{"id":6526,"date":"2026-07-15T19:40:00","date_gmt":"2026-07-15T17:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=6526"},"modified":"2025-05-22T16:57:17","modified_gmt":"2025-05-22T14:57:17","slug":"scrittrici-di-origini-italiane-nella-francia-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2026\/07\/scrittrici-di-origini-italiane-nella-francia-di-oggi\/","title":{"rendered":"Scrittrici di origini italiane nella Francia di oggi"},"content":{"rendered":"<p>In questo saggio prendiamo in considerazioni un gruppo di autrici nate o vissute in Francia, accomunate dall\u2019et\u00e0, essendo nate tra il 1963 e il 1986, e dalla forte specializzazione culturale. Aur\u00e9lie Filippetti, Laura Ulonati, Michela Marzano, Ilaria Gaspari e Rossana Campo sono tutte laureate, anzi tre hanno conseguito il dottorato (Filippetti, Marzano, Gaspari) e hanno frequentato l\u2019\u00c9cole Normale\/Scuola Normale dei rispettivi Paesi, mentre una ha conseguito l\u2019agr\u00e9gation in storia e geografia (Ulonati) e l\u2019ultima (Campo) ricorda come fondante della propria riflessione lo studio con Edoardo Sanguineti, poeta e ordinario di letteratura italiana. Le prime due sono docenti universitarie e la quarta insegna alle superiori. Tutte e cinque hanno una notevole presenza pubblica: per i premi e i riconoscimenti vinti, nonch\u00e9 per la presenza su vari media, per i quali alcune di loro lavorano con continuit\u00e0. Inoltre due hanno un notevole profilo politico: Marzano \u00e8 stata deputata in Italia (2013-2018) e Filippetti deputata (2007-2017) e ministro della cultura e della comunicazione (2012-2014) in Francia, inoltre dal 2022 \u00e8 responsabile della Cultura a Parigi.<br \/>\nI loro percorsi individuali, soprattutto sul versante migratorio, sono altrettanto complessi e ricchi. Filippetti, con nonni in Friuli e Umbria, si \u00e8 mossa dalla Lorena a Parigi per studio e lavoro. Ulonati \u00e8 nata in Italia, ma \u00e8 giunta infante in Francia. Ha nonni piemontesi e umbri e si \u00e8 mossa da Nizza ad Angoul\u00eame. Marzano \u00e8 nata a Roma da una famiglia di origine pugliese e dal 1999 vive a Parigi, prima come ricercatrice del CNRS e poi come docente all\u2019Universit\u00e0 Paris-Descartes. Gaspari, milanese, ha studiato a Pisa e Parigi e vive fra quest\u2019ultima e Roma. Infine Campo, genovese di origini meridionali, si \u00e8 trasferita a Parigi e poi a Roma, da cui, per\u00f2, torna spesso alla Ville Lumi\u00e8re. Le prime due hanno esperito dalla nascita la condizione di figlie di immigrati, mentre Marzano, giunta in Francia da grande, ha impiegato una dozzina d\u2019anni a ritenersi immigrata. Gaspari e Campo riflettono infine la nuova mobilit\u00e0 intellettuale e si muovono a cavallo di pi\u00f9 nazioni, pi\u00f9 lingue e pi\u00f9 citt\u00e0.<br \/>\nFilippetti non \u00e8 la pi\u00f9 anziana, ma \u00e8 quella che ha attirato per prima gli studiosi delle migrazioni grazie all\u2019autobiografico<em> Les derniers jours de la classe ouvri\u00e8re<\/em> (Paris, Stock, 2003; Gli ultimi giorni della classe operaia, Milano, Marco Tropea, 2004). In questo romanzo\/memoir ricostruisce un ambiente regionale e lavorativo d\u2019immigrazione proletaria. Al centro del suo racconto \u00e8 la miniera, dove lavoravano il nonno e il padre, ma anche la societ\u00e0 che vi si \u00e8 strutturata attorno, prima della definitiva chiusura. Il montaggio dei capitoli e i vocaboli italiani e tedeschi inseriti nel testo francese, nonch\u00e9 il recupero di documenti e volantini del Ministero degli interni e del Partito comunista francesi dipingono un melting pot nel quale si incrociano operai di vari settori, in particolare quello minerario e quello siderurgico, nonch\u00e9 di varie origini e lingua. Per giunta questi lavoratori e le loro famiglie si muovono in una regione di natura bilingue, perch\u00e9 il <em>patois<\/em> \u00e8 forte, articolato e influenzato dai vicini dialetti germanofoni [1].<br \/>\nLa storia raccontata da Filippetti non \u00e8 soltanto sociale, ma anche familiare. Al centro campeggia un padre gigantesco, operaio comunista che ha rifiutato ogni promozione sociale per non abbandonare i propri compagni e ha portato il proprio partito a dominare il comune di Audun-le-Tiche, nonostante la consapevolezza di tutti i limiti e gli orrori dello stalinismo e di quanto lo ha seguito. A fianco si stagliano donne resilienti che affrontano migrazioni, lotte sociali e politiche, guerre, oppure, come la narratrice, riescono ad affermarsi con gli studi, pur temendo di tradire le proprie origini. Sullo sfondo non \u00e8 mai dimenticato uno stratificato pantheon familiare con tanto di nonno e prozio deportati dai tedeschi e finiti nei lager [2].<br \/>\nFilippetti ha avuto un notevole successo, perch\u00e9 ha saputo esprimere i dubbi e le paure della sinistra francese agli inizi del millennio e ha testimoniato in prima persona un ambiente da tutti ritenuto in piena dissoluzione, pur essendo ancora robusto: lei stessa ricorda, che mentre scrive, in Francia lavorano oltre sei milioni di operai, circa quindi il 10% della popolazione nazionale di allora. I francesi erano infatti 61.984.000 al primo gennaio 2004. Venti anni dopo il suo libro \u00e8 un po\u2019 invecchiato e i suoi successivi romanzi hanno svelato i limiti strutturali della scrittrice, ovvero l\u2019eccessivo autobiografismo. Per\u00f2, alla sua uscita, Gli ultimi giorni della classe operaia \u00e8 stata l\u2019opera giusta al momento giusto, anche perch\u00e9 ratificava l\u2019avvenuta accettazione degli immigrati italiani, oramai inquadrati in Francia come i bravi migranti del bel tempo andato [3].<br \/>\nProprio sul confronto con i nuovi arrivati riflette il secondo romanzo di Laura Ulonati <em>Dans tout le bleu<\/em> (Arles, Actes sud, 2021). Il titolo \u00e8 una citazione da Volare di Domenico Modugno, la canzone cantata dalla madre dell\u2019autrice trasferitasi a Nizza assieme al marito piemontese. Qui abbiamo un elemento autobiografico, ma l\u2019io narrante si distacca rapidamente dall\u2019esperienza dell\u2019autrice. Inoltre sa osservare spassionatamente i propri comprimari: la madre, progressivamente in preda dell\u2019Alzheimer, malattia che, per\u00f2, non fa che accentuare disfunzioni gi\u00e0 in atto; la comunit\u00e0 immigrata che non ha saputo trasformarsi. La genitrice, arrivando a Nizza, si \u00e8 trovata in \u201c[u]n vallon rempli d\u2019Italiens. Plus de dialecte du Nord ou du Mezzogiorno: pour la premi\u00e8re fois, ils parlaient tous la m\u00eame langue. Celle de l\u2019exil\u201d (p. 17). In un quartiere cresciuto disordinatamente gli italiani hanno inventato \u201c[u]ne Petite Italie \u00e0 l\u2019am\u00e9ricaine\u201d (p. 18) e poi l\u2019hanno abbandonata, o meglio i loro figli l\u2019hanno lasciata per trasferirsi in luoghi pi\u00f9 comodi. Ora quella conurbazione \u00e8 popolata di nuovi immigrati, definiti dalla madre \u201cles mauvais \u00e9trangers\u201d (p. 20). Anche qui l\u2019Alzheimer amplifica un sentimento comune ai resti della vecchia comunit\u00e0, nella quale e con la quale la protagonista, diventata curatrice museale, si trova a disagio.<br \/>\nIl romanzo evolve verso la canonica accettazione del proprio passato alla morte della madre e termina con un viaggio in Italia non alla scoperta di nuovi musei archeologici, ma del natio paese materno. L\u2019andamento \u00e8 a tratti scontato, ma l\u2019autrice rivela una innegabile capacit\u00e0 di guardare i suoi dal di fuori. Del resto tale abilit\u00e0 era evidente nel suo primo romanzo, <em>Une histoire italienne<\/em> (Paris, Gallimard, 2019), storia di un fascistissimo orfano di Prato, che diviene pennivendolo del regime e poi decide di arruolarsi quale ufficiale in Abissinia. Qui scopre alla fine la repulsivit\u00e0 degli uomini di Mussolini (e forse di tutti gli italiani). Il colonialismo di questi ultimi \u00e8 infatti pi\u00f9 tardo di quello francese, ma non ha niente da invidiargli in quanto a cinismo e cattiveria e sa come farne pagare le spese alle donne indigene.<br \/>\nLa terza scrittrice, Michela Marzano, ha molto chiaro quanto le donne, tutte le donne, soffrano del peso di una societ\u00e0 maschile e maschilista. D\u2019altronde debutta in Francia con una serie di riflessioni sulla pornografia e lo sfruttamento del corpo femminile [4]. La discussione della propria scelta migratoria tarda invece una decina d\u2019anni e compare nell\u2019autobiografico <em>Volevo essere una farfalla<\/em> (Milano, Mondadori, 2011), dove affronta il proprio disagio psicologico e la conseguente anoressia. Partire l\u2019ha aiutata, ma \u00e8 stata anche una scelta troppo radicale: \u201cQuando emigri veramente, si apre un baratro nel cuore da cui non puoi uscire del tutto indenne. A meno di non accettare di vivere in uno stato di compromesso emotivo. Che per\u00f2 non \u00e8 mai del tutto autentico. [\u2026] \u00c8 difficile partire e tornare. Chiudere a chiave un pezzo di vita e aprirne in fretta un altro. Cambiare lingua come fosse una camicia\u201d. Partendo e tornando si ha sempre la sensazione di essere al posto sbagliato, ma il ritorno ha la sua importanza: \u201cAllora s\u00ec, il cuore impazzisce ogni volta che torno a casa. Batte forte di fronte ai colori e agli odori. Si intenerisce anche di fronte ai ritardi e alle imprecisioni&#8230; Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 qualcosa di mio in tutto quel baccano e quel casino. C\u2019\u00e8 uno strascico di passato che non mi lascia mai\u201d. Tuttavia andarsene ha influenzato durevolmente l\u2019autrice: \u201cperch\u00e9, quando mi sveglio, penso in francese? Perch\u00e9, quando mi rivolgo a me stessa, lo faccio in francese? Perch\u00e9 ho la sensazione che \u00e8 proprio in italiano che mi mancano intere regioni della mia vita affettiva?\u201d.<br \/>\nNella sua riflessione torna spesso la difficolt\u00e0 di relazionarsi agli altri, in parte superata grazie alla partenza, che le ha permesso di comprendere dove era il problema. Come scrive in un altro volume: \u201cNon posso raccontarvi in dettaglio tutto quel che ho dovuto fare per uscirne a poco a poco. Per ricominciare a vivere dopo aver attraversato l\u2019inferno. Per diventare quella che sono adesso, qui, nel momento in cui scrivo\u2026 Nel frattempo ho lasciato il mio Paese, sono andata a stabilirmi in Francia, ho imparato una lingua straniera, mi sono sottoposta a una lunghissima psicoanalisi\u2026 Per scoprire a poco a poco che, dietro l\u2019immagine della mia infanzia idilliaca che tante volte era stata indicata come un modello, vi erano in realt\u00e0 relazioni complesse, alimentate dall\u2019ansia dei miei genitori\u201d (<em>Cosa fare delle nostre ferite? La fiducia e l\u2019accettazione dell\u2019altro<\/em>, Trento, Erickson, 2012, p. 14).<br \/>\nA fianco della riflessione filosofica, che qui non prendiamo in considerazione pur essendo una parte notevole della sua opera, e di quella autobiografica, Marzano \u00e8 autrice di veri e propri romanzi, nei quali riemergono gli stessi temi. In <em>Idda<\/em> (Torino, Einaudi, 2019), la protagonista lavora a Parigi, dove si \u00e8 sposata. L\u2019anziana suocera finisce in clinica perch\u00e9 sta perdendo la memoria e, svuotandone la casa, ne scopre la vita e si interroga sulla propria. Arriva cos\u00ec a capire che \u00e8 emigrata dopo e a causa della morte della madre in un incidente automobilistico provocato dal padre. L\u2019emigrazione \u00e8 stata dunque una fuga, una cancellazione del passato (e del padre), al punto che non ha voluto mai parlare in italiano con il proprio compagno o con la suocera.<br \/>\nMarzano scopre che le eredit\u00e0 familiari e la sua in particolare sono avvelenate e velenose. Nel pluripremiato <em>Stirpe e vergogna<\/em> (Milano, Rizzoli, 2021) rientra dalla Francia in Italia per far ricerche sulla propria famiglia e ne scopre l\u2019ossequio al regime durante il Ventennio e la capacit\u00e0 di far carriera grazie a tale scelta, pi\u00f9 tardi accuratamente nascosta [5]. Siamo in linea con la condanna del retaggio italiano comune ad altri interventi di questa autrice. Basti menzionare la condanna del patriarcato peninsulare (e del suo ritorno in auge in questo millennio) in <em>Sii bella e stai zitta<\/em> (Milano, Mondadori, 2010) e quello delle molestie alle donne e alle bambine in <em>Sto ancora aspettando che qualcuno mi chieda scusa<\/em> (Milano, Rizzoli, 2023). Tuttavia <em>Stirpe e vergogna<\/em> riapre anche il capitolo sull\u2019emigrare. La Francia non \u00e8 pi\u00f9 solo il luogo della propria salvezza, ma una cultura con molti problemi, come rivelano la stupidit\u00e0 dei viaggiatori francesi negli aeroporti o l\u2019ignoranza degli studenti: \u201cIn Francia, ormai, quasi nessun ragazzo conosce Sofocle; pochi sanno chi sia Antigone; e anche quei pochi cui il nome di Antigone evoca qualcosa non ricordano poi bene perch\u00e9 questa donna si sia opposta al sovrano\u201d. Alla perdita di fiducia nel paese di adozione corrisponde il dubbio sulle proprie scelte: \u201cQuando ho cambiato Paese, ho cambiato lingua. Ho messo un punto e sono andata a capo\u201d; \u201cLavoravo in francese, scrivevo in francese, amavo in francese\u201d. Ora, per\u00f2, \u00e8 confusa e s\u2019interroga sull\u2019avere due lingue e sul non essere del tutto a proprio agio in nessuna.<br \/>\nLe ultime due autrici non considerano particolarmente il lato migrazione, n\u00e9 sembrano a disagio nel passare da una lingua all\u2019altra. In genere Gaspari non accenna neppure ai suoi soggiorni francesi, preferendo indugiare su quelli in altri paesi. Per esempio in <em>Etica dell\u2019acquario<\/em> (Roma, Voland, 2015), suo primo romanzo, descrive soprattutto il lavoro e la permanenza in Svizzera. Tuttavia la Francia appare alle pp. 87-88, quando asserisce di sentirsi ormai \u201csolo una turista\u201d in Svizzera a causa del tedesco arrugginito e inserisce una peculiare annotazione: \u201ced \u00e8 come un cane che mi abbai dal giardino di una casa dove ho abitato, come un portone di Parigi di cui ricordavo il codice d\u2019accesso, ma quando ho provato a comporlo, stupita della memoria muscolare della mia mano che ritrovava i tasti come allora \u2013 ecco, l\u00ec ho scoperto che il codice lo avevano cambiato, e chiss\u00e0 da quanto tempo, e davvero quella non era pi\u00f9 casa mia\u201d.<br \/>\nSpesso questa scrittrice si riferisce ai propri studi in Germania (<em>A Berlino, con filosofia<\/em>, Roma, Giulio Perrone Editore, 2022, ma anche <em>Vita segreta delle emozioni<\/em>, Torino, Einaudi, 2021). In quest\u2019ultimo (p. 16) menziona la residenza parigina di Ungaretti e la rue des Carmes, che avrebbe \u201criconosciuto nel Quartiere Latino, fra negozi di fiori e di dischi, librerie, cinema e <em>brasseries<\/em>, e naturalmente coiffeurs, poco distante dalla statua di Montaigne \u2026\u201d. Rapide citazioni, analoghe a questa, appaiono anche in Lezioni di felicit\u00e0. Esercizi filosofici per il buon uso della vita (Torino, Einaudi, 2019): a p. 15, a proposito di un\u2019illustrazione con Babar e Celeste comprata da un bouquiniste, alle pp. 112-113 a proposito di \u201cun volumetto comprato a Parigi in un pomeriggio pigro\u201d, quando era a liceo (si tratta di <em>\u00c9picure et ses dieux<\/em> di A-J. Festugi\u00e8re, Paris, PUF, 1946). Il periodo francese torna a galla soprattutto nel podcast <em>Chez Proust<\/em> del 2022, quattordici episodi di una mezz\u2019oretta ciascuno alla scoperta di <em>\u00c0 la recherche du temps perdu<\/em> (https:\/\/emonsaudiolibri.it\/audioserie-e-podcast\/chez-proust).<br \/>\nL\u2019ultima scrittrice qui presa in considerazione ha fatto di Parigi il centro di tantissimi romanzi, essendovisi trasferita per seguire il compagno, dopo aver raggiunto il successo in Italia sin dal suo primo libro. Per lei vivere all\u2019estero taglia qualche radice, ma costringe a fare i conti con s\u00e9 stessi, a scoprire le proprie debolezze e a porvi rimedio. La narratrice di ciascuno dei suoi romanzi \u00e8 italiana e incontra molti connazionali al di l\u00e0 del confine, tutti impegnati a capire meglio cosa siano e cosa vogliano (<em>L\u2019uomo che non ho sposato<\/em>, Milano, Feltrinelli 2003, e <em>Pi\u00f9 forte di me<\/em>, Milano, Feltrinelli, 2007). Curiosamente, dopo la nativa Genova e la Parigi a cavallo dei due secoli, comparate e descritte a capitoli alterni in <em>Lezioni di arabo<\/em> (Milano, Feltrinelli, 2010), la citt\u00e0 che le pare veramente esotica \u00e8 Roma. In <em>Fare l\u2019amore<\/em> (Milano, Ponte alle Grazie, 2014) la capitale italiana \u00e8 calda e quasi africana, mentre quella francese \u00e8 la normalit\u00e0, dove si passeggia in luoghi noti, si va in bar e caff\u00e8 ben conosciuti, si comprano capi di biancheria e si cura la propria bellezza. Parigi \u00e8 casa: il capitolo 5 inizia cos\u00ec: \u201cLa notte faccio sogni agitati, sogno che preparo una grande cena a casa mia, a Parigi\u201d. Per\u00f2, buona parte delle amicizie parigine sono di altre immigrate (africane o orientali) ed esuli (iraniane), mentre a Roma incontra strani autoctoni di cui si innamora per breve tempo.<br \/>\nIn un romanzo recente (Conversazioni amorose, Firenze-Milano, Bompiani, 2022) Parigi \u00e8 percorsa via per via, perch\u00e9 in ogni quartiere le strade rivelano qualcosa di affascinante. A volte tutto cambia nel giro di cento metri e ci si pu\u00f2 mescolare agli africani, ai cinesi, ai giovani arabi barbuti con la djellaba, ai turisti, alle donne eleganti e ai ragazzini che escono da scuola. Anche qui, come nel precedente <em>Cos\u00ec allegre senza nessun motivo<\/em> (Milano, Bompiani 2019) \u00e8 rivissuta l\u2019affermazione di Gertrude Stein \u201cParigi \u00e8 la mia citt\u00e0\u201d. La capitale francese \u00e8 la residenza prescelta, anche quando fa vivere tragedie improvvise e impreviste come nel primo vero racconto parigino <em>Mentre la mia bella dorme<\/em> (Milano, Feltrinelli, 1999).<br \/>\nLe posizioni espresse dalle nostre cinque autrici sono contrastanti e non tutte o non sempre riconducibili a specifiche realt\u00e0 migratorie. Forse suggeriscono soprattutto che l\u2019emigrazione tradizionale \u00e8 ormai una componente di un pi\u00f9 vasto quadro della mobilit\u00e0 e quest\u2019ultimo \u00e8 in grado di suscitare sentimenti diversi grazie alle proprie molteplici sfumature. Le nostre autrici, pur rivelando molti tratti comuni, sembrano anche esemplificare fasi diverse di un universo europeo nel quale muoversi dentro e fuori le proprie frontiere \u00e8 divenuto molto pi\u00f9 usuale di quanto fosse prima degli anni Ottanta. Tuttavia mostrano al contempo come esista sempre una sorta di geolocalizzazione primaria, che soltanto casualmente e per brevi periodi si pu\u00f2 superare.<\/p>\n<p>[1] Roselyne Waller, <em>\u201cLa mine comme horizon magique\u201d: Les Derniers Jours de la classe ouvri\u00e8re<\/em> <em>(Aur\u00e9lie Filippetti)<\/em>, in <em>Les Formes du politique<\/em>, a cura di Corinne Grenouillet e \u00c9l\u00e9onore Reverzy, Strasbourg, Presses universitaires de Strasbourg, 2010, pp. 89-105.<\/p>\n<p>[2] La vicenda \u00e8 realmente accaduta: Olga Lucchi, Li presero ovunque. <em>Storie di deportati umbri<\/em>, Roma, Mimesis, 2010.<\/p>\n<p>[3] <em>Ciao Italia!: Un si\u00e8cle d\u2019immigration et de culture italiennes en France<\/em>, a cura di St\u00e9phane Mourlane e Dominique Pa\u00efni, Paris, La Martini\u00e8re, 2017, e St\u00e9phane Mourlane e Matteo Sanfilippo, <em>M\u00e9moires de migrations entre Italie et France<\/em>, \u201cHommes &amp; migrations\u201d, 1317-1318 (2017), pp. 25-36.<\/p>\n<p>[4] <em>Penser le corps<\/em>, Paris, PUF, 2002; <em>La pornographie ou L\u2019\u00e9puisement du d\u00e9sir<\/em>, Paris, Buchet-Chastel, 2003; con Claude Rozier, <em>Alice au pays du porno<\/em>, Paris, Ramsay, 2005; <em>Malaise dans la sexualit\u00e9<\/em>, Paris, JC Latt\u00e8s, 2006; <em>Philosophie du corps e Dictionnaire du corps<\/em>, entrambi Paris, PUF, 2007.<\/p>\n<p>[5] Sui rapporti fra Italia, fascismo e violenza (sociale e familiare) vedi il suo <em>Le fascisme: un encombrant retour?<\/em>, Paris, Larousse, 2009, e il <em>Dictionnaire de la violence<\/em>, Paris, PUF, 2011, da lei curato, nonch\u00e9 la versione italiana del primo <em>Gli assassini del pensiero. Manipolazioni fasciste di ieri e di oggi<\/em>, Trento, Erickson, 2012.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo saggio prendiamo in considerazioni un gruppo di autrici nate o vissute in Francia, accomunate dall\u2019et\u00e0, essendo nate tra il 1963 e il 1986, e dalla forte specializzazione culturale. 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