Recensione di Behind Barbed Wire.

Behind Barbed Wire. Creative Works on Internment of Italian-Canadians, a cura di Licia Canton, Domenic Cusmano, Michael Mirolla e Jim Zucchero, Toronto-Buffalo, Guernica, 2012

 

Prima degli anni Ottanta del Novecento il contributo degli italo-canadesi alla letteratura e alla critica letteraria del paese nord-americano è stato piuttosto ridotto. In seguito collezioni specifiche e antologie hanno dato maggiore visibilità a autori di origine italiana, così come hanno dato loro maggiore voce riviste specializzate e casa editrici. Ethnics di origine italiana hanno così trovato spazio per raccontare la propria esperienza, contribuendo così a ridefinire il proprio ruolo nella società canadese.

La durezza della vita dell’emigrante si è associata alla limitazione delle libertà personali e all’internamento che molti italo-canadesi − accusati di essere agenti di Mussolini oltre oceano − hanno subito nel corso del secondo conflitto mondiale. Behind Barbed Wire dà voce a autori che – liberandosi della vergogna e dall’oblio che per decenni hanno caratterizzato la comunità italiana – narrano questa drammatica esperienza attraverso varie forme artistiche fra cui la narrativa, la poesia, il dramma, l’arte visuale (sculture e copioni cinematografici). Secondo Licia Canton, questa rottura del silenzio permette ai italo-canadesi di trasformarsi “da vittime a agenti di cambiamento sociale”. Il volume, che segue molti  lavori storiografici sugli italiani in Canada negli anni della seconda guerra mondiale, offre così una prospettiva nuova, legando fra l’altro all’esperienza televisiva della serie Il Duce canadese (di Giles Walker, con sceneggiatura dello storico Bruno Ramirez) trasmessa nel 2004 da CBC Television.