{"id":4261,"date":"2019-11-07T16:45:47","date_gmt":"2019-11-07T15:45:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=4261"},"modified":"2020-10-06T18:16:13","modified_gmt":"2020-10-06T16:16:13","slug":"il-gladiatore-e-la-costruzione-dellidentita-italo-americana-nel-distretto-di-birmingham-alabama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2019\/11\/il-gladiatore-e-la-costruzione-dellidentita-italo-americana-nel-distretto-di-birmingham-alabama\/","title":{"rendered":"\u201cIl gladiatore\u201d e la costruzione dell&#8217;identit\u00e0 italo-americana nel distretto di Birmingham, Alabama"},"content":{"rendered":"<p>Le ondate migratorie di fine Ottocento e inizio Novecento lasciarono nel profondo Sud degli Stati Uniti un capitale umano decisamente ridotto in termini numerici, specialmente se confrontato con quello depositato sulle coste orientali negli stessi anni. Il cos\u00ec detto Heart of Dixie, ossia lo stato dell\u2019Alabama, piazzato geograficamente al centro dei sette stati confederati che prima della Guerra Civile concepivano la schiavit\u00f9 come normale pratica sociale e politica lavorativa, \u00e8 un interessante punto di osservazione del processo di integrazione delle comunit\u00e0 italiane nell\u2019American South .<br \/>\nUna volta abolita la schiavit\u00f9 dei neri americani, alla richiesta di manodopera nell\u2019industria del tabacco, allora fiorente specialmente nelle aree di Tampa (Florida) e New Orleans (Louisiana) \u2013 pure i principali porti d\u2019entrata per i migranti arrivati a sud \u2013 si affianc\u00f2 quella dei lavoratori agricoli. Seppure storicamente riluttanti all\u2019apertura del proprio mercato del lavoro ai migranti in fuga dall\u2019Europa meridionale \u2013 sui cui autoctoni le riserve di natura razziale erano significative nella terra di Uncle Sam alla fine dell\u2019Ottocento \u2013 dopo il 1898, dall\u2019Arkansas alle Carolinas, gli stati permisero l\u2019ingresso a nuova forza lavoro, tra cui quella proveniente dall\u2019Italia.<br \/>\nIn seguito all\u2019Unit\u00e0, specialmente nel Sud della penisola, l\u2019eccessivo frazionamento ridusse le dimensioni degli appezzamenti disponibili per ogni nucleo familiare e, alle mutate condizioni economiche, consegu\u00ec la necessit\u00e0 di emigrare verso zone in cui la terra fosse largamente disponibile, coltivabile e il clima non troppo dissimile da quello che i migranti lasciavano dietro di s\u00e9. Il frazionamento e la progressiva mancanza di risorse colpirono l\u2019Italia unita a macchia di leopardo e ampie zone rurali, da nord a sud, si spopolarono. Dal basso alessandrino sino alle zone insalubri della pianura padana, della Maremma e vaste aree dell\u2019ex Regno di Napoli partirono flussi cospicui di persone e una delle destinazioni scelte dai migranti italiani fu proprio quell\u2019altro Sud, quello delle piantagioni di canna da zucchero, tabacco e cotone che si estendeva, grossomodo, dalla piana del Delta del Mississippi fino al Golfo del Messico, passando per i bayou della Louisiana e arrivando alle foci del fiume Cooper in South Carolina.<br \/>\nNew Orleans fu il maggior polo di attrazione per quelli che venivano considerati birds of passage, uccelli migratori, lavoratori a termine, buoni da sfruttare e pagare poco. Tanto quanto gli sarebbe bastato per mandare un po\u2019 di soldi dall\u2019altra parte dell\u2019Atlantico e tornare a casa alla prima occasione utile.<br \/>\nMolti emigranti che si stabilirono nei dintorni di New Orleans trovarono condizioni non troppo diverse da quelle che avevano lasciato in Italia. A seguito di numerosi episodi di razzismo e violenza, nonch\u00e9 di vere e proprie persecuzioni da parte delle autorit\u00e0 che li vedevano di cattivo occhio poich\u00e9 avevano la pelle troppo scura per essere considerati \u201cbianchi\u201d e si comportavano in maniera non ostile nei riguardi dei neri, gli italiani cercarono nuove possibilit\u00e0 di riscatto sociale un po\u2019 pi\u00f9 a nord. Ad attrarli fu una cittadina in rapida espansione, la cui economia era basata non sull\u2019agricoltura ma sulle attivit\u00e0 legate all\u2019estrazione del carbone e alla lavorazione del ferro e dell\u2019acciaio.<br \/>\nCome ha gi\u00e0 osservato Robert J. Norrell, quello di Birmingham, Alabama \u00e8 un caso ideale per analizzare le dinamiche socio-economiche che hanno caratterizzato l\u2019esperienza dei migranti italiani in America al di fuori delle grandi comunit\u00e0 del Nord . Al contributo di Norrell e a quello, pi\u00f9 recente, anche se di taglio perlopi\u00f9 aneddotico di Frank Joseph Fede, questo saggio intende affiancarsi per ampliare la visuale su una \u201ccolonia\u201d particolarmente significativa quanto al processo di americanizzazione dei suoi membri. L\u2019obiettivo che qui ci si propone \u00e8 quello di aggiungere ai dati sulla mobilit\u00e0 sociale forniti in passato, una sistematizzazione di quelli in via di elaborazione nell\u2019ottica di un prossimo studio, pi\u00f9 complessivo, della progressiva integrazione socio-politico-culturale della comunit\u00e0 di Birmingham nel periodo che va dai primi anni del Novecento sino ai prodromi del secondo conflitto mondiale. Per analizzare l\u2019assimilazione degli italiani di Birmingham si studier\u00e0 una fonte sinora pressoch\u00e9 sconosciuta agli storici, ma estremamente utile ad evidenziare la mescolanza tra italianit\u00e0 ed Americanness: \u201cIl Gladiatore\u201d, un settimanale pubblicato dagli emigranti dagli anni Venti alla fine degli anni Trenta e del quale possediamo alcuni numeri usciti tra il 1925 e il 1933.<\/p>\n<p>1. \tITALIANI A BIRMINGHAM, LA MAGIC CITY DELLA SIDERURGIA<br \/>\nI primi italiani in arrivo a Birmingham tra il 1880 e il 1898 giunsero in citt\u00e0 attraverso il porto di New Orleans mentre, dopo tale data, a seguito delle sostanziali riforme delle quote dei migranti ammessi negli Stati Uniti su base annua, furono potenziati i controlli effettuati a Ellis Island e, quindi, i migranti arrivarono in numeri molto maggiori valicando gli Appalachi da est.<br \/>\nChe arrivassero da sud o da est, gli italiani che si avventurarono nel cuore di Dixieland si trovarono di fronte a uno stato in rapido sviluppo economico, che faceva leva sul volano dell\u2019industria metallurgica. Sebbene i censimenti nazionali e altri pochi contributi ormai vetusti indichino un mosaico variegato quanto all\u2019impiego dei nuovi venuti nello stato, \u00e8 innegabile come molta della manodopera italiana si riversasse principalmente, sin dai primi arrivi, nelle attivit\u00e0 minerarie .<br \/>\nPochissimi decenni dopo la sua fondazione, la citt\u00e0 di Birmingham, meta privilegiata dai nostri migranti, divent\u00f2 il centro propulsore delle attivit\u00e0 economiche dell\u2019Alabama. Nata nel 1871 al crocevia di due assi ferroviari fondamentali per il trasporto merci tra il Sud e il Nord degli Stati Uniti, la South &amp; North Railroad e la Alabama &amp; Chattanooga Railroad, alla citt\u00e0 fu assegnato lo stesso nome del colosso industriale e cuore pulsante delle attivit\u00e0 produttive britanniche. Un anno dopo la sua fondazione contava 57 case di legno, 18 magazzini in pietra e un hotel da 25 stanze . Nel 1873 la popolazione sal\u00ec vertiginosamente a 4000 unit\u00e0, prima che una epidemia di colera ne dimezzasse la cittadinanza sul finire di quell\u2019anno.<br \/>\nSconfitto il morbo la citt\u00e0 riprese la sua crescita, che esplose in coincidenza con l\u2019inizio della Iron Age of Birmingham. Nel 1879 le prime grandi fornaci furono aperte dalla Sloss a Ensley, sobborgo che avrebbe di l\u00ec a poco attratto numerosissimi migranti italiani mentre, in citt\u00e0, venivano costruiti i primi imponenti palazzi di propriet\u00e0 di alcune banche d\u2019affari. L\u2019arrivo a Birmingham della media e grande finanza, in conseguenza dell\u2019incrementato volume d\u2019affari prodotto dall\u2019industria siderurgica, port\u00f2 con s\u00e9 anche i primi grattacieli. E allo sviluppo in verticale della citt\u00e0 segu\u00ec quello della popolazione, che aveva ormai raggiunto, nel 1910, quota 132.000 unit\u00e0.<br \/>\nA partire dagli inizi del Novecento, una piccola comunit\u00e0 italiana si insedi\u00f2 a Birmingham. Non fu un processo di integrazione facile. Spesso esclusi dal novero dei migranti \u201cdi desiderabile razza bianca\u201d, una volta che gli stati del Sud ebbero aperto le loro porte, dopo anni di resistenze, alla manodopera proveniente dall\u2019Europa meridionale, i primissimi coloni italiani in Alabama si erano stabiliti dapprima nei dintorni delle citt\u00e0 di Daphne e Lambert, fondate nel 1890 dal governo statale per abbassare la pressione demografica all\u2019interno del tessuto urbano della comunit\u00e0 cittadina di Mobile . Gli italiani risalirono verso Birmingham alla spicciolata prima del 1912 e si adeguarono a ci\u00f2 che il mercato del lavoro locale richiedeva. Quasi tutti finirono nelle miniere della Tennessee Coal &amp; Iron Company (TCI), situate nei sobborghi di Ensley, una vera e propria citt\u00e0 nella citt\u00e0 che contava 18.000 abitanti al 1912 e Bessemer, centro abitato chiamato come l\u2019\u201cinventore\u201d dell\u2019acciaio. Un buon numero di italiani fu invece destinato a Thomas, quartiere industriale che contava circa 2500 anime ed era propriet\u00e0 della Republic Iron &amp; Steel Country. Infine, alcuni trovarono impiego nelle cittadine minerarie di Blocton, Margaret, Pratt City, Powderly e Wylam.<br \/>\nGli uomini erano sottoposti a massacranti turni di lavoro di 10-12 ore giornaliere, pagate dai 13, 5 ai 15 centesimi di dollaro all\u2019ora: decisamente molto meno rispetto ai colleghi che lavoravano nelle acciaierie del Nord.  Le donne erano, nella maggioranza dei casi, rimaste in Italia e avrebbero raggiunto i loro mariti solo nel caso questi avessero deciso di stabilirsi definitivamente nel Nuovo Mondo. Quelle che avevano gi\u00e0 attraversato l\u2019Atlantico si occupavano delle faccende domestiche e sarebbero entrate nel circuito economico solo in un secondo momento, quando cio\u00e8 le loro famiglie, compiuto un notevole passo in avanti sul piano sociale, avrebbero aperto un negozio o un magazzino. Nelle grosserie e negli stori le italiane si occupavano di amministrazione e gestione del luogo di lavoro e della annessa dimora di famiglia.<br \/>\nIl problema razziale si pales\u00f2 immediatamente e l\u2019appellativo di dago, il corrispettivo di nigger per gli afro-americani, divenne ben presto un sinistro quanto familiare richiamo per i nuovi venuti . Che gli italiani fossero considerati razzialmente inferiori dagli autoctoni \u00e8 testimoniato con chiarezza dalla disposizione delle baracche dei lavoratori nell\u2019abitato di Thomas. Tre strade: la prima per i bianchi americani, la seconda per gli italiani, la terza per i neri; inoltre, su Vanderbilt street, la stanza frontale delle company houses, le abitazioni assegnate dalla TCI o da altri cartelli siderurgici, era occupata da lavoratori italiani (le loro famiglie, naturalmente, dovevano vivere altrove), mentre le due stanze sul retro ospitavano i loro colleghi di colore .<br \/>\nGli italiani del distretto di Birmingham arrivarono in tre ondate, distinguibili dalla provenienza geografica dei migranti: i primi giunsero dalla Liguria e dall\u2019Emilia Romagna, il secondo gruppo dalla Lombardia e dal Piemonte e il terzo, quello pi\u00f9 numeroso e i cui componenti rimasero in zona pi\u00f9 a lungo, dalla Sicilia, in particolare da Bisacquino, Castelfranco e Sutera.<br \/>\nSecondo Theresa Aguglia Beavers, inoltre, intorno al sito minerario di Blocton si stabil\u00ec una cospicua comunit\u00e0 norditaliana, molti membri della quale si spostarono verso Birmingham intorno al 1922, quando uno sciopero e le violenze che ne conseguirono minarono le fondamenta sociali di quella piccola colonia . Prima di quella data The Hollow, come veniva chiamata una striscia di terra precollinare sorta ai lati del maggior sito minerario di Blocton, era il luogo in cui sorgeva una vera e propria Little Italy, i cui membri dovettero sopportare numerosi atti di aperta ostilit\u00e0 da parte di bianchi e neri americani .<br \/>\nA Birmingham qualche emigrante italiano riusc\u00ec a iniziare una propria attivit\u00e0 artigianale, aprendo bottega di scarpino, barbiere, sarto, carpentiere o fabbro ferraio. Qualcun altro suonava la cornetta in una delle bande italiane che si erano andate costituendo sin dagli ultimi anni dell\u2019Ottocento e che avrebbero continuato ad accompagnare funzioni civili e religiose della comunit\u00e0 italiana negli anni a venire.<br \/>\nLa lingua rimase un problema e solo alcuni italiani in grado di comprendere l\u2019inglese e di comunicare in quell\u2019idioma furono, inizialmente, in grado di ambire a una qualche minima ascesa sociale, perlopi\u00f9 limitata al ruolo di caposquadra per piccoli gruppi di connazionali minatori o sbavatori di ghisa .<br \/>\nLe incomprensioni linguistiche risultarono spesso in qualche scazzottata, non raramente accompagnata da fatali revolverate o pugnalate, ma la diffidenza e l\u2019aperta ostilit\u00e0 di una fetta della popolazione locale, testimoniata da pi\u00f9 fonti, non impedirono ai coloni italiani di affrancarsi dal lavoro in miniera e di creare, anche attraverso la collaborazione con gli afro-americani, numerose opportunit\u00e0 di migliorare la loro condizione socio-economica.<br \/>\nFu proprio grazie al fatto che i neri erano discriminati dai bianchi, i quali non volevano neppure stabilire rapporti di natura commerciale con i primi, che gli italiani di Birmingham iniziarono prosperose attivit\u00e0 di vendita al dettaglio a conduzione familiare \u2013 i Mom and Pop stores \u2013 ai quali diedero libero accesso (e credito) soprattutto agli afro-americani. L\u2019attivit\u00e0 imprenditoriale riusc\u00ec spesso proprio grazie al fatto che tutti i membri della famiglia vi partecipavano, abbattendo quasi del tutto i costi di gestione di un\u2019impresa iniziata con l\u2019investimento di una parte dei loro risparmi .<br \/>\nL\u2019accettazione dei clienti neri, perseguitati in quegli anni dal Ku Klux Klan tanto quanto i coloni di fede cattolica, permise agli italiani di creare una rete commerciale in grado di stabilire un primo vero e proprio collegamento tra coloro che ancora lavoravano nelle profondit\u00e0 della terra a Blocton, a Thomas o a Ensley, chi aveva iniziato un\u2019attivit\u00e0 imprenditoriale in citt\u00e0, i numerosi avventori dei negozi italiani e i fornitori che con essi lavoravano. In questo modo la comunit\u00e0 dispersa di nativi italiani del distretto di Birmingham, che crebbe fino a contare 2160 abitanti nei primissimi anni Venti, si ritagli\u00f2 un proprio ruolo sullo scacchiere sociale di Magic City e, anche se rappresentava poco meno dell\u20191% della popolazione dello stato dell\u2019Alabama, aveva una certa importanza anche nello scenario imprenditoriale di quella che ora veniva indicata come la Pittsburgh del Sud.<br \/>\nAlla difesa delle possibilit\u00e0 economiche della comunit\u00e0 segu\u00ec quella delle prerogative socio-culturali. A tal scopo nacquero numerose associazioni, tra cui l\u2019Unione Umberto di Savoia Principe di Piemonte (U.S.P. P. ) e alcuni periodici, esplicitamente destinati al pubblico degli italo-americani.  A Birmingham e dintorni si leggevano i quotidiani maggiormente diffusi negli Stati Uniti, tra cui \u201cIl Progresso italo-americano\u201d, pubblicato a New York e, soprattutto, \u201cLa Voce Coloniale\u201d di New Orleans, citt\u00e0 che in quegli anni ospitava la pi\u00f9 grande comunit\u00e0 italiana del Sud. Una particolarit\u00e0 della comunit\u00e0 italiana di Birmingham fu certamente la pubblicazione nel distretto di ben quattro periodici nel trentennio 1904-1934. Alcuni di essi non hanno, purtroppo, lasciato traccia di s\u00e9 e tra questi si ricordano il pioniere della carta stampata italiana in Alabama, \u201cIl Libero Pensiero\u201d, pubblicato gi\u00e0 nel 1904 da L. Guarino e \u201cL\u2019Avanguardia\u201d, la cui redazione ebbe a capo un certo Cotti .<br \/>\nDopo la Grande Guerra vide la luce \u201cIl Gladiatore\u201d, pubblicato ininterrottamente dal 1917 al 1934, mentre nel 1931 usc\u00ec per la prima volta \u201cL\u2019Aquila\u201d che si present\u00f2 come organo ufficiale delle logge e delle societ\u00e0 italiane di Birmingham e dell\u2019Alabama. L\u2019ultimo periodico ad essere pubblicato in ordine di tempo fu il \u201cColumbus-Balboa Review\u201d che esord\u00ec nel 1936 per sparire dalla circolazione, cos\u00ec come \u201cL\u2019Aquila\u201d, solo pochi mesi pi\u00f9 tardi .<\/p>\n<p>2. \t\u201cIL GLADIATORE\u201d. PER GLI INTERESSI DELLA COLONIA DI BIRMINGHAM<br \/>\n\u201cIl Gladiatore\u201d fu un\u2019impresa diretta non da giornalisti professionisti ma da businessmen, tra cui spiccavano Francesco (Frank) Mazzara, Carlo (Carl) Mazzara e Michele (Mike) Canzonieri. Frank divenne il solo proprietario della testata tra gli anni Venti e Trenta, allorch\u00e9 il periodico raggiunse il picco delle sue tirature: 500 copie alla settimana.<br \/>\nLa struttura del settimanale era quella canonica per un giornale dell\u2019emigrazione . Era diviso in due parti, una dedicata alla cronaca nazionale e internazionale, con articoli scritti in inglese o in un italiano di registro alto, quando non letterario, solitamente provenienti da agenzie di stampa o concesse da altre testate . La seconda parte, in cui la qualit\u00e0 dell\u2019italiano era di molto variabile e dipendeva essenzialmente dal livello di cultura di chi scriveva, era intitolata \u201cAssociazioni e Vita Coloniale\u201d (o solamente \u201cVita Coloniale\u201d) e conteneva rubriche assortite, dalle segnalazioni dei lutti (\u201cNotizie mortuarie\u201d) e delle nascite (\u201cSorrisi di culla\u201d) a quelle relative ai viaggi all\u2019estero dei membri della comunit\u00e0, agli annunci matrimoniali (\u201cLiete novelle\u201d, poi trasformata nel sicilianeggiante \u201cFiori d\u2019arangi [occasionalmente anche scritto in italiano corrente \u201cFiori d\u2019Arancio\u201d]\u201d). Gli articoli contenuti in questa sezione erano di svariato genere e spaziavano dalla polemica-invettiva contro politici e inviati consolari corrotti o poco utili alla causa italiana alla cronaca minuta. Spesso i fatti raccontati, sia tra le notizie provenienti da oltreoceano che tra quelle locali, strappano pi\u00f9 di un sorriso, specialmente quando descrivono situazioni al limite del grottesco \u2013 \u00e8 il caso della breve cronaca ri-guardante un\u2019anziana signora che, a Brescia, era, a detta dei cronisti, \u201cmoribonda per aver ingoiato la dentiera\u201d e quella del fatale investimento di un bambino del distretto da parte di un automobilista di Ensley.<br \/>\nDel \u201cGladiatore\u201d sono state rintracciate due serie: una, reperita da chi scrive presso il Tennessee State Library and Archives (Tennessee Newspaper Index), consta di 13 numeri pubblicati tra il settembre del 1925 e il 17 aprile del 1926; l\u2019altra \u00e8 conservata presso l\u2019Alabama State Library and Archives di Montgomery e comprende 51 numeri, dal 2 luglio 1927 al 22 aprile 1933 . A partire dalla seconda serie la divisione in due parti distinte venne meno e le notizie locali furono pubblicate accanto a quelle internazionali.<br \/>\nA questo punto conviene osservare alcune copie superstiti del giornale per analizzarne la struttura ed estrarne informazioni sul processo che trasform\u00f2 progressivamente gli italiani di Birmingham da \u201ccoloni\u201d a cittadini americani.<br \/>\nNella prima delle due serie spogliate, ai lati del titolo della testata si trovano due riquadri che confermano come \u201cIl Gladiatore\u201d fosse fiero di proclamarsi \u201cThe only Italian newspaper in Alabama\u201d e \u201cOfficial Organ of the Italian Societies\u201d.<br \/>\nNella seconda serie i due riquadri sono fusi in un unico occhiello e, a partire dal numero del 12 ottobre 1927, sotto quest\u2019ultimo compare anche la dicitura, in italiano, \u201cGiornale pubblicato negli interessi della Colonia Italiana\u201d.<br \/>\nIl passaggio tra la prima e la seconda serie fu annunciato da un pezzo a centro pagina comparso sul numero del 2 luglio 1927 nel quale i nuovi redattori, Augusto (Augustus) Genesio e Frank Mazzara, ringraziando il loro predecessore Mike Canzonieri, scrivevano ai lettori affermando come i loro sforzi sarebbero stati rivolti al mantenimento dell\u2019indipendenza del giornale e, soprattutto, al miglioramento delle condizioni sociali ed economiche della comunit\u00e0 di Birmingham: \u201cthis paper will be independent of any group and will be guided solely by our desire to advance the best interest of the Colony\u201d. Che l\u2019orientamento del comitato di redazione \u2013 costituito, vale la pena ricordarlo, in larga parte da uomini d\u2019affari \u2013 fosse quello di difendere le prerogative economiche della collettivit\u00e0 italiana di Birmingham traspare con forza da questo editoriale, del quale un intero paragrafo \u00e8 dedicato esplicitamente a rassicurare le imprese locali sulla continuata collaborazione della testata, pronta a offrire, come in passato, tutto il sostegno necessario alla diffusione dei messaggi pubblicitari dei numerosi inserzionisti: \u201cWe wish to advise our advertisers that any service we can give them [\u2026] will be cheerfully given\u201d.<br \/>\nE su alcune pubblicit\u00e0 conviene soffermarsi per osservarne la tipologia e le caratteristiche. Solo scorrendo orientativamente le singole uscite del periodico, si ricava come il numero degli avvisi commerciali contenuti nel \u201cGladiatore\u201d occupi un posto di rilievo nel menab\u00f2 dei numeri della prima e della seconda serie. Sulle quattro o sei pagine di ogni numero campeggiano dalle 30 alle 40 pubblicit\u00e0 di articoli pi\u00f9 svariati: dalla produzione e vendita al dettaglio di materiale calzaturiero, come quelle di \u201cAll America Shoe Store\u201d di Bessemer che promette, in italiano, \u201cLe meglio scarpe per la famiglia\u201d (19 settembre 1925) all\u2019arredamento di locali commerciali, per esempio quella del \u201cSouthern Store Fixture Co\u201d, che annuncia in un italiano tipicamente \u201cd\u2019oltremare\u201d: \u201cNoi con orgoglio e piacere diamo apertura della nostra moderna e nuova casa, noi possiamo fornirvi di tutto ci\u00f2 che fa bisogno per storo o grosseria, per vendita di carni, per confezioniere e restorante. Il nostro prezzo \u00e8 di molta fecilit\u00e0 a pagamenti mensili, avrete risparmio nella compra se vi regate da noi. Troverete qualsiasi oggetto desiderato\u201d (2 febbraio 1929).<br \/>\nSenza avere eccessive pretese di analizzare in modo esaustivo da un punto di vista linguistico questo breve testo pubblicitario, in esso risulta evidente un primo code switching tra italiano regionale e inglese e l\u2019emergere di un idioma non dissimile da quello osservato in molte altre comunit\u00e0 nordamericane . L\u2019italoamericano della pubblicit\u00e0 mostra dunque come, all\u2019altezza del 1929, sia osservabile un processo di sostituzione linguistica attraverso cui l\u2019italiano regionale della comunit\u00e0 si arricchisce di italianizzazioni dell\u2019inglese del tipo \u201cstoro\u201d (per store), \u201cgrosseria\u201d (per grocery), \u201cconfezioniere\u201d (per confectionery) e \u201crestorante\u201d (per restaurant). Se la metatesi \u201cfecilit\u00e0\u201d (per facilit\u00e0) pu\u00f2 essere derubricata a errore tipografico, sono altres\u00ec interessanti gli usi di compra, impiegato in ambito eminentemente tecnico-commerciale e \u201cregate\u201d (per recate) che rivela invece una voce dialettale meridionale attraverso la sostituzione della velare occlusiva sorda a quella sonora . Ci\u00f2 sembra essere in linea con il fatto che al 1929 la quasi totalit\u00e0 degli italiani di Birmingham era costituita da siciliani di Bisacquino.<br \/>\nQuella commerciale non fu l\u2019unico tipo di pubblicit\u00e0 che campeggiava sulle colonne del nostro periodico. Per garantire agli immigrati italiani una adeguata copertura nella societ\u00e0 locale, in corrispondenza di elezioni per i membri del congresso e per i giudici federali, si infittirono gli endorsement a questo o quel candidato .<br \/>\nL\u2019operazione della redazione, per\u00f2, intese allontanarsi, almeno in teoria, decisamente dalle modalit\u00e0 con cui, in passato, gli affari politici erano gestiti dalla \u201ccricca\u201d di turno . Nel numero del 3 ottobre 1925 in prima pagina si legge un lungo editoriale dal titolo La nostra Politica nell\u2019elezioni municipali. Il pezzo, diviso in due parti, esordiva cos\u00ec (sottotitolo Note politiche):<\/p>\n<p>La politica degl\u2019italiani in questo distretto \u00e8 sempre stata mal diretta, povera e incalcolata, per la caggione dei molti cafoni coloniali, che tutte le volte che vi sono elezioni si qualificano d\u2019essere i capi di una societ\u00e0, club o partito, e vanno a inchinarsi, a portare gli omaggi a tutti quei candidati che possono riuscire, credendo d\u2019acapararsi l\u2019amicizia, per poi essere protetti dai loro affari disonesti. Mentre non curano il male che arrecano alla nostra comunit\u00e0. Per tale manovra gli italiani sono mal considerati.<\/p>\n<p>In un italiano proprio dei semicolti d\u2019area meridionale (suggerito, ad esempio, dalla geminazione impropria dell\u2019affricata in \u201ccaggione\u201d) l\u2019editorialista ci illustra anche quale e quanto ancora dovette essere il pregiudizio che in quegli anni circondava la piccola comunit\u00e0 di Birmingham: l\u2019idea dell\u2019italiano nepotista, corrotto e mafioso era un\u2019etichetta che occorreva togliersi di dosso per aspirare a una vera integrazione nella societ\u00e0 americana. A questo proposito, il lavoro della carta stampata era fondamentale per trasformare i coloni in buoni cittadini.<br \/>\nAnche nella seconda serie non mancano gli incitamenti a esercitare il voto da buoni italo-americani, come si evince, ad esempio, in occasione delle elezioni statali del 14 giugno 1932. Il ti-tolo di prima pagina era chiaro: Italo-American Go to Polls June 14th and VOTE (11 giugno 1932). \u201cIl Gladiatore\u201d comprese come, negli anni in cui gli effetti della recessione si facevano sentire, sarebbe stato indispensabile per gli italiani far parte del nuovo corso economico e sociale rooseveltiano. L\u2019operazione politica part\u00ec da lontano, per la precisione nel 1928.<br \/>\nLe elezioni di quell\u2019anno furono fortemente influenzate dal contesto sociale, turbato da un vero e proprio conflitto civile combattuto specialmente in campo religioso. Tra i rapporti gi\u00e0 tesi tra cattolici e protestanti si inser\u00ec, infatti, la minaccia del Ku Klux Klan che rinsald\u00f2 il fronte cattolico italo-irlandese. I cattolici, dunque, nello scontro per il successore di Calvin Coolidge si schierarono apertamente a favore del democratico \u2013 e primo candidato cattolico di sempre a correre per la Casa Bianca \u2013 Alfred Emanuel Smith. Italiani! Andate alle urne e votate per il Partito Democratico (Alfred E. Smith), titolava \u201cIl Gladiatore\u201d di sabato 3 novembre 1928. All\u2019interno del numero, in un articolo dal titolo altisonante, La battaglia finale. Italiani alle urne, si davano precise coordinate all\u2019elettorato su come mettere un segno sulla scheda elettorale e si confermava quanto l\u2019appoggio a Smith trovasse ragione in una questione di disagio sociale e, soprattutto, di incompatibilit\u00e0 religiosa: \u201cSalvate questo paese dagli scribi e dai farisei che non rappresentano altro che un manipolo di fanatici bigotti ed odiatori di razze. Italiani alla vittoria con A. E. Smith!\u201d.<br \/>\nIn questo passo la lingua \u00e8 depurata dai regionalismi e il testo \u00e8 scritto da mano certo diversa rispetto a quella che aveva sottoposto al giornale (o rivisto in redazione) le pubblicit\u00e0 che abbiamo menzionato poco sopra. In questo e in molti altri casi di articoli sull\u2019identit\u00e0 italo-americana e sulla necessit\u00e0 per la comunit\u00e0 italiana di Birmingham di integrarsi socialmente in America, l\u2019impasto linguistico pare essere quello di ascendenza vagamente deamicisiano-manzoniana, da cui deriv\u00f2 la lingua dei proclami risorgimentali e su cui il fascismo instaur\u00f2 la propria retorica, arricchendola di spunti dannunziani. Se ne ritrovano esempi in parecchi numeri del \u201cGladiatore\u201d a nostra disposizione, particolarmente a partire dalla seconda serie. Il numero del 28 giugno 1932, dedicato alla commemorazione di George Washington, diventa per il nostro giornale occasione di celebrare Giuseppe Garibaldi. Sotto gli auspici di una \u201cFederazione delle Societ\u00e0 Italiane\u201d, che sappiamo essere fiorite numerose nel distretto in quegli anni, gli italiani riempirono l\u2019auditorium cittadino per festeggiare, insieme con Washington, anche il cinquantesimo anniversario della morte del \u201cbiondo guerriero, dei due mondi, il liberatore d\u2019Italia\u201d, perch\u00e9 \u201cambidue dedicarono le proprie energie [alla] loro patria\u201d (Commemorazione di Washington e Garibaldi).<br \/>\nQuello patriottico non \u00e8 il solo banco di prova su cui testare la compenetrazione del sentimento identitario italiano e la progressiva americanizzazione degli italiani di Birmingham. Ampia attenzione, tanto da essere annunciata con un titolo in prima pagina, fu infatti dedicata dalla redazione alle celebrazioni delle festivit\u00e0 siciliane, quale quella di San Calogero, patrono veneratissimo in Trinacria e, in particolare a Campofranco. A Ensley, in particolare, dove i campofranchesi costituivano la quasi totalit\u00e0 degli italiani presenti, nella chiesa \u201cdi San Giuseppe\u201d (Saint Joseph) si tennero una \u201cmessa cantata, la Santa Benedizione, il vespro\u201d e la banda italiana diretta da Sam Gagliano diede un \u201cconcerto musicale\u201d a chiusura di \u201cuna nobile festa religiosa che nel paese nativo si \u00e8 sempre osservata\u201d (Santo Calogero, 18-23 luglio 1932). I bisacquinesi osservavano invece il culto della Madonna del Balzo, festeggiata in corrispondenza della Festa dell\u2019Assunta a Ferragosto (Per la celebrazione della Madonna del Balzo, 16 giugno 1930).<br \/>\nL\u2019articolo rivela come attraverso la religione, oltre che il commercio e il business, la comunit\u00e0 di Birmingham cercasse di manifestare il proprio sentimento unitario all\u2019insegna della rimembranza del paese lontano: \u201cFate sentire tutti in massa la vostra unit\u00e0 spirituale in quel giorno per ricordare i bei giorni di infanzia del nostro paese nativo\u201d (ibid.). Accanto alla festa del patrono siciliano si tennero ulteriori manifestazioni in altre zone del distretto. A East Thomas, dove padre Giovanni Canepa aveva fatto costruire la prima chiesa cattolica del Sud al di fuori del comprensorio di New Orleans (St Mark\u2019s), si festeggiava Sant\u2019Antonio da Padova. \u201cIl Gladiatore\u201d ricorda le celebrazioni del 19 giugno 1932 in cui \u201cgiuochi, rinfreschi e altri divertimenti saranno dato sul luogo abeneficio della chiesa. Gli italiani fedeli alle loro tradizionale feste religiose dei loro paesi non mancheranno di essere presenti [\u2026]\u201d (La Festa di Sant\u2019Antonio di Padova alla Chiesa di East Thomas, 11 giugno 1932).<br \/>\nLa comunit\u00e0 italiana di Birmingham e le numerose associazioni italiane sorte sul territorio del distretto tra gli anni Venti e Trenta ebbero un ruolo importante non solo nel preservare la memoria delle feste patronali italiane sul suolo americano. Importantissima, infatti, fu la battaglia per riportare il Columbus Day tra le feste nazionali (americane) ufficialmente riconosciute dallo stato dell\u2019Alabama. Dopo essere stato proclamato dal governo federale festa nazionale nel 1911, il festival era stato espunto dal calendario in vigore nello stato il 30 settembre 1919, in un periodo in cui le differenze razziali e i pregiudizi anti-italiani erano forti in larga parte degli Stati Uniti e, soprattutto, nel Sud.<br \/>\n\u201cIl Gladiatore\u201d e i suoi redattori furono in prima linea nell\u2019avanzare la proposta di reintrodurre il Columbus Day nel novero delle feste ufficiali e, sabato 25 luglio 1931, il titolo di prima pagina annunciava: Il Columbus Day ristabilito. Il titolo di raccordo, introduceva un breve comunicato dei redattori intitolato \u201cLA NOSTRA VITTORIA. Il Columbus Day nuovamente festa statale\u201d e recitava:<\/p>\n<p>Mentre andiamo in machina ci perviene un telegramma da Montgomery e siamo lietissimo di dare alla nostra colonia italiana una sorprendente notizia la quale certamente gioiranno tutti i Quori dei nostri connazionali. Per iniziativa de Il Gladiatore, e dei signori Elviro di Laura, Frank Mazzara e Carlo Mazzara che per vari mesi sono stati attivamente in contatto con la legislatura statale presentarono una mozione che fu approvata tanto dalla Camera quanto dal Senato la ristabilitazione del Columbus Day del quale era stato abolito il 30 settembre 1919.<\/p>\n<p>La proposta, come confermato in un ulteriore articolo di prima pagina apparso sul Gladiatore del 22 aprile 1932 (\u201cColumbus Day Legal Holiday Again\u201d), fu presentata dall\u2019avvocato John C. Mor-row e, votata all\u2019unanimit\u00e0 da Camera e Senato, fu infine firmata dal Governatore B. M. Miller. Cos\u00ec la festivit\u00e0 che \u201cper Bicottismo dei Signori cento per cento\u201d \u2013 leggasi i razzisti \u2013 era stata rimossa dal calendario, ritornava in auge come \u201cColumbus Day and Fraternal Day\u201d. Quello del ripristino della festa in onore dell\u2019esploratore italiano fu dunque un importante momento del riconoscimento publico degli italiani dell\u2019Alabama in termini di integrazione e appartenenza al tessuto sociale americano.<\/p>\n<p>3. \tDA COLONI A CITTADINI<br \/>\nOsservato un campione limitato, ma significativo di articoli pubblicati dal \u201cGladiatore\u201d nel periodo 1925-1933 si possono ora trarre alcune conclusioni preliminari in merito al processo di costituzione e sviluppo di un\u2019identit\u00e0 italo-americana tra gli italiani nel distretto di Birmingham.<br \/>\nNel passaggio tra la prima e la seconda serie del nostro periodico, quasi a marcare il \u201csalto\u201d tra la posizione di coloni e quella di cittadini americani dei migranti, le pubblicazioni del \u201cGladiatore\u201d non avvennero pi\u00f9 a Bessemer, come per la prima serie. Questo \u00e8 il linea con la crescita demografica e con la direzione del flusso intramigratorio degli italiani che, lasciando le miniere proprio intorno al 1928, cercarono di migliorare la loro posizione economico-sociale spostandosi verso il centro del distretto abbandonando cos\u00ec le zone pi\u00f9 marginali e meno sviluppate.<br \/>\nLa tendenza della redazione del \u201cGladiatore\u201d fu, sin dalla prima serie, quella di concentrare i propri sforzi sulla preparazione degli italiani di Birmingham all\u2019ottenimento di un buon livello di inglese per poter comunicare con sicurezza ed evitare l\u2019emarginazione da parte degli autoctoni. Inoltre si susseguirono consigli per mantenere un alto livello di igiene, per combattere il diffuso pregiudizio secondo cui gli italiani sarebbero stati \u201cAsini, analfabeti e sporcaccioni\u201d (A voi Siciliani, figli dell\u2019isola del sole, 25 luglio 1931) e su come ottenere la cittadinanza americana. A questo proposito il periodico pubblic\u00f2 in tutte e due le serie un certo numero di guide pratiche a domande e risposte in versione bilingue per preparare il colloquio per il conferimento dello status di cittadino americano. L\u2019educazione e la naturalizzazione furono dunque i capisaldi del programma messo in campo da Mazzara, Di Laura e soci per lo sviluppo e l\u2019integrazione della comunit\u00e0 italiana nella societ\u00e0 di Birmingham. Il terzo punto, forse quello pi\u00f9 importante, fu quello della partecipazione politica.<br \/>\nAnzitutto \u201cIl Gladiatore\u201d diffuse una numero consistente di messaggi incitanti a mantenere unita una comunit\u00e0 che, come abbiamo visto, era geograficamente dispersa in un distretto piuttosto vasto. In questo senso il ruolo del periodico che, qualche anno pi\u00f9 tardi, sarebbe stato affiancato anche da un altro settimanale, \u201cL\u2019Aquila\u201d, pubblicato a Bessemer per un periodo di tempo molto limitato, fu fondamentale per portare a compimento una vera e propria federazione di societ\u00e0 italiane, tra cui spiccavano la gi\u00e0 menzionata U.S.P. P. e il gruppo femminile \u201cRegina Elena\u201d di Bessemer perch\u00e9 gli italiani del distretto fossero \u201cmigliore protetti e rispettati dalle persone intigini [indigene]\u201d (Per l\u2019unit\u00e0 della colonia italiana, 27 giugno 1931). L\u2019articolo citato conferma che, nel 1931, l\u2019unione di molte societ\u00e0, \u201cspuntate come funghi\u201d nel distretto era formalmente compiuta: \u201cQuesto giornale fa rilevare che la comunit\u00e0 italiana di questo distretto per gli ultimi due anni si \u00e8 solidamente unita ed \u00e8 oggi unita sotto il vessillo dell\u2019Ordine Figli d\u2019Italia e con l\u2019appoggio delle altre societ\u00e0 libere esse resisteranna qualsiasi aguato da parte di coloro che indirettamente o direttamente cercano di creare dissidi in seno a loro\u201d (ibid.).<br \/>\nLa raggiunta unit\u00e0 della comunit\u00e0 italiana di Birmingham sotto il vessillo dell\u2019Order of Sons of Italy in America (O.S.I.A.) e, soprattutto della Federazione delle Societ\u00e0 italiane del Sud presieduta da Frank Mazzara \u2013 che del \u201cGladiatore\u201d era l\u2019editore \u2013 certo contribu\u00ec fortemente a ripianare, una volta risolto il problema di tenere insieme i connazionali presenti nel distretto, molte delle divergenze con gli americani. Questo permise agli italiani di consolidare il loro senso di appartenenza alla societ\u00e0 di Birmingham e di assumere presso di essa una notevole influenza, sia da un punto di vista socio-economico, sia politico. Prova lampante di ci\u00f2 sono gli sforzi compiuti dal \u201cGladiatore\u201d, a nome di una comunit\u00e0 che aveva acquisito notevole credibilit\u00e0 presso le istituzioni americane, per ripristinare la festa del Columbus Day e ottenere, addirittura, che il governatore dello stato vi affiancasse la denominazione di \u201cFraternal Day\u201d \u2013 giorno della fratellanza tra italiani e americani.<br \/>\nIl sentimento di inclusione degli italiani nella comunit\u00e0 adottiva di Birmingham, all\u2019interno della quale assunse sempre maggiore influenza la figura di Elviro Di Laura, che, in un secondo mo-mento, assunse pure le redini del Gladiatore, crebbe esponenzialmente. Ce lo testimoniano almeno un paio di articoli del settimanale, il primo dei quali fu pubblicato in prima pagina sul numero di sabato 18 luglio 1931. Si tratta del resoconto di una sortita di Di Laura e Antonio Rovegno a Nashville, Tennessee, durante la quale i due presentarono, nel giorno dell\u2019anniversario dell\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia nel primo conflitto mondiale, allora festeggiato dalle comunit\u00e0 italiane d\u2019America il 24 maggio (Italy Day), quattro tricolori italiani alla citt\u00e0. I vessilli italiani furono fatti sventolare sulla sommit\u00e0 del campidoglio, del comune, dell\u2019ufficio postale e della Hume-Fogg High School .<br \/>\nLa forte spinta patriottica venne a Di Laura e soci, comprensibilmente, pure dalla riscoperta della gloria nazionale che il fascismo poneva al centro della propria azione propagandistica. Non sono infatti rari nel \u201cGladiatore\u201d i riferimenti al regime mussoliniano in termini positivi, quali quello dell\u20198 agosto 1931: \u201cNoi ammiriamo il fascismo perch\u00e9 non crea partiti ed \u00e8 solo per la patria\u201d, scrive il redattore attaccando l\u2019inetta e divisiva, a suo dire, rete consolare in Alabama e Louisiana (La parteggianeria del console cav. Mario Dessaules). Il 2 gennaio 1932, poi, nella sezione \u201cLutto\u201d, un breve annuncio bordato di nero dava conto della dipartita di Arnaldo Mussolini, \u201cgiovanissimo e fiero giornalista\u201d, alle cui \u201cspoglie di [\u2026] fiero contottiere [condottiero] dalla causa del Fascismo\u201d la redazione porgeva i suoi rispetti. Infine, solo per citare un ultimo significativo esempio, il 22 aprile 1933, \u201cIl Gladiatore\u201d pubblicava in prima pagina un breve che annunciava, con una roboante retorica dannunzianeggiante, il prossimo volo di Italo Balbo su Chicago, in occasione della Century of Progress, l\u2019esposizione universale di quell\u2019anno.<br \/>\nQueste affermazioni di orgoglio patrio, comuni peraltro a molti periodici italiani dell\u2019epoca, non devono trarre in inganno. La comunit\u00e0 italiana di Birmingham, infatti, fece mancare il proprio appoggio al partito di Mussolini al momento stesso dell\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia al fianco della Germania. Sam Raine, potente businessman di Bessemer e presidente del locale capitolo dell\u2019O.S.I.A. asser\u00ec, in un\u2019intervista al \u201cBirmingham Post\u201d, nell\u2019immediato della dichiarazione di guerra pronunciata dal Duce dal balcone di palazzo Venezia: \u201cNone of the Italians here wanted to see Mussolini get into the war; or, if he did, we hoped it would be on the side of the Allies\u201d .<br \/>\nQuesta affermazione non sorprende visto che la comunit\u00e0 ormai italo-americana del distretto di Birmingham, numerosissima se si pensa ai primi sparuti gruppi di agricoltori e minatori arrivati in Alabama tra fine Ottocento e inizio Novecento, era s\u00ec stata galvanizzata dal tono trionfale della retorica mussoliniana, ma non era disposta a rinunciare al processo di integrazione iniziato prima della Grande Depressione e compiutosi pressoch\u00e9 pienamente agli inizi degli anni Trenta .<br \/>\n\u201cIl Gladiatore\u201d ci d\u00e0 ancora conferma di come il sentimento identitario degli italiani si fosse difatti evoluto verso una progressiva americanizzazione nel periodo 1928-1932, se osserviamo da vicino i significativi titoli di un paio di articoli che abbiamo gi\u00e0 esaminato. Nel 1928, durante la campagna che port\u00f2 Hoover a Washington, gli italiani si schierarono con il cattolico Al Smith. Come si \u00e8 detto, il titolo di prima pagina che precedette quelle elezioni fu Italiani! Andate alle urne e votate per il Partito Democratico. Smith perse malamente quelle consultazioni, votato solo in Massachusetts e in sei stati del profondo Sud. Nelle successive elezioni del 1932, per\u00f2, Hoover fu spazzato via da Roosevelt, che pot\u00e9 cos\u00ec inaugurare il suo New Deal. Anche per gli italiani di Birmingham \u2013 e del resto del Sud \u2013 cominci\u00f2 cos\u00ec il nuovo corso: politicamente integrati, anzi, indispensabili per la vittoria del candidato democratico, gi\u00e0 con il voto del 1928 entrarono di diritto nella New Deal Coalition e nel novero degli americani \u201cche contavano\u201d e non figuravano pi\u00f9 tra gli aliens \u201casini, analfabeti e sporcaccioni\u201d.<br \/>\nIl titolo del \u201cGladiatore\u201d che incitava gli italiani a votare per Roosevelt tuonava emblematicamente \u2013 e in inglese: \u201cItalo-American[s] Go to Polls June 14th and VOTE\u201d. \u201cItalo-americani\u201d e non pi\u00f9 solo \u201citaliani\u201d, gli ex coloni del distretto di Birmingham si sentirono, a partire dal 1928, sempre pi\u00f9 cittadini partecipi delle sorti del loro paese adottivo.<br \/>\n\u201cIl Gladiatore\u201d, come gran parte dei periodici italo-americani pubblicati tra gli anni Dieci e Quaranta, molti dei quali sono purtroppo irrimediabilmente perduti, si rivela dunque essere una cartina di tornasole impareggiabile per la mappatura delle trasformazioni occorse in seno a una relativamente piccola ma significativa comunit\u00e0 italo-americana nel suo spostamento identitario tra italianit\u00e0 e americanizzazione .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le ondate migratorie di fine Ottocento e inizio Novecento lasciarono nel profondo Sud degli Stati Uniti un capitale umano decisamente ridotto in termini numerici, specialmente se confrontato con quello depositato sulle coste orientali negli stessi<\/p>\n","protected":false},"author":136,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[1157,662,1156,1158],"class_list":["post-4261","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria","tag-alabama","tag-identita","tag-italo-americana","tag-ondate-migratorie"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4261","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/136"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4261"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4261\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5447,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4261\/revisions\/5447"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4261"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4261"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4261"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}