Le commemorazioni di Marcinelle: 50 anni di memoria

Negli ultimi anni numerose iniziative hanno ricordato le vicende degli emigranti italiani in Belgio. In particolare nel 2006 un gran numero di eventi, incontri e pubblicazioni hanno commemorato la catastrofe del Bois du Cazier di Marcinelle e l’anniversario dell’accordo italo-belga sul carbone. Spesso questi due avvenimenti sono stati ricordati assieme in quanto momenti fondamentali della presa di coscienza della realtà degli emigranti italiani.
Gli eventi che ricordiamo in questa rassegna appartengono a ogni ramo dell’espressione storica e artistica. Non sono solo convegni e pubblicazioni, ma anche incontri sindacali, produzioni teatrali, raccolte musicali, film e trasmissioni televisive. Le realizzazioni sono di diverso livello e vanno dai laboratori didattici nelle scuole elementari o superiori agli spettacoli dei teatri stabili, senza dimenticare le innumerevoli feste italiane nei comuni e centri associativi del territorio di Charleroi. Non tutti gli eventi sono stati di alto livello ed alcune manifestazioni hanno avuto il sapore della trovata pubblicitaria. Basti al proposito ricordare la visita notturna al sito della tragedia1.
Il settore teatrale è stato il più interessante. Per quanto riguarda l’Italia, negli ultimissimi anni è nato un vero e proprio filone drammaturgico incentrato sulle vicende migratorie e più specificatamente sul caso belga. Le piece teatrali su Marcinelle appartengono sia al teatro-denuncia alla Marco Paolini, sia al teatro-sociale all’Ascanio Celestini. In ogni caso, anche nelle rappresentazioni più semplici come quelle didattiche realizzate dai laboratori di non-professionisti, le vicende degli italiani sono sempre esposte in modo da evidenziare le evidenti difficoltà d’integrazione e le condizioni di lavoro disumane. Questa corrente relativamente recente, fruibile da un pubblico assai ampio, delinea un nuovo modo di raccontare la storia contemporanea e può essere messa in parallelo con la rappresentazione narrativa della Shoah e delle deportazioni. È forse sintomatico che in entrambi i casi la “rappresentazione” nasca quando i testimoni sono ormai quasi del tutto scomparsi. La necessità di recuperare non solo la grande storia del Novecento, ma anche le vicende private ed emotive all’interno dei grandi spostamenti di masse ha stimolato un afflato narrativo che si affianca alla ricerca storica più articolata.
Le principali produzioni relative all’emigrazione sono ancora rappresentate nei teatri italiani. Viaggio organizzato, con Patrick Duquesne e Giovanni Orlando, è ispirato alla tragedia di Marcinelle ed è stato inserito nel cartellone del Festival In costruzione – Migrazioni che si è svolto dal 27 giugno al 29 luglio 2005 a San Casciano in Val di Pesa. In programma il 4 e il 5 luglio 2005, Viaggio Organizzato racconta le vicende di due uomini che riflettono sulle proprie condizioni: un belga licenziato dall’impresa in cui lavorava e un minatore italiano frustrato per la propria situazione di emigrante. Il festival, diretto dallo stesso Duquesne e da Dimitri Frosali, prevedeva altri tre spettacoli sul tema delle migrazioni: Il verbo degli uccelli, Cibo per cani, e Lampedusa, luogo quest’ultimo che ben rappresenta i flussi migratori nell’immaginario collettivo odierno.
Via2 è stato messo in scena da Fabrizio Saccomanno il 29 ottobre 2005 ai Cantieri Teatrali Koreja e ha inaugurato il Festival Strade Maestre – Il teatro fuori dal comune (Lecce 2005-2006). Si tratta di un progetto regionale importante: i Cantieri Koreja sono infatti un momento unico di sperimentazione artistica per il Salento3. Partendo dai nomi delle strade di un paesino, lo spettacolo ricostruisce le vicende dell’Italia del secondo dopoguerra, gli accordi tra la neonata Repubblica e il Belgio, il lavoro nelle miniere di carbone e soprattutto a Marcinelle. È la storia di un mondo semplice, ma intricato: in superficie le vie, che si perdono nei vicoli e nelle corti; sotto terra le gallerie, che si rimpiccioliscono in cunicoli infiniti. Tutto è duplice: sotto terra e in superficie, così il treno che porta gli uomini lontano dalla propria terra, in Belgio porta fuori dalla terra il carbone. Il lavoro è stato scritto da persone con un passato d’emigrazione familiare e raccoglie assieme storie di nonni e genitori ritrovate nelle parole delle vedove e dei minatori tornati in Italia, raccolte in un lavoro sul campo di interviste e ricostruzione storica.
Italiani Cìncali! Parte prima: minatori in Belgio4 è un progetto teatrale sull’emigrazione italiana del secondo dopoguerra nato nell’inverno 2002 e composto di due spettacoli distinti. La prima fase di elaborazione è terminata nel settembre 2003 con la messa in scena del primo dei due spettacoli, incentrato sul viaggio dei minatori italiani in Belgio. Nel 2005 è stata presentata la seconda parte, che si occupa di Francia, Svizzera e Germania. Il tema principale del progetto e del lavoro di ricerca è l’emigrazione verso i paesi del nord-Europa, fenomeno che, secondo gli autori, ha una sua peculiarità rispetto all’emigrazione transoceanica e a quella interna: i suoi protagonisti sono stati a torto considerati emigranti di scarto. Chi partiva per le Americhe o per il Nord Italia aveva spesso l’obiettivo di restare. Al contrario, chi veniva “arruolato” in Belgio, in Svizzera, in Francia o in Germania si trovava nella condizione di eterno stagionale, un po’ per le leggi locali e un po’ per il disagio nei rapporti con gli autoctoni. La riflessione storica ha avuto l’importante apporto del Centro Studi Osservatorio sulle Diaspore dell’Università di Lecce, che ha fornito materiale prezioso per la ricerca5, ma la vera spina dorsale del lavoro è costituita dalle centinaia di interviste ai minatori. Italiani Cìncali! gode di ottime recensioni ed è tutt’ora in programmazione nei teatri italiani ed esteri, inoltre è stato pubblicato in DVD nella collana “Teatro in/civile” allegata all’Unità6. Questa pubblicazione multimediale rispecchia l’importanza dell’impegno teatrale di Perrotta, soprattutto per l’imponente lavoro di ricerca sulla memoria, e il suo interesse anche per il grande pubblico.
Accanto ai semplici spettacoli teatrali, per quanto innovativi, sono stati anche creati eventi “totali” come la rassegna Di miniera in miniera – eventi per non dimenticare (film, documentari, video, mostre fotografiche, eventi teatrali, istallazioni d’opere d’arte). Una serie di spettacoli dai diversi linguaggi per ricordare, ma anche per riflettere e dibattere sui temi della civiltà mineraria in generale, toccando ovviamente anche il caso di Marcinelle. La manifestazione tenutasi nei comuni di Gavorrano, Bagno di Gavorrano, Ribolla, Scarlino e Massa Marittima dal 7 al 23 settembre 2005 è stata la prima rassegna nazionale dedicata alla civiltà mineraria in Italia ed in Europa. Sono stati coinvolti i comuni coinvolti nel Parco tecnologico minerario, con l’obiettivo di documentare una presenza che ha lasciato numerose tracce nel tessuto sociale, culturale e storico7. La rassegna ha ospitato una mostra fotografica sulla civiltà mineraria vista dal fotografo belga Bernard Bay8, autore di reportage sulle miniere delle colline metallifere e sulla miniera di Marcinelle. All’interno della manifestazione sono stati proiettati documentari relativi alla vita in miniera in Italia e in Europa: per il caso belga sono stati mostrati due documentari assai rari, Avec de l’Italie… (Loredana Bianconi, Belgio 1999) e Marcinelle, quando il carbone uccide (RAI, Italia 1975).
In genere la produzione cinematografico-televisiva su questi temi è stata scarsa. Per quanto riguarda la televisione, agli inizi del nuovo millennio, Roberto Olla ha realizzato il film-documentario Emigranti ricco di particolari sull’emigrazione italiana9. Per il settore fiction televisiva è da segnalare, ma soltanto per l’impatto sul pubblico televisivo, la miniserie Marcinelle della Rai10. Infine nel 1999 Gianni Amelio ha preparato il film-inchiesta Poveri noi con immagini dell’emigrazione in Australia, Belgio e Svizzera.
La parte forse più importante delle commemorazioni di Marcinelle è comunque legata alla programmazione belga per il cinquantenario della catastrofe. Dalla fine del 2005 sono stati realizzati e programmati eventi d’ogni tipo e qualità. Gran parte delle scuole sono state mobilitate e laboratori teatrali sono spuntati quasi in ogni comunità. Anche in questo caso il teatro ha offerto una visione privilegiata del momento migratorio e ha ben rappresentato il dramma corale di Marcinelle. In particolare, dal 21 dicembre 2005 è andato in scena a Bruxelles lo spettacolo di Antonio Marenzo Che Viaggio! 11. L’attore d’origine italiana racconta a suo modo le vicende dell’immigrazione: figlio di un minatore sceso dalle montagne del Molise fin dentro i pozzi di carbone, rende omaggio al padre in un recital atipico (canzoni, poesia, narrazione) molto apprezzato dal pubblico e dalla critica. Il 23 aprile 2006 l’atelier Créa d’Âmes ha rappresentato Pâtes, rata, etc… Histoires de l’immigration italienne, diretto da Michel Van Loo, proprio nelle sale dei macchinari della miniera del Bois du Cazier. Una ventina di abitanti della zona di Charleroi hanno ideato, realizzato e prodotto uno spettacolo teatrale che ripercorre il percorso degli immigrati italiani, dal loro arrivo fino alla loro integrazione, passando dalla vita in miniera e gli scioperi degli anni Sessanta.
Contemporaneamente si è proceduto a recuperare materiali inediti o semplicemente dimenticati, come quelli mostrati nel documentario fiammingo De Mijnramp van Marcinelle (VRT-VRT2/Keerpunt/Canvas, gennaio 2006). In questa prospettiva sono stati organizzati incontri commemorativi di altri avvenimenti in qualche modo collegati, come quello tenutosi il 10 marzo 2006 presso il museo del Bois du Cazier per il centenario della catastrofe di Courrières in Francia, nella quale perirono 1099 minatori. Proprio a questa tragedia più antica sarà dedicato il convegno internazionale 10 mars 1906: La catastrophe des mines de Courrières… et après (9-11 ottobre 2006) promosso dal Centre Historique Minier del Nord-Pas-de-Calais nella città di Lewarde (Francia). Prendendo spunto da quanto accaduto a Courrière il convegno si prefigge di mettere a fuoco le questioni umane, tecniche e finanziare dell’industria mineraria europea dell’inizio del XX secolo così come la conoscenza della storia dei rischi industriali in Europa. Una parte importante del programma sarà ovviamente dedicata alla tragedia di Marcinelle.
Anche le interviste e gli incontri politici o sindacali hanno avuto il loro ruolo nel ricostruire il quadro della tragedia. Per esempio, il ministro della Cultura, dell’audiovisivo e della gioventù Fadila Laanan della comunità francese ha dato una lunga intervista il 18 aprile 2006 a Jean-Paul Procureur, deputato vallone per la Circoscrizione di Soignies e giornalista alla RTBF (la radio-televisione di stato belga).
Questa intervista comprova il lungo impegno della RTFB. All’indomani della catastrofe di Marcinelle (7 agosto 1956) André Hagon, prestigiosa firma di questa televisione, realizzò uno dei primi grandi reportage in diretta. Nel 1976 la tragedia era caduta nel dimenticatoio, tranne che a Charleroi e nel cuore dei numerosi italiani, ma ancora la RTBF aiutò a ricordare gli avvenimenti grazie al reportage di Christian Druitte e Robert Mayence. Nel 1996 Marc Preyat e Daniel Bruyère, attuale direttore della sede RTBF di Charleroi, realizzarono un nuovo reportage dal sito della miniera di Bois du Cazier. Inoltre il già citato Procureur ha rivelato nel corso dell’intervista che la sua televisione aveva numerosissimi materiali d’archivio e che pensava di affidarli a una squadra esterna per un nuovo documentario sulla tragedia. Infatti, per la commemorazione del 2006, la RTBF ha chiamato un giornalista esterno Francis Groff, co-autore di un volume sulla miniera e autore di un altro sulla stessa catena televisiva12.
Aprile 2006 ha visto un fiorire di iniziative. Il 20 aprile un gruppo di scuole13 e di organizzazioni sindacali della regione di Charleroi hanno presentato Bois du Cazier (di Jean Louvet e M. Louise De Roeck, messa in scena di Michel Meurée), realizzazione teatrale sperimentale che ricorda non solo la catastrofe, ma anche le fasi più interessanti del processo. Il 21 aprile si è aperta la mostra fotografica di Paul Lootens nella città di Marke intitolata “Memoria” e dedicata al ricordo dei minatori italiani. Il 24 aprile sono state presentate due importanti pubblicazioni al Congresso regionale del sindacato FGTB-Charleroi, Ayho, Ayho, … on rentre du boulot … ou la mine expliquée aux enfants di Claude Gerlache (Charleroi, Centrale Générale de la FGTB de Charleroi, 2006) 14 e Tutti Cadaveri. Le procès de la catastrophe du Bois du Cazier à Marcinelle (Bruxelles, Aden EPO, 2006) di Marie Louise De Roeck, Julie Urbain e Paul Lootens. Quest’ultimo volume, molto atteso, rende pubblici dopo 50 anni gli incartamenti del processo nel 1959.
Fino ad oggi nessuno studio aveva reso note l’andamento del dibattito processuale e il fatto che già durante i lavori di soccorso la polizia e la magistratura aveva iniziato l’inchiesta, interrogando minatori e tecnici. Queste testimonianze permettono di percepire meglio cosa accadde. Esperti giudiziari e giudici d’istruzione hanno poi svolto un lavoro di recupero dei fatti molto accurato e oggi di vitale importanza. I loro interrogatori dimostrano che sarebbe stato possibile evitare la catastrofe e che la fatalità tanto invocata non ha giocato alcun ruolo nel precipitare degli eventi.
Al processo 195 donne, bambini o parenti delle vittime erano costituiti parte civile. Erano difesi da un collettivo d’avvocati vicini al Partito comunista e sostenuti da varie associazioni italiane e dalla “Centrale des mineurs” di Charleroi. Gli avvocati chiesero i danni non solo ai proprietari della miniera, ma anche allo stato belga. Dagli atti processuali si evince chiaramente il bassissimo livello di sicurezza della miniera, chiaramente insufficiente e in secondo piano rispetto al rendimento. In molte miniere dell’epoca l’uso permetteva di trasgredire senza troppi limiti ai regolamenti di sicurezza15. Lo stesso Parlamento belga decretò che se si fosse applicato il regolamento gran parte delle miniere belghe avrebbero dovuto fermare la produzione di carbone. Tale stato d’insicurezza (e la vetustà degli impianti) era già stato denunciato da Gastone Lodolo, un sindacalista italiano, nel 1954, durante una conferenza alla Maison du peuple di Dampremy. Ma come spesso succedeva, dopo pochi giorni Lodolo ricevette un foglio di via perché “nuoceva all’economia del paese”. Si rifiutò di partire, ma fu arrestato ed espulso16.
Il volume sostiene che fu fatto tutto il possibile per mascherare le responsabilità dei dirigenti ed evitarne le condanne. La catastrofe fu spiegata con errori nell’organizzazione del lavoro e l’intero corso dei dibattimenti fu estremamente tecnico, una battaglia tra esperti con discussioni scientifiche praticamente interminabili. La sentenza fu prevedibile, ma terribile per i famigliari coinvolti. Tutti gli imputati furono prosciolti dalle accuse e nell’intero corso del processo non furono mai evocate la memoria dei deceduti o la necessità di una maggiore sicurezza nell’ambito lavorativo.
La presentazione dei libri è stata seguita da alcuni giorni di dibattiti organizzati dalle organizzazioni sindacali. Va ricordato che in tale occasione ha avuto luogo anche un omaggio in fiammingo “Marcinelle 1956/2006”, voluto dalla FGTB fiamminga presso la miniera di Bois du Cazier17. Il 28 aprile 2006 è stato ufficialmente riconosciuto in Belgio come Giornata dei caduti sul lavoro18: le organizzazioni sindacali FGTB, CSC e CGSLB così come la CISL, la CMT e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro hanno deciso d’associare questa giornata all’anniversario della catastrofe di Marcinelle. Alla celebrazione hanno presenziato più di 250 partecipanti con una nutrita delegazione di minatori19. Analogamente le celebrazioni del 1° maggio non hanno dimenticato la catastrofe. Il 9, 10 e 11 giugno 2006 è stato organizzato un convegno internazionale sindacale insieme ad una ulteriore commemorazione di “Marcinelle 1956-2006” voluta da CSC Chimie et Energie e CMT20. Il 19 giugno 2006 la FGTB di Charleroi ha inaugurato la stele commemorativa presso il Bois du Cazier. Infine il 5 luglio 2006 il Patronato INCA-CGIL ha offerto una scultura sempre presso il Bois du Cazier in occasione di un’assemblea internazionale, cui hanno presenziato il segretario generale della CGIL e il presidente nazionale dell’INCA21.
Un altro momento di grande riuscita è stato il Festival Arrêts sur Images22, tenutosi a Charleroi dal 24 al 28 aprile 2006. Arrivato alla sua quinta edizione, ha proposto una carrellata di film e documentari improntati all’impegno politico e sociale. Ideato, promosso e realizzato dal Groupe Socialiste d’Action et de Réflexion sur l’Audiovisuel (GSARA) il festival tocca temi d’attualità come la globalizzazione e l’impegno sociale o temi più affini agli studiosi di storia come la Shoa o l’immigrazione. Quest’anno è stato particolarmente ricco anche per i festeggiamenti dei 30 anni d’attività dello GSARA. Tutte le proiezioni sono avvenute nel cinema Le Parc di Charleroi, sala già utilizzata per fini “impegnati” e diventata ormai simbolo dell’attivismo di sinistra nella città.
Nella sezione “Ensemble pour se remémorer”, è stato presentato in collaborazione con il Bois du Cazier il già menzionato documentario storico della RTBF del 1976 Il y a vingt ans, Marcinelle. Erano presenti il regista Christian Dritte ed alcuni anziani membri dell’amicale des Mineurs des Charbonnages de Wallonie. Alla fine della proiezione la disponibilità degli organizzatori e del regista ha reso possibile un intenso dibattito con il pubblico ed è stata promossa una visita in compagnia dei minatori presso il sito del Bois du Cazier.
La storia del documentario è molto interessante. Il regista era un giovane giornalista, appena entrato nella nuova redazione di Charleroi della RTBF, quando decise di realizzare uno studio approfondito (1h55min.) della catastrofe di Marcinelle. Il suo lavoro faceva parte della serie “Mémoires d’hommes” e fu girato in pochi mesi, dal maggio all’agosto 1976. La principale difficoltà fu dovuta al rifiuto dei responsabili minerari di girare direttamente sul sito del Bois du Cazier. L’interno della miniera non è dunque visibile nel documentario, ma tale mancanza è ovviata con animazioni molto ben curate per l’epoca e in grado di spiegare l’andamento dell’incidente. Altro problema non indifferente fu quello di ricontattare i vecchi minatori ormai in pensione e spesso senza telefono. La maggior parte degli intervistati furono raggiunti tramite altri minatori grazie a un interminabile passa parola. Egualmente difficile, rammenta il regista, fu ricontattare Antonio Ianetta, il manovratore accusato del presunto errore che avrebbe scatenato la tragedia. L’emigrato era fuggito in Canada, dove fu infine ritrovato e intervistato per poche ore. Dritte ricorda quel breve incontro come estremamente triste, perché aveva l’impressione di compiere una costante violenza sulla memoria di Ianetta.
Il regista ha presentato nel dibattito anche il clima dei giorni della catastrofe23, menzionando i numerosi articoli sui quotidiani belgi, le interviste, le foto e le notizie spesso fittizie pur di pubblicare qualche novità, sopratutto da parte della stampa meno professionale. L’opinione pubblica era scandalizzata e il processo servì anche a calmare gli animi. Per quanto riguarda l’accoglienza del documentario nel 1976, Dritte riporta che “La Wallonie”, una testata molto diffusa nella zona di Charleroi, ne fu scandalizzata e scrisse un editoriale a difesa della confindustria locale e dei responsabili. Ma in generale, aggiunge, non bisogna dimenticare che anche i sindacati erano favorevoli alle scarse misure di sicurezza. Era un fenomeno generalizzato e vigeva il pieno consenso al “far-west” industriale. In realtà, secondo Dritte, è sempre esistita una deformazione epica dell’ambiente minerario, descritto come un ambiente maschile, violento, rumoroso e sporco che richiedeva muscoli d’acciaio e voci tonanti. Ciò nonostante il grande pubblico apprezzò molto lo sforzo di riportare alla memoria quei giorni e il documentario di Dritte è divenuto negli anni un vero archetipo per la realizzazioni di lavori analoghi.
Il 6 e 7 maggio 2006 si è svolta la Festa Italiana a Marcinelle (con l’attesissimo arrivo del Giro d’Italia proprio sul luogo della tragedia). Stand INCA-CGIL in collaborazione con la FGTB hanno ricostruito la storia dell’emigrazione italiana nelle miniere e industrie locali. Liegi, città mineraria dalla folta comunità italiana, ha pensato a un proprio autonomo omaggio agli immigrati e il 18 giugno 2006 ha ricordato i 60 anni dalla firma del contratto “Uomini-carbone”. In tale occasione si è potuto ripercorrere “Le chemin du souvenir“, passeggiata da Herstal a Liegi che attraversa i terrils e la vecchia stazione Vivegnis, dove sono sbarcati migliaia d’Italiani per lavorare in miniera. Sempre a Liegi il 24 giugno 2006 è stato allestito Ils avaient bonne mine, spettacolo di canti dell’immigrazione.
L’ultima tornata di spettacoli è legata all’anniversario vero e proprio. Alla sua vigilia è stato pubblicato il francobollo commemorativo realizzato da Calisto Peretti24. Il 6 agosto, quando cade realmente il cinquantenario, è stata invece inagurata l’esposizione “La mémoire et les images” con presentazione audiovisiva e filmati d’archivio presso il Museo del Bois du Cazier, dove rimarrà aperta sino al 3 dicembre. In una ricostruzione di un cinema anni 50, il pubblico assisterà alla proiezione di film su temi attinenti alla storia della miniera di Marcinelle. Durante le varie settimane saranno proiettati filmati d’archivio sulla formazione dei minatori, sulla “Bataille du Charbon”, sulla tragedia di Marcinelle, sulla chiusura delle miniere, sulla loro riconversione. Ai documentari di oggi si aggiungono filmati degli anni 50 come Déjà s’envole la fleur magre (Paul Meyer, 1959, sull’arrivo e la vita di una famiglia siciliana nel Borinage), Ogni pellicola sarà proiettata a ciclo continuo quotidianamente, verrà accompagnata da materiale didattico e critico e sarà occasione di un dibattito.
A fianco agli eventi appena menzionati l’istallazione Cazier judiciaire, collegata all’omonimo volume previsto in uscita per agosto, metterà in scena situazioni che faranno presagire ai visitatori la catastrofe imminente, mettendo in evidenza i pericoli del lavoro in miniera, mentre la mostra “Mémoire d’une tragédie du travail”, presentata dalla regione Veneto, proporrà 60 disegni e sculture di Augusto Murer in omaggio ai minatori scomparsi. L’esposizione fotografica “Dans l’intimité de la mémoire”, in collaborazione con l’Istituto italiano di cultura, presenterà gli scatti di Marina Cavazza, che ha potuto condividere alcuni momenti con le famiglie delle vittime.
Infine è prevista per il 7 agosto 2006 lo spettacolo “Son et Lumière” di Luc Petit intitolato Le passé, présent pour le futur. È annunciato come una storia dell’immigrazione, della vita e del lavoro nella miniera e infine della tragedia di Marcinelle. Dovrebbe, però, raccontare anche la riconversione del sito minerario e il progetto futuro. Effetti sonori e visivi, giochi di luce illuminanti il cielo e il sito d’archeologia industriale offriranno così un omaggio particolare alle vittime e al panorama industriale di Charleroi. Un pretesto per scoprire o riscoprire un luogo che fa parte del tessuto urbano della zona mineraria di Charleroi. L’8 agosto 2006 avrà invece luogo la cerimonia commemorativa ufficiale alla presenza dei reali del Belgio e del presidente della Repubblica italiana. Tutte le autorità, comprese quelle locali e consolari, osserveranno un momento di silenzio punteggiato dai 262 rintocchi della campana Maria Mater Orphanorum in onore delle vittime.

Note

1 Printemps des musées, 14 maggio 2006, dalle 22 a mezzanotte, visita con le lampade a minatore. www.leboisducazier.be.
2 Ideazione e progetto di: Fabrizio Saccomanno e Stefano De Santis; drammaturgia e regia: Fabrizio Saccomanno; consulenza artistica: Salvatore Tramacere; con: Fabrizio Saccomanno e Cristina Mileti.
3 22 compagnie ospiti dell’intera stagione teatrale con 41 recite complessive, 8 compagnie ospiti per il Teatro in tasca, 57 recite compagnia Koreja, 55 matinée per le scuole elementari e medie, 21 matinée per le scuole superiori.
4 Di Nicola Bonazzi e Mario Perrotta; interpretato e diretto da Mario Perrotta; voci amichevolmente registrate da Peppe Barra, Ferdinando Bruni, Ascanio Celestini, Laura Curino, Elio De Capitani (http://www.argine.it/cincali/index.html).
5 http://www.unile.it/ateneo/dipartimenti_ricerca/istituti_ricerca/osservatorio_diaspore.asp.
6 http://www.unita.it/sslnewsito/store/default.asp.
7 http://www.toscanaunderground.it/parcogavorrano.htm.
8 http://www.acho.be/Fr/artistes/detail.aspx?id=ARTI130.
9 Immigrati, Rai, 2001-2002. Film-documentario di Roberto Olla (regia di Nicola Bertini, musiche di Luigi Ceccarelli, montaggio di Fabian Vinuera, con la collaborazione di Francesca Vicario).
10 Marcinelle, Rai, 2003, (2 puntate di 100’ ognuna). Regia di Andrea e Antonio Frazzi con Claudio Amendola, Maria Grazia Cucinotta, Gioele Dix, Francesco Venditti, Antonio Manzini, Lorenza Indovina, Arturo Paglia, Luciano Scarpa. Al pubblico francese è stato presentato come Au coeur du brasier in un cofanetto di due dvd contenente anche il documentario belga “Il y a 20 ans …Marcinelle di Christian Dritte per il quale vedi più avanti.
11 http://www.idearts.com/agenda/theatres/martyrs.htm#7.
12 Jean-Louis Delaet, Alain Forti, Francis Groff, Le Bois du Cazier, Bruxelles, Éditions Labor, 2003; F. Groff, Ici Flagey, à vous Reyers… Cinquante ans dans les coulisses de la RTBF-Télévision, Charleroi, Éditions Acacia, 2003.
13 Athénée Royal Solvay, Athénée Royal Jules Destrée, Haute Ecole UT-IPSMA, Collège du Sacré-Coeur (scuola elementare), Collège Pie X Chatelineau, l’Institut St Joseph, IET Notre-Dame di Charleroi, Institut Notre-Dame de Loverval, Conservatorio di Musica di Charleroi.
14 Dello stesso autore sono stati pubblicati altri due volumi incentrati sul mondo minerario belga, Tiesse di Hoye ou la bataille de la silicose, Bruxelles, Éditions Racines, 1997 (sulle malattie professionali e sula silicosi in particolare) e Le charbon a mauvaise mine…, Charlerois, INCA-CGIL, s.d.
15 La vetustà dei pozzi viene indicata in un rapporto dei sindacati come causa principale della catastrofe. Inoltre il pozzo, scavato per alcuni decenni, doveva produrre dalle 100 alle 200 tonnellate di carbone, ma nel 1956 se ne estraevano 800 tonnellate. Il segretario generale delle miniere della FGTB si esprimeva in questi termini: un puits de ce diamètre ne peut renfermer toutes les tuyauteries, les câbles, les balances, etc. et assurer en même temps la vie des mineurs (Un pozzo di questo diametro non può contenere tutti i cavi, tubi, bilance, ecc., e assicurare anche la vita dei minatori).
16 Nel 1952 Jean Van Lierde, il primo obiettore di coscienza belga, che aveva lavorato al Bois du Cazie, scrisse un articolo sulle terribili condizioni di lavoro nella miniera, significativamente intitolato Six mois dans l’enfer d’une mine.
17 www.linx+.be.
18 http://www.fgtb.be/CODE/fr/fram018.htm.
19 www.fgtb.be.
20 I.Rodomonti@acv-csc.be.
21 charleroi.belgio@inca.it
22 www.gsara.be/ch/.
23 http://www.sonart.be/?p=79.
24 http://www.post.be/site/fr/postgroup/aboutus/structure/subsidiaries/philately/stamps/program.html.