{"id":4372,"date":"2019-05-07T09:30:57","date_gmt":"2019-05-07T07:30:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=4372"},"modified":"2019-05-03T10:47:08","modified_gmt":"2019-05-03T08:47:08","slug":"a-litalienne-narrazioni-dellitalianita-dagli-anni-ottanta-a-oggi-a-cura-di-niccolo-scaffai-e-nelly-valsangiacomo-roma-carocci-editore-2018-254-pp-the-routledge-history-of-ital","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2019\/05\/a-litalienne-narrazioni-dellitalianita-dagli-anni-ottanta-a-oggi-a-cura-di-niccolo-scaffai-e-nelly-valsangiacomo-roma-carocci-editore-2018-254-pp-the-routledge-history-of-ital\/","title":{"rendered":"\u00c0 l\u2019italienne. Narrazioni dell\u2019italianit\u00e0 dagli anni Ottanta a oggi, a cura di Niccol\u00f2 Scaffai e Nelly Valsangiacomo, Roma, Carocci editore, 2018, 254 pp. The Routledge History of Italian Americans, a cura  di William J. Connell e Stanislao G. Pugliese, New York, Routledge, 2018, 670 pp."},"content":{"rendered":"<p>Di Matteo Sanfilippo<\/p>\n<p>Questi due volumi nascono da progetti assai differenti. Il primo \u00e8 il prodotto di una ricerca sull\u2019italianit\u00e0 condotta da un team dell\u2019Universit\u00e0 di Losanna. Il secondo \u00e8 frutto del lavoro di un folto gruppo di studiosi italiani e statunitensi e risponde alla necessit\u00e0 di sintetizzare il crescente numero di nuove ricerche sugli italo-statunitensi e di verificare la compattezza e il ruolo nella societ\u00e0 di accoglienza del nucleo originato dall\u2019immigrazione. Di conseguenza i risultati finali sono abbastanza diversi, anzi quasi opposti. Il primo attesta il valore peculiare dell\u2019italianit\u00e0, anche quando essa \u00e8 fuori contesto, per esempio quando \u00e8 legata appunto all\u2019essere emigrati o quando invece consiste solamente nell\u2019uso di termini italiani desemantizzati, ma (o forse proprio per questo) divenuti evocativi, come illustra brillantemente il saggio di Massimo Vedovelli. Il secondo asserisce l\u2019unicit\u00e0 e la peculiarit\u00e0 dell\u2019esperienza italo-statunitense sia rispetto alla ormai lontanissima patria di partenza, sia rispetto alla patria prescelta.<br \/>\nEntrambi i volumi sondano, per\u00f2, la dimensione internazionale dell\u2019essere italiano o comunque di origine italiana. Come spesso accade nella storiografia recente, questa dimensione \u00e8 di volta in volta imputata alle caratteristiche globali o transnazionali delle esperienze odierne, con un minimo di confusione terminologica. Forse anche nella storiografia i termini pi\u00f9 desemantizzati sono divenuti evocativi, ma non sarebbe male un embargo quinquennale dei concetti di \u201cglobalismo\u201d e \u201ctransnazionalismo\u201d. In ogni caso, tornando ai libri qui recensiti, essi insistono in egual misura su come la presenza di origine italiana fuori d\u2019Italia non cessi, da un lato, di far riferimento al luogo di partenza e, dall\u2019altro, impatti su (e contro) quello di arrivo. Talvolta inserendosi nel contesto di una dialettica plurisecolare, nella quale le immagini dell\u2019immigrato italiano, dell\u2019italianit\u00e0 e dell\u2019Italia stessa possono coincidere e comunque si riflettono in interpretazioni diametralmente opposte. Si pensi, nel libro curato da Scaffai e Valsangiacomo, all\u2019ultimo, intelligente, saggio di Roberto Sala sull\u2019ambiguit\u00e0 dell\u2019immagine della Penisola (e di conseguenza dell\u2019italianit\u00e0 e degli emigrati) incistata nella cultura germanica sin dal Settecento. Nei paesi di lingua tedesca si ha una costruzione bipolare, basata su ondate successive di attrazione o repulsione per la Penisola, i suoi abitanti, la sua cultura. Alla fine queste ondate finiscono per sovrapporsi e per mescolare amore e disprezzo. D\u2019altronde, e questo risalta dai contributi sulla situazione elvetica e su quella lussemburghese nello stesso volume edito da Carocci, nonch\u00e9 da numerosi capitoli della <em>Routledge<\/em> <em>History of Italian Americans<\/em>, la stessa realt\u00e0 e coscienza immigrate evolvono nel tempo e producono una valutazione cangiante ed egualmente sempre binaria della Penisola: luogo di cultura (in tutti i sensi, compreso quello materiale, incluse quindi moda e cucina) e matrigna; luogo in cui recarsi il pi\u00f9 spesso possibile, persino pi\u00f9 volte l\u2019anno, ma dal quale anche fuggire e comunque nel quale mai ritornare per sempre.<br \/>\nLa lettura combinata di queste due opere \u00e8 molto stimolante e suggerisce una quantit\u00e0 di considerazioni agli studiosi delle migrazioni. Per esempio entrambe fanno trasparire il dubbio ricorrente se poi gli italo-qualcosa si siano realmente integrati nei luoghi di arrivo o non siano sempre alla merc\u00e9 di una possibile prossima reazione negativa nei loro riguardi. Si pensi alla questione sempre riemergente della criminalit\u00e0 italiana o meglio della \u201ccriminogenit\u00e0\u201d degli italiani, nella e fuori dalla Penisola, dunque della loro pericolosit\u00e0. Un topos gi\u00e0 attestato alla fine del medioevo e poi esploso in maniera dirompente nell\u2019Europa del Cinquecento e da questa passato al Nuovo Mondo. Si pensi alle conclusioni della <em>Routledge History,<\/em> quando si cerca con troppa forza di asseverare il successo degli italo-statunitensi <em>against all odds<\/em> e quindi si spinge il lettore a dubitare di tale <em>achievement<\/em>. Si pensi infine a una notazione comune ad entrambi i libri, nei quali si finisce per notare come realt\u00e0 inizialmente apparentate possano con l\u2019andare del tempo contrapporsi. Diversi saggi del volume di Scaffai e Valsangiacomo sottolineano la difficile relazione odierna tra Svizzera italiana, Italia e lavoratori italiani in Elvezia; il saggio edito da Routledge evidenzia il progressivo distanziamento tra italo-statunitensi e italiani. Per altro negli Stati Uniti, come in Svizzera e come in altri paesi di emigrazione antica e recente, la nuova diaspora italiana tende a smarcarsi dalle vecchie comunit\u00e0 emigrate, per ragioni di status sociale, ma anche perch\u00e9 si sente culturalmente estranea.<br \/>\nLa lettura incrociata delle due ricerche non ispira soltanto queste riflessioni: rivela inoltre come l\u2019approfondimento di questi temi travalichi ormai la raccolta e l\u2019analisi di dati tradizionale delle ricerche storiche. Letteratura, cinema, radio e televisione, stampa e\/o nuovi media, cucina e marketing pubblicitario, arte, architettura e design, (ri)costruzione della memoria attraverso musei ed eventi divengono settori nei quali pescare informazioni sulla coscienza del gruppo emigrato e sulla considerazione di un Paese e della sua cultura. Gli storici non compulsano pi\u00f9 soltanto le serie archivistiche o al massimo le opere nelle biblioteche, ma cercano le loro fonti in luoghi e contesti molto diversificati. In questo, almeno nella nostra fase storica (e storiografica), sembrano pi\u00f9 attratti dagli approcci culturali che da quelli socio-economici, anche se alcuni cercano di non dimenticare il sostrato roccioso delle diaspore migratorie, che siano di uomini, di termini o di idee. Complessivamente si \u00e8 quindi di fronte a due lavori solidi nei quali molti contributi permettono di meditare su realt\u00e0 e situazioni in continuo cambiamento e offrono la possibilit\u00e0 di testare validit\u00e0 e sviluppi delle nuove tendenze storiografiche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Matteo Sanfilippo Questi due volumi nascono da progetti assai differenti. Il primo \u00e8 il prodotto di una ricerca sull\u2019italianit\u00e0 condotta da un team dell\u2019Universit\u00e0 di Losanna. 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