passato europeo per il paese: intimità, nazione e italiani nel mondo

(traduzione di Maddalena Marinari)

Franca Iacovetta (Università di Toronto), Jennifer Guglielmo (Smith College), Loretta Baldassar (Università di Western Australia) e Donna Gabaccia hanno intrapreso un nuovo progetto di ricerca che si concentrerà sulle “sfere private della diaspora” create nel corso del diciannovesimo e ventesimo secolo dagli italiani emigrati in tutto il mondo. Indubbiamente la nozione di sfera “pubblica” e “privata” intese come sfere separate è problematica. Nonostante ciò, riteniamo che sia giunto il momento di rivisitare alcune delle tradizionali interpretazioni riguardanti le arene “private” della vita e cultura italiane – i rapporti intimi di famiglia, parentela e sessualità; il complesso mondo della fede e del cattolicesimo; i così controversi concetti di onore e vergogna – e di farlo adottando nuove prospettive.
Al momento stiamo facendo circolare via e-mail una descrizione del nostro progetto e stiamo chiedendo ai nostri colleghi di aiutarci ad identificare nuovi soggetti di ricerca attualmente in corso a proposito di famiglia, fede, sessualità e vita domestica degli emigrati italiani. Nel corso del 2004 distribuiremo una serie di bollettini per pubblicizzare questo nuovo progetto. In seguito abbiamo in programma di organizzare una conferenza e di pubblicare una serie di saggi su questo argomento.
L’obiettivo di questa iniziativa è quello di analizzare il complesso problema di come le relazioni intime e private abbiano influenzato il processo di formazione dello stato-nazione e l’acquisizione di identità nazionali multiple – italiana, americana (Stati Uniti), argentina, canadese, francese, tedesca, australiana – che si sono sviluppate tra i milioni di emigrati italiani. Le domande guida per questo nuovo progetto sono emerse, più o meno indirettamente, da alcune suggestive metafore presenti nel lavoro di Maurizio Viroli. Perché e in che modo persone note più per il loro localismo, per il loro attaccamento alla famiglia e per il loro peculiare, a volte anticlericale, ma spesso appassionatamente radicato cattolicesimo popolare alla fine accettarono di far parte delle nazioni moderne e degli stati nazionali costituitisi nel diciannovesimo e ventesimo secolo? In che modo emozioni private come amore, passione, devozione e abnegazione – di solito espresse soltanto nelle aree, profondamente divise in termini di gender, della sessualità, del matrimonio, della parentela e della fede religiosa – furono trasformate da impegni privati a impegni pubblici e furono sostenute con tale passione da indurre a morire per loro – come fecero, in tanti, durante le guerre mondiali del ventesimo secolo?
Il processo di formazione dello stato nazione e l’acquisizione di identità nazionali saranno studiate interdisciplinarmente. Più che adottare uno specifico orientamento teorico, il progetto incoraggia ricerche che combinino aspetti presenti in precedenti lavori di letteratura (Spackman), religione (Jones), antropologia (Herzfeld, Stoler), storia (Anderson) e politiche femministe (Davis). Anderson, Davis, Stoler e Herzfeld hanno unanimemente invitato gli studiosi a investigare le origini delle identità del ventesimo secolo – inclusa quella del nazionalismo “appassionato” o “erotico” – non solo “dall’alto” (attraverso lo studio dell’attività statale), ma anche “dal basso” (attraverso lo studio dei rapporti intimi umani).
La maggior parte degli studi sull’intimità e l’identità si concentra tuttavia sulle popolazioni sedentarie o sui sostenitori dell’imperialismo europeo. Noi proponiamo invece di analizzare fede, famiglia, ideologie di gender, sessualità e parentela “in movimento”, tra i “lavoratori italiani nel mondo.” È tra i lavoratori mobili ed ordinari che il senso di appartenenza nazionale è spesso in continuo mutamento e in uno stato di particolare incertezza.

 

Perché l’Italia?

 

Nonostante accentuate differenze regionali, gli italiani sono noti per il loro forte attaccamento alla famiglia e alla fede e per le loro ideologie divise in termini di gender dell’onore maschile e dalla vergogna femminile (che enfatizzano il controllo della sessualità femminile e l’espressione della sessualità maschile). L’Italia è diventato uno stato nazionale relativamente tardi (nel 1861). I suoi leader a volte riconobbero di avere “fatto l’Italia” senza “fare gli italiani”. L’acquisizione di un’identità nazionale fu complicata dalla notevole ostilità della chiesa cattolica (che risentì del secolarismo del nuovo stato nazionale e della perdita del controllo sull’educazione, il territorio e la regolamentazione del matrimonio e della riproduzione). Un’ulteriore complicazione derivò da contadini e lavoratori che percepirono le richieste di tasse e servizio militare del nuovo stato come un’interferenza nelle loro vite private e che “votarono con i piedi,” lasciando l’Italia in massa tra il 1870 e il 1970.

Gli emigrati si sparsero per tutto il mondo – circa un quarto nell’America Latina, un terzo in Nord America, quattro quinti in Europa, e il resto in Australia e in Africa – così che questo gruppo offre enormi possibilità per intraprendere analisi interculturali su come “l’amore per il paese” si sia sviluppato in diversi scenari nazionali. È noto da precedenti studi (Gabaccia e Ottanelli) che i 65 milioni di persone di recente discendenza italiana che vivono nel mondo oggi hanno sviluppato identità nazionali e che queste identità differiscono da nazione a nazione. Laddove somiglianze tra le nazioni emergono, gli studiosi sottolineano la continua influenza della cultura italiana. Le differenze tra le nazioni invece mostrano le peculiarità di specifiche nazioni o gruppi di nazioni. Nei paesi anglofoni (Australia, Canada e Stati Uniti), identità “hyphenated” sono un fenomeno comune. Nei paesi “latini” (Belgio e Francia, Argentina e Brasile) le persone possono ricordare le loro origini italiane, ma possedere identità nazionali non contraddistinte da elementi etnici. In Germania e Svizzera gli emigrati sono diventati e rimasti italiani nella loro identità. Mark Miller e Stephen Castle hanno suggerito che le differenze sono il risultato di diversi concetti nazionali di identità (“popolare” in Germania; “unitaria” in Francia; “pluraliste” negli Stati Uniti). Ma possono anche essere il risultato di pratiche intime: è impressionante, per esempio, quanto spesso i discendenti di emigrati italiani continuino a mantenere l’attaccamento alla cucina italiana e ad essere percepiti come italiani e/o etnicamente contraddistinti dalle loro tradizioni familiari “italiane” o dal loro cattolicesimo “italiano.”

I teorici contemporanei del transnazionalismo in antropologia e studi culturali predicono a volte che gli attuali flussi di persone, idee e immagini presagiscono il declino del potere delle nazioni e degli stati nazionali. Gli storici, inclusi gli italianisti, insistono che i movimenti migratori contemporanei non costituiscono un fenomeno nuovo (gli emigrati italiani rappresentarono circa il dieci per cento dei 150 milioni di persone in movimento nel mondo tra il 1830 e il 1930). Inoltre, essi sostengono che le persone più comuni acquisirono sentimenti di lealtà nazionale durante e probabilmente anche come conseguenza dei movimenti migratori internazionali. Il nuovo progetto aiuterà a capire meglio come ciò accadde.

 

Domande guida

 

Laddove i teorici discutono l’esistenza di identità nazionali prima delle rivoluzioni democratiche e dell’industrializzazione di fine Settecento, gli storici accettano l’idea che relativamente pochi proletari europei avessero nell’Ottocento forti identità nazionali o chiari legami affettivi con le loro nazioni. Gli storici (Hobsbawm) descrivono l’Ottocento e gli anni iniziali del Novecento come un’epoca contraddistinta da un crescente nazionalismo, un periodo in cui milioni di comuni europei svilupparono identità nazionali. A metà secolo, la lealtà agli stati nazionali divenne sufficientemente appassionata da indurre milioni di persone a partecipare (e morire) da soldati e da cittadini in imponenti guerre mondiali. Una considerevole bibliografia suggerisce comunque che l’acquisizione di identità nazionali fu profondamente divisa in termini di gender (Davis).
Di conseguenza le domande guida del progetto includono:
1. In che modo le esperienze personali, intime e private, e le relazioni degli italiani in movimento incoraggiarono gli emigranti a sviluppare un “amore per il paese” nel corso dell’emigrazione? Quali paesi impararono ad amare?
2. Un trasferimento di emozioni dalla sfera pubblica a quella privata avvenne in modi diversi in paesi caratterizzati da forme di nazionalismo etniche o civiche? Fu più difficile amare una nazione laica che una nazione con una forte identità religiosa cattolica?
3. Le nazioni che si rappresentavano come costruzioni biologiche (la Germania, per esempio), come “culturalmente pluraliste” (Canada, Stati Uniti o Australia) o come culturalmente unite dalla cittadinanza (Francia) o da amalgama biologico (Argentina, Brasile) incoraggiarono l’amore per la patria mescolando in modi diversi le emozioni e le metafore di amore e fedeltà pertinenti alla sfera privata? Per esempio, le associazioni religiose o l’associazionismo maschile (“fratellanza”) fornirono il modello di amore per il paese per i nazionalisti civici e i repubblicani, e le famiglie nucleari fornirono il modello per i nazionalisti etnici e i membri delle nazioni popolari? Gli emigrati italiani, lo ricordiamo, si stabilirono in tutti e tre i tipi di nazioni.
4. Se modelli di sviluppo dello stato nazione e forme di nazionalismo attinsero da diverse emozioni pertinenti alla sfera privata, quali furono le conseguenze in termini di gender per lo sviluppo del nazionalismo tra uomini e donne e per lo sviluppo di ideologie nazionali di mascolinità e femminilità “francesi,” “italiane” o “americane”?
5. Lo sviluppo di legami nazionali fu significativamente diverso tra persone di diversa estrazione sociale e tra gli uomini più mobili e le donne più sedentarie delle diaspore italiane?
6. I legami nazionali si svilupparono in modi diversi tra i lavoratori più mobili (“immigrati”) e quelli più sedentari (“indigeni”) in specifiche nazioni?
7. Lo sviluppo di identità nazionali potentemente emotive richiesero restrizioni della mobilità umana o dell’“insediamento” volontario dell’emigrante?

 

Per creare una rete internazionale di studiosi

 

Ispirandoci all’esempio di socievolezza degli emigrati che studiamo, stiamo cercando di mettere in contatto gli studiosi in un equivalente intellettuale di una “catena migratoria,” costruendo dal “basso verso l’alto” un internazionalismo basato sul rispetto e su una connessione intima (anche se inizialmente virtuale) tra studiosi.
Vi saremmo perciò grati se ci aiutaste a trovare collaboratori disposti a partecipare alla creazione di un bollettino informale (che sarà distribuito tra tutti quelli che vi contribuiranno) fornendoci informazioni su qualsiasi ricerca che state conducendo al momento o avvertendo i vostri colleghi degli scopi del nuovo progetto. Ricordate soltanto che la nostra attenzione si concentra sugli italiani in movimento (in Italia e/o all’estero), sulle “sfere private” della diaspora e sul comportamento intimo, intesi in senso ampio.
Domande sul progetto possono essere indirizzate a Donna Gabaccia drg6@pitt.edu. Coloro che intendono fornire una descrizione della propria ricerca in corso sono pregati fornire le seguenti informazioni allo stesso indirizzo e-mail:

 

Nome:
Istituzione (se possibile):
Indirizzo postale:
Indirizzo email:
Fax:
Ricerca in corso che interessi il progetto:
Pubblicazioni connesse:
Nomi e indirizzi (preferibilmente e-mail) di persone che potrebbero essere interessate a conoscere o contribuire a questa rete:

 

Bibliografia scelta

 

Benedict Anderson, Imagined Communities: Reflections on the Origin and Spread of Nationalism, London, Verso, 1983.
Loretta Baldassar, Visits Home: Migration Experiences between Italy and Australia, Melbourne University Press, 2001.
Carolyn Daly, Women’s Autobiography and National Identity: Natalia Ginzburg, Anna Banti and Renata Viganò, tesi di dottorato, University of Southern California, 1998
Donna R. Gabaccia, Italy’s Many Diasporas, London and Seattle, University College of London Press and University of Washington Press, 2000.
Donna R. Gabaccia – Fraser M. Ottanelli, (a cura di) Italian Workers of the World: Labor, Migration, and the Making of Multi-Ethnic Nations, Urbana, University of Illinois Press, 2001.
Donna R. Gabaccia – Franca Iacovetta, (a cura di) Women, Gender and Transnational Lives: Italian Workers of the World, University of Toronto Press, 2002.
Edvige Giunta, Writing with an Accent: Contemporary Italian-American Women Authors, New York, Palgrave, 2002.
Michael Herzfeld, Cultural Intimacy: Social Poetics in the Nation-State, New York, Routledge, 1997.
Eric J. Hobsbawm, Nations and Nationalism since 1780, Cambridge University Press, 1990.
Franca Iacovetta – Karen Dubinsky, Murder, Womanly Virtue and Motherhood: The Case of Angelina Napolitano, 1911-22, “The Canadian Historical Review”, 72, 4 (1991).
Raymond Jones, France and the Cult of the Sacred Heart, Berkeley: University of California Press, 1999.
Paula Kane, Marian Devotionalism in American Catholicism, in Habits of Devotion: Catholic Lived Religion in Twentieth Century America, a cura di James O’Toole, Cornell University Press, in corso di stampa.
Mark Miller – Stephen Castles, The Age of Migration, 3a ed., New York, Guilford Press, 2003.
Barbara Spackman, Fascist Virilities: Rhetoric, Ideology, and Social Fantasy in Italy, Minneapolis, University of Minnesota Press, 1996.
Ann Laura Stoler, Carnal Knowledge and Imperial Power: Race and the Intimate in Colonial Rule, Berkeley, University of California Press, 2002.
Maurizio Viroli, For Love of Country: An Essay on Patriotism and Nationalism, New York, Oxford University Press, 1995.
Nira Yuval-Davis, Gender and Nation; Politics and Culture, London and Thousand Oaks, Cal., Sage Publications, 1997.