{"id":6548,"date":"2026-09-15T19:45:00","date_gmt":"2026-09-15T17:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/?p=6548"},"modified":"2025-05-22T17:01:22","modified_gmt":"2025-05-22T15:01:22","slug":"una-ricca-produzione-letteraria-nel-cantone-del-vaud-mireille-kuttel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.asei.eu\/it\/2026\/09\/una-ricca-produzione-letteraria-nel-cantone-del-vaud-mireille-kuttel\/","title":{"rendered":"Una ricca produzione letteraria nel cantone del vaud:  Mireille Kuttel"},"content":{"rendered":"<p><strong>1. Premessa<\/strong><br \/>\nL\u2019interesse per questa nota scrittrice svizzera \u00e8 nato grazie a un mio ormai lontano lavoro di ricerca. \u00c8 stato infatti negli anni Ottanta del secolo scorso [1] che ho conosciuto l\u2019opera letteraria di Mireille Kuttel e ho intrecciato con lei, e il suo simbiotico marito Eug\u00e8ne, una lunga amicizia.<br \/>\nLa famiglia di Mireille Baudrocco era originaria di Sala, uno dei due villaggi di emigranti oggetto della mia ricerca [2]. Qui i Baudrocco avevano conservato la casa dove le varie generazioni familiari si recavano in occasione delle vacanze estive, come accadeva del resto in molte altre realt\u00e0 italiane ormai assai studiate grazie a una sedimentata produzione storiografica sulle diverse declinazioni assunte dal \u201critorno\u201d al paese dell\u2019origine familiare [3].<br \/>\nFin dall\u2019infanzia Mireille Kuttel aveva stretto un legame costante con Sala, paese noto e non solo nella zona, sia per la sua attiva partecipazione alla Resistenza [4], sia per il protagonismo assunto dalle tessitrici nelle lotte operaie di fine Ottocento [5]. Il tragico evento ebbe per protagonista anche una tessitrice della famiglia Baudrocco, che offr\u00ec a Mireille Kuttel lo spunto per <em>La P\u00e9regrine<\/em>, uno dei suoi romanzi pi\u00f9 ispirati alla storia familiare.<br \/>\nPubblicato in Svizzera nel 1983 e arrivato a mia conoscenza grazie all\u2019immersione \u201cantropologica\u201d nella vita di Sala, e alle testimonianze orali raccolte in paese, il romanzo e la sua autrice suscitarono in me un interesse immediato. La stessa Mireille Kuttel era a sua volta assai presente e molto radicata nella vita sociale di Sala. Ed \u00e8 stata questa coincidenza che mi ha fatto conoscere il romanzo e contribuire anche alla pubblicazione della sua versione italiana.<\/p>\n<p><strong>2. Dall\u2019intensa attivit\u00e0 di giornalista a scrittrice di romanzi<\/strong><br \/>\nNella produzione letteraria del Cantone del Vaud Mireille Kuttel \u00e8 stata una prolifica e apprezzata scrittrice a partire dalla seconda met\u00e0 degli anni Cinquanta fino ai primi del 2000. Le sue origini italiane non sono leggibili nel cognome \u201cdi penna\u201d, ottenuto in seguito al suo lungo e felice matrimonio con Eug\u00e8ne Kuttel, con il quale aveva anche avuto accesso alla cittadinanza svizzera. L\u2019origine italiana risalta invece nel suo citato cognome da nubile, trasmesso dal padre Amleto, la seconda generazione di una famiglia piemontese emigrata nel Vaud [6].<br \/>\nNata nel 1928 a Renens e scomparsa nel 2018 a Losanna, Mireille Kuttel \u00e8 quindi una rappresentante della terza generazione. La sua formazione scolastica si \u00e8 infatti realizzata in Svizzera, come tutto il suo percorso professionale che, coniugando giornalismo e scrittura letteraria, inizia con la collaborazione al <em>Service de presse suisse<\/em> e alla radio del Vaud. Gi\u00e0 nel 1956 pubblica la prima raccolta di racconti [7].<br \/>\nMembro dell\u2019<em>Association vaudoise des \u00e9crivains<\/em> et de la <em>Soci\u00e9t\u00e9 suisse des \u00e9crivains<\/em>, Mireille Kuttel ha ricevuto molti premi: nel 1958, per La parenth\u00e8se ottiene il \u201cPremier prix du Service de presse suisse\u201d; nel 1979 il \u201cprix Schiller\u201d le viene assegnato per il romanzo <em>La malvivante<\/em>; nel 1991, infine, riceve il \u201cprix Lipp-Gen\u00e8ve\u201d per <em>Un balcon sur la mer<\/em>. Il costante impegno civile per il riconoscimento dei diritti degli immigrati, delle donne e dei ceti socialmente pi\u00f9 disagiati, ricorrente nella sua narrazione, sar\u00e0 esercitato dalla scrittrice anche con la sua attiva partecipazione alla vita politica della Svizzera a partire dagli anni pi\u00f9 bui della discriminazione xenofoba [8].<br \/>\nTra i suoi numerosi romanzi, nelle pagine seguenti si prenderanno in esame quelli che sembrano mettere maggiormente in luce il rapporto della scrittrice con il paese d\u2019origine familiare e con l\u2019Italia nonch\u00e9 la sua lettura letteraria della condizione femminile nelle migrazioni. I testi prescelti permettono inoltre di seguire il mutamento che nel corso degli anni caratterizza l\u2019atteggiamento della scrittrice nei confronti delle sue protagoniste, non pi\u00f9 soltanto vittime o comunque sconfitte, come nelle prime opere, ma soggetti capaci di una propria decisionalit\u00e0. Pubblicati tra il 1960 e la fine del Novecento, nella sequenza temporale di questi romanzi si colgono i segnali del mutamento della condizione degli immigrati e delle immigrate nel Paese d\u2019Oltralpe, favorito dallo sviluppo delle associazioni laiche e religiose degli italiani, dagli organismi di tutela sindacale e dall\u2019affermazione delle battaglie femminili [9]. Allo stesso tempo, nella trasformazione del suo rapporto con il paese d\u2019origine e l\u2019Italia, questi romanzi mettono anche in luce il passaggio progressivo di questa autrice-terza generazione dall\u2019iniziale lettura del ritorno, pi\u00f9 vicina alle corde della precedente \u201cletteratura dell\u2019emigrazione\u201d alle pi\u00f9 recenti letture che ne sottolineano il carattere di turismo, e non solo personale, di turismo delle radici [10].<br \/>\nQuesti aspetti della sua letteratura fanno capire perch\u00e9 Mireille Kuttel sia pressoch\u00e9 assente da volumi e saggi dedicati alla \u201cletteratura dell\u2019emigrazione\u201d riguardanti la Svizzera[11]. \u00c8 infatti noto che in queste pubblicazioni sono presenti in prevalenza gli scrittori in lingua italiana [12]. Inoltre, bench\u00e9 terza generazione di immigrati, grazie alla notoriet\u00e0 e al successo ottenuto oltralpe, \u00e8 stata considerata come un\u2019autrice svizzera tout-court. Tuttavia, se oggi trova spazio in questo numero di ASEI \u00e8 anche perch\u00e9, come accade per molte scrittrici oggetto degli altri saggi, dopo oltre un secolo di esodo di massa, vi sono almeno due ragioni dell\u2019inclusione. In primo luogo la mutata configurazione della presenza italiana all\u2019estero consente oggi di prendere in considerazione generazioni escluse in passato dagli studi che, a differenza delle precedenti, si esprimono per lo pi\u00f9 nella lingua parlata e studiata nel paese di arrivo [13]. Tanto \u00e8 vero che anzich\u00e9 di letteratura dell\u2019emigrazione, in questo numero si parla pi\u00f9 opportunamente delle \u201corigini italiane\u201d delle autrici che scrivono all\u2019estero. In secondo luogo la possibile realizzazione di un volume collettaneo sulle scrittrici, soggetti pi\u00f9 trascurati nella letteratura dell\u2019emigrazione, appare oggi realizzabile anche per la crescita che da diversi anni ha investito le indagini di genere negli studi sulle migrazioni [14].<\/p>\n<p><strong>3. L\u2019universo femminile nel \u201cpaese di emigranti\u201d dell\u2019origine familiare<\/strong><br \/>\n<em>Au bout du compte<\/em> [15], primo dei romanzi prescelti, \u00e8 un\u2019immersione totale di Mireille Kuttel nella natura e nella vita sociale di Salena \u2013 nome di finzione di Sala Biellese \u2013 negli anni del dopoguerra. Il ritratto del mondo femminile di questo paese, dove gli uomini emigravano, \u00e8 narrato dalla scrittrice proprio a partire dalle vicende di differenti protagoniste.<br \/>\nEmilia, <em>la Tante<\/em>, nella trama del romanzo \u00e8 la depositaria di una memoria collettiva che annovera anche i tradimenti e i non sopiti rancori accumulati durante le vicende vissute dalla comunit\u00e0 negli anni della Resistenza e del dopoguerra. In questo ritratto corale al femminile, tuttavia, le storie narrate si intrecciano in gran parte con l\u2019emigrazione.<br \/>\n\u00c8 questo, infatti, l\u2019evento che avvolge anche il personaggio apparentemente al di fuori di questo mondo comunitario: il mitico, arricchito \u201camericano\u201d, Matteo Gher, l\u2019eroe negativo sul quale la scrittrice riversa il suo duro giudizio nei confronti dell\u2019emigrazione. Dedito alle droghe, oltre che a loschi affari, Matteo Gher \u00e8 impegnato anche a collezionare avventure femminili. E proprio per l\u2019aura leggendaria che circonda la sua figura, diventa \u201cl\u2019oscuro oggetto del desiderio\u201d di molte donne del romanzo.<br \/>\nTra queste Gioia, altra centrale protagonista, in quanto <em>Nipote<\/em> di Emilia, sar\u00e0 quella che subir\u00e0 la pi\u00f9 nefasta influenza dell\u2019\u201camericano\u201d. La giovane donna, pur appartenendo all\u2019universo del paese, divide la sua vita tra Salena e Milano dove, in netta contraddizione con il suo nome, \u00e8 infelicemente sposata con Gregorio, l\u2019altro eroe negativo del romanzo.<br \/>\nNella tragica galleria delle figure femminili disegnate dalla scrittrice in molti suoi romanzi, Gioia \u00e8 tra le prime che arrivano al suicidio. All\u2019infelicit\u00e0 della vita coniugale in questo caso si aggiungono la repulsione e lo sdegno che Gioia prover\u00e0 nei confronti del marito dopo la scoperta del suo ruolo in un delitto politico commesso durante la Resistenza e della sua connivenza con i loschi affari del corrotto Matteo Gher che, con il suo ambiguo comportamento nei confronti di Gioia, contribuir\u00e0 a sua volta alla scelta suicida della giovane donna.<br \/>\nIn questo lontano romanzo, come poi accadr\u00e0 nei successivi, si pu\u00f2 forse trovare la risposta a quanto gi\u00e0 si chiedeva Gabriella Madrassi nel 1991 sia riguardo al ruolo della terza generazione nel futuro della scrittura migrante, sia sulla possibilit\u00e0 della sopravvivenza della letteratura dell\u2019emigrazione. Scritto nel 1960 proprio da una rappresentante della terza generazione, e cos\u00ec mirato sul luogo d\u2019origine della famiglia, il romanzo sembra infatti caratterizzarsi come antesignano, metaforico \u201critorno\u201d al paese attraverso lo strumento della scrittura. E, mediante la narrazione della vita delle donne \u201csole\u201d di Salena, Au bout du compte anzich\u00e9 una fine, come stigmatizza il triste destino della sua protagonista, costituisce l\u2019inizio della lunga avventura letteraria di Mireille Kuttel.<\/p>\n<p><strong>4. La trilogia dell\u2019emigrazione: la p\u00e9regrine, la malvivante, la maraude<\/strong><br \/>\nIn questi tre romanzi i personaggi femminili descritti rimandano ai ruoli assai diversi svolti dalle donne nell\u2019esperienza migratoria e tratteggiano in modo esemplare sia il differente rapporto con le origini familiari delle diverse generazioni sia il non scontato esito di queste nel contesto dell\u2019immigrazione. Al recupero e alla totale identificazione della terza generazione della \u201cnipote\u201d Flora, protagonista de <em>La P\u00e9regrine<\/em> [16] con l\u2019originaria, piemontese [17] Sala, fa infatti da contrappeso la tragica sconfitta di Tosca, la seconda generazione al centro della narrazione de <em>La Malvivante<\/em>, e l\u2019ancora diversa e speranzosa conclusione della tergiversata vita di Cora, l\u2019altra eroina positiva della trilogia.<br \/>\nLa trama de<em> La P\u00e9regrine<\/em> rimanda ancora alla Sala delle origini, ma la narrazione, incentrata sull\u2019emigrazione della propria famiglia nel Vaud, si sdoppia nel racconto autobiografico delle due protagoniste-narranti, la nonna Bella e la nipote Flora. Sottolineato dal corsivo riservato al ricordo della nipote, e il tondo a quello della nonna, l\u2019intreccio narrativo rende pi\u00f9 marcato il confronto tra la prima e la terza generazione di una famiglia immigrata [18].<br \/>\nIl nonno Mau, il vincente e indiscusso patriarca, bench\u00e9 appagato dal successo economico raggiunto in Svizzera, deve per\u00f2 subire l\u2019amarezza per gli affronti dei figli che insidiano la sua direzione dell\u2019impresa. Lo zio Beppe, il \u201csoccombente\u201d della prima generazione, gi\u00e0 sopraffatto dalla supremazia del fratello-padrone e dedito all\u2019alcool, soffre della struggente nostalgia per un amore abbandonato in Italia. E, nella sua fissit\u00e0 tipologica di \u201cvinto\u201d Beppe trover\u00e0 la tragica soluzione soltanto nel suicidio. In modo non dissimile, del resto, sar\u00e0 travolta anche la cognata di Mau, altra vittima della prima generazione, finita a sua volta nel dramma della follia [19].<br \/>\nMa questi personaggi, quasi di maniera, sono pi\u00f9 un richiamo letterario dell\u2019autrice a tutti i <em>deracin\u00e9s<\/em> dell\u2019emigrazione anzich\u00e9 un realistico riferimento autobiografico [20]. La peculiarit\u00e0 del romanzo, rispetto ai moduli ormai lontani e codificati di una certa letteratura dell\u2019emigrazione, deriva piuttosto dalla scelta di intrecciare il racconto autobiografico delle due protagoniste per dipanare i nodi di una storia che la nipote scoprir\u00e0 soltanto dopo la morte della nonna, durante il funerale celebrato nel paese d\u2019origine.<br \/>\nBella, chiamata talvolta <em>Ribella<\/em> dal marito Mau, \u00e8 infatti la trasposizione letteraria del personaggio di Cristina Baudrocco, una delle sorelle di Dante-Mau, e protagonista della citata rivolta ottocentesca contro l\u2019introduzione di una tassa iniqua sulla tessitura [21]. Proprio in quanto partecipe di questo evento Cristina, in realt\u00e0 mai emigrata da Sala, ne <em>La P\u00e9regrine<\/em> diventa Bella-<em>Ribella<\/em>, ossia l\u2019immaginario archetipo di una fiera antenata costruito dalla scrittrice per attribuire all\u2019emigrazione della nonna l\u2019utopico connotato della protesta sociale.<br \/>\nAffidando a <em>La P\u00e9regrine<\/em> il ruolo di una delle lavoratrici che animarono la rivolta, la scrittrice sposta l\u2019asse della finzione narrativa dalla dimensione soggettiva del suo ricordo a quella collettiva di un\u2019\u201cepica\u201d memoria comunitaria. Il romanzo e la sua scrittrice (alla quale il comune di Sala aveva conferito la cittadinanza onoraria quando \u201cla Mireille\u201d era ancora in vita, e alla quale ha rivolto un ricordo anche assai di recente) [22], sono la testimonianza del singolare ritorno \u2013 reale e letterario \u2013 di una scrittrice della terza generazione che \u00e8 ormai entrata a far parte dello stesso immaginario collettivo della comunit\u00e0.<br \/>\nBen lontana dall\u2019esperienza vissuta ne <em>La P\u00e9regrine<\/em> \u00e8 quella de <em>La Malvivante<\/em> [23], il premiato scritto pubblicato solo dopo un anno dal precedente. Sulla protagonista, con il suo rievocativo nome di Tosca, oltre all\u2019emarginazione, subita in quanto figlia di un operaio italiano in una Svizzera xenofoba, si riversa anche la condanna morale dovuta alla condizione di ragazza-madre e al libero rapporto della giovane con l\u2019altro sesso.<br \/>\nIl romanzo, tuttavia, come \u00e8 frequente nella intensa scrittura di Mireille Kuttel, sempre intrecciata di presente e passato, oscillante tra il vissuto, i ricordi, le aspirazioni, e le cocenti delusioni, si apre con un presente \u2018tranquillo\u2019 nel quale Tosca ripercorre la sua vita coniugale.<br \/>\nNella casa dove vive con il marito, lo svizzero-tedesco Victor, nella sua riflessione Tosca si compiace perfino del salto sociale realizzato dai suoi due figli. La \u201cbastarda\u201d Colette, amorevolmente accettata da Victor, \u00e8 infatti residente a Lucerna, impiegata, felicemente sposata, e con uno stipendio superiore a quello del coniuge; mentre Matthieu, figlio di entrambi, \u00e8 il pilota di una piccola compagnia aerea africana.<br \/>\nMa questa \u201cmoglie\u201d, apparentemente soddisfatta, cede subito il posto, nella narrazione, alla autentica e tormentata Tosca che, a chiusura del romanzo, finir\u00e0 in una clinica psichiatrica visitata pi\u00f9 volte nel corso della sua vita. \u00c8, insomma, la travagliata condizione psicologica femminile prodotta dall\u2019emigrazione che la scrittrice disegna in questo romanzo, nel quale esplicita inoltre, in modo molto pi\u00f9 netto che ne <em>La P\u00e9regrine<\/em>, anche i distanti percorsi delle tre generazioni di una famiglia immigrata. Il padre Severino non solo rifiuta di tornare al paese di origine ma, gi\u00e0 duramente provato dalla sua partecipazione al massacro della grande guerra, arriva addirittura a uccidersi in modo brutale e plateale durante il matrimonio della figlia; mentre Tosca, la seconda generazione, finisce nel vortice della malattia mentale; solo Colette e Matthieu, la terza generazione, riescono a trovare uno spazio adeguato nel nuovo Paese.<br \/>\nIn questo romanzo, insomma, la scrittrice delinea quasi in maniera didascalica la gi\u00e0 citata sequenza generazionale schematizzata dai primi sociologi delle migrazioni: alla sconfitta, in questo caso tragica della prima generazione, alla drammatica fine della seconda, si accompagna la riuscita dei due rappresentanti della terza.<br \/>\nNell\u2019ultima prova letteraria della \u201ctrilogia\u201d, <em>La Maraude<\/em> [24], la protagonista Cora \u00e8 disegnata ancora una volta mediante il ricorso alterno al presente e al passato, all\u2019intreccio tra la memoria individuale e quella familiare, al sovrapporsi delle tante fasi della vita della protagonista. Con un padre piemontese, fuggito in Svizzera perch\u00e9 disertore della grande guerra, Cora vive tutte le ambizioni, e le inevitabili frustrazioni, di una giovane della seconda generazione dotata di grande intelligenza e talento ma cresciuta in una famiglia operaia, con il pesante stigma dell\u2019emigrazione nell\u2019ambiente ancora xenofobo del Vaud.<br \/>\nL\u2019esperienza descritta ne <em>La Maraude<\/em> \u00e8 quella di una giovane che ha conosciuto il paese piemontese dell\u2019origine familiare solo attraverso i racconti paterni. Ma, pur condividendo gli stessi percorsi delle compagne di scuola, delle amiche e delle colleghe di differente estrazione sociale, avverte l\u2019emarginazione dovuta all\u2019estraneit\u00e0 dell\u2019origine. E neppure il matrimonio con un notabile borghese aprir\u00e0 alla protagonista un riscatto sociale. Conosciuto nell\u2019inferiorit\u00e0 di dipendente, in quanto governante dei suoi figli, e poi devota infermiera della prima moglie, il notaio Bernard Steiner, dopo la morte di quest\u2019ultima, \u201ccontratter\u00e0\u201d con Cora un matrimonio del tutto asettico e di dichiarato interesse. Una finta onorabilit\u00e0 borghese, questa, che dopo pochi anni sar\u00e0 orgogliosamente rifiutata e troncata con il divorzio, richiesto dalla stessa Cora.<br \/>\nLa novit\u00e0 de <em>la Maraude<\/em>, nel percorso letterario di Mireile Kuttel, \u00e8 proprio questa. Con la descrizione della crescente affermazione personale della protagonista si apre anche una nuova fase nella narrativa dell\u2019impegnata scrittrice, che riflette i mutamenti impressi alla condizione delle donne dopo un decennio di affermazione dei movimenti femministi [25]. Il riscatto finale, negato alla <em>Malvivante<\/em> Tosca, sar\u00e0 infatti conquistato dalla ben pi\u00f9 determinata protagonista di questo terzo romanzo della trilogia.<br \/>\nE questo accadr\u00e0 a Cora anche grazie a un altro dei comportamenti sottolineati dalle solidali battaglie femminili, il rapporto di amicizia con un\u2019altra donna, l\u2019anziana proprietaria de <em>La Maraude<\/em>, la grande casa nel bosco, che Cora acquister\u00e0 con molta ostinazione. Per la determinazione mostrata nel faticoso acquisto della casa, e per le prospettive che essa aprir\u00e0 a Cora nel finale del romanzo, questo oggetto-simbolo dell\u2019autonomia della protagonista viene scelto, non casualmente, come titolo del romanzo. Dopo la morte dell\u2019anziana signora \u2013 intensa, solare e non meno simbolica figura femminile \u2013 Cora proseguir\u00e0, infatti, nella Maraude, l\u2019itinerario verso una nuova, possibile, serenit\u00e0, proprio alla fine di una cena offerta alle vicine e ai vicini nella sua casa-simbolo. Nelle pagine conclusive del romanzo Cora si trover\u00e0 di fronte a una nuova e pi\u00f9 incoraggiante svolta: un giovane ospite, \u201cun misterioso eremita\u201d, lasciando la casa, offre all\u2019anziana donna l\u2019invito a raggiungerlo, in qualsiasi momento, nel suo lontano eremo: ultimo luogo di speranza \u2013 forse non meno simbolico della Maraude \u2013 per l\u2019anziana Cora.<\/p>\n<p><strong>4. Il ritorno letterario del turismo in italia: un balcon sur la mer, la rizi\u00e8re, la conversation<\/strong><br \/>\nIn questi tre romanzi, pubblicati tra il 1991 e il 1996, si leggono le descrizioni di luoghi, ambienti e personaggi che si possono considerare come il frutto del gi\u00e0 sottolineato \u201cturismo\u201d della scrittrice al di fuori dell\u2019originario paese del Biellese. Ma nelle protagoniste femminili disegnate in questi nuovi scritti, alla speranza quasi metastorica che conclude <em>la Maraude<\/em> si sovrappongono altri elementi che rimandano alla storia e alla memoria di significativi luoghi dell\u2019Italia del secondo dopoguerra e affidano al luogo d\u2019origine dell\u2019ultima protagonista un ruolo ancor pi\u00f9 lontano dalla realt\u00e0 concreta. Dalla condizione del Mezzogiorno, descritto in <em>Un balcon sur la mer<\/em> [26], alle lotte sociali delle lavoratrici delle risaie narrato ne <em>La rizi\u00e9re<\/em> [27], la scrittrice arriva infine a disegnare, nell\u2019ultima anziana protagonista de <em>La conversation<\/em> [28], la straordinaria capacit\u00e0 di coinvolgere, nel suo ritorno definitivo all\u2019originaria ligure Manarola (rifiutata dai suoi genitori), anche un gruppo di giovani svizzeri.<br \/>\nLa Puglia dei trulli \u00e8 il luogo della narrazione di <em>Un balcon sur la mer <\/em>[29]. Attraverso la storia del suo nuovo personaggio femminile \u2013 Luisa Gallia, chiamata familiarmente <em>Lu<\/em> \u2013 Mireille Kuttel coglie l\u2019occasione per raccontare il percorso di vita di tante giovani pugliesi che, negli anni postbellici, passarono dal lavoro domestico presso le famiglie della vicina Bari a quello negli alberghi e nei ristoranti della Svizzera [30]. Sono infatti i ricordi dell\u2019ormai anziana Luisa (che ripercorre il suo passato dal pugliese, originario, \u201cbalcone sul mare\u201d), a descrivere le trascorse migrazioni di tanti ragazzi e ragazze meridionali verso la Svizzera del dopoguerra e i loro differenti esiti sociali.<br \/>\nMa nelle pagine di questo romanzo si legge anche la storia corale di un paese dell\u2019area dei trulli, quella realt\u00e0 territoriale diventata oggi una delle attrazioni turistiche della Puglia ma assai meno attraente, in passato, per le famiglie che vivevano nelle anguste e anti-igieniche abitazioni, quasi prive di aereazione. Nella storia di <em>Lu<\/em>, e della sua famiglia, la scrittrice restituisce infatti un vivido affresco dell\u2019Italia meridionale durante il passaggio dalla povert\u00e0 postbellica al successivo sviluppo economico, descrivendolo attraverso le stupite percezioni della povera e analfabeta <em>Lu<\/em>, entrata in contatto, come domestica-quasi bambina, con il lusso e gli agi di una ricca casa barese.<br \/>\nE proprio grazie all\u2019acuta e sensibile descrizione letteraria sia delle migrazioni in Svizzera di questi anni, sia della realt\u00e0 sociale del Mezzogiorno [31], per questo libro la scrittrice ha ottenuto, nel 1991, uno dei suoi importanti e citati premi.<br \/>\nNe <em>La rizi\u00e9re<\/em> l\u2019ottica della scrittrice si sposta in un nuovo scenario italiano, la risaia vercellese, ossia uno dei luoghi-simbolo del combattivo protagonismo femminile e delle pionieristiche conquiste sindacali delle lavoratrici italiane. E anche in questa nuova prova letteraria l\u2019impegno femminista e sociale della scrittrice emergono solo attraverso una finzione narrativa che prende le mosse dalle vicende di una protagonista femminile: una giovane donna svizzera, Zoe, nella quale si pu\u00f2 leggere una nuova forma di ritorno letterario della Kuttel al Piemonte delle origini.<br \/>\nZoe \u00e8 una studiosa di ornitologia che decide di partire alla ricerca del ricco patrimonio di uccelli presente nella risaia. E nella <em>Guarniera<\/em> \u2013 la residenza immersa nella risaia, dove Zoe viene ospitata da un amico vercellese e dalla sua zia-madre \u2013 prende l\u2019avvio una ricerca scientifica e fotografica diventata subito un\u2019immersione totale della giovane studiosa nelle relazioni sociali del mondo della risaia.<br \/>\nGrazie alle amichevoli confidenze ricevute nella grande casa agricola, Zoe entra infatti in contatto con gli amori, gli intrighi, gli odi, i tradimenti e le vendette dell\u2019oscuro passato contadino di questa ormai tecnologicamente avanzata area risicola. E, sempre dopo questa immersione totale, la protagonista conosce anche l\u2019altro pi\u00f9 noto passato della risaia, quello delle mondine, del loro duro quotidiano raccolto, della malaria, dei figli portati nel mefitico ambiente di lavoro, dei loro canti, delle lotte sindacali. Zoe scopre perfino una delle mitiche protagoniste di queste battaglie, Maria Giudice, la \u201cRossa\u201d, e le pagine di Maria Giusta Catella, la nota scrittrice delle mondine [32].<br \/>\nIl viaggio di Zoe, diventato la scoperta di quanto i lettori italiani conoscono attraverso una lunga stagione di studi e di ricerche folkloriche, si conclude significativamente dopo un concerto tenuto a Vercelli da una delle pi\u00f9 attive ricercatrici di questo passato, la recentemente scomparsa Giovanna Marini. E proprio con l\u2019ascolto dei canti delle mondine, divulgati dalla nota protagonista del <em>Nuovo Canzoniere Italiano<\/em>, Mireille Kuttel termina il suo romanzo, prima di far rientrare Zoe in Svizzera.<br \/>\nNella finzione letteraria de <em>la Rizi\u00e8re<\/em>, in definitiva, la scrittrice realizza un nuovo e pi\u00f9 originale turismo di ritorno: non ripercorre solo le migrazioni interne delle donne dell\u2019originaria Sala ma, attraverso il personale itinerario, raggiunge anche l\u2019obiettivo di far conoscere ai lettori svizzeri del suo romanzo sia il vissuto e la storia del mondo della risaia, sia la sua memoria.<br \/>\nL\u2019ultimo dei tre romanzi nati dai viaggi in Italia e dedicato alle Cinque terre (frequentate spesso dalla scrittrice nelle vacanze estive con il marito) non casualmente conclude questo scritto. Ne <em>La conversation<\/em> Mireille Kuttel descrive infatti nel modo pi\u00f9 compiuto un\u2019altra delle sue eroine positive, capace di superare le esperienze avverse della vita e, come si \u00e8 accennato, disegna uno dei suoi finali pi\u00f9 denso di significati.<br \/>\nBea, la protagonista, \u00e8 la figlia unica di immigrati in Svizzera dalla ligure Manarola [33] e non ha quasi sentito parlare dell\u2019Italia dai genitori, che hanno rimosso la loro provenienza. Questa nuova rappresentante di una seconda generazione italiana il lettore la incontra per\u00f2 quando \u00e8 ormai settantacinquenne, ha appeno perso il marito Urs, e in quanto brutalmente sfrattata, \u00e8 costretta a lasciare la sua abitazione e a trasferirsi in una casa di riposo, <em>Bel-Automne<\/em>. Ed \u00e8 proprio a partire da quella che sembra la triste fine in un mondo doloroso di anziani, che la protagonista de <em>La conversation<\/em> trover\u00e0 invece l\u2019occasione per trasformare radicalmente la sua esistenza.<br \/>\nInnanzi tutto, nelle sue passeggiate fuori di <em>Bel-Automne<\/em> conosce Dan, un giovane architetto giramondo, amante dei mari orientali e circondato da un affettuoso gruppo di altri giovani uomini e donne. E, grazie a questi rapporti, Bea uscir\u00e0 dalla sua solitudine. Non solo, ma quando Dan cadr\u00e0 malato per una grave forma di linfoma, e avr\u00e0 al suo fianco l\u2019amorevole cura di questi amici, la stessa Bea svolger\u00e0 un ruolo decisivo all\u2019interno del gruppo.<br \/>\nIn secondo luogo, durante le sue lunghe meditazioni nella casa di riposo, Bea riesce a superare il rifiuto dei genitori verso l\u2019Italia e arriva a realizzare il progetto di conoscere l\u2019originario paese delle Cinque Terre, dove vive un suo nipote prete. Qui conosce lontani parenti, e abitanti del luogo, che diventeranno solide amicizie anche per l\u2019anziana donna. Tanto \u00e8 vero che, dopo essere tornata pi\u00f9 volte a Manarola, Bea arriver\u00e0 a progettare di finire gli ultimi giorni della sua vita proprio qui, di fronte al magnifico mare ligure.<br \/>\nL\u2019aspetto pi\u00f9 inaspettato di questa scelta, tuttavia, si scopre solo alla fine del romanzo e va ben oltre il \u201critorno\u201d della nuova generazione al paese dei padri. Grazie al filo stabilito tra Manarola e la Svizzera, l\u2019anziana donna riuscir\u00e0 a condurre nel suo \u2018turismo delle radici\u2019 anche i giovani amici svizzeri e lo stesso Dan, giunto ormai alla fine di ogni tentativo di cura, e desideroso solo di rivedere il mare. A Manarola, che nonostante il tragico destino di Dan, diventer\u00e0 sede di una gioiosa compagnia composta di liguri e di svizzeri, il giovane ammalato incontrer\u00e0 persino un nuovo, impossibile amore. Appagato nel suo ultimo desiderio di rivedere il mare, Dan si lascer\u00e0 andare alla deriva, per morire nelle acque liguri.<br \/>\nCon questa conclusione, Mireille Kuttel assegna nuovi ruoli al ritorno, e al turismo delle origini, ancora non presenti nei precedenti scritti. Al ritorno definitivo della protagonista che, in questo ultimo turismo delle origini a Manarola coinvolge a sua volta Dan e gli altri amici svizzeri del giovane, si aggiunge infatti l\u2019attesa e liberatoria scomparsa dello stesso Dan, che decide di porre fine alla sua vita proprio nelle liguri acque marine. Con la simbolica morte del giovane, insomma, la scrittrice sembra affidare al luogo di origine della protagonista, cos\u00ec lungamente rimosso dai genitori, persino un metaforico e trascendente ruolo salvifico.<\/p>\n<p>[1] Facevo infatti parte dell\u2019indagine collettiva confluita poi nei volumi <em>Biellesi nel mondo<\/em>, a cura di Valerio Castronovo, Milano, Electa-Fondazione Sella, 1986-2000.<\/p>\n<p>[2] Paola Corti, <em>Paesi d\u2019emigranti, Mestieri, itinerari, identit\u00e0 collettive<\/em>, Milano, Franco Angeli, 1990.<\/p>\n<p>[3] Nella folta produzione sul tema una recentissima raccolta di saggi fa il punto sulle recenti trasformazioni dei viaggi di \u201critorno\u201d: Maddalena Tirabassi, <em>Turisti per caso. Migrazioni e viaggi delle radici<\/em>, Torino, Accademia University Press, 2024.<\/p>\n<p>[4] Tra le prime ricostruzioni storiche cfr. Anello Poma e Gianni Perona, <em>La Resistenza nel Biellese<\/em>, Biella, Libreria Vittorio Giovannacci, 1978.<\/p>\n<p>[5] Sul tragico evento di Sala cfr. il volume commemorativo del 1976 con la prefazione di Franco Ramella, <em>Sala Biellese. 4 febbraio 1896 &#8211; 4 febbraio 1976<\/em>, Sala Biellese, Comune di Sala Biellese, 1976.<\/p>\n<p>[6] La famiglia aveva fondato, a Renens, un\u2019impresa di costruzione passata nelle mani di Amleto Baudrocco, padre della scrittrice.<\/p>\n<p>[7] Mireile Kuttel, <em>Jeu d\u2019ombre. Nouvelles<\/em>, Lausanne, La Tramontane, 1956.<\/p>\n<p>[8] Emmanuelle Burri, <em>Fran\u00e7ais dans le monde<\/em>,\u201cRecherches et applications\u201d, 36 (2004), dedicato a <em>Alt\u00e9rit\u00e9s et identit\u00e9s dans les litt\u00e9ratures de langue fran\u00e7aise<\/em>, pp. 153-163.<\/p>\n<p>[9] Su questi temi cfr., tra gli altri, Angela Alaimo, <em>Les associations d\u2019immigr\u00e9s italiens \u00e0 Lausanne<\/em>, Lausanne, Universit\u00e9 de Lausanne, 2001; Paolo Barcella, <em>Emigrati italiani e missioni cattoliche in Svizzera (1945-l975)<\/em>, Genova, Egic, 2012; Toni Ricciardi, <em>Associazionismo ed emigrazione. Storia delle colonie libere e degli italiani in Svizzera<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 2013; Paolo Barcella e Valerio Furneri, <em>Una vita migrante. Leonardo Zanier sindacalista e poeta (1935-2017)<\/em>, Roma, Carocci, 2020; Sandro Cattacin, Irene Pellegrini e Toni Ricciardi, <em>Dalla valigia di cartone al web. La rete sociale degli italiani in Svizzera<\/em>, Roma, Donzelli, 2022.<\/p>\n<p>[10] Cfr. M. Tirabassi,<em> Turisti per caso. Migrazioni<\/em>,<\/p>\n<p>[11] Si rimanda, tra le prime ricostruzioni: <em>La letteratura dell\u2019emigrazione. Gli scrittori di lingua italiana nel mondo<\/em>, a cura di Jean-Jacques Marchand, Torino, Edizioni della Fondazione Agnelli, 1991; Giovanna Meyer Sabino, <em>Scrittori allo specchio, Trent\u2019anni di testimonianze letterarie in Svizzera: un approccio sociologico<\/em>, Vibo Valentia, Monteleone, 1996. Per una pi\u00f9 recente raccolta di saggi: <em>Letteratura, gastarbeiter, migrazioni tra Italia e Svizzera<\/em>, a cura di Paolo Barcella, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 214, (2019).<\/p>\n<p>[12] Per una puntuale riflessione sulla definizione e i differenti significati attribuibili alla letteratura migrante, e non solo, cfr. Maria Giacobina Vanini, <em>Dis-locazioni. Letteratura de-centrata e scrittori ec-centrici: due etichette a confronto<\/em>, \u201cStudi Emigrazione\u201d, 214 (2019), pp. 209-228.<\/p>\n<p>[13] Non \u00e8 infatti da trascurare che, a conclusione del suo saggio del 1991, riguardante le problematiche letterarie e linguistiche relative proprio al caso della Svizzera postbellica e al successivo trentennio, Gabriella Madrassi poneva l\u2019interrogativo sulla possibile sopravvivenza di una letteratura migrante negli anni successivi: <em>Riflessi e immagini quotidiane nella narrativa degli emigrati italiani in Svizzera nell\u2019ultimo trentennio, in La letteratura dell\u2019emigrazione<\/em>, pp. 39-49.<\/p>\n<p>[14] Cfr. nota 3 dell\u2019Introduzione.<\/p>\n<p>[15] Mireille Kuttel, <em>Au bout du compte<\/em>, Lausanne, Edition Spes, 1960.<\/p>\n<p>[16] Mireille Kuttel, La P\u00e9regrine, Lausanne, L\u2019Age d\u2019Homme, 1983 (trad. italiana <em>Come sa di sale<\/em>, Cavallermaggiore, Gribaudo editore, 1992).<\/p>\n<p>[17] Per la storia del Piemonte, tra i numerosi scritti sulla regione del recentemente scomparso autore, si rimanda al primo volume della <em>Storia delle regioni dall\u2019Unit\u00e0 ad oggi, Il Piemonte<\/em>, a cura di Valerio Castronovo, Torino, Einaudi, 1977.<\/p>\n<p>[18] Si rimanda alla nota 47 dell\u2019Introduzione.<\/p>\n<p>[19] Uno dei primi approcci al tema \u00e8 quello di Augusta Molinari, <em>Emigrazione e follia nel primo Novecento. Una storia poco nota dell\u2019emigrazione italiana<\/em>, \u201cRivista sperimentale di freniatria\u201d, 3 (2010), pp. 47-65.<\/p>\n<p>[20] \u00c8 quanto la scrittrice ha dichiarato a suo tempo in un dibattito tenuto all\u2019Universit\u00e0 di Torino e registrato poi nella undicesima trasmissione di <em>Partono i piemontesi<\/em>, andata in onda su \u201cRadio uno\u201d il 9 giugno 1991.<\/p>\n<p>[21] L\u2019evento si concluse con tre vittime provocate dalla repressione poliziesca, con l\u2019ingiusta condanna e la prigionia di trentatr\u00e9 persone, imputate ma poi assolte nel processo.<\/p>\n<p>[22] Si rimanda al ricordo di Ivano Maffei, segnalato nel citato <em>La saga famigliare dei Baudrocco e la tragica rivolta delle tessitrici del 1896<\/em>.<\/p>\n<p>[23] Mireille Kuttel, <em>La Malvivante<\/em>, Lausanne, L\u2019Age d\u2019Homme, 1984.<\/p>\n<p>[24] Mireille Kuttel,<em> La Maraude<\/em>, Lausanne, L\u2019Age d\u2019Homme, 1986.<\/p>\n<p>[25] La letteratura sul tema \u00e8 molto nutrita soprattutto negli Stati Uniti, come si \u00e8 citato nell\u2019Introduzione. Per una lettura filosofica al maschile, che cita e si ispira a questa letteratura, cfr. Lorenzo Gasparrini, <em>Perch\u00e9 il femminismo serve anche agli uomini<\/em>, Torino, Eris, 2020.<\/p>\n<p>[26] Mireille Kuttel, <em>Un balcon sur la mer<\/em>, Lausanne, L\u2019Age d\u2019Homme, 1990.<\/p>\n<p>[27] Mireille Kuttel, <em>La rizi\u00e8re<\/em>, Lausanne, L\u2019Age d\u2019Homme, 1993 (trad. italiana <em>La Risaia<\/em>, Vercelli, Societ\u00e0 Operaia di mutuo soccorso di Villata, 1999).<\/p>\n<p>[28] Mireille Kuttel, <em>La conversation<\/em>, Lausanne, L\u2019Age d\u2019Homme, 1996.<\/p>\n<p>[29] Tra le prime opere collettanee sulla storia della Puglia si rimanda al volume <em>Storia delle regioni dall\u2019Unit\u00e0 ad oggi<\/em>, La Puglia, a cura di Luigi Musella e Biagio Salvemini, Torino, Einaudi, 1989.<\/p>\n<p>[30] Per gli studi su questa esperienza migratoria cfr. tra gli altri la bibliografia in P. Barcella, <em>Per cercare lavoro<\/em>.<\/p>\n<p>[31] Illustrata soprattutto dagli studi di noti antropologi, a partire dalle pionieristiche ricerche sul campo e gli scritti di Ernesto De Martino e di Amalia Signorelli (dal <em>Sud e Magia<\/em> di De Martino, pubblicato del 1951, ai numerosi studi successivi). Per la ricostruzione del metodo e del pensiero del noto studioso cfr., tra gli altri, la stessa Amalia Signorelli, <em>Ernesto De Martino. Teoria antropologica e metodologia della ricerca<\/em>, Torino, L\u2019asino d\u2019oro, 2016. Una breve ed efficace sintesi storica sul Mezzogiorno \u00e8 quella di Piero Bevilacqua, <em>Breve storia dell\u2019Italia meridionale dall\u2019 Ottocento ad oggi<\/em>, Roma, Donzelli, 1993.<\/p>\n<p>[32] Tra i molti scritti esistenti si rimanda qui all\u2019analisi mirata su questa zona risicola: Annarella Quasi, <em>Le mondine delle risaie vercellesi<\/em>, in <em>Societ\u00e0 rurale ruoli femminili in Italia tra 800 e 900<\/em>, a cura di Paola Corti, \u201cAnnali dell\u2019Istituto Alcide Cervi\u201d, 12 (1990), pp. 165-180.<\/p>\n<p>[33] Amministrazione provinciale della Spezia &#8211; Comune della Spezia, <em>Dal Golfo al mondo. Immagini dell\u2019emigrazione spezzina<\/em>, La Spezia, Provincia della Spezia, 1993. Sulla Liguria si incentra un altro dei volumi collettanei einaudiani: <em>Storia delle regioni dall\u2019Unit\u00e0 ad oggi, La Liguria<\/em>, a cura di Antonio Gibelli e Paride Rugafiori, Torino, Einaudi, 1994.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. 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