Nunzio Pernicone (1941-2013)

Con la recente scomparsa di Nunzio Pernicone, gli studi sulla presenza italiana negli Stati Uniti perdono un altro dei loro più attenti e stimati cultori della generazione di storici che hanno vissuto e alimentato in prima persona il cosiddetto ethnic revival a partire dalla fine degli anni Sessanta del Novecento. Sebbene Pernicone fosse giunto ad occuparsi di emigrazione italiana solo per vie traverse e non si definisse un praticante di questa materia, i risultati delle sue ricerche rappresentano comunque un contributo imprescindibile – sia quanto a conclusioni raggiunte e a informazioni fornite, sia da un punto di vista metodologico – per la conoscenza delle vicende degli italo-americani nel circa mezzo secolo intercorso tra la fine dell’Ottocento e la seconda guerra mondiale.

L’influenza delle implicazioni biografiche individuali dei singoli studiosi e l’empatia nei confronti dei soggetti delle loro ricerche hanno caratterizzato a lungo la storiografia sull’immigrazione italiana negli Stati Uniti. Molto spesso, infatti, a ricostruire l’esperienza degli italo-americani sono stati storici di ascendenza italiana. Inoltre, questi ultimi si sono talmente immedesimati nell’oggetto delle proprie indagini professionali che uno dei più autorevoli e insigni tra loro, Rudolph J. Vecoli, alcuni anni fa volle intitolare Born Italian: Color Me Red, White, and Green una sua particolarissima riflessione sul rapporto tra coscienza di classe e identità etnica nelle comunità italo-americane, espressa quasi nei termini di osservazione partecipante[1].

Il rilievo delle suggestioni personali ha fortemente influenzato anche la scelta dei temi della produzione storiografica di Nunzio Pernicone. Nel suo caso, però, la dimensione biografica non è rimasta limitata alla mera appartenenza etnica. Suo padre, Salvatore Pernicone, era stato attivo nei circoli anarchici di New York nel primo dopoguerra e aveva mantenuto a lungo ottimi rapporti con il principale esponente dell’anarchismo italo-americano, Carlo Tresca, del quale aveva messo in scena due pièces teatrali antifasciste per conto della Filodrammatica Moderna, L’attentato a Mussolini, ovvero il segreto di Pulcinella nel 1925 e Il vendicatore nove anni più tardi[2]. Cresciuto da ragazzo a contatto con l’ambiente anarchico newyorkese, non appare casuale che, una volta intrapresa la professione di storico, Pernicone abbia voluto interessarsi proprio dell’anarchismo italiano e delle sue diramazioni negli Stati Uniti.

La sua prima monografia – riedita nel 2009 e anticipata da una relazione molto più sintetica ma di maggiore respiro cronologico, presentata a un convegno dell’American Italian Historical Association nel 1972 – è stata, infatti, una rassegna del movimento anarchico in Italia nel trentennio successivo alla proclamazione dell’unità nazionale. Con quest’opera Pernicone ha voluto in particolare stabilire il dinamismo, la centralità e perfino il primato temporaneo dell’anarchismo, promosso soprattutto dal fascino esercitato dall’esule russo Michael Bakunin, all’interno della sfaccettata realtà delle forze rivoluzionarie e antimonarchiche postunitarie, prima che il movimento entrasse in fase di declino alla fine degli anni Settanta, nonostante i tentativi intrapresi da Errico Malatesta per rivitalizzarlo, sotto i colpi della repressione delle autorità e per l’esplodere di polemiche interne su questioni essenzialmente teoriche e strategiche che finirono per lacerarlo e per isolarlo dalle masse[3].

Tuttavia lo studio dell’anarchismo italiano, che ha reso Pernicone il principale esperto statunitense sull’argomento, è stato soprattutto una premessa per la ricerca che lo ha assorbito per larga parte della sua carriera intellettuale: la stesura della biografia di Carlo Tresca. Sviluppo ultimo di una relazione che Pernicone aveva steso nel corso del suo programma di dottorato all’Università di Rochester alla fine degli anni Sessanta e preceduto da numerosi saggi preparatori e voci enciclopediche, il volume Carlo Tresca: Portrait of a Rebel, uscito nel 2005 e ripubblicato in una versione rivista e accresciuta cinque anni più tardi, si configura come una vera e propria opera di una vita, se non altro per i tempi pluridecennali di elaborazione, oltre a risultare probabilmente il lavoro definitivo sull’anarchico italo-americano[4].

Proprio il ruolo di ribelle, a cui si richiama il sottotitolo del libro, è la caratteristica che, agli occhi di Pernicone, ha reso l’esistenza di Tresca degna di un’approfondita indagine storica. Infatti, il principale motivo dell’interesse suscitato in Pernicone non sono stati i velleitari ideali rivoluzionari di Tresca. A destare l’attenzione di Pernicone, e probabilmente anche la sua ammirazione, è stato piuttosto l’indefesso spirito di combattente – piegato solo dall’assassinio di cui cadde vittima l’11 gennaio 1943 – che Tresca seppe mostrare nel tentativo di tutelare la dignità dei lavoratori in quanto esseri umani e, conseguentemente, nei suoi sforzi in difesa della libertà e della giustizia sociale contro lo sfruttamento dell’individuo sull’individuo che raggiunse una delle sue manifestazioni più endemiche nel modello capitalistico statunitense. A Tresca viene così riconosciuta quasi una missione universale, che trascende per rilevanza perfino le espressioni concrete del suo attivismo politico, come nel caso specifico dell’impegno antifascista, che – per stesso riconoscimento di Pernicone[5] – finì di fatto per monopolizzarne la militanza a partire dall’avvento al potere di Benito Mussolini.

Attraverso il rilievo conferito alla figura di Tresca, Pernicone ha pure offerto il suo contributo per far uscire il radicalismo italo-americano da una specie di cono d’ombra storiografico nel quale lo aveva relegato l’apparente maggiore visibilità della componente più conservatrice delle Little Italies, soprattutto negli anni del consenso per il regime mussoliniano tra i due conflitti mondiali[6]. Il tentativo di attestare la vitalità dell’antifascismo ha assunto anche una dimensione quantitativa attraverso la raccolta di dati numerici sulla diffusione dei molteplici periodici pubblicati dagli avversari del Duce nelle comunità italo-americane, non ultimo “Il Martello” di Tresca[7].

Nella sua autobiografia, curata proprio da Pernicone, Tresca ha ricordato come la sua esistenza di emigrante negli Stati Uniti non avesse potuto prescindere dal suo retaggio italiano[8]. Tresca fu, infatti, protagonista di rilevanti avvenimenti che ebbero come teatro le comunità italo-americane negli Stati Uniti: dalle lotte sindacali dell’inizio del Novecento al contestatissimo caso di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti; dall’impegno antifascista alla spaccatura del fronte degli oppositori di Mussolini tra la componente anarchica e quella comunista, maturata a partire soprattutto dalle ripercussioni della guerra civile spagnola. La centralità di Tresca rispetto a tali questioni ha fatto in modo che gli studi di Pernicone abbiano fornito, di riflesso, anche significativi elementi sia per approfondire la conoscenza della poliedrica realtà dell’immigrazione radicale italiana negli Stati Uniti, sia per gettare luce sull’ancora più ampio contesto della storia politica degli italo-americani nel periodo in cui l’anarchico visse negli Stati Uniti[9]. Per esempio, in merito all’annosa controversia riguardante la condanna a morte di Sacco e Vanzetti, Pernicone ha affrontato la presunta ammissione di Tresca sulla colpevolezza del primo e l’innocenza del secondo. Ha sostenuto la veridicità della sua affermazione, ma ne ha ridimensionato la portata, collocandone le parole nell’ambito delle lacerazioni interne al mondo dell’anarchismo italo-americano e della graduale presa di distanza di Tresca dalla fazione che faceva riferimento a Luigi Galleani e con la quale Sacco e Vanzetti si erano schierati[10].

Uno dei principali contributi della ricerca di Pernicone è venuto proprio dalla mappatura delle complesse polemiche teoriche nella poliedrica galassia degli anarchici immigrati dall’Italia, progressivamente divisi tra l’ala galleanista, la più intransigente nel rifiutare le strutture associative formali ma pure la più incline a ricorrere agli attentati e al terrorismo, e quella dei seguaci di Errico Malatesta, tra i quali era per certi aspetti collocabile lo stesso Tresca, che si rivelò maggiormente disponibile nei confronti delle forme organizzative e meno propensa alla violenza politica[11]. Seguendo questo filone, Pernicone si è spinto a coprire con le sue indagini anche il periodo precedente all’immigrazione di Tresca in America, come attestato da un recente saggio sul breve soggiorno di Malatesta negli Stati Uniti tra l’agosto del 1899 e l’aprile del 1900 quando svolse, sia pure part-time, la funzione di direttore del periodico “La Questione Sociale” di Paterson nel New Jersey[12].

Questo spaccato delle articolazioni dell’anarchismo italo-americano, che erano spesso un riflesso di polemiche sorte nella terra natale, è risultato indubbiamente arricchito dalla profonda dimestichezza che, grazie alle sue indagini pregresse, Pernicone aveva sia con le contese che animavano gli anarchici in Italia, sia con la storia più generale del movimento dei lavoratori e dell’antifascismo in questo paese[13]. In tal modo, Pernicone ha elaborato un modello di approccio transnazionale alla storia del radicalismo italo-americano che ha precorso l’adozione di questa categoria come paradigma interpretativo privilegiato nello studio delle migrazioni in generale e non soltanto del caso particolare degli italiani[14]. L’idea della circolazione continua di idee, di personalità e di pubblicazioni dell’estrema Sinistra tra l’Italia e gli Stati Uniti, infatti, era presente nella riflessione di Pernicone fino dalla relazione presentata al convegno dell’American Italian Historical Association del 1972 ricordata sopra[15]. Dell’esempio di Pernicone si sono potute avvalere indagini successive sulle reti transatlantiche degli anarchici e degli altri sovversivi italiani negli Stati Uniti[16]. Analoga fonte di ispirazione per le ricerche di una generazione più giovane di studiosi, che si sono occupati degli aspetti più strettamente culturali del radicalismo italo-americano, è stata l’attenzione che Pernicone ha prestato alla produzione letteraria di anarchici come Arturo Giovannitti[17].

Alla storia dell’anarchismo italiano Pernicone era tornato con una delle sue ultime pubblicazioni, dedicata al fallito attentato di Pietro Acciarito contro Umberto I nel 1897, e stava progettando uno studio che avrebbe proseguito la narrazione del suo primo libro, andando a coprire gli anni tra il 1892 e il 1900[18]. Nondimeno a Pernicone spetta di diritto una posizione di primo piano tra gli studiosi dell’immigrazione politica italiana negli Stati Uniti.

[1]           Rudolph J. Vecoli, Born Italian: Color Me Red, White, and Green, “Soundings: An Interdisciplinary Journal”, 56, 1 (1973), pp. 117-23. Per analoghe intersezioni tra autobiografismo e storiografia, cfr. Id., Emigranti italiani e movimenti operai negli Stati Uniti. Una riflessione personale su etnicità e classe sociale, “Ácoma. Rivista Internazionale di Studi Nord-Americani”, 2, 5 (1995), pp. 13-14.

 

[2]           Gerald Meyer, Carlo Tresca: The Dilemma of an Anti-Communist Radical, “Altreitalie”, 34 (2007), p. 95.

 

[3]           Nunzio Pernicone, Italian Anarchism, 1864-1892, Princeton, NJ, Princeton University Press, 1993 (rpt. Oakland CA, AK Press, 2009); Id., Anarchism in Italy, 1872-1900, in Italian American Radicalism. Old World Origins and New World Developments, a cura di Rudolph J. Vecoli, Staten Island NY, American Italian Historical Association, 1974, pp. 1-29.

 

[4]           Nunzio Pernicone, Carlo Tresca: Portrait of a Rebel, New York, Palgrave Macmillan, 2005 (II ed. Oakland CA, AK Press, 2010). Per il riferimento alla relazione per il dottorato, cfr. ivi, p. i. Per i precedenti lavori su Tresca, Id., Carlo Tresca. A Brief Sketch, “La Parola del Popolo”, 29, 147 (1978), pp. 52-53; Id., Carlo Tresca: Life and Death of a Revolutionary, in Italian Americans. The Search for a Useful Past, a cura di Richard N. Juliani e Philip V. Cannistraro, Staten Island NY, American Italian Historical Association, 1989, pp. 216-235; Id., Carlo Tresca (1879-1943), in Encyclopedia of the American Left, a cura di Mari Jo Buhle, Paul Buhle e Dan Georgakas, New York, Garland, 1990, pp. 780-782; Id., Carlo Tresca, in Encyclopedia of New York City, a cura di Kenneth T. Jackson, New Haven CT, Yale University Press, 1995, pp. 1198-1199. Prima del volume di Pernicone una biografia di Tresca era già stata redatta dalla giornalista Dorothy Gallagher, All the Right Enemies. The Life and Murder of Carlo Tresca, New Brunswick NJ, Rutgers University Press, 1988. Alle conclusioni di Pernicone, alle quali è in parte indebitato anche per l’identificazione dell’esecutore materiale dell’omicidio di Tresca (Carmine Galante) e del mandante (il boss della malavita newyorkese Frank Garofalo), non aggiunge molto il recente studio di Stefano Di Berardo, La poesia dell’azione. Vita e morte di Carlo Tresca, Milano, Angeli, 2013.

 

[5]           N. Pernicone, Carlo Tresca: Portrait of a Rebel, cit., 2005, p. 135.

 

[6]           Fiorello B. Ventresco, Italian Americans and the Ethiopian Crisis, “Italian Americana”, 6, 1 (1980), pp. 4-27; Philip V. Cannistraro, Blackshirts in Little Italy. Italian Americans and Fascism, 1921-1929, West Lafayette IN, Bordighera Press, 1999.

 

[7]           Nunzio Pernicone, Introduction. A Special Issue of the Italian American Radical Press, “Italian American Review”, 8, 1 (2001), pp. 1-6; Id., Carlo Tresca’s Il Martello, ibid.,  pp. 7-57.

 

[8]           Carlo Tresca, The Autobiography of Carlo Tresca, a cura di Nunzio Pernicone, New York, John D. Calandra Italian American Institute, 2003, p. 75.

 

[9]           Nunzio Pernicone, Il caso Greco-Carrillo. Un episodio della lotta fascista/anti-fascista italiana negli Stati Uniti, “Storia Contemporanea”, 27, 4 (1996), pp. 611-641; Id., Italian-American Radicalism in New York, in The Italians of New York. Five Centuries of Struggle and Achievement, a cura di Philip V. Cannistraro, New York, New York Historical Society – John D. Calandra Italian American Institute, 1999, pp. 77-90.

 

[10]          Nunzio Pernicone, Carlo Tresca and the Sacco-Vanzetti Case, “Journal of American History”, 66, 3 (1979), pp. 535-547. Cfr. anche Id., Carlo Tresca: Portrait of a Rebel, cit., 2005, pp. 113-121.

 

[11]          Nunzio Pernicone, Luigi Galleani and the Italian Anarchist Terrorism in the United States, “Studi Emigrazione”, 111 (1993), pp. 469-488, e War among the Anarchists. The Galleanisti’s Campaign Against Carlo Tresca, in The Lost World of Italian-American Radicalism. Politics, Labor, and Culture, a cura di Philip V. Cannistraro e Gerald Meyer, Westport CT, Praeger, 2003, pp. 77-97.

 

[12]          Nunzio Pernicone, Malatesta e La Questione Sociale, in Errico Malatesta, “Verso l’anarchia”. Malatesta in America, 1899-1900, a cura di Davide Turcato, Milano, La Fiaccola, 2012, pp. xv-xxxi.

 

[13]          Nunzio Pernicone, The Italian Labor Movement, in Modern Italy. A Topical History Since 1861, a cura di Edward R. Tannenbaum e Emiliana P. Noether, New York, New York University Press, 1974, pp. 197-227, e Italian Antifascists in the Spanish Civil War, “La Parola del Popolo”, 147 (1978), pp. 132-140. Cfr. anche Id., Errico Malatesta, in The Routledge Dictionary of Twentieth-Century Political Thinkers, a cura di Robert Benewick e Philip Green, New York, Routledge, 1992, pp. 142-144.

 

[14]          Il manifesto della teorizzazione della prospettiva transnazionale nello studio delle migrazioni è generalmente considerato Toward a Transnational Perspective on Migration: Race, Class, Ethnicity, and Nationalism Reconsidered, a cura di Nina Glick Schiller, Linda Basch e Cristina Blanc-Szanton, New York, New York Academy of Sciences, 1992. Per un’applicazione di questo paradigma al caso delle migrazioni italiane, ma non strettamente connesso all’esperienza del radicalismo, cfr. Women, Gender, and Transnational Lives. Italian Workers of the World, a cura di Donna R. Gabaccia e Franca Iacovetta, Toronto, Toronto University Press, 2002.

 

[15]          N. Pernicone, Anarchism in Italy, 1872-1900, cit., pp. 1-4. Non a caso, prima della sua pubblicazione a stampa, il testo della relazione di Pernicone portava il titolo The Italian Anarchist Movement: The Transatlantic Dimension, 1872-1900 (cfr. ivi, p. 1).

 

[16]          Cfr., per esempio, Michael Miller Topp, Those without a Country. The Political Culture of Italian American Syndicalists, Minneapolis, University of Minnesota Press, 2001; Davide Turcato, Italian Anarchism as a Transnational Movement, 1885-1915, “International Review of Social History”, 53, 3 (2007), pp. 407-444; Travis Tomchuk, Transnational Radicals: Italian Anarchist Networks in Southern Ontario and the Northeastern United States, 1915-1940, tesi di dottorato inedita, Queen’s University, 2010; Kenyon Zimmer, “The Whole World Is Our Country”: Immigration and Anarchism in the United States, 1885-1940, tesi di dottorato inedita, University of Pittsburgh, 2010; Mario Gianfrate e Kenyon Zimmer, Michele Centrone tra vecchio e nuovo mondo. Anarchici pugliesi in difesa della libertà spagnola, Sammichele di Bari, Suma, 2012.

 

[17]          Nunzio Pernicone, Arturo Giovannitti’s “Son of the Abyss” and the Westmoreland Strike of 1910-1911, “Italian Americana”, 17, 2 (1999), pp. 178-92; Marcella Bencivenni, Italian Immigrant Radical Culture. The Idealism of the Sovversivi in the United States, 1890-1940, New York, New York University Press, 2011.

 

[18]          Nunzio Pernicone, The Case of Pietro Acciarito: Accomplices, Psychological Torture, and Raison d’État, “Journal for the Study of Radicalism”, 5, 1 (2011), pp. 67-104.