Per una storia politica dell’emigrazione

L’associazionismo tra gli emigrati italiani nell’Europa del secondo dopoguerra1

1. Il contesto
Il fenomeno dell’associazionismo tra i migranti rappresenta uno dei terreni di ricerca più fertili per chi si vuole interrogare sulle relazioni tra le comunità di migranti e i territori in cui si insediano, sui rapporti tra queste comunità e i rispettivi luoghi di partenza e sulle stesse dinamiche interne ai gruppi di migranti2. Ripercorrere l’evoluzione dell’associazionismo emigratorio italiano in Europa negli ultimi sessant’anni significa confrontarsi con alcuni nodi fondamentali di questa emigrazione. Per poter iniziare un simile percorso occorre allora innanzitutto chiarire cosa si intende per emigrazione italiana in Europa nel secondo dopoguerra e quali sono le caratteristiche del fenomeno da mettere maggiormente in evidenza per inquadrare le linee di sviluppo dell’associazionismo.

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Il voto italiano all’estero: dossier

Introduzione

Si ritorna a parlare con particolare insistenza del voto da accordarsi agli italiani all ’estero che non lo domandano, mentre, ben altre, finora insoddisfatte, loro rivendicazioni non sono riuscite a trovare in Italia cervelli e cuori che le ascoltassero1.

 

Con queste parole il “Bollettino quindicinale dell’emigrazione” annunciava nel marzo 1956 la propria contrarietà al voto ai residenti all’estero. Il dibattito, nella primavera del 1956, si era fatto particolarmente intenso in coincidenza con le discussioni più generali sulle riforme legislative sull’emigrazione. Il mondo degli “addetti ai lavori” tuttavia sembrava particolarmente scettico sulla questione, tanto che non solo il “Bollettino quindicinale” ma anche la rivista “Italiani nel mondo” – attraverso un articolo del direttore, Leonida Felletti – espresse una posizione contraria:
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