La “sorpresa” del Sud America e il voto in Argentina

Il voto italiano in America del Sud ha innescato molti dibattiti e speculazioni in questi mesi elettorali. Il risultato al Senato – allineato all’orientamento generale del voto all’estero – è stato subito presentato come la vera sorpresa che apriva al centro-sinistra la possibilità di governare, smontando le previsioni di entrambi i contendenti che vedevano queste terre come riserva naturale di voti della destra. Le comunità italiane in America del Sud non avevano comunque cambiato d’un giorno all’altro bandiera politica, come dimostra il risultato referendario di giugno con il trionfo netto del “si” (in linea, per il resto, con le altre ripartizione estere ad eccezione dell’Europa). Aldilà dei colpi di scena e delle polemiche, i risultati deludenti della lista Tremaglia del 9 aprile dovrebbero servire per sfrattare pregiudizi fortemente radicati in Italia riguardo questo pezzo dell’emigrazione e per cominciare a prendere atto della risorsa potenziale che significa l’esistenza di comunità di connazionali dinamiche e fortemente integrate nei paesi di accoglienza.
Seguendo questo ragionamento, crediamo che qualsiasi analisi futura sugli orientamenti del voto all’estero dovrebbe privilegiare due fattori, da una parte il grado di integrazione degli elettori nei paesi di residenza, dall’altra il carattere e modalità del loro rapporto con l’Italia. Da questo punto di vista il risultato sudamericano nelle elezioni politiche non doveva destare tante sorprese, perché era prevedibile una partecipazione superiore rispetto alle esperienze del CoMiTes, elemento che poteva favorire il centro-sinistra. Più della metà degli aventi diritto (51,81%) ha risposto all’appello, confermando la tendenza registrata in consultazioni precedenti (CoMiTes, referendum) che vede l’America del Sud con indici superiori di partecipazione rispetto al resto delle ripartizioni estere (42,07% per l’estero complessivamente, 38,44% in Europa, 37,30% in America del Nord e Centrale). Pesa su questo risultato la dimensione crescente degli “oriundi”1 e il fatto che nella maggioranza dei paesi dell’area il voto è considerato obbligatorio. Le prime elezioni politiche hanno quindi mobilitato segmenti della comunità che vivono lontano dalle logiche dell’associazionismo tradizionale degli emigrati, fondamentalmente giovani figli e nipoti il cui comportamento elettorale non è necessariamente allineato con le lobby e gruppi di interesse che hanno sempre monopolizzato il rapporto con l’Italia.
In qualsiasi caso dobbiamo rivolgere uno sguardo più sereno ai risultati di aprile in Sud America. La vera vittoria dell’Unione è stata la conquista di uno dei due posti al Senato (Edoardo Pollastri, della Margherita in Brasile). L’altro senatore (Luigi Pallaro, proveniente dall’Argentina, della lista Associazioni Italiane in Sud America) è il leader indiscusso di una formazione indipendente che ha ottenuto la maggioranza dei voti nella ripartizione America del Sud fondando la sua campagna sull’apoliticità e sulla difesa corporativa degli interessi degli emigrati sudamericani. Coerente con questi principi aveva dichiarato di dare il suo appoggio a qualsiasi governo che rispondesse a questi interessi, ragione per la quale ha dato il suo voto alla formazione del governo Prodi. Nella Camera l’Unione ha ottenuto un seggio per la deputata Marisa Bafile dei DS, proveniente del Venezuela, mentre gli altri due sono andati a un deputato argentino della lista indipendente (Ricardo Merlo) e a un altro argentino della lista “Per Italia nel Mondo” di Tremaglia (Giuseppe Angeli). Caso mai, se c’è stata una “sorpresa sudamericana” a favore del centro-sinistra, questa si è avverata in Argentina – come rivela l’analisi dei risultati per paesi – anche se la provenienza nazionale e politica degli eletti non riflette precisamente questi risultati2.
L’esito della contesa elettorale in Sud America si dirimeva in Argentina, terzo paese dopo la Germania e la Svizzera per numero di elettori all’estero. Con 356.495 cittadini con diritto al voto – secondo il dato sui plichi inviati fornito dal Ministero degli Esteri – rappresenta il 51,5% degli elettori del Sud America e ha raccolto più del 56% dei voti effettivi. A differenza però dei paesi europei l’emigrazione italiana si è conclusa nel primo dopoguerra, il che porterebbe a considerare un maggiore affievolimento dei rapporti con l’Italia e un minore interesse quindi per partecipare al voto. Se la prima questione è presumibilmente vera non lo è però la seconda, perché la partecipazione (56,33%) è stata superiore alla di per sé molto alta dell’America Meridionale (51,81%). Questo dato non è uniforme per tutti i paesi della ripartizione: solo l’Uruguay (63,49%) supera l’Argentina mentre la maggioranza dei paesi si colloca tra il 45-50% (Bolivia, Brasile, Colombia, Paraguay, Perù, Venezuela) ad eccezione del Ecuador e il Cile che hanno registrato percentuali di votanti significativamente inferiori (36,88% e 22,64% rispettivamente). (Tav. 1)

 

Tav. 1 – Partecipazione elezioni politiche 2006.

Ripartizione Plichi
inviati
Buste restituite dagli elettori Buste restituite %

Asia Africa Oceania 152.203 67.152 44,12
America Meridionale 692.311 358.684 51,81
America Settentrionale e Centrale 281.159 104.882 37,30
Europa 1.573.748 604.899 38,44
Totale 2.699.421 1.135.617 42,07

Paese % tot. elettori % tot. voti
Argentina 356.495 200.821 56,33 51,5 56,0
Bolivia 1.406 663 47,16 0,2 0,2
Brasile 166.725 75.501 45,28 24,1 21,0
Cile 26.938 6.098 22,64 3,9 1,7
Colombia 7.094 3.375 47,58 1,0 0,9
Ecuador 5.705 2.104 36,88 0,8 0,6
Paraguay 3.313 1.527 46,09 0,5 0,4
Perù 16.410 8.231 50,16 2,4 2,3
Uruguay 46.432 29.480 63,49 6,7 8,2
Venezuela 61.793 30.884 49,98 8,9 8,6
Totale 692.311 358.684 51,81 100,0 100,0

Fonte: Ministero Affari Esteri

 

L’analisi delle liste elettorali rivela aspetti interessanti sul profilo del cittadino italiano in Argentina3. Più di 6 elettori ogni dieci sono nati nel paese sudamericano (63,4%) e le persone nate in Italia sono ormai in netta minoranza (35,6%, 1% in altri paesi o n.p). Per quanto riguarda l’età, 35 elettori ogni 100 sono in età pensionabile (19% ultra settantacinquenni), tuttavia una percentuale superiore (38%) non supera i 45 anni. È interessante rilevare che il 16-17% dei potenziali elettori ha meno di 30 anni. (Grafico 1)

La rappresentazione per sessi è equilibrata, comunque si nota una predominanza del sesso femminile tra gli elettori più anziani e di quello maschile per i giovani. Esiste una chiara correlazione tra nascita in Italia, età anziana e sesso femminile e, al contrario, tra nascita in Argentina, età giovane e sesso maschile.
Inoltre verifichiamo che tanto la prevalenza di elettori nati in Italia o nel paese quanto l’età registrano forti variazioni a seconda delle circoscrizioni consolari. La ragione è da cercare nella storia dell’emigrazione italiana, le sue diverse ondate e forme di insediamento nelle aree del paese. Si nota una prevalenza di popolazione più anziana e nata in Italia nei comuni dell’area metropolitana di Buenos Aires (circoscrizione di Morón e Lomas de Zamora), dove si sono insediati molti degli ultimi emigrati della penisola. Al contrario le regioni dell’interno del paese – in particolare la “pampa gringa” (Rosario, Córdoba) che ha accolto i primi flussi d’italiani in attività contadine – registrano una prevalenza di elettori giovani e nati in Argentina (Tav. 2).

Tav. 2 – Argentina. Composizione per luogo di nascita ed età degli elenchi elettorali

Circoscrizione
> 65anni
< 46 anni
nato Italia
nato Argentina

Rosario
26,4
44,8
17,8
81,3
Cordoba
26,8
45,9
18,9
80,6
Bahia Blanca
30,6
42,5
26,8
72,5
M. Del Plata
31,1
41,1
30,6
68,8
Mendoza
31,5
41,5
27,7
71,3
La Plata
34,0
37,6
35,9
63,0
Buenos Aires
37,5
35,7
39,0
59,8
Lomas De Zamora
41,4
31,6
51,8
47,4
Moron
47,1
26,2
62,1
37,1
Totale
34,9
37,8
35,6
63,4

Fonte: Nostra elaborazione su elenchi consolari del 2005

Se osserviamo l’affluenza elettorale nelle diverse circoscrizioni vediamo che l’incidenza della nascita in Italia a favore di una maggiore partecipazione è relativamente modesta. La partecipazione è stata molto alta (superiore al 60%) nelle due circoscrizioni dove la maggioranza degli elettori sono nati in Italia (Morón e Lomas de Zamora) ma lo stesso fenomeno si registra in altre circoscrizioni che non hanno questo requisito (Córdoba, Mar del Plata). Un altro fattore che sicuramente ha avuto peso è la dispersione del territorio (pensiamo, ad esempio, alle difficoltà per la campagna elettorale) e l’organizzazione delle circoscrizioni consolari (ad esempio tutte le province della Patagonia fanno capo al consolato di Bahia Blanca; sullo stesso consolato di Buenos Aires gravitano molti piccoli paesi della pampa). (Tav. 3)

Tav. 3 – Argentina. Partecipazione alle politiche 2006
secondo la circoscrizione elettorale

Circoscrizione Plichi Inviati % Plichi  Buste Restituite % Voti Emessi % parte-cipazione

Rosario
53.186
14,9
31.295
15,58
58,84
Cordoba
25.736
7,2
15.506
7,72
60,25
Bahia Blanca
19.905
5,6
10.526
5,24
52,88
M. Del Plata
22.285
6,3
14.283
7,11
64,09
Mendoza
14.680
4,1
8.209
4,09
55,92
La Plata
43.176
12,1
23.994
11,95
55,57
Buenos Aires
126.238
35,4
65.124
32,43
51,59
Lomas De Zamora
22.728
6,4
14.158
7,05
62,29
Moron
28.561
8,0
17.726
8,83
62,06

Totale
356.495
100,0
200.821
100,00
56,33

Fonte: Ministero Affari Esteri

Guardiamo adesso i risultati del voto in America Meridionale per approfondire dopo alcune interessante differenze tra i principali paesi. Nella tavola successiva vediamo i voti espressi dagli elettori sudamericani al Senato e alla Camera a favore delle diverse liste. Abbiamo aggiunto anche il dato sui voti di preferenza (sommando i voti dei candidati di ogni lista). Sia al Senato che alla Camera la prima forza è la lista “Associazioni Italiane in Sud America”, con 31,83% e 33,53% rispettivamente dei voti. L’Unione è la seconda forza con 29,7% e 27,35% rispettivamente. Nel centro-destra si nota lo scarso peso di Forza Italia, superata sia della lista Tremaglia (“Per l’Italia nel Mondo”) che dall’UDC. (Tav. 4)

Tav. 4 – Ripartizione Sudamerica. Risultato elezioni politiche 2006

LISTA
SENATO
DEPUTATI

Voti lista % prefe-renze % con pref. Voti lista % prefe-renze % con pref.

Unione
78.856
29,70
61.954
78,6
83.857
27,35
66.823
79,7
UDEUR
Popolari
8.040
3,03
6.178
76,8
5.885
1,92
5.725
97,3
Lega Nord
3.871
1,46
1.545
39,9
4.961
1,62
3.658
73,7
Ass. Ital. Sud America
84.507
31,83
79.417
94,0
102.780
33,53
97.678
95,0
USEI
12.271
4,62
8.737
71,2
14.283
4,66
11.255
78,8
Forza Italia
23.508
8,85
14.065
59,8
25.485
8,31
15.965
62,6
UDC
25.567
9,63
20.040
78,4
32.957
10,75
29.208
88,6
Per Italia nel Mondo
28.882
10,88
21.031
72,8
36.354
11,86
27.944
76,9

Totale
265.502
100,00
212.967
80,2
306.562
100,00
258.256
84,2

Fonte: Ministero dell’Interno

Considerando la rilevanza politica dei risultati al Senato e le speculazioni sulle strategie elettorali dei contendenti, dobbiamo notare che anche sommando i voti dei partiti che compongono l’alleanza di centro-destra, il centro-sinistra (Unione più Udeur) ha più voti (30,82% contro 32,73%). L’opposto si verifica per la Camera (32,54% contro 29,27%). Comunque, in entrambi i casi il voto “indipendente” (includendo l’USEI, una seconda lista dell’associazionismo degli emigrati) è in testa, con il 36,45% al Senato e il 38,19% alla Camera. (Graf. 2)

Un’osservazione interessante sorge dalla differenza tra il voto di lista e le preferenze espresse. Un presupposto prima delle elezioni era che il centro-sinistra poteva guadagnare voti grazie all’immagine molto negativa che ha all’estero la figura di Berlusconi, soprattutto nel caso di una forte partecipazione di elettori lontani dalla rete dell’associazionismo e istituzioni tradizionali dell’emigrazione: questo avrebbe implicato un numero importante di voti di lista senza esprimere preferenze (una mera “scelta di campo” con più o meno connotati ideologici). Che l’immagine negativa di Berlusconi abbia avuto effetto è evidente dai risultati deludenti di Forza Italia, tuttavia i dati mostrano che lo scarto tra voto di lista e di preferenza è superiore nei partiti di centro-destra (lo scarto potrebbe esprimere anche il semplice disgusto per i candidati proposti). Non deve stupire invece che la capacità di convocazione o il potere di traino dei candidati spicchi fortemente nella lista indipendente, fondata sul prestigio personale di figure associate alla difesa degli interessi particolaristici degli emigrati.
Nella tavola successiva vediamo i risultati per i principali paesi. Il fenomeno da porre in risalto è che in Argentina l’Unione ha conquistato il primo posto al Senato (33,48%), superando anche la lista indipendente dell’associazionismo creata attorno alla figura dell’italo-argentino Pallaro (30,06%). Quest’ultima lista ha raggiunto invece risultati molto più significativi in Brasile (37,66%) e soprattutto in Uruguay (48,6%). Il Cile e il Venezuela registrano orientamenti elettorali completamente diversi: in entrambi i paesi Forza Italia è la prima forza al Senato (30,32% e 25,38% rispettivamente). (Tav. 5)

Tav. 5 – Risultati elezioni politiche 2006 nei principali paesi della ripartizione America Meridionale
SENATO

LISTA
ARGENTINA
BRASILE
CILE
URUGUAY
VENEZUELA
voti
%
voti
%
voti
%
voti
%
voti
%

Unione
49.851
33,48
16.209
29,80
1.215
26,58
6.013
25,33
3.600
16,45

UDEUR Popolari
2.301
1,55
902
1,66
14
0,31
117
0,49
4.587
20,96

Lega Nord
1.144
0,77
644
1,18
58
1,27
314
1,32
1.535
7,01

Ass. Ital. Sud America
44.755
30,06
20.488
37,66
1.069
23,39
11.544
48,63
3.157
14,43

USEI
8.711
5,85
2.033
3,74
112
2,45
770
3,24
343
1,57

Forza Italia
5.952
4,00
7.807
14,35
1.386
30,32
846
3,56
5.554
25,38

UDC
19.369
13,01
1.228
2,26
345
7,55
3.359
14,15
802
3,67

Per l’Italia nel Mondo
16.798
11,28
5.087
9,35
372
8,14
776
3,27
2.304
10,53

Totale
148.881
100,00
54.398
100,00
4.571
100,00
23.739
100,00
21.882
100,00

CAMERA     

LISTA
ARGENTINA
BRASILE
CILE
URUGUAY
VENEZUELA
voti
%
voti
%
voti
%
voti
%
voti
%

Unione
47.564
28,43
19.659
29,56
1.294
24,60
7.760
26,64
5.314
21,34
UDEUR Popolari
2.585
1,55
546
0,82
16
0,30
146
0,50
2.361
9,48

Lega Nord
1.394
0,83
765
1,15
80
1,52
1.673
5,74
844
3,39

Ass.Ital.Sud Am.
52.747
31,53
27.099
40,75
1.282
24,37
12.435
42,69
4.705
18,89

USEI
10.823
6,47
1.477
2,22
91
1,73
1.148
3,94
343
1,38

Forza Italia
7.582
4,53
6.084
9,15
1.229
23,37
1.247
4,28
7.016
28,17

UDC
25.876
15,47
1.215
1,83
845
16,06
3.806
13,07
681
2,73

Per l’Italia nel mondo
18.736
11,20
9.654
14,52
423
8,04
914
3,14
3.639
14,61

Totali
167.307
100,00
66.499
100,00
5.260
100,00
29.129
100,00
24.903
100,00

Fonte: Ministero dell’Interno

Alla Camera la lista indipendente sorpassa l’Unione in Argentina (31,53% contro 28,43%), comunque con percentuali molto inferiori ai successi del Brasile e dell’Uruguay (40,75% e 42,69% rispettivamente). A Venezuela vince ancora Forza Italia (28,17%), mentre in Cile il voto si distribuisce equamente tra l’Unione, la lista indipendente e Forza Italia (24-25% ognuno).
La senatrice dell’Unione è stata conquistata grazie all’inatteso successo elettorale del centro-sinistra in Argentina: il contributo di questo paese alla lista per il Senato rappresenta il 63,22% dei voti complessivi dell’Unione nell’America del Sud (mentre gli elettori sono il 56% della ripartizione). Gli stessi partiti dell’Unione non credevano nelle possibilità elettorali in Argentina e la prova è che erano stati nominati come capilista, sia al Senato che alla Camera, candidati provenienti dal Brasile. Al contrario, i partiti del centro-destra e l’associazionismo puntavano su figure di questo paese, dove il peso elettorale dirimeva l’elezione. Alla fine, anche se i candidati vincenti sia degli indipendenti che della lista Tremaglia provengono dall’Argentina, guardando i contributi elettorali possiamo dire che il voto del paese non ha soddisfatto le loro aspettative. (Tav. 6)

Tav. 6 – Contributo elettorali alle liste dei voti provenienti dai diversi paesi

SENATO

LISTA ARGENTINA BRASILE CILE URUGUAY VENEZUELA

Unione
63,22
20,56
1,54
7,63
4,57
UDEUR Popolari
28,62
11,22
0,17
1,46
57,05
Lega Nord
29,55
16,64
1,50
8,11
39,65
Ass. Ital. Sud America
52,96
24,24
1,26
13,66
3,74
USEI
70,99
16,57
0,91
6,27
2,80
Forza Italia
25,32
33,21
5,90
3,60
23,63
UDC
75,76
4,80
1,35
13,14
3,14
Per l’Italia nel Mondo
58,16
17,61
1,29
2,69
7,98

Totale
56,08
20,49
1,72
8,94
8,24

CAMERA

LISTA ARGENTINA BRASILE CILE URUGUAY VENEZUELA

Unione
56,72
23,44
1,54
9,25
6,34
UDEUR Popolari
43,93
9,28
0,27
2,48
40,12
Lega Nord
28,10
15,42
1,61
33,72
17,01
Ass.Ital.Sud Am.
51,32
26,37
1,25
12,10
4,58
USEI
75,78
10,34
0,64
8,04
2,40
Forza Italia
29,75
23,87
4,82
4,89
27,53
UDC
78,51
3,69
2,56
11,55
2,07
Per l’Italia nel mondo
51,54
26,56
1,16
2,51
10,01

Totali
54,58
21,69
1,72
9,50
8,12

Fonte: Nostra elaborazione sui dati del Ministero dell’Interno

Quale sono i fattori che possono spiegare i risultati abbastanza imprevisti dell’Argentina? In primo luogo dobbiamo considerare l’altissimo grado di integrazione della comunità italiana, che spicca anche come tratto peculiare rispetto ad altri paesi di emigrazione nell’America Latina o nel resto del mondo. Le elezioni politiche hanno interessato la massa di oriundi in possesso della cittadinanza, ovvero un campione pressoché rappresentativo dell’insieme della popolazione del paese. Questo suppone che i loro orientamenti politici non siano diversi da quelli della società locale, orientati oggi prevalentemente verso il progressismo. L’affievolimento di rapporti diretti con l’Italia, d’altra parte, comporta che la percezione e lettura della realtà italiana sia necessariamente mediata da griglie di interpretazione e interessi locali. In questo senso ha giocato molto in Argentina l’immagine negativa di Berlusconi, percepito come un Menem all’italiana che tra populismo e corruzione portava il paese alla debacle. L’allentamento dei rapporti diretti con l’Italia spiega anche il successo delle liste indipendenti in America del Sud, ma in questo caso l’elemento predominante è la rivendicazione sia identitaria che corporativa del corpo degli emigrati all’estero, a volte pervasa di sentimenti mischiati di nostalgia e frustrazione rispetto all’Italia.
La presenza della politica italiana nei media argentina è un altro fattore rilevante, che completa quanto detto prima. I quotidiani più letti hanno corrispondenti in Italia e, indipendentemente dell’orientamento politico, hanno dato sempre ampio spazio a ogni scandalo o gaffe associata al governo o alla figura di Berlusconi. Si deve considerare che può aver contribuito molto il raffreddamento dei rapporti con l’Argentina, a seguito dell’episodio dei tango-bond. Nell’ottica argentina era impensabile una tale tensione nei rapporti diplomatici con un paese fratello e le ragioni erano da addebitare a Berlusconi che, come avevano fatto i precedenti governi argentini, aveva ingannato il suo popolo con la complicità del sistema finanziario. I quotidiani argentini hanno dato ampio spazio alla campagna elettorale e diversi membri del governo – ad iniziare dal presidente Kirchner che gode in questi momenti dell’apice del consenso – hanno dichiarato il loro sostegno a un trionfo di Prodi, mirando alla ricomposizione delle relazioni tra i paesi.
In questo contesto emerge, d’altra parte, il peso essenziale che hanno avuto altri fattori vincolati ai meccanismi tradizionali della politica e della democrazia, ovvero la conoscenza diretta dei candidati, il loro prestigio e la credibilità delle istituzioni che li hanno sostenuto. Nella tavola seguente, riferita ai risultati elettorali delle principali liste nelle circoscrizioni consolari argentine, vediamo che l’Unione è la prima forza a Lomas de Zamora, Mar del Plata, Morón e Rosario. Particolarmente impressionante è il trionfo a Rosario dove il centro-sinistra conquista il 57% dell’elettorato locale e guadagna una cifra di voti vicina a quella raggiunta a Buenos Aires (la circoscrizione Rosario ha il 15,6% dei voti espressi contro il 32,4% di Buenos Aires). Il successo a Rosario è fondato sulla figura di Mirella Giai, presidente dell’Associazione Piemontese ed ex presidente del Patronato Inca-Cgil che concorreva per il Senato (inizialmente data per vincitrice – si veda nota 2). Concorrono a questo risultato diversi fattori: la credibilità personale della candidata nella comunità nella quale risiede, la fiducia che meritano le istituzioni che lei rappresenta tra la collettività italiana e nell’insieme della comunità locale e, non meno significativo, il dichiarato sostegno da parte del partito Socialista che governa da molti anni la città (Rosario è un bastione del P.S. di ispirazione socialdemocratica, una rarità nel panorama politico argentino). Il contributo del voto rosarino (e argentino in generale) è stato anche fondamentale per l’elezione alla Camera di Marisa Bafile, proveniente del Venezuela, che ha fatto campagna elettorale in tandem con la Giai4. (Tav. 7)

Tav. 7 – Argentina: Risultati al Senato per circoscrizione consolare (Liste più votate)

Sede
L’Unione
Ass. Ital. in
UDC
Per l’Italia
Sud America
nel Mondo

Buenos Aires
13.508
14.944
7.343
7.162
Bahia Blanca
2.321
3.339
1.011
296
Cordoba
2.844
5.457
1.366
426
La Plata
5.087
5.364
3.243
1.374
L. de Zamora
2.968
2.471
1.556
1.479
Mar del Plata
3.866
3.816
1.233
510
Mendoza
1.012
2.997
678
326
Morón
5.121
3.263
1.975
1.521
Rosario
13.124
3.104
964
3.704

Totale
49.851
44.755
19.369
16.798

Fonte: quotidiano “Clarin” del 21 aprile 2006

Radicamento e credibilità del candidato nella comunità locale, forte azione dei patronati e delle istituzioni legate alla sinistra, rapporti stretti con il mondo politico autoctono, sono tutti fattori che ritroviamo negli altri posti dove ha vinto l’Unione5.
Questo nostro tentativo di analisi delle elezioni di aprile 2006 dovrebbe servire anche per non vedere i risultati del voto al referendum costituzionale di giugno come un nuovo colpo di scena o un comportamento “schizofrenico” da parte degli elettori sudamericani. Come per le esperienze elettorali precedenti alle politiche, ha votato soltanto lo “zoccolo duro” della comunità italiana: la partecipazione è scesa al 34,6% nella ripartizione America del Sud e al 39,8% in Argentina. Aldilà delle speculazioni sul trionfo del “Si” (62,9%), il voto contrario alla riforma costituzionale (37,1%) ha superato i consensi raggiunti in aprile dal centro-sinistra, il quale conferma ancora un risultato migliore in Argentina. (Tav. 8)

Tav. 8 – America Meridionale. Referendum
costituzionale giugno 2006

SI

NO


Argentina
58,2
41,8
Bolivia
70,7
29,3
Brasile
73,4
26,6
Cile
74,8
25,2
Colombia
73,8
26,2
Ecuador
74,8
25,2
Paraguay
79,1
20,9
Perù
79,2
20,8
Uruguay
59,3
40,7
Venezuela
63,7
36,3
America
Meridionale
62,9
37,1

Fonte: Ministero dell’Interno

Note

 

1 Con le crisi economiche sudamericane i consolati hanno dovuto affrontare un’esplosione nella crescita di domande di cittadinanza. Secondo l’Ambasciata italiana in Argentina, durante la crisi di questo paese circa 425 mila italo-argentini hanno chiesto la cittadinanza e solo nel 2003 sono state certificate 75.000 cittadinanze iure sanguinis, circostanza che ha costretto le autorità consolari a sospendere l’accoglimento di nuove istanze (Inform, N° 156, 21 luglio 2005). Non sempre i neocittadini emigrano in Italia, in molto casi il passaporto italiano è richiesto come assicurazione per qualsiasi eventualità futura. Un’altra motivazione è la possibilità di circolare liberamente in Europa (viaggi, studi, ricerca di esperienze, ecc.) a fronte delle barriere crescenti per gli extracomunitari. È interessante notare che un numero rilevante di argentini vive come cittadini italiani in Spagna, fenomeno che ha meritato attenzione in quest’ultimo paese. Le analisi ufficiali sui residenti stranieri in Spagna rivelano al primo gennaio 2002 la presenza di 9.500 persone nate in Argentina con cittadinanza diversa da quella spagnola o argentina, per i quali si presume in molti casi la cittadinanza italiana. D’altra parte risiedevano a quella data circa 17.000 cittadini italiani nati in paesi diversi dall’Italia e della Spagna (Instituto Nacional de Estadística (INE), Los extranjeros residentes en España 1998-2002).

2 Il conteggio di voti aveva originalmente dato la vittoria per l’Unione a Mirella Giai, candidata per i DS dell’Argentina (il sito ufficiale del Ministero dell’Interno la dà ancora vincitrice). Un successivo riconteggio ha assegnato il posto a E. Pollastri del Brasile, ma rimane ancora un procedimento di verifica nel tribunale elettorale.

3 L’analisi è stata realizzata su liste precedenti a quelle utilizzate in queste elezioni, comunque è difficile pensare a un profilo diverso. La banca dati utilizzata conteneva 332.556 posizioni (una differenza di meno di 25.000 rispetto ai plichi inviati).

4 Bafile è giornalista della “Voce d’Italia”, l’unico quotidiano in lingua italiana che si pubblica in Sud America, ed è anche ex presidente del Patronato Inca in Venezuela. Ha vinto alla Camera con 17.763 preferenze, in minima parte provenienti da un paese con un corpo elettorale ridotto come il Venezuela (lì l’insieme dei candidati dell’Unione ha ottenuto 5.314 preferenze).

5 Uno dei candidati a deputato dell’Unione è stato l’ex sindaco della città di Mar del Plata (Elio Aprile). Il governo di centro-sinistra di Morón ha appoggiato apertamente la campagna dell’Ulivo e un altro dei candidati a deputati nella lista è stato il presidente del CoMiTes locale (Francesco Rotundo).