{"id":6146,"date":"2023-01-15T11:31:24","date_gmt":"2023-01-15T10:31:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=6146"},"modified":"2024-02-22T11:48:57","modified_gmt":"2024-02-22T10:48:57","slug":"le-politiche-di-emigrazione-dellitalia-postunitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2023\/01\/le-politiche-di-emigrazione-dellitalia-postunitaria\/","title":{"rendered":"Le politiche di emigrazione dell&#8217;Italia postunitaria"},"content":{"rendered":"<ol>\n<li><strong>Introduzione<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Le politiche migratorie sono generalmente considerate dal punto di vista dei paesi di arrivo, per cui le loro analisi storiche sono state quasi sempre delle storie delle politiche di immigrazione, conferendo poco spazio al ruolo dei paesi di partenza e alle politiche di emigrazione<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. In questo lavoro intendiamo rovesciare il paradigma dell\u2019immigrazione e indagare la nascita e la configurazione delle politiche migratorie dal punto di vista delle partenze<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. In particolare, consideriamo le politiche di emigrazione adottate dall\u2019Italia nel periodo delimitato dall\u2019Unificazione alla crisi economica del 1929<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>In questo lavoro si parte dall\u2019assunto che i movimenti migratori che interessano l\u2019Italia oggi, possono essere compresi e governati meglio allorquando si ricostruisca una loro visione complessiva legandoli a quelli passati. In altre parole, oltre a comprendere l\u2019attuale fase migratoria nel contesto economico, politico e sociale che la caratterizza, \u00e8 altres\u00ec fondamentale inserirla nelle linee di sviluppo storiche al termine delle quali stanno i problemi del presente.<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi guida di questo lavoro \u00e8 che l\u2019unificazione dell\u2019Italia, in quanto evento motore della costruzione del nuovo Stato, ha rappresentato anche l\u2019innesco di una nuova strutturazione del fenomeno emigratorio italiano. Inoltre, la lunga sequenza degli eventi costituenti il processo di unificazione ha creato anche l\u2019occasione per l\u2019avvio dell\u2019azione politica intorno all\u2019emigrazione italiana e di una sua progressiva politicizzazione attraverso sia la legiferazione che la produzione di senso politico sull\u2019emigrazione. Per unificazione dell\u2019Italia non si intende soltanto l\u2019unione di tutti gli Stati italiani preunitari nel <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Regno_d%27Italia_%281861-1946%29\">Regno d\u2019Italia<\/a>. Accanto a questa dimensione pi\u00f9 propriamente politico-territoriale, vanno considerati anche gli altri ambiti interessati dal processo di unificazione, quali quello amministrativo, finanziario, economico e dei rapporti del nuovo stato con la societ\u00e0, in particolare la legittimazione politica e sociale del nuovo Regno italiano<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>. La complessit\u00e0 di questo processo e lo squilibrio socioeconomico esistente tra le diverse regioni d\u2019Italia, hanno conferito all\u2019unificazione esiti e tempi differenziati<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>, per cui mentre l\u2019unificazione territoriale poteva dirsi conclusa con la proclamazione di Roma capitale d\u2019Italia nel 1871, per molti anni ancora continueranno a persistere le altre questioni attinenti all\u2019unificazione italiana, quale ad esempio quella meridionale che rappresenta a tutt\u2019oggi la questione nazionale.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong>L\u2019Italia unita e le politiche di emigrazione: il periodo delle circolari<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>All\u2019indomani dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, alla classe politica del nuovo stato non si poneva solamente la questione sul come legiferare in tema di emigrazione, ma in premessa si poneva il perch\u00e9 legiferare, cio\u00e8 in base a quali motivi si doveva regolare l\u2019emigrazione e quali scopi lo stato doveva perseguire attraverso questo nuovo tipo di legislazione.<\/p>\n<p>Cominciamo col dire che gli italiani gi\u00e0 emigravano quando \u201cl\u2019Italia era solo un\u2019espressione geografica\u201d. L\u2019emigrazione degli italiani \u00e8 un\u2019esperienza che ha origini pi\u00f9 antiche della formazione dello stato italiano unitario e ha segnato e segna tuttora il suo sviluppo sociale ed economico. In merito all\u2019emigrazione prima dell\u2019Italia unita, bisogna ricordare il ruolo di due importanti regioni migratorie come il Veneto e dalla Liguria. La prima ha rappresentato la pioniera dell\u2019emigrazione italiana verso l\u2019America Latina, mentre la seconda ha costituito l\u2019avanguardia dell\u2019emigrazione italiana verso gli Stati Uniti<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>. Dunque, il regno Sabaudo, il nucleo fondante del futuro regno d\u2019Italia, gi\u00e0 conosceva bene l\u2019emigrazione dei propri sudditi e aveva verso di essa un atteggiamento di notevole apertura, dato che ne traeva non pochi benefici<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>. E l\u2019atteggiamento di <em>laisser-faire<\/em> maturato negli anni dalla classe dirigente piemontese, legittimato da Cavour stesso, nei confronti dell\u2019emigrazione assunse una posizione egemonica per molti anni.<\/p>\n<p>All\u2019epoca l\u2019emigrazione era considerata alla stregua di una semplice operazione commerciale tra due parti, con riserva dello Stato di intervenire se e solo se nel caso in cui i patti non fossero stati osservati e i contraenti avessero sollecitato tale intervento<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>. Dal 1861 fino al 1888, data della promulgazione della prima legge italiana sull\u2019emigrazione, la materia era considerata di competenza del Ministero degli interni e regolata tramite circolari ministeriali. In generale, sulla materia servivano da riferimento due dispostivi legislativi: la legge del 13 novembre 1857 sul rilascio dei passaporti, la cui validit\u00e0 fu estesa al Regno d\u2019Italia dopo l\u2019unificazione; e gli articoli 65 della legge dell\u2019unificazione amministrativa del Regno d\u2019Italia, e art. 64 della legge di Pubblica sicurezza del 20 marzo 1865. Ad essi devono essere aggiunti anche le parti del regolamento di applicazione del suddetto testo che regolavano le agenzie pubbliche e pertanto anche le agenzie di emigrazione in mancanza di una legge speciale. Tenendo fermo il principio che l\u2019emigrazione fosse un diritto individuale, per i legislatori italiani il problema principale era quello di stabilire un sistema di vigilanza efficiente sulle operazioni di arruolamento e di imbarco, sempre nella concezione che l\u2019emigrazione in quanto diritto individuale si potesse tutelare nella misura in cui si tutelano le parti di un contratto. I problemi che nascevano con l\u2019intensificarsi dei flussi in uscita dall\u2019Italia venivano affrontati attraverso la diramazione di circolari contenenti istruzioni per le forze di pubblica sicurezza e i prefetti sulle procedure e i comportamenti da adottare sulle questioni attinenti all\u2019emigrazione.<\/p>\n<p>La prima circolare prodotta nell\u2019Italia unita sulla materia \u00e8 del 1\u00b0 novembre 1861 contenente istruzioni in merito al rilascio dei passaporti per l\u2019estero agli indigenti<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>. Essa consigliava ai funzionari addetti al rilascio dei passaporti di non accettare le richieste di quegli individui che non dimostrino di avere i mezzi necessari per il viaggio, oppure che lascino il fondato sospetto di volersi recare all\u2019estero per abbandonarsi all\u2019ozio, alla mendicit\u00e0 o al vagabondaggio<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>. Circolari ministeriali con questo contenuto si sono succedute solamente altre due volte negli anni seguenti \u2012 precisamente nel 1862 e nel 1864 \u2012 aggiungendo agli indigenti una volta i disoccupati e i minorenni e, la seconda volta, i suonatori ambulanti. Queste istruzioni per\u00f2 hanno avuto una scarsa applicazione, in quanto il rilascio dei passaporti avveniva dietro presentazione del nullaosta rilasciato dall\u2019ufficio di Pubblica sicurezza e un certificato di buona condotta dato all\u2019interessato dalle autorit\u00e0 municipali. Questi ultimi avrebbero dovuto garantire la reale seriet\u00e0 del progetto migratorio dei richiedenti. Queste autorit\u00e0 difficilmente rifiutavano di concedere nullaosta e certificati ai propri concittadini, anche se indigenti, anzi soprattutto.<\/p>\n<p>Anche se forse sembra eccessivo accusare le nuove istituzioni italiane di completa indifferenza nei confronti dell\u2019emigrazione<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>, per\u00f2 sicuramente da parte di queste si registrava un trascurabile interesse, caratterizzato per\u00f2 da un generale atteggiamento di apertura nei confronti delle partenze, almeno fino al 1867. A spiegazione di questa relativa negligenza si possono citare due ordini di motivazioni.<\/p>\n<p>Da un lato, pesava la perdurante bassa intensit\u00e0 dei flussi migratori in uscita che si muovevano ancora lungo le vecchie direttrici e con le tradizionali modalit\u00e0 delle migrazioni antecedenti all\u2019Italia unita. L\u2019emigrazione dunque non assumeva un carattere emergente e anzi concorreva nel mantenimento del delicato equilibrio tra l\u2019eccedenza della forza lavoro nelle campagne italiane e la domanda di lavoro agricolo fortemente concentrata in determinati periodi dell\u2019anno. Dal lato opposto, il governo si trovava ad affrontare le pi\u00f9 urgenti questioni attinenti alla costruzione dello stato unitario e al completamento dell\u2019unificazione territoriale con la liberazione di Venezia e Roma<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>. Gli stessi democratici assegnavano la priorit\u00e0 a questi ultimi aspetti e la loro relativa trascuratezza delle questioni amministrative e politiche interne, concorreva a rafforzare l\u2019egemonia politica e culturale della destra moderata nel parlamento italiano. Il predominio dell\u2019ispirazione liberale in politica, e di quella liberista in economia, spinsero dunque con pi\u00f9 forza a concentrare l\u2019azione di governo sulle questioni del completamento dell\u2019unificazione territoriale e amministrativa dell\u2019Italia e del risanamento del bilancio dello stato.<\/p>\n<p>La circolare del 7 dicembre 1867 del Ministero degli interni in merito alla <em>Vigilanza delle Autorit\u00e0 per diminuire l\u2019emigrazione per le Americhe<\/em>, ha segnato una discontinuit\u00e0 nell\u2019atteggiamento dello Stato italiano nei confronti dell\u2019emigrazione. In essa, il ministro invita i prefetti ad adottare tutte le misure previste dalla legge per ridurre al minimo le partenze per il continente americano. Questa circolare \u00e8 importante non solo in senso cronologico, perch\u00e9 avvia l\u2019orientamento restrittivo del governo nei confronti dell\u2019emigrazione, ma anche in senso sistemico perch\u00e9 pone le basi della successiva legislazione. Innanzitutto, non potendo limitare in maniera diretta il diritto di emigrare, esso concentra il suo intervento sulle operazioni di arruolamento delle agenzie di emigrazione e sulle compagnie di navigazione che trasportavano gli emigranti. Questo intervento si espleta per\u00f2 esclusivamente attraverso gli strumenti legislativi gi\u00e0 a disposizione all\u2019epoca, quali quelli gi\u00e0 ricordati della Legge di pubblica sicurezza, la concessione dei passaporti, il codice della marina mercantile e della navigazione, e infine il codice penale. Inoltre, in questo stesso testo fa la sua prima comparsa la principale giustificazione di questo nuovo atteggiamento del governo italiano e che sar\u00e0 pi\u00f9 volte reiterato nel corso del dibattito politico italiano in merito alla necessit\u00e0 di regolare l\u2019emigrazione. Essa fa perno sulla necessit\u00e0 di \u201cproteggere gli emigranti dai molti dolori e disinganni\u201d a cui vanno incontro perch\u00e9 \u201cillusi da promesse e da contratti sempre bugiardi e fallaci\u201d<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>. In realt\u00e0 dietro a questo nobile scopo agiva anche una pi\u00f9 strumentale ragione di andare incontro agli interessi dei cosiddetti agrari, cio\u00e8 i possidenti terrieri, perch\u00e9, come si legge anche nella stessa circolare, molti prefetti hanno richiamato l\u2019attenzione del Ministro dell\u2019interno sull\u2019emigrazione \u201cfacendo rilevare a ragione, fra altri, i danni gravissimi che per questo fatto possono venire all\u2019agricoltura per mancanza di braccia pel lavoro\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>. Il problema vero dunque era che l\u2019emigrazione cominciava ad assumere un carattere emergente, cio\u00e8 non solo cresceva il numero delle partenze ma esse si diffondevano anche in regioni precedentemente non toccate dal fenomeno. Inoltre, l\u2019aumento delle partenze interessava prevalentemente l\u2019emigrazione potenzialmente permanente, non a caso le direttive per la limitazione riguarderanno esclusivamente le partenze verso il continente americano.<\/p>\n<p>La diffusione del modo di produzione capitalistico e la modernizzazione della produzione agricola in Italia fino a quegli anni aveva seguito un percorso proprio, centrato sulla creazione di un vasto semiproletariato, la cui pluriattivit\u00e0 garantiva la pura sussistenza e nascondeva la cronica sottoccupazione agricola. La tradizionale emigrazione rotatoria degli italiani era funzionale a questo tipo di percorso in quanto rientrava nello schema delle pluriattivit\u00e0. Per questi motivi l\u2019emigrazione non era considerata particolarmente influente fin a quando si concentrava nelle zone agricole particolarmente povere e\/o riguardavano esclusivamente alcuni membri familiari. Questo particolare equilibrio entra in crisi in seguito alla crisi economica che colpisce l\u2019economia italiana in generale e il settore agricolo in particolare, gi\u00e0 alcuni anni prima della crisi agraria europea.<\/p>\n<p>Questa crisi port\u00f2 alla ripresa del processo di proletarizzazione nelle campagne italiane da cui ne scatur\u00ec una significativa accelerazione dell\u2019emigrazione. Non a caso l\u2019esordio della questione dell\u2019emigrazione come tema di discussione nelle aule parlamentari italiane avvenne il 31 gennaio 1868, grazie a un\u2019interpellanza parlamentare dell\u2019onorevole Ercole Lualdi all\u2019allora presidente del Consiglio Menabrea. Inoltre, sempre non a caso, nello stesso anno venne effettuato il primo studio statistico sulle partenze dall\u2019Italia nell\u2019ottica di fornire un quadro pi\u00f9 dettagliato del nuovo fenomeno<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>. Infine, e sempre non a caso, \u00e8 proprio nel 1870 che il Ministero dell\u2019interno invi\u00f2 un questionario ai prefetti in merito ai motivi e alle conseguenze dell\u2019emigrazione<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Intorno alle preoccupazioni destate dall\u2019emigrazione, si saldarono gli interessi degli agrari meridionali e di quelli delle regioni settentrionali, dalle cui campagne continuava a partire il contingente pi\u00f9 numeroso di emigranti. Questo fronte spinse il governo italiano ad abbandonare la linea dello stato neutro in direzione di un maggiore controllo delle partenze, fino a proporre la proibizione dell\u2019emigrazione<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>. Il governo italiano in un primo momento non intervenne negando all\u2019emigrazione il carattere di emergente questione nazionale e imputando nei bassi salari praticati dalla classe possidente nelle aree di emigrazione la causa principale delle partenze. Ma questa resistenza manc\u00f2 nella circolare del 18 gennaio del 1873 in cui oltre a confermare il contenuto della circolare Menabrea, si invitavano le autorit\u00e0 ad impedire l\u2019emigrazione artificiale generata dagli agenti e a frenare con ogni mezzo quella lecita e spontanea. Il principale effetto di questa circolare fu quello di deviare il flusso delle partenze degli italiani verso i porti esteri, avvantaggiandone le compagnie di navigazione. Di conseguenza si apr\u00ec un\u2019altra linea di scontro per il governo italiano, quella con le agenzie di emigrazione e le compagnie di navigazione.<\/p>\n<p>Da una parte si ponevano gli agrari che negavano la natura sociale dell\u2019emigrazione, imputando agli interessi degli agenti di emigrazione l\u2019aumento delle partenze degli italiani. La distinzione tra un\u2019emigrazione spontanea o libera, e una artificiale dovuta all\u2019azione degli agenti che illudevano e ingannavano gli italiani con false promesse di futuro benessere, era finalizzata alla giustificazione dell\u2019intervento regolativo dello stato in direzione di una maggiore tutela dell\u2019emigrante. A questo blocco si contrapponevano gli armatori e gli agenti di emigrazione che in nome della libert\u00e0 di emigrazione predicavano la liberalizzazione degli espatri. I protagonisti di questo fronte erano soprattutto gli armatori genovesi ai quali l\u2019emigrazione forniva una valida alternativa economica in un momento di forte crisi, consentendo il finanziamento dell\u2019innovazione tecnologica della flottiglia non sovvenzionata<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Prescindendo dalla strumentalit\u00e0 di questo dibattito, comunque segnalava dei problemi reali che richiedevano una risposta concreta in forme di politiche. Del resto questi stessi problemi si erano posti anche negli altri paesi europei e avevano portato a una regolamentazione dell\u2019emigrazione. Anzi per l\u2019Inghilterra, l\u2019emigrazione aveva rappresentato sia la principale porta di ingresso per l\u2019intervento statale in campo sociale che il principale veicolo dello sviluppo burocratico dello stato, attraverso l\u2019istituzione di un\u2019agenzia chiamata <em>Emigration service<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\"><sup><strong>[19]<\/strong><\/sup><\/a><\/em>.<\/p>\n<p>Il dibattito sul ruolo reale degli agenti di emigrazione e delle compagnie di navigazione getta una luce fondamentale sui complessi meccanismi causali che generano i flussi migratori. Rilevando come l\u2019emigrazione sia anche immigrazione, e come le politiche di immigrazione influenzino le politiche di emigrazione, per cui non si pu\u00f2 fare un\u2019analisi storico-sociologica delle politiche di immigrazione senza considerare quelle di emigrazione e viceversa.<\/p>\n<p>Secondo Franzina l\u2019analisi della dinamica degli arruolamenti tramite le agenzie di emigrazione serve per \u201cspiegare le destinazioni finali dei flussi transoceanici e il loro stabilizzarsi in punti precisi del nuovo continente\u201d<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\"><sup>[20]<\/sup><\/a>. Il paradosso di un\u2019emigrazione italiana che nella sua componente settentrionale si dirigeva verso il sud America agricolo mentre quella meridionale si muoveva in prevalenza verso il Nord industriale, \u00e8 spiegato dal complesso gioco dei meccanismi innescati dall\u2019azione concomitante, da un lato, degli interessi armatoriali italiani in cui Genova \u2012 in quanto gi\u00e0 all\u2019epoca vantava una significativa esperienza oltre che consolidate rotte commerciali \u2012 rivestiva il ruolo di collettore principale con il fine economico di avviare gli emigranti nelle Americhe e, dal lato opposto, delle politiche di immigrazione del Brasile e dell\u2019Argentina. Sono soprattutto le politiche di reclutamento di questi ultimi, in particolare del Brasile, a fornire l\u2019innesco del commercio dell\u2019emigrazione. Se la crisi economica del 1866 e, in un secondo momento, quella agraria del 1873 moltiplicarono gli stimoli alle partenze, le compagnie marittime e gli agenti di emigrazione fornirono gli strumenti affinch\u00e9 questi stimoli si traducessero in partenze effettive.<\/p>\n<p>Per emigrare non bastava averne la volont\u00e0, bisognava anche sapere dove sarebbe stato meglio andare e con quali mezzi. Queste erano domande di non facile soluzione per i contadini italiani. Per le regioni italiane nord occidentali un ruolo prevalente nella localizzazione dei flussi migratori \u00e8 stato giocato dalle compagnie marittime genovesi che vantavano un consolidato monopolio nel trasporto transoceanico, a cui si aggiungevano i pionieri <em>ante Italia<\/em> dell\u2019emigrazione che svolgevano un ruolo a met\u00e0 tra la catena migratoria e l\u2019agente di emigrazione. Per le regioni italiane nord orientali invece le politiche di reclutamento brasiliane ebbero un ruolo prevalente nella localizzazione dei flussi migratori. E le compagnie genovesi non ebbero nessuna difficolt\u00e0 ad adattare le loro rotte alle nuove destinazioni brasiliane.<\/p>\n<p>In entrambi i casi si svilupp\u00f2 una fitta rete di agenti e di sub-agenti formata da esponenti delle compagnie marittime, dagli impiegati delle agenzie di emigrazione dei paesi reclutatori e dagli agenti locali nei paesi di emigrazione, finalizzata a intercettare la domanda di emigrazione e a incanalarla verso le destinazioni di riferimento. In questo folto sottobosco era sicuramente possibile incontrare dei personaggi ambigui sull\u2019orlo dell\u2019illegalit\u00e0 che a volte perpetravano delle vere e proprie truffe a danno degli emigranti. Questi personaggi fornirono il destro alla vulgata antiemigrazione dei proprietari terrieri che fecero proprio degli agenti di emigrazione la causa prima e ultima dell\u2019esodo degli italiani dalle campagne. Pertanto, negli anni seguenti furono licenziate numerose circolari, espressioni del compromesso raggiunto tra possidenti terrieri e governo italiano, nell\u2019intento di limitare l\u2019azione degli agenti e delle agenzie di emigrazione senza per\u00f2 proibire l\u2019emigrazione. Nella pratica queste disposizioni non ebbero alcuna efficacia, anzi \u201cl\u2019emigrazione continu\u00f2 a crescere e continuarono a crescere le male arti degli agenti. Era manifesto che a regolare siffatta materia occorreva una legge\u201d<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\"><sup>[21]<\/sup><\/a>. E in effetti furono presentati vari progetti di legge sull\u2019emigrazione che per vari motivi non riuscirono mai a passare l\u2019esame delle camere, fino al progetto di legge Crispi-De Zerbi che divenne legge il 30 dicembre 1888.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong>L\u2019Italia unita e le politiche di emigrazione: il diritto dell\u2019emigrazione.<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Questa legge si proponeva di disciplinare le attivit\u00e0 delle agenzie e degli agenti di emigrazione con l\u2019istituzione del contratto di partenza o di emigrazione, e di una commissione provinciale di arbitri per dirimere le eventuali controversie<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\"><sup>[22]<\/sup><\/a>. Ma si rilev\u00f2 completamente inadeguata ad affrontare le problematiche connesse alla tutela dell\u2019emigrante improntata come era a una logica poliziesca di repressione. La sua inefficacia comport\u00f2 una ripresa della produzione di circolari da parte del governo. Negli anni successivi le ondate migratorie sbriciolarono quello che era il pilastro fondamentale della legge, cio\u00e8 la surrettizia distinzione tra emigrazione artificiale e naturale o spontanea.<\/p>\n<p>La crisi agraria di fine secolo e la grande depressione aumentarono gli effetti spinta alla partenza che si diffusero anche nelle regioni meridionali. L\u2019emigrazione italiana assunse un carattere di massa e ascese al rango di questione nazionale. Ormai agli occhi di tutti gli osservatori l\u2019emigrazione era generata dalle condizioni di vita nelle zone di partenza e dai bassi salari, e a nulla valeva tentare di limitarla ma bisognava piuttosto tutelarla.<\/p>\n<p>La legge approvata il 31 gennaio 1901, cui si aggiunse la legge n. 24 del 1901 per la tutela delle rimesse e dei risparmi degli emigranti italiani all\u2019estero, costituiva un importante passo in avanti verso questa direzione. In questa nuova legge l\u2019emigrazione veniva concepito come fenomeno sociale regolato da norme speciali e non pi\u00f9 trattato come un fatto commerciale normato dal codice civile o penale. Con questa legge comincia un periodo di grande produzione normativa sulla questione emigratoria che termin\u00f2 con il Testo unico del 13 novembre del 1919. Si tratta di un\u2019elaborazione lenta, non orientata su di uno schema ideale, ma era il frutto di un\u2019elaborazione nata dall\u2019esperienza, fondata su un approccio pragmatico. Dove i problemi venivano affrontati man mano che si presentavano, e alla legislazione precedente si aggiungeva sempre qualche elemento nuovo, espressione della visione immediata della concreta esigenza sociale<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\"><sup>[23]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019innovazione principale della legge del 1901 riguarda il trasferimento delle competenze in materia di emigrazione dal Ministero degli interni a quello degli affari esteri, alla cui dipendenza venne posta una nuova organizzazione amministrativa, il Commissariato generale dell\u2019emigrazione a cui erano demandate tutte le incombenze relative al all\u2019emigrazione che fino a quel momento erano state suddivise fra i vari ministeri. Tra queste ricordiamo la concessione della patente di vettore e la sorveglianza sulla loro attivit\u00e0; l\u2019assistenza agli emigranti nei porti di partenza, in viaggio e all\u2019estero; la tutela delle donne e dei minori emigranti; la repressione dell\u2019immigrazione clandestina; la raccolta e la diffusione di notizie utili agli emigranti. Inoltre, fu istituita la figura del medico di bordo con il compito di verificare se le navi impiegate rispondessero ai requisiti imposti dalle normative sanitarie; e quella dell\u2019ispettore dell\u2019emigrazione con il compito di informare il Commissariato sulle condizioni dell\u2019emigrazione.<\/p>\n<p>Parallelamente alla legislazione nazionale, con la stipula del primo accordo bilaterale nel 1904 con la Francia, le autorit\u00e0 italiane inaugurarono una nuova linea di azione per la tutela dei propri emigranti attraverso accordi internazionali con oggetto la tutela dei lavoratori italiani emigrati all\u2019estero. Per meglio perseguire questi obiettivi, la legge n. 538 del 1910 confer\u00ec maggiori poteri al Commissariato generale per l\u2019emigrazione, ora in grado di intervenire nei paesi esteri in modo pi\u00f9 incisivo al fine di garantire una maggiore tutela dell\u2019emigrante in virt\u00f9 del principio, finalmente affermato in modo esplicito, della libert\u00e0 di espatrio per motivi di lavoro.<\/p>\n<p>Fra i compiti istituzionali del Commissariato per l\u2019emigrazione figurava quello della conoscenza e della diffusione delle informazioni sull\u2019emigrazione e le condizioni di vita degli emigranti italiani all\u2019estero. A tale scopo veniva pubblicato \u201cIl Bollettino dell\u2019emigrazione\u201d che non solo riportava le circolari del Commissariato e le informazioni per e sugli emigranti, ma anche i risultati delle indagini sulle condizioni di vita degli italiani all\u2019estero. Tra queste bisogna citare almeno quella di Adolfo Rossi nelle <em>fazendas<\/em> dello stato di S\u00e3o Paulo. I risultati di questa inchiesta furono pubblicati sul numero 7 del \u201cBollettino\u201d del 1902, in cui si rilevavano le durissime condizioni di vita degli emigranti italiani. Questa denuncia spinse le autorit\u00e0 governative ad adottare, come prima misura di tutela, il cosiddetto Decreto Prinetti-Bodrio del 26 marzo 1902 che sospendeva la licenza speciale alle compagnie di navigazione per il trasporto gratuito di emigranti italiani in Brasile.<\/p>\n<p>Come ha ben chiarito Rosoli, non bisogna per\u00f2 enfatizzare troppo il ruolo di questo decreto nel declino dell\u2019emigrazione italiana verso il Brasile. Esso pu\u00f2 essere considerato piuttosto come una delle conseguenze del lungo contenzioso giuridico tra Italia e Brasile che nacque intorno alla questione della grande naturalizzazione sancita dalla Costituzione brasiliana del 1891<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\"><sup>[24]<\/sup><\/a>. Essa disponeva che tutti gli stranieri che si trovavano all\u2019interno del paese alla data del 15 novembre del 1889 diventavano automaticamente cittadini brasiliani, a meno che non dichiarassero esplicitamente la loro volont\u00e0 di conservare la cittadinanza d\u2019origine entro il termine di sei mesi dalla promulgazione della Costituzione. In questo modo l\u2019emigrante italiano diventava l\u2019oggetto di un contenzioso giuridico d\u2019appartenenza tra Brasile e Italia. I problemi giuridici creati dalla legislazione brasiliana sulla naturalizzazione andavano oltre il conflitto di sovranit\u00e0, ma assumevano anche vesti pi\u00f9 pratiche e forse per questo molto pi\u00f9 pregnanti per la vita quotidiana degli emigranti italiani<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\"><sup>[25]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Questo contenzioso e la moltiplicazione dei doppi cittadini <em>de facto<\/em> nei paesi in cui era praticato il principio dello <em>jus soli <\/em>in materia di cittadinanza, imposero al governo italiano un cambiamento di orientamento nei confronti della normativa in materia di cittadinanza contenuta nel Codice civile del 1865. In particolare assunse sempre pi\u00f9 favore in Italia l\u2019esempio delle strategie adottate in situazioni simili dagli altri paesi europei di emigrazione che avevano riformato il proprio diritto della cittadinanza, ampliando le possibilit\u00e0 di recupero della cittadinanza da parte dei discendenti di cittadini emigrati.<\/p>\n<p>Negli anni seguenti la questione della cittadinanza degli emigranti italiani assunse una crescente valenza politica per cui alla genuina motivazione di ottemperare a un dovere morale di tutela contratto dallo stato nei confronti di quei cittadini a cui non aveva saputo garantire il sostentamento, si sovrapponevano interessi politici di tipo nazionalistici che intravedevano negli emigranti un corpo politico da mobilitare in difesa degli interessi italiani<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\"><sup>[26]<\/sup><\/a>. Il mito dell\u2019Italia <em>grande proletaria<\/em> venne usato come fattore di potenza, e l\u2019espansione coloniale viene giustificata con l\u2019esigenza di offrire destinazioni migliori ai lavoratori italiani. La retorica dell\u2019emigrazione come uno strumento della politica coloniale italiana che si era diffuso tra la classe politica verso la fine del regime liberale sar\u00e0 poi ripresa e sviluppata dal regime fascista attraverso l\u2019organizzazione degli italiani all\u2019estero<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\"><sup>[27]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Nella sua prima fase di consolidamento, il regime fascista non aveva un atteggiamento avverso all\u2019emigrazione, anzi si preoccup\u00f2 di aumentare il numero annuo delle partenze, accogliendo con una certa contrariet\u00e0 il <em>Quota act<\/em> americano che riduceva notevolmente le possibilit\u00e0 di ingresso per gli emigranti italiani. Allo scopo di aumentare queste possibilit\u00e0 e di individuare nuovi sbocchi, l\u2019Italia organizz\u00f2 la Conferenza internazionale dell\u2019emigrazione e dell\u2019immigrazione a Roma nel 1924.<\/p>\n<p>Il vero cambiamento della politica di emigrazione italiana fu registrato nel 1927 con il \u201cdiscorso dell\u2019Ascensione\u201d in cui l\u2019esuberanza di popolazione non costituisce pi\u00f9 un problema ma espressione di vitalit\u00e0. Al mutamento della politica della popolazione non pot\u00e9 non corrispondere l\u2019obiettivo dell\u2019emigrazione zero<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\"><sup>[28]<\/sup><\/a>. La legislazione migratoria, coerentemente con il nuovo indirizzo politico contrario all\u2019emigrazione, mir\u00f2 in un primo momento a ridurre il ruolo degli organi addetti alla sua tutela. Cominciando con la soppressione del Commissariato generale dell\u2019emigrazione, con il R.D.L. n. 628 del 1927, sostituito con la Direzione generale degli italiani all\u2019estero. Inoltre, il decreto reale n. 358 del 1929 abol\u00ec ogni giurisdizione speciale e attribu\u00ec le controversie sull\u2019emigrazione alla magistratura ordinaria. In seguito, visto che non si riusciva a fermare il flusso in uscita, fu emanata una nuova legge il 24 agosto del 1930 che stabiliva nuove norme penali in materia di emigrazione clandestina. L\u2019intento di frenare l\u2019emigrazione venne raggiunto solamente in seguito all\u2019espandersi e all\u2019aggravarsi della crisi economica susseguente al crollo borsistico del 1929. Sotto i colpi di questa crisi, tutti gli stati adottarono politiche protezionistiche, regred\u00ec l\u2019integrazione mondiale dei mercati e si chiusero tutti gli sbocchi per gli emigranti. Insomma, la necessit\u00e0 di partire restava ma il problema \u00e8 che non c\u2019erano pi\u00f9 i posti dove andare. Dunque fu la chiusura delle porte di ingresso a concretizzare la chiusura delle porte di uscita.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nancy Green, <em>The Politics of Exit: Reversing the Immigration Paradigm<\/em>, \u201cThe Journal of Modern History\u201d, 77, 2 (2005), pp. 263-289.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ibid., p. 266.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Esiste un\u2019ampia e consolidata riflessione storica sull\u2019emigrazione italiana che per motivi di spazio non possiamo affrontare in questa sede, per averne un quadro introduttivo chiaro ed esauriente rimandiamo a Matteo Sanfilippo, <em>Problemi di storiografia dell\u2019emigrazione italiana<\/em>, Viterbo, Sette-Citt\u00e0, 2005.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Alberto Caracciolo, <em>Stato e societ\u00e0 civile. Problemi dell\u2019unificazione italiana<\/em>, Torino, Einaudi, 1977.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Antonio Gramsci, <em>Il Risorgimento e l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia<\/em>, Roma, Donzelli, 2010; Gilles P\u00e9cout, <em>Il lungo Risorgimento. La nascita dell\u2019Italia contemporanea (1770-1922)<\/em>, Milano, Bruno Mondadori, 1999.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Emilio Franzina, <em>Gli italiani al Nuovo Mondo: l\u2019emigrazione italiana in America, 1492-1942<\/em>, Milano, Mondatori, 1994, p. 8.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Francesco Coletti, <em>Dell\u2019emigrazione italiana<\/em>, in <em>Cinquanta anni di storia italiana<\/em>, a cura della R. Accademia dei Lincei, Milano, Hoepli, 1912.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Celestino Arena, <em>Italiani per il mondo: politica nazionale dell\u2019emigrazione<\/em>, Milano, Alpes, 1927, p. 53.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Collezione celerifera delle leggi, decreti, istruzioni e circolari 1862, <\/em>Torino, Tipografia editrice di Enrico Dalmazzo, 1862, p. 2125.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ibid., p. 2126.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Costantino Ianni, <em>Il sangue degli emigrati<\/em>, Milano, Edizioni di Comunit\u00e0, 1965.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A. Caracciolo, <em>Stato e societ\u00e0 civile<\/em>, cit.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Collezione celerifera delle leggi, decreti, istruzioni e circolari 1869<\/em>, Torino, Tipografia editrice di Enrico Dalmazzo, 1869, p. 1160.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ibid., p. 1161.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Leone Carpi, <em>Statistica illustrata delle emigrazioni italiane all\u2019estero nel triennio 1874 \u2013 1876<\/em>, Milano, Editrice Lombarda, 1878.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Antonio Annino, <em>La politica migratoria dello stato postunitario<\/em>, \u201cIl Ponte\u201d, 30, 11-12 (1974), p. 1233.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Marchese di Cosentino, <em>Delle perdite morali e materiali cagionate all\u2019Italia dall\u2019emigrazione<\/em>, Roma 1874, p. 14.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A. Annino, <em>La politica migratoria<\/em>, cit., p. 1236.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\"><sup>[19]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Peter Dunkley, <em>Emigration and the State 1803 \u2013 1842: The Nineteenth-century revolution in government reconsidered<\/em>, \u201cHistorical Journal\u201d, 23, 2 (1980), pp. 353-380.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\"><sup>[20]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E. Franzina, <em>Gli italiani al Nuovo Mondo<\/em>, p. 128.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\"><sup>[21]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vincenzo Grossi, <em>Emigrazione<\/em>, in <em>Primo trattato completo di diritto amministrativo italiano<\/em>, a cura di Vittorio Emanuele Orlando, vol. 4, parte 2, Milano, Societ\u00e0 Editrice Libraria, 1905, p. 174.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\"><sup>[22]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Carlo Furno, <em>L\u2019evoluzione sociale delle leggi italiane sull\u2019emigrazione<\/em>, Varese, Tipografia Multa paucis, 1958, p. 24.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\"><sup>[23]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Tomaso Perassi, <em>I lineamenti del diritto italiano della emigrazione<\/em>, \u201cBollettino dell\u2019Emigrazione\u201d, 1921, n. 3, p. 1.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\"><sup>[24]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Gianfausto Rosoli, <em>La crise des relations entre l\u2019Italie et le Br\u00e9sil: la grande naturalisation (1889-1896)<\/em>, \u201cRevue europ\u00e9enne de migrations internationales\u201d, 2, 2 (1986), pp. 69-90.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\"><sup>[25]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ibid., p. 71.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\"><sup>[26]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Guido Tintori, <em>Cittadinanza e politiche di emigrazione nell\u2019Italia liberale e fascista<\/em>, in <em>Familismo legale<\/em>. <em>Come non diventare italiani<\/em>, a cura di Giovanna Zincone, Roma-Bari, Laterza, 2006, p. 81.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\"><sup>[27]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Luca De Capraris, <em>Fascism for export? The rise and eclipse of the fasci italiani all\u2019estero<\/em>, \u201cJournal of Contemporary History\u201d, 35, 2 (2005), pp. 151-183.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\"><sup>[28]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Annunziata Nobile, <em>Politica migratoria e vicende dell\u2019emigrazione durante il fascismo<\/em>, \u201cIl Ponte\u201d, 30, 11-12 (1974), p. 1331.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione Le politiche migratorie sono generalmente considerate dal punto di vista dei paesi di arrivo, per cui le loro analisi storiche sono state quasi sempre delle storie delle politiche di immigrazione, conferendo poco spazio al<\/p>\n","protected":false},"author":180,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[51,81],"tags":[92,993,1298],"class_list":["post-6146","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-s13-asei","category-c65-articoli","tag-emigrazione","tag-italia-post-unitaria","tag-politiche-di-emigrazione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6146","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/180"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6146"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6146\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6147,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6146\/revisions\/6147"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6146"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6146"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6146"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}