{"id":4300,"date":"2019-01-10T16:22:33","date_gmt":"2019-01-10T15:22:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=4300"},"modified":"2020-10-06T18:20:00","modified_gmt":"2020-10-06T16:20:00","slug":"maria-josefina-cerutti-casita-robada-buenos-aires-penguin-random-house-grupo-editorial-argentina-sudamericana-2016-281-pp-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2019\/01\/maria-josefina-cerutti-casita-robada-buenos-aires-penguin-random-house-grupo-editorial-argentina-sudamericana-2016-281-pp-2\/","title":{"rendered":"Maria Josefina Cerutti, Casita robada, Buenos Aires, Penguin Random House Grupo Editorial Argentina \u2013 Sudamericana, 2016, 281 pp."},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 semplice recensire un libro, che volutamente si pone in una categoria letteraria tutta sua: un memoriale, come asserisce l\u2019autrice, che racconta una vicenda realmente accaduta (vedi l\u2019intervista a cura di Paola Corti qui pubblicata). La storia \u00e8 drammatica ed \u00e8 una G\u00f6tterd\u00e4mmerung migratoria, nella quale una famiglia di origine piemontese, inseritasi nella borghesia argentina, viene fatta massacrare ed \u00e8 depredata da un ammiraglio golpista di lontana origine dalla Svizzera italiana. Come recita il sottotitolo stesso del libro, questa \u00e8 la storia di El secuestro, la desaparici\u00f3n y el robo millonario que el almirante Massera cometi\u00f3 contra la familia Cerutti. Dunque \u00e8 una testimonianza particolarmente vivida di quello che passarono gli argentini durante la ditta-tura e di quello che soffr\u00ec anche la parte pi\u00f9 integrata dell\u2019immigrazione italiana. Analogamente vivido \u00e8 il quadro della reazione e\/o dell\u2019adattamento alla dittatura. Le pi\u00f9 giovani generazioni davanti alla scomparsa delle pi\u00f9 vecchie, distrutte dalla repressione o pi\u00f9 semplicemente dall\u2019avidit\u00e0 di una giunta militare interessata soprattutto ad arricchirsi, reagiscono lottando, oppure si lasciano affogare nella disperazione, o infine riemigrano iniziando una diaspora fatta di continui va e vieni che prosegue ancora oggi.<br \/>\nLa maggiore difficolt\u00e0 del recensore \u00e8 nel valutare le qualit\u00e0 letterarie di un racconto autobiografico che narra di ferite troppo recenti e troppo profonde per essere cancellate o comunque assorbite nello e dallo stesso atto letterario. Soprattutto perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 lieto fine: non soltanto i morti sono morti, vittime della dittatura o della propria incapacit\u00e0 di reagire, ma i vivi non riescono pi\u00f9 a trovare un proprio equilibrio e continuano a vagare per il continente americano o a ritornare nel Vecchio Mondo. In sostanza non vi \u00e8 una catarsi finale: i cattivi non sono puniti, i buoni non sono premiati, la vita non ritrova un porto sicuro. Il lettore non riesce di conseguenza a trovare la tradizionale consolazione dell\u2019atto di leggere, anche perch\u00e9 lo scrittrice o quantomeno la scrittrice che \u00e8 protagonista del testo non trova liberazione nello scrivere e continua a protestare la propria rabbia verso quanto accaduto. La lettura \u00e8 di conseguenza malais\u00e9e e spinge a interrogarsi sui guasti della ditta-tura, ma anche su quello che essa fa venire a galla nella famiglia vittima della violenza.<br \/>\nIn effetti l\u2019aspetto d\u00e9routant del libro \u00e8 dato non tanto dalla vicenda macrostorica e dalla difficolt\u00e0 (impossibilit\u00e0?) dell\u2019Argentina di recuperare e di superare il dramma vissuto, ma anche da quella microstorica, in questo caso dalla dissoluzione della famiglia immigrata. Questa \u00e8 alla fine del racconto divisa, perch\u00e9 l\u2019emigrazione ha ripreso e perch\u00e9 uno solo \u00e8 riuscito a farsi rimborsare dal governo democratico per le perdite economiche familiari e ha cercato e in gran parte ottenuto di non dividere tale rimborso con gli altri parenti. Per\u00f2, essa \u00e8 percorsa da sotterranee tensioni centrifughe gi\u00e0 prima della tragedia: alla riuscita di un\u2019emigrazione contadina, che si inserisce nel luogo di immigrazione e si arricchisce, corrisponde il perdersi della seconda generazione tra gioco, alcol e aspirazioni politiche e quindi la protesta di una terza, che scopre soprattutto le differenze di genere e di et\u00e0 non accettando pi\u00f9 o comunque accettando di meno la posizione asservita dei giovani e soprattutto delle donne. Tutto questo non avviene, per\u00f2, pacificamente, perch\u00e9 alla violenza che permea la societ\u00e0 argentina e che esplode nella guerra civile e nella dittatura corrisponde la violenza dei costumi familiari.<br \/>\nNel racconto autobiografico le mogli e le figlie, protagonista compresa, sono ripetutamente e violentemente picchiate, mentre la nazione si avvia verso il baratro. L\u2019esplosione della violenza politica, gestita dalla dittatura per derubare i connazionali, non fa che magnificare quello che gi\u00e0 succede nelle singole famiglie argentine: amiche e amici delle donne picchiate non sembrano infatti stupirsi dell\u2019accaduto, testimoniando cos\u00ec della brutalit\u00e0 endemica almeno di quell\u2019ambiente. Tutto ci\u00f2 fa pensare che l\u2019Italia degli anni 1970, almeno quella settentrionale si stava invece allontanando da quei modelli comportamentali e qui pare di cogliere, oltre all\u2019influenza della societ\u00e0 argentina con i suoi miti machisti e violenti, anche una sorta di congelamento di costumi comuni agli ambienti rurali dai quali sono partiti gli emigrati. In conclusione la lettura di questo libro \u00e8 difficoltosa e aspra, come indubbiamente \u00e8 stato pure lo scriverlo. In compenso dalle pieghe del racconto scivolano fuori elementi troppo spesso nascosti in una storia dell\u2019emigrazione tradizionalmente tesa a far risaltare gli aspetti positivi di quell\u2019esperienza e dei suoi protagonisti. Il parto difficile di Maria Josefina Cerutti ci ricorda dunque di quanta violenza, anche sui propri cari, \u00e8 intrisa tutta la storia umana e di quanto sia sbagliato aver cercato di nasconderlo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 semplice recensire un libro, che volutamente si pone in una categoria letteraria tutta sua: un memoriale, come asserisce l\u2019autrice, che racconta una vicenda realmente accaduta (vedi l\u2019intervista a cura di Paola Corti qui<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[75],"tags":[377,1069,1160,1161],"class_list":["post-4300","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-c60-recensioni","tag-argentina","tag-libro","tag-recensioe","tag-storia-drammatica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4300","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4300"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4300\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4301,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4300\/revisions\/4301"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4300"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4300"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4300"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}