Vittorio Cappelli, La Belle Époque italiana di Rio de Janeiro, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2013, 186 pp.

Vittorio Cappelli, La Belle Époque italiana di Rio de Janeiro, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2013, 186 pp.

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Gli studi migratori di Cappelli sono cresciuti in sordina nel corso dell’ultimo Novecento per poi esplodere nel nostro millennio, quando hanno imposto di fare attenzione alle “altre Americhe”, cioè a sfuggire all’attrazione di Argentina e Stati Uniti per comprendere come gli emigranti italiani si siano diffusi in tutto il continente. Il riuscito tentativo di ampliare lo sguardo sulle presenze peninsulari oltreoceano non è stato soltanto geografico, ma anche sociale. Non studiare i soliti flussi ha fatto notare allo studioso come si debba andare oltre le solite constatazioni. Giustamente rileva come una delle prime e più importanti migranti italiane oltre oceano sia stata Teresa Cristina di Borbone, andata in sposa a Pedro II, imperatore del Brasile. Questo matrimonio diventa occasione per l’ultima migrazione “cortigiana” di vari specialisti (domestici, musicisti, attori e registi, artisti, letterati) che allietano il soggiorno americano e per il successivo arrivo di altri specialisti, in primis gli architetti, che si appoggiano a tale nucleo iniziale. Il libro riprende le sorti di questi vari tipi di emigrante, ma soprattutto segue il percorso dell’architettura italiana nella Belle Époque fluminense offrendo squarci inediti di un mondo destinato a protrarsi sino a poco dopo la Grande guerra.