-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2732","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2732"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2732\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3705,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2732\/revisions\/3705"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2732"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2732"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2732"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}