Astigiani nella Pampa. L’emigrazione dal Piemonte, dal Monferrato e dalla provincia di Asti in Argentina

Astigiani nella Pampa

Giancarlo Libert, , Torino, Associazione amici degli archivi piemontesi, 2005, 318 pp.

Astigiani nella Pampa. L’emigrazione dal Piemonte, dal Monferrato e dalla provincia di Asti in Argentina Tra tutte le correnti migratorie regionali italiane, quella piemontese è notoriamente una delle più studiate. Questo è avvenuto – come rilevato dai più recenti bilanci storiografici sulla dimensione regionale dell’emigrazione italiana – grazie alle numerose iniziative che in Piemonte sono state intraprese a livello regionale, subregionale e locale, con il supporto di enti, istituzioni e fondazioni particolarmente attente a questa importante componente della storia della regione. Nell’ambito di questa nutrita produzione bibliografica il volume di Libert colma tuttavia un vuoto, perché si concentra su una delle realtà provinciali finora meno analizzate. Come è stato infatti rilevato nell’ampia rassegna bibliografica, pubblicata dalla Regione Piemonte nel 1999, l’astigiano ha ricevuto minore attenzione, nelle ricerche sull’emigrazione regionale, pur trattandosi di una delle aree con una vocazione migratoria molto antica.
Nella sua analisi Giancarlo Libert prende proprio le mosse dalla sedimentata presenza di una mobilità territoriale che già in età medievale coinvolgeva importanti città, come Asti, Alba e Chieri, nonché ricche categorie di persone, come i banchieri e i mercanti. Anche in quest’area, comunque, fu solo a partire dagli anni del grande esodo tardo-ottocentesco che i flussi migratori assunsero dimensioni numeriche più consistenti e si incanalarono lungo traiettorie geografiche più estese. Come per il resto del Piemonte, l’Argentina costituì la meta più frequentata dagli emigranti fin dall’età risorgimentale; e proprio su questo paese Libert ha svolto la sua indagine. Nell’intento di restituire la circolarità dell’esperienza migratoria, che ha caratterizzato a lungo l’esodo da quest’area, l’autore ha incrociato tuttavia la documentazione raccolta in differenti realtà di partenza con quella reperita nelle sedi di arrivo, fornendo sia il profilo quantitativo d’insieme dei flussi – ricostruito in un analitico apparato di tabelle – sia la più articolata trama delle vicende di singoli individui, di intere famiglie, di gruppi sociali, di associazioni religiose e laiche, visualizzato in un folto corredo di immagini fotografiche, sia pubbliche che private.
A questo ampio affresco sociale – dal quale affiorano le figure di esuli politici, di intellettuali e scienziati, di imprenditori e viticoltori, di missionari salesiani – si affiancano alcuni approfondimenti volti a valorizzare aspetti meno noti della storia dell’emigrazione nel grande paese americano. Tra questi vanno segnalate le brevi informazioni relative alle prime comunità piemontesi nell’area del Plata, alle relazioni politiche tra lo stato sardo e la repubblica argentina, alla presenza di diplomatici del regno di Sardegna nella Confederazione. Si tratta di informazioni che aprono qualche spiraglio su piste di indagine di carattere istituzionale che occorrerebbe seguire maggiormente per arricchire i contenuti degli studi sull’emigrazione, finora più attenti alle dinamiche economiche e sociali del problema. A questo proposito non solo sarebbe assai utile ricostruire i nominativi dei rappresentanti della diplomazia in singoli paesi di immigrazione – come avviene in questo volume – ma sarebbe anche interessante promuovere ricerche più mirate sul personale diplomatico e sul ruolo che questo ha svolto nei confronti dell’emigrazione dagli stati preunitari e poi da quello italiano.