Roma 14-7-1947

 

Dunque questa mattina ci hanno tolto definitivamente di speranza, per partire il 28 c.m. Hanno ricevuto un fonogramma dal Governo argentino di sospendere l’invio delle famiglie fino a nuovo ordine. Mi è caduto il cuore per terra a questa notizia, che mi ha reso nervosa. Ora la Signora aveva espresso il pensiero d’inviarvi un telegramma per mettervi a parte di questa cosa. Ma io ho creduto che invece di spendere altre 1.000 lire, si faceva in tempo ad avvisarvi per lettera. Perché c’è un fatto, l’impiegato di quell’ufficio ci avrebbe detto, che dietro una vostra richiesta forse si potrebbe fare qualche cosa. Ora se tu credi opportuno affrettare, interessati per questa richiesta. Io vorrei che tu la facessi subito, ma poi penso che se tu desideravi tanto che in questo tempo trascorso noi non fossimo già partiti dico allora di aspettare quando credi opportuno.

Ora Con l’arrivo delle altre mie lettere sei venuto a conoscenza delle condizioni in cui ci siamo venuti a trovare, dopo quella fretta di fare i pazzi; ti renderai conto bene da te stesso. Se avessi già trovato l’abitazione, o trovato un’altro modo d’alloggiare allora richiedici immediatamente, se fosse il contrario, allora datti da fare per trovarlo. Mi viene ora fatto di pensare ad una cosa che forse non te l’ho spiegato per bene.

Mi affrettai a dar via casa oltre per il motivo che ti accennai di quel cartello, fu anche perché su all’ufficio di Via Boncompagni ci fecero vedere coi nostri occhi che i nostri nomi erano scritti nell’elenco della partenza del 26 giugno.

Però sono stati vigliacchi gl’impiegati, che avendo visto che avevamo poco tempo avanti a noi, potevano farci far presto la consegna dei documenti, dicendoci subito tutto in una volta quello che ci occorreva; avressimo fatto così a tempo. Ma invece quando fummo pronte a consegnarli era l’antivigilia della partenza cioè 20 Giugno. Ci promisero che l’avrebbero mandati subito; andiamo invece il giorno dopo e ci fanno sapere che oramai non si faceva più in tempo. C’era però la partenza del 5 luglio. Sperai su quella. Avvisai il Maresciallo Messina di interessarsi. Ma a farla breve dopo qualche viaggio nostro personale sapemmo noi stessi dal cav. Romano della Questura Centrale anzi che lo fece vedere proprio lui, che l’aveva già firmati i passaporti. Io mi potevo dire a posto ma siccome la pratica mia è abbinata a quella della signora, è sorto l’affare che risultava nubile. Messo a posto anche quello, questa mattina vengo a conoscenza di questa bella notizia.

Ora caro Mario sta a te fare qualche cosa, io ora ho insieme alla Signora fo un’altro tentativo. Oggi pomeriggio vado da una Signora di cui ha dato l’indirizzo la Fernando alla moglie. Vedo un po’ se si ottiene quanto vogliamo altrimenti torno a dirti quanto ho detto prima pensa te se chiamarci od aspettare.

Io vado spesso da Don Giuseppe perché ha piacere sapere tue notizie. Da Pompei non c’è più niente da fare perché tempo fa ci rivolgemmo personalmente a lui, ed lui stesso ci disse di questo fonogramma di oggi. Mario caro termino di scrivere assicurandoti che la nostra salute è ottima una cosa sola che ci tiene addolorati è la nostra lontananza senza sapere quando ci riabbracceremo.

Ti baciamo caramente tua Maria

Saluti da tua zia e dai miei