{"id":4352,"date":"2020-11-19T09:00:07","date_gmt":"2020-11-19T08:00:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=4352"},"modified":"2019-02-19T12:06:57","modified_gmt":"2019-02-19T11:06:57","slug":"gli-italiani-di-tunisia-in-un-progetto-della-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2020\/11\/gli-italiani-di-tunisia-in-un-progetto-della-memoria\/","title":{"rendered":"Gli italiani di Tunisia in un progetto della Memoria"},"content":{"rendered":"<p>Qualche lettore, un po\u2019 distratto, potrebbe essere per nulla, o scarsamente, informato sull\u2019itinerario umano, professionale e culturale di gente italiana nelle diverse localit\u00e0 delle coste mediterranee dell\u2019Africa (esclusa la Libia), tutti territori (Tunisia in primis) che, per la contiguit\u00e0 geografica, hanno sempre rappresentato un richiamo naturale per il Sud e per la Sicilia e dove moltissimi approdavano \u201csenza passaporto, sfuggendo a ogni tipo di controllo, come perfetti clandestini\u201d.<\/p>\n<p>Ignorarne l\u2019esodo pu\u00f2 essere una dimenticanza anche plausibile, trattandosi di un fenomeno incanalato anteriormente ai grandi traffici oltre Oceano, al quale la storiografia ha prestato scarsa attenzione ovverossia \u00e8 stato valutato con distacco o, ancora, come scriveva Romain Rainero quaranta anni or sono, \u201cla relativa vicinanza\u201d e \u201cl\u2019elevata presenza storica di emigrati italiani\u201d, non sono stati, stranamente, \u201cfattori sufficienti a determinare correnti di studio\u201d e, logicamente, a rievocare le storie disperse della diaspora nordafricana<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Il perch\u00e9 del ritardo non sta a noi individuarlo per il momento, ma dalla lettura del volume in oggetto e di altri similari, usciti precedentemente e propedeutici ad approfondimenti futuri e a nuovi interrogativi, ci si rende conto che la Tunisia, contraddistinta da \u201cuna storia plurale e da memorie plurali\u201d, \u00e8 stata sempre una terra d\u2019accoglienza. Lo \u00e8 stata per gli esuli politici del Risorgimento, i patrioti, sodali nell\u2019impegno rivoluzionario (Tunisi \u00e8 ricordata come la Lugano del Mediterraneo), i quali motivavano la loro preferenza in termini \u201cdi coscienza collettiva della propria mediterraneit\u00e0\u201d, e lo \u00e8 stata ugualmente per il secolare flusso migratorio: imprenditori, manodopera generica, braccianti e pescatori in cerca di un\u2019occupazione, scappati dalle province del Meridione e da Toscana e Sardegna. Inserendosi nel tessuto multietnico delle citt\u00e0 costiere, siffatti trasferimenti umani hanno contribuito alla formazione di imprese artigiane e all\u2019esecuzione di opere pubbliche.<\/p>\n<p>Se la storiografia italiana ha riservato una considerazione inadeguata alle migrazioni nel bacino del Mare nostrum, storicamente un crocevia di genti, culture e scambi, molto \u00e8 cambiato di recente. Con l\u2019allargamento dell\u2019orizzonte terrestre, molteplici cultori, avvalendosi di moderne inclinazioni metodologiche, hanno indagato e indagano sulla causa dei viaggi che ha spinto \u201cl\u2019immaginazione\u201d dei connazionali a prediligere le rotte africane, scoprendo, inevitabilmente, l\u2019entit\u00e0 della popolazione italiana in Tunisia e nel Maghreb, dal Marocco all\u2019Egitto passando per l\u2019Algeria.<\/p>\n<p>Oltre ad alcune monografie che hanno esaminato, in particolare, l\u2019emigrazione dalla Sicilia (Franco Blandi, Daniela Melfa, Enzo Tartamella<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>) e dalla Sardegna (Gianni Marilotti<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>), sono apparse analoghe opere (Giovanna Gianturco e Claudia Zaccai<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>), contenenti accurate puntualizzazioni sulle linee generali della vicenda tunisina, partendo dai secoli intorno al Mille ed intrecciandola con la storia del Mediterraneo. Menziono anche le collettanee curate da Federico Cresti e Melfa, da Laura Faranda e da Vittorio A. Salvadorini<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>, che, a volte, trascendono il caso specifico o possono essere ammantate, osserva un curatore, da certificazioni di tollerante comprensione con il rischio di ripetere \u201cprincipi di colonialismo, sicuramente culturale ma in fondo, sotto sotto, razzista\u201d, e invece, tutto sommato, sono, semplicemente, scritti di giovani e meno giovani dal sicuro spessore scientifico. In questo sommario elenco, si segnala pure la rivista digitale \u201cAmmentu, Bollettino Storico e Archivistico del Mediterraneo e delle Americhe\u201d a cura del Centro Studi Sea di Villacidro (Sardegna) e della casa editrice Aipsa di Cagliari che, nell\u2019ambito delle scienze umane e sociali, finora ha proposto una piattaforma articolata di ricerche e studi sulla storia moderna e contemporanea sia dell\u2019area mediterranea sia dei \u201ccontesti occidentali e non occidentali e il loro impatto nella world history\u201d.<\/p>\n<p>Il libro qui preso in esame<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>, per ora ultimo di sette (il primo, <em>Memorie italiane di Tunisia<\/em>, \u00e8 uscito nel 2000), \u00e8 curato, come il precedente, da Silvia Finzi, Universit\u00e0 La Manouba di Tunisi, pronipote di una delle famiglie di livornesi ivi stabilitisi ai principi dell\u2019Ottocento, \u00e8 indubbiamente un riscontro del lavoro politico, economico e sociale degli italiani. Intessendo la storia dei due Stati e del mondo arabo in generale, da quando Tunisi era una citt\u00e0 cosmopolita, il potere ottomano sempre formale e gli interessi dell\u2019Inghilterra e della Francia in accanita concorrenza, si recupera l\u2019\u201cavventurosa\u201d storia della collettivit\u00e0 italiana, al tempo in cui ne esisteva una vera (oggi resta ben poco), nonch\u00e9 i rapporti con le locali e le francofone. Si raccontano le traversie di una moltitudine che prima ha tracciato la storia, poi, \u201cindividualmente l\u2019ha tramandata a noi contemporanei, e lo ha fatto non a caso ma in relazione alla mansione sociale svolta dalle etnie presenti\u201d, vedi gli ebrei livornesi del primo Ottocento e del loro contributo alla modernizzazione del paese e gli emigranti siciliani, definiti tali per vocazione, che l\u2019hanno documentata \u201cattraverso il lavoro e i sacrifici\u201d.<\/p>\n<p>E queste storie sono state compilate ricorrendo all\u2019apporto di ricercatori che, in virt\u00f9 di un\u2019interazione tra storici italiani e tunisini, hanno collaborato ai suddetti volumi comprensivi di una collana patrocinata dall\u2019Istituto italiano di cultura di Tunisi ed inquadrata nel Progetto della memoria promosso dall\u2019Ambasciata d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Gli stessi, ovviamente saggi bilingue, italiano e francese, spazianti in una gamma di ramificazioni, dalla produzione letteraria alle arti, alla cucina, alle professioni, alle ideologie politiche, setacciano l\u2019operato dei nostri connazionali. Le reminiscenze sono vive ancora oggi sia in quelli rimasti in seguito all\u2019indipendenza del 1956 (ricordo di tempi fortunati), sia in coloro che sono andati via (ricordo della propria terra natale). \u201cSono storie \u2013 sottolinea nella prefazione l\u2019ambasciatore italiano \u2013 che non si esauriscono col lento degradare verso i nuovi scenari della Tunisia contemporanea, ma che al contrario costituiscono le fondamenta della nuova realt\u00e0 della nostra presenza in questa terra ospitale\u201d (p. 9).<\/p>\n<p>E le storie sono molte; appartengono ad un vissuto lungo ed articolato a principiare dalla caduta di Napoleone, anni, possiamo dire, nel corso dei quali in Tunisia hanno luogo due circostanze, quasi concomitanti, una vera e propria svolta per la modernizzazione e la crescita del Paese africano: l\u2019arrivo di due comitive. Un\u2019emigrazione borghese, non da fame \u2013 ci ricorda Vincenzo Consolo \u2013 spesso qualificata proveniente da determinate regioni italiane. L\u2019una d\u2019immigrati di origine ebraica (prioritariamente toscani e livornesi), commercianti, professionisti, banchieri, stanziatisi in Tunisia per \u201ccurare sul posto l\u2019esecuzione dell\u2019imbarco e dello sbarco delle merci\u201d ed acquisire, ben presto, il monopolio dei commerci; l\u2019altra di esiliati, fuggita dalla Sicilia, dal Meridione, dagli Stati sardi, e, dopo il fallimento dei moti carbonari, dell\u2019ideale mazziniano e repubblicano, rifugiatasi nella sponda antistante per sottrarsi alle repressioni della polizia.<\/p>\n<p>I primi, seguendo le orme dei transiti risalenti alla fine del 500, e collegati per assonanza con un altrettanto composito universo, non estraneo, peraltro, alla prontezza riformatrice dei Bey di Tunisi, pongono i fondamenti di un\u2019etnia (6.000 persone nel 1850), che, favorita dall\u2019italiano, una lingua franca \u201cdai luoghi di commercio sino alla stessa corte tunisina\u201d e lungo le rive del Mediterraneo, \u00e8 il pi\u00f9 consistente e pi\u00f9 antico raggruppamento di europei; i secondi, politici e soggetti concreti non indugiano in pratiche quotidiane, quasi a contare i giorni per il loro rientro in patria, ma, accolti con tolleranza e disponibilit\u00e0, coadiuvano alla creazione di una elite politica e intellettuale, molto laboriosa che dispiega un ruolo primario nella vita tunisina e getta le basi per una cultura autoctona.<\/p>\n<p>Una circolazione nella Tunisia \u201cdei vigneti, delle miniere di bauxite e dei fondali pescosi\u201d, comunque, c\u2019\u00e8 stata, un insolito ma stimolante espatrio, meno avvertito ma non per ci\u00f2 meno ragguardevole dal punto di vista numerico e qualitativo. Continuata, ribaltando l\u2019abituale traiettoria Sud-Nord, essa ha avuto un risultato peculiare, rintracciabile in poche localit\u00e0 contattate dagli italiani: ha tratteggiato una interculturalit\u00e0 popolare, proveniente dal basso e con effetti reciproci e, simultaneamente, ha generato, tra strati sociali elevati, modelli realistici e forme di convivenza creativa nella lingua. Un idioma singolare, infarcito di parole arabe, siciliane e francesi per \u201ccomunicare con il colonizzatore francese e il colonizzato arabo\u201d, applicato nell\u2019alimentazione e, persino, nella religione. In campo religioso, i festeggiamenti dei santi, nella tradizione siciliana, avvalora Franco Blandi, incontravano la solidariet\u00e0 del popolo musulmana che, per rispetto, si accodava volentieri.<\/p>\n<p>Per un breve periodo \u00e8 incoraggiata dai governanti. Smaniosi di aggiungersi alla cerchia delle grandi nazioni e, nello stesso tempo, di materializzare la speranza di elevarsi a potenza coloniale, scorgevano nell\u2019Africa uno sbocco naturale, dotato degli opportuni requisiti per risolvere il problema del surplus demografico del Mezzogiorno. L\u2019idea \u00e8 abbandonata per ragioni inattese. La ripresa del colonialismo francese e la conquista di Tunisi, nel 1881, bloccavano ogni forma di velleitarismo e l\u2019Italia, fautrice della politica delle \u2018mani nette\u2019, preferiva tenersi fuori per non sfidare Londra e Parigi. Parimenti nel filone delle partenze ci fu il contraccolpo. Scartata la pista africana o ridimensionata, a prevalere fu l\u2019alternativa transoceanica: un espediente colmo di incognite, ma basato su prospettive potenzialmente redditizie. Le Americhe vennero collocate in cima alle direzioni suggerite: New York e Buenos Aires gli scali fantasticati.<\/p>\n<p>Come \u00e8 nato l\u2019esodo, nondimeno variegato, complesso e ricco di significati, lo esplicita Salvatore Speziale, gi\u00e0 autore di ricerche sociali e alle avvisaglie sanitarie epidemiche, culturali della Tunisia. In un saggio dettagliato, con la nazione africana vista come un paradiso o via di fuga, egli riassume la tradizione millenaria delle migrazioni tra le due rive opposte. Si fanno partire dagli antichi approcci risalenti all\u2019epoca delle repubbliche marinare, allorquando Amalfi si assicura dai governatori di Tunisi il permesso di poter commerciare con le popolazioni maghrebine della citt\u00e0 costiera di Mahdiyya e, nel contempo, procacciarsi la possibilit\u00e0 di installare insediamenti sul litorale. Queste prime comparse in luoghi inesplorati, cos\u00ec come le altre da diverse localit\u00e0 dell\u2019Europa occidentale, in particolare dalla Spagna e addirittura dalla Norvegia, non implicano condizionamenti alla sovranit\u00e0 dei governanti locali, in quanto si possono vagliare soltanto alla stregua di episodi favorevoli. Per avere pi\u00f9 contezza, ci si deve spostare a met\u00e0 Seicento con i viaggi comprovati dalla storia: i padri cappuccini aprono missioni religiose o il caso degli equipaggi di Torre del Greco che seguono l\u2019esempio (pesca dei coralli), dei marinai trapanesi nelle acque di Sousse (allora Susa), ricordati nel Decamerone. Nel Settecento parecchi centri meridionali, nonostante i pericoli derivanti dalle incursioni dei pirati, attivano, con vantaggiosi esiti, negoziazioni commerciali con le citt\u00e0-porto del Mediterraneo, trasformatosi nel frattempo in un mare affollato.<\/p>\n<p>Per agevolare il lungo percorso storico e farci recepire meglio l\u2019italianit\u00e0 degli emigranti, comunque \u201cmultiforme, poliedrica spesso e confusamente contraddittoria\u201d, la curatrice suddivide \u201cl\u2019epopea\u201d in sei periodi paradigmatici. Inizia con l\u2019eccezionalit\u00e0 (proprio cos\u00ec) del nutrito insediamento borghese di avvio Ottocento, e prosegue, nel post Unit\u00e0, con la composizione di una leadership politico-economico-culturale di stampo liberale ed imprenditoriale. Consapevole del patrimonio accumulato e perfettamente integratosi con gl\u2019immigrati europei, s\u2019impone dovunque, dai commerci alle professioni, dall\u2019artigianato alla manovalanza agricola, ed \u00e8 attenta ad avviare una stretta collaborazione con le autorit\u00e0 consolari, a propugnare la difesa dell\u2019identit\u00e0 e a caldeggiare un istintivo, ma disinvolto, processo di colonizzazione del paese. Un arco di tempo, senz\u2019altro, stringato ma l\u2019illusione di assurgere a ceto egemone si infrange, alla fine, con l\u2019epilogo del sogno italiano e la dura realt\u00e0 del Protettorato francese nel 1881 (terzo ciclo). Continua con il confronto tra patriottismo ed internazionalismo e la comparsa della lotta di classe, e, poi, la diffusione dell\u2019ideologia fascista e la conferma di una consapevolezza revanscista. La secolare odissea trova il suo compimento nel 1956, con l\u2019abrogazione del trattato del Bardo e la proclamazione dell\u2019indipendenza tunisina, un evento accomunato ad una stagione inconsueta: i connazionali, giunti posteriormente, e le famiglie storiche si dimostrano pronti ad operare per un futuro migliore.<\/p>\n<p>Il libro \u00e8 anche, e soprattutto, un affresco delle divisioni speculative determinanti per gli assetti interni della gens italica, ma seguire l\u2019iter politico e le fratture \u00e8 una questione complessa (degna di essere studiata), cos\u00ec come macchinoso \u00e8 definire gli italiani presenti in Tunisia: se \u201cemigrati\u201d o \u201citaliani all\u2019estero o ancora \u201cespatriati\u201d (cos\u00ec erano chiamati dal fascismo in poi). Messa di lato la borghesia che non ha avuto ed ha difficolt\u00e0 ad essere ammessa nel tessuto sociale del paese, molti non si dichiarano neppure tali. Aderenti a gruppi eterogenei per i quali il denominatore comune \u00e8 la difesa di interessi locali e personali e non nazionali, identificarsi con l\u2019Italia nazione, per la stragrande maggioranza, pu\u00f2 essere talmente poco pertinente.<\/p>\n<p>Alle domande, a mio parere, il testo risponde con una dovizia di particolari e vi adempie con l\u2019aiuto di una serie di verifiche storiche che scompongono le \u201cpassioni\u201d e le \u201cdisillusioni\u201d e le influenze esercitate, positivamente o negativamente, sulle scelte dei medesimi italiani.<\/p>\n<p>La prima grande incrinatura si compie all\u2019indomani dell\u2019Unit\u00e0 tra liberali, massoni, ebrei, espressione delle classi professionistiche, e gli ignoti emigranti (in grande quantit\u00e0 clandestini), senza arte n\u00e9 parte e per attenersi al convincimento della cittadinanza francese bersaglio preferito di generalizzati pregiudizi razziali. Gli uni, divisi tra gli ideali repubblicani e i sentimenti monarchici, sostenitori di \u201cun\u2019italianit\u00e0 compatta e vittoriosa\u201d, si contrappongono agli altri frammentati, principalmente, in una maggioranza, non eccessivamente incline alla politicizzazione. Gli ultimi venuti, quasi tutti di estrazione proletaria, dapprima continuano \u201cla faticosa esistenza lasciata nella nativa Sicilia \u201c; in avanti, confortati dai tradizionali istituti giuridici arabi e dalla fattibilit\u00e0 graduale di acquistare il suolo, impiantano consorzi di proprietari coltivatori e rendono fiorenti terre da sempre trascurate.<\/p>\n<p>Una crepa anomala, ma rivoluzionaria nelle conclusioni, nasce successivamente, e concerne la rottura tra \u201cpatriottismo\u201d ed \u201cinternazionalismo\u201d, un confronto che ha sollecitato le riflessioni degli studiosi tunisini. Le vecchie caste, paladini del sentirsi italiano, dell\u2019amore di patria, si misurano con le frange sovversive, che, espulse dalla penisola, una volta optato verso l\u2019esilio, si danno da fare per dare vita a forme di organizzazioni sindacali.<\/p>\n<p>La competizione tra le due \u201cfilosofie\u201d, man mano che l\u2019incremento dei grandi lavori pubblici faciliti il coinvolgimento di masse di lavoratori, fa emergere alcuni elementi. Da un canto, sanciscono lo strappo tra i produttori, legati ai governi italiani, e le maestranze operaie che ritengono i dirigenti responsabili delle precarie condizioni in cui versano; dall\u2019altro spicca una chiara prospettiva in assoluta controtendenza rispetto alla cultura vigente nel nuovo contesto coloniale: includere nelle associazioni di categoria non solo la manodopera italiana ma finanche l\u2019\u201cindigena\u201d. Nel 1904, per la prima volta, operai tunisini, italiani e francesi celebrano insieme il Primo maggio ed indicono uno sciopero generale.<\/p>\n<p>Habib Kazdaghli, docente di storia orale e storia della memoria a La Manouba, raccogliendo l\u2019interesse della storiografia tunisina e francese, nel suo saggio (<em>Le r\u00f4le oubli\u00e9 des Italiens dans la construction de la m\u00e9moire nationale<\/em>), prende in esame le esperienze associative, nelle quali la componente italiana \u201c\u00e0 l\u2019\u00e9mergence des premiers jalons de la conscience ouvri\u00e8re en Tunisie\u201d, ha avuto un incarico risolutivo di consulenza, a cominciare dall\u2019anarchico Niccol\u00f2 Converti, un pioniere del sindacalismo e patrocinatore dello sciopero cosmopolita (ma del calabrese ci occuperemo dopo). Ahmed Jaafar (<em>Le prime organizzazioni operaie italiane e gli albori del sindacalismo tunisino<\/em>), pur in mancanza di materiali archivistici, ricostruisce, grazie alla consultazione della stampa locale, la storia degli organismi ma segue addirittura la spaccatura dell\u2019unit\u00e0 tra gli operai italiani e i tunisini (il mancato incontro).<\/p>\n<p>Una divergenza supplementare, ma storicamente vitale per l\u2019ubicazione della Tunisia annoverata nel giro degli interessi mediterranei del regime, avviene negli anni trenta e travalica l\u2019appartenenza per assumere una diversit\u00e0 politico-culturale. Una vera e propria bipolarizzazione tra i fautori delle avances nazionalistiche dell\u2019Italia che, nel paese africano trovano un valido supporto per suffragare le ambizioni del duce di puntare su una penetrazione militare, e gli antifascisti e in essi si riconoscono forze politiche, accludenti la borghesia liberale e massonica fino ad una netta prevalenza delle propaggini dichiaratamente \u201cdi sinistra\u201d. Questi ultimi soggetti, ricongiuntisi, nel 1935 in un fronte internazionale unitario, accluso i comunisti, operano sotto lo sguardo vigile ed interessato della Concentrazione Antifascista di Parigi, consapevolmente edotta del rilievo strategico della Tunisia per i \u201cdestini\u201d dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>Leila El Houssi analizza il tema <em>Fascisti ed antifascisti italiani in Tunisia (1922-1943)<\/em>. In un clima rovente, il fascismo, proteso a recuperare il cittadino italiano all\u2019estero, anche in Tunisia \u201cgrazie alla struttura politica del potere\u201d (il console generale svolge un\u2019azione pi\u00f9 incisiva del Fascio e tutti i rappresentanti della comunit\u00e0 sostituiti da persone di fiducia), ottiene notevoli posizioni nel primo decennio, ma il successo scema intorno alla met\u00e0 degli anni Trenta. Le oscillazioni della politica estera italiana (i toni imperialistici e coloniali sempre pi\u00f9 accentuati), e, soprattutto, il comportamento radicale dell\u2019opposizione, notabili della borghesia liberale e massonica, pongono in dubbio l\u2019immagine di una comunit\u00e0 italiana allineata col regime e si schierano apertamente contro il fascismo, tentando di coinvolgere nella lotta i tunisini. Isabelle Felici esplora un giornale antifascista e anticolonialista, \u201cIl Domani\u201d 1935, una rassegna libera di idee, vissuta lo spazio di pochi numeri, che ebbe la finalit\u00e0 di un manifesto politico o atto di rinascita dell\u2019antifascismo tunisino, avverso alla volont\u00e0 espansionistica di Mussolini. Nell\u2019ultimo (il sesto), 22 settembre 1935, viene riprodotta una \u201cDichiarazione comune dell\u2019antifascismo contro la guerra\u201d firmata da tutti i partiti antagonisti; Santi Fedele, <em>La centralit\u00e0 della Tunisia nell\u2019organizzazione della rete clandestina antifascista del Grande Oriente d\u2019Italia in esilio<\/em>, evidenzia la responsabilit\u00e0 dei massoni nel dare vita ad una rete clandestina di propaganda e nei tentativi di stipulare relazioni con le diversificate branche dell\u2019antifascismo La sezione continua prospettando tematiche speciali: Martino Oppizzi, sul consenso degli italiani di Tunisia agli accordi Mussolini- Laval, mediante i quali il duce ha libert\u00e0 d\u2019azione in Etiopia.<\/p>\n<p>Per indirizzare l\u2019opinione degli italiani presenti nella nazione africana, un compito coraggioso e funzionale \u00e8 svolto dalla stampa etnica che, comparsa con l\u2019emigrazione borghese, \u00e8 il mezzo per studiare l\u2019evoluzione delle fazioni politiche.<\/p>\n<p>Il primo foglio, ad opera di due emigranti napoletani, proprietari di una tipografia, fuggiaschi politici e legati alla massoneria, \u00e8 il \u201cGiornale di Tunis e Cartagine\u201d. Spuntato il 28 marzo del 1838, \u00e8 incentivato dal programma riformatore del Bey Ahmed, ma uscito per un solo numero per timore di potersi convertire in uno strumento di divulgazione di idee sovversive, Seguono il \u201cCorriere di Tunisi\u201d2, stampato nel 1859 e durato fino al 1881, e poi tutti i centoventitre titoli reperiti, politici ed economici, una preziosa documentazione di valore storico e culturale. Alla vigilia e subito dopo il protettorato francese, voce di riferimento della frazione colta ed agiata della collettivit\u00e0 italiana, \u00e8 \u201cL\u2019Unione\u201d (1886-1943), dal 1896 quotidiano, in difesa dell\u2019italianit\u00e0, orientata a soddisfare le esigenze informative e culturali delle schiere migranti e ad illustrare ai non italiani le potenzialit\u00e0 e le risorse dell\u2019Italia in terra africana. Dal 1940 le pubblicazioni etniche, ad eccezione degli organi francesi autorizzati dalle autorit\u00e0 coloniali, vengono soppresse.<\/p>\n<p>La grande produzione di testate, finanziata dalle istituzioni italiane, plasma pertanto le principali correnti, politiche e sociali, dinamiche fino all\u2019indipendenza del paese, e si attesta dappertutto prendendo su di s\u00e9 la mansione di svolgere un trait d\u2019union tra la patria lontana e la patria d\u2019adozione. Reputato l\u2019italiano un considerevole veicolo di comunicazione, l\u2019informazione, pur permeata da ideologie e dottrine politiche importate dalla madrepatria, costituisce il tramite per esprimere opinioni ed aspirazioni, confrontare idee e lanciare proposte.<\/p>\n<p>Il pregio di Michele Brondino, caposcuola della storia dei giornali italiani in territorio maghrebino, \u00e8 quello di offrirci un apporto di grande significato, nonch\u00e9 sezionare la voce delle alterne concezioni politiche dominanti, dal patriottismo al nazionalismo, al fascismo e alla guerra.<\/p>\n<p>Gli italiani danno, altres\u00ec, vita ad una produzione di bollettini di protesta, con una diffusione, il pi\u00f9 delle volte, effimera e limitata, ma la particolarit\u00e0 storica ci appare oggi di rilevanza capitale per la propagazione di teorie sociali tra il proletariato di Tunisia. Scaturisce, infatti, soprattutto tra il 1885 e 1915, un elenco significativo di testate legate a unioni sindacali o corporativi, dai nomi significativi, come \u201cL\u2019Operaio\u201d, \u201cIl Minatore\u201d, \u201cLa voce del pastaio\u201d, \u201cLa voce del muratore\u201d e cos\u00ec via. Al contenuto si ricollega Nadia Neji, <em>Il linguaggio politico della stampa operaia attraverso Il Minatore<\/em>. Fondato e redatto da minatori italiani in Tunisia, l\u2019importanza sta nella capacit\u00e0 di travalicare l\u2019angolatura locale ed addirittura nazionale tunisina, facendo infiltrare la sua influenza nella vicina Algeria, specie nella regione del Constantinois, quale esempio di aiuto reciproco tra i lavoratori e un\u2019unione compatta di contestazione al padronato.<\/p>\n<p>Restanti investigazioni rimandano a varie questioni. Per l\u2019et\u00e0 del Risorgimento, Giorgia Gritti iscrive, nella sua ottica di lettura, i proscritti politici in Tunisia (Gaetano Frediani e lo stesso Garibaldi). Una tipologia storica che allestisce un grande centro di cospirazione mazziniana per monopolizzare l\u2019attenzione verso il Risorgimento; Gabriele Montalbano, <em>La comunit\u00e0 italiana di Tunisia durante la guerra italo-turca per la Libia<\/em>, e Wafa Alibi, <em>La stampa in Tunisia durante il conflitto<\/em>, sottopongono il conflitto ad una meticolosa indagine. Se per gli italiani, esso si teorizza in uno sfondo di rivincita sociale e di prestigio, non \u00e8 pacifico per gli ambienti tunisini che danno vita a scontri, perfino violenti, con i difensori dell\u2019impresa. Il conseguente e consistente afflusso della controparte libica, poi, peggiora ulteriormente la loro determinazione e concorre ad inasprire la familiarit\u00e0 con i lavoratori e a cancellare la parvenza di \u201cpopolo europeo povero e non colonialista\u201d, reputazione che aveva aiutato ad accostare italiani ed arabi.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo settore del volume, memorie, mette a fuoco gli italiani e le famiglie che hanno compartecipato all\u2019evoluzione del paese ed hanno scritto la storia della Tunisia contemporanea: Marinette Pendola offre un ricordo personale di Niccol\u00f2 Converti imperniato su alcune lettere inedite (non tanto), conservate nel Fondo Costa della Biblioteca di Imola; Rim Lajmi, servendosi di interviste in mancanza di riferimenti bibliografici, si occupa della militanza delle donne contro il fascismo e contro il colonialismo, un attivismo esplicatosi negli anni trenta e quaranta. \u201cSono donne \u2013 scrive \u2013 che restituiscono in un modo interessante il corso degli avvenimenti riplasmandoli con l\u2019apporto del proprio vissuto \u201c; Silvia Finzi e Sonia Gallico lavorano sulla famiglia Gallico, che trapiantatasi da Firenze nella prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento, s\u2019impegna politicamente opponendosi giudiziosamente alla fascistizzazione degli istituti, enti e leghe creati dalla colonia italiana. A Tunisi la loro abitazione \u00e8 la meta ideale e privilegiata degli antifascisti, Velio Spano, Maurizio Valenzi, Giorgio Amendola, incaricati di dirigere il partito comunista. Lucia Valenzi scrive sui Bensasson, una famiglia della borghesia professionale, sopraggiunta da Livorno e protagonista della vita politica; Danielle Hentat su Guido Medina, poeta, conferenziere ed animatore culturale. Rifinendo stabili legami fra le culture italiana e francese, nel ventennio il \u201csalotto di casa\u201d diventa il ritrovo degli intellettuali ed artisti dell\u2019epoca; Roberto d\u2019Ascia sistema le battaglie condotte dal \u201cCorriere di Tunisi\u201d, unico periodico in lingua italiana, tra alti e bassi ancora in vita, dall\u2019indipendenza del paese a oggi per rivendicare i diritti degli italiani in Tunisia e dell\u2019emigrazione tunisina in Italia. Si conclude con un saggio di Carmelo Russo sulle testimonianze di italiani, ascoltate in Tunisia, Italia e Francia, discendenti \u201cdalle antiche migrazioni\u201d di 8 e 900, e Giovanni Cordova sugli italiani di oggi, dipendenti a riposo, che, nel quadro dei negoziati euro-mediterranei, \u201cper vivere dignitosamente\u201d hanno trasferito la residenza nella nazione africana, il terzo paese, a ridosso di Malta e Portogallo.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere un paradosso ma non lo \u00e8 nella misura ritenuta tale. Un filo conduttore di questo collettaneo \u201cbenemerito\u201d \u00e8 Niccol\u00f2 Converti, l\u2019anarchico calabrese (nato a Roseto Capo Spulico), precursore dell\u2019operaismo maghrebino e fondatore \u201cdella stampa di protesta sociale\u201d. Max Nettlau ha definito la sua biografia (giornalista, medico e attivista politico), una \u201cbella pagina di storia\u201d. Non \u00e8 soltanto la certezza dell\u2019anarchico austriaco o di convinti simpatizzanti, ma la stima \u00e8 rafforzata dagli attestati di svariati osservatori, i quali, residenti, a vario diritto, nella citt\u00e0 africana, direttamente o indirettamente lo hanno incontrato o hanno mantenuto vincoli di collaborazione.<\/p>\n<p>La sua azione, avviata il 10 gennaio del 1887, giorno dello sbarco nel ridente porto della Goletta, accompagna e scandisce l\u2019evoluzione dei movimenti sociali in Tunisia tra fine \u2018800 e \u2018900. Condannato, per aver firmato un manifesto di solidariet\u00e0 ad Enrico Malatesta, nelle more del processo e rifacendo la strada che, mezzo secolo addietro, aveva condotto i fuoriusciti del Risorgimento nella Reggenza del Nord-Africa, sbarca a Tunisi. Una volta arrivato e valutata all\u2019istante la situazione, decide di fermarsi in pianta stabile e d\u2019inventarsi la tattica per la diffusione del pensiero libertario. A Tunisi, per le amicizie procuratesi, con l\u2019ausilio anche dello zio arcivescovo, vive praticamente fino alla morte, esercitando la professione di medico negli ospedali locali e non rinunciando mai ad essere \u201cil medico dei poveri\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Accettato ed apprezzato favorevolmente dal circolo anarchico (alle spalle aveva un\u2019esperienza nella Napoli di Bakunin e di Cafiero e in Francia), il suo dinamismo si rivela piuttosto efficace tanto da essere un riferimento per tutti coloro che sostavano in citt\u00e0 (uno per tutti Andrea Costa). Simultaneamente raduna un vero e proprio punto di raccolta, predisposto per pianificare ed assistere gli anarchici che, reduci del domicilio coatto nelle isole della Sicilia, riparano in Tunisia. Col fascismo la sua laboriosit\u00e0 si riduce notevolmente e il pronunciamento contro Franco e l\u2019appoggio ai repubblicani spagnoli sono probabilmente l\u2019ultimo segnale politico (era vecchio ed isolato dalle nuove leve politiche).<\/p>\n<p>Le vicissitudini di Converti, terminate il 13 settembre 1939, giorno della morte, ripercorrono idealmente le tracce dell\u2019esperienza altruista di tutti quelli che hanno fatto tappa in una terra straniera. Figure non marginali ma, nella citt\u00e0 d\u2019adozione, protagoniste di un\u2019esistenza in cui natura e cultura interagiscono e si compenetrano. Quasi ad asserire che per gli emigranti radicali (nella presente avventura, anarchici), non esistevano frontiere certe a bloccare un\u2019umanit\u00e0 che ha reso un servizio allo sviluppo politico, sociale, economico e culturale di una nazione.<\/p>\n<p>Un\u2019aggiunta tecnica: il testo contiene una vasta e dettagliata bibliografia generale sugli italiani di Tunisia.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Romain Rainero, <em>La rivendicazione fascista sulla Tunisia<\/em>, Milano, Marzorati, 1978.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Franco Blandi, <em>Appuntamento a La Goulette<\/em>, Palermo, Navarra Editore, 2012; Daniela Melfa, <em>Migrando a sud. Coloni italiani in Tunisia (1881-1939)<\/em>, Roma, Aracne, 2008; Enzo Tartamella, <em>Emigranti anomali. Italiani in Tunisia tra Otto e Novecento<\/em>, Trapani, Maroda Editori, 2011.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Gianni Marilotti, <em>L\u2019Italia e il Nord Africa: l\u2019emigrazione sarda in Tunisia (1848-1914)<\/em>, Roma, Carocci, 2006.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Claudia Zaccai e Giovanna Gianturco, <em>Italiani in Tunisia: passato e presente di un\u2019emigrazione<\/em>, Milano, Guerini, 2004.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Da maestrale e da scirocco. Le migrazioni attraverso il Mediterraneo<\/em>, a cura di Federico Cresti e Daniela Melfa, Milano, Giuffr\u00e9, 2006; <em>Non pi\u00f9 a sud di Lampedusa: Italiani in Tunisia tra passato e presente<\/em>, a cura di Laura Faranda, Roma, Armando Editore, 2016; <em>Tunisia e Toscana<\/em>, a cura di Vittorio A. Salvadorini, Pisa, Edistudio, 2002.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Storie e testimonianze politiche degli Italiani di Tunisia<\/em>, a cura di Silvia Finzi, Tunisi, Finzi Editore, 2016.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche lettore, un po\u2019 distratto, potrebbe essere per nulla, o scarsamente, informato sull\u2019itinerario umano, professionale e culturale di gente italiana nelle diverse localit\u00e0 delle coste mediterranee dell\u2019Africa (esclusa la Libia), tutti territori (Tunisia in primis)<\/p>\n","protected":false},"author":161,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[51,81],"tags":[89,92,458,244,254,423,255,287],"class_list":["post-4352","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-s13-asei","category-c65-articoli","tag-asei","tag-emigrazione","tag-emigrazione-italiana","tag-italia","tag-italiani","tag-memoria","tag-migrazioni","tag-tunisia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4352","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/161"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4352"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4352\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4353,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4352\/revisions\/4353"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4352"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4352"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4352"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}