{"id":6180,"date":"2024-03-15T11:15:20","date_gmt":"2024-03-15T10:15:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=6180"},"modified":"2024-06-28T11:27:16","modified_gmt":"2024-06-28T09:27:16","slug":"mobilita-femminile-e-prostituzione-tra-otto-e-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2024\/03\/mobilita-femminile-e-prostituzione-tra-otto-e-novecento\/","title":{"rendered":"Mobilit\u00e0 femminile e prostituzione tra Otto e Novecento"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>Nel settembre del 1913 una ragazza minorenne proveniente da un piccolo centro oggi inglobato nella cinta metropolitana di Torino, emigrava con il consenso del padre verso l\u2019Argentina. Pierina, 18 anni, part\u00ec con Margherita M., una quarantenne da molti anni conosciuta in famiglia che aveva asserito di essere proprietaria di una rivendita di generi alimentari a Buenos Aires e di poter prendere la ragazza con s\u00e9 come commessa<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Dopo pochi mesi, a gennaio, Pierina scriveva al padre per chiedergli aiuto e soprattutto che la facesse rimpatriare in Italia: Margherita M. non l\u2019aveva condotta a Buenos Aires ma a Montevideo, in una casa di tolleranza, dalla quale lei era riuscita ad allontanarsi solo con l\u2019aiuto della polizia che l\u2019aveva poi fatta ricoverare presso l\u2019istituto del Buon Pastore. Di tutto ci\u00f2, ad aprile 1914, la prefettura di Torino informava la Direzione generale di Pubblica sicurezza presso il ministero dell\u2019Interno, rubricandolo come un esemplare caso di \u201ctratta delle bianche\u201d e chiedendo che si provvedesse velocemente a coinvolgere il ministero degli Affari esteri per il rimpatrio e le indagini sulla malfattrice.<\/p>\n<p>Sono gli anni, questi, in cui in gran parte dell\u2019Europa l\u2019allarme per il destino di prostituzione, spesso all\u2019estero, al quale sarebbero state condannate schiere di giovani donne ingenue e sprovvedute era oramai gi\u00e0 altissimo. La \u201ctratta delle bianche\u201d, nome dato a questa emergenza, mobilitava organizzazioni e associazioni, stampa, cinema, governi, polizie.<\/p>\n<p>L\u2019anno successivo alla lettera di Pierina, ciononostante, trascorse lentamente, puntellato da richieste di adempimenti burocratici ai genitori, interlocuzioni tra il Commissariato dell\u2019Emigrazione, il console italiano a Montevideo e il ministero dell\u2019Interno. Infine, a marzo 1915, proprio nel momento in cui si aspettava solo la deliberazione del consiglio dei minori per il rimpatrio, si present\u00f2 alla legazione italiana a Montevideo un tale Luigi F., architetto abitante in citt\u00e0, accompagnato per fargli le referenze da padre Stefano, superiore dei Cappuccini e \u201cpersona benefica, qui assai favorevolmente nota\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>. L\u2019architetto F. dichiar\u00f2 che la ragazza si trovava in casa sua in qualit\u00e0 di domestica e che aveva appena confessato di essere al quinto mese di gravidanza, impossibilitata quindi a sostenere le fatiche del viaggio in mare. L\u2019uomo, inoltre, rassicurava le autorit\u00e0 che nonostante il suo stato Pierina non sarebbe stata licenziata e che la ragazza, visti i salari elevati, preferiva a quel punto rimanere a Montevideo, impegnandosi piuttosto a mandare una quota dei suoi guadagni al padre ogni mese. Lo stesso architetto, anzi, \u201csi promise di insistere presso la Pierina, affinch\u00e9, gi\u00e0 sin d\u2019ora, essa mandi al padre un adeguato sussidio\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> Non sappiamo molto della vita di Pierina nei mesi a seguire, n\u00e9 se abbia portato a termine la gravidanza. Ci\u00f2 che i documenti lasciano trapelare \u00e8 solo che a fine ottobre 1916 l\u2019architetto F. informava la legazione italiana a Montevideo che appena raggiunta la maggiore et\u00e0 la giovane si era allontanata dalla sua custodia e abitazione e che, finalmente, a marzo 1917, in piena guerra, era salpata con un piroscafo che l\u2019avrebbe condotta a Genova.<\/p>\n<p>Nello stesso lasso di tempo intercorso tra la i due viaggi di Pierina, quello di andata verso l\u2019Argentina e quello di ritorno in Italia, si sono svolte anche le vicende di un\u2019altra donna, Caterina P.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> alla quale vorrei ora prestare attenzione prima di fare qualche considerazione.<\/p>\n<p>Le prime notizie di polizia che la riguardano sono datate 23 giugno 1914 e provengono da Milano. Durante una retata in una casa di prostituzione clandestina gli agenti di pubblica sicurezza sorprendevano anche una donna di circa trent\u2019anni che, priva di documenti che accertassero la sua identit\u00e0, riferiva di chiamarsi Clara Richand, di non sapere la propria data di nascita n\u00e9 dove vivesse la propria famiglia, ma di essere nata a Marsiglia e di nazionalit\u00e0 francese. Agli agenti, che raccolsero in un verbale l\u2019interrogatorio, raccont\u00f2 anche di essersi data da sette anni \u201ca vita immorale ed errabonda\u201d, di essersi spostata in Francia tra varie citt\u00e0 per esercitare la prostituzione e di essere arrivata in Italia per la prima volta solo venti giorni prima, recandosi prima a Genova e poi a Milano, con lo stesso scopo e di sua spontanea volont\u00e0<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>. Tradotta nelle carceri locali, la donna chiedeva di essere rimpatriata in Francia attraverso il confine di Chiasso e con l\u2019assenso del prefetto veniva effettivamente munita di foglio di via e accompagnata al confine il 30 giugno.<\/p>\n<p>Meno di quindici giorni dopo, tuttavia, Clara veniva nuovamente arrestata nel mezzo di un\u2019operazione di polizia intesa a sgominare \u201cuna compagnia di prostitute francesi che, coi loro souteneurs, sono calati da qualche tempo a Milano dove le donne vivono di prostituzione e di furti commessi ai danni dei loro momentanei amatori i quali per prudenza non credono di farne denuncia, mentre i detti souteneurs, si dice, vivono di borseggi\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>. Invece del consueto rimpatrio con traduzione al confine, questa volta la prefettura chiedeva che nei confronti della donna venisse emanato un ordine di espulsione dal Regno. In attesa dell\u2019esecuzione della misura Clara veniva condotta in carcere e qui si trovava ancora il 31 luglio, quando il suo avvocato faceva istanza alla Direzione generale di pubblica sicurezza per la sua scarcerazione immediata, sia perch\u00e9 la donna non era imputata di alcun reato ma era stata fermata per misure di pubblica sicurezza, sia perch\u00e9 versava in condizioni di salute precarie avendo subito un aborto in carcere.<\/p>\n<p>Il 2 agosto, quindi, era eseguito il decreto di espulsione, via confine con Modane, e consegnata alle autorit\u00e0 francesi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per circa due anni le fonti tacciono riguardo le vicende di Clara. La intercettiamo di nuovo nell\u2019estate del 1916 quando si imbarc\u00f2 da Marsiglia a Tunisi e qui, dichiarandosi cittadina francese ma sotto il nome di Caterina P., si fece rilasciare dal consolato francese il passaporto per recarsi a Tripoli. Nella citt\u00e0, allora sotto il dominio coloniale italiano, Caterina fece domanda di iscrizione in una casa di tolleranza autorizzata. Tuttavia, \u201cessendo sorto dubbio sulla di lei identit\u00e0 personale, fu fatta fotografare e segnalare, e il relativo cartellino inviato alla Direzione della scuola di polizia scientifica\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>. Dal raffronto emerse che Caterina P. era la stessa donna fermata ripetutamente a Milano nel 1914 e poi espulsa dal Regno. Ulteriori accertamenti attestarono che la donna in effetti si chiamava Caterina P. ed era cittadina italiana, provenendo dai dintorni di Ventimiglia dove la famiglia di origine ancora viveva. Dal momento che la prostituzione, informava il governo della Tripolitania, era in quel momento interdetta alle italiane per questioni riguardanti la reputazione nazionale, Caterina venne colpita nuovamente da un decreto di espulsione e diretta a Ventimiglia, misura con la quale si chiudono le vicende a noi note della donna.<\/p>\n<p>Le storie di Pierina e Caterina si sono svolte negli stessi anni e parlano entrambe di due donne emigranti che hanno incontrato il mondo della prostituzione. Allo stesso tempo sono storie molto diverse: hanno differenti et\u00e0 e differenti sono le traiettorie compiute e gli spazi attraversati; diverso sembra il grado di consapevolezza con il quale hanno affrontato il mondo della prostituzione e le sue regole; diverse sono le questioni che le loro vicende sollevano. Proprio per questo possono guidarci efficacemente nella discussione dell\u2019intreccio tra prostituzione e migrazioni tra Otto e Novecento a partire dalla prospettiva italiana, anticipandone il carattere complesso.<\/p>\n<p>I decenni in questione occupano una posizione di rilievo tanto per la storia delle migrazioni quanto per quella della prostituzione. Sono gli anni dell\u2019emigrazione di massa dall\u2019Europa verso le Americhe, di flussi che attraversano in molteplici direzioni i confini europei, dello sviluppo della mobilit\u00e0 attraverso il Mediterraneo coloniale, delle migrazioni interne dalle aree rurali a quelle urbane. Movimenti e traiettorie che la storiografia ha ormai insegnato a leggere non come fenomeni separati e diversi, ma come esperienze migratorie che spesso travasavano l\u2019una nell\u2019altra nel perimetro di una stessa biografia. La fine dell\u2019Ottocento segna anche il trionfo del sistema della regolamentazione, della nascita quindi di un capillare circuito di case di prostituzione variamente autorizzate in molti paesi del mondo. Regime che in Italia, sviluppatosi all\u2019indomani dell\u2019Unit\u00e0, prese forma in modo particolarmente intensivo e duraturo, rimanendo in vigore fino al 1958 quando ormai era stato per lo pi\u00f9 abolito negli altri paesi. In parte la regolamentazione, in parte i fenomeni di inurbamento e lo sviluppo di nuovi e pi\u00f9 dinamici centri e snodi commerciali, diedero luogo nello stesso periodo ad una allarmante crescita del mercato del sesso, questione che come ho accennato mobilit\u00f2 fortemente opinione pubblica, societ\u00e0 civile, autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni la storiografia si \u00e8 interrogata con ritmo crescente sulle intersezioni tra i due fenomeni e su come le loro storie si sono vicendevolmente influenzate. Studi importanti, come quello di Liat Kozma, <em>Global women, colonial ports<\/em><a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>, hanno guardato alla prostituzione delle donne europee nei porti coloniali tra le due guerre mondiali, portando alla luce nuove esperienze di mobilit\u00e0 femminile attivate dal sistema della regolamentazione esportato in Nord Africa e Medio Oriente da Francia e Inghilterra. Una vera e propria antologia di studi dedicati alla storia della prostituzione globale, <em>Selling sex in the city<\/em><a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>, ha dal canto suo evidenziato quanto la prostituzione femminile nelle citt\u00e0 di et\u00e0 moderna e contemporanea sia stata soprattutto un affare da immigrate, che in forma occasionale e poi progressivamente pi\u00f9 rigida con l\u2019incedere del controllo statuale sul meretricio, hanno trovato in questo una delle poche attivit\u00e0 femminili valorizzate. Negli Stati Uniti il tema \u00e8 stato declinato interrogando l\u2019equazione tra crescita della prostituzione e immigrazione di massa tra Otto e Novecento, notando come in pi\u00f9 di un\u2019occasione le campagne antiprostituzione abbiano funzionato come cardine delle politiche antimmigratorie<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>La centralit\u00e0 della penisola nella storia delle migrazioni a cavallo tra Otto e Novecento, come uno dei principali paesi di provenienza degli e delle emigranti nelle migrazioni internazionali e come teatro di intensi fenomeni di mobilit\u00e0 interna e, per un altro verso, il posto rilevante occupato dal paese nella storia della prostituzione per le politiche adottate in materia e le dimensioni del fenomeno, fanno dell\u2019Italia, in questo nuovo campo di studi, un caso particolarmente significativo.<\/p>\n<p>La correlazione tra aumento della mobilit\u00e0 e aumento della prostituzione \u00e8 d\u2019altra parte una evidenza che tanto le autorit\u00e0, quanto l\u2019opinione pubblica italiane, rilevarono esplicitamente gi\u00e0 negli ultimi decenni dell\u2019Ottocento, inaugurando forme di attenzione specifica alle migrazioni femminili che paradossalmente non si sono tradotte successivamente in altrettante sensibilit\u00e0 storiografiche. Rimaste invisibili e sottostimate nella storia delle migrazioni fino agli ultimi decenni<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>, considerate per lo pi\u00f9 una componente minoritaria dei flussi e comunque poco determinanti e incisive, le migrazioni femminili hanno invece rappresentato a partire dalla fine dell\u2019Ottocento una ragione di preoccupazione e una priorit\u00e0 nell\u2019agenda politica nazionale e internazionale. Le associazioni di protezione delle giovani, laiche e religiose, il governo e i suoi vari organi (ministeri, prefetture, uffici, direzioni), le forze di polizia, si attivarono proprio intorno alla frequente sovrapposizione per le donne dell\u2019esperienza migratoria con quella della prostituzione. Un fenomeno, che si realizzava con tempi e modalit\u00e0 varie, ma egualmente ravvisabile tanto nelle migrazioni interne che in quelle internazionali. Nei primi anni del Novecento nasceva in Italia il primo Comitato contro la tratta delle bianche<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>, che guard\u00f2 soprattutto alla \u201ccaduta\u201d nel mondo della prostituzione di masse di giovani immigrate dalle aree rurali ai centri urbani, raccontandone la miseria, le violenze familiari, la fragilit\u00e0 lavorativa, i ricoveri negli istituti; negli stessi anni la Direzione generale di Pubblica sicurezza si concentr\u00f2 molto anche sulla prostituzione internazionale<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>, facendosi punto di raccolta di una ricchissima documentazione (carte di polizia, inchieste internazionali, rassegne stampa, rapporti e resoconti delle varie associazioni di protezione delle giovani) che restituisce la dimensione assunta dalla prostituzione delle italiane all\u2019estero almeno fino alla seconda guerra mondiale, quanto il tema impegnasse polizie, consolati, ministeri e, infine, le esperienze vissute dalle donne, come quelle di Pierina e Caterina.<\/p>\n<p>Sono partita dalle loro storie non casualmente, ma perch\u00e9 ognuna di esse esemplifica elementi ricorrenti e questioni significative.<\/p>\n<p>Pierina si dirige verso le Americhe, con la promessa di un lavoro rispettabile e facendosi strumento, evidentemente, di un progetto familiare e finisce in una casa di tolleranza con l\u2019inganno; nei mesi successivi incrocia il ricovero in un tipico istituto destinato alla protezione, correzione e redenzione delle donne; una gravidanza illegittima; il lavoro domestico; l\u2019obbligo di garantire con i suoi guadagni un sussidio mensile alla famiglia.<\/p>\n<p>Caterina dal canto suo si muove tra le realt\u00e0 urbane della penisola e verso i centri coloniali del Mediterraneo (Tunisi e Tripoli), attratta dalle opportunit\u00e0 offerte dal circuito delle case di tolleranza regolari l\u00ec allestite per lo pi\u00f9 dagli europei. Era gi\u00e0 una prostituta con una certa esperienza quando la intercettiamo attraverso le carte di polizia e sembra lei l\u2019artefice dei suoi spostamenti. Usa stratagemmi e documenti falsi per muoversi tra le case di tolleranza di pi\u00f9 paesi e aggirare regole e sanzioni. Cresciuta al confine, si finge francese a Milano per evitare il rimpatrio in famiglia ed eventualmente essere sanzionata solo con il foglio di via. Di nuovo, si fa passare per francese, straniera, a Tripoli per potersi iscrivere regolarmente in una casa di tolleranza, allora e fino al 1923 chiuse all\u2019impiego delle italiane da un governo preoccupato di incrinare in colonia l\u2019immagine della superiorit\u00e0 morale, oltre che militare, della madrepatria. Anche Caterina incrocia una gravidanza illegittima, finita con un aborto in carcere.<\/p>\n<p>Di entrambe si occupano ripetutamente e per anni le autorit\u00e0, mosse da preoccupazioni diverse nei due casi ma egualmente forti.<\/p>\n<p>Pierina \u00e8 un tipico esempio delle tante donne italiane, giovani e non solo, partite verso gli altri paesi europei e le Americhe, ma anche dalle campagne alle citt\u00e0, per le quali l\u2019esperienza dell\u2019emigrazione si tramuta in una storia di prostituzione. La solitudine, l\u2019inesperienza, l\u2019assottigliamento dei legami e delle protezioni comunitarie, la mancanza di reti nei posti di arrivo, la perdita del lavoro, la miseria, l\u2019inganno, la subordinazione familiare, le relazioni violente, sono alcuni dei fattori che innescano e concorrono all\u2019apertura delle porte di un postribolo davanti a queste emigranti. Pierina \u00e8 vittima di un inganno, dispositivo che viene evocato cos\u00ec insistentemente dalle autorit\u00e0, dalla stampa, dal cinema della prima met\u00e0 del Novecento per spiegare il dilagare della prostituzione tra le italiane \u201clontane da casa\u201d, da lavorare efficacemente come schermatura. L\u2019immagine della megera o dell\u2019oscuro trafficante che rapiscono giovani innocenti per venderle o impiegarle come schiave del sesso, ampiamente sponsorizzata nella cinematografia e nelle cronache<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>, da una parte \u00e8 l\u2019elaborazione culturale dell\u2019impatto della societ\u00e0 con i nuovi soggetti\u00a0 che in quegli anni spadroneggiano sulla scena di un mercato in vorticosa espansione: gli uomini e le donne che guadagnano reclutando, procacciando, accompagnando e fornendo donne ai postriboli legali e clandestini di mezzo mondo<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>. Dall\u2019altra parte, evoca figure utili a mettere in ombra gli elementi di ordine sociale che spingevano le emigranti verso la prostituzione, quali per esempio la diseguaglianza e violenza di genere in famiglia, testimoniata dall\u2019alto numero di donne costrette alla prostituzione da padri, mariti, fratelli; la minore tutela, le paghe inferiori e insufficienti del lavoro femminile; la convinzione maschile di poter disporre della sessualit\u00e0 femminile o il peso che il codice dell\u2019onore, soprattutto di quello perduto, assumeva nelle vite delle donne. Sono questi i percorsi accidentati che emergono dai verbali di interrogatorio delle prostitute raccolti quando facevano domanda di iscrizione in una casa di tolleranza o erano fermate per misure di P.S.<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>, dai rapporti annuali inviati dalle prefetture al ministero dell\u2019Interno per rendicontare le attivit\u00e0 svolte per reprimere la tratta delle bianche negli anni Trenta<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>, ma anche dai report dei viaggi di inchiesta sulla condizioni delle emigranti all\u2019estero, come quello condotto nel 1910 in Germania da Giuseppina Scanni per la sezione italiana dell\u2019Associazione cattolica internazionale per la protezione della giovane<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\"><sup>[19]<\/sup><\/a>. Le storie delle emigranti che finiscono nel mercato della prostituzione restituite da queste fonti raccontano di neospose condotte dai mariti all\u2019estero e qui costrette a prostituirsi con la violenza; di giovani domestiche arrivate in citt\u00e0 e sottoposte alle voglie dei padroni, disonorate e messe alla porta; di lavoratrici precarie e malpagate, fioriste, ambulanti, gelataie, operaie, che non riescono a sopravvivere nei luoghi di arrivo con le paghe riservate alle donne e che non possono tornare in patria. Per loro l\u2019arruolamento in una casa di tolleranza, autorizzata o clandestina, da quale poi sar\u00e0 quasi impossibile affrancarsi, \u00e8 frutto del concorso di pi\u00f9 elementi: l\u2019emigrazione, ma anche le relazioni di potere, sociali e familiari, di genere, all\u2019interno delle quali vivono.<\/p>\n<p>Per un altro verso, dalle fonti emerge un secondo insieme di esperienze femminili, esemplificato dalle vicende di Caterina, nelle quali prostituzione e migrazione si sono combinate diversamente, laddove in questi casi la prostituzione sembra funzionare come il motore della mobilit\u00e0 piuttosto che esserne una conseguenza. Uno dei perni intorno a cui queste vicende si muovono, per il caso italiano documentate soprattutto in relazione alle donne che si recavano nelle colonie del Mediterraneo, \u00e8 il sistema della regolamentazione della prostituzione. Erano le case di tolleranza autorizzate aperte dagli e dalle europee a Malta, Tripoli, Creta, Alessandria d\u2019Egitto, Il Cairo, Tunisi, Costantinopoli, Porto Said, Bengasi, Beirut, che attiravano le prostitute italiane con la promessa di migliori guadagni, inserendole poi in circuito molto ampio, che arrivava anche a Bombay. Si trattava di un circuito perfettamente integrato con quello esistente gi\u00e0 nella penisola: ad aprire questi postriboli erano spesso tenutarie che gi\u00e0 gestivano case di tolleranza a Napoli, Roma, Milano e che facevano, o facevano fare a loro incaricati, la spola tra le une e le altre per spostare donne e guadagni. Una delle regole non scritte, ma assolutamente rispettata delle case di tolleranza era infatti quella di rinnovare ogni 15 giorni le prostitute in servizio e questo innescava percorsi di mobilit\u00e0 estremamente complessi e lunghi che riguardavano le meretrici, ma anche le \u201cterze parti\u201d (accompagnatori, faccendieri, reclutatori) e le tenutarie. Quello della prostituzione in colonia era un mercato a cui le prostitute italiane guardavano con grande interesse: la sproporzione tra domanda e offerta, tra numero di uomini (soldati, funzionari, marinai, operai) e prostitute europee a disposizione sar\u00e0 costante per tutta la prima met\u00e0 del Novecento, rendendo la prostituzione in questi luoghi un affare lucroso, al punto da spingere non poche donne e famiglie a procurarsi identit\u00e0 false per aggirare i limiti imposti all\u2019esercizio del mestiere. Le corrispondenze consolari e le inchieste di polizia abbondano di riferimenti a padri che fornivano documenti falsi alle figlie minorenni per poi condurle fino alle porte del postribolo in colonia o di donne italiane che si fingevano di altra nazionalit\u00e0, come Caterina, per superare l\u2019embargo alla prostituzione italiana in Libia esistente fino al 1923. In quella data, infatti, anche questa restrizione cadde sotto i colpi di una domanda incessante di prostitute che continuava a rimane insoddisfatta, nonostante in tutti i paesi europei fosse ormai noto che in Tripolitania si cercassero donne europee e che anche la prostituzione delle indigene, compresa quella delle bambine, fosse ampiamente sfruttata dagli italiani<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\"><sup>[20]<\/sup><\/a>. La prostituzione nei paesi coloniali solleva questioni importanti che la storiografia sta esplorando solo da pochi decenni e che rimandano alla centralit\u00e0 che le politiche razziali delle relazioni sessuali hanno rivestito nella costruzione stessa della societ\u00e0 coloniale<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\"><sup>[21]<\/sup><\/a>. In questa occasione, tuttavia, vorrei limitarmi a richiamare un elemento in particolare. Nonostante le politiche in materia di relazioni sessuali nelle colonie europee siano variate nel tempo e anche a seconda dei contesti e dei modelli di dominio adottati, ondeggiando dal divieto perentorio delle relazioni interrazziali al permissivismo verso la costruzione di legami \u201cmisti\u201d, intesi in alcune occasioni come uno strumento efficacie di penetrazione, la presenza di prostitute europee e la promozione del principio della concordanza etnica, soprattutto tra alcune categorie superiori di clienti e le prostitute,\u00a0 sarebbe stato individuato dalla storiografia<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\"><sup>[22]<\/sup><\/a> come un importante stimolo all\u2019impennata di mobilit\u00e0 internazionale delle prostitute dalla fine dell\u2019Ottocento alla seconda guerra mondiale. Accanto, quindi alle leggi del mercato, e non slegate da esse, anche il principio della concordanza etnica avrebbe agito come motore della mobilit\u00e0 delle prostitute, in modo forzato o volontario, non solo verso le colonie, ma anche in direzione delle altre mete delle migrazioni internazionali dove ugualmente a formarsi erano comunit\u00e0 omogenee, dal punto di vista della provenienza, di immigrati.<\/p>\n<p>L\u2019insieme delle riflessioni fino qui abbozzate e che lievitano interrogando l\u2019intreccio tra prostituzione e migrazioni tra Otto e Novecento, anche a partire dalle storie delle donne che ne sono state coinvolte, credo testimonino quanto questo nuovo campo di indagine sia promettente. Non solo esso contribuisce allo studio delle migrazioni femminili, delle societ\u00e0 coloniali, del lavoro, delle diseguaglianze di genere, ma si presenta anche come un\u2019utile occasione di riflessione sulla pratica storiografica. Nonostante l\u2019evidenza che il tema ha avuto nel dibattito politico e nella societ\u00e0 del tempo, esso \u00e8 stato a lungo ignorato. Sarebbe utile chiedersi quanto abbia influito in questo senso la considerazione, o forse il disagio, che anche gli storici e le storiche nutrono verso il tema della prostituzione, faticando a considerarla un fenomeno storico sociale rilevante e non una questione morale.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per un approfondimento dei temi trattati in questo contributo e qui solo accennati per ragioni di spazio, come la campagna contro la \u201ctratta delle bianche\u201d, le politiche internazionali indirizzate alla prostituzione e alla tratta, la prostituzione europea nelle colonie, mi permetto di rimandare a Laura Schettini, <em>Turpi traffici. Prostituzione e migrazioni globali (1890-1940)<\/em>, Roma, Biblink, 2019.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Le notizie riguardanti le vicende di Pierina sono rintracciabili nei documenti presenti in Archivio centrale dello Stato, Ministero dell\u2019Interno, Direzione generale Pubblica sicurezza, Divisione Polizia Giudiziaria, 1916-18, 10900.21, J-Z. Fasc. Pierina S. (per ragioni deontologiche relative al rispetto della privacy, non riporter\u00f2 nel testo i cognomi delle persone coinvolte nelle vicende trattate).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Commissariato dell\u2019Emigrazione a ministero dell\u2019Interno, 18 marzo 1915, in ACS, MI, DGPS, DPG, 1916-18, 10900.21, J-Z. Fasc. Pierina S.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ibidem.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ACS, MI, DGPS, DPG, 1916-18, 10900.21, J-Z. Fasc. Clara R.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Prefettura di Milano a ministero dell\u2019Interno, 24 giugno 1914, ivi.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Prefettura di Milano a ministero dell\u2019Interno, 13 luglio 1914, ivi.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nota al ministero dell\u2019Interno [mittente illeggibile, presumibilmente ministero Affari esteri], 21 marzo 1917, ivi.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Liat Kozma, <em>Global Women, Colonial Ports. Prostitution in the Interwar Middle East<\/em>, New York, Suny Press, 2017.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Selling sex in the city: a global history of prostitution, 1600s-2000s<\/em>, edited by Magaly Rodriguez Garcia, Lex Heerma van Voss, Elise van Nederveen Meerkerk, Leiden &#8211; Boston, Brill, 2017.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Francesco Cordasco (con Thomas Monroe Pitkin), <em>The white slave trade and the immigrants: a chapter in American social history<\/em>, Detroit, Blaine Ethridge Books, 1981; Jessica Pliley, <em>Policing Sexuality. The Mann Act and the Making of the FBI<\/em>, Cambridge, MA, Harvard University Press, 2014. Diverse note e riferimenti bibliografici sull\u2019uso del contrasto alla prostituzione e al traffico delle donne come mezzo per controllare la mobilit\u00e0 sono anche in Elisa Camiscioli, <em>Trafficking Histories: Women\u2019s Migration and Sexual Labor in the Early Twentieth Century<\/em>, \u201cDEP\u201d, 40 (2019), scaricabile dal sito della rivista https:\/\/www.unive.it\/pag\/37700\/.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per approfondire, tra gli altri, Maddalena Tirabassi, <em>Trent\u2019anni di studi sulle migrazioni di genere in Italia. Un bilancio storiografico<\/em>, in <em>Lontane da casa. Donne italiane e diaspora globale dall\u2019inizio del Novecento a oggi<\/em>, a cura di Stefano Luconi e Mario Varricchio, Torino, Academia University Press, 2015, pp. 19-39; Alessandra Gissi, <em>Donne e migrazioni<\/em>, in <em>Storia delle donne<\/em> <em>nell\u2019Italia contemporanea<\/em>, a cura di Silvia Salvatici, Roma, Carocci, 2022, pp. 237-257.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019archivio del Comitato \u00e8 conservato a Milano, presso l\u2019archivio storico dell\u2019Unione femminile. Cfr. Laura Schettini, <em>Il Comitato italiano contro la tratta: impegno locale e reti internazionali,<\/em> in <em>Attraversando il tempo. Centoventi anni dell\u2019Unione femminile nazionale (1899-2019)<\/em>, a cura di Stefania Bartoloni, Roma, Viella, 2019, pp. 37-60.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La documentazione relativa si trova a Roma, presso l\u2019Archivio centrale dello Stato, Ministero dell\u2019Interno, Direzione generale di Pubblica sicurezza, fondo Interpol, Tratta delle bianche.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per una ricostruzione del filone \u201cwhite slaves films\u201d che si impose negli Stati Uniti e in Europa a partire dagli anni Dieci del Novecento si veda Lee Grieveson, <em>Policing Cinema: Movies and Censorship in Early-Twentieth-Century America<\/em>, Berkeley &#8211; Los Angeles, University of California Press, 2004, cap. 5. In Italia, esemplare il film <em>La tratta delle bianche<\/em>, di Luigi Comencini, 1952, dove ancora sono presenti tutti i topoi della campagna contro la tratta delle bianche.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Utili spunti in Julia Laite, <em>Traffickers and Pimps in the Era of White Slavery<\/em>, \u201cPast and Present\u201d, 237 (2017), pp. 238-269.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Circa mille fascicoletti personali, per lo pi\u00f9 consistenti nel verbale di interrogatorio, si trovano in ACS, MI, DGPS, DPG, categoria 10900.21, anni 1910-12; 1913-15; 1916-18.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ACS, MI, DGPS, Interpol, b. 6, fasc. 40.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\"><sup>[19]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Relazione del viaggio d\u2019inchiesta fatto dalla Sig.na Giuseppina Scanni incaricata dal Comitato nazionale italiano dell\u2019Associazione cattolica internazionale per la protezione della giovane, 1910, in ACS, MI, DGPS, Interpol, b. 3.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\"><sup>[20]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cfr. Luigi Salerno, <em>La polizia dei costumi a Tripoli<\/em>, Lugo, Editore Trisi, 1922.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\"><sup>[21]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Un testo fondamentale in relazione a questi temi \u00e8 Ann Laura Stoler, <em>Carnal knowledge and imperial power: race and the intimate in colonial rule<\/em>, Berkeley, University of California Press, 2002.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\"><sup>[22]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Si veda tra gli altri Stephanie A. Limoncelli, <em>The Politics of Trafficking. <\/em><em>The First International Movement to Combat the Sexual Exploitation of Women<\/em>, Stanford, Stanford University Press, 2010.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[1]Nel settembre del 1913 una ragazza minorenne proveniente da un piccolo centro oggi inglobato nella cinta metropolitana di Torino, emigrava con il consenso del padre verso l\u2019Argentina. 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