{"id":6182,"date":"2024-04-15T11:17:06","date_gmt":"2024-04-15T09:17:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=6182"},"modified":"2024-06-28T11:27:23","modified_gmt":"2024-06-28T09:27:23","slug":"la-tratta-delle-bianche-uninvenzione-giornalistica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2024\/04\/la-tratta-delle-bianche-uninvenzione-giornalistica\/","title":{"rendered":"La tratta delle bianche: un&#8217;invenzione giornalistica?"},"content":{"rendered":"<p>Nell\u2019ultimo quarto dell\u2019Ottocento scoppia in Belgio, Francia e Gran Bretagna una veemente polemica sulla \u201ctratta delle bianche\u201d, cio\u00e8 sull\u2019esportazione coatta di prostitute tra le nazioni del Vecchio Mondo<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. Le prime pubblicazioni sul tema concernono soprattutto Bruxelles, Londra e Parigi, dove alla crescita demografica ha corrisposto l\u2019aumento del numero di chi vive ai margini della societ\u00e0<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. Ai primi resoconti giornalistici, spesso morbosi e ammantati di pretese moralizzanti, si accompagna l\u2019azione di associazioni per la difesa delle donne e dei minori o pi\u00f9 genericamente contro il \u201cvizio\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>. In tale contesto \u00e8 rilevante il contributo di riformatrici come Josephine Butler, che nel 1875 fonda la British and Continental Federation for the Abolition of Prostitution e nel 1880 denuncia pubblicamente che molte minorenni britanniche si prostituiscono a Bruxelles<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Londra \u00e8 la piazza pi\u00f9 attiva nella protesta per molteplici motivi: l\u2019ampio spettro locale delle prestazioni a pagamento, l\u2019azione dell\u2019associazionismo cristiano (spesso non denominazionale, come nel caso di Butler) e il contributo della stampa. William Thomas Stead, direttore di \u201cThe Pall Mall Gazette\u201d, pubblica violenti articoli sulla prostituzione minorile, ottenendo una revisione delle leggi relative (Criminal Law Amendment Act, 1885), e partecipa alla fondazione della National Vigilance Association (sempre 1885). Sennonch\u00e9 viene poi condannato a tre mesi di prigione per aver sfruttato, anzi addirittura creato, false testimonianze utili a incrementare vendite e influenza del suo giornale<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Comunque l\u2019eco dei dibattiti nel Parlamento e nei tribunali britannici ha coinvolto numerose associazioni nell\u2019isola e nel continente. Per esempio, l\u2019accusa di importare prostitute inglesi ha spinto i belgi a studiare il fenomeno e a chiedersi come rimediare<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>. Progressivamente campagne giornalistiche e scandali polarizzano l\u2019attenzione di tutto il continente<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>, mentre ci si rende conto che le prostitute europee sono invischiate in reti assai vaste, che le spingono verse mete sempre pi\u00f9 lontane. Di conseguenza varie organizzazioni richiedono un progetto legislativo internazionale, come d\u2019altronde alcuni commentatori belgi hanno domandato sin dagli inizi. A tale scopo, pur essendo nate su scala nazionale, molte associazioni per la protezione delle donne si federano a livello europeo, come d\u2019altronde Butler aveva subito suggerito, e organizzano a scadenze regolari colloqui nelle maggiori capitali: Londra, Madrid e soprattutto Parigi<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>. In tali incontri sono siglati accordi internazionali, per esempio a Parigi nel 1904 e nel 1910, per combattere la tratta delle \u201cschiave bianche\u201d.<\/p>\n<p>Negli anni antecedenti la Grande guerra sono dunque elaborati protocolli che dovrebbero frenare quei commerci. Dopo il conflitto la parola passa alla Societ\u00e0 delle Nazioni, fondata nel 1919. La Prima Conferenza Internazionale contro la Tratta, organizzata da essa, si tiene a Ginevra nel 1921 e ribadisce la necessit\u00e0 di un quadro internazionale giuridicamente omogeneo, come indicato a Parigi nel 1904 e nel 1910. \u00c8 quindi siglata una nuova convenzione internazionale, ma il fatto che nel 1933 ne sia elaborata una seconda rivela l\u2019insuccesso della prima. Tuttavia la Societ\u00e0 delle Nazioni non demorde e sino allo scioglimento nel 1946 continua a promuovere inchieste e dibattiti sul tema<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Nel frattempo le polemiche hanno investito il Nord America, in particolare gli Stati Uniti<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>. Qui il tema ha innervato alcuni dibattiti legislativi<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>, sin da quelli primo novecenteschi sui pericoli generati da una immigrazione senza controlli. Ampio spazio \u00e8, per esempio, dato ai rapporti tra immigrazione e prostituzione nati dalle attivit\u00e0 della Commissione Dillingham (1907-1911)<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>. Al contempo il tema delle \u201cschiave bianche\u201d si rivela di enorme <em>appeal<\/em> in campo massmediatico, come per altro sta accadendo pure nel Vecchio Mondo. Un aspetto particolare di quanto scritto su tale traffico \u00e8 la possibilit\u00e0 di poter scivolare con estrema facilit\u00e0 dall\u2019impegno civile alla pruriginosit\u00e0. Sin dall\u2019ultimo quarto dell\u2019Ottocento, l\u2019argomento attrae perci\u00f2 autori e lettori europei e americani ed \u00e8 sfruttato da giornali e riviste<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>. Il passo dalla prima pagina ai feuilleton sugli stessi organi di stampa \u00e8 breve e storie di prostitute forzate compaiono presto nella produzione romanzesca di massa, a puntate o in libreria.<\/p>\n<p>In Francia questa letteratura attraversa la Belle \u00e9poque e prosegue nell\u2019entre-deux-guerres, mischiando pretese interviste alla vittima della tratta e (sedicenti) memorie di tutori dell\u2019ordine o crociati della moralizzazione<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>. Oltre Atlantico romanzi e inchieste romanzate hanno un ancor pi\u00f9 grande successo, soprattutto se firmati da predicatori o da procuratori federali<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>. Un romanzo di Reginald Wright Kauffman si rivela un bestseller<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>, ancora stampato nel secondo Novecento, ed \u00e8 portato sullo schermo nel 1914, iniziando cos\u00ec uno specifico sottogenere cinematografico, sul quale torneremo fra qualche riga<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>. Quasi contemporaneamente il tema \u00e8 recuperato a teatro. Un copione anonimo dedicato alla tratta \u00e8 edito in Belgio negli anni Ottanta dell\u2019Ottocento<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>, quando \u00e8 vivo lo scandalo bruxellese. Inoltre da tempo sono aggiornati gli spunti gi\u00e0 in opere e operette sugli harem \u201cturchi\u201d elaborate tra secondo Settecento e primo Ottocento<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\"><sup>[19]<\/sup><\/a>. Certo ci sono significative differenze fra queste e quanto interessa a fine Ottocento. In <em>Die Entf\u00fchrung aus dem Serail<\/em> (1782) di Wolfgang Amadeus Mozart e in <em>L\u2019italiana in Algeri<\/em> (1813) di Gioachino Rossini le protagoniste sono rapite, ma non prostitute. Tuttavia a met\u00e0 secolo gi\u00e0 si \u00e8 ovviato a tale discrepanza. Nel 1863 una recensione della ripresa all\u2019Op\u00e9ra-Comique di Parigi di <em>Les amours du diable<\/em> (1853) del belga Albert Grisar segnala come tale spettacolo sia una sorta di pot-pourri, nel quale non manca una nave di corsari dediti alla \u201ctratta delle bianche\u201d<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\"><sup>[20]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Nel Novecento l\u2019argomento non ha pi\u00f9 a che vedere con gli harem operistici e concerne le sole case di tolleranza, ma continua a richiamare spettatori. Nella sala Montparnasse di Parigi, \u00e8 messa in scena il 23 marzo 1907 <em>La Traite des blanches<\/em>, scritta da Marc Bonis-Charancle<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\"><sup>[21]<\/sup><\/a>. La pi\u00e8ce \u00e8 poi ripresa nei teatri di Grenelle e dei Gobelins, infine al Th\u00e9\u00e2tre populaire di Belleville, raccogliendo ovunque un buon successo. La fortuna degli spettacoli teatrali suggerisce ai cineasti europei di sfruttare il soggetto e nel 1910 viene distribuito <em>Den hvide slavehandel<\/em> (La tratta delle schiave bianche) del regista danese August Blom. Il film, in parte visibile su YouTube, pare sia il clone di un\u2019altra pellicola di poco precedente su una giovane danese segregata in una casa chiusa londinese. In ogni caso genera ben due seguiti: <em>Den hvide slavehandel II<\/em>, 1911, e <em>Den hvide slavehandel III<\/em>, 1912<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\"><sup>[22]<\/sup><\/a> e prepara il decollo di quel tipo di pellicole oltre Atlantico.<\/p>\n<p>Nel 1913 un film statunitense, <em>Traffic in Souls<\/em> diretta da George Loane Tucker, racconta il dramma di due svedesi attirate nella rete dei prosseneti e ratifica la nascita del gi\u00e0 ricordato sottogenere cinematografico, che riemerge con regolarit\u00e0 sino a met\u00e0 secolo. Su YouTube \u00e8 disponibile la met\u00e0 di un altro film del 1913, <em>The Inside of the White Slave Traffic<\/em>, regia di Frank Bill, che dichiara di essere tratto da \u201cstorie vere\u201d: un altro elemento di questo tipo di narrazione. Nel 1926 l\u2019olandese Jaap Speyer gira in Germania <em>M\u00e4dchenhandel \u2013 Eine internationale Gefahr<\/em> (in inglese: White Slaves Traffic) su una ballerina tedesca rapita a Budapest e inviata ad Atene. Nel 1937 appare in Francia <em>Le Chemin de Rio<\/em> del tedesco Robert Siodmak, sui traffici in Brasile, con tanto di giornalista che tenta di infiltrarsi fra i mercanti di prostitute. Nel 1952 Luigi Comencini accenna alla partenza di queste ultime dal porto di Genova in<em> La tratta delle bianche<\/em>.<\/p>\n<p>La pellicola appena citata \u00e8 l\u2019ultima testimonianza della partecipazione italiana alla discussione sul \u201ccommercio\u201d di prostitute. Agli inizi del Novecento il diplomatico Raniero Paolucci de\u2019 Calboli prende spunto dalle prime conferenze internazionali sulla tratta per discutere il caso italiano, in riferimento sia all\u2019emigrazione verso l\u2019estero, sia a quella interna. Dopo la Grande guerra prende inoltre parte alle attivit\u00e0 della Societ\u00e0 delle Nazioni, nonostante le obiezioni di vari esponenti del regime fascista<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\"><sup>[23]<\/sup><\/a>. I pericoli della tratta sono stati intanto presentati in Parlamento nel 1903 da Alfredo Baccelli, sottosegretario agli Esteri<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\"><sup>[24]<\/sup><\/a>, e su di essi tornano Vittorio Levi e Mario Pettoello prima della Grande guerra<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\"><sup>[25]<\/sup><\/a>. A sua volta il giurista Attilio Parazzoli riassume e commenta le iniziative internazionali nel primo dopoguerra<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\"><sup>[26]<\/sup><\/a>. Dagli inizi del secolo si succedono inoltre interventi e iniziative delle associazioni nate per la difesa delle giovani<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\"><sup>[27]<\/sup><\/a>. Esse provvedono anche a tradurre quanto elaborato sulla scena internazionale<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\"><sup>[28]<\/sup><\/a>, nonch\u00e9 a rendere conto di quanto presentato agli incontri internazionali<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\"><sup>[29]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 delle associazioni impegnate in Italia e all\u2019estero, cos\u00ec come il dibattito prima e dopo la Grande guerra \u00e8 stato approfondito da notevoli studi. Non vale quindi la pena di insistere su un terreno gi\u00e0 brillantemente analizzato<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\"><sup>[30]<\/sup><\/a>. Dobbiamo, per\u00f2, ricordare come nel 2009 il sociologo belga Jean-Michel Chaumont abbia definito il dibattito sulla tratta come la creazione di un mito<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\"><sup>[31]<\/sup><\/a>. In particolare egli ritiene che l\u2019elaborazione dei documenti della Societ\u00e0 delle Nazioni sia una voluta mistificazione, ai suoi occhi estremamente pericolosa. A sua volta Jo Doezema asserisce che elementi \u201cfantastici\u201d hanno inquinato la percezione di una situazione concreta<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\"><sup>[32]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>In effetti il costrutto \u201ctratta delle bianche\u201d \u00e8 ingannevole e alla sensibilit\u00e0 odierna appare nascondere un substrato razzista<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\"><sup>[33]<\/sup><\/a>. Inoltre \u00e8 evidente che sfrutta le paure suscitate per rafforzare il controllo sociale<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\"><sup>[34]<\/sup><\/a>. Tuttavia le persone del tempo erano coscienti di questi aspetti negativi, ma ritenevano che non inficiassero la lotta contro il traffico di prostitute. Nel 1910 la prestigiosa \u201cRevue des Deux-Mondes\u201d dedica ampio spazio agli accordi internazionali di Parigi del 1904 e del 1910<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\"><sup>[35]<\/sup><\/a>. All\u2019inizio del fascicolo si segnala come \u201cLe mot de Traite des Blanches est peut-\u00eatre impropre, car il ne s\u2019agit pas, dans la lutte engag\u00e9e, du sauvetage exclusif des femmes blanches, et celles de toute autre couleur, les noires comme les autres, ont droit \u00e0 la m\u00eame protection, mais il est clairement expressif\u201d (il termine \u201ctratta delle bianche\u201d \u00e8 forse improprio perch\u00e9 siamo impegnati in una lotta che non prevede il salvataggio delle sole donne bianche, perch\u00e9 tutte quelle di altro colore, nere comprese, hanno diritto ad eguale protezione, per\u00f2 \u00e8 chiaramente molto espressivo).<\/p>\n<p>Si potrebbe dunque rileggere alcune fonti di quel tempo, soprattutto giornalistiche e letterarie, e cercare di non sovrapporre la nostra percezione a discorsi non pi\u00f9 interpretabili automaticamente, ma necessitanti una \u201ctraduzione\u201d. A tal scopo possiamo ripercorre i libri-reportage di Albert Londres (1884-1932), sempre citati, ma altrettanto spesso non letti, perch\u00e9 ormai abbastanza noiosi e desueti.<\/p>\n<p>Londres \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 famosi reporter francesi, tanto che, dall\u2019anno della morte in un naufragio al largo di Aden, gli \u00e8 intitolato il premio per i giovani giornalisti francofoni<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\"><sup>[36]<\/sup><\/a>. Numerosi viaggi gli hanno permesso di esplorare aspetti diversi della globalizzazione primo novecentesca, fra i quali l\u2019enorme sviluppo delle correnti migratorie. A queste, o meglio ad alcune citt\u00e0 da esse nutrite, sono dedicati volumetti ancora oggi consultati quali fonti sugli anni Venti. In <em>Marseille, porte du sud<\/em> e <em>Le Chemin de Buenos<\/em> <em>Aires<\/em>, entrambi del 1927, le due citt\u00e0 sono descritte quali terminali delle migrazioni in genere e di quelle legate alla prostituzione in particolare<a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\"><sup>[37]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 francese \u00e8 definita un magnete per chi proviene dall\u2019Africa settentrionale, dal Medio Oriente, dalla Cina oppure da Spagna, Italia, Polonia e Romania, e vuole inserirsi in Francia oppure salpare verso l\u2019Argentina, il Brasile e l\u2019Australia. Gli immigranti di passaggio vivono un\u2019incerta attesa nei dintorni del porto: \u201cDe partout ils arrivent \u00e0 Marseille. [\u2026] Le grand caravans\u00e9rail des temps modernes est ici, rue Fauchier. [\u2026] Il s\u2019appelle H\u00f4tel des \u00c9migrants. Il n\u2019est pas en Europe b\u00e2timent plus nostalgique. C\u2019est le foyer des hommes sur la branche\u201d (Arrivano a Marsiglia da ogni dove. [\u2026] Il grande caravanserraglio dei tempi moderni si trova qui, in rue Fauchier. [\u2026]. Si tratta dell\u2019H\u00f4tel des \u00c9migrants e non vi \u00e8 in Europa un edificio pi\u00f9 contrassegnato dalla nostalgia. \u00c8 il rifugio domestico degli uomini in attesa). Proprio questo attendere \u00e8 pericoloso per tutti, perch\u00e9 Marsiglia \u00e8 una citt\u00e0 violenta, ma specialmente per le donne, perch\u00e9 la malavita marsigliese \u00e8 dedita alla \u201ctraite des Blanches\u201d. Su tale traffico tuttavia Londres non si dilunga, preferendo esplorarlo nel quasi coevo libretto sulla capitale argentina, il quale copertina originale ha come sottotitolo proprio \u201cLa tratta delle bianche\u201d<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\"><sup>[38]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Il reportage su Buenos Aires inizia con l\u2019intervista a un prosseneta parigino, che esporta francesi in Argentina. Il giornalista, fintamente ingenuo, gli dice di aver sempre pensato che la destinazione principale delle prostitute fosse l\u2019Egitto. Il lenone e alcuni suoi amici di un caff\u00e8 del Faubourg Saint-Denis rispondono che lo sbocco migliore \u00e8 Buenos Aires, perch\u00e9 l\u00ec la polizia \u00e8 facilmente corrompibile e sempre pronta a dare una mano.<\/p>\n<p>Londres ha, o almeno dichiara di avere, molti ammiratori fra la mala parigina, grazie ai suoi reportage sui bagni penali nella Guiana e quelli militari nell\u2019Africa settentrionale<a href=\"#_ftn39\" name=\"_ftnref39\"><sup>[39]<\/sup><\/a>. Ottiene quindi una serie di interviste che lo convincono a imbarcarsi per Buenos Aires. Sul battello incontra una giovane prostituta con il suo protettore, entrambi francesi. Parlando con il secondo, Londres scopre che ha una moglie, gi\u00e0 al \u201clavoro\u201d nella capitale argentina. I due contano di restarci un altro anno e di avere poi abbastanza per aprire un bar a Marsiglia. Dalla stessa conversazione il giornalista capisce che Buenos Aires \u00e8 la meta preferita delle prostitute francesi, ma che alcune sono impiegate a Montevideo in Uruguay e Santiago nel Cile<a href=\"#_ftn40\" name=\"_ftnref40\"><sup>[40]<\/sup><\/a>. In effetti dal battello discendono nella capitale uruguaiana diverse donne tra i 17 e i 22 anni: non hanno biglietto, n\u00e9 passaporto (ma questo non parrebbe servire ai francesi in Uruguay secondo il giornalista) e molte proveranno in un secondo tempo a entrare in Argentina. La polizia ferma invece a Buenos Aires il giornalista e non lo vorrebbe far sbarcare, temendone l\u2019inchiesta, ma s\u2019intromette a suo favore il \u201cmaquereau\u201d conosciuto in mare.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 sorprende il reporter (\u201cses maisons sont plus jolies qu\u2019\u00e0 Paris\u201d: le sue case sono pi\u00f9 graziose di quelle parigine), ma \u00e8 una Cafarnao alla millesima potenza, cio\u00e8 una citt\u00e0 commerciale straricca e marchiata dai cattivi costumi. Recatosi alla Librairie fran\u00e7aise, che sa funzionare da cassetta postale dei prosseneti provenienti dalla Francia, fa in modo di incontrare questi ultimi, per i quali ha lettere di presentazione di colleghi parigini. Nel frattempo il suo compagno di viaggio lo introduce al mondo \u201csotterraneo\u201d della citt\u00e0. Alla fine Londres conversa con tutti i \u201cmercanti di prostitute\u201d francesi e scopre che sono sempre parigini o marsigliesi (\u201cDans cette \u00ab\u00e9glise\u00bb l\u00e0, il n\u2019y a que ces deux \u00e9v\u00each\u00e9s\u201d: in quella \u201cChiesa\u201d vi sono soltanto due diocesi) e che a Buenos Aires \u201cils s\u2019harmonisent admirablement avec l\u2019ensemble du paysage argentin\u201d (si armonizzano mirabilmente con il paesaggio argentino). Li definisce socialmente anarchici, ma politicamente conservatori, perch\u00e9 a loro parere i governi tradizionalisti fanno prosperare gli affari. Inoltre \u201c[i]ls sont effront\u00e9ment bourgeois. Ils raffolent des pantoufles, des parties de cartes, de la chasse, de la p\u00eache \u00e0 la ligne. Leur r\u00eave est une maison de campagne sur les bords d\u2019une eau douce\u201d (sono sfrontatamente borghesi. Amano le pantofole, le partite a carte, la caccia, la pesca con la canna. Il loro sogno \u00e8 una casa di campagna sulle rive di un fiumicello). Per\u00f2, \u201c[i]ls veulent avoir cela sans travailler. Ils n\u2019ont pas la peur du travail, ils en ont le m\u00e9pris\u201d (vogliono avere tutto questo senza lavorare. Non hanno paura del lavoro, lo disprezzano).<\/p>\n<p>Segue una sorta di biografia esemplare del prosseneta, basata su qualche intervista. Hanno tutti cominciato marinando la scuola e dandosi a piccoli furti. Poi sono finiti in prigione per la prima volta e hanno imparato che per guadagnare bisogna sfruttare le prostitute. Hanno quindi iniziato una carriera da piccoli mezzani e sono andati una seconda volta in prigione. Quando sono usciti, si sono portati una donna a Londra e con l\u2019astuzia l\u2019hanno spinta sulla strada, sapendo che le leggi britanniche sono pi\u00f9 tenere di quelle francesi. Infine hanno scoperto la \u201cmoda argentina\u201d e hanno ricominciato da zero oltre l\u2019oceano, con l\u2019aiuto di qualche compatriota che ha anticipato il capitale iniziale (a interessi esorbitanti). Quasi tutti hanno nel frattempo disertato la guerra e non hanno potuto pi\u00f9 rientrare in Francia<a href=\"#_ftn41\" name=\"_ftnref41\"><sup>[41]<\/sup><\/a>. Quando \u00e8 loro servito, si sono perci\u00f2 fatti portare a Londra dai propri fratelli e cugini altre ragazze da impiegare a Buenos Aires.<\/p>\n<p>Le donne arrivate al Plata sono vendute e comprate fra marsigliesi e parigini, ma non provengono tutte dall\u2019Esagono: alcune sono polacche o italiane. Tutte comunque sono spinte dalla fame e dal bisogno, oppure sono figlie di prostitute e ladri. La loro vita non \u00e8 romantica, perch\u00e9 sono continuamente sfruttate: \u201cLe milieu est une soci\u00e9t\u00e9 d\u2019hommes qui exploitent la femme, simplement, comme d\u2019autres exploitent des for\u00eats, des brevets, des mines ou des sources d\u2019eau min\u00e9rale\u201d (la malavita \u00e8 una societ\u00e0 maschile che sfrutta la donna, quasi naturalmente, come altri sfruttano le foreste, i brevetti, le miniere o le fonti di acqua minerale). Inoltre anche i funzionari e i poliziotti argentini vogliono una parte dei guadagni. Nonostante tutto, per\u00f2, le prostitute pensano che il loro sia l\u2019unico modo di sopravvivere alla povert\u00e0 e aiutare le famiglie. In realt\u00e0 sostengono soprattutto i protettori: uno racconta al giornalista che ha un appartamento a Buenos Aires, un secondo alla Boca, un terzo vicino a Rosario e un quarto a Londra. Complessivamente quattro donne lavorano per lui, una per appartamento, e a 37 anni (di cui 5 gi\u00e0 passati in carcere) ha messo da parte due milioni di franchi. Ha sposato una delle quattro prostitute al suo servizio e spera di vendere tutto e trasferirsi a Parigi, per vivervi da gran signore.<\/p>\n<p>Londres interroga chi si batte contro la tratta e segnala che le francesi di Buenos Aires hanno fondato una associazione a tal fine. I suoi membri si recano al porto, ogni volta che attracca un battello francese, ma ottengono scarsi successi, perch\u00e9 la maggior parte delle prostitute non \u00e8 vittima di inganno, ma ha scelto a occhi aperti questa peculiare forma di migrazione. In conclusione, dichiara il giornalista, nel caso francese la prostituzione migrante \u00e8 all\u201980% volontaria ed \u00e8 causata dalla povert\u00e0. La colpa ricade perci\u00f2 sulla societ\u00e0 francese, perch\u00e9 non ha fatto niente per aiutare le donne indigenti.<\/p>\n<p>Il libro di Londres \u00e8 oggi difficile da leggere, perch\u00e9 scritto con un piglio e uno stile troppo invecchiati. In particolare \u00e8 percorso da una sottile vena sciovinista, che lo spinge a manifestare un profondo disprezzo verso chi non \u00e8 francese: si vedano i ripetuti commenti sui difetti dell\u2019America latina, dei britannici, dei funzionari della Societ\u00e0 delle Nazioni. Inoltre il giornalista si esalta troppo nel descriversi come un Arsenio Lupin della carta stampata, simpatico ai delinquenti e sgradito ai tutori della legge. Tuttavia il suo discorso \u00e8 meno semplicistico di quanto sembri. La stessa idea che per le francesi non si possa parlare di tratta, dato che partono volontariamente e in piccolo numero, si accompagna al riconoscimento che per le ebree polacche esiste invece un \u201ccommercio di carne umana\u201d<a href=\"#_ftn42\" name=\"_ftnref42\"><sup>[42]<\/sup><\/a>. Le francesi infatti sono povere, ma hanno avuto una possibilit\u00e0 di scelta, mentre le ebree polacche sono vendute dalle famiglie a una rete di malviventi e mezzane che da Varsavia si estende oltre l\u2019oceano. E Londres non si ferma a questa intuizione, ma cerca di capirne meglio il contesto. Negli anni immediatamente successivi esplora il mondo ebraico dell\u2019Europa orientale e la sua diaspora nell\u2019Europa occidentale e in Palestina, seguendo con attenzione e curiosit\u00e0 la nascita di quello che diverr\u00e0 Israele<a href=\"#_ftn43\" name=\"_ftnref43\"><sup>[43]<\/sup><\/a>. Inoltre, per comprendere cosa sia la tratta, studia le forme di neo-schiavit\u00f9 nelle colonie francesi in Africa. \u201cQuand les nations d\u2019Europe ont supprim\u00e9 la traite (officiellement), ont-elles du m\u00eame coup supprim\u00e9 les esclaves?\u201d (quando le nazioni europee hanno ufficialmente soppresso la tratta, hanno allo stesso tempo soppresso gli schiavi?)<a href=\"#_ftn44\" name=\"_ftnref44\"><sup>[44]<\/sup><\/a>, si chiede retoricamente e risponde che le nazioni europee non hanno liberato di questi ultimi. Anzi essi sono rimasti nelle colonie e il loro numero \u00e8 cresciuto, obbligando a forme di schiavit\u00f9 chi finiva in prigione, e sono stati sfruttati per tutti i lavori necessari, a partire dalla costruzione delle ferrovie.<\/p>\n<p>Pure questi libri sono scritti nello spirito (francese) del tempo, tanto che Londres si preoccupa dello sfruttamento degli africani, ma si chiede pure come far prosperare le colonie della Francia. Tuttavia il tentativo di offrire un resoconto realistico di quante accade fuori delle frontiere dell\u2019Esagono \u00e8 interessante e nel caso della prostituzione a Buenos Aires serve a tratteggiare una specie di storia sociale, anticipando quanto \u00e8 stato fatto in tempi pi\u00f9 recenti<a href=\"#_ftn45\" name=\"_ftnref45\"><sup>[45]<\/sup><\/a>. Inoltre il giornalista indaga sulla mentalit\u00e0 dei prosseneti, in particolare sul loro motivato conservatorismo politico<a href=\"#_ftn46\" name=\"_ftnref46\"><sup>[46]<\/sup><\/a>, e permette d\u2019inquadrarne la prospettiva economica in un traffico ridotto (si ricordi che il protettore pi\u00f9 ricco ha alla fine solo quattro donne al lavoro). A un certo punto Londres intervista un anziano profittatore e questi racconta come, per massimizzare i profitti, ai tempi della sua giovinezza si portassero le prostitute a Ostenda e quindi a Londra. Poi ci si imbarcava a Manchester su qualche cargo e si sbarcava a L\u2019Avana (Cuba) e Kingston (Giamaica), oppure in Canada e negli Stati Uniti. Solo pi\u00f9 tardi \u00e8 stata la volta dell\u2019Argentina, dove l\u2019unico pericolo erano i prosseneti locali che rubavano ai colleghi francesi e polacchi le donne appena sbarcate. Insomma il prosseneta studia i mercati internazionali e cerca di capire dove si deve trasferire per trarre il massimo guadagno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ovviamente, come per tutti i libri di Londres e in genere per tutti i reportage di viaggio, il problema \u00e8 che il giornalista\/viaggiatore costruisce la sua tesi su un numero limitato di interviste e su letture pi\u00f9 o meno approfondite. Non si hanno quindi fonti quantitative, ma questo \u00e8 un problema della storia della prostituzione in genere. Basti vedere quanti saggi in questo numero della nostra rivista lamentano la mancanza di dati (e in molti casi persino di bibliografia). Vi sono poi un certo numero di altre questioni specifiche che le pagine del giornalista francese sollevano e che meritano di essere ricordate perch\u00e9 sono in qualche modo condivise dai ricercatori attuali.<\/p>\n<p>In primo luogo, Londres torna pi\u00f9 volte sulla questione delle famiglie. I profittatori sono aiutati da fratelli e cugini, quando non possono tornare in Francia, inoltre sposano le loro donne e sognano una pensione dorata assieme a essa. Le francesi povere optano per le case di tolleranza all\u2019estero per meglio aiutare la propria famiglia. I genitori delle ebree polacche le vendono ai giri internazionali. Le migrazioni in generale sono spesso una scelta, libera o forzata, nella quale entrano in gioco le famiglie, ma qui queste ultime hanno un peso notevole in scelte tutto sommato pericolose: molte prostitute finiscono in prigione e forse altrettante muoiono per le malattie e per la violenza di clienti e protettori.<\/p>\n<p>In secondo luogo Londres rifiuta i dossier della Societ\u00e0 delle Nazioni e della polizia, perch\u00e9 gli paiono utili soltanto a proteggere i funzionari incaricati. Non interroga quindi i dati in essi contenuti, anche quando potrebbero essere interessanti<a href=\"#_ftn47\" name=\"_ftnref47\"><sup>[47]<\/sup><\/a>, e preferisce ricostruire la vita di singole operatrici del sesso. In effetti anche i casi singoli sono rilevanti nel nostro settore di studio, come mostrano molte ricercatrici<a href=\"#_ftn48\" name=\"_ftnref48\"><sup>[48]<\/sup><\/a>. Inoltre l\u2019insistenza sul retroterra economico della scelta delle singole prostitute si integra bene con quanto si \u00e8 studiato negli ultimi anni riguardo alla strada come forma di lavoro<a href=\"#_ftn49\" name=\"_ftnref49\"><sup>[49]<\/sup><\/a>. A sua volta l\u2019uso delle interviste e delle brevi storie di vita si accosta a quanto si va oggi discutendo sulla presenza o mancanza di \u201cagency\u201d di chi segue i cammini della prostituzione internazionale. Come ha segnalato Emanuela Abatecola, la scelta di prostituirsi altrove pu\u00f2 infatti essere effettivamente autonoma, pur se in situazioni talmente disperate e cariche di violenza da domandarsi cosa voglia dire tale autonomia<a href=\"#_ftn50\" name=\"_ftnref50\"><sup>[50]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Alla fine rileggere e discutere i reportage di Londres non aumenta la nostra comprensione del fenomeno nel passato recente e in quello pi\u00f9 remoto<a href=\"#_ftn51\" name=\"_ftnref51\"><sup>[51]<\/sup><\/a>. Tuttavia \u00e8 utile vedere come alcune ipotesi odierne siano gi\u00e0 formulate, magari in forma embrionale, un secolo fa e come gi\u00e0 allora si dubiti non del \u201ccommercio\u201d delle prostitute, quanto delle modalit\u00e0 a esso attribuite dalle organizzazioni internazionali e dalla stampa scandalistica. Riprendiamo allora per un momento le obiezioni di Jean-Michel Chaumont e compariamole a quanto descritto da Londres. Appare evidente che la risonanza mediatica della tratta risponda, allora come ora, a ragioni commerciali (vendere film, libri, giornali) e politiche (alcuni funzionari, giornalisti, parlamentari hanno costruito una carriera sulla denuncia; altri si sono serviti di questa per chiedere maggiori restrizioni sociali). Risalta chiaramente inoltre come non tutto avvenga nel modo denunciato nei e dai dossier politico-giornalistici. Tuttavia non si pu\u00f2 dichiarare che siamo di fronte a una mera mistificazione, perch\u00e9 l\u2019emigrazione di prostitute esiste e spesso \u00e8 forzata, come ci ricorda Londres e come \u00e8 confortato da molte altre fonti letterarie<a href=\"#_ftn52\" name=\"_ftnref52\"><sup>[52]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>D\u2019altronde Chaumont non \u00e8 ingenuo e ha spiegato in un suo precedente lavoro (su quanto accaduto agli inizi del Duemila) che dietro alla condanna della tratta si nasconde il desiderio di espellere le prostitute ed eliminare semplicemente il problema<a href=\"#_ftn53\" name=\"_ftnref53\"><sup>[53]<\/sup><\/a>. Potremmo dire, riprendendo Londres, che si cela soprattutto il desiderio di cancellare il dato di fatto principale, ovvero che la miseria \u00e8 la fabbrica della prostituzione e che quindi soltanto combattendo la prima si pu\u00f2 eliminare la seconda.<\/p>\n<p>Chaumont segnala inoltre, in un altro contributo, che ogni forma di proibizionismo potenzia i mercati che si vorrebbero chiudere<a href=\"#_ftn54\" name=\"_ftnref54\"><sup>[54]<\/sup><\/a>, ma affrontare questo discorso ci porterebbe troppo lontano. Per il momento possiamo fermarci a rilevare come tra le forme di mobilit\u00e0, libera o coatta, delle donne (ma non solo: anche qui si dovrebbero intraprendere ulteriori esplorazioni) dobbiamo considerare la prostituzione. E tenendo conto dei contributi di questo fascicolo, questo accade da moltissimo tempo, pur se dobbiamo ancora cercare tutte le fonti archivistiche necessarie a farci comprendere meglio cosa sia accaduto e cosa stia accadendo.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per una introduzione, anche ingenua: Michele Strazza, <em>La tratta delle bianche a fine Ottocento<\/em>, \u201cStoria in network\u201d, 2019, http:\/\/www.storiain.net\/storia\/la-tratta-delle-bianche-a-fine-ottocento\/.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per il quadro londinese, vedi i primi capitoli di Julia Laite, <em>Common prostitutes and ordinary citizens: Commercial sex in London, 1885-1960<\/em>, Basingstoke, Palgrave Macmillan, 2011.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 F. Tacussel, <em>La traite des blanches<\/em>, Paris, J. Bonhoure et C.e, 1877; Alfred S. Dyer, <em>The European Slave Trade in English Girls<\/em>, London, Dyer Brothers, 1880.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per lo specifico, vedi <em>Josephine Butler and the Prostitution Campaigns: Child prostitution and the age of consent<\/em>, a cura di Jane Jordan e Ingrid Sharp, London, Routledge, 2003; <em>Sex, Gender, and Religion: Josephine Butler Revisited<\/em>, a cura di Jenny Daggers e Diana Neal, New York, Peter Lang, 2006; Helen Mathers, <em>Patron Saint of Prostitutes: Josephine Butler and the Victorian Sex Scandal<\/em>, Stroud, The History Press, 2014. La bibliografia su Butler e il riformismo cristiano del secondo Ottocento, nonch\u00e9 sul loro incrociarsi con i movimenti proto-femministi, \u00e8 troppo vasta per essere qui presentata.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Raymond L. Schults, <em>Crusader in Babylon: W.T. Stead and the Pall Mall Gazette<\/em>, Lincoln, University of Nebraska Press, 1972; <em>The Maiden Tribute of Modern Babylon: The Report of the Secret Commission<\/em>, a cura di Antony E. Simpson, Lambertville NJ, The True Bill Press. 2007.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Alexis Splingard, <em>De l\u2019organisation de la traite et de l\u2019esclavage des blanches \u00e0 Bruxelles<\/em>, Bruxelles, Imprimerie A. Lef\u00e8vre, 1880, e <em>De l\u2019Abolition de la traite et de l\u2019esclavage des blanches, par l\u2019auteur de l\u2019Organisation de la traite et de l\u2019esclavage des blanches \u00e0 Bruxelles<\/em>, Bruxelles, Decq et Duhem, 1881. Cfr. Jean-Michel Chaumont, <em>The White Slave Trade Affair (1880-1881): A Scandal Specific to Brussels?<\/em>, \u201cBrussels Studies\u201d, 46 (2011), journals.openedition.org\/brussels\/838; <em>Du sordide au mythe. L\u2019affaire de la traite des blanches (Bruxelles, 1880)<\/em>, a cura di Jean-Michel Chaumont e Christine Machiels, Louvain-la-Neuve, Presses de l\u2019Universit\u00e9 de Louvain, 2013.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Gustav Butz, <em>Die Bek\u00e4mpfung des M\u00e4dchenhandels im internationalen Recht<\/em>, Hagen i. W., G. Butz Buchdruckerei, 1908. Per la dimensione nazionale (soprattutto britannica) di queste proteste: Rachael Attwood, <em>Lock up your daughters! <\/em><em>Male activists, patriotic domesticity, and the fight against sex trafficking in England, 1880-1912<\/em>, \u201cGender &amp; History\u201d, 23, 3, pp. 115-138, e <em>A very un-English predicament: \u201cThe White Slave Traffic\u201d and the construction of national identity in the suffragist and socialist movements\u2019 coverage of the 1912 Criminal Law Amendment Bill<\/em>, \u201cNational Identities\u201d, 24, 3 (2022), pp. 217-246.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Stephanie A. Limoncelli, <em>The Politics of Trafficking. The First International Movement to Combat the Sexual Exploitation of Women<\/em>, Stanford, Stanford University Press, 2010; Rachael Attwood, <em>Stopping the Traffic: The National Vigilance Association and the international fight against the \u201cwhite slave\u201d trade (1899-c.1909)<\/em>, \u201cWomen\u2019s History Review\u201d, 24, 3 (2015), pp. 325-350.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Eugenia Scarzanella, <em>La tratta delle donne. Inchieste, esperti, dibattiti alla Societ\u00e0 delle Nazioni (Ginevra, 1922-1939)<\/em>, \u201cNuova Storia Contemporanea\u201d, 6, 1 (2002), pp. 31-44, e Paul Knepper, <em>Measuring the Threat of Global Crime: Insights from Research by the League of Nations into the Traffic in Women<\/em>, \u201cCriminology\u201d, 50, 3 (2012), pp. 777-809. Per l\u2019edizione delle carte di uno dei ricercatori coinvolti: <em>Trafficking in Women (1924-1926). <\/em><em>The Paul Kinsie Reports for the League of Nations<\/em>, a cura di Jean-Michel Chaumont, Magaly Rodri\u0301guez Garci\u0301a e Paul Servais, 2 voll., Geneva, United Nations, 2017.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Fredrick K. Grittner, <em>White Slavery. Myth, Ideology, and American Law<\/em>, New York-London, Garland, 1990. Per il caso canadese: Constance B. Backhouse, <em>Nineteenth-century Canadian prostitution law: Reflection of a discriminatory society<\/em>, \u201cSocial History\/Histoire Sociale\u201d, 36 (1985), pp. 387-423, e Mariana Valverde, <em>The age of light, soap, and water: Moral reform in English Canada, 1885-1925<\/em>, Toronto, University of Toronto Press, 2008.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Importing Women for Immoral Purposes: A Partial Report from the Immigration Commission on the Importation and Harboring of Women for Immoral Purposes<\/em>, Washington, U.S. Government Printing Office, 1909; <em>Steerage conditions. Importation and harboring of women for immoral purposes. Immigrant homes and aid societies. Immigrant banks<\/em>, Washington, U.S. Government Printing Office, 1911. Sui legami al tempo evidenziati tra immigrazione e prostituzione: Francesco Cordasco e Thomas Monroe Pitkin, <em>The White Slave Trade and the Immigrants: A Chapter in American Social History<\/em>, Detroit, Blaine Ethridge Books, 1981.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Katherine Benton-Cohen, <em>Inventing the Immigration Problem: The Dillingham Commission and Its Legacy<\/em>, Cambridge MA, Harvard University Press, 2018. Per lo specifico della prostituzione, Serenella Pegna, <em>Immigrazione e prostituzione: nel Rapporto della Commissione Dillingham (1907-1910)<\/em>, \u201cGenesis\u201d, VI, 1 (2007), pp. 189-211.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Gretchen Soderlund, <em>Covering Urban Vice: The New York Times, \u201cWhite Slavery\u201d and the Construction of Journalistic Knowledge<\/em>, \u201cCritical Studies in Media Communication\u201d, 19, 4 (2002), pp. 438-460, e <em>Sex trafficking, scandal, and the transformation of journalism, 1885-1917<\/em>, Chicago-London, The University of Chicago Press, 2013.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Xavier de Mont\u00e9pin, <em>La Traite des blanches<\/em>, Paris, Degorge-Cadot, 1877; Jean de Merlin, <em>Maison de rendez-vous. Nouveaux documents sur la traite des blanches<\/em>, Paris, Biblioth\u00e8que du Fin de si\u00e8cle, 1903; P. de Blanquefort [pseudonimo di Jean de Merlin?], <em>Les Myst\u00e8res de la traite des blanches. Un Atelier de d\u00e9bauche, grand roman documentaire sur le vice \u00e0 Paris<\/em>, Paris, Collection artistique du Fin de si\u00e8cle et Collection gauloise r\u00e9unies, 1909; Ren\u00e9 Cassellari, <em>La Traite des blanches et le vice, \u00e9tude sociale et r\u00e9v\u00e9lations<\/em>, Paris, D\u00e9tective Magazine, 1914; Guy de T\u00e9ramond, <em>Les Bas-fonds<\/em>, vol. 1, <em>Vendue! Roman de la traite des blanches<\/em>, Paris, J. Ferenczi et fils, 1929.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Tra i secondi vedi Ernest Albert Bell, <em>Fighting the Traffic in Young Girls, Or, War on the White Slave Trade<\/em>, [Chicago], Ball, 1910, e Clifford Griffith Roe, <em>The Great War on White Slavery, Or, Fighting for the Protection of Our Girls<\/em>, Philadelphia, P.W. Ziegler Company, <em>1911.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Reginald Wright Kauffman, <em>The House of Bondage<\/em>, New York, Grosset &amp; Dunlap, 1910. Il film del 1914 \u00e8 diretto da Pierce Kingsley. Sul romanzo e il sottogenere che ispira: Laura R. Fisher, <em>White Slave Fiction, So-Called<\/em>, \u201cAmerican Literary History\u201d, 33, 1 (2021), pp. 29-49.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\"><sup>[17]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Shelley Stamp Lindsey, <em>Is any girl safe? Female spectators at the white slave films<\/em>, \u201cScreen\u201d, 37, 1 (1996), pp. 1-15, e <em>\u201cOil upon the Flames of Vice\u201d: The Battle over White Slave Films in New York City<\/em>, \u201cFilm History\u201d, 9,4 (1997), pp. 351-364.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\"><sup>[18]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>La traite des blanches pi\u00e8ce en trois actes<\/em>, Bruxelles, J. B. Mo\u00eans, 1884.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\"><sup>[19]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sul mito europeo degli harem: Joan DelPlato, <em>Multiple wives, multiple pleasures: representing the harem, 1800-1875<\/em>, Madison NJ, Fairleigh Dickinson University Press, 2002. In certi casi il passaggio narrativo \u00e8 facilitato perch\u00e9 luoghi al centro degli spettacoli sui \u201cturchi\u201d diventano centri di importazione di prostitute, ad esempio l\u2019Egitto: Diane Robinson-Dunn, <em>The Harem, Slavery And British Imperial Culture<\/em>, Manchester, Manchester University Press, 2014. Sulla \u201cglobalizzazione\u201d della prostituzione in Egitto a causa della costruzione e della gestione del canale di Suez: Valeska Huber, <em>Channelling Mobilities: Migration and Globalisation in the Suez Canal Region and Beyond, 1869-1914<\/em>, Cambridge, Cambridge University Press, 2013.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\"><sup>[20]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vedi la <em>Revue musicale<\/em> di W. Batta, \u201cRevue artistique et litt\u00e9raire\u201d, t. 5, IV (1863), pp. 110-112.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\"><sup>[21]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Marc Bonis-Charancle, <em>La Traite des blanches, drame en un prologue, cinq actes et sept tableaux<\/em>, Limoges-Pari, Imprimerie Perrette e Georges Ondet, \u00e9diteur, 1908.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\"><sup>[22]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Russell Campbell, <em>Marked Women: Prostitutes and Prostitution in the Cinema<\/em>, Madison, The University of Wisconsin Press, 2006, p. 15.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\"><sup>[23]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Raniero Paulucci di Calboli,<em> La tratta delle ragazze italiane<\/em>, \u201cNuova Antologia\u201d, 98 (marzo-aprile 1902), pp. 418-438, e <em>Ancora la tratta delle ragazze italiane<\/em>, ibid., 101 (settembre-ottobre 1902), pp. 193-213, nonch\u00e9<em> Lacrime e sorrisi della emigrazione italiana<\/em>, Milano, Mondadori, 1996 (edizione originale: <em>Larmes et sourires de l\u2019\u00e9migration italienne<\/em>, Paris, F\u00e9lix Juven, 1909). Sul diplomatico vedi la voce di Elena Papadia nel <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, vol. 81, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2014.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\"><sup>[24]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Alfredo Baccelli, <em>Sulla tratta delle bianche: discorso di S.E. il sotto-segretario di Stato per gli Affari esteri pronunziato alla Camera dei deputati nella tornata del 9 marzo 1903<\/em>, Roma, Tipografia della Camera dei deputati, 1903.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\"><sup>[25]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vittorio Levi, <em>La prostitution chez la femme et la traite des blanches<\/em>, Napoli, tipografia Castiglione, 1912; Mario Pettoello, <em>La tratta delle bianche: studio giuridico sociale<\/em>, Udine, Libreria Editrice Udinese, 1912.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\"><sup>[26]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Attilio Parazzoli, <em>Lo statuto della Societ\u00e0 delle Nazioni e la tratta delle bianche<\/em>, \u201cNuova Antologia\u201d, Serie 6, 200 (1919), pp. 215-217.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\"><sup>[27]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Rodolfo Bettazzi, <em>La tratta delle bianche e l\u2019Opera di protezione della giovine: conferenza tenuta in Firenze il giorno 28 dicembre 1902<\/em>, Firenze, Stabilimento tip. G. Civelli, 1903; Pasquale Del Pezzo, <em>Comitato Nazionale Italiano contro la tratta delle bianche: Sezione di Napoli<\/em>, Napoli, [Comitato Nazionale Italiano contro la tratta delle bianche], 1903; Comitato contro la tratta delle bianche, Sezione di Milano, <em>Relazione per gli anni 1902-1903<\/em>, Milano, Tip. V. Ramperti, 1904; Comitato italiano contro la tratta delle bianche, <em>Resoconto del Rifugio Genovese (tratta delle bianche)<\/em>, Firenze, Lastrucci, 1904; Comitato italiano Contro la tratta delle bianche, <em>Relazione per gli anni 1906-1907<\/em>, Milano, Tip. Nazionale, di V. Ramperti, 1908; Societ\u00e0 d\u2019assistenza e protezione femminile &#8211; Lega contro la tratta delle bianche, Trieste, <em>Relazione sulla attivit\u00e0 sociale nell\u2019anno 1909<\/em>, Monfalcone, Tip. Ionche, 1910; Comitato italiano contro la tratta delle bianche, <em>Cenni sulla legislazione italiana circa la tratta delle bianche e la prostituzione in generale<\/em>, Milano, Tip. Nazionale di V. Ramperti, 1911. Nel 1902 appare \u201cSchiave bianche\u201d, bollettino pubblicato dal surricordato Comitato di Milano contro la tratta delle bianche, inizialmente quale supplemento di \u201cUnione femminile\u201d. Per un quadro generale: Laura Schettini, <em>Il comitato italiano contro la tratta: impegno locale e reti internazionali<\/em>, in <em>Attraversando il tempo. Centoventi anni dell\u2019Unione femminile nazionale (1899-2019)<\/em>, a cura di Stefania Bartoloni, Roma, Viella, 2019, pp. 37-60<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\"><sup>[28]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>La tratta delle bianche e il commercio delle oscenit\u00e0: conferenze diplomatiche internazionali del 15 luglio 1902 e del 18 aprile 1910 a Parigi<\/em>, traduzione dal francese di Teresa Fondi Mattani, Firenze, Stab. Tip. Aldino, 1914.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\"><sup>[29]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Comitato italiano contro la tratta delle bianche, <em>Relazione sull\u2019opera del Comitato italiano contro la tratta delle bianche presentata al 4. congresso internazionale per la repressione della tratta delle bianche: Madrid, 24-28 ottobre 1910<\/em>, [Milano, Tip. Nazionale di V. Ramperti], 1911; 5. Congresso internazionale per la repressione della tratta delle bianche, Londra 30 giugno &#8211; 4 luglio 1913<em>, Rapporto dell\u2019Ufficio Centrale Italiano<\/em>, Roma, Tip. della R. Accademia dei Lincei, 1913.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\"><sup>[30]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Laura Schettini, <em>Turpi traffici. Prostituzione e migrazioni globali 1890-1940<\/em>, Roma, Biblink, 2019; Sara Ercolani, <em>La tratta delle bianche in Italia e in Gran Bretagna: dall\u2019associazionismo alla Societ\u00e0 delle nazioni (1885-1946)<\/em>, Bologna, Il Mulino, 2022.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\"><sup>[31]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Jean-Michel Chaumont, <em>Le mythe de la traite des blanches. Enqu\u00eate sur la fabrication d\u2019un fl\u00e9au<\/em>, Paris, La D\u00e9couverte, 2009.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\"><sup>[32]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Jo Doezema, <em>Sex Slaves and Discourse Masters. The Construction of Trafficking<\/em>, London-New York, Zed Books, 2013.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\"><sup>[33]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cecily Devereux, <em>\u201cThe Maiden Tribute\u201d and the Rise of the White Slave in the Nineteenth Century: The Making of an Imperial Construct<\/em>, \u201cVictorian Review\u201d, 26, 2 (2000), pp. 1-23.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\"><sup>[34]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Laura Schettini, <em>La tratta delle bianche in Italia tra paure sociali e pratiche di polizia (XIX-XX secolo)<\/em>, \u201cItalia contemporanea\u201d, 288 (2018), pp. 236-258.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\"><sup>[35]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>La traite des blanches et le commerce de l\u2019obsc\u00e9nit\u00e9. Conf\u00e9rences diplomatiques internationales du 15 juillet 1902 et du 18 avril 1910<\/em>, \u201cRevue des Deux Mondes\u201d, 58 (1910).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\"><sup>[36]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00c8 ancora oggi studiato come esempio di giornalismo impegnato: Pierre Assouline, <em>Albert Londres. Vie et mort d\u2019un grand reporter (1884-1932)<\/em>, Paris, Balland, 1989; Walter Redfern, <em>Writing On the Move: Albert Londres and Investigative Journalism<\/em>, Bern-New York, Lang, 2004; Beno\u00eet Heimermann, <em>Albert Londres &#8211; La plume et la plaie<\/em>, Paris, Paulsen, 2020. L\u2019edizione originale delle sue opere \u00e8 in parte disponibile su Gallica, la collezione digitale della Biblioteca Nazionale francese (gallica.bnf.fr\/), ma ne esiste una versione relativamente recente, commentata da Assouline: Albert Londres, <em>Oeuvres compl\u00e8tes<\/em>, Paris, Arl\u00e9a, 2008.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\"><sup>[37]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 I due volumi, usciti contemporaneamente nel 1927, sono disponibili su Gallica e riediti dalla casa editrice Le serpent \u00e0 plumes (<em>Marseille, porte du Sud<\/em>, 1999; <em>Le Chemin de Buenos Aires<\/em>, 2005), nonch\u00e9 raccolti nelle succitate <em>Oeuvres compl\u00e8tes<\/em>. Il libro su Buenos Aires \u00e8 tradotto quasi subito in Italia da Lino Piazza e in seguito riedito pi\u00f9 volte, sempre con lo stesso titolo: <em>La tratta delle bianche<\/em>, Milano, S. A. Ediz. Sunland, [1929].<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\"><sup>[38]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Albert Londres, <em>Le Chemin de Buenos Aires<\/em> <em>(la Traite des blanches)<\/em>, Paris, Albin Michel, 1927.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref39\" name=\"_ftn39\"><sup>[39]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Albert Londres, <em>Au bagne<\/em>, Paris, Albin Michel, 1923, e <em>Dante n\u2019avait rien vu<\/em>, Paris, Albin Michel, 1924.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref40\" name=\"_ftn40\"><sup>[40]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sui collegamenti tra Buenos Aires e Montevideo, cfr. Cristiana Schettini, <em>Prostitution in Buenos Aires and Montevideo<\/em>, in <em>Trafficking in Women (1924-1926)<\/em>, cit., II, pp. 44-54.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref41\" name=\"_ftn41\"><sup>[41]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sulla Grande guerra e i francesi di Buenos Aires, cfr. Hern\u00e1n Otero, <em>La guerra en la sangre. Los franco-argentinos ante la Primera Guerra Mundial<\/em>, Buenos Aires, Editorial Sudamericana, 2009. Sui francesi in Argentina nel periodo: Id., <em>Historia de los franceses en la Argentina<\/em>, Buenos Aires, Editorial Biblos, 2012.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref42\" name=\"_ftn42\"><sup>[42]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Londres specifica che si tratta di ebree polacche, di norma \u201cprotette\u201d da compatrioti e correligionari, nonch\u00e9 da russi e cechi. A Buenos Aires costituiscono il \u201cproletariato\u201d della strada e si vendono per \u201cdue pesos\u201d, lavorando soprattutto nel porto, mentre le francesi ne chiedono almeno cinque e lavorano in casa. Inoltre queste ultime arrivano una per volta, mentre le ebree polacche sbarcano a dozzine e il loro commercio \u00e8 sostenuto (e sfruttato) da una rete di mezzane. Su questa tratta: Mir Yarfitz,<em> Impure<\/em> <em>migration: Jews and sex work in golden age Argentina<\/em>, New Brunswick, Rutgers University Press, [2019], nonch\u00e9 Myrtha Schalom, <em>La Polaca. Inmigraci<\/em>\u00f3<em>n, rufianes y esclavas a comienzos del siglo XX<\/em>, Buenos Aires, Norma, 2003. Sul tentativo di opporvisi: Edward J. Bristow, <em>Prostitution and Prejudice: The Jewish Fight against White Slavery, 1879-1939<\/em>, Oxford, Schocken, 1982. La scoperta delle ramificazioni a Buenos Aires del traffico di prostitute ebree nutre ondate di antisemitismo, specie fra le forze armate e di polizia, come testimonia il libro del commissario Julio L. Alsogaray, <em>Trilog\u00eda de la trata de blancas: rufianes, polic\u00eda, Municipalidad<\/em>, Buenos Aires, Editorial Tor, 1933. Questo memoriale si incentra sul caso di Raquel Liberman, approfondito da Nora Glickman, <em>The Jewish white slave trade and the untold story of Raquel Liberman<\/em>, New York, Garland, 2000.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref43\" name=\"_ftn43\"><sup>[43]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Albert Londres<em>, Le Juif errant est arriv\u00e9<\/em>, Paris, Albin Michel, 1930.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref44\" name=\"_ftn44\"><sup>[44]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Albert Londres, <em>Terre d\u2019<\/em>\u00e9b\u00e8ne, Paris, Albin Michel, 1929. L\u2019opera \u00e8 disponibile su Gallica, ma esiste un\u2019edizione che mette assieme i due libri sulla tratta, riadattandone i titoli: Albert Londres, <em>La traite des blanches \/ La traite des noirs<\/em>, Paris, 10-18, 1984. Per una valutazione del libro originario: Suzanne Miers, <em>Le nouveau visage de l\u2019esclavage au XX<sup>e<\/sup> si\u00e8cle<\/em>, \u201cCahiers d\u2019\u00c9tudes Africaines\u201d, 179-180 (2005), pp. 667-688.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref45\" name=\"_ftn45\"><sup>[45]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cristiana Schettini, <em>A Social History of Prostitution in Buenos Aires<\/em>, in <em>Selling Sex in the City: A Global History of Prostitution, 1600s-2000s<\/em>, a cura di Magaly Rodr\u00edguez Garc\u00eda, Lex Heerma van Voss ed Elise van Nederveen Meerkerk, Leiden, Brill, 2017, pp. 357-385.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref46\" name=\"_ftn46\"><sup>[46]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per un approccio pi\u00f9 recente: Julia Laite, <em>Traffickers and Pimps in the Era of White Slavery<\/em>, \u201cPast &amp; Present\u201d, 237, 1 (2017), pp. 237-269, e Laura Schettini, <em>Trattieri. <\/em><em>Uomini e prostituzione attraverso il Mediterraneo coloniale<\/em>, in <em>Genere, sesso, migrazione. Percorsi transdisciplinari<\/em>, a cura di Fabio Amato, Roma, DeriveApprodi, 2021, pp. 91-103.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref47\" name=\"_ftn47\"><sup>[47]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vedi Liat Kozma, <em>Global Women, Colonial Ports: Prostitution in the Interwar Middle East<\/em>, New York, SUNY Press, 2017. Sull\u2019interesse di alcune serie documentarie di quegli anni, vedi nell\u2019intervista di Maddalena Tirabassi a Laura Schettini (\u201cAltreitalie\u201d, 60, 2020) le annotazioni relative alla serie Tratta delle bianche (1923-1949) nella documentazione relativa all\u2019Interpol (fondo Ministero degli Interni, Affari generali) dell\u2019Archivio centrale dello Stato di Roma.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref48\" name=\"_ftn48\"><sup>[48]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Si pensi a Julia Laite, <em>The Disappearance of Lydia Harvey: A True Story of Sex, Crime and the Meaning of Justice<\/em>, London, Profile Books, 2021, incentrato su una giovane neozelandese che muove alla volta di Buenos Aires e quindi di Londra nella prima decade del Novecento.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref49\" name=\"_ftn49\"><sup>[49]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Oltre alla riflessione di Laura Schettini, della quale si veda anche il contributo a questo fascicolo, cfr. Julia Laite, <em>Between Scylla and Charybdis: Women\u2019s labour migration and sex trafficking in the early Twentieth Century<\/em>, \u201cInternational Review of Social History\u201d, 62, 1 (2017), pp. 37-65, e Marlou Schrover, <em>Labour Migration<\/em>, in <em>Handbook Global History of Work<\/em>, a cura di Karin Hofmeester e Marcel van der Linden, Oldenbourg, De Gruyter, 2017, pp. 433-468.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref50\" name=\"_ftn50\"><sup>[50]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Emanuela Abbatecola, <em>Trans-migrazioni. Sfruttamento e violenza di genere nei mercati globali del sesso<\/em>, Torino, Rosenberg &amp; Sellier, 2018, e <em>Violazione dei diritti umani o violenza di genere?<\/em>, in <em>Genere, sesso, migrazione. Percorsi transdisciplinari<\/em>, cit., pp. 61-73.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref51\" name=\"_ftn51\"><sup>[51]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Christopher Paolella, <em>Human Trafficking in Medieval Europe Slavery. Sexual Exploitation, and Prostitution<\/em>, Amsterdam, Amsterdam University Press, 2020; vedi inoltre il saggio di Anna Esposito in questo fascicolo.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref52\" name=\"_ftn52\"><sup>[52]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Laura Barber\u00e1n Reinares, <em>Sex Trafficking in Postcolonial Literature: Transnational Narratives from Joyce to Bola\u00f1o<\/em>, London-New York, Routledge, 2014.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref53\" name=\"_ftn53\"><sup>[53]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Jean-Michel Chaumont, <em>La traite des \u00eatres humains ou l\u2019histoire de Pinocchio racont\u00e9e aux grandes filles<\/em>, \u201cLa revue nouvelle\u201d, 3 (marzo 2005), pp. 62-70.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref54\" name=\"_ftn54\"><sup>[54]<\/sup><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Jean-Michel Chaumont, <em>La construction sociologique de la r\u00e9alit\u00e9. L\u2019\u00e9volution du statut de v\u00e9rit\u00e9 de la proposition \u201cLa r\u00e9glementation de la prostitution est la cause de la traite des femmes et des enfants\u201d (1880-1948)<\/em>, \u201cRecherches sociologiques et anthropologiques\u201c, 39, 1 (2008), pp. 87-100<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019ultimo quarto dell\u2019Ottocento scoppia in Belgio, Francia e Gran Bretagna una veemente polemica sulla \u201ctratta delle bianche\u201d, cio\u00e8 sull\u2019esportazione coatta di prostitute tra le nazioni del Vecchio Mondo[1]. Le prime pubblicazioni sul tema concernono soprattutto<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[51,81],"tags":[],"class_list":["post-6182","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-s13-asei","category-c65-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6182","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6182"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6182\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6183,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6182\/revisions\/6183"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6182"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6182"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6182"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}