{"id":4237,"date":"2019-05-27T18:18:53","date_gmt":"2019-05-27T16:18:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=4237"},"modified":"2020-10-06T18:20:00","modified_gmt":"2020-10-06T16:20:00","slug":"lemigrato-italiano-in-america-la-congregazione-scalabriniana-e-la-grande-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2019\/05\/lemigrato-italiano-in-america-la-congregazione-scalabriniana-e-la-grande-guerra\/","title":{"rendered":"\u201cL\u2019EMIGRATO ITALIANO IN AMERICA\u201d LA CONGREGAZIONE SCALABRINIANA E LA GRANDE GUERRA"},"content":{"rendered":"<p>Il primo luglio 1903 appare a Piacenza il mensile \u201cCongregazione dei missionari di S. Carlo per gli italiani emigrati nelle Americhe\u201d dell\u2019Istituto Cristoforo Colombo, fondato nel 1887 dal vescovo Giovanni Battista Scalabrini per formare e inviare missionari nelle Americhe . Il periodico ha otto pagine ed \u00e8 distribuito gratuitamente tra il clero e i laici interessati a far s\u00ec che \u201cnelle colonie\u201d del Nuovo Mondo, cio\u00e8 nelle comunit\u00e0 di emigrati, \u201cla religione e la coltura italiana\u201d siano preservate . La vita della pubblicazione \u00e8 presto difficile: la morte di Scalabrini nel 1905 provoca gravi difficolt\u00e0 nella congregazione missionaria e dirada le uscite del bollettino. Nel luglio 1905 appare un numero speciale sulla scomparsa del fondatore, ma poi si deve attendere il febbraio 1906 per la ripresa delle pubblicazioni.<br \/>\nAl momento del rilancio il bollettino \u00e8 ribattezzato \u201cL\u2019emigrato italiano in America\u201d e, come spiega l\u2019articolo di apertura, vuole continuare ad illustrare il movimento migratorio verso le Americhe e \u201cl\u2019opera provvidenziale esercitata dalla San Raffaele nei porti di arrivo\u201d, l\u2019attivit\u00e0 cio\u00e8 della associazione fondata dagli scalabriniani per soccorrere spiritualmente e materialmente gli italiani emigrati oltre oceano . Nel primo numero del nuovo corso all\u2019appena citato editoriale segue un estratto di Scalabrini, nel quale si evidenzia quanto le istanze missionarie siano in sintonia con quelle nazionali: \u201cReligione e patria, queste due supreme aspirazioni di ogni cuore bennato, si intrecciano, si completano in quest\u2019opera d\u2019amore, che \u00e8 la protezione dei deboli, e si fondono in un mirabile accordo\u201d . I missionari dunque devono impedire che gli emigrati perdano la fede, la lingua materna e l\u2019appartenenza nazionale originaria. Sino alla prima guerra mondiale questo programma \u00e8 sostanzialmente rispettato sia dalla congregazione, sia dal periodico , nonostante che le persistenti difficolt\u00e0 economiche spingano quest\u2019ultimo a trasformarsi da mensile in trimestrale, aumentando, per\u00f2, la paginazione.<br \/>\nNegli anni che precedono la grande guerra la posizione cattolico-nazionalista del bollettino diviene pi\u00f9 netta, come comprovano i suoi commenti alla guerra libica . Nel gennaio del 1912 in un articolo siglato \u201cc.f.\u201d si dichiara che \u201cpur non essendo di quelli che vogliono la guerra ad ogni costo possiamo prendere atto e rallegrarci di quest\u2019onda di patrio entusiasmo che \u00e8 esploso magnifico dai cuori degli Italiani al primo contatto, al primo urto della guerra, come un indice di educazione e di disciplina nazionale\u201d . Secondo l\u2019autore, l\u2019emigrazione ha contribuito a questa rinascita dello spirito nazionale grazie all\u2019oscuro, ma fondamentale lavoro dei missionari, che tanto hanno fatto per salvaguardare e rafforzare la fede religiosa e politica dei connazionali. Il Notiziario alla fine dello stesso numero riporta come nelle parrocchie scalabriniane per gli emigrati italiani negli Stati Uniti (S. Gioacchino a New York, S. Cuore a Boston e S. Michele a New Haven) siano state celebrate le esequie dei caduti italiani nella battaglia di Sciara Sciatt . A tali celebrazioni, riporta il testo, hanno partecipato le autorit\u00e0 diplomatiche, mentre i maggiorenti della comunit\u00e0 immigrata hanno raccolto fondi per le famiglie dei caduti.<br \/>\nNel 1912 si stanno avvicinando in Italia i primi accordi informali (il cosiddetto \u201cpatto Gentiloni\u201d) fra il mondo cattolico e i liberali di Giovanni Giolitti, allora al governo. Negli Stati Uniti gli scalabriniani anticipano tale riavvicinamento e collaborano apertamente con le autorit\u00e0 governative, nonch\u00e9 con i maggiorenti \u201ccoloniali\u201d sino ad allora accusati di essere troppo anticlericali. Stanno in sostanza realizzando, quanto si proponevano di fare sin dagli inizi e quanto era loro rimproverato dai cattolici intransigenti e da altri ordini e congregazioni religiose, in particolare da salesiani e cappuccini, in aperta concorrenza per assistere gli italiani all\u2019estero .<br \/>\nLa compartecipazione ideologica alle imprese belliche italiane abbozzata nel contesto della guerra libica diviene pi\u00f9 sistematica nel corso della grande guerra . In tale occasione la rivista sottolinea a pi\u00f9 riprese l\u2019afflato nazionalista delle comunit\u00e0 emigrate e dei missionari in esse impegnate; inoltre evidenzia il ruolo giocato nelle trincee dagli allievi dell\u2019Istituto Cristoforo Colombo.<br \/>\nA proposito di questi ultimi un articolo del dicembre 1915 ricorda: \u201cIn questi tempi di mobilitazione generale pur troppo alcuni dei nostri allievi missionari, che, sino a pochi mesi fa, godevano il privilegio dell\u2019esenzione dal servizio militare, han dovuto cambiare dimora e divisa, e passare dal silenzio degli studi al rumore delle armi, dalla pace dell\u2019istituto ai disagi ed ai pericoli della guerra\u201d . Il notiziario dello stesso numero spiega come i missionari scalabriniani siano invece esentati dal servizio militare, purch\u00e9 attivi nelle missioni all\u2019estero . Di quando in quando, negli anni successivi, il bollettino menziona gli scalabriniani al fronte: per esempio, nella primavera del 1916, in quella del 1917 e nell\u2019estate del 1918 . Tuttavia queste segnalazioni sono i genere fugaci, mentre, se ritorniamo all\u2019articolo del dicembre 1915, notiamo come esso sia ben pi\u00f9 strutturato. Si compone infatti di estratti delle prime lettere dal fronte di allievi scalabriniani e di una meditata conclusione redazionale. I primi descrivono l\u2019attivit\u00e0 dei cappellani nel raccogliere e accudire i feriti e nel cancellare \u201cla bestemmia e il turpiloquio\u201d dalle caserme. Inoltre sottolineano la ferocia degli austriaci che tirano sui religiosi e sulla Croce Rossa, mentre soccorrono i feriti. La redazione conclude congratulandosi \u201ccon i nostri bravi confratelli soldati\u201d e pregando il Signore per la loro incolumit\u00e0. Inoltre aggiunge: \u201cuna parola di conforto, un augurio di salvezza e coraggio, mandiamo anche a tutti i militari parenti e conoscenti dei nostri missionari, agli emigrati reduci dalle Americhe, agli amici nostri che spesso ci scrivono\u201d.<br \/>\nIn effetti il bollettino segue con grandissima attenzione i rapporti tra guerra ed emigrazione. Da un lato, mette in risalto come anche le comunit\u00e0 emigrate pi\u00f9 lontane siano materialmente coinvolte nel conflitto. Come spiega il Notiziario del 1917, persino il Brasile soffre i danni per la diminuita navigazione ed il ritorno (e talvolta la morte) degli emigrati che hanno deciso di combattere per l\u2019Italia, mentre sono forti le tensioni tra comunit\u00e0 appartenenti a fronti avversi come gli italiani e i tedeschi del Rio Grande del Sud . Dall\u2019altro, ribadisce il prezzo di sangue pagato dagli emigrati rientrati in difesa della patria di origine .<br \/>\nNell\u2019elaborare la posizione nazionalista del periodico questo fenomeno diventa cruciale ed \u00e8 continuamente messo in risalto. Gi\u00e0 nel giugno 1915 la redazione saluta con veri e propri squilli di tromba coloro che stanno rientrando da oltre oceano: <\/p>\n<p>La nostra guerra \u00e8 cominciata \u2026 con i pi\u00f9 lieti auspicii e le migliori speranze i violenti confini politici sono ormai oltrepassati e presto non saranno pi\u00f9 che un ricordo.<br \/>\nNoi mentre seguiamo fervidamente con il pensiero, l\u2019augurio e la preghiera i nostri soldati gi\u00e0 al posto sugli spalti d\u2019Italia, mandiamo anche il saluto ai giovani emigrati, che rispondendo alla voce della Patria hanno subito lasciate le Americhe e i loro pi\u00f9 cari, desiderosi di offrire alla causa nazionale il braccio sicuro e il cuore impavido.<br \/>\nGiungete presto, o cari emigrati, e vi conducano salvi e magnanimi ai porti di Genova e di Napoli i veloci piroscafi, sospinti dal vostro desiderio vivissimo, attratti dalle sollecite impazienze della Patria in armi!<br \/>\nCome il Missionario vi benedisse alla partenza, ricordandovi che a voi \u00e8 affidato l\u2019onore delle colonie italiane che vi vogliono eroi nella pugna ed esempio nella virt\u00f9; cos\u00ec noi, Confratelli del Missionario emigrato, vi benediciamo al vostro arrivo e con tutta l\u2019anima vi auguriamo valore, salvezza e vittoria .<\/p>\n<p>Il coinvolgimento degli immigrati \u00e8 quindi un elemento ricorrente della riflessione sulla guerra de \u201cL\u2019emigrato italiano\u201d e la sua importanza \u00e8 confermata anche da alcuni contributi inviati dagli stessi italiani nelle Americhe . Tuttavia non \u00e8 l\u2019unico perno della posizione scalabriniana. I numeri \u201cnatalizi\u201d del 1916 e del 1917 mostrano come questa sia non solo pi\u00f9 complessa, ma anche nutrita da un nazionalismo non sempre in sintonia con i suggerimenti della Santa Sede. Nel dicembre 1916 \u00e8 ripresa l\u2019invocazione pontificia della pace e si domanda di pregare il Signore \u201cperch\u00e9 doni ai nostri confratelli soldati forza e incolumit\u00e0 nella loro grave e pericolosa vita militare, in cui han gi\u00e0 dato prove non dubbie di grande amore patrio, anzi, e lo ricordiamo con legittimo orgoglio, di vero eroismo\u201d . Nell\u2019autunno dell\u2019anno successivo l\u2019articolo di fondo enuncia lo strazio di prepararsi a un nuovo Natale di guerra e invoca la pace . Per\u00f2, subito dopo, suggerisce di implorare Dio che \u201cil piede straniero [non] calpesti il sacro suolo della patria\u201d. Il testo prosegue invocando s\u00ec la pace, ma una pace vittoriosa. Lo stesso patriottismo risalta nell\u2019articolo immediatamente seguente, dove l\u2019elogio di Benedetto XV alle attivit\u00e0 missionarie scalabriniane \u00e8 letto come una lode all\u2019operosit\u00e0 \u201cpro patria\u201d della congregazione .<br \/>\nNell\u2019articolo sono inoltre pi\u00f9 volte menzionate le raccolte dei migranti per la patria in guerra, \u201cprove di cristiana e patria carit\u00e0\u201d. A rafforzare l\u2019importanza di queste ultime sono poi pubblicate una lettera del capitano G. Rinaldi, addetto ai rifornimenti dei cappellani militari, e una del principe Luigi Boncompagni, presidente dell\u2019Opera nazionale per l\u2019assistenza civile e religiosa degli orfani dei morti in guerra. Entrambi ringraziano per le offerte trasmesse da Domenico Vicentini, successore di Scalabrini alla testa dei missionari scalabriniani .<br \/>\nLe sottoscrizioni degli emigrati sono un altro elemento ricorrente dei Notiziari sul bollettino. Nel marzo 1916 sono enumerate le raccolte fondi newyorchesi . I donatori sono indicati uno per uno ed \u00e8 inoltre specificato se hanno donato denaro per le famiglie dei richiamati in patria (il periodico specifica che nella sola New York 600 giovani, alcuni gi\u00e0 sposati, sono stati chiamati alle armi dalle autorit\u00e0 italiane), oppure se hanno donato vestiario di lana per i soldati impegnati \u201cnelle giogaie alpine\u201d. Infine si segnala che, in collaborazione con Gherardo Ferrante, vicario generale della diocesi newyorchese per gli italiani, sono state raccolte donazioni per i funerali di chi \u00e8 caduto difendendo la patria.<br \/>\nAi ritornati in patria per combattere, richiamati o volontari, \u00e8 dedicato un lungo articolo del giugno 1916, firmato dal tenente cappellano B. Capoduro . Questi descrive come l\u2019esercito in-ghiotta sia i giovani che tradizionalmente emigravano in America, sia quelli che gi\u00e0 erano oltre oceano. A proposito di quelli gi\u00e0 rientrati sottolinea il fervore patriottico, che li ha spinti a tal gesto, e se ne serve per affrontare il tema che gli sta veramente a cuore: come gli emigrati non rinunciano alla patria lontana e la difendono, cos\u00ec i cattolici non difettano di spirito patriottico e sono pronti a sacrificare tutto per l\u2019Italia. A suo dire, anche il clero offre \u201cbella prova di s\u00e9\u201d nel conflitto e mostra come il senso di appartenenza nazionale non sia proprio dei soli anticlericali. Capoduro evidenzia quanti sacerdoti siano in prima linea al fronte e come persino quelli lontani da quest\u2019ultimo, ad esempio gli scalabriniani nelle Americhe, si impegnino allo spasimo per la nazione. L\u2019azione dei missionari nel Nuovo Mondo infatti \u201cnon \u00e8 solo religiosa, ma multiforme e complessa: con essa \u00e8 tenuta desta nei nostri connazionali lontani la fiamma della fede antica, e l\u2019amore alla madre patria\u201d.<br \/>\nNel 1918 aumentano i richiami alle manifestazioni patriottiche. Il primo numero dell\u2019anno ne enumera due a Boston, una nella missione di Orient Heights e l\u2019altra nel North End, vicino alla chiesa del S. Cuore. In entrambi i casi si \u00e8 trattato di cerimonie patriottico-religiose nelle quali hanno coabitato la Croce e la bandiera italiana. Nella seconda manifestazione sono stati ricordati i 360 \u201cgiovani della parrocchia che hanno raggiunto parte le file dell\u2019esercito italiano e parte quelle americane\u201d . A questo punto si va infatti verso l\u2019esaltazione di un doppio nazionalismo, facilitato dalla posizione sullo stesso fronte. Il commentatore sottolinea infatti come sia \u201cuno spettacolo commovente vedere tutto un popolo, rappresentato da tutte le varie et\u00e0 della vita, da tutte le condizioni sociali, raccolto nel tempio santo di Dio per impetrare una pace gloriosa, sia in favore della diletta madre patria, l\u2019Italia, sia a vantaggio della cara patria adottiva, l\u2019America\u201d.<br \/>\nSu questa linea il numero estivo dello stesso anno segnala una manifestazione il 30 giugno a Somerville, nel Massachusetts, in onore dei 150 giovani italiani \u201cche hanno lasciato la citt\u00e0 per prendere servizio militare nell\u2019esercito americano\u201d . Nel medesimo numero il Notiziario riporta che 130 parrocchiani italiani di Chicago sono sotto le armi nell\u2019esercito americano e che \u201cmolti altri ritornati da tempo in Italia vi compiono il loro dovere militare\u201d . Sempre a Chicago \u00e8 organizzata dal governo italiano una conferenza del tenente Roberto De Violini del sesto Reggimento Alpini. In tale occasione i sacerdoti scalabriniani hanno organizzato una colletta per l\u2019Opera italiana dei mutilati di guerra . Nel numero successivo si ricorda invece come altri alpini italiani siano giunti a Somerville \u201cper aiutare la vendita delle cartelle del quarto prestito nazionale [italiano]\u201d . L\u2019estensore del breve testo sottolinea come la cittadina abbia oltrepassato la propria quota nella vendita delle cartelle. Poi si dilunga sul fatto che gli alpini in visita abbiano esplicitato la volont\u00e0 di tornare in America non appena finita la guerra. Gli appare dunque necessario prepararsi a tale eventualit\u00e0 \u201criallacciando\u201d alla madrepatria \u201cle nostra gi\u00e0 numerose colonie transoceaniche\u201d.<br \/>\nIl numero autunnale del 1918 \u00e8 tutto incentrato sulla fine della guerra, come rivela il successivo articolo . In esso sono descritte le feste per la vittoria a New Haven, a Boston e a New York e gli italiani degli Stati Uniti sono invitati a ringraziare il Cielo \u201cnella gioia indicibile di questi fulgidissimi momenti\u201d. Il tema del rapporto finalmente sancito appieno tra fede e patriottismo \u00e8 d\u2019altronde evidenziato gi\u00e0 dal primo articolo, nel quale si dichiara compiuto il voto nazionale. Di seguito si rivendica la profetica parola di monsignor Scalabrini, la gloria italiana, il \u201cSommo Pontefice, vindice dei diritti conculcati, principe della pace\u201d e la saggezza del presidente Thomas Woodrow Wilson, mescolando le varie linee di pensiero sin qui ricordate. In tale occasione si ringraziano nuovamente gli italiani d\u2019oltreoceano, che non solo hanno preso le armi, ma hanno contribuito a finanziare le opere di soccorso americane e italiane \u201cper i danneggiati della guerra\u201d . Il tema della vittoria risuona anche nel primo numero del 1919, in cui si ritraggono i festeggiamenti in Italia, negli Stati Uniti (soprattutto a Chicago) e in Brasile (Rio Grande del Sud), nonch\u00e9 le raccolte di offerte per le popolazioni colpite dal conflitto .<br \/>\nComplessivamente dunque il bollettino conferma quanto anche risulta dall\u2019Archivio Generale Scalabriniano di Roma, cio\u00e8 l\u2019impegno della congregazione nello sforzo bellico e la sua capacit\u00e0 di fare da tramite fra il Nuovo e il Vecchio mondo. Nell\u2019archivio scalabriniano troviamo infatti le notizie che gli allievi dell\u2019Istituto Colombo inviano dal fronte, in parte riportate sul periodico, e i dati relativi alla trasmissione dei fondi raccolti all\u2019estero . Inoltre vediamo come in almeno un caso proprio le sottoscrizioni abbiano un valore \u201cpolitico\u201d: nel 1917 in Italia e all\u2019estero \u00e8 raccolto denaro per dimostrare al \u201cPopolo d\u2019Italia\u201d, che le sue considerazioni negative su emigranti e cattolici sono vere e proprie \u201cbestemmie\u201d .<br \/>\nNe \u201cL\u2019emigrato italiano\u201d il ruolo degli emigranti antichi e recenti nel difendere e sovvenzionare la patria \u00e8 considerato a pi\u00f9 riprese, come abbiamo gi\u00e0 visto, ed \u00e8 pi\u00f9 volte discusso nei dettagli. Inoltre ci si inizia a chiedere se si debba riflettere non solo sul passato e sul presente, ma anche sul futuro delle migrazioni, iniziando a valutare le possibili conseguenze migratorie del conflitto. Cos\u00ec nel marzo 1915 l\u2019articolo di fondo verte proprio su tutti gli aspetti dei rapporti fra guerra e fenomeni migratori . L\u2019estensore indica come sia opinione comune che l\u2019immane scontro generer\u00e0 nel prossimo futuro violenti flussi e come quindi la Chiesa e gli Stati, soprattutto quelli del Nuovo Mondo, devono prepararsi a ricevere ed aiutare nuove diaspore. Contemporaneamente suggerisce che non bisogna trascurare il presente: la guerra ha comunque intaccato la struttura sociale ed economica dei Paesi che ospitano gli emigranti. I missionari devono quindi aiutare i connazionali in difficolt\u00e0, consci che la crisi presente rappresenta una manna per le altre denominazioni cristiane: \u201ci ministri protestanti ben forniti di oro e di volont\u00e0 sanno meravigliosamente sfruttare l\u2019abbandono degli emigrati; e coperti col manto della carit\u00e0 rapiscono ad essi il prezioso tesoro della fede\u201d. La Chiesa cattolica non pu\u00f2 abbandonare il proprio posto tra gli emigranti e deve essere chiaro che fra questi opera per s\u00e9 e per il proprio Paese: \u201cPersuadiamoci una buona volta: dall\u2019assistenza pi\u00f9 o meno assidua, diligente, dissinteressata [sic!] dell\u2019emigrazione dipende la conservazione della fede, del buon costume e del sentimento nazionale tra gli emigrati; dipende l\u2019onore e l\u2019interesse del paese\u201d.<br \/>\nNel settembre del 1915 il bollettino torna sullo stesso tema, declinandolo, per\u00f2, sulla sola dimensione italiana . In questa prospettiva gli sforzi dei missionari, ormai pi\u00f9 che trentennali, sono definiti come gi\u00e0 ripagati perch\u00e9 gli emigranti tornano a difendere la madrepatria oppure la assistono con il denaro inviato. A dicembre 1916 buona parte del numero autunnale \u00e8 dedicata a descrivere la vita nelle trincee di chi \u00e8 ritornato. In un primo articolo sono pubblicate alcune considerazioni del barnabita Giovanni Semeria, esultante per lo smacco degli anticlericali, visto che i cattolici, che non volevano la guerra, scoccata l\u2019ora del dovere per ogni buon cittadino, obbediscono con spirito di disciplina e di sacrificio che la storia segner\u00e0 nei secoli in esempio a tutti\u201d. Un secondo testo, firmato dal gi\u00e0 menzionato tenente cappellano Capoduro, consiste in una nuova riflessione su quanto i missionari, la Chiesa e tutti gli italiani dovranno fare per gli emigranti, finita la guerra . Il sacrificio nelle trincee dei ritornati ha guadagnato loro la riconoscenza dei connazionali rimasti in patria e il sostegno futuro della nazione.<br \/>\nIn effetti non sar\u00e0 proprio cos\u00ec e i rapporti tra emigrazione transoceanica e governi italiani resteranno complicati, in particolare durante il Ventennio fascista. Proprio a causa di quest\u2019ultimo, rester\u00e0 difficile anche il rapporto tra la Chiesa cattolica (e i cattolici) e le autorit\u00e0 governative, ma su questi argomenti esiste un\u2019ampia letteratura, che ci previene dall\u2019affrontarli . Restano invece da valutare le conseguenze dentro la Chiesa e sul campo missionario delle opzioni nazionalistiche messe in luce da \u201cL\u2019emigrato italiano\u201d. Qui ci sarebbe ancora da lavorare, perch\u00e9 la congregazione scalabriniana conosce nell\u2019entre-deux-guerres un periodo prolungato di difficolt\u00e0, mentre le alleanze sul campo fra missionari e autorit\u00e0 diplomatiche italiane (nonch\u00e9, in alcuni casi, organizzazioni fasciste) non danno i frutti sperati dai primi e dalle seconde e portano a un insanabile scontro .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo luglio 1903 appare a Piacenza il mensile \u201cCongregazione dei missionari di S. 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