Itinera. Paradigmi delle migrazioni italiane

Itinera. Paradigmi delle migrazioni italiane

Maddalena Tirabassi (a cura di), Itinera. Paradigmi delle migrazioni italiane, Edizioni Fondazione Giovanni Agnelli, Torino, 2005, pp. 362

Itinera. Paradigmi delle migrazioni italianeQuesto volume si presenta come un’occasione di confronto tra esperti di migrazioni internazionali passate e recenti, nonché come una verifica sull’applicabilità di alcune nuove definizioni al paradigma migratorio italiano. Sollecitate dai più recenti fenomeni di globalizzazione, le discipline sociali hanno sviluppato un linguaggio considerato più aderente ad un mondo in rapido mutamento. Si è ricercato così un vocabolario ampio, capace di rappresentare i fenomeni che si manifestino a cavallo di più Stati, e che spieghi la tendenza dei migranti contemporanei a non assimilarsi nelle società di accoglienza ma a mantenere una rete di fitte relazioni con i luoghi di origine.
Il libro in esame si divide in tre parti dedicate al “Transnazionalismo”, alla “Diaspora” e alle “Generazioni”, con il contributo di 16 autori provenienti da paesi e aree di studio differenti, per un totale di 14 saggi che rileggono e valutano l’esperienza delle migrazioni italiane alla luce di queste più recenti categorie interpretative.

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L’immigration dans les textes. France 1789-2002

L’immigration dans les textes. France 1789-2002

Janine Ponty, L’immigration dans les textes. France 1789-2002, Paris, Belin, 2003, 416 pp.

L’immigration dans les textes. France 1789-2002 Janine Ponty, specialista dell’immigrazione polacca in Francia, ha raccolto e commentato più di duecento documenti, in gran parte testi, ma anche carte geografiche, tabelle statistiche e alcuni facsimili di manifesti e documenti amministrativi. Dalla costituzione francese del 1791 ai vuoti accordi dell’ex-primo ministo Raffarin nel 2002, troviamo molti testi normativi, leggi e decreti, nonché rapporti, pamphlets, ricordi e testimonianze, articoli di giornale, interventi politici, ecc.. Gli italiani non godono di certo della parte del leone, neanche per il lungo periodo nel quale sono la prima comunità immigrata del paese, ma sono comunque ben presenti, anche al di fuori dei testi generali, dalla carta delle regioni di partenza del 1900 e dalla presentazione della Francia di Luigi Campolonghi a suo figlio nel 1910 alla lapide tolosana che commemora l’azione di Silvio Trentin e al discorso di Victor Basch al funerale dei fratelli Rosselli. Si potrebbe rimpiangere l’assenza particolarmente pesante di documenti successivi al 1945, 
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If the Sidewalks of These Streets Could Talk

Gli italiani del Belgio. Storia e storie di due secoli di migrazioni

Anne Morelli, Gli italiani del Belgio. Storia e storie di due secoli di migrazioni, Foligno, Editoriale Umbra, 2004, 130 pp.

 Esce a cura della professoressa Anne Morelli dell’U.L.B. il quinto Quaderno del Museo dell’Emigrazione di Gualdo Tadino, in collaborazione con la Regione dell’Umbria. Il piccolo volume, dedicato alle migrazioni italiane in Belgio, riassume cronologicamente le vicende più importanti delle varie ondate migratorie italiane. In un primo momento viene descritta la comunità italiana pre-industriale per poi giungere alla storia dell’insediamento ottocentesco. In seguito viene affrontata la situazione del nuovo secolo e del ventennio fascista. Un capitolo importante riporta le molteplici storie personali avvenute durante la seconda guerra mondiale e il periodo di resistenza per arrivare infine alla grande “deportazione” economica post-bellica.

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If the Sidewalks of These Streets Could Talk

Altri modenesi – Temi e rappresentazioni per un atlante della mobilità migratoria a Modena

Antonio Canovi, Nora Sigman, Altri modenesi – Temi e rappresentazioni per un atlante della mobilità migratoria a Modena, Torino, EGA, 2005, 222 p.

 Questo volume offre allo stesso tempo un numero impressionante di informazioni, una riflessione, sia pure implicita, sullo studio globale dei fenomeni migratori e alcuni suggerimenti molto interessanti per lavori futuri.
Questi ultimi nascono in primo luogo dal carattere locale, provinciale, modenese del volume, malgrado i dati regionali o nazionali e malgrado l’ampiezza obbligatoriamente mondiale di qualsiasi studio dell’emigrazione italiana e, oggi, sull’immigrazione in Italia. Si possono immaginare pubblicazioni dello stesso tipo per altre o per tutte le altre province italiane, in modo da ottenere un quadro completo e di procedere a comparazioni sempre più illuminanti perché estremamente precise. Altri spunti possono sorgere dalla frustrazione per i limiti imposti dal lavoro editoriale, che impone una selezione delle informazioni perché l’oggetto globale è troppo vasto, o anche per qualche sbavatura dovuta al carattere pionieristico del lavoro.
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Presenze in terra straniera. Esiti letterari in età moderna e contemporanea

Presenze in terra straniera – Parole e sangue

Presenze in terra straniera. Esiti letterari in età moderna e contemporanea, a cura di Graziella Pagliano, Napoli, Liguori, 2005, 156 pp.

Arturo Giovannitti, , a cura di Martino Marazzi, Isernia, Cosmo Iannone, 2005, 380 pp.

Presenze in terra straniera. Esiti letterari in età moderna e contemporanea Parole e sangue

L’accresciuta attenzione per tutti i risvolti culturali dell’emigrazione italiana ha ultimamente favorito un enorme recupero della letteratura italiana d’ambito migratorio. La raccolta poetica di Giovannitti Parole e sangue, uscita originalmente nel 1938 e oggi curata per il pubblico italiano da Martino Marazzi, ci permette di riscoprire un personaggio molto interessante: pastore protestante dopo la traversata oceanica, quindi agitatore sindacale e leader socialista, nonché oratore e giornalista, infine combattente antifascista, ma anche poeta, uomo di teatro e romanziere. E soprattutto, per quanto qui ci riguarda, autore politico e letterario in due lingue, anzi bilingue: con fenomeni di auto-traduzione e di elaborazione parallela nelle due lingue, che rendono quanto meno curiosa un’operazione per altro destinata al fallimento letterario, come da tempo lo stesso Marazzi ricorda (cfr. il suo Misteri di Little Italy, Milano, Franco Angeli Editore, 2001, pp. 87-90).

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Itinerario di un «figlio del 1914». Fernando Schiavetti dalla trincea all’antifascismo

Itinerario di un «figlio del 1914»

Stéfanie Prezioso, Itinerario di un «figlio del 1914». Fernando Schiavetti dalla trincea all’antifascismo, Manduria-Bari-Roma, Piero Lacaita, 2004, XII-390 pp.

Itinerario di un «figlio del 1914». Fernando Schiavetti dalla trincea all’antifascismoRaramente si ha l’occasione di seguire la formazione politica e intellettuale dei responsabili dell’emigrazione antifascista. Sennonché la conservazione dell’archivio di Schiavetti in Svizzera, prima del suo trasferimento a Firenze, permette a Stéfanie Prezioso di studiare proprio il percorso formativo di un rappresentante della sinistra repubblicana, che capeggiò la scissione della Alleanza repubblicana socialista (ARS), poi confluita in Giustizia e Libertà. L’autrice completa così lo studio di Marina Tesoro ed Elisa Signori, imperniato sull’esilio (Il verde e il rosso. Fernando Schiavetti e gli antifascisti nell’esilio, fra repubblicanesimo e socialismo, Firenze, Le Monnier, 1987) e le memorie della figlia Franca Magnani (Una famiglia italiana, Milano, Feltrinelli, 1990). Prezioso ha voluto comprendere le contraddizioni di un personaggio complesso, nato nel 1892, studente della Scuola Normale, repubblicano interventista atipico, in rivolta contro l’ambiente familiare e il padre questore, ma anche intriso di un rivoluzionarismo che privilegia la piccola borghesia e di un umanitarismo paternalista.
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John Fante. Storie di un italoamericano

Storie di un italoamericano – La babele americana

Gianni Paoletti, John Fante. Storie di un italoamericano, Foligno, Editoriale Umbra, 2004, 195 pp.

Sara Antonelli, Anna Scacchi, Anna Scannavini, , a cura di Anna Scacchi, Roma, Donzelli, 2005, 280 pp.

John Fante. Storie di un italoamericano La babele americana. Lingue e identità negli Stati Uniti d’oggi

Per quanto l’insediamento italo-statunitense sia ormai di vecchia data, alcuni recenti studi offrono importanti elementi per comprendere la questione della sua integrazione. La riflessione di Antonelli, Scacchi e Scannavini sviscera il problema della lingua (gli Stati Uniti sono un paese anglofono o plurilingue e che spazio vi hanno e vi hanno avuto gli idiomi degli immigrati). Al proposito Scacchi ricorda nel primo capitolo come Henry Louis Mencken, innocentista nell’affaire Sacco e Vanzetti e autore di uno dei primi voluminosi trattati sull’anglo-americano, abbia scritto che i due anarchici erano stati condannati soltanto perché parlavano male l’inglese: in caso contrario, qualsiasi giudice avrebbe immediatamente capito l’assurdità delle accuse rivolte loro. Paoletti ricostruisce invece un caso di studio letterario nel sesto quaderno del Museo Regionale dell’Emigrazione di Gualdo Tadino: le difficoltà incontrate da John Fante nel venire a patti con la sua nuova patria e con la famiglia e il gruppo d’immigrati nel quale era cresciuto.

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