{"id":6168,"date":"2023-11-15T12:23:46","date_gmt":"2023-11-15T11:23:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=6168"},"modified":"2024-02-22T12:25:47","modified_gmt":"2024-02-22T11:25:47","slug":"migrazioni-e-graphic-novels","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2023\/11\/migrazioni-e-graphic-novels\/","title":{"rendered":"Migrazioni e graphic novels"},"content":{"rendered":"<p>Il successo nelle librerie a cavallo tra il Novecento e il nuovo secolo ha spinto le <em>graphic novels<\/em> a forzare le proprie dimensioni originarie e a trasformarsi da romanzi a fumetti in riflessioni sulla genesi della societ\u00e0 contemporanea<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. Esse hanno cos\u00ec riaperto la discussione sulla possibilit\u00e0 di distillare i risultati di una ricerca storico-sociale utilizzando un qualsiasi genere narrativo. Il dibattito relativo a tale questione \u00e8 ormai plurisecolare, perch\u00e9 nato due secoli orsono dalla separazione fra attivit\u00e0 accademica, ivi compresa qualsiasi forma di approfondimento del mondo in cui si viveva, e produzione narrativa. Agli inizi dell\u2019Ottocento i confini tra le due sfere erano invece incerti e molti li attraversavano pi\u00f9 volte e in entrambe le direzioni: dalla ricerca alla narrazione e da questa alla prima.<\/p>\n<p>Agli inizi di quel secolo, tanto per fare un esempio scontatissimo, lo scrittore edimburghese Walter Scott (1771-1832) era universalmente applaudito in quanto autore di romanzi sulla storia della propria isola e in particolare della Scozia (la trilogia di <em>Waverley<\/em>, 1814-1816; <em>Rob Roy<\/em>, 1818; <em>Ivanhoe<\/em>, 1820), antologie di poesia (<em>The Minstrelsy of the Scottish Borde<\/em>r, 1802), saggi di storia locale (<em>The History of Scotland<\/em>, 1829-1830), edizioni di documenti (<em>Original Memoirs, Written during the Great Civil War<\/em>, 1806; <em>Military Memoirs of the Great Civil War<\/em>, 1822 ) e biografie di personaggi illustri (<em>Life of Napoleon<\/em>, 1827)<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. Sulla base di una formazione giuridico-filosofica Scott svilupp\u00f2 cos\u00ec una fortunata carriera editoriale, che lo vide di volta in volta romanziere, storico, critico letterario e filologo. Nessuno trovava niente da ridire su questi sconfinamenti; anzi lo storico francese Augustin Thierry (1795-maggio 1856) elabor\u00f2 una visione romantica del medioevo ispirandosi esplicitamente ad essi. Lo studioso francese dichiar\u00f2 al proposito che dalle pagine dello scozzese trapelava una visione della storia ben pi\u00f9 ampia di quella trasmessa da qualsiasi studioso settecentesco<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Pochi decenni dopo non era pi\u00f9 possibile affermare qualcosa di simili. Di conseguenza o si scrivevano romanzi e <em>pi\u00e8ces<\/em> teatrali oppure si lavorava nell\u2019universit\u00e0. Era possibile varcare i confini tra accademia e narrazione soltanto per gravissimi motivi. Il parigino Jules Michelet (1798-1874) pubblic\u00f2 saggi proto-ecologistici (<em>La Mer<\/em>, 1861; <em>La Montagne<\/em>, 1868) o proto-antropologici (<em>La Femme<\/em>, 1859; <em>La Sorci\u00e8re<\/em>, 1862) dalle forti tonalit\u00e0 letterarie dopo una lunga carriera quale archivista, storico e docente universitario (<em>Histoire de France au Moyen \u00c2ge<\/em>, 1833-1844; <em>Histoire de la R\u00e9volution fran\u00e7aise<\/em>, 1847-1853). Per\u00f2, era stato costretto a trovarsi una nuova occupazione dopo essere stato espulso da universit\u00e0 e archivi per volont\u00e0 di Luigi Napoleone. A partire dalla Terza Repubblica i francesi santificarono Michelet quale storico nazionale, ma dal canone di questa beatificazione furono cancellate le sue opere meno accademiche<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Scrivere per le masse non rispondeva pi\u00f9 ai nuovi modelli culturali e cos\u00ec tra fine Ottocento e inizio Novecento si tent\u00f2 di cancellare qualsiasi ponte tra ricerca e narrazione storica. Soltanto dopo la Seconda guerra mondiale si cominci\u00f2 a rivalutare romanzo e pittura storici e a definirli modi efficaci, seppur alternativi, di capire e far capire il passato<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>. Analogamente si inizi\u00f2 a ragionare sul cinema quale strumento per comprendere e descrivere la complessit\u00e0 delle societ\u00e0 rappresentate. Sulla scia di questa evoluzione persino il fumetto e i suoi derivati furono presi in considerazione quali possibili strumenti di analisi e divulgazione<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>. Questo recupero dei comics fu, per\u00f2, assai complicato, perch\u00e9 tra il 1950 e il 1960 era stato lanciato contro di loro un anatema, che si protrasse nei decenni successivi<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>. Ancora meno indolore e per giunta non del tutto concretizzata \u00e8 stata la recente valorizzazione dei videogiochi a sfondo storico. Tuttavia non conviene qui discutere tale fenomeno, se non per ricordare che nel nostro millennio i videogame hanno sostituito fumetti e cinema per chi \u00e8 sotto i 40 anni.<\/p>\n<p>Se il romanzo non \u00e8 ancora sparito dall\u2019ambito delle narrazioni\/ricostruzioni del passato, basti pensare all\u2019enorme diffusione di romanzi storici e di romanzi rosa a sfondo storico, fumetti e cinema si trovano oggi in una situazione critica e sono soggetti a notevoli trasformazioni. Si pensi all\u2019elaborazione e alla diffusione di tavole soltanto on-line, oppure ai film via via accorpati alle serie televisive come modalit\u00e0 produttiva e distributiva nel mondo di Netflix. Invece per un paio di generazioni cresciute dopo la Seconda guerra mondiale i fumetti hanno costituito un ambiente culturale primario, ricco di stimoli e di sfaccettature e in grado di suggerire nuove strategie narrative ed esplicative. Questo \u00e8 stato particolarmente evidente in Italia, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso: \u00e8 sufficiente rileggere le riflessioni di Umberto Eco<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>, le pagine del mensile <em>Linus<\/em> (uscito dal 1965) e le sperimentazioni di Dino Buzzati. In particolare il <em>Poema a fumetti<\/em> di quest\u2019ultimo, pubblicato da Mondadori nel 1969, anticipa di quasi un decennio lo sviluppo delle <em>graphic novels<\/em>.<\/p>\n<p>Queste ultime hanno preso slancio oltreoceano alla fine degli anni Settanta con <em>A Contract with God and Other Tenement Stories<\/em> di Will Eisner (Baronet Books, 1978) per poi esplodere negli anni Ottanta. Si sono da allora rivelate in grado di rispecchiare in maniera originale il presente della societ\u00e0 nella quale sono pubblicate e hanno aperto un percorso recentemente preso da <em>La linea dell\u2019orizzonte<\/em> di Francesco Saresin, Francesco Della Puppa e Francesco Matteuzzi (Padova-Roma, Becco Giallo \u2013 Fondazione CSER, 2021). In quest\u2019opera tutta italiana il protagonista, Stefano, \u00e8 un sociologo che segue alcuni migranti bangladesi dal Veneto al Regno Unito. Il suo viaggio \u00e8 un processo di apprendimento non soltanto della nuova realt\u00e0 migratoria, ma anche delle proprie potenzialit\u00e0. A un certo punto, il nostro eroe elenca tra i suoi progetti quello di raccontare \u201ca fumetti\u201d la ricerca in corso, perch\u00e9 soltanto cos\u00ec pu\u00f2 rendere conto del pathos che nutre il lavoro di ogni ricercatore. Attraverso questa forma di narrazione si pu\u00f2 infatti mostrare l\u2019avanzamento del lavoro sul campo e al contempo i rovelli di chi lo svolge.<\/p>\n<p>L\u2019asse portante del romanzo a fumetti di Saresin, Della Puppa e Matteuzzi \u00e8 il voler raccontare una migrazione specifica. Ovviamente non si tratta di una novit\u00e0 assoluta. Le diaspore politiche o lavorative non sono infatti un argomento ignoto ai generi narrativi dei secoli passati, anzi sono state narrate a pi\u00f9 riprese. Tuttavia sono a lungo rimaste estranee ai fumetti, se non per rare eccezioni studiate recentemente da Lorenzo Luatti<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>. Questa distanza ha iniziato a sfumare, quando \u00e8 emerso il romanzo grafico come sottogenere del fumetto. Gi\u00e0 il primo grande successo in questo settore, <em>Maus<\/em> dello statunitense Art Spiegelman<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>, affronta il tema della mobilit\u00e0. L\u2019autore intervista il padre migrato nell\u2019area newyorchese e lo interroga su quanto ha vissuto e visto ad Auschwitz, nonch\u00e9 durante l\u2019invasione nazista della Polonia. Il racconto ripercorre il passato, ma \u00e8 sempre sottintesa la diaspora postbellica, perch\u00e9 il narratore e il padre mostrano continuamente come quell\u2019evento abbia avuto conseguenze impreviste e portato gli ebrei superstiti oltre Atlantico.<\/p>\n<p>Lo sradicamento a causa di congiunture di straordinaria violenza innerva anche <em>Persepolis<\/em> della iraniana Marjane Satrapi (2000-2003): il primo romanzo a fumetti di successo planetario, tanto da essere portato sugli schermi (2007, regia della stessa Satrapi e di Vincent Paronnaud). La protagonista \u00e8 inviata a studiare in Austria, perch\u00e9 i genitori ne temono le scelte politiche, inoltre paventano le conseguenze della guerra tra Iraq e Iran. Questa prima migrazione non \u00e8 definitiva, d\u2019altronde Satrapi sopravvive a stento in Europa e da studente povera fa la fame. Sennonch\u00e9 riparte, dopo il rientro in patria e un matrimonio fallito. La famiglia teme infatti il deterioramento dello scenario politico ed economico iraniano e la manda a Parigi, dove avr\u00e0 infine fortuna e potr\u00e0 raccontare quanto passato.<\/p>\n<p>Il successo del filone che narra per immagini le diaspore di rifugiati ed esuli \u00e8 sancito da <em>The Arrival<\/em> dell\u2019australiano Shaun Tan (2006), una peculiare sintesi dell\u2019esperienza migrante in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo, nonch\u00e9 per qualsiasi motivo. Questa storia ambientata in un mondo fantastico ripercorre infatti sogni e incubi di ogni espatriato evitando la parola scritta: sono le immagini a suggerire quanto dobbiamo capire. Vediamo speranze e delusioni, vittorie e sconfitte senza dover leggere una riga scritta.<\/p>\n<p>Grazie al successo di queste opere, nel secondo decennio del nuovo millennio la <em>graphic novel<\/em> sui migranti diventa un sottogenere acquisito e comincia a essere studiata<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>. Mentre l\u2019universit\u00e0 si accorge dei romanzi grafici a sfondo migratorio, ne aumenta la produzione e la complessit\u00e0. Negli ultimi anni appaiono <em>novels<\/em> sull\u2019arrivo dei profughi siriani nell\u2019isola greca di Coo (Olivier Kugler, <em>Escaping Wars and Waves. Encounters with Syrian Refugees<\/em>, 2018), sulle peripezie di un minore ghanese che attraversa il deserto e il Mediterraneo per raggiungere il fratello e la sorella (Eoin Colfer e Andrew Donkin, <em>Illegal<\/em>, 2017), sulle difficolt\u00e0 delle navi \u201cumanitarie\u201d (Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, <em>A bord de l\u2019Aquarius<\/em>, 2019) e su quelle dei ragazzi che cercano di integrarsi nelle societ\u00e0 di accoglienza (Gene Luen Yang, <em>American Born Chinese<\/em>, 2019). Nello specifico delle migrazioni italiane abbiamo le descrizioni delle vite di migranti di ieri in Francia (Baru, <em>Quequette blues<\/em>, 2012, e Thomas Campi e Vincent Zabus, <em>Macaroni!<\/em>, 2018) e in Belgio (Sergio Salma, <em>Marcinelle 1956<\/em>, 2014, e Antonio Cossu e Fred Druart, <em>Una storia importante: 70 anni d\u2019immigrazione italiana in Belgio e oltre<\/em>, 2020), nonch\u00e9 dei migranti di oggi nel Regno Unito (Andrea Barattin, <em>London Calling<\/em>, 2015) e negli Stati Uniti (Otto Gabos, <em>Il viaggiatore distante. Atlantica<\/em>, 2016).<\/p>\n<p>Nel romanzo a fumetti di Shaun Tan l\u2019empatia per la vicenda del migrante si crea un passo, cio\u00e8 un <em>frame<\/em>, alla volta. Nel volume di Saresin, Della Puppa e Matteuzzi, al quale ora possiamo tornare, si osserva un processo opposto: i disegni sono fondamentali come supporto narrativo; per\u00f2, sono i dialoghi tra i personaggi e i monologhi del protagonista a farci capire quanto sta accadendo. Per Stefano il percorso di ricerca \u00e8 una lotta contro paure e incertezze, nonch\u00e9 uno sforzo di dar voce alla diversit\u00e0 senza prevaricarla. Scopriamo cos\u00ec progressivamente azioni e motivi del gruppo studiato: ne comprendiamo le dinamiche, anche individuali, attraverso incontri e interviste ai singoli e grazie agli sforzi del ricercatore di adattarsi al contesto e di rinunciare alla (solo apparente) superiorit\u00e0 del sociologo alle prese con i migranti. Stefano decide infine di lavorare tra i migranti italo-bangladesi come barista del caff\u00e8 italiano, dove si incontrano. Azzera cos\u00ec ogni distanza e non forza nessuno a incontrarlo.<\/p>\n<p>Tutte le opere sinora citate illustrano vari aspetti della mobilit\u00e0, ma nessuna riflette sul modo di analizzarla, come accade ne <em>La linea dell\u2019orizzonte<\/em>. D\u2019altronde chi ha letto gli studi di Francesco Della Puppa, docente di sociologia a Ca\u2019 Foscari, conosce bene i retroscena della sua sceneggiatura. Dopo una prima fase di lavoro tra i bangladesi in Veneto, culminata nei due volumi <em>Uomini in movimento. Il lavoro della maschilit\u00e0 fra Bangladesh e Italia<\/em> e <em>Alte Ceccato. Una banglatown nel nordest<\/em>)<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>, Della Puppa \u00e8 tornato pi\u00f9 volte in questo piccolo centro del vicentino<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>. Rilavorando su quel contesto si \u00e8 reso conto di quanto la crisi economica e politica italiana abbia spaventato quel gruppo e lo abbia spinto a considerare una mossa ulteriore, ovvero utilizzare il passaporto italiano, acquisito dopo decenni di duro lavoro, per spostarsi nel Regno Unito, allora ancora parte della Comunit\u00e0 europea.<\/p>\n<p>Inizia quindi a studiare questo secondo passo, come evidenziano i suoi lavori con Djordje Sredanovic<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>, e la partenza dei nuovi italiani diventa il fulcro della sua ricerca<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>. Inoltre, collaborando con colleghi britannici, verifica le condizioni di questi migranti nel Regno Unito e come si colleghino alla pi\u00f9 generale diaspora dall\u2019area circostante il golfo del Bengala<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>. Il discorso si incentra cos\u00ec anche sulle multiple identit\u00e0 \u2012 europee e asiatiche, bangladesi e italiane \u2012 assunte da questi espatriati<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Molte riflessioni dei lavori appena citati riappaiono nella <em>graphic novel<\/em> qui discussa. In particolare il lento processo di adattamento dei bangladesi alla partenza dal proprio Paese e al trasferimento nel nord-est italiano. Relativamente a quest\u2019ultimo il suo lavoro si concentra sulla gi\u00e0 menzionata Alte Ceccato, una frazione di Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza, ma nei saggi e in questo romanzo a fumetti sono ricordate anche altre province del Veneto, della Venezia Giulia e del Trentino. Questi migranti hanno trovato lavoro nell\u2019industria e nella ristorazione di tutto il Triveneto.<\/p>\n<p><em>La linea dell\u2019orizzonte<\/em> ricorda come il loro viaggio sia iniziato perch\u00e9 appartenevano a una classe media che aveva perso la sicurezza economica e riteneva di non poterla riacquistare in patria. Il gruppo si \u00e8 quindi insediato in Italia senza sperare in futuri rientri e ha trovato un centro effettivo ed affettivo nella Penisola, di cui ha apprezzato la bellezza delle citt\u00e0 e dei paesaggi, ha scoperto i caff\u00e8 e la cucina. Per\u00f2, la nascita e la crescita di una nuova generazione hanno posto nuovi problemi. Se prima la questione era come aiutare genitori e altri familiari rimasti in patria e poi quella di trovare una casa dove far nascere i figli, ora si deve pensare al futuro di questi ultimi.<\/p>\n<p>Come ripetono gli interlocutori di Stefano, l\u2019Italia \u00e8 bella, ma \u00e8 bloccata e con un futuro politico ed economico incerto. Gli immigrati, spesso diplomati o laureati, vi hanno fatto un passo indietro nella scala sociale per trovare un impiego fisso e sono finiti in fabbrica o nei ristoranti. I loro figli rischiano di rimanere inchiodati a questo livello, per giunta in un contesto nel quale un lavoro da operaio o da cameriere \u00e8 solo l\u2019ennesima forma di lavoro interinale e comunque a tempo determinato. Inoltre dopo venti anni nella Penisola \u00e8 loro chiaro che sono rimasti cittadini di serie B, con il passaporto italiano ma la pelle troppo scura.<\/p>\n<p>Nello scorso decennio i bangladesi del Veneto decidono dunque di sfruttare il passaporto comunitario per muoversi all\u2019interno del continente. La loro meta principale \u00e8 il Regno Unito, perch\u00e9 qui vi \u00e8 maggior mobilit\u00e0 sociale e la comunit\u00e0 che comprende bangladesi, pakistani e indiani ha un proprio spazio, dato che il golfo del Bengala era parte dell\u2019Impero britannico. Il peso della componente pan-bengalese \u00e8 avvertibile soprattutto a Londra, dove dal 2016 \u00e8 sindaco il laburista Sadiq Khan, di origini pakistane.<\/p>\n<p>I bangladesi con i quali il nostro ricercatore si confronta sono dunque parte di un macro-gruppo, da tempo insediato nel Regno Unito, e ne scoprono i vantaggi. Alcuni ottengono lavori ai quali non avrebbero potuto aspirare in Italia, altri beneficiano del welfare: tutti iscrivono figli e figlie all\u2019universit\u00e0 e possono sperare in un futuro migliore. Tuttavia si scontrano con un problema identitario, perch\u00e9 al contatto con altri bengalesi capiscono che la propria esperienza li ha cambiati: non sono pi\u00f9 bangladesi, ma italiani di origine bangladese. Non \u00e8 un problema di passaporto, ma l\u2019aver messo su famiglia in Italia. La Penisola \u00e8 stata ed \u00e8 la loro seconda Patria e molti la rimpiangono, tanto da recarvisi regolarmente per le vacanze o per ritrovare amici e parenti. La loro \u00e8 dunque una duplice migrazione, scandita da due abbandoni di una terra madre. Cercano di rimuovere la nostalgia creando una propria sociabilit\u00e0 attorno al caff\u00e8 italiano di Whitechapel, quartiere multiculturale dell\u2019East End londinese.<\/p>\n<p>Sin qui quanto \u00e8 esplicitamente dichiarato nelle tavole della <em>graphic novel<\/em>. Tuttavia, guardando la riproduzione del caff\u00e8 scopriamo ulteriori indizi, almeno per chi studia le migrazioni. Si riconosce infatti il Caff\u00e8 Italia di Cannon Street, cio\u00e8 non un locale storico della comunit\u00e0 italiana di Londra, ma un acquisto recente. Il sito web di questo caffe-bar-ristorante dichiara che \u00e8 stato aperto nel 2014. La sua nascita risponde dunque all\u2019aumento a Londra dei locali italiani (spesso per non italiani) e a una nuova migrazione che non si mescola con la presenza comunitaria pi\u00f9 vecchia, come sottolinea Terri Colpi<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>A partire dal nuovo millennio la crisi italiana ha spinto molti suoi giovani, qualificati e non, a spostarsi oltre Manica<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\"><sup>[19]<\/sup><\/a>. Tanti sono immigrati di seconda generazione, soprattutto asiatici e nordafricani, ed hanno creato proprie mini-comunit\u00e0. Inoltre, come gli altri coetanei partiti dalla Penisola, non vogliono mescolarsi con il gruppo italiano insediatosi dopo la Seconda guerra mondiale, n\u00e9 tantomeno con i discendenti di coloro che riuscirono a non essere espulsi in occasione di quel conflitto. La comunit\u00e0 italiana oltre Manica \u00e8 assai grande e in continua crescita, ma anche enormemente frazionata in base alle differenti fasi migratorie.<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 italo-bangladese presentata in questa <em>graphic novel<\/em> si trova a cavallo tra un\u2019origine lontana, alla quale non risponde pi\u00f9 del tutto, e a un\u2019identit\u00e0 recente, che non collima con quella di altri italiani a Londra: un tema approfondito da Della Puppa in <em>Italian-Bangladeshi in London. A community within a community?<\/em><a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\"><sup>[20]<\/sup><\/a>. Un\u2019emigrazione a tappe crea una comunit\u00e0 peculiare e questo fenomeno andrebbe studiato verificando cosa \u00e8 successo in casi analoghi, come si \u00e8 fatto di recente approfondendo le divisioni nella diaspora bengalese tra bangladesi, indiani e pakistani oppure tra bangladesi arrivati direttamente dalla madrepatria o passati per altre mete (a Londra troviamo italo-bangladesi e lusitano-bangladesi)<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\"><sup>[21]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Un ultimo elemento aleggia sulla nostra <em>graphic novel<\/em>. I bangladesi intervistati dichiarano di sentirsi pi\u00f9 sicuri e accettati nel Regno Unito, mentre Stefano sottolinea il problema della Brexit, quando \u00e8 interrogato in una trasmissione televisiva. I suoi amici hanno passato la Manica sfruttando il passaporto comunitario, ma ora questo costituisce uno svantaggio: dovranno tornare sul continente europeo, compiendo una terza migrazione, oppure cercheranno di ottenere la cittadinanza britannica? Quest\u2019ultima \u00e8 particolarmente costosa, visto che solo per farne domanda bisogna versare 1.330 sterline, ma un ritorno dall\u2019altro lato della Manica potrebbe essere esiziale.<\/p>\n<p>Della Puppa sta in effetti gi\u00e0 lavorando su questo aspetto<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\"><sup>[22]<\/sup><\/a>, ma per ora non pu\u00f2 dare una risposta. La nostra <em>graphic novel<\/em> si conclude quindi su una serie di domande riguardanti i migranti e lo stesso ricercatore (continuer\u00e0 il suo lavoro? si sposer\u00e0?) che restano inevase, dando il senso di lavori sempre <em>in progress<\/em>, quali quello della ricerca e quello di vivere. Il romanzo a fumetti si svela cos\u00ec uno snodo interessante tra riflessione accademica e narrazione autobiografica, ricerca e divulgazione, pur appartenendo a un genere che sta perdendo terreno rispetto ai media digitali e rischia di divenire presto mera curiosit\u00e0 archeologica.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Karin Kukkonen, <em>Studying Comics and Graphic Novels<\/em>, Oxford, Blackwell, 2013; Jan Baetens e Hugo Frey, <em>The Graphic Novel: An Introduction<\/em>, Cambridge, CUP, 2014; Andrea Tosti, <em>Graphic Novel. <\/em><em>Storia e teoria del romanzo a fumetti e del rapporto fra parola e immagine<\/em>, Latina, Tunu\u00e9, 2016; Stefano Calabrese ed Elena Zagaglia, <em>Che cos\u2019\u00e8 il graphic novel<\/em>, Roma, Carocci, 2017.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Stuart Kelly, <em>Scott-Land: The Man Who Invented a Nation<\/em>, Edinburgh, Birlinn, 2010; <em>The Edinburgh Companion to Sir Walter Scott<\/em>, a cura di Fiona Robertson, Edinburgh, Edinburgh University Press, 2012.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Augustin Thierry, <em>Sur la Conqu\u00eate de l\u2019Angleterre par les Normands. \u00c0 propos du roman Ivanhoe<\/em>, \u201cCenseur Europ\u00e9en\u201d, 29 maggio 1820, poi in Id., <em>Dix Ans d\u2019\u00e9tudes historiques<\/em>, Paris, Garnier Fr\u00e8res, 1834, pp. 138-146. Cfr. Isabelle Durand-Le Guern, <em>Thierry ou l\u2019invention du Moyen \u00c2ge romantique<\/em>, in <em>Le savant dans les lettres<\/em>, a cura di Val\u00e9rie Cangemi, Alain Corbellari e Ursula B\u00e4hler, Rennes, PUR, 2014, pp. 81-92.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Matteo Sanfilippo, <em>Storia, epoche, epidemie<\/em>, Viterbo, Sette Citt\u00e0, 2020, cap. 3.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 AA.VV., <em>Romanzi nel tempo. Come la letteratura racconta la storia<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 2017, e Matteo Sanfilippo, <em>Historian\u2019s Creed. L\u2019et\u00e0 moderna tra vecchi e nuovi media<\/em>, Viterbo, Sette Citt\u00e0, 2017.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Matteo Sanfilippo, <em>Modelos de analisis del cine hist\u00f3rico: Francia, Estados Unidos e Italia<\/em>, in <em>Hacer historias con imagenes<\/em>, a cura di Angel Luis Hueso Mont\u00f3n e Gloria Camarero G\u00f3mez, Madrid, Editorial S\u00edntesis, 2014, pp. 31-57.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 David Hajdu, <em>Maledetti fumetti. Come la grande paura per i giornaletti cambi\u00f2 la societ\u00e0 statunitense<\/em>, Latina, Tunu\u00e9, 2010.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vedi i saggi in <em>Apocalittici e integrati: comunicazioni di massa e teorie della cultura di massa<\/em>, Milano, Bompiani, 1964, nonch\u00e9 la rievocazione delle letture giovanili in <em>La misteriosa fiamma della regina Loana<\/em>, Milano, Bompiani, 2004.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lorenzo Luatti, <em>L\u2019emigrazione nei fumetti: retoriche e stereotipi<\/em>, in <em>Rapporto italiani nel mondo 2019<\/em>, a cura della Fondazione Migrantes, Todi, Tau, 2019.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Apparso nel 1991 in volume, \u00e8 stato elaborato a strisce dal 1978. Per l\u2019edizione definitiva: <em>The Complete Maus: A Survivor\u2019s Tale<\/em>, New York, Pantheon, 1996. Einaudi ha appena pubblicato una riedizione in due tomi della traduzione italiana.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vedi, ad esempio, Paolino Nappi ed Ewa Sta\u0144czyk, <em>Women cross borders: economic migration in contemporary Italian and Polish graphic novels<\/em>, \u201cJournal of Graphic Novels and Comics\u201d, 6, 3 (2015), pp. 230-245.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Francesco Della Puppa, <em>Uomini in movimento. Il lavoro della maschilit\u00e0 fra Bangladesh e Italia<\/em>, Torino, Rosenberg &amp; Sellier, 2014, Id. ed Enrico Gelati, <em>Alte Ceccato. Una banglatown nel nordest<\/em>, Trento, Professionaldreamers Associazione Promozione Societ\u00e0 e Cultura, 2015.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Francesco Della Puppa, <em>Alte Ceccato, da vecchia cittadella industriale a snodo della diaspora bangladese<\/em>, \u201cArchivio di studi urbani e regionali\u201d, 114 (2014), pp. 49-72, e <em>Politiche escludenti e associazionismo immigrato in una \u201cbanglatown\u201d del Nordest: il caso di Alte Cecc<\/em><em>ato<\/em>, \u201cMondi migranti\u201d, 1 (2017), pp. 57-76.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Francesco Della Puppa e Djordje Sredanovic, <em>Citizen to Stay or Citizen to Go? Naturalization, Security, and Mobility of Migrants in Italy<\/em>, \u201cJournal of Immigrant &amp; Refugee Studies\u201d, 15, 4 (2017), pp. 366-383, e <em>Lasciare l\u2019Italia? <\/em><em>Le seconde migrazioni tra cittadinanza e crisi economica<\/em>, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 205 (2017), pp. 111-128.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Francesco Della Puppa, <em>Nuovi italiani attraverso l\u2019Europa. Cittadini globali, stratificazioni civiche e percorsi di mobilit\u00e0 sociale in tempo di crisi<\/em>, \u201cSociologia italiana\u201d, 13 (2018), pp. 95-119.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Francesco Della Puppa e Russell King, <em>The new \u201ctwice migrants\u201d: motivations, experiences and disillusionments of Italian-Bangladeshis relocating to London<\/em>, \u201cJournal of Ethnic and Migration Studies\u201d, 45, 11 (2019), pp. 1936-1952, e <em>Times of Work and Social Life: Bangladeshi Migrants in Northeast Italy and London<\/em>, \u201cInternational Migration Review\u201d, 55, 2 (2020), pp. 402-430.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Francesco Della Puppa e Mohammad Morad, Migrants in Italy, <em>Citizens in Europe? Trajectories, Experiences and Motivations of the Multiple Mobilities of Italian-Bangladeshis Relocating to London<\/em>, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 215 (2019), pp. 473-491.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Terri Colpi, <em>Benvenuti nel Regno Unito? <\/em><em>British Perceptions and Realities of Italians in the UK<\/em>, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 207 (2017), pp. 405-426.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\"><sup>[19]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vedi Raffaella Di Masi e Facundo Herrera, <em>La migrazione dei giovani italiani al tempo della grande crisi: il caso del Regno Unito<\/em>, in Fondazione Migrantes, <em>Rapporto italiani nel mondo 2018<\/em>, Todi, Tau, 2018, pp. 417-425, nonch\u00e9 Enrico Pugliese, <em>Quelli che se ne vanno. La nuova emigrazione italiana, Bologna<\/em>, il Mulino, 2018, e <em>On the road again. Studi sulla nuova emigrazione italiana<\/em>, a cura di Marco Grispigni e Pietro Lunetto, Roma, Futura, 2021<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\"><sup>[20]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Francesco Della Puppa, <em>Italian-Bangladeshi in London. <\/em><em>A community within a community?<\/em>, \u201cMigration Letters\u201d, 18, 1 (2021), pp. 35-47.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\"><sup>[21]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Banglascapes in Southern Europe: Im-mobilities, emplacements, temporalities<\/em>, a cura di Francesco Della Puppa, Jos\u00e9 Mapril e Andrea Priori, \u201cMigration Letters\u201d, 18, 1 (2021), numero monografico.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\"><sup>[22]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Francesco Della Puppa e Djordje Sredanovic, <em>Aspettative, immaginari e progettualit\u00e0 di mobilit\u00e0 e stanzialit\u00e0 nel quadro della Brexit: cittadini dalla nascita e naturalizzati<\/em>, \u201cPolis\u201d, XXXIV, 1, 2020, pp. 85-108.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il successo nelle librerie a cavallo tra il Novecento e il nuovo secolo ha spinto le graphic novels a forzare le proprie dimensioni originarie e a trasformarsi da romanzi a fumetti in riflessioni sulla genesi<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[51,81],"tags":[],"class_list":["post-6168","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-s13-asei","category-c65-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6168","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6168"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6168\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6169,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6168\/revisions\/6169"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6168"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6168"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6168"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}