{"id":2866,"date":"2016-02-19T17:19:42","date_gmt":"2016-02-19T16:19:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=2866"},"modified":"2017-05-16T08:51:46","modified_gmt":"2017-05-16T06:51:46","slug":"e-uscito-il-nuovo-numero-di-asei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2016\/02\/e-uscito-il-nuovo-numero-di-asei\/","title":{"rendered":"\u00c8 uscito il numero 12 di ASEI"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 in libreria il nuovo numero della rivista, qui l&#8217;introduzione scritta da Paolo Barcella e Michele Colucci.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/CopertinaSingola.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2867\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2867\" src=\"http:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/CopertinaSingola-191x300.jpg\" alt=\"CopertinaSingola\" width=\"191\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/CopertinaSingola-191x300.jpg 191w, https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/CopertinaSingola-768x1206.jpg 768w, https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/CopertinaSingola-652x1024.jpg 652w, https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/CopertinaSingola-127x200.jpg 127w\" sizes=\"auto, (max-width: 191px) 100vw, 191px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"p1\"><i>Introduzione<\/i><\/p>\n<p class=\"p1\"><i>Paolo Barcella e Michele Colucci<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il tema delle frontiere ha conosciuto negli ultimi anni una rinnovata attenzione storiografica. La declinazione continentale delle frontiere italiane, la collocazione europea dei flussi e dei movimenti hanno, per\u00f2, avuto meno fortuna rispetto allo studio delle frontiere marittime, agli scambi e ai flussi in ambito mediterraneo che, probabilmente anche a seguito dell\u2019impatto sull&#8217;opinione pubblica delle migrazioni per mare, sono stati riscoperti soprattutto in chiave di storia politica e storia economica.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La particolare posizione geografica dell\u2019Italia ha determinato lo sviluppo di una pluralit\u00e0 di frontiere terrestri, coincidenti in larga misura con l\u2019arco alpino. L\u2019attraversamento, il pendolarismo, la sorveglianza, gli statuti particolari, il reclutamento, le condizioni di vita e di lavoro nell&#8217;arco alpino sono stati oggetto da diversi decenni di studi e ricerche, che partendo dall&#8217;et\u00e0 moderna per arrivare all&#8217;et\u00e0 contemporanea hanno disegnato un fitto sistema di continuit\u00e0, di rotture, di mutamenti nel corso del tempo<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">L\u2019obiettivo di questo fascicolo della rivista \u00e8 quello di avviare un percorso di ricerca capace di restituire la profondit\u00e0 storica delle frontiere terrestri a partire dal modo con cui sono state attraversate per ragioni di lavoro o per ragioni politiche, concentrandoci sull&#8217;et\u00e0 contemporanea ma proponendo un inquadramento storiografico del tema capace di tenere conto dei precedenti in et\u00e0 moderna. In particolare vogliamo mettere in risalto le caratteristiche sociali ed economiche della figura del \u201clavoratore frontaliero\u201d, le diverse definizioni che se ne possono dare nel corso del tempo, le dimensioni che assume la mobilit\u00e0 territoriale nelle diverse stagioni e nei differenti luoghi presi in esame, luoghi che hanno in comune la quasi generale appartenenza alpina ma sono notevolmente differenziati sul piano politico, geografico, economico<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">I contributi che presentiamo vogliono isolare singoli flussi e singoli aspetti legati alle diverse realt\u00e0 del frontalierato. La figura del lavoratore frontaliero e le sue trasformazioni sono infatti emblematiche dei modi con cui gli stati nazionali definiscono e sorvegliano le proprie frontiere e dei modi di produzione tipici delle aree coinvolte, che in alcuni casi tendono a forzare le frontiere politiche. Le modalit\u00e0 di impiego, le condizioni abitative, la collocazione giuridica, i conflitti legati alla presenza dei frontalieri rappresentano i punti che vogliamo maggiormente indagare, consapevoli che i territori da noi selezionati rappresentano solo una piccola porzione di un fenomeno molto esteso. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">In termini generali il frontalierato si pu\u00f2 definire come una forma di mobilit\u00e0 internazionale di breve raggio. Cerchiamo di isolare una per una le tre componenti di tale definizione: mobilit\u00e0 \u2013 internazionale \u2013 breve raggio. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La prima componente \u2013 la mobilit\u00e0 \u2013 \u00e8 essenziale per capire che stiamo parlando di un fenomeno sociale ed economico in cui avviene un trasferimento sul territorio di pi\u00f9 persone, per ragioni legate prevalentemente, ma non solo, allo svolgimento di un lavoro salariato. La mobilit\u00e0 sul territorio \u00e8 il punto di osservazione che ci permette di considerare il frontalierato come una esperienza migratoria, perch\u00e9 prevede l\u2019esistenza di un\u2019area di partenza (che a sua volta pu\u00f2 rappresentare gi\u00e0 di per s\u00e9 una tappa di un\u2019altra provenienza migratoria) e allo stesso tempo l\u2019esistenza di un\u2019area di arrivo. Non importa se tale esperienza migratoria \u00e8 temporalmente limitata a una sola stagione di lavoro o anche a una sola giornata, ripetuta pi\u00f9 volte nel corso del tempo. La dimensione della mobilit\u00e0 \u00e8 essenziale perch\u00e9 ci permette di collegare l\u2019esperienza frontaliera sia all&#8217;emigrazione verso l\u2019estero sia all&#8217;emigrazione interna a un dato territorio nazionale. Il frontalierato si presenta come una terza variabile, n\u00e9 emigrazione internazionale n\u00e9 emigrazione interna, e proprio per questo ha delle sue caratteristiche determinanti, che lo riempiono di peculiarit\u00e0 di tipo politico, economico e culturale. Anche se spesso dotati di statuti particolari, i frontalieri devono inevitabilmente fare i conti con l\u2019esistenza di un altro ordine amministrativo, economico, fiscale, sanitario, scolastico, addirittura monetario diverso da quello proprio del territorio da cui si muovono. E l\u2019esistenza di questa diversit\u00e0 ha generato nel corso del tempo conflitti, polemiche, rivendicazioni, aperture e chiusure che hanno fatto della figura del lavoratore frontaliero un oggetto di contesa. Ma la diversit\u00e0 dei territori e anche la diversit\u00e0 dell\u2019ordine statale spesso stanno proprio alla base dello sviluppo di migrazioni frontaliere: le persone partono perch\u00e9 cercano oltrefrontiera qualcosa che non trovano al di qua del confine e al di l\u00e0 della frontiera qualcuno le cerca perch\u00e9 hanno caratteristiche che evidentemente nessuno soddisfa nei luoghi di destinazione. Questo intreccio determina lo sviluppo delle migrazioni sul confine ma contemporaneamente scatena i conflitti cui abbiamo accennato. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La seconda condizione necessaria per poter parlare di frontalierato \u00e8 il superamento di una frontiera nazionale e quindi la presenza di uno spostamento che, letteralmente, rappresenta una mobilit\u00e0 di tipo internazionale. Questa situazione sarebbe gi\u00e0 di per s\u00e9 delicata perch\u00e9, come sappiamo, in tutta l\u2019et\u00e0 moderna e contemporanea le frontiere si sono caricate di un valore e di un significato che ne hanno fatto dei luoghi critici dal punto di vista politico. La realt\u00e0 \u00e8 ancora pi\u00f9 complessa se guardiamo ai tipi di frontiera che in questo volume hanno ricostruito gli autori dei saggi: si tratta delle frontiere tra l\u2019Italia e la Francia, la Svizzera, l\u2019Impero Austroungarico ieri, l\u2019Austria, la Slovenia, la Jugoslavia nei tempi pi\u00f9 vicini a noi. Frontiere che, negli anni che vanno dall&#8217;unit\u00e0 d\u2019Italia a oggi, hanno visto scorrere moltissimo sangue, sono state spostate e riposizionate, hanno rappresentato un elemento di scontro politico durissimo in diversi periodi storici. Il superamento della frontiera, tra l\u2019altro, ha significato nell&#8217;et\u00e0 contemporanea non solo il superamento di un confine nazionale, ma anche il superamento di un confine tra \u201cblocchi contrapposti\u201d (il confine con la Jugoslavia all&#8217;epoca della guerra fredda), il superamento di un confine dell\u2019Unione europea (il confine con la Svizzera), il superamento \u2013 proibito ma nei fatti percorso &#8211; di un confine con uno Stato nemico (l\u2019Impero austroungarico nella prima guerra mondiale e la Francia nella seconda guerra mondiale, solo per fare due esempi). <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La terza condizione necessaria \u00e8 la presenza di uno spostamento di breve raggio. Il frontaliero supera il confine, spesso tutti i giorni, ma proviene da una zona situata a ridosso del confine stesso. Qualora ci\u00f2 avvenga quotidianamente, si potrebbe esser tentati di ricondurlo a una semplice forma di pendolarismo internazionale, ma il superamento della frontiera intercetta un cos\u00ec ampio numero di questioni politiche, economiche, culturali, istituzionali da richiedere una maggiore precisione sul piano della definizione. Inoltre il superamento della frontiera non \u00e8 necessariamente un passaggio semplice, nel senso che a seconda delle tensioni tra gli Stati, e delle loro disposizioni, pu\u00f2 richiedere molto tempo, comportando anche molti controlli e il disbrigo di formalit\u00e0 burocratiche. Il breve raggio degli spostamenti induce molti osservatori a soffermarsi sulla continuit\u00e0 territoriale tra luoghi separati da frontiere nazionali. Non dobbiamo infatti dimenticare che in molti casi analizzati in questo fascicolo il frontaliero diventa tale solo a seguito dello spostamento delle frontiere, nel senso che, precedentemente alla ridefinizione dei confini che li avevano contenuti per decenni, gli spostamenti avvenivano all&#8217;interno del medesimo territorio nazionale e non erano quindi configurabili come movimenti frontalieri. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Un\u2019ultima questione sulla quale riteniamo opportuno soffermarci in sede di definizioni preliminari <span lang=\"ar-YE\">\u00e8 quella che riguarda il ruolo che i frontalieri rivestono nelle economie e nei mercati del lavoro dei rispettivi paesi di residenza e di impiego, di cui costituiscono un frammento di forza lavoro del tutto particolare. Questi lavoratori svolgono normalmente una funzione utile dal punto di vista delle imprese dei paesi in cui trovano impiego per due ragioni principali, non necessariamente com<\/span>presenti: provengono da regioni con un livello salariale inferiore e sono disposti a lavorare per salari ridotti; possiedono delle competenze o un mestiere di cui l\u2019economia del paese di impiego ha bisogno, in ragione della scarsa disponibilit\u00e0 interna. I frontalieri possono diventare addirittura uno degli assi su cui sviluppare un distretto economico, con le sue regole e i suoi equilibri. E, in questo senso, possono costituire contemporaneamente un fattore di equilibrio, poich\u00e9 forniscono la manodopera di cui un paese non dispone, e di squilibrio, dal momento che possono essere percepiti come concorrenziali dai lavoratori locali o usati come strumenti di pressione al ribasso sui salari.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Questa sommaria definizione del frontalierato ci permette di accedere ai temi pi\u00f9 caldi della storiografia che se ne \u00e8 occupata fin qui. Innanzitutto \u00e8 una storiografia che si \u00e8 confrontata con le migrazioni e la loro storia. Non solo perch\u00e9, come abbiamo detto, lo spostamento pu\u00f2 essere molto breve, pur configurandosi come un fenomeno migratorio, ma anche perch\u00e9 la presenza di lavoro oltrefrontiera ha generato flussi migratori provenienti da molto lontano e diretti verso quelle zone dove \u00e8 possibile attraversare facilmente il confine. \u00c8 il caso della frontiera italo-svizzera che, a partire dagli anni cinquanta del Novecento, ha visto crescere notevolmente il flusso di lavoro frontaliero, via via alimentato dagli arrivi di persone provenienti dall\u2019Italia meridionale e da paesi stranieri, perch\u00e9 attirate dalla possibilit\u00e0 di vivere in Italia, pur lavorando in Svizzera, e in particolare nel Canton Ticino. Anche recentemente, sono emersi fatti di cronaca che hanno descritto la realt\u00e0 talvolta drammatica di questo flusso. Il 9 novembre 2014 a Germignana, in provincia di Varese, a 3 Km dal confine con la Svizzera, in occasione di uno sfollamento dovuto al maltempo, \u00e8 stato scoperto un capannone industriale riadattato ad abitazione abusiva, dove vivevano 12 operai provenienti dalla Basilicata, tre rumeni e un polacco, impiegati in Svizzera da un imprenditore italiano<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Ma non \u00e8 solo la storia delle migrazioni a interagire con la questione frontaliera. \u00c8 anche, chiaramente, la storia dell\u2019economia e del lavoro delle zone interessate, la storia politica, la storia sociale, la storia amministrativa delle istituzioni delle zone coinvolte. E in un contesto cos\u00ec suscettibile di trasformazioni e di discrezionalit\u00e0 non manca anche la questione del rapporto tra legalit\u00e0 e illegalit\u00e0. In particolare, le zone alpine sono attraversate in tutta l\u2019et\u00e0 contemporanea dal fenomeno del contrabbando, dedito principalmente al traffico illegale di merci, ma spesso intrecciato al passaggio illegale delle persone. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Gli autori si sono confrontati con l\u2019insieme di questi problemi e crediamo che il risultato rappresenti l\u2019apertura di un punto di osservazione che pu\u00f2 avere significativi sviluppi in futuro.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il saggio di Matteo Sanfilippo avvia una prima riflessione storiografica sulla fortuna del tema, concentrandosi soprattutto sulle opere dei contemporaneisti, pur sottolineando come esistano studi sulle medesime zone alpine che gettano le basi anche fino alla prima et\u00e0 moderna. Il tema \u00e8 strettamente legato alla sua presenza nel dibattito pubblico e non \u00e8 un caso che la zona di gran lunga pi\u00f9 frequentata dagli studi storici \u00e8 proprio quella del confine tra Italia e Svizzera, in particolare il Canton Ticino, dove periodicamente anche negli ultimi anni si riaccendono le polemiche sul lavoro frontaliero. Opportunamente, l\u2019autore sottolinea come ci sia bisogno di capire anche ci\u00f2 che succede nei territori di frontiera di altre zone dell\u2019Europa e di altre zone del mondo, aprendo a una comparazione che potr\u00e0 rappresentare un orizzonte importante per gli studi futuri.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il saggio di Alessio Marzi \u00e8 dedicato alla frontiera orientale, attraversata da una notevole pluralit\u00e0 di flussi nell&#8217;Ottocento e nel Novecento. Flussi di diversa natura: di origine economica, legati a sfollamento ed esilio, conseguenza del riposizionamento delle frontiere nazionali e dei diversi regimi che si sono alternati al di qua e al di l\u00e0 del confine. Flussi che hanno comportato un continuo travaso di popolazioni e una grande quantit\u00e0 di conflitti, sociali e nazionali soprattutto. Ma accanto ai percorsi pi\u00f9 famosi sono continuati nel corso del tempo anche movimenti di continuit\u00e0 legati al lavoro e al territorio, che hanno attraversato la frontiera mettendo tra l\u2019altro in crisi le stesse letture \u201cmainstream\u201d degli esodi. La frontiera orientale rappresenta indubbiamente un laboratorio anche per lo studio delle politiche della memoria e l\u2019uso della storia delle frontiere. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Stefano Gallo si concentra non su un territorio specifico, ma su un periodo in particolare, gli anni che vanno dal 1938 al 1944. Il fascismo, attraverso i suoi uffici legati all&#8217;amministrazione della politica migratoria (gestiti dal Commissariato per le migrazioni interne e la colonizzazione), si serve dei movimenti di frontiera per sostenere lo sforzo bellico e per gestire gli inevitabili contraccolpi legati al rimpatrio e al ritorno di italiani dopo l\u2019avvio del conflitto. Le frontiere e lo spostamento pianificato delle popolazioni poste sul confine rappresentano uno strumento di politica migratoria legato allo sviluppo della seconda guerra mondiale, ma strettamente connesso anche alle politiche di contrasto all&#8217;urbanizzazione e di contenimento della mobilit\u00e0 territoriale, culminate nella legge contro l\u2019urbanesimo del 1939. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Paolo Barcella si sofferma sulla peculiare realt\u00e0 del Ticino, dove fin dall&#8217;Ottocento un flusso costante di lavoratori provenienti dalle aree italiane prossime al confine si dirige per lavorare, approfittando di un mercato del lavoro stimolato da un complesso processo di industrializzazione. Ma chi trae vantaggio dall&#8217;emigrazione frontaliera sono anzitutto i datori di lavoro presenti nel Cantone \u2013 talvolta provenienti dalla Svizzera Interna proprio in ragione della presenza di questa manodopera \u2013 che impiegano gli italiani con paghe basse e condizioni pi\u00f9 scadenti rispetto ai lavoratori svizzeri. Barcella analizza su un lungo periodo, fino agli Ottanta del Novecento, le reazioni, l\u2019iniziativa, l\u2019organizzazione delle strutture sindacali che nelle diverse stagioni (sia in Italia sia in Svizzera) si trovano di fronte a una situazione particolarmente difficile da gestire. Il sindacato cerca di volta in volta le strade pi\u00f9 percorribili per dare una risposta alle differenti esigenze in campo: l\u2019aspirazione a salari pi\u00f9 equi degli italiani, la necessit\u00e0 da parte dei lavoratori svizzeri di non abbassare il costo del lavoro attraverso l\u2019uso della manodopera italiana in funzione regressiva. In mezzo, le politiche adottate dalla Confederazione e le ripercussioni sul piano sindacale delle scelte governative. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Giulia Fassio, a partire da una prospettiva storico-antropologica, si sofferma invece sulla frontiera italo-francese, concentrandosi sulla storia dell\u2019emigrazione italiana a Grenoble, lungo un percorso che inizia nell&#8217;Ottocento e si spinge fino ai giorni nostri. Il senso della frontiera, il modo con cui essa viene percepita dai migranti nelle diverse fasi, l\u2019autorappresentazione della comunit\u00e0 italiana, le stagioni diversissime in cui si svolge l\u2019emigrazione a Grenoble sono i punti-chiave della sua analisi. Tra l\u2019altro, Fassio mette in comunicazione vecchie e nuove migrazioni italiane, confrontando la presenza costante della frontiera nei flussi fino agli anni Sessanta-Settanta del Novecento e la sua apparente scomparsa nella mobilit\u00e0 pi\u00f9 vicina a noi, che riguarda una nuova corrente migratoria. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Nel saggio di Garufo i frontalieri francesi in Svizzera sono presentati come la soluzione ideale per rispondere a esigenze economiche specifiche ma, contemporaneamente, come la causa di tensioni sociali rilevanti e come l\u2019obiettivo cui si indirizza l\u2019astio di un\u2019ampia fascia di popolazione, sui due lati della frontiera. Se in Svizzera gli atteggiamenti xenofobi riguardano principalmente i lavoratori svizzeri, in Francia i frontalieri sono percepiti in modo problematico anche da sezioni della classe dirigente. Garufo si concentra in particolare sulla frontiera di nord-ovest, che attraversa un\u2019area considerata come un distretto industriale economicamente coerente, i cui settori forti sono l\u2019orologeria, la piccola meccanica di precisione e l\u2019elettronica. In questo quadro, i frontalieri francesi hanno finito per costituire un frammento di forza lavoro integrato, dove gli stessi imprenditori svizzeri investono sulla formazione professionale nelle scuole francesi. La creazione della Comunit\u00e0 di lavoro del Giura, ribattezzata Conferenza Transjurassiana nel 2011, conferma come la dimensione transfrontaliera della regione, al di l\u00e0 delle tensioni a cui si \u00e8 accennato, corrisponda alla volont\u00e0 politica di chi la amministra. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Rolandi, infine, analizza i flussi di frontalieri jugoslavi sul confine orientale, con particolare attenzione al periodo successivo alla met\u00e0 anni settanta. Se nei venticinque anni successivi alla IIGM il confine in questione era stato caratterizzato da una notevole \u201cporosit\u00e0\u201d \u2013 sintomo dei buoni rapporti di vicinato tra Italia e Jugoslavia \u2013 a partire dagli anni Settanta il flusso si sviluppa come conseguenza della scelta da parte della Jugoslavia di Tito di aprire, unico tra i paesi socialisti, all&#8217;emigrazione economica. Il frontalierato jugoslavo si presenta cos\u00ec come forza lavoro non concorrenziale con quella italiana \u2013 perch\u00e9 occupata in impieghi vacanti \u2013, meno problematica per il governo Jugoslavo rispetto alla normale emigrazione \u2013 perch\u00e9 quei lavoratori guadagnavano in Italia ma vivevano in Jugoslavia, e quindi erano meno soggetti a influenze politiche altre \u2013 e, quindi, strumento di una maggiore integrazione tra i sistemi economici dei due paesi. Nel saggio si sottolinea come una fase critica si \u00e8 vissuta a seguito del Trattato di Osimo (1975), con il quale si intendeva costituire una zona franca di produzione industriale sul confine, vista da alcuni come un pericolo di penetrazione economica e di invasione da parte della forza lavoro jugoslava.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"justify\"><span><span><span><a class=\"sdfootnotesym\" style=\"color: #000000; font-family: MinionPro-Regular, serif; font-size: small;\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><span style=\"color: #000000; font-family: MinionPro-Regular, serif; font-size: small;\">\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">Per un quadro generale sul fenomeno del frontalierato in Europa si vedano: <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Faire fronti\u00e8re(s), Raisons politiques et usages symboliques<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, a cura di Carine Chavarochette, Magali Demanget e Olivier Givre, Paris, Karthala, 2015; Raffaele Iaria, <\/span><\/span><\/span><\/span><span><span><span><span lang=\"it-IT\"><i><span style=\"color: #000000; font-family: MinionPro-It, serif; font-size: small;\">I frontalieri italiani nell&#8217;attuale\u00a0periodo di crisi<\/span><\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, in Fondazione Migrantes, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Rapporto Italiani nel mondo 2010<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, Roma, Edizioni Idos, 2010, pp. 91-94; Philippe Hamman, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Les travailleurs frontaliers en Europe. <\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\"><i>Mobilit\u00e9s et mobilisations transnationales<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\">, Paris, L\u2019Harmattan, 2005; V\u00e9ronique Soutif, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\"><i>L\u2019int\u00e9gration europ\u00e9enne et les travailleurs frontaliers de l\u2019Europe occidentale<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\">, Paris, Harmattan, 1999; Parlament Europ\u00e9en, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\"><i>Les travailleurs frontaliers dans l&#8217;Union europ\u00e9enne, document de travail<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\">, 1997, http:\/\/www.europarl.europa.eu\/workingpapers\/soci\/w16\/summary_fr.htm<\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"fr-FR\">; <\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\">Bj\u00f8rn Thomassen, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\"><i>Border studies in Europe: symbolic and political boundaries, anthropological perspectives<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\">, \u201cEuropaea\u201d, 2, 1 (1996), pp. 37-48; Conseil de l\u2019Europe, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\"><i>Rapport sur la coop\u00e9ration transfrontali\u00e8re en Europe<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\">, Quinzi\u00e8me session, Strasbourg, 10-12 juin 1980.<\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p align=\"justify\"><span><span><span><a class=\"sdfootnotesym\" style=\"color: #000000; font-family: MinionPro-Regular, serif; font-size: small;\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><span style=\"color: #000000; font-family: MinionPro-Regular, serif; font-size: small;\">\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">Per un approccio alle varie questioni di cui occorre tenere conto per comprendere il fenomeno nella sua complessit\u00e0 storica, sociale, economica, antropologica, geografica si vedano almeno: Philippe Hamman,<\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i> Sociologie des espaces-fronti\u00e8res. <\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\"><i>Les relations transfrontali\u00e8res autour des fronti\u00e8res fran\u00e7aises de l\u2019Est<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\">, Strasbourg, Presses universitaires de Strasbourg, 2013; Pier Paolo Viazzo, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\"><i>Frontiere e confini: prospettive antropologiche<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\">, in <\/span><\/span><\/span><\/span><span><span><span><span lang=\"fr-FR\"><i><span style=\"color: #000000; font-family: MinionPro-It, serif; font-size: small;\">Confini e frontiere nell&#8217;et\u00e0\u00a0moderna. <\/span><\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Un confronto tra discipline<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, a cura di Alessandro Pastore, Milano, Franco Angeli, 2007, pp. 21-44; Paola Corti, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>I movimenti frontalieri al femminile. Percorsi tradizionali ed emigrazione di mestiere dalle valli cuneesi alla Francia meridionale<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, https:\/\/www.departement06.fr\/documents\/Import\/decouvrir-les-am\/rr132-1995-04.pdf; Franco Pittau, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Regioni nordorientali minoranze e migrazioni, <\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">Pordenone, Istituto Regionale Studi Europei del Friuli Venezia Giulia, 1987, e <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>La collettivit\u00e0 italiana in Austria. Indagine socio-statistica<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, \u201cAffari Sociali Internazionali\u201d, 10, 3 (1982), pp. 73-80; Regione Liguria, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Il frontalierato in Liguria. Analisi delle problematiche sociali e territoriali nel comprensorio ventimigliese<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, Genova, Istituto Santi, 1977; <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">Bruno Gozzi, <\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>I frontalieri della Liguria occidentale:<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span> <span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>analisi sociologica del fenomeno frontaliero nelle aree occidentali della Liguria<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, Roma, Abete, 1974;<\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"> Louis Bauvir, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Les travailleurs frontaliers des r\u00e9gions wallonnes: Synth\u00e8se historique, juridique et statistique. <\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\"><i>Analyse d&#8217;une enqu\u00eate socio-\u00e9conomique. \u00c9tude ex\u00e9cut\u00e9e \u00e0 la demande du Minist\u00e8re de l&#8217;Emploi et du Travail<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"fr-FR\">, Li\u00e8ge, Impr. H. &amp; M. Schaumans, 1967.<\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"> Il frontalierato diretto verso la Svizzera \u00e8 quello pi\u00f9 studiato. Per intenderne le ragioni, e quindi la rilevanza, si vedano: Martin Kunder, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Italia e Svizzera dal 1945 al 1970. Commercio, emigrazione, finanza e trasporti<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, Milano, Franco Angeli, 2012; Oscar Mazzoleni e Remigio Ratti, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Vivere e capire le frontiere in Svizzera. Vecchi e nuovi significati nel mondo globale<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, Locarno\/Bellinzona, Dad\u00f2\/Coscienza svizzera, 2014; Franco Narducci, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>I lavoratori transfrontalieri in Svizzera<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, in Fondazione Migrantes, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Rapporto italiani nel mondo 2008<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, Roma, Edizioni Idos, 2008, pp. 349-359; <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>La Suisse et la coop\u00e9ration transfrontali\u00e8re: repli ou red\u00e9ploiement?<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, a cura di Jean-Philippe Leresche e Ren\u00e9 Levy, Zurich, Seismo, 1995; <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>La main-d\u2019\u0153uvre frontali\u00e8re en Suisse<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, a cura di Charles Ricq, Gen\u00e8ve, Institut universitaire d\u2019\u00e9tudes europ\u00e9ennes, 1990; Basilio Biucchi e Gaston Gaudard, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>R\u00e9gions frontali\u00e8res \u2013 Grenzregionen \u2013 Regioni di frontiera<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, Saint-Saphorin, Georgi, 1981; Dossier de l\u2019Institut universitaire d\u2019<\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"ar-YE\">\u00e9<\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">tudes europ\u00e9ennes, <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-It, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Gen\u00e8ve et l\u2019Europe: un exemple de coope\u00e9ration<\/i><\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"ar-YE\"> r\u00e9gionale transfrontali\u00e8re<\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: MinionPro-Regular, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span lang=\"it-IT\">, Givevra, 1979.<\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><script id=\"lf_box\" src=\"http:\/\/www.libreriafernandez.it\/libreria\/api_js\/lf_box.js\" type=\"text\/javascript\"><\/script><script type=\"text\/javascript\">\/\/ <![CDATA[ domready(function() { var req = Array(); req['isbn'] = \"9788878537019\"; req['codice'] = \"A0003\"; getBook(req); }) \/\/ ]]><\/script><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 in libreria il nuovo numero della rivista, qui l&#8217;introduzione scritta da Paolo Barcella e Michele Colucci. 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