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Il lavoro degli italiani all’estero nell’Esposizione internazionale di Torino del 1911

Il Cinquantenario dell’Unità d’Italia (1911) e l’emigrazione

a cura di Giovanni Pizzorusso

 

Patrizia Audenino

 

Il lavoro degli italiani all’estero nell’Esposizione internazionale di Torino del 1911

 

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1. – L’Italia in mostra

Per celebrare i cinquant’anni dell’unificazione del paese, vennero progettate nel 1911 tre esposizioni, rispettivamente a Torino a Firenze e a Roma, in modo da distribuire equamente fra le tre successive capitali del nuovo regno le occasioni di festeggiamento e, probabilmente, di richiamo turistico e di conseguente vivacizzazione economica. Ciascuna delle tre esposizioni venne dedicata a un tema dominante, che in qualche modo intendeva riflettere le vocazioni culturali e le caratteristiche economiche di ciascuna città: a Roma si sarebbero allestite una mostra archeologica, una artistica e un’altra etnografica, a Firenze una mostra del ritratto, corredata da mostra floreale e da un’esposizione internazionale di orticoltura. Mentre a Torino spettò di rappresentare i progressi dell’industria e del lavoro, che sancivano il nuovo ruolo di capitale industriale d’Italia, assunto dal capoluogo sabaudo1.

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La “sezione lavoro ed emigrazione” del Museo Provinciale della Vita Contadina, Cavasso Nuovo (PN)

Stefano Luconi

La “sezione lavoro ed emigrazione” del Museo Provinciale della Vita Contadina, Cavasso Nuovo (PN)
L’emigrazione dall’area pedemontana friulana è stata a lungo caratterizzata dall’esodo di terrazzieri e mosaicisti, lavoratori specializzati che avevano appreso il proprio mestiere fin dal Settecento nella vicina Venezia e che continuarono ad abbandonare la zona delle Prealpi Carniche – per trasferirsi prima in Austria, Germania e Francia e successivamente nelle Americhe, soprattutto in Argentina e negli Stati Uniti
– anche all’interno del più ampio fenomeno dei flussi di manodopera non qualificata che contraddistinsero i decenni delle partenze di massa dalla penisola italiana. I centri di Colle, Sequals e Spilimbergo – per i mosaicisti – e di Cavasso e Fanna – per i terrazzieri – furono le principali località d’origine di questi emigranti nell’area di Pordenone. Non desta, pertanto, meraviglia che la “sezione lavoro ed emigrazione”
del locale Museo Provinciale della Vita Contadina, situato presso la sede del comune di Cavasso Nuovo nel Palazzo Polcenigo-Fanna, abbia conferito particolare rilievo a queste due categorie.

SIAMO TUTTI EMIGRANTI

SIAMO TUTTI EMIGRANTI
Un volume degli annali Einaudi dedicato al fenomeno perché l´italiano rimane nomade 

Uno stereotipo che si rivela falso: prima i poveracci eravamo noi e ora sono gli altri
Oggi ci si continua a spostare per lavoro anche se in forme diverse dal passato


 

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